Perché il Governo vuole premiare solo le lavoratrici madri

Posted on : 25-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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La Ministra della Famiglia ha parlato di aborto e spiegato l’importanza del valore sociale della maternità, riconosciuto con la nuova proposta.

Più che premiare la lavoratrici madri, in realtà, per come è stato pensata la misura che consente la pensione anticipata alle donne che hanno uno o più figli (di cui abbiamo parlato nell’artico Nel 2023 più figli hai, prima in pensione vai), verrebbe da dire che il Governo intende premiare le lavoratrici nonne. Del resto, se si parla di pensione, l’età media sarebbe idonea più a premiare donne in età da nipoti che da figli. Ma la ratio della misura è sempre la stessa: riconoscere gli sforzi fatti nella gestione della prole pur continuando a lavorare. Un premio che, però, ha tutta l’aria di essere una punizione per chi non si è dedicata alla famiglia, quell’istituzione (rigorosamente tradizionale) che proprio il Governo Meloni vorrebbe incentivare.

La possibilità per le donne che hanno uno o più figli di anticipare l’età di pensionamento, «non mi sembra affatto una norma discriminatoria. Prima di tutto è un riconoscimento» ha affermato, in un’intervista a La Stampa, la ministra della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità Eugenia Roccella. «Noi abbiamo parlato per tanto tempo di valore sociale della maternità. La maternità è diventata sempre di più un fatto esclusivamente privato. Le donne fanno un lavoro di cura, allevano i bambini, partoriscono. Fanno qualcosa che non è soltanto privato. Quando le femministe dicevano che il privato è politico non intendevano che i fatti propri dovevano essere pubblici, intendevano esattamente questo: che le cose che riguardano il lavoro domestico, la cura, sono cose che devono entrare nello spazio pubblico, devono avere valore. Anche la politica deve fare questo passaggio. È un modo per riconoscere il valore sociale della maternità. Le donne fanno un lavoro che non è solo privato ma è per tutti, mandano avanti l’umanità, ma non è socialmente gratificante». Nel senso che «se io dico ‘sono una manager’ ho uno status sociale, se dico ‘sono una mamma’ a nessuno importa niente. Quindi poter andare in pensione prima è innanzi tutto un riconoscimento del valore sociale della maternità».

Poi, con riferimento all’aborto (tema caldo durante la campagna elettorale) Rocella ha affermato che «la legge 194 è un provvedimento “equilibrato” che nessuno nella maggioranza ha mai detto di voler toccare».

«Meloni ha detto in tutta la campagna elettorale – come forse nessuna donna di sinistra ha mai ripetuto tanto – che la legge 194 non va toccata e nessuno nella maggioranza ha mai detto una cosa del genere – continua Roccella – Abbiamo parlato piuttosto di attuare anche la prima parte della legge, mai seriamente messa in pratica dalle amministrazioni pubbliche, casomai dal volontariato. Il problema, lo abbiamo detto tante volte da essere noiosi, è: se una donna vuole abortire solo perché ha problemi economici, non è il caso di aiutarla? Lo prevede la 194 che è una legge equilibrata. Altrimenti fare i figli diventa un privilegio dei ricchi. E comunque ribadisco per l’ennesima volta che l’applicazione concreta della 194 è in capo alle Regioni. Lo Stato non può intervenire, e in ogni caso il ministro non sono io ma Orazio Schillaci».

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Voucher e Rdc: cosa cambia nel mondo del lavoro

Posted on : 24-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Lavoro, Politica

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La Ministra del Lavoro Calderone ha spiegato perché l’utilizzo dei voucher, gli incentivi all’assunzione e le modifiche al Rdc porteranno a un miglioramento.

Sono tante le novità che interessano il mondo del lavoro e che sono state inserite all’interno della Manovra fiscale varata dal Consiglio dei Ministri due giorni fa, oggi spiegate dalla Ministra Calderone, la quale passa oltre le critiche ai singoli strumenti e difende a spada tratta le scelte del Governo.
«Non si può dire che aver aumentato un plafond da 5 a 10mila per azienda per l’utilizzo delle prestazioni occasionali che sono comunque tracciate, perché non vengono meno tutti i controlli preventivi e successivi, sia poi fonte di precarietà». Cosi la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel corso dell ‘intervista al Corriere tv ha difeso le nuove norme sui voucher introdotte in manovra. «Ci sono esigenze legate a particolari settori che richiedono degli incrementi di mano d’opera che sono temporanei. Per me è importante avere una condizione i cui quelle persone non sfuggano ai controlli e, soprattutto, quella prestazione lavorativa è codificata», prosegue, ed assicura che il governo metterà mano ad «azioni più incisive sul contrasto al lavoro sommerso e al contrasto su alcuni fenomeni legato alla filiera degli appalti in alcuni settori», conclude.

«Una cosa è la flessibilità e un’altra la precarietà. Se partiamo dal principio che un contratto determinato necessariamente sia precario, sbagliamo. Bisogna guardare a come è gestito quel rapporto di lavoro e soprattutto a quali sono le opportunità che lavoratore ha di proseguire una esperienza aziendale» ha continuato Calderone. «Per questo credo che sia positivo investite anche in termini di incentivazione per la trasformazione dei rapporti di lavoro da tempo determinato a indeterminato», spiega.

«Sul Rdc abbiamo messo l’accento sul cuore del problema che non è certo la disattenzione verso chi si trova in difficoltà, al quale abbiamo dedicato un sostegno particolare per evitare il rischio di insostenibilità della vita. Invece abbiamo concentrato l’attenzione sulla fascia di età 18-59 anni: non ci possiamo permettere come Paese di lasciare fuori una generazione di giovani che hanno bisogno di trovare la loro dimensione lavorativa che dà anche dignità agli sforzi compiuti dalle persone». Così la Ministra difende l’operato del Governo sulle modifiche apportate al Rdc e inserite nella manovra 2023.

«Ci sono tanti interventi da fare per rendere efficaci una volta per tutte le strategie e le politiche attive necessarie oltre dover mettere in sequenza le opportunità scritte nel Pnrr su inclusione sociale. Opportunità anche possono arrivare anche dai fondi europei che storicamente non sempre sono stati pienamente utilizzati”, prosegue Calderone. Ed aver legato il reddito di cittadinanza alla formazione “non è aver banalizzato ma aver messo al centro una politica che riconosca la necessità di colmare il gap tra offerta e domanda di lavoro aziende» ha annunciato.

«Ero tra i più scettici a mettere in Manovra quelle che potevano essere riforme strutturali, anche tutte quelle misure sulle pensioni, infatti, hanno comunque una competenza solo su un anno perché rimettere a sistema la riforma pensionistica necessita di tempo e di valutazioni accurate perché non ci possiamo permettere di fare troppe salvaguardie per esodati come successo in passato. Abbiamo bisogno invece di capire come il primo pilastro pensionistico si possa collegare al secondo pilastro che sarà sempre più importante per i giovani che vanno in pensione con il sistema contributivo», spiega citando uno dei problemi maggiori cui dare soluzione.

Il taglio del cuneo fiscale fino al 3% (per guadagni sotto i 20mila euro) e l’abbassamento al 5% delle tasse sugli incrementi di produttività, «danno l’opportunità di creare le condizioni per una mensilità più in busta paga». «Bisogna guardare al taglio del 5% del cuneo come un impegno di legislatura», garantisce Calderone, tornando però sul valore degli altri interventi conservativi introdotti in manovra. «Siamo intervenuti sulla parte legata alla primialità riducendo la tassazione e portandola al 5% per li incrementi dei i premi e su voci aggiuntive. C’è un tetto di 3mila euro ma con una tassazione al 5% fa si che, insieme al taglio del cuneo fino al 3%, ai lavoratori possano arrivare nuove risorse e creare le condizioni per una mensilità’ in più», conclude.

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Il M5s verso l’addio alla restituzione dell’indennità

Posted on : 24-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il M5S si appresta a cancellare la regola della restituzione dell’indennità percepita da senatori e deputati, scontando dell’80% quella del Tfr.

I tempi del «Vaffa-day» del Movimento 5 Stelle, dell’indignazione grillina e della voglia di rivoluzionare una politica stantia e appiccicata alle poltrone di palazzo sembrano ormai molto lontani dall’attuale partito capeggiato dall’ex premier Giuseppe Conte. Tra le tante cose cambiate in questo ultimo decennio, si allontana sempre più anche la regola – ai tempi dell’inizio dell’avventura politica del Movimento ritenuta ferrea – della restituzione di buona parte dell’indennità percepita dai parlamentari del M5S.

Duemila euro al partito ogni mese: il M5S potrebbe presto mandare in soffitta la vecchia regola dei versamenti per le restituzioni, vale a dire le donazioni effettuate dai parlamentari per sostenere progetti a favore della collettività rinunciando a parte di indennità e diaria. L’ipotesi al vaglio dei vertici prevedrebbe un’unica donazione secca mensile degli eletti -2.000 euro dovrebbe essere la quota X- ma tutta destinata a finire nelle casse del M5S. «Saranno poi i vertici a stabilire modalità e importi per opere da destinare ai cittadini – dicono autorevoli fonti del Movimento all’Adnkronos -: una quota parte variabile di volta in volta, a seconda dei margini di spesa disponibili».

Se il restyling dovesse andare in porto, si tratterebbe di una novità epocale per un Movimento che ha fatto delle restituzioni uno dei suoi cavalli di battaglia. Nella scorsa Legislatura i parlamentari erano tenuti a versare 1.500 euro mensili al fondo per le restituzioni e 1.000 al partito. Inizialmente addirittura deputati e senatori M5S erano tenuti a presentare gli scontrini dei giustificativi delle loro spese -«non fate una vita francescana ma tutto quel che avanza donatelo alla collettività», li esortò Beppe Grillo nella prima assemblea in un hotel capitolino, a due passi dalla Basilica di San Giovanni-, metodo poi sostituito da un più semplice forfait durante la ‘reggenza’ Crimi.

Ma il versamento diretto al partito non sarebbe l’unica novità allo studio: i parlamentari da questa Legislatura forti di un ruolo istituzionale potrebbero anche finire per percepire l’indennità di carica, ‘tesoretto’ finora reso alla collettività. Anche in questo caso, però, la maggior parte degli importi -due terzi per l’esattezza, stando alle stesse fonti – dovrebbe finire nelle casse di via di Campo Marzio, solo un terzo trattenuto dai diretti interessati.

Oltre a restituzioni e indennità di carica, altro aspetto al vaglio del Comitato di garanzia grillino -di cui fanno parte Roberto Fico, Laura Bottici e Virginia Raggi- è quella di ”scontare’ di ben l’80% la restituzione dell’assegno di fine mandato che, tra novembre e dicembre, i parlamentari uscenti del Movimento vedranno accreditato sul loro conto. Si tratta della liquidazione di circa 44mila euro per legislatura – dunque poco meno di 90mila euro per chi è saltato sulla tagliola del doppio mandato- che, per le regole del M5S volute agli albori da Grillo e Gianroberto Casaleggio, i deputati e senatori 5 Stelle dovrebbero rendere alla comunità. Come hanno fatto, all’epoca, Alessandro Di Battista nonché il senatore Luigi Gaetti, solo per citarne alcuni.

Tre legislature fa, quando il M5S approdò in Parlamento, il ‘tesoretto’ del Tfr andava reso per intero. Poi Luigi Di Maio, da capo politico, intervenne sulla norma, ‘sforbiciando’ la restituzione di un terzo: due terzi alla comunità, un terzo tenuto dai parlamentari come liquidazione. Di acqua sotto i ponti da allora ne è passata, e molti big grillini non hanno mandato già la mancata deroga alle regola dei due mandati. Complice anche questo fattore, molti -la maggior parte dei 46 uscenti- hanno puntato i piedi, convinti di non dare indietro nemmeno un euro. Ragion per cui ai piani alti si sta ragionando su uno sconto «corposo, ovvero chiedere indietro il 20% della liquidazione spettante agli uscenti».

Euro più euro meno, si tratterebbe di poco più di 8mila euro per singola legislatura al posto di 44mila. Il che, tuttavia, farebbe crollare un potenziale tesoretto teso anche a ridare ossigeno alle casse del Movimento, rilanciandone ad esempio l’azione politica sui territori: si passerebbe, infatti, da circa 4 milioni di euro a meno di 400mila.

Le nuove regole sulle restituzioni -che, nel caso del Tfr, sarebbero per forza di cose retroattive- devono comunque passare il vaglio del comitato di garanzia grillino, poiché messe nero su bianco sul codice etico del M5S, una delle stelle polari dell’associazione. Alcune bozze sarebbero state già sottoposte ai vertici, ma per ora la situazione resterebbe in stand-by. Le stesse fonti rivelano infatti all’Adnkronos che l’ex sindaco di Roma, Raggi, avrebbe sollevato obiezioni, bloccando di fatto il restyling delle regole.

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Cosa non funziona nella Manovra: presentata controproposta

Posted on : 23-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Secondo il Partito Democratico la Manovra varata dal Cdm non è sufficiente a rispondere alle esigenze del Paese: per questo ha presentato una «contromanovra».

Se opposizione deve essere, opposizione sia. Così non va, e questa Manovra «non s’ha da fare». Leggendo la controproposta alla Manovra presentata dal Partito Democratico sembra che nulla di corretto sia stato fatto, o quantomeno non siano state assunte le decisioni fondamentali per un Paese impegnato ad uscire da una crisi non solo energetica ma anche economica e lavorativa.

Il Pd ha preparato una ‘contromanovra’ dopo il via libera ieri del Cdm alla manovra targata Giorgia Meloni. Un documento sintetico in cui ci si concentra sugli aspetti negativi del testo del governo per avanzare quindi controproposte elaborate dai dem.

Due i punti essenziali individuati dal Pd. Il primo è che la manovra Meloni è «inadeguata per fronteggiare inflazione e recessione». Per tre motivi.

  • Intanto perché «21 miliardi contro caro energia bastano per 3-4 mesi (nel 2022 stanziamento medio mensile di oltre 5 miliardi) e nulla si sa del disaccoppiamento gas-rinnovabili e di altre possibili misure per calmierare i prezzi»;
  • poi perché sono «pochi 2-3 punti di taglio cuneo https://www.laleggepertutti.it/611010_di-quanto-il-governo-taglia-il-cuneo-fiscale (carrello spesa +12,6% retribuzioni +1,1%)»;
  • infine c’è «poco o nulla per il rilancio dell’economia: non sembra ci siano risorse aggiuntive per gli investimenti pubblici, poco si sa degli incentivi per quelli privati (anzi, si ridimensiona super bonus 110% senza nemmeno sbloccare i crediti fiscali incagliati) e di cosa il governo vuole fare sul Pnrr».

Il secondo punto su cui si concentra la critica del Pd è sul fatto che la manovra del governo viene giudicata iniqua visto che non c’è «nulla contro l’evasione fiscale (anzi, segnali sbagliati: innalzamento tetto contante e condono cartelle esattoriali)». E poi «si fa cassa sui poveri, togliendo in modo indiscriminato il reddito di cittadinanza (si rischia che venga tolto da un giorno all’altro a 660 mila persone) senza alcuna vera riforma di questo strumento». E per il Pd si fa anche «cassa sui pensionati, perché pare che una parte delle pensioni non verranno adeguate all’inflazione».

Inoltre per i dem «si finanziano misure non necessarie (come l’estensione della flat tax a 85 mila euro) che allargano il divario di tassazione tra dipendenti e autonomi. Nulla si sa, inoltre, sugli stanziamenti per la sanità (che nel tendenziale crolla in rapporto al PIL dal 7% nel 2022 al 6% nel 2025), la scuola, gli enti locali».

Quindi le proposte delle contromanovra Pd. «Cosa proponiamo»: sono 3 i filoni di intervento:

  • un «pacchetto energia-ambiente decisamente più ambizioso»;
  • «misure più coraggiose sul potere d’acquisto dei redditi e il lavoro»;
  • «misure per rilanciare gli investimenti e la crescita».

Sul primo punto i dem propongono più risorse, aumentando aliquota e perimetro della tassazione degli extra profitti; contratti di fornitura energia a prezzo calmierato; tetto nazionale al prezzo dell’elettricità, per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità prodotta da gas rispetto a quella prodotta da altre fonti, normativa per avviare le comunità energetiche rinnovabili, riordino degli incentivi per l’efficientamento energetico e sismico degli edifici.

Per quanto riguarda gli investimenti la proposta è di introdurre norme per accelerare l’attuazione del Pnrr” e un “fondo pluriennale per gli investimenti degli enti locali. Su «lavoro e potere d’acquisto dei redditi», invece, il Pd individua come priorità il salario minimo un taglio del cuneo con l’introduzione progressiva di una franchigia fino a 1.000 euro sui contributi Inps a carico dei lavoratori. Ed ancora equo compenso per gli autonomi e potenziamento della quattordicesima pensionistica.

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Rottamazioni micro-debiti: perché il Governo ha detto sì

Posted on : 22-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Lo scopo primario è quello di ridurre i carichi affidati all’agente della riscossione, considerato che la maggior parte dei debiti non verrebbe riscossa.

La decisione del Governo di rottamare le più piccole cartelle fiscali, già annunciata da alcune settimane dalla stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha fatto molto discutere. La scelta di cancellare le multe e le cartelle esattoriali non pagate di un valore massimo di mille euro, ufficialmente giustificata come «scorciatoia» per aiutare le famiglie in questo momento economicamente così difficile, è stata meglio spiegata questa mattina durante la conferenza stampa in cui è stata spiegata la Manovra fiscale.

«Non abbiamo fatto nessun tipo di sanatoria, agevolazioni o regali ai contribuenti» ha dichiarato oggi il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, presentando le misure che riguardano le cartelle fiscali, contenute nella legge di bilancio.

«Le cartelle di ammontare ridotto, fino a 1.000 euro e fino al 2015, sono cartelle che obiettivamente non sono più esigibili. Dobbiamo togliere di mezzo lo stock imponente di cartelle che gestisce Agenzia della riscossione: ci sono circa 1.132 miliardi di euro di carichi affidati all’agente della riscossione ma la Corte dei conti ha detto che può essere riscosso solo il 6%-7%. Dobbiamo smaltire l’inesigibile; pensate a soggetti falliti o deceduti». Quindi le cartelle di 1.000 euro «le togliamo via, anche perché sono passati 7 anni, se non sono state riscosse è difficile che lo potranno essere in futuro». Per l’ammontare superiore, invece, «si dovrà pagare tutta l’imposta, senza sanzioni né interessi, in 5 anni».

Altre misure interessano il contribuente che ha presentato le dichiarazioni fino al 2022 «e magari è stato il più diligente, magari ha esposto in dichiarazione le imposte da pagare però, purtroppo, non aveva le risorse finanziarie; questo contribuente deve pagare tutte le imposte», afferma il viceministro. «Chiariamolo per fugare ogni tipo di dubbio: questo non è assolutamente un condono ne vengono fatte sanatorie di tipo penale, devono pagare tutte le imposte. Si applica una sanzione più bassa, una sanzione del 3% rispetto alle sanzioni molto più elevate, e si da uno spettro di pagamento quinquennale, quindi veniamo incontro a coloro i quali hanno presentato la dichiarazione, non avevano le risorse, si mettono a posto in uno spettro temporale più ampio».

«Ci siamo dati carico anche di coloro i quali hanno presentato la dichiarazione ma, per una serie di motivi, non hanno potuto mettere in evidenza quelli che erano tutti i redditi dovuti – prosegue Leo. – Allora in quel caso diciamo: devi metterti a posto, devi pagare tutta l’imposta, devi pagare le sanzioni del 5%, ma in uno spettro temporaneo di 2 anni». Rispetto al ravvedimento operoso, che prevede il versamento di quanto dovuto in un anno, «diamo la possibilità a questi soggetti di effettuare il pagamento in uno spazio temporale più ampio».

«Poi abbiamo i casi in cui il soggetto è stato raggiunto da un avviso di accertamento, da un processo verbale della Gdf, e anche qui la regola è sempre quella del pagare tutta l’imposta, di applicare le sanzioni ridotte del 5% e avere uno spazio temporale di 5 anni», spiega il viceministro. «In questi casi, ricevuto l’accertamento, o fai acquiescenza, e accetti tutto quello che ha detto il fisco e hai una riduzione delle sanzioni, oppure ti metti seduto al tavolino con l’ufficio, con l’amministrazione finanziaria, ed esponi le tue ragioni, e poi sulla base di un contraddittorio, si può arrivare anche a un’imposta più bassa».

«Infine, se ci sono già dei contenziosi in piedi, ci sono due possibilità: la conciliazione giudiziale o, in via alternativa, abbiamo dato la possibilità di usare dei meccanismi che già esistono».

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Di quanto il Governo taglia il cuneo fiscale

Posted on : 22-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Per il momento il Governo ha previsto un taglio del cuneo fiscale pari al 2-3%, a seconda del reddito dei lavoratori. Ma la promessa è di non fermarsi qui.

Durante tutta la campagna elettorale il Centrodestra ha sempre promesso agli elettori di voler combattere per garantire salari più alti e meno tasse. Una volta preso il potere, il Governo di Giorgia Meloni ha subito messo in chiaro la volontà  di tagliare di 5 punti il cuneo fiscale in questa legislatura, così da garantire ai lavoratori una busta paga più consistente. Il primo passo verso questa direzione è stato fatto durante la notte appena trascorsa, con l’ok del Consiglio dei Ministri alla Manovra fiscale (dal valore complessivo di 35 miliardi di euro), la quale ha previsto importanti novità. Va detto, come affermato dalla premier durante la conferenza stampa di presentazione della misura, che il Governo in questa circostanza ha avuto le mani parzialmente legate a causa delle urgenti misure da adottare per aiutare imprese e famiglie a fronteggiare il caro energia, motivo per cui ha dovuto ridimensionare le risorse destinate ad altri interventi, come il taglio del cuneo fiscale, ossia quella componente della retribuzione che non finisce nelle tasche del lavoratore ma che va a finire allo Stato, composta da imposte e contributi previdenziali. 

La manovra approvata dal Consiglio dei Ministri ha riservato 4,185 miliardi di euro per il taglio, prevedendo l’esonero contributivo del 2% per redditi fino a 35.000 euro e del 3% per redditi fino a 20.000 euro. La riduzione del cuneo è tutta a beneficio dei lavoratori, ha sottolineato il Mef.

Inoltre, per i dipendenti è prevista un’aliquota al 5% per i premi di produttività fino a 3.000 euro e vengono agevolate le assunzioni a tempo indeterminato con una soglia di contributi fino a 6 mila euro per chi ha già un contratto a tempo determinato e in particolare per le donne under 36 e per i percettori del reddito di cittadinanza.

Nella manovra «c’è il taglio de cuneo fiscale, confermiamo il taglio del 2% per i redditi fino a 35mila euro, prorogato, ma aggiungiamo un 1% di taglio del cuneo, che arriva al 3% per i redditi fino a 20mila euro. È una misura che aiuta i redditi più bassi. Questa misura, al netto dell’intervento sull’energia, è la più costosa, oltre 4 miliardi al netto. L’altra grande priorità la abbiamo data al taglio del costo del lavoro» ha spiegato la premier Giorgia Meloni illustrando la manovra.

Incalzata dai giornalisti, che le hanno ricordato di quando al governo Draghi rimproverava un taglio del cuneo al 2% irrilevante chiedendole se fosse così incorsa nello stesso errore, Meloni ha risposto: «Non sono incorsa o incappata nello stesso errore. Quello che contestai al governo Draghi era di non aver speso gli 8 mld per anticipare la riforma fiscale ma di aver scelto di metterli sull’Irpef perché pensavo avrebbero reso meno. Noi abbiamo fatto una scelta diversa, quindi siamo rimasti coerenti con gli impegni presi: ci siamo dati come obiettivo di legislatura un taglio fino al 5% per i redditi fino ai 35mila euro e andiamo in quella direzione».

«Se oggi non avessimo avuto il problema delle bollette, avremmo fatto un intervento più significativo sul cuneo, ma a me pare che il segnale sia stato chiaro. Dopodiché la platea di chi percepisce un reddito di 35mila o 20 mila euro non è così ristretto», ma l’iniziativa del precedente governo «io non la contestavo affatto. La prima cosa che ci siamo detti con Giorgetti è ‘va confermata e aumentata’».

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Bonus nozze: la Lega ora cambia idea

Posted on : 22-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Dopo aver generato il caos proponendo un bonus solo per le coppie che si sposano in Chiesa, ora l’idea è di allargarlo anche ai riti civili.

Come spesso accade quando la si «spara» troppo grossa, a distanza di un giorno dalla diffusione della notizia dell’assurda proposta di cinque deputati della Lega di istituire un Bonus nozze dal valore massimo di 20mila euro per tutte le giovani coppie che si sposano in Chiesa, ora gli stessi proponenti cambiano idea, forse dopo aver annusato la probabile incostituzionalità della proposta.

La notizia nelle scorse ore aveva provocato sentimenti contrastanti, sia tra i politici che nell’opinione pubblica. Trovando opposizione anche nella stessa maggioranza di Centrodestra, la proposta di un bonus di cui avrebbero potuto godere solo gli sposini cristiani cattolici è andata giù quasi a nessuno, tanto che persino Domenico Furgiuele, uno dei deputati firmatari della proposta, è tornato sui suoi passi dichiarando di voler ora estendere il bonus a tutti i matrimoni. Furgiuele ha dichiarato che la proposta di legge a sua prima firma, volta a incentivare il settore del wedding, che per questioni di oneri prevedeva un bonus destinato ai soli matrimoni religiosi, durante il dibattito parlamentare sarà allargata a tutti i matrimoni, indipendentemente che vengano celebrati in chiesa oppure no.

«Questo bonus da 20mila euro per chi si sposa in chiesa, sta generando polemiche un po’ sterili. Si può migliorare e siamo disponibili al confronto. È una proposta per aiutare chi lavora nel settore del wedding e per chi seppur desideroso di sposarsi ha dovuto rinviare a causa della crisi. Porterà un beneficio non solo a livello sociale ma anche economico». Lo afferma Fabrizio Santori capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina ai microfoni de Gli Inascoltabili in onda su radio New Sound Level.

«Per me il matrimonio in chiesa ha un valore più forte, ma è pur sempre un matrimonio anche quello che si svolge nei comuni che rappresenta un’unione, un legame, una famiglia che si forma, quindi a mio avviso ci deve essere una rivisitazione che va in questa direzione. Devo essere sincero anche con me stesso visto che con la delega del Sindaco ho sposato tanti ragazzi con il rito civile e anche così si sono formate famiglie. Serve un’attenzione forte a tutto quello che riguarda a famiglia non bisogna essere troppo chiusi in questo percorso. Chi si vuole sposare e fare una famiglia deve essere aiutato che lo faccia con il rito religioso o non”.

Nonostante il Governo abbia preso le distanze dall’iniziativa tramite più esponenti, che hanno evidenziato come si trattasse di una proposta di un gruppo ristretto di deputati, a sostenerla è anche il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia. «Il ‘bonus nozze’ è una proposta assolutamente positiva perché incoraggia le giovani coppie a costruire una famiglia e promuove un settore imprenditoriale che fatturava, nella fase pre-Covid ben 20 miliardi di euro. Ovvio che sarà indispensabile correggere il tiro in sede di approvazione estendendo i benefici del bonus a coloro che contraggono il matrimonio civile (restando in questo modo comunque escluse le unioni civili delle coppie omosessuali). La proposta così modificata corrisponde in pieno a quello che era stato realizzato dai Governi Conte (con il dl rilancio) e Draghi (con il dl sostegni bis). Precisazione che si rende necessaria per coloro che fanno battute idiote o evocano scenari involutivi della società moderna».

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Nel 2023 più figli hai, prima in pensione vai

Posted on : 22-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Opzione donna è stata prorogata anche per il 2023 ma con alcune modifiche essenziali che consentono a chi ha più figli di andare in pensione prima.

Nel cuore della notte appena trascorsa il Consiglio dei Ministri ha approvato la Manovra fiscale per l’anno 2023, che mette mano e modifica importanti settori, come quello fiscale e pensionistico. Proprio in relazione a quest’ultimo, il Governo Meloni ha previsto numerose novità particolarmente allettanti specialmente per le donne. D’ora in avanti andare in pensione per qualcuno sarà molto più vantaggioso.

Dopo mesi di discussioni e di ipotesi più o meno probabili su come poter strutturare la nuova riforma pensionistica, da approvare necessariamente entro il 31 dicembre 2022 per evitare che dal 1° gennaio 2023 si torni automaticamente alla tanto criticata Legge Fornero, i Ministri sono riusciti a trovare una quadra.

Per quanto riguarda le pensioni è stato disposto lo stop alle legge Fornero e l’avvio di un nuovo schema di anticipo pensionistico per il 2023 che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (la così detta quota 103). Inoltre, per chi decide di restare a lavoro il Governo ha rifinanziato il «bonus Maroni» che prevede una decontribuzione del 10%.

Com’era stato annunciato, è stata prorogata anche per il 2023 Opzione donna (che permette l’anticipo della pensione per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni di età) con alcune modifiche legate al numero dei figli: potranno andare in pensione:

  • a 58 anni le lavoratrici con due figli o più;
  • a 59 anni quelle con un figlio;
  • a 60 anni tutti «gli altri casi»

Si tratta di una misura probabilmente volta ad aiutare le lavoratrici che hanno più figli da gestire, anche se difficilmente una madre in età pensionistica ha difficoltà nella gestione dei figli, tendenzialmente a loro volta in età adulta e teoricamente indipendenti. Anzi, è plausibili che a quell’età, esclusi figli disabili o dalla difficile gestione, la lavoratrice che beneficia di Opzione donna e riesce ad andare in pensione con qualche anno di anticipo grazie alla sua prole, più che fare la mamma debba fare la nonna. Non è chiaro se questa nuova Opzione donna sia un premio per le madri lavoratrici che hanno resistito fino alla pensione senza abbandonare figli in strada oppure una punizione per quelle non ne hanno fatti abbastanza.

In manovra sono stati confermati anche l’Ape sociale per i lavori usuranti e l’indicizzazione delle pensioni al +120% del trattamento minimo, oltreché la crescita delle pensioni minime che da 523 euro passeranno a 600.

Durante la conferenza stampa di questa mattina la Premier Giorgia Meloni, illustrando la manovra di bilancio, con riferimento alla nuova riforma pensionistica ha affermato: «Abbiamo deciso di aiutare le pensioni minime che saranno rivalutate del 120%, l’aumento maggiore in rapporto all’inflazione lo avranno le pensioni più basse. Tutte le pensioni fino a 2mila euro saranno rivalutate del 100%. Rivaluteremo tutte le pensioni secondo l’indicizzazione ma con una percentuale diversa», prosegue la presidente del Consiglio. «Per le pensioni superiori a 5mila euro fermiamo l’indicizzazione al 35%», ha poi sottolineato la premier Meloni

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Addio al Reddito di cittadinanza: cosa cambia dal 2023

Posted on : 22-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Dal 1° gennaio 2024 il Reddito di cittadinanza verrà abolito per essere sostituito da una nuova misura di cui nulla si sa, ma i cambiamenti partiranno dal 2023.

È (o almeno dovrebbe essere) finito il tempo degli indebiti percettori del Reddito di cittadinanza, di chi beneficiando del sussidio statale non si applica realmente per trovare un impiego, di chi rifiuta le offerte fattegli. Ed è finito il tempo del fallace sistema di aggancio lavorativo dei navigator. In sostanza, parafrasando le parole di Giorgia Meloni e della sua maggioranza, è finito (o almeno dovrebbe esserlo) il tempo di chi vive comodamente alle spalle dello Stato.

Il Governo Meloni lo aveva annunciato e lo ha fatto non appena è stato possibile: questa notte il Consiglio dei Ministri ha approvato la Manovra fiscale che, tra le tante novità introdotte, apporta importanti modifiche anche al Reddito di cittadinanza il quale, a partire dal 2024, verrà ufficialmente (almeno per ora) abrogato.

Ma il periodo transitorio verso l’abolizione del Rdc inizierà già dal 1° gennaio 2023, data a partire dalla quale alle persone tra 18 e 59 anni abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età, verrà riconosciuto il reddito nel limite massimo di 8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili.

Altra importante innovazione è l’introduzione di un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. In mancanza di tale partecipazione (che equivale alla buona volontà e all’impegno del beneficiario del Rdc a trovarsi effettivamente un impiego), decade il beneficio del reddito, così come si decade anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta congrua (come ripetutamente promesso dal Centrodestra in campagna elettorale).

Il sussidio statale sarà, invece, ufficialmente abrogato il 1 gennaio 2024 per tutti i beneficiari (occupabili e non) e sarà sostituito da una nuova riforma che è stata per la prima volta nominata in queste ore ma di cui il Governo non ha in mente una struttura, della quale dovrà pensare in questo anno di tempo (motivo per cui è plausibile immaginare che potrebbe esserci un rinvio della scadenza del Reddito, ma di cui si saprà qualcosa sono tra un anno. Nel frattempo l’annunciata fine del Rdc resta fissata allo scoccar della mezzanotte del primo dell’anno 2024).

Grazie alle modifiche introdotte alla misura per il prossimo anno, il Governo Meloni prevede un risparmio complessivo di 734 milioni per il 2023, raggiungendo così l’obiettivo fin da subito palesato: quello di dirottare i fondi attualmente spesi per il Rdc verso altre misure ritenute più utili. I risparmi di spesa, infatti, saranno destinati ad un apposito fondo che finanzierà la riforma complessiva per il sostegno alla povertà e all’inclusione.

Nel frattempo il Movimento 5 Stelle, padre e paladino del Reddito di cittadinanza – che è forse il più grande risultato ottenuto dal partito assieme al taglio dei Parlamentari – è sul piede di guerra e pronto al tutto e per tutto pur di difendere la propria «creatura». «Cancellazione, sospensione, taglio di qualche mese, altri tagli fra un anno. Sul Reddito di cittadinanza il Governo da settimane gioca con la vita delle persone: un atteggiamento disumano sulla pelle di famiglie che a stento pagano la bolletta e fanno la spesa. L’ultima novità che arriva dalla maggioranza della Meloni parla di un taglio di mensilità del Reddito di cittadinanza per gli “occupabili”: persone in grande difficoltà, fra cui molti over 50 e 60 per cui trovare lavoro oggi è durissimo e 200 mila cittadini che già lavorano e che chiedono il Rdc per integrare stipendi da fame. Siamo disposti a tutto per arginare questo piano folle, anche a scendere in piazza». Così su Facebook il leader del M5S Giuseppe Conte. «Noi non getteremo mai la spugna su queste battaglie – assicura l’ex premier – vediamo se saremo i soli o se altre forze politiche risponderanno ‘presente’».

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Manovra fiscale: tutto quello che è stato deciso

Posted on : 22-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Reddito di cittadinanza, tetto al contante, assegno unico, bonus sociale bollette: ecco tutte le nuove misure introdotte dal Consiglio dei Ministri.

Era notte fonda quando il Consiglio dei Ministri, fissato per le 20.30 di ieri sera, ha terminato i lavori per l’approvazione della bozza della Manovra fiscale, che dovrà ora passare al vaglio di Camera e Senato, dove difficilmente troverà grandi opposizioni, vista la maggioranza di cui dispone il Governo Meloni.

E così è giunta l’attesissima conferma: il consiglio dei ministri ha approvato la manovra economica, che verrà spiegata oggi in conferenza stampa dalla Premier Giorgia Meloni. Nel frattempo, palazzo Chigi al termine della riunione di Governo, ha diffuso una nota in cui riassume le misure adottate: eccole.

Bilancio di previsione per l’anno 2023

Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025 (disegno di legge). Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e il bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025 e l’aggiornamento del Documento programmatico di bilancio (DPB).

I provvedimenti, che verranno trasmessi al Parlamento e alle autorità europee, prendono come riferimento il quadro programmatico definito nell’integrazione alla Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2022 e quantificano l’ammontare del valore delle misure contenute nella manovra di bilancio in 35 miliardi di euro. La manovra si basa su un approccio prudente e realista che tiene conto della situazione economica, anche in relazione allo scenario internazionale, e allo stesso tempo sostenibile per la finanza pubblica, concentrando gran parte delle risorse disponibili sugli interventi a sostegno di famiglie e imprese per contrastare il caro energia e l’aumento dell’inflazione.

Interventi fiscali

Altre risorse sono stanziate per interventi di riduzione del cuneo fiscale e dell’Iva su alcuni prodotti, di aumento dell’assegno unico per le famiglie, per agevolazioni sulle assunzioni a tempo indeterminato per donne under 36 e per percettori di reddito di cittadinanza, per la proroga delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa per i giovani. In materia fiscale, si estende la flat tax fino a 85.000 euro per autonomi e partite Iva e si ampliano le misure per la detassazione ai premi dei dipendenti, oltre a intervenire con una tregua fiscale per cittadini e imprese che in questi ultimi anni si sono trovati in difficoltà economica anche a causa delle conseguenze del COVID-19 e dell’impennata dei costi energetici.

Misure contro il caro energia

Le risorse destinate alle misure contro caro energia per i primi tre mesi del 2023 che consentiranno di aumentare gli aiuti a famiglie e imprese allargando anche la platea dei beneficiari ammontano a oltre 21 miliardi di euro. Nel dettaglio, confermata l’eliminazione degli oneri impropri delle bollette, rifinanziato fino al 30 marzo 2023 il credito d’imposta per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale che per bar, ristoranti ed esercizi commerciali salirà dal 30% al 35% mentre per le imprese energivore e gasivore dal 40% al 45%.

Misure per il comparto sanità

Per il comparto sanità e per gli enti locali, compreso il trasporto pubblico locale, il Consiglio dei Ministri ha stanziato circa 3.1 miliardi.

Misure per le famiglie

Per le famiglie più fragili confermato e rafforzato il meccanismo che consente di ricevere il bonus sociale bollette, con un innalzamento della soglia Isee da 12.000 euro a 15.000 euro.

L’assegno unico per le famiglie per il 2023 sarà maggiorato del 50% per il primo anno, e di un ulteriore 50% per le famiglie composte da 3 o più figli (610 milioni). Confermati anche l’assegno per i disabili e i premi di produttività detassati

Misure contro l’inflazione

Riduzione dell’Iva dal 10 al 5% per i prodotti per l’infanzia e per l’igiene intima femminile. Viene inoltre istituito un fondo di 500 milioni di euro destinato alla realizzazione di una “Carta Risparmio Spesa” per redditi bassi fino a 15mila gestita dai comuni e volta all’acquisto di beni di prima necessità. Si tratta di una sorta di “buoni spesa” da utilizzare presso punti vendita che aderiscono all’iniziativa con un’ulteriore proposta di sconto su un paniere di prodotti alimentari.

Misure per i lavoratori

Sono state introdotte agevolazioni alle assunzioni a tempo indeterminato con una soglia di contributi fino a 6 mila euro per chi ha già un contratto a tempo determinato e in particolare pe le donne under 36 e per i percettori del reddito di cittadinanza. Per i dipendenti aliquota al 5% per premi di produttività fino a 3.000 euro.

La Manovra introduce ufficialmente per i lavoratori autonomi di una flat tax incrementale al 15% con una franchigia del 5% e un tetto massimo di 40.000 euro.

Misure per l’acquisto della prima casa

Sono state prorogate per tutto il 2023 le agevolazioni per l’acquisto della prima casa di cui possono godere i giovani under 36.

Misure per le scuole

Per le scuole partitarie è previsto il ripristino del contributo (70 milioni) in aggiunta al trasporto disabili (24 milioni).

Misure pensionistiche

Sul fronte delle pensioni si attua l’indicizzazione delle pensioni al 120% e si introduce per l’anno 2023 un nuovo schema di anticipo pensionistico, che permette di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (quota 103) e prevede un bonus per chi decide di restare al lavoro pari alla decontribuzione del 10%.

Prorogata per il 2023 Opzione donna con modifiche: in pensione a 58 con due figli o più, 59 con un figlio, 60 in altri casi. Confermata anche la proroga dell’Ape sociale per i lavori usuranti.

Modifiche al Reddito di cittadinanza

Dal 1° gennaio 2023 alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età) è riconosciuto il reddito nel limite massimo di 7/8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. È inoltre previsto un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. In mancanza, decade il beneficio del reddito. Si decade anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta congrua.

Modifiche al tetto al contante

Com’era stato anticipato, la modifica al tetto del contante entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023, spostando la soglia per l’uso del contante da 1.000 a 5.000 euro.

Misure per le imprese

È stata prevista la sospensione anche per il 2023 dell’entrata in vigore di plastic e sugar tax, le imposte sui prodotti in plastica monouso e sulle bevande zuccherate (600 milioni)

Rifinanziato il fondo di garanzia per le Pmi per 1 miliardo per il 2023. Il fondo garantisce tutte le operazioni finanziarie direttamente finalizzate all’attività d’impresa concesse da un soggetto finanziatore (banca o altro). Prorogato anche bonus Ipo (credito imposta per favorire la quotazione pmi in borsa).

Misure per il Ponte sullo Stretto

È stata approvata la riattivazione della società Ponte Stretto: per riavviare il progetto di realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina prevista la riattivazione della società Stretto di Messina spa attualmente in liquidazione.

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