Quali sono le condotte dei maltrattanti?

Posted on : 29-06-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Maltrattamenti in famiglia: quando scatta il reato e cosa si rischia. 

Per l’articolo 572 del codice penale risponde del reato di maltrattamenti in famiglia colui che maltratta una persona della famiglia o un minore di 14 anni o una persona sottoposta alla sua autorità (…).

Ma quali sono le condotte di maltrattamenti previste dalla legge? La norma del codice penale non precisa in cosa consistono quei maltrattamenti che rappresentano il requisito del reato. Cerchiamo di comprenderlo qui di seguito alla luce delle ultime sentenze della Cassazione.

Quando ci sono i maltrattamenti in famiglia

Certamente nel reato di maltrattamenti in famiglia rientrano tutti i comportamenti che ledono e pongono semplicemente in pericolo l’incolumità personale, la libertà, l’onore e tutti gli altri beni che l’ordinamento giuridico protegge.

Il reato di maltrattamenti in famiglia però non può essere circoscritto in questi limiti, perché esso comprende tutti i fatti che comunque producono sofferenze fisiche o morali in colui che li subisce e che sono riprovati dalla coscienza pubblica in quanto ritenuti vessatori. Quindi rientra nel reato di maltrattamento non solo le percosse fisiche ma anche le vessazioni, le minacce, le umiliazioni in pubblico o anche solo in privato. 

Più che alla condotta, la legge sembra avere a riferimento gli effetti che essa produce: effetti che, come visto, devono comportare un pregiudizio psico-fisico nella vittima anche solo potenziale e non necessariamente attuale.

I confini tra lecito e illecito, in questo terreno, sono evanescenti e perciò molto rimane affidato all’interpretazione del giudice il quale dovrà tener conto anche della condizione sociale e della situazione particolare delle persone.

Quali comportamenti rientrano nei maltrattamenti

Di certo, nel parlare di maltrattamenti, si pensa quasi sempre alle violenze fisiche. Ma è indubbio che nel reato rientrino anche i fatti che producono sofferenze solo morali, come spavento, angoscia, disgusto. Ne sono un esempio le costrizioni ad azioni degradanti. 

Ecco alcuni esempi di condotte di maltrattamenti:

  • percosse;
  • ingiuria;
  • minacce;
  • lesioni personali anche se lievi;
  • umiliazioni;
  • vessazioni;
  • costrizioni;
  • indifferenza verso gli altrui bisogni essenziali.

Il reato può commettersi anche con una semplice omissione, come nel caso di chi si rifiuti di andare a prendere la moglie all’uscita dal lavoro, costringendola a percorrere la strada di notte a piedi.

Ai fini della sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia non è necessario che il reo abbia perseguito particolari finalità né il proposito di infliggere alla vittima sofferenze fisiche o morali senza plausibile motivo, essendo invece sufficiente la semplice coscienza e volontà di sottoporre il soggetto passivo a tali sofferenze in modo continuo ed abituale. A tal fine non occorre che debba essere fin dall’inizio presente una rappresentazione della serie degli episodi maltrattanti, poiché quel che la legge impone è la coscienza e volontà di commettere una serie di fatti lesivi della integrità fisica e della libertà o del decoro della persona offesa in modo abituale.

Quanti episodi per i maltrattamenti?

Affinché scatti il reato di maltrattamenti è comunque necessario che ci siano una molteplicità di fatti. Le condotte devono essere quindi plurime. Non ci possono essere maltrattamenti per un singolo episodio. 

Si tratta – secondo la terminologia tecnica – di un reato a condotta abituale.

Maltrattamenti per l’ex marito che non convive più con la moglie

Nei confronti del coniuge separato si ritiene che vi possa essere il reato di maltrattamenti in famiglia anche se non c’è più convivenza. Come chiarito dalla Cassazione, il reato è ravvisabile in presenza di condotte maltrattanti che si innestano su un rapporto matrimoniale anche nella fase della separazione, che non realizza una recisione dei vincoli nascenti dal coniugio, che permangono integri.

Quando si consuma il reato di maltrattamenti?

Il reato si consuma col semplice porre in essere l’azione o l’omissione che rappresenta il maltrattamento, sempre che sia seguita da altri fatti similari. Non è necessaria la verificazione di alcun danno e neppure di malattie. Trattandosi di un reato che implica una pluralità di comportamenti, esso si consuma col primo fatto vessatorio e perdura finché i maltrattamenti non siano cessati.

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