Chi rompe la promessa di matrimonio è responsabile?

Pubblicato il: 24-04-2018 | Categoria : Senza categoria | 286 views | FONTE ORIGINALE

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Pubblicazioni di matrimonio: per la promessa di matrimonio infranta sono dovuti i danni morali? Chi paga le spese anticipate per il ricevimento?

Una coppia di fidanzati decide di sposarsi. Procede perciò a individuare una data compatibile con la possibilità per entrambi di prendere qualche giorno di ferie dal lavoro, prenota un locale per il ricevimento e una chiesa per la celebrazione. Infine inizia a dare la notizia a parenti e amici. Dopodiché i due procedono alle «pubblicazioni di nozze»: si recano cioè in Comune e fanno quella che un tempo veniva chiamata promessa di matrimonio (ma che oggi non è più tale). Tuttavia, qualche settimana prima della data, uno dei due ci ripensa e decide di non salire più sull’altare. La coppia si sfalda e forse questo è l’ultimo pensiero dell’altro che, piuttosto, pretende subito il risarcimento per le spese sostenute a causa dei preparativi. In più aggiunge sul piatto anche una richiesta di danni morali un po’ per la brutta figura col parentado e un po’ per la delusione. L’altro non ne vuol sapere: sostiene che la volontà di sposarsi deve essere spontanea, non può essere coartata; imporre una sanzione economica come risarcimento per il rifiuto equivarrebbe a porre una persona nell’obbligo di scelta tra due cose a lui sfavorevoli: il matrimonio o le conseguenze economiche per lui difficilmente sostenibili. Chi dei due ha ragione? Chi rompe la promessa di matrimonio è responsabile? Sulla questione – antica quanto l’uomo – è tornata di recente la Corte di Appello di Palermo che ha ricordato come si interpretano, sul punto, le norme del codice civile. Vediamo qual è la corretta risposta al quesito legale.

Cos’è la promessa di matrimonio?

Non esiste una norma di legge che definisce la promessa di matrimonio. Un tempo era nell’uso sociale, oggi non più. Comunemente si chiama «promessa di matrimonio» la pubblicazione che viene fatta in Comune, con la richiesta firmata da ambedue i futuri coniugi davanti all’Ufficiale di Stato. In verità è quell’atto, che è obbligatorio per legge, che formalizza l’intenzione dei due di procedere a nozze. La Cassazione [2] ha detto che la promessa di matrimonio si identifica nel fidanzamento ufficiale ed è qualificabile come la dichiarazione reciproca di due soggetti di sesso diverso, resa nella cerchia della famiglia e delle amicizie, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi. Quindi non si tratta di un contratto e non vincola le parti. 

La promessa di matrimonio è vincolante?

Poiché non è un contratto, la promessa di matrimonio non crea un obbligo tra le parti e quindi non obbliga i futuri marito e moglie a contrarre matrimonio. La libertà matrimoniale è un diritto fondamentale. Se le parti dovessero mai stabilire per iscritto delle conseguenze per chi dei due non rispetta la promessa di matrimonio questo accordo sarebbe nullo, come se mai stipulato [3].

Quali sono gli effetti della rottura della promessa di matrimonio?

Con la promessa di matrimonio spesso i futuri sposi si scambiano dei doni (i cosiddetti doni prenuziali). Se uno dei due rompe la promessa di matrimonio (a prescindere dai motivi della rottura) è tenuto a restituire all’altro i doni ricevuti a causa della promessa stessa. 

In secondo luogo, chi rompe la promessa di matrimonio senza una valida ragione è tenuto a rimborsare all’altro le spese da questi sostenute in vista delle nozze (ad esempio l’anticipo versato al locale, le bomboniere, ecc.) [4]. È, ad esempio, una valida ragione per la rottura della promessa di matrimonio il comportamento violento dell’altro o la manifestazione di quest’ultimo della volontà di non avere figli o di andare a vivere lontano; la persistenza mancanza di una stabile occupazione (sempre che questa rappresentasse una condizione della promessa), la perdita dell’impiego o il fallimento.

La giurisprudenza e la dottrina considerano risarcibili le seguenti spese: viaggio; preparazione alla cerimonia nuziale; redazione di eventuali convenzioni matrimoniali; pubblicazione di matrimonio; acquisto di oggetti destinati a servire solo in occasione del matrimonio o per l’arredo della casa di cui si riesce a provare l’acquisto per finalità matrimoniale. A tale categoria possono appartenere anche spese più importanti, quali l’acquisto dell’appartamento destinato a costituire la futura casa familiare o la sottoscrizione di un mutuo, ma al riguardo opera il criterio per cui all’acquirente si può riconoscere solo il diritto a richiedere all’ex fidanzato l’eventuale differenza tra la somma spesa e l’effettivo valore dell’immobile.

La quantificazione del risarcimento deve tenere conto delle condizioni economiche delle parti; avviene detraendo l’ammontare del valore dei beni utilizzabili dal fidanzato non inadempiente oppure di quelli dai quali è comunque ricavabile un’utilità economica.

In ogni caso, anche dopo la promessa di matrimonio, la scelta da parte di uno dei due promessi sposi di non contrarre matrimonio non è coercibile: cioè non si può agire dal giudice per ottenere un «matrimonio forzato». Chi decide di rompere senza giustificato motivo da tale promessa, annullando le nozze, è tenuto a rimborsare solo le spese sostenute in vista della celebrazione, ma non è tenuto a risarcire ulteriori danni patrimoniali o morali [5].

Quindi non si può risarcire, ad esempio, il danno da depressione o per la solitudine cui viene costretto il promesso sposo, il disagio sociale, l’ansia e la preoccupazione, la vergogna e altri danni di questo tipo che, seppur realmente sopportati, sono ritenuti una conseguenza normale di un comportamento di per sé libero che non può essere coartato. La giurisprudenza ha ritenuto non risarcibile neanche una rinuncia spontanea a una promozione sul lavoro. 

Entro quanto tempo chiedere la restituzione dei soldi spesi per il matrimonio?

Chi vuole agire davanti al giudice per farsi rimborsare le spese sostenute per il matrimonio deve agire entro massimo un anno dalla rottura della promessa. 

 

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