Detrazioni per spese scolastiche: quali sono?

Posted on : 22-01-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Dall’asilo, alla scuola media, al liceo, all’università, ai master e ai corsi di specializzazione: tutti gli sconti fiscali previsti dalla legge per le famiglie di studenti.

È copioso il capitolo sulle detrazioni per le spese scolastiche e “para scolastiche”. Il numero da ricordare è 19: sono infatti quasi tutte al 19% gli sconti fiscali per le rette universitarie (anche per chi studia all’estero), per gli asili nido pubblici e privati, per conservatori e per master e dottorati. Ed è sempre del 19% la detrazione per l’affitto per i fuori sede. In questo articolo passeremo in rassegna tutte le detrazioni per spese scolastiche: quali sono e quanto possono giovare sul portafoglio di una famiglia. Inizieremo dal primo percorso di uno studente, quello della scuola dell’obbligo, per poi rivolgerci agli studenti universitari e agli specializzandi. Dedicheremo poi un breve accenno anche alle spese su gite, corsi di lingua e teatri.

Detrazioni asilo

Per l’asilo nido pubblico e privato è prevista una detrazione del 19% sulle rette annuali. Ciò vale per i bambini da 3 mesi a tre anni. Lo sconto fiscale si estende anche agli istituti con la stessa funzione degli asili come le “sezioni primavera”.

La spesa massima detraibile è pari a 632 euro per ciascun figlio. Questo significa che se si spende di asilo una retta di 800 euro, si potrà detrarre solo il 19% di 632 euro.

Detrazioni per la scuola dell’obbligo: media e liceo

Per le scuole medie e superiori sono detraibili nella misura del 19%:

  • le tasse di iscrizione e di frequenza;
  • i contributi obbligatori;
  • i contributi volontari;
  • le erogazioni liberali deliberate dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica;
  • la mensa scolastica;
  • i servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola, anche se reso dal Comune;
  • le gite scolastiche;
  • l’assicurazione della scuola;
  • ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza).

Il tetto massimo di spesa su cui applicare la detrazione è di 786 per il 2018 e di 800 a partire dal 2019. Questo limite è riferito a ciascun alunno o studente e deve essere suddiviso tra i benficiari (ad esempio, i genitori), ripartendo la spesa in base all’effettivo sostenimento e annotando sul documento la quota di ripartizione, se diversa dal 50 per cento.

La documentazione da presentare al Caf o da conservare è composta dalle ricevute o dalle quietanze di pagamento con gli importi e il titolo della spesa.

Non sono detraibili le spese relative all’acquisto di materiale di cancelleria e di libri di testo scolastici e per il servizio di trasporto scolastico. Tuttavia, nella scuola primaria (ex elementare) tutti i libri di testo sono gratuiti e possono essere acquistati presso qualsiasi libreria, presentando la cedola libraria fornita dal Comune e consegnata direttamente dalla scuola nei primi giorni di lezione.

Invece, nel liceo (scuola secondaria) i libri sono a pagamento, ma per gli alunni appartenenti a famiglie con reddito basso (calcolato secondo l’Isee, in base alle indicazioni di ogni specifica Regione) sono previste sconti o gratuità totale. Per essere ammessi a tali benefici occorre produrre la certificazione Isee relativa al reddito familiare.

Detrazioni per conservatori

Sono detraibili al 19% le spese per l’iscrizione a conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati. Stesso discorso per gli istituti tecnici superiori.

I corsi di formazione presso i conservatori musicali, relativi al precedente ordinamento, sono invece equiparati alla formazione scolastica secondaria.

Detrazioni per università

Anche per le tasse universitarie per atenei pubblici e privati sono soggette alla detrazione del 19%. Ma se per le università pubbliche il 19% si applica senza limiti di spesa, invece per quelle private, il tetto viene definito annualmente con un decreto del ministero dell’istruzione che tiene conto degli importi medi di tasse e contributi dovuti agli atenei statali.

In particolare, sono detraibili:

  • le tasse di immatricolazione ed iscrizione (anche con riferimento agli studenti fuori corso)
  • le soprattasse relative agli esami di profitto e di laurea
  • i contributi legati alle prove preselettive per l’accesso ai corsi di laurea (naturalmente, quando tali test siano previsti dalla singola facoltà)
  • le tasse di frequenza dei Tirocini formativi attivi (Tfa) per la formazione dei docenti
  • le spese di frequenza di master universitari (tenuti da istituti universitari, pubblici o privati che, per struttura e durata del corso, possano essere assimilati a corsi universitari o di specializzazione) nonché quelle relative a scuole di specializzazione e dottorati di ricerca.

I contribuenti che si avvalgono della precompilata troveranno le spese universitarie già inserite nel rigo del modello dichiarativo, perché tutti gli atenei sono tenuti a comunicare ogni anno all’agenzia delle Entrate gli importi pagati dagli studenti.

La detrazione vale non solo per l’università ma anche per le specializzazioni universitarie, master universitari presso istituti o università italiane o straniere, pubbliche o private, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse ed i contributi degli istituti statali italiani.

Il bonus fiscale ricopre, come detto, solo le rette e non l’acquisto dei libri.

Se lo studente è a carico di altri soggetti (ad esempio, dei genitori) questi possono fruire dell’agevolazione, ripartendo la spesa in base all’effettivo sostenimento e annotando sul documento la percentuale di ripartizione (se diversa dal 50%).

Detrazioni affitto per universitari fuori sede

Sempre del 19% sono le detrazioni sulle spese di affitto che gli studenti universitari (o i loro genitori) pagano se frequentano corsi vuoi sede. Si deve trattare di appositi contratti per studenti universitari e non di altro tipo. L’università deve distare almeno 100 chilometri dal Comune di residenza dello studente. Per verificare il requisito della distanza, bisogna fare riferimento al tratto chilometrico più breve tra il Comune di residenza e quello in cui ha sede l’università, calcolato in base a una qualsiasi delle vie di comunicazione esistenti (ferroviaria o stradale), se almeno uno dei collegamenti risulta pari o superiore a 100 (ovvero 50) chilometri. L’importo massimo su cui calcolare il 19% è pari a 2.633 euro annui e la detrazione può essere fruita anche se l’onere è sostenuto nell’interesse di familiari a carico.

Attenzione: la detrazione non vale in caso di subaffitto. Quindi, se titolare del contratto è solo uno studente, il quale poi dà qualche camera ai suoi colleghi, solo il primo potrà fruire della detrazione.

Detrazioni università telematiche

È parificata la detrazione del 19%, prevista per le università tradizionali, anche alle università telematiche e anche se si decide di studiare all’estero. Il tetto massimo di spesa su cui si applica la detrazione viene definito annualmente da Miur.

Nessuno sconto fiscale spetta invece per i contributi per il riconoscimento della laurea conseguita all’estero.  

Detrazioni per master, specializzazioni e dottorati 

Sempre al 19% è la detrazione che spetta per le spese necessarie alla frequentazione di corsi post universitari di specializzazione e di perfezionamento tenuti in università pubbliche e private italiane o straniere, master gestiti da istituti universitari che per durata e struttura dell’insegnamento sono assimilabili a corsi universitari o di specializzazione, corsi di specializzazione ammessi in base all’ordinamento universitario, dottorati di ricerca. Anche in questo caso il tetto massimo di spesa viene definito annualmente dal Miur.

Nessuna detrazione spetta se i corsi sono programmati non da università ma da società private.

Università e tassazione illegittima

Posted on : 31-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Sono uno studente universitario. Lo scorso anno, l’università per far fronte ad un buco finanziario ha aumentato in modo spropositato le rette universitarie di circa 1000 euro sia per gli studenti in corso che per i fuori corso.

In passato nella tassazione non c’era nessuna sovrattassa per i fuori corso, salvo il fatto delle agevolazioni ridotte sull’ISEE. Una tassazione del genere è lecita? Se è illegittima cosa si può in caso fare?

Il DPR 25/07/1997 n. 306, con riferimento all’istruzione superiore, fissa all’art. 5 i limiti della contribuzione studentesca:

5. Limiti della contribuzione studentesca.

Fatto salvo quanto disposto al comma 2 del presente articolo e all’articolo 4, la contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (4).

1-bis. Ai fini del raggiungimento del limite di cui al comma 1, non vengono computati gli importi della contribuzione studentesca disposti, ai sensi del presente comma e del comma 1-ter, per gli studenti iscritti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio di primo e secondo livello. I relativi incrementi possono essere disposti dalle università entro i limiti massimi e secondo i criteri individuati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottare entro il 31 marzo di ogni anno, sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli anni di ritardo rispetto alla durata normale dei rispettivi corsi di studio, del reddito familiare ISEE, del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all’università e della specifica condizione degli studenti lavoratori (5).

1-ter. In ogni caso, i limiti disposti dal decreto di cui al comma 1-bis non possono superare:

a) il 25 per cento della corrispondente contribuzione prevista per gli studenti in corso, per gli studenti iscritti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio il cui ISEE familiare sia inferiore alla soglia di euro 90.000, come individuata dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148;

b) il 50 per cento della corrispondente contribuzione prevista per gli studenti in corso, per gli studenti iscritti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio il cui ISEE familiare sia compreso tra la soglia di euro 90.000 e la soglia di euro 150.000, come individuata dall’articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge n. 138 del 2011;

c) il 100 per cento della corrispondente contribuzione prevista per gli studenti in corso, per gli studenti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio il cui ISEE familiare sia superiore alla soglia di euro 150.000, come individuata dall’articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge n. 138 del 2011 (6).

1-quater. Gli incrementi della contribuzione studentesca disposti ai sensi del comma 1-ter sono destinati in misura non inferiore al 50 per cento del totale ad integrazione delle risorse disponibili per le borse di studio di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, e per la parte residua ad altri interventi di sostegno al diritto allo studio, con particolare riferimento a servizi abitativi, servizi di ristorazione, servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi per la mobilità internazionale e materiale didattico (7).

1-quinquies. Per i prossimi tre anni accademici a decorrere dall’anno accademico 2013-2014, l’incremento della contribuzione per gli studenti iscritti entro la durata normale dei rispettivi corsi di studio di primo e secondo livello il cui ISEE familiare sia non superiore a euro 40.000 non può essere superiore all’indice dei prezzi al consumo dell’intera collettività (8).

Per le università per le quali nell’esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca abbia ecceduto il valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore non può superare negli anni 1997 e 1998 quello determinatosi nel medesimo esercizio 1996.

Per le università per le quali nell’esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca risulti inferiore al valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore può essere incrementato esclusivamente con gradualità.

Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell’anno precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari nell’anno accademico in corso, la distribuzione degli studenti per classi d’importo nel predetto anno, gli eventuali scostamenti verificatisi con riferimento ai valori percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonché le misure conseguentemente adottate per il rispetto dei limiti di cui al presente articolo.

Purtroppo, come evidenziato anche dai più importanti organi di stampa, l’università italiana risulta tra le più care d’Europa, in quanto non solo ha rette altissime ma è difficile ottenere borse di studio pur presentando i requisiti di meritevolezza e ciò comporta una forte dispersione scolastica con un calo sostanziale dei laureati, rispetto anche agli standard delle altre nazioni.

Gli studenti fuoricorso sono i più penalizzati in quanto, con l’intento di velocizzarne in qualche maniera il percorso, gli atenei, in genere, tendono ad aumentare il contributo annuale con livelli che in taluni casi possono raggiungere anche il 100%. Tuttavia, è importante evidenziare come, ai sensi del predetto DPR, le tasse pagate dallo studente non devono superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato ovvero il budget erogato alle Università a mezzo del Fondo Finanziamento Ordinario, pertanto se le tasse universitarie superano questo limite sono illegittime.

Tutti gli studenti che, a partire dall’anno 2007/2008 sino all’anno accademico 2012/2013, hanno pagato le tasse universitarie alle università i cui bilanci siano risultati irregolari, hanno diritto al rimborso delle somme pagate in eccedenza, il caso che ci occupa prevede invece un aumento della tassazione per i fuoricorso di nuova introduzione per l’anno accademico attuale.

La Legge di Bilancio 2017, entrata in vigore nel settembre 2017, ha introdotto una no tax area da applicarsi in base al reddito per le matricole mentre per gli anni successivi l’esenzione, o la riduzione dalle tasse universitarie, è determinata sulla base di requisiti di merito e in base al numero di CFU maturati nel corso dell’anno. Ad esempio, per gli anni successivi, l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie è determinata soltanto previa verifica del requisito economico, tale da non superare i 13.000 euro o i 30.000 euro, e per il requisito di merito bisognerà aver maturato 25 CFU nei 12 mesi antecedenti il 10/08 che precede l’iscrizione (limiti stabiliti per ciascun ateneo e dunque da verificare presso la segreteria studenti).

Per beneficiare delle riduzioni e delle esenzioni dal pagamento delle tasse universitarie sarà fondamentale presentare il modello Isee 2017.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

Ai sensi dell’art. 5, D.P.R. 25 luglio 1997, n. 306, le tasse e i contributi a carico degli studenti per la copertura delle spese universitarie non possono superare la soglia del 20% nel rapporto aritmetico tra contribuzione a loro carico e finanziamenti pubblici del diritto allo studio, sussistendo in capo agli iscritti un vero e proprio diritto a che l’Università non si discosti dal detto vincolo aumentando illimitatamente le c.d. tasse universitarie.” T.A.R. Lombardia Milano Sez. I, 16/11/2011, n. 2761. “In materia di dispensa dal pagamento delle tasse universitarie, la generale esclusione dalla dispensa per gli studenti fuori corso introdotta dall’art. 5, 3° comma, della legge n. 1551 del 1951 si estende alle ipotesi di dispensa aggiunte dalla legge n.41 del 1986, rimanendo limitato il beneficio per gli studenti fuori corso soltanto agli studenti che esercitano attività lavorativa (e per tale ragione meritevoli di una considerazione di favore), ai sensi e nei limiti di cui all’art. 4, 4° comma, legge n. 41 del 1986. (Rigetta, App. Genova, 15 Febbraio 2002)” Cass. civ. Sez. I, 10/01/2007, n. 266.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, per ottenere delle riduzioni determinate in base al reddito e al merito, grazie alla normativa vigente, sarà possibile al lettore:

1) verificare la possibilità di aderire alla no tax area mediante la presentazione dell’Isee 2017 e certificazione attestante i crediti universitari maturati.

2) Verificare la possibilità di beneficiare di riduzioni o dispense attribuite agli studenti lavoratori. O, in mancanza,

3) in base alla giurisprudenza prevalente, formulare un’istanza di riduzione da inoltrare al Rettorato, al Consiglio di Amministrazione e al Senato Accademico per vedere riconosciuto il proprio diritto allo studio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta