Sicurezza sul lavoro

Posted on : 13-02-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Lavoro

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Ogni datore di lavoro ha l’obbligo di mettere in campo tutte le misure necessarie a garantire la salute e la sicurezza dei propri dipendenti.

Siamo nel 2018 eppure si continua a morire di lavoro. Sono infatti ancora molto, troppo numerosi i casi di morti sul lavoro. Agli infortuni sul lavoro mortali devono aggiungersi i migliaia di infortuni che provocano ai lavoratori danni non mortali ma, spesso, gravissimi e che peggiorano in maniera permanente la vita del lavoratore stesso. Agli infortuni vanno poi aggiunte le malattie professionali che vengono provocate dall’esposizione dei lavoratori a sostanze nocive che, con il passare del tempo, determinato l’insorgenza di patologie molto gravi che spesso conducono alla morte. Si sono succedute normative diverse che hanno cercato di aumentare la sicurezza sul lavoro, ma i risultati sono stati sempre inferiori alle aspettative. Occorre senza dubbio anche un cambiamento culturale su questo terreno.

L’obbligo di sicurezza del datore di lavoro

Uno degli obblighi principali che il datore di lavoro si assume quando firma un contratto di lavoro ed assume un dipendente è il cosiddetto obbligo di sicurezza. A porre l’obbligo di sicurezza in capo al datore di lavoro è direttamente la legge [1] che obbliga le aziende a porre in essere tutte le misure che, in base alle conoscenze a disposizione, possano tutelare in modo efficace la salute e la sicurezza sul lavoro del dipendente.

Sarà il datore di lavoro, quindi, a decidere quali misure mettere in campo per tutelare la salute dei dipendenti. Nel fare questa valutazione l’azienda dovrà, ovviamente, tenere conto della particolare natura delle attività che si svolgono in azienda.

Per fare un esempio, le misure di sicurezza necessarie in una azienda che produce acciaio non saranno le stesse necessarie in una azienda che fa consulenza. Inoltre, le misure di sicurezza non sono identiche per tutti i reparti e le aree aziendali, dipendendo le stesse dalla tipologia di attività che caratterizza il singolo reparto o area aziendale.

L’obbligo di sicurezza è dunque un concetto ampio e va declinato in modo diverso a seconda del singolo contesto aziendale.

La normativa specifica sulla sicurezza

Il generale obbligo di sicurezza che grava sul datore di lavoro è stato declinato da tutta una serie di normative specifiche che hanno chiarito quali sono i passaggi e gli adempimenti che, concretamente, le aziende devono fare per essere in regola con gli obblighi di sicurezza.

Tutte queste norme sono ora raccolte in un unico Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro [2].

I principali adempimenti da porre in essere in base al Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono i seguenti:

  • valutare tutti i rischi presenti nella propria azienda per la salute e sicurezza dei lavoratori. La valutazione del rischio è la base per poter poi porre in essere delle misure di sicurezza che cerchino di ridurre al minimo, o eliminare se possibile, i rischi stessi. La valutazione dei rischi deve confluire in un documento detto documento di valutazione dei rischi o Dvr;
  • se nell’impresa sono presenti lavoratori dipendenti di ditte esterne alle quali sono stati affidati degli specifici servizi in azienda (ad es. la ditta delle pulizie) dovrà essere approvato un ulteriore documento detto documento di valutazione dei rischi da interferenze o semplicemente Duvri. Tale documento deve valutare i rischi che possono derivare dall’interferenza tra lavoratori diretti e indiretti e predisporre le relative misure di sicurezza;
  • nominare tutte le figure richieste dalla legge per la sicurezza sul lavoro e, in particolare: (i) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (detto anche Rspp) ossia un dipendente o consulente esterno che da consulenza al datore di lavoro in materia di sicurezza; (ii) il medico competente, ossia il medico che dovrà occuparsi della sorveglianza sanitaria dei dipendenti, di effettuare le visite periodiche, di emettere i certificati di abilità del dipendente alle mansioni, etc.; (iii) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (detto anche Rls) che viene eletto dai dipendenti e nominato dal datore di lavoro;
  • formare i dipendenti in materia di sicurezza – in generale tutti i dipendenti devono essere coinvolti in corsi di formazione nei quali gli deve essere spiegato come funziona la gestione della sicurezza in azienda, il contenuto del Dvr e del Duvri, quali sono i rischi specifici del dipendente sulla base delle mansioni che svolge e cosa il dipendente deve fare per ridurre al minimo i rischi per la propria salute e sicurezza. A determinati soggetti, inoltre, devono essere erogati dei corsi di formazione specifici che derivano dal fatto che andranno a rivestire un ruolo particolarmente importante nella gestione della sicurezza. In particolare l’Rspp e l’Rls devono ricevere una formazione specifica per poter svolgere tale ruolo;
  • fornire ai dipendenti i dispositivi di protezione individuale resi necessari dai rischi specifici connessi alle mansioni svolte. Ad esempio, ad un impiegato amministrativo non andranno di certo fornite le scarpe anti-infortunistica posto che il rischio che gli cada un grosso peso sul piede è quasi inesistente. Tuttavia, potrebbe invece essergli fornito un dispositivo per schermare il monitor del PC e ridurre l’affaticamento degli occhi;
  • aggiornare costantemente i documenti e la formazione ai nuovi rischi che emergono in ambito aziendale;
  • effettuare le comunicazioni di legge all’Inail ed agli altri enti, soprattutto nel caso si verifichino infortuni sul lavoro.

Cosa rischia l’azienda che non rispetta l’obbligo di sicurezza?

Ogni azienda, come abbiamo detto, deve rispettare l’obbligo di sicurezza.

La violazione di tale obbligo può portare l’azienda a tre diverse forme di responsabilità:

  • responsabilità contrattuale: come abbiamo detto l’obbligo di sicurezza fa parte del contratto di lavoro sottoscritto con il lavoratore. Se tale obbligo non viene rispettato siamo di fronte, di fatto, ad un inadempimento da parte dell’azienda e il lavoratore può ottenere il risarcimento del danno;
  • responsabilità amministrativa: il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro prevede che la violazione di alcune sue disposizioni sia punita con l’applicazione di sanzioni amministrative;
  • responsabilità penale: se il mancato rispetto degli obblighi di sicurezza è la causa di un infortunio o di una malattia professionale, il datore di lavoro rischia anche di essere perseguito sotto il profilo penale. In caso di morte del lavoratore, il datore di lavoro rischia un processo penale per omicidio colposo. In caso di malattia professionale o di infortunio non mortale, invece, l’imprenditore rischia di rispondere per lesioni gravi o gravissime a seconda del danno provocato al dipendente.

Sicurezza sul lavoro: le azioni del dipendente

Il Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro introduce l’idea della cosiddetta sicurezza partecipata. La filosofia del decreto parte dall’idea che la sicurezza non può ridursi ad una serie di adempimenti e di regole da seguire, ma deve essere un approccio che tutti in azienda fanno proprio, a partire dai lavoratori.

Non possiamo negare che spesso, infatti, sono gli stessi dipendenti a considerare le regole di sicurezza delle noiose imposizioni e ad adottare, di conseguenza, comportamenti pericolosi.

Proprio per questo, con la figura dell’Rls, si cerca di coinvolgere il personale come parte attiva nella sicurezza in azienda.

In ogni caso, quando un’azienda non rispetta il proprio obbligo di sicurezza, come abbiamo visto viene a configurarsi una responsabilità contrattuale verso il lavoratore.

Il dipendente che subisce un danno a causa del mancato rispetto dell’obbligo di sicurezza da parte del datore di lavoro potrà dunque fare causa all’azienda e chiedere il risarcimento del danno.

Come in tutte le cause in cui si chiede il risarcimento di un danno sarà il dipendente a dover fornire la prova del proprio diritto al risarcimento.

In particolare il dipendente dovrà provare:

  • di aver subito un danno: ciò potrà avvenire, ad esempio, quando un lavoratore subisce un infortunio sul lavoro o si ammala di una malattia professionale. Infortunio e malattia infatti producono un danno alla sfera psico-fisica del dipendente. Per provare l’entità del danno biologico il dipendente dovrà depositare in giudizio una perizia medico-legale che illustri le caratteristiche del danno e la diminuzione dello stato di salute psico-fisica provocata dal danno stesso. In base ai punti di danno riconosciuti dalla perizia sarà possibile formulare una richiesta risarcitoria. Infatti, in base a delle tabelle elaborate dai vari tribunali italiani, sulla base dell’età del dipendente e dei punti di danno biologico è possibile individuare una somma di denaro per il risarcimento;
  • il comportamento illegittimo del datore di lavoro: il dipendente dovrà fornire tutti gli argomenti dai quali emerge che l’azienda non ha rispettato i propri obblighi di sicurezza e quindi ha violato le regole sulla sicurezza previste dal Testo Unico oppure, al di là dell’adempimento formale di quegli obblighi, ha comunque posto in essere dei comportamenti contrari al suo dovere di proteggere la salute e la sicurezza dei dipendenti;
  • il nesso di causalità tra il danno subito ed il comportamento illegittimo del datore di lavoro: il dipendente dovrà dimostrare che il danno subito è stato provocato dal comportamento illegittimo dell’azienda.

Facciamo un esempio: Tizio, addetto alla logistica, si infortuna sul lavoro a causa della caduta sul suo piede di un grosso collo che gli provoca l’amputazione di tre dita del piede.

A Tizio non erano state mai fornite le scarpe anti-infortunistica dall’azienda.

Tizio dovrà dimostrare:

  • il danno, ossia l’amputazione delle dita del piede e la conseguente menomazione permanente della sua integrità psico-fisica con una perizia medico-legale;
  • il comportamento illegittimo dell’azienda: in questo caso il mancato assolvimento di uno dei principali obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza, ossia fornire ai dipendenti i dispositivi di protezione individuale;
  • il nesso di causalità tra danno e inadempimento dell’azienda: Tizio dovrà dimostrare (anche qui verrà in aiuto la perizia medico-legale) che se avesse indossato le scarpe anti-infortunistica  l’infortunio non avrebbe provocato danni permanenti.

Se il lavoratore dimostra tutto quanto illustrato potrà ottenere dal giudice il risarcimento del danno.

L’obbligo di sicurezza del datore di lavoro

Posted on : 09-02-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Lavoro

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Il datore di lavoro ha l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti.

La sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema di cui si parla in modo ricorrente. Purtroppo, quasi ogni giorno, i teelgiornali parlano di lavoratori morti mentre stavano lavorando. Per cercare di aumentare al massimo la sicurezza nei luoghi di lavoro, nel corso degli anni, sono state approvate numerose leggi, decreti, testi unici, circolari. In realtà, anche se si registra qualche miglioramento, molto spesso le norme si sono tradotte solo in adempimenti burocratici, pagine  e pagine di carte, senza migliorare nella sostanza lo stato di salute e di sicurezza dei lavoratori. In questo articolo cerchiamo di capire in cosa consiste l’obbligo di sicurezza del datore di lavoro e cosa rischiano le aziende che non tutelano adeguatamente la sicurezza nel luogo di lavoro.

L’obbligo di sicurezza

Quando azienda e dipendente firmano il contratto di lavoro, le parti si assumono diritti e doveri reciproci. Il dipendente si impegna, tra le altre cose, a recarsi al lavoro puntuale, a svolgere con diligenza la prestazione di lavoro, a eseguire le direttive che gli vengono impartite dal datore di lavoro, etc.

L’azienda, dal canto suo, si obbliga a pagare lo stipendio regolarmente e tutti gli altri pagamenti richiesti dalla legge o dal contratto collettivo di lavoro.

Ma non si esaurisce in questo la lista degli obblighi del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti. Uno dei principali obblighi messi a carico dell’azienda dalla legge [1] è, infatti, l’obbligo di sicurezza.

L’obbligo di sicurezza del datore di lavoro ricomprende il dovere dell’azienda di mettere in campo tutte le misure che, sulla base della scienza e della tecnica, nonché dei rischi specifici propri del tipo di lavoro che si svolge in azienda, sono necessarie o quantomeno consigliabili per poter ridurre al minimo il rischio che i dipendenti si ammalino sul posto di lavoro o subiscano incidenti o qualsiasi altro evento che possa mettere a rischio la loro sicurezza.

Si tratta di un obbligo che è parte integrante del contratto di lavoro e, dunque, l’azienda che non dovesse fare tutto ciò che può per tutelare il dipendente sarebbe inadempiente.

Nel corso del tempo, le leggi hanno cercato di procedimentalizzare l’obbligo di sicurezza, definendo in maniera specifica cosa deve fare l’azienda per assicurare la sicurezza, quali figure aziendali sono coinvolte, quali documenti devono essere approvati etc.

Cerchiamo di capire dunque quali sono i principali adempimenti che le aziende devono mettere in campo per rispettare l’obbligo di sicurezza così come è stato declinato nelle varie leggi che si sono succedute [2].

Le misure generali di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Il testo unico delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro fissa, innanzitutto, le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro che ogni azienda deve rispettare.

Tali misure sono:

la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;

la programmazione della prevenzione;

l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico:

  • il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
  • la riduzione dei rischi alla fonte;
  • la sostituzione di ciò che e’ pericoloso con ciò che non lo e’, o e’ meno pericoloso;
  • la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;
  • l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
  • la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
  • il controllo sanitario dei lavoratori;
  • l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;
  • l’informazione e formazione adeguate per i lavoratori;
  • l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti;
  • l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • l’istruzioni adeguate ai lavoratori;
  • la partecipazione e consultazione dei lavoratori;
  • la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;
  • le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato;
  • l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
  • la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti.

La legge precisa, poi, che le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare costi per i lavoratori. Sarebbe, dunque, illegittimo far pagare di tasca propria ai dipendenti i corsi sulla sicurezza.

Gli obblighi del datore di lavoro nella sicurezza

Il datore di lavoro è inoltre obbligato a:

  • nominare il medico competente, ossia il medico che deve verificare lo stato di salute dei dipendenti e sottoporli a visite periodiche;
  • designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
  • nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacita’ e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
  • fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale (ad esempio caschetti, guanti, scarpe anti-infortunistiche);
  • prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro;
  • inviare i lavoratori alla visita medica presso il medico competente entro le scadenze previste;
  • adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  • adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento dei dipendenti;
  • astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
  • consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
  • consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza i documenti rilevanti sulla sicurezza;
  • elaborare il documento di valutazione dei rischi ed il documento valutazione rischi da interferenze se nell’azienda ci sono ditte esterne che svolgono appalti;
  • prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;
  • comunicare in via telematica all’Inail e all’Ipsema le informazioni richieste dalla legge;
  • consultare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle ipotesi di legge;
  • adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro;
  • nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro;
  • nelle unità produttive con più di 15 lavoratori, convocare una riunione periodica sui temi della sicurezza;
  • aggiornare periodicamente le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi.

Il documento di valutazione dei rischi

Uno dei principali obblighi  dell’azienda in materia di sicurezza è redigere, di solito con l’ausilio di consulenti esperti, il documento di valutazione dei rischi detto anche DVR. Questo documento deve contenere:

  • una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa. I criteri di redazione del documento devono essere la semplicità, la brevità e la comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione;
  • l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati;
  • il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  •  l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
  • l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;
  • l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacita’ professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

Oltre alla redazione del DVR, vi sono tanti altri obblighi che l’azienda deve rispettare e occorre considerare che gli obblighi cambiano anche a seconda del settore specifico, e dunque di rischi specifici, in cui opera l’azienda.

Cosa rischia l’azienda che non è in regola con la sicurezza?

La violazione di singoli obblighi previsti dal testo unico espone l’azienda al rischio di sanzioni. Inoltre, se si verifica un infortunio o una malattia professionale e si dimostra che l’azienda non è in regola con la sicurezza, il datore di lavoro rischia:

  • una condanna penale per omicidio colposo o per lesioni, a seconda che l’infortunio o la malattia professionali siano mortali o meno;
  • una condanna per risarcimento del danno al dipendente, che sarà pari alla differenza tra il danno complessivamente subito e la quota già indennizzata dall’Inail.