Responsabilità datore di lavoro: ultime sentenze

Posted on : 30-09-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Lavoro

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Sicurezza sui luoghi di lavoro; nocività dell’ambiente di lavoro; collegamento causale fra la malattia ed il carattere morbigeno delle mansioni espletate; malattia professionale; riparto dell’onere probatorio.

Liquidazione del danno alla salute

In tema di responsabilità civile del datore di lavoro, la liquidazione del danno alla salute conseguente ad infortunio sul lavoro o a malattia professionale va effettuata secondo i criteri civilistici e non sulla base delle tabelle di cui al d.m. del 12 luglio 2000, deputate alla liquidazione dell’indennizzo INAIL ex art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000, in ragione della differenza strutturale e funzionale tra tale indennizzo e il risarcimento del danno civilistico, salvo, poi, detrarre d’ufficio quanto indennizzabile dall’Inail, anche indipendentemente dalla effettiva erogazione.

Cassazione civile sez. lav., 12/07/2022, n.22021

Obblighi di sicurezza

In tema di tutela delle condizioni di lavoro, l’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 c.c., non determina una responsabilità oggettiva in capo al datore di lavoro, essendo necessario che il suo comportamento, commissivo od omissivo, sia sorretto da un elemento soggettivo -almeno colposo- quale la negligenza nella predisposizione di misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore.

Ne discende che gravano sul lavoratore, nella qualità di creditore dell’obbligo di sicurezza, gli oneri di allegazione relativi alla fonte da cui scaturisce tale obbligo, del termine di scadenza e dell’inadempimento; inoltre, l’individuazione delle misure di prevenzione che parte datoriale avrebbe dovuto adottare e l’identificazione del comportamento che nello specifico ne ha determinato la violazione deve essere modulata con riferimento alle concrete circostanze e alla complessità o peculiarità della situazione che ha determinato l’esposizione al pericolo.

Tribunale Palermo sez. V, 04/07/2022, n.2923

Risarcimento del danno conseguente al superamento della tollerabilità dell’orario di lavoro

In materia di compensazione per l’attività di lavoro straordinario, si può far valere in via risarcitoria il danno derivante dal superamento dei limiti di tollerabilità dell’orario di lavoro; pertanto, non è esclusa la responsabilità del datore di lavoro e gli effetti dissuasivi ad essa connessi con riferimento ai comportamenti illeciti, sia in merito al superamento di limiti specifici sia nel caso in cui le prestazioni richieste o accettate dovessero risultare esorbitanti in ordine alla quantità del lavoro e all’inadeguatezza dei mezzi predisposti rispetto alla normalità e dovessero sacrificare illegittimamente l’integrità psico-fisica o la personalità morale del lavoratore, in violazione dell’art. 2087 c.c., quale espressione dei diritti costituzionalmente garantiti alla salute (art. 32) ed alla dignità del lavoro (artt. 35 e 2)

Tribunale Modena sez. lav., 31/05/2022, n.237

Il datore di lavoro non è obbligato a fornire al rider un casco integrale

Non vi è alcun obbligo che imponga al datore di lavoro di fornire al rider un casco integrale per la sua sicurezza; l’uso di tale dispositivo per la conduzione di veicoli a due ruote è regolato dal codice della strada, che impone l’utilizzo di un casco omologato, ma non necessariamente integrale (esclusa, nella specie, la responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio mortale occorso ad un ridere che indossava un casco omologato tipo jet e non un casco integrale; la Corte ha sottolineato che la regola cautelare che si assume violata deve essere preesistente al fatto, nel senso che il comportamento doveroso basato sulla diligenza, prudenza e perizia deve essere desunto in concreto ed “ex ante”, giammai “ex post”).

Cassazione penale sez. IV, 24/05/2022, n.34944

Il datore di lavoro è responsabile anche dell’effettivo utilizzo delle misure di sicurezza?

In tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, il datore di lavoro va considerato responsabile non solo quando ometta di adottare tutte le misure protettive idonee a scongiurare il rischio di danni o infortuni, ma anche quando ometta di controllare che tali misure siano effettivamente utilizzate da parte dei dipendenti, non potendo configurarsi, in tal caso, alcun concorso di colpa del lavoratore infortunato esimente per l’imprenditore e potendo configurarsi un esonero di responsabilità per il datore stesso soltanto quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità e dell’ assoluta inopinabilità, da valutarsi anche con riferimento al livello di esperienza del singolo lavoratore.

Tribunale Venezia sez. lav., 24/05/2022, n.354

L’inerzia nell’esercizio di un diritto

La mancata iniziativa del lavoratore diretta a sollecitare l’attuazione della clausola di rotazione non preclude il diritto del medesimo di far valere la responsabilità risarcitoria del datore di lavoro per l’inadempimento di detta clausola, poiché la mera inerzia ad esercitare un proprio diritto non prova di per sé una volontà abdicativa, dovendo ogni rinuncia essere espressa o ricavarsi da condotte univoche.

Tribunale Bari sez. lav., 23/05/2022, n.1589

Sicurezza sui luoghi di lavoro e riparto dell’onere probatorio

La violazione degli obblighi imposti dall’art. 2087 c.c. in materia di sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro comporta a carico del datore di lavoro una responsabilità contrattuale, dalla cui natura deriva che il riparto degli oneri probatori si articola in modo tale che il lavoratore-creditore deve provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto, il danno e la sua riconducibilità al titolo dell’obbligazione, mentre è il debitore convenuto ad essere gravato dell’onere di provare il proprio adempimento, o che l’inadempimento è dovuto a causa a lui non imputabile.

Tribunale Firenze sez. lav., 18/05/2022, n.344

Conseguenza della natura contrattuale della responsabilità del datore di lavoro

La responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087 cod. civ. è di natura contrattuale; ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo.

Consiglio di Stato sez. II, 17/05/2022, n.3877

Sicurezza sul lavoro

In tema di sicurezza sul lavoro sussiste la responsabilità del datore di lavoro (nel caso di specie l’amministratore unico della società)per il reato di cui all’art. 122 d.lgs. 81/2008 in quanto a seguito di un’ispezione fatta dal personale dello SPESAL siano state rilevate delle difformità per le quali è stato emesso un verbale e l’imputato abbia provveduto alla rimozione delle condizioni di antigiuridicità senza però provvedere al pagamento della contravvenzione sollevata per i fatti, da corrispondere entro 30 giorni dall’avvertimento.

Tribunale Lecce sez. I, 11/05/2022, n.1295

Sicurezza sui luoghi di lavoro e riparto dell’onere probatorio

La responsabilità che l’art. 2087 c.c. pone a carico del datore di lavoro ha natura contrattuale e non oggettiva, in quanto tale responsabilità è riconducibile alla violazione degli obblighi imposti da norme di legge o suggeriti dall’esperienza o dalle conoscenze scientifiche, tecniche o sperimentali del momento. Si tratta quindi di una responsabilità colposa, derivante dall’omessa diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire infortuni sui luoghi di lavoro.

Per ciò che concerne il riparto dell’onere probatorio, incombe sul lavoratore l’onere di provare l’esistenza del danno subìto, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso causale tra l’uno e l’altro. Il datore di lavoro ha invece l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno al dipendente e che l’infortunio non è ricollegabile al mancato adempimento degli obblighi di prevenzione e sicurezza.

Tribunale Parma sez. lav., 09/05/2022, n.61

Nesso tra la nocività dell’ambiente di lavoro e il danno

In materia di risarcimento del danno, nell’ipotesi di domanda di risarcimento del danno alla salute avanzata dal lavoratore, se venga escluso il nesso di derivazione causale tra la nocività dell’ambiente di lavori e l’evento di danno, non si deve indagare se il datore di lavoro avesse adottato le misure idonee ad impedire il verificarsi del danno, perché tale accertamento attiene al secondo ciclo causale, cioè quello da indagare solo là dove venga considerato integrato il primo.

Tribunale Foggia sez. lav., 14/04/2022, n.1555

Infortuni sul lavoro: esclusione della responsabilità del datore

In tema di infortuni sul lavoro, il conferimento da parte del datore di lavoro di una effettiva e specifica attività di consulenza nel settore della sicurezza, a soggetto con esperienza e specializzazione in esse, volta a integrare il bagaglio di conoscenze al fine precipuo di raggiungerne il livello adeguato alla gestione dello specifico rischio, implica la verifica dell’ampiezza e della specificità dell’oggetto della consulenza e quindi, dell’eventuale particolare complessità della scelta degli specifici dispositivi di protezione onde poter dedurre la conoscenza o la conoscibilità di questi ultimi da parte del datore di lavoro (esclusa, la responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso al dipendente, in quanto la scelta dei dispositivi di protezione personale -guanti nel caso di specie – era stata affidata ad una società specializzata in materia di sicurezza).

Cassazione penale sez. IV, 13/04/2022, n.22628

Tutela delle condizioni di lavoro

La norma di cui all’art. 2087 c.c. obbliga l’imprenditore ad adottare ai fini della tutela delle condizioni di lavoro non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata, nonché quelle generiche dettate dalla comune prudenza, ma anche tutte le altre misure che, in concreto, si rendano necessarie per la tutela della sicurezza del lavoro, in base alla particolarità dell’attività lavorativa, all’esperienza ed alla tecnica.

Pertanto il mancato adempimento del dovere stabilito dall’art. 2087 c.c. è fonte di responsabilità contrattuale, configurando un illecito che attiene ad una preesistente obbligazione di origine legale.

La natura contrattuale di detta responsabilità, che può concorrere (con le differenze che ne derivano quanto al profilo psicologico dell’illecito, alla prescrizione, ai danni risarcibili ed all’onere della prova) con quella di natura extracontrattuale derivante dalla violazione del principio del neminem laedere ai sensi dell’art. 2043 c.c. – rende operante la presunzione di colpa stabilita dall’art. 1218 c.c., che impone al debitore di provare la non imputabilità dell’inadempimento.

Tribunale Teramo sez. lav., 06/04/2022, n.177

Sicurezza sui luoghi di lavoro e riparto dell’onere probatorio

L’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva a carico del datore di lavoro, ma delinea una responsabilità di tipo contrattuale, connotata dall’elemento soggettivo della colpa, intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire danni per il lavoratore. In ragione di tale natura, l’onere probatorio tra le parti andrà così calibrato: al lavoratore spetta provare l’inadempimento dell’obbligo di sicurezza nonché il nesso di causalità tra l’inadempimento stesso ed il danno subito, mentre non è gravato dall’onere di provare la colpa del datore di lavoro; incombe invece sul datore di lavoro l’onere di provare la non imputabilità dell’inadempimento.

In sostanza, il lavoratore dovrà dare prova della nocività dell’ambiente di lavoro, mentre il datore di lavoro sarà onerato dalla prova di aver fatto tutto quanto necessario per evitare tale nocività con il limite che lo stesso non è tenuto ad adottare ogni precauzione astrattamente possibile ma quelle che in concreto, in relazione alle caratteristiche dell’attività, alle mansioni del lavoratore, alle condizioni dell’ambiente esterno e di quello di lavoro, appaiano idonee ad evitare eventi prevedibili.

Tribunale Milano sez. lav., 04/04/2022, n.853

Articolo 2087 del Codice civile

In tema di responsabilità ex art. 2087 c.c., il datore di lavoro ha l’obbligo, in ragione della sua posizione di garante dell’incolumità fisica del lavoratore, di adottare tutte le misure atte a salvaguardare chi presta la propria attività lavorativa alle sue dipendenze. In caso di violazione del precetto, la responsabilità del datore è di natura contrattuale, per cui, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore la prova del danno subito, nonché il nesso di causalità, mentre grava sul datore di lavoro l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Tribunale Cassino sez. III, 30/03/2022, n.169

Sicurezza sui luoghi di lavoro e riparto dell’onere probatorio in caso di infortunio

La responsabilità che l’art. 2087 c.c. pone a carico del datore di lavoro ha natura contrattuale e pertanto, ai sensi dell’art. 1218 c.c., spetta al datore di lavoro (debitore) provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, a tal punto che il fatto ignoto grava comunque su di lui; ciò significa che il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie secondo l’esperienza e l’evoluzione della tecnica ed è altresì tenuto a vigilare che il lavoratore si attenga alle disposizioni impartite e alle procedure adottate in tema di prevenzione degli infortuni e delle malattia professionali e utilizzi i d.p.i. e se ciò non prova è tenuto al risarcimento del danno, a meno che non riesca a dimostrare che l’inadempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

Tribunale Venezia sez. lav., 23/03/2022, n.210

Il comportamento anomalo del lavoratore

Qualora il lavoratore – contravvenendo alla formazione impartita dall’azienda – abbia tenuto un comportamento anomalo in conseguenza di un infortunio sul luogo di lavoro (nella specie: non ha tolto immediatamente la tuta intrisa di sostanza acida, ma dopo un certo lasso di tempo), va fatta una distinzione tra comportamento ‘abnorme, imprevedibile o eccezionale’ che, ove accertato, elide totalmente il nesso di causalità ed esonera il datore di lavoro da responsabilità per l’infortunio e la condotta del lavoratore che, pur non potendosi qualificare come abnorme, integri comunque un concorso di colpa nella causazione dell’evento. In tale ultimo caso il predetto concorso di colpa, anche se non esclude totalmente la responsabilità del datore di lavoro, impone una riduzione in percentuale del risarcimento del danno in favore della vittima dell’infortunio.

Corte appello Venezia sez. lav., 21/03/2022, n.73

Sicurezza sui luoghi di lavoro: è affidata al datore di lavoro in senso ‘prevenzionale’

In tema di infortuni sui luoghi di lavoro, la responsabilità di garantire la sicurezza ex art. 2087 c.c. e d.lgs n. 81 del 2008 ricade sul datore di lavoro che, in tale ambito, va inteso in senso ‘prevenzionale’, ossia come datore di lavoro formale ed al contempo datore di lavoro sostanziale: la responsabilità, dunque, incombe sia su colui che sia formalmente individuato come datore di lavoro, sia sul titolare dei poteri di decisione e di spesa che, quindi, di fatto ha assunto tale ruolo.

Tribunale Crotone sez. lav., 24/02/2022, n.168

Rischio Covid-19: gli obblighi indelegabili del datore di lavoro

L’unicità del concetto di datore di lavoro di cui all’art. 2, lett. b) d.lgs. n. 81/2008 impone di escludere che la relativa figura possa essere sotto-articolata a seconda delle funzioni svolte o dei settori produttivi e che la medesima organizzazione, ove unitaria, o una sua unità produttiva possano conoscere la compresenza di più datori di lavoro.

Cassazione penale sez. III, 15/02/2022, n.9028

Violazione degli obblighi di prevenzione e di protezione

La responsabilità del datore di lavoro, riconducibile alla violazione degli obblighi di prevenzione e di protezione su di esso gravanti ai sensi dell’art. 2087 c.c. non è configurabile in termine di responsabilità “oggettiva” e quindi necessita, in ogni caso, che la lesione lamentata dal danneggiato sia ascrivibile a un comportamento colpevole del datore di lavoro, collegato alla violazione di uno specifico obbligo di sicurezza imposto da norme di legge ovvero desumibile dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento.

In altri termini, si tratta di una responsabilità ordinariamente configurata come “contrattuale”, con i connessi riflessi in relazione all’onere della prova, certamente meno gravoso per il soggetto danneggiato, poiché identificabile con la prova del titolo da cui deriva il suo diritto e la mera allegazione dell’inadempimento della controparte ex art. 1281 c.c. (senza, peraltro, sottacere la facoltà per il lavoratore di avvalersi anche dell’azione contemplata dall’art. 2043 c.c. per il noto concorso tra le due responsabilità che connota vicende del tipo di quelle in trattazione), ma comunque il riconoscimento della responsabilità de qua non può prescindere e, anzi, necessariamente presuppone sia che l’evento dannoso si sia verificato nello svolgimento del rapporto sia che tale evento sia ricollegabile ad un comportamento colposo del datore di lavoro.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 02/02/2022, n.1252

Responsabilità del datore di lavoro e “rischio elettivo” del lavoratore

Il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 c.c., è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia del lavoratore, dimostrando di aver messo in atto a tal fine ogni mezzo preventivo idoneo, con l’unico limite del cd. rischio elettivo, da intendere come condotta personalissima del dipendente, intrapresa volontariamente e per motivazioni personali, al di fuori delle attività lavorative ed in modo da interrompere il nesso eziologico tra prestazione e attività assicurata.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 02/02/2022, n.30

Cassa integrazione guadagni straordinaria: inadempimento della clausola di rotazione

La mancata iniziativa del lavoratore diretta a sollecitare l’attuazione della clausola di rotazione, nella cassa integrazione guadagni straordinaria, non preclude il suo diritto a far valere la responsabilità risarcitoria del datore di lavoro per l’inadempimento di detta clausola poiché la mera inerzia dell’avente diritto non prova di per sé una volontà abdicativa, a tal fine dovendo ogni rinuncia essere espressa o ricavarsi da condotte univoche.

Corte appello Bari sez. lav., 26/01/2022, n.54

Responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di prevenzione

La responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 c.c. non è una responsabilità oggettiva, ma colposa, dovendosi valutare il difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire danni per i lavoratori, in relazione all’attività lavorativa svolta, non potendosi esigere la predisposizione di misure idonee a fronteggiare ogni causa di infortunio, anche quelle imprevedibili.

Cassazione civile sez. VI, 01/12/2021, n.37738

Infortunio sul lavoro: quando il risarcimento è ridotto?

In tema di infortuni sul lavoro, se la radice causale ultima dell’evento, pur in presenza di un comportamento del lavoratore astrattamente non rispettoso di regole cautelari, si radichi nella mancata adozione, da parte del datore di lavoro, di forme tipiche o atipiche di prevenzione, come detto individuabili e pretendibili ex ante, la cui ricorrenza avrebbe consentito, nonostante tutto, di impedire con significativa probabilità l’evento, la responsabilità rimane radicata esclusivamente in capo al datore di lavoro; non può, peraltro, escludersi che il comportamento colposo del lavoratore, autonomamente intrapreso ma non tale da non integrare gli estremi del rischio elettivo, possa determinare un concorso di colpa, da regolare ai sensi dell’art. 1227 c.c. allorquando l’evento dannoso non possa dirsi frutto dell’incidenza causale decisiva del solo inadempimento datoriale, ma derivi dalla indissolubile coesistenza di comportamenti colposi di ambo le parti del rapporto di lavoro (confermata, nella specie, la cifra riconosciuta in Appello alla collaboratrice scolastica caduta nel piazzale ghiacciato adibito a parcheggio dell’istituto scolastico, atteso che il comportamento colposo della donna, uscita da una porta secondaria ove era affisso il cartello di “divieto di accesso -uscita, da utilizzare solo in caso di emergenza”, costituiva condotta idonea d integrare un concorso di colpa).

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, n.36865

Responsabilità del datore di lavoro e sussistenza del nesso di causalità

È accertata la responsabilità del datore di lavoro per il reato di lesioni personali colpose, ex art. 590 c.p., quando si accerti che la mancata predisposizione e dotazione di dispositivi di sicurezza e protezione, quali l’elmetto protettivo ed il parapetto al trabattello (strumenti idonei ad evitare l’infortunio, in violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. Tale condotta del datore di lavoro, infatti, non consente che il nesso di causalità tra l’infortunio e l’evento dannoso occorso ai danni della p.o. venga interrotto neppure in presenza di un comportamento eventualmente imprudente del lavoratore.

Tribunale Napoli sez. IV, 23/11/2021, n.9909

Sicurezza sui luoghi di lavoro ed esonero di responsabilità del datore di lavoro

L’esonero dalla responsabilità per infortuni o malattie professionali occorsi sul luogo di lavoro opera solo nei limiti posti dall’art. 10 del d.P.R. n. 1124 del 1965 e per i soli eventi coperti dall’assicurazione obbligatoria; qualora invece l’evento lesivo sia casualmente ricollegabile alla nocività dell’ambiente di lavoro, viene in rilievo l’art. 2087 c.c. quale norma di chiusura del sistema antinfortunistico, che impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure generiche di prudenza e diligenza, nonché tutte le cautele necessarie, secondo le norme tecniche e di esperienza, a tutelare l’integrità fisica del lavoratore.

Tribunale Reggio Emilia sez. II, 18/11/2021, n.1333

Mancata formazione dei dipendenti

In materia di responsabilità del datore di lavoro per il reato di lesioni personali colpose per le lesioni riportate dai propri dipendenti che abbiano posto in essere manovre pericolose sul luogo di lavoro, procedendo in maniera del tutto inconsapevole, non essendo stati opportunamente preparati e formati circa la corretta modalità di svolgimento della loro mansione e sensibilizzati ai pericoli connessi al loro operato.

Tribunale Taranto sez. I, 15/11/2021, n.1996

Attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro

l’imprenditore deve attuare, nell’organizzazione del lavoro, un’efficace attività di prevenzione attraverso la ricerca delle misure suggerite dall’esperienza e dalla tecnica più aggiornata. La responsabilità datoriale non è però suscettibile di essere ampliata fino al punto da comprendere, sotto il profilo meramente oggettivo, ogni ipotesi di lesione dell’integrità psico -fisica dei dipendenti (e di correlativo pericolo): l’art. 2087 cod. civ. non configura, infatti, un’ipotesi di responsabilità oggettiva essendone elemento costitutivo la colpa, quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore. Questo significa che la portata della norma non può essere ‘allargata’ sino a pretendere che il datore di lavoro garantisca un ambiente di lavoro a ‘rischio zero’ quando di per sé il pericolo di un’attività non sia eliminabile sotto taluni profili ovvero non possa pretendersi l’adozione di accorgimenti per fronteggiare evenienze ragionevolmente impensabili

Tribunale Lanusei sez. lav., 09/11/2021, n.74

Sicurezza sui luoghi di lavoro e riparto dell’onere probatorio

L’art. 2087 c.c. non configura una responsabilità oggettiva, posto che la responsabilità del datore di lavoro ha natura contrattuale e va collegata alla violazione degli obblighi imposti da norme di legge o suggeriti da conoscenze sperimentali o tecniche. Ne consegue, dunque, che il lavoratore che affermi di aver subito un danno a causa delle condizioni di lavoro insalubri o non sicura deve dimostrare la nocività delle condizioni di lavoro ed il nesso causale fra tali condizioni ed il danno subito; a sua volta il datore di lavoro ha l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Tribunale Cassino sez. lav., 08/11/2021, n.884

Omicidio colposo aggravato dalla violazione di norme antinfortunistiche

In tema di prevenzione infortuni sul lavoro il datore di lavoro deve controllare che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, si attenga alle disposizioni di legge e a quelle, eventualmente in aggiunta, impartitegli; ne consegue che, qualora nell’esercizio dell’attività lavorativa si instauri, con il consenso del preposto, una prassi “contra legem”, foriera di pericoli per gli addetti, in caso di infortunio del dipendente, la condotta del datore di lavoro che sia venuto meno ai doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni forma di sorveglianza circa la pericolosa prassi operativa instauratasi, integra il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.

Cassazione penale sez. IV, 28/10/2021, n.45575

Macchinari: il datore deve accertarsi che siano sicuri ed idonei all’uso

In tema di sicurezza antinfortunistica, il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza dell’ambiente di lavoro e, dunque, anche quello di accertarsi che i macchinari messi a disposizione dei lavoratori siano sicuri ed idonei all’uso, rispondendo, in caso di omessa verifica, dei danni subìti da questi ultimi per il loro cattivo funzionamento, a prescindere dalla eventuale configurabilità di autonome concorrenti responsabilità nei confronti del fabbricante o del fornitore dei macchinari stessi.

Tribunale Ferrara, 25/10/2021, n.1123

Tutela delle condizioni di lavoro

Il contenuto dell’obbligo di sicurezza, previsto dall’art. 2087 c.c., non determina una responsabilità oggettiva a carico del datore di lavoro, essendo necessario che la sua condotta, commissiva od omissiva, sia sorretta da un elemento soggettivo, almeno colposo, quale il difetto di diligenza nella predisposizione di misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore. Ne consegue che sono a carico del lavoratore, quale creditore dell’obbligo di sicurezza, gli oneri di allegazione circa la fonte da cui scaturisce siffatto obbligo, del termine di scadenza e dell’inadempimento; nondimeno, l’individuazione delle misure di prevenzione che il datore avrebbe dovuto adottare e l’identificazione della condotta che nello specifico ne ha determinato la violazione deve essere modulata in relazione alle concrete circostanze e alla complessità o peculiarità della situazione che ha determinato l’esposizione al pericolo.

(Nella specie la S.C. ha cassato la pronuncia di merito che aveva rigettato una domanda di risarcimento del danno, in quanto carente di allegazioni circa le condotte, commissive od omissive necessarie a configurare l’inadempimento datoriale, pur rilevando come tale “deficit” discendesse dalla stessa dinamica dell’infortunio che aveva visto il dipendente, macchinista di Trenitalia s.p.a., colpito all’occhio da schegge metalliche prodotte dalla frenatura di un rotabile, mentre era in attesa di prendere la guida di un treno sul marciapiede di un binario).

Cassazione civile sez. lav., 25/10/2021, n.29909

Danno alla salute a causa dell’attività lavorativa

La responsabilità del datore di lavoro configurata dall’art. 2087 c.c. non ha natura oggettiva, posto che essa va correlata alla violazione di obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze tecniche del momento. Di conseguenza il lavoratore che lamenti di avere subito un danno alla salute a causa dell’attività lavorativa svolta deve provare il danno medesimo, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra; solo se il lavoratore abbia fornito tale prova incomberà sul datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Tribunale La Spezia sez. lav., 18/10/2021, n.246

Prova della responsabilità del datore di lavoro

La responsabilità del datore di lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento, sicché incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro, e solo se il lavoratore abbia fornito la prova di tali circostanze sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia del dipendente non è ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi.

Consiglio di Stato sez. IV, 07/10/2021, n.6708

Sicurezza sui luoghi di lavoro e riparto dell’onere probatorio

La responsabilità del datore di lavoro per la violazione delle norme in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro (prevista dall’art. 2087 c.c.) ha natura contrattuale: per tale ragione, incombe sul lavoratore la prova dell’omissione commessa dal datore di lavoro nel predisporre le misure di sicurezza necessarie ad evitare il danno, nonché l’esistenza stessa di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo.

Tribunale Cremona sez. lav., 05/10/2021, n.121

Delegare a terzi l’adempimento dell’obbligo di sicurezza

L’art. 2087 c.c. pone a carico del datore di lavoro il cosiddetto obbligo di sicurezza, per cui il prestatore di lavoro deve essere posto al riparo da ogni stato di pericolo nascente dall’attività lavorativa, posta la particolare configurazione del rapporto di lavoro, il quale non si risolve in un mero scambio di prestazione lavorativa contro retribuzione, ma determina una situazione più complessa la quale implica necessariamente l’esigenza di tutela della personalità fisica e morale del lavoratore.

In conseguenza di quanto sopra esposto, la responsabilità del datore di lavoro che discende dalla sussistenza del rapporto di lavoro subordinato e la correlata responsabilità posta dalla norma a carico del datore di lavoro implica necessariamente che quest’ultimo non può invocare come fatto liberatorio l’aver delegato a terzi l’adempimento dell’obbligo di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, permanendo a suo carico, a norma dell’art. 1228 c.c., la responsabilità civile per i fatti dolosi o colposi di costoro.

Cassazione civile sez. III, 21/09/2021, n.25512

Vigilare sull’osservanza per la tutela della sicurezza

In tema di infortuni sul lavoro, l’obbligo del datore di lavoro di vigilare sull’esatta osservanza, da parte dei lavoratori, delle prescrizioni volte alla tutela della loro sicurezza, può ritenersi assolto soltanto in caso di predisposizione e attuazione di un sistema di controllo effettivo, adeguato al caso concreto, che tenga conto delle prassi elusive seguite dai lavoratori di cui il datore di lavoro sia a conoscenza.

(In applicazione del principio la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata che aveva riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro per il reato di cui all’art. 589, secondo comma, cod. pen., in relazione all’infortunio occorso al conducente di un trattore, deceduto per non aver fatto uso della cintura di sicurezza, ravvisando la colpa del datore di lavoro nell’omessa nomina di un preposto, nonostante la sua conoscenza della prassi instauratasi in relazione all’inosservanza dell’obbligo di allacciare le cinture di sicurezza, a fronte della quale egli si era limitato a ricorrere a richiami verbali del lavoratori).

Cassazione penale sez. IV, 14/09/2021, n.35858

Responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio del lavoratore

Il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore, la cui condotta può comportare l’esonero totale del medesimo imprenditore da ogni responsabilità solo quando presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento.

Tribunale Cassino sez. lav., 15/07/2021, n.683

Contenuto del contratto individuale di lavoro

In tema di responsabilità contrattuale del datore di lavoro, la responsabilità conseguente alla violazione dell’art. 2087 cod. civ., ha natura contrattuale, perché il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge ai sensi dell’art. 1374 c.c. dalla disposizione che impone l’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.) che entra così a far parte del sinallagma contrattuale. Ne consegue che il riparto degli oneri probatori nella domanda di danno differenziale da infortunio sul lavoro proposta dal lavoratore si pone negli stessi termini che nell’art. 1218 cod. civ., sull’inadempimento delle obbligazioni.

Tribunale Firenze sez. lav., 05/07/2021, n.517

Condotta eccezionale, abnorme, esorbitante del lavoratore

La condotta imprudente del lavoratore consente l’esonero del datore di lavoro da responsabilità solo qualora essa sconfini nell’ambito dell’eccezionalità, abnormità ed esorbitanza, così inducendo a far ritenere interrotto il nesso causale tra la prestazione lavorativa e l’infortunio.

Corte appello Milano sez. lav., 04/06/2021, n.677

Sicurezza sui luoghi di lavoro

La particolare forma di responsabilità datoriale di cui all’art. 2087 c.c., collegata alla violazione dell’obbligazione di sicurezza gravante sul datore di lavoro nei confronti dei lavoratori (sostanziantesi in obblighi di comportamento imposti da specifiche norme di legge o suggeriti dalle conoscenze del momento in forza della clausola aperta in esso contenuta) è ascrivibile all’ambito della responsabilità contrattuale.

Si ritiene, infatti, che il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge, ai sensi dell’art. 1374 cod. civ., dalla disposizione che impone l’obbligo di sicurezza e lo inserisce nel sinallagma contrattuale, con ogni conseguenza in tema di distribuzione dell’ onere della prova che si pone, dunque, negli stessi termini dell’art. 1218 cod. civ., circa l’inadempimento delle obbligazioni.

Ne consegue che incombe sul lavoratore (o sugli eredi che esercitano l’azione risarcitoria iure hereditatis) l’onere di allegare e provare l’esistenza del rapporto di lavoro, il danno subito, nonché il nesso tra prestazione lavorativa e danno, mentre incombe sul datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele adottabili volte ad impedire il verificarsi del danno e ciò anche quando la specifica norma cautelare sia entrata in vigore dopo i fatti, proprio in virtù della citata clausola di ordine generale di cui all’art. 2087 c.c..

Tribunale Trieste sez. lav., 19/02/2020, n.16

Infortuni subiti dal dipendente

Le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro – in ipotesi di superamento del periodo di comporto – ove l’infermità sia, comunque, imputabile a responsabilità dello stesso datore di lavoro – in dipendenza della nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro, che abbia omesso di prevenire o eliminare, in violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.) o di specifiche norme – incombendo, peraltro, al lavoratore l’onere di provare il collegamento causale fra la malattia – che ha determinato l’assenza (e, segnatamente, il superamento del periodo di comporto) – ed il carattere morbigeno delle mansioni espletate. A tale onere di allegazione e prova non si sottrae la fattispecie dell’infortunio in itinere.

Tribunale Brescia sez. lav., 12/02/2020, n.75

Malattia professionale: responsabilità del datore di lavoro

In tema di responsabilità del datore di lavoro in caso di malattia professionale, considerati gli obblighi imposti dall’art. 2087 cod. civ.; si tratta di una responsabilità di natura contrattuale con la conseguenza che , in presenza della prova da parte del lavoratore della malattia professionale e del relativo nesso causale, l’onere di aver adottato le misure necessarie per la tutela dell’integrità psico fisica del lavoratore grava , ex art. 1218 cod. civ., sul datore di lavoro.

Tribunale Milano sez. lav., 17/01/2020, n.2098

Riparto dell’onere probatorio

La responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087CC è di natura contrattuale. Ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonchè il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 17/12/2019, n.1324

Condotta incauta del lavoratore

In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l’art. 1227 c.c., comma 1; tuttavia la condotta incauta del lavoratore non comporta concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia giuridicamente da considerare come munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento dannoso, il che in particolare avviene quando l’infortunio si sia realizzato per l’osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio o quando l’infortunio scaturisca dall’avere il datore di lavoro integralmente impostato la lavorazione sulla base di disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o infine quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l’imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell’evento dannoso.

Cassazione civile sez. lav., 25/11/2019, n.30679

Morte di un dipendente

Premesso che la morte di un dipendente durante lo svolgimento dell’attività lavorativa costituisce, senza meno, una “grave infrazione” alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro se addebitabile alla responsabilità del datore di lavoro, è consentita l’esclusione dell’operatore dalla procedura di gara qualora la presenza di una “grave infrazione” sia stata “debitamente accertata”; per espressa previsione normativa, “con qualunque mezzo adeguato”.

Ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a) del codice dei contratti pubblici può essere considerato “mezzo adeguato” all’accertamento della “grave infrazione” delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro ogni documento, anche se proveniente dall’autorità amministrativa (e non solo dall’autorità giudiziaria), che consenta un giudizio sulla responsabilità dell’impresa nella causazione dell’evento alla luce della qualificata ricostruzione dei fatti ivi contenuta.

Consiglio di Stato sez. V, 28/10/2019, n.7387

L’obbligo di prevenzione

L’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 cod. civ. impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata, che rappresentano lo standard minimale richiesto dal legislatore per la tutela della sicurezza del lavoratore, ma anche tutte le altre misure che in concreto siano richieste dalla specificità del rischio, atteso che la sicurezza del lavoratore costituisce un bene di rilevanza costituzionale (art. 41 comma secondo, che espressamente prevede limiti all’iniziativa privata per la sicurezza) che impone – a chi si avvalga di una prestazione lavorativa eseguita in stato di subordinazione – di anteporre al proprio legittimo profitto la sicurezza di chi tale prestazione esegua (nel caso di specie il tribunale ha ravvisato la responsabilità del datore di lavoro per non ha provato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno subito dal lavoratore a seguito di rovinosa caduta su ghiaccio: non aveva valutato l’evenienza e nulla aveva predisposto, né aveva fornito il lavoratore di calzature adeguate per non scivolare sulla pavimentazione ghiacciata all’esterno del locale).

Tribunale Venezia sez. II, 06/12/2019, n.761

Inadempimento dell’obbligo di prevenzione

La responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di prevenzione previsto dall’art. 2087 c.c. non è una responsabilità oggettiva, ma colposa. Occorre, infatti, valutare il difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire danni per i lavoratori, in relazione all’attività lavorativa svolta, non potendosi esigere la predisposizione di misure idonee a fronteggiare ogni causa di infortunio, anche quelle imprevedibili.

Altresì, la responsabilità del datore di lavoro in relazione ad un infortunio non viene meno per il comportamento negligente del lavoratore infortunato che abbia dato occasione all’evento, allorché questo sia da ricondurre comunque all’insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente.

(Nella fattispecie relativa al decesso di un lavoratore nel corso di lavorazioni in alta quota, si riteneva configurabile la responsabilità delle parti convenute che non avevano predisposto un’idonea impalcatura, nonostante il lavoratore avesse concorso all’evento, non avendo adempiuto agli obblighi di sicurezza posti a suo carico dall’art. 20, D.Lgs. n. 81 del 2008).

Tribunale Benevento sez. I, 18/10/2019, n.1792

Violazione della personalità morale del lavoratore

Posta la configurabilità della responsabilità del datore di lavoro, per violazione della personalità morale del lavoratore, che non predisponga un sistema organizzativo atto a consentire comunque al lavoratore di assentarsi, in caso di necessità, per recarsi ai servizi igienici, va riconosciuto il risarcimento del danno subito dal dipendente derivante dall’essere stato visto dai colleghi con i pantaloni bagnati, a causa di divieto di lasciare la postazione lavorativa per mancanza di sostituti.

Tribunale Lanciano, 23/09/2019

Salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità contrattuale del datore di lavoro

La responsabilità contrattuale ex art. 2087 c.c. gravante sul datore di lavoro, pur non configurando un’ipotesi di responsabilità oggettiva, non è circoscritta alla violazione di regole d’esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate, ma deve ritenersi volta a sanzionare, anche alla luce delle garanzie costituzionali del lavoratore, l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto della concreta realtà aziendale e della sua maggiore o minore possibilità di venire a conoscenza e di indagare sull’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico.

Tribunale Novara sez. lav., 17/09/2019, n.185

Sicurezza sul lavoro: l’onere probatorio 

Al datore spetta l’onere di vigilare sull’operato del dipendente, fornendo allo stesso le adeguate protezioni tese a tutelare la sua incolumità fisica durante l’espletamento delle attività lavorative potenzialmente pericolose e assicurandosi altresì che il lavoratore ne faccia buon uso. Il datore rimane esente da responsabilità solo quando sia effettivamente interrotto il nesso causale tra infortunio e comportamento colpevole del datore.

Tale nesso non è interrotto neppure in caso di concorso di colpa del lavoratore quando la colpa di quest’ultimo rientra nel normale e prevedibile rischio del lavoro. Insomma, la responsabilità è esclusa solo in caso di dolo o rischio elettivo del lavoratore, ovvero di rischio generato da una attività che non abbia rapporti con lo svolgimento dell’attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa, mentre l’eventuale colpa del lavoratore non è in sé idonea ad escludere il nesso causale tra il verificarsi del danno e la responsabilità del datore di lavoro, sul quale grava l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno stesso.

Tribunale Lecco sez. lav., 02/09/2019, n.19

Responsabilità oggettiva e onere della prova del lavoratore

L’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, ciò in quanto la responsabilità del datore di lavoro deve essere collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Da tale principio deriva che incombe sul lavoratore che lamenti di avere subito un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 01/08/2019, n.1808

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