Il coltello da cucina è un’arma bianca?

Posted on : 21-09-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Differenze tra armi proprie e improprie, armi bianche e armi da fuoco. Quali coltelli si possono portare con sé fuori casa. 

Un lettore ci chiede se il coltello da cucina è un’arma bianca. Per comprendere la risposta dobbiamo partire della definizione di armi bianche per poi individuare quali sono i coltelli legali, quelli cioè che si possono portare con sé anche fuori casa, e quali invece richiedono il porto d’armi. Procediamo dunque con ordine.

Cos’è un’arma bianca?

Si suole normalmente distinguere tra: 

  • armi da fuoco;
  • armi bianche. 

Le armi da fuoco sono quelle che possono “offendere” (ossia ferire o uccidere) grazie a un meccanismo bastato sull’esplosione o sulla deflagrazione. Non è difficile immaginare quali siano le armi da fuoco: vi rientrano le pistole, i fucili, le bombe. 

Le «armi bianche» invece sono strumenti che, per offendere, richiedono l’uso della forza o l’abilità di chi ne è in possesso. Le armi bianche, a loro volta, vengono suddivise in: 

  • armi da punta (come pugnali, baionette, ecc.);
  • armi da taglio (come sciabola, spada, ecc.);
  • armi aventi forma contundente (manganello, ecc.).

Tutte le armi bianche sono anche chiamate «armi proprie» per distinguerle dalle «armi improprie». Cerchiamo di comprendere il significato di queste due definizioni.

Differenza tra armi proprie e armi improprie

Le armi proprie sono quelle che nascono per offendere: hanno cioè lo scopo di ferire o uccidere l’uomo. 

Per esse c’è sempre bisogno di avere il cosiddetto porto d’armi, ossia una licenza della Prefettura che autorizzi il titolare a detenere l’arma a casa o a portarla al proprio seguito quando esce. Ad esempio, una persona che voglia uscire con una pistola o un pugnale può farlo solo se ha il porto d’armi: non importa se l’arma gli serve per difendersi (come nel caso di chi è costretto a percorrere, ogni notte, un quartiere malfamato).

Le armi improprie invece sono quelle che nascono per uno scopo diverso dall’offendere le persone ma che, se usate impropriamente, possono fungere anche a tale scopo. Si pensi, ad esempio, a un coltello per tagliare il pane, una catena, un taglierino per la lavorazione del legno, una sega, una fiocina per la pesca, ecc.

Per detenere o per trasportare un’arma impropria non c’è bisogno del porto d’armi ma di una valida motivazione da fornire alle autorità in caso di controllo. Chi entra in un bar munito di un’accetta per tagliare la carne sta sicuramente commettendo un illecito penale (a meno che non dimostri di voler aiutare il titolare del locale a tagliare un pollo per farne stuzzichini). E lo stesso vale per chi va allo stadio con un coltello a seghetta per sbucciare la frutta: l’uso non sarebbe certamente consono con l’ambiente, specie perché frequentato da tante persone. Cosa diversa invece per chi viene trovato con un taglierino per dedicarsi all’hobby dell’intarsio o con un coltello da cucina per portarlo dall’arrotino, in un campeggio, ad un picnic o per dedicarsi alla pesca subacquea: in questi casi c’è una valida motivazione, sicché non si potrà contestare alcun reato. Attenzione però: la finalità di legittima difesa non costituisce mai una valida ragione per portare con sé neanche un’arma impropria. Quindi non si può uscire di casa con un coltellino svizzero solo per difendersi la notte in caso di aggressioni. 

Come abbiamo visto sopra, sia le armi da fuoco che le armi bianche sono armi proprie; pertanto, per entrambe queste tipologie occorre l’autorizzazione del Prefetto per detenerle e per poterle trasportare.

Un coltello a seghetta da cucina non è un’arma bianca

Da quanto abbiamo appena visto si può desumere che il coltello da cucina non rientra nell’elenco delle armi proprie, avendo uno scopo più che altro domestico: serve appunto per tagliare i cibi. Esso quindi nasce per finalità lecite, seppur possa essere usato anche per far del male. In quanto arma impropria, il coltello da cucina non può essere considerato un’arma bianca. Esso quindi non richiede il porto d’armi e, in presenza di una valida motivazione da addurre alla polizia, può anche essere trasportato fuori di casa.

Ma come distinguere un coltello “arma propria” da un coltello “arma impropria”. La differenza sta nelle caratteristiche strutturali. Il coltello arma propria ha il cosiddetto doppio filo, ossia la lama affilata da entrambi i lati, termina con una punta acuminata ed è munito di sistema di blocco della lama. Tipico è lo stiletto o il pugnale che, proprio per questo, richiede il porto d’armi.

Viceversa un coltello “arma impropria” ha un solo filo ossia un solo lato della lama tagliente. Tipico è il caso del coltello da cucina che serve per tagliare la carne che, se usato dal lato sbagliato, non taglia. 

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