Tassa rifiuti: cartella di pagamento senza accertamento

Pubblicato il: 15-02-2018 | Categoria : Senza categoria | 90 views | FONTE ORIGINALE

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Al mancato versamento della Tari consegue la cartella di pagamento per inadempimento del contribuente. La sanzione del 30%, invece, è applicabile alla Tari.

Se hai ricevuto una cartella di pagamento per la tassa rifiuti non pagata qualche anno fa senza che fosse proceduta da un avviso di accertamento ti starai certamente chiedendo se la procedura è legittima o se, invece, avevi diritto a essere prima diffidato con una lettera, un sollecito o qualsiasi altra comunicazione preventiva del Comune. Hai infatti letto che la cartella esattoriale non è che l’ultimo atto, prima del pignoramento, recapitato al contribuente dopo un procedimento amministrativo più complesso: procedimento che inizia con l’accertamento dell’evasione, la comunicazione all’interessato per dargli la possibilità di “ravvedersi” e, in ultimo, culmina con «l’iscrizione a ruolo» dell’imposta non pagata; in pratica, l’ente titolare del credito prova sempre a recuperare autonomamente le somme, anche per non gravare il cittadino di spese ulteriori come aggi e sanzioni. Solo quanto quest’ultimo tentativo dovesse risultare infruttuoso l’amministrazione delega l’Agente della Riscossione. Insomma, perché mai si è arrivati alla riscossione della tassa rifiuti, ossia alla cartella di pagamento senza l’accertamento preventivo? Hai quindi intenzione di impugnare la cartella di pagamento perché nulla, ossia emessa in assenza di notifica del precedente atto “presupposto”.

La possibilità di notificare direttamente una cartella di pagamento per la Tari non versata è stata esaminata dalla Cassazione qualche giorno fa [1]. L’ordinanza era assai attesa perché molti Comuni operano con riscossione diretta, senza prima la notifica di un avviso di pagamento.

Secondo la Suprema Corte, quando il Comune chiede il pagamento della tassa rifiuti basandosi sulla autoliquidazione fatta dal contribuente – ossia la dichiarazione relativa all’unità immobiliare e al numero di persone che la abitano: cosiddetta autoliquidazione – può riscuotere l’imposta senza prima un accertamento, ossia delegando direttamente l’Agente della Riscossione (e, quindi, con la notifica della cartella) oppure a mezzo di ingiunzione fiscale (che è l’atto, corrispondente alla cartella, emesso però in autonomia dal Comune). Detto in altri termini, il Comune non è tenuto a svolgere un previo accertamento in caso di omesso pagamento. Ma nello stesso tempo non può neanche applicare la sanzione del 30%.

Abbiamo appena detto – tra le righe – che la riscossione della tassa rifiuti senza accertamento è possibile solo quando l’importo viene determinato sulla base di quanto ha dichiarato il contribuente. Diverso è invece il caso in cui il Comune intende contestare i dati forniti dal proprietario dell’immobile: quando infatti si è in presenza di una dichiarazione omessa o infedele, il recupero dell’imposta sui rifiuti può avvenire solo previo accertamento, al fine di dare al contribuente la possibilità di difendersi e contestare la rideterminazione dell’immobile fatta dall’amministrazione. L’incertezza del dato utilizzato, a seguito della contestazione da parte dell’interessato, comporta la necessità dell’adozione dell’avviso di accertamento, in quanto l’amministrazione è tenuta a specificare «le ragioni per cui ha ritenuto di discostarsi dai dati ed elementi indicati nella dichiarazione».

Non si tratta di una interpretazione: è la stessa legge – sostiene la Cassazione – a prevedere la possibilità per i Comuni di procedere alla riscossione diretta dell’imposta sui rifiuti tramite liquidazione e iscrizione a ruolo, senza necessità di adottare o notificare un avviso di accertamento [2]. Solo però «nei casi in cui la liquidazione avvenga sulla base dei ruoli dell’anno precedente, cioè sulla base di dati ed elementi già acquisiti, e non soggetti ad alcuna modificazione o variazione». Se quindi l’amministrazione comunale ha richiesto la tassa determinandola sulla base di quanto ha dichiarato il contribuente, le somme non pagate vanno riscosse direttamente a mezzo ruolo o ingiunzione.

Si ricorre invece all’attività di accertamento quando il contribuente ha omesso di presentare la dichiarazione oppure questa contenga dati non corretti.

Secondo la Cassazione, i dati relativi all’iscrizione a ruolo dell’anno precedente, utilizzati per la liquidazione, possono «considerarsi acquisiti, cioè definitivi, risultando o dalla stessa dichiarazione del contribuente o da un accertamento dell’Ufficio divenuto inoppugnabile».

In sintesi, se il Comune aderisce ai dati che hai fornito tu stesso sull’immobile con la dichiarazione e accerta il semplice mancato pagamento dell’imposta Tari, è possibile la notifica immediata della cartella di pagamento. Nello stesso tempo però non si può procedere all’irrogazione della sanzione del 30% che sarebbe altrimenti in contrasto con la legge applicabile alle violazioni dei tributi locali: dalla legge [3], applicabile anche ai tributi locali, si desume infatti che la sanzione per omesso o ritardato pagamento non è applicabile all’imposta sui rifiuti.

Ricordiamo in ogni caso che il Comune può chiedere solo gli arretrati degli ultimi cinque anni poiché la prescrizione dell’imposta sulla spazzatura è quinquennale.

 

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