Quando si applica l’Iva al 10%?

Posted on : 23-09-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Come funziona l’imposta sul valore aggiunto agevolata per manutenzione, ristrutturazione o recupero degli edifici.

Se devi fare un lavoro di manutenzione ordinaria o straordinaria della tua casa, ti sarai chiesto qual è l’Iva che devi pagare sui materiali edili da acquistare: si deve calcolare il 22% oppure c’è la possibilità di beneficiare sempre dell’imposta agevolata? Quando si applica l’Iva al 10%?

Di norma, come accennato, l’imposta sul valore aggiunto al 10% viene calcolata in caso di manutenzione dell’immobile, che sia di tipo ordinario o straordinario. Ma non sempre i lavori da effettuare danno diritto all’Iva agevolata. È necessario, ad esempio, che l’edificio oggetto della ristrutturazione o della manutenzione sia ad uso residenziale. Il tutto è contenuto in una legge del 1999 [1] che spiega quali sono gli interventi per i quali è possibile applicare l’Iva al 10%. Vediamo he cosa dice la normativa.

Iva al 10%: che cos’è?

L’Iva al 10% è un’agevolazione che lo Stato prevede per chi deve realizzare dei lavori edili di manutenzione o di ristrutturazione, di recupero edilizio, di restauro e di risanamento conservativo di un immobile residenziale. L’imposta sul valore aggiunto al 10% può essere applicata non solo sul costo dei lavori ma anche su quello dei materiali semilavorati e delle materie prime che servono per realizzare le opere.

Va da sé che l’Iva viene riconosciuta al 10% quando c’è un regolare contratto di appalto per eseguire i lavori. Quindi, il proprietario di una casa che vuole fare la manutenzione da sé non può pretendere di andare a comprare il materiale e di pagare l’Iva agevolata: il beneficio scatta all’interno del contratto stesso, quindi dovrà essere l’impresa edile ad acquistare e fornire il materiale.

L’altra condizione per avere l’imposta al 10%, come già anticipato, è che i lavori interessino un immobile ad uso residenziale. Più precisamente:

  • unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A/1 ad A/11, esclusi gli uffici A/10;
  • relative pertinenze;
  • parti comuni degli edifici a prevalente destinazione abitativa;
  • edifici di edilizia residenziale pubblica se connotati dalla prevalenza della destinazione abitativa;
  • edifici assimilati alle case di abitazione non di lusso, se costituiscono stabile residenza di collettività (ad esempio conventi o Rsa).

Iva al 10%: per quali lavori?

Nello specifico, la legge ammette l’applicazione dell’Iva al 10% per i seguenti lavori eseguiti con regolare contratto di appalto negli immobili residenziali:

  • manutenzione ordinaria, vale a dire interventi riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
  • manutenzione straordinaria, ossia tutte quelle opere e modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso;
  • restauro e risanamento conservativo, cioè quegli interventi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto dei suoi elementi tipologici, formali e strutturali, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. TSi parla, più nel dettaglio, di consolidamento, ripristino e rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, dell’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze d’uso, e dell’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;
  • ristrutturazione edilizia: come noto, si tratta di interventi rivolti a trasformare gli immobili mediante un insieme sistematico di opere che possono renderlo in tutto o in parte diverso dal precedente. I lavori comprendono, quindi, il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, la eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti.

Iva al 10%: i beni significativi

Per quanto riguarda, invece, i beni che danno diritto all’Iva agevolata al 10%, la legge ammette al beneficio «i beni che costituiscono una parte significativa del valore delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio e delle parti staccate».

C’è, però da fare un’operazione matematica per calcolare l’Iva al 10% sui cosiddetti beni significativi quando si tratta di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. L’imposta ridotta può essere applicata solo fino a concorrenza del valore della prestazione considerato al netto del valore dei beni stessi. E qui ci vuole un esempio.

Poniamo che il totale del costo della ristrutturazione edilizia sia di 10.000 euro, che per i beni significativi si spenda 6.500 euro e che la mano d’opera venga a costare 3.500 euro. Totale, appunto, 10.000 euro. L’Iva al 10% si applica alla differenza tra il costo totale della ristrutturazione (10.000 euro) e quello dei beni (6.500 euro). Risultato: l’Iva agevolata verrà applicata su 3.500 euro.

Quali sono, però, questi beni significativi che danno diritto all’agevolazione fiscale? Si tratta di:

  • ascensori e montacarichi;
  • infissi;
  • caldaie;
  • videocitofoni;
  • condizionatori e gli apparecchi per il riciclo dell’aria;
  • sanitari e la rubinetteria;
  • impianto di sicurezza.

Giova sottolineare il fatto che non è possibile applicare l’Iva al 10% su materiali o beni comprati dal committente o non forniti dall’impresa appaltatrice. Non viene riconosciuta nemmeno su:

  • le prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi di recupero edilizio;
  • le prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso, chi ha il subappalto fattura con l’aliquota Iva ordinaria del 22% alla ditta principale che, in un secondo momento, fatturerà la prestazione al committente con l’Iva al 10%, se ricorrono i presupposti per farlo.

Solo nel caso dei lavori di ristrutturazione e di recupero edilizio è possibile applicare l’Iva agevolata senza alcuna deroga.

Iva al 10%: quali documenti servono?

Per poter applicare l’Iva agevolata al 10%, ovvero nel caso di lavori sulla seconda casa o successive e per la fornitura dei beni significativi sopra elencati, occorre presentare i seguenti documenti:

  • eventuale copia della concessione edilizia;
  • copia dell’atto;
  • copia del documento di identità e del codice fiscale;
  • autocertificazione con cui si dichiara di avere diritto all’Iva al 10%;
  • in caso di manutenzione straordinaria, ristrutturazione, restauro e risanamento: denuncia di inizio attività (Dia).

L’impresa appaltatrice che effettua il lavoro di manutenzione ordinaria o straordinaria deve indicare in fattura, oltre al servizio realizzato, i beni significativi ammessi all’Iva agevolata che sono stati forniti.

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Bonus ristrutturazione casa: come funziona e come ottenerlo

Posted on : 19-09-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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La lista completa di tutti i possibili fruitori della detrazione.

Negli ultimi anni, grazie ai vari incentivi concessi dal Governo, ristrutturare casa non è più un’impresa così ardua come in passato. Con la Legge di Bilancio 2022 sono stati presentati e prorogati i Bonus edilizi: si tratta di aiuti economici per tutti coloro che effettuano lavorazioni in questo settore.

Tra i tanti, il Bonus ristrutturazione casa è, nello specifico, un incentivo fiscale per tutti coloro che effettuano lavori in un edificio abitativo. Per accedere e usufruire del bonus, però, è necessario soddisfare determinati requisiti e rispettare alcuni punti essenziali.

Ecco tutto quello che c’è da sapere su come funziona il Bonus ristrutturazione e come usufruirne.

Bonus Ristrutturazione: cos’è e come funziona?

Il Bonus ristrutturazione è stato introdotto per la prima volta dall’articolo 16-bis del DPR 917 del 1986. Nel 2013, il Bonus è stato potenziato con il Decreto Legge n. 63 (articolo 16, comma 1) e, con la legge di Bilancio 2022, è stato esteso fino al 31 dicembre 2024.

Il Bonus ristrutturazione consiste in una detrazione del 50% sull’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) fino a un massimo di 96.000 euro di spesa per interventi di ristrutturazione edilizia e manutenzione, straordinaria o ordinaria.

La detrazione, se ottenuta, verrà ripartita in 10 quote annuali di eguale importo.

Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi direttamente a professionisti del settore così da avere supporto in tutte le fasi. Ad esempio, recandosi presso uno dei punti vendita Leroy Merlin e compilando la documentazione necessaria, è possibile godere dei benefici del Bonus ristrutturazione senza preoccuparsi degli aspetti burocratici associati ai vari adempimenti, attraverso la soluzione Zero Pensieri.

A chi spetta il bonus ristrutturazione?

Dal 2022, con la finalità di contrastare possibili frodi, sono stati modificati i nuovi adempimenti relativi alla cessione del credito e alla possibilità di accedere all’incentivo.

Il Bonus ristrutturazione 2022 può essere richiesto da tutti gli italiani che sono soggetti al pagamento di imposte sui redditi. In modo più specifico, possono usufruire dell’agevolazione sia i proprietari che i titolari dei diritti sugli immobili da ristrutturare.

Nel dettaglio, ecco la lista di tutti i soggetti che possono accedere in modo regolare all’incentivo e hanno il diritto alla detrazione:

  • il proprietario;
  • il titolare di un diritto reale sull’immobile soggetto ai lavori (uso, abitazione o superficie);
  • l’inquilino;
  • tutti i soci di cooperative sia divise che non;
  • tutti i soci di specifiche società semplici;
  • gli imprenditori individuali: in questo caso, il punto si riferisce esclusivamente agli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o di merce.

Oltre a questi appena citati, possono usufruire del diritto alla detrazione (a patto che sostengano in modo regolare tutte le spese e siano gli intestatari di bonifici e fatture) anche:

  • un familiare convivente con il possessore dell’immobile oggetto dell’intervento di ristrutturazione. Possono essere: il coniuge, il componente dell’unione civile e tutti i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado;
  • coniuge separato ma assegnatario dell’immobile in questione.

Quali sono i lavori ammessi e coperti dal Bonus ristrutturazione casa?

In generale, il Bonus ristrutturazione concede un’agevolazione fiscale a tutti i lavori riguardanti la ristrutturazione di un immobile entro i limiti di spesa e di tempo ben definiti.

Nello specifico, ecco quali sono i lavori sugli immobili residenziali per i quali è assicurata la detrazione:

  • tutti gli interventi relativi alla manutenzione straordinaria, al restauro e alla ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria, anche rurali;
  • i lavori di manutenzione, sia ordinaria sia straordinaria, di restauro e di risanamento effettuati su tutte quelle parti comuni degli edifici, ovvero i condomini;
  • tutti gli interventi necessari per la ricostruzione di un immobile danneggiato in seguito a eventi calamitosi e, soprattutto, a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • i lavori finalizzati alla costruzione di autorimesse o posti auto, anche di proprietà comune;
  • tutti i lavori effettuati per la realizzazione di ogni strumento e attrezzo che, per mezzo della tecnologia o della robotica, sia idoneo a consentire lo spostamento in luoghi interni o esterni di persone portatrici di handicap;
  • tutte le operazioni finalizzate a evitare infortuni domestici all’interno dell’immobile in questione;
  • i lavori compiuti per prevenire il rischio di possibili atti illeciti, quindi furto, aggressione, sequestro di persona e qualunque altro reato.

Incentivi per interventi antisismici

Il Bonus ristrutturazione consente anche agevolazioni per tutte le spese relative a interventi antisismici su tutti gli edifici residenziali che si trovano nelle zone considerate ad alta pericolosità sismica (zona 1 e zona 2). La detrazione, del 50%, spetta a tutti coloro che hanno effettuato lavori nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021. Con la Legge di Bilancio 2022 il Bonus è stato prorogato sino al prossimo 31 dicembre 2022. Tale agevolazione è da calcolare su un importo complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.

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