Chi registra la telefonata all’insaputa dell’altro può farlo condannare?

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Registrare una telefonata di nascosto è legale e la prova è incontrovertibile anche se il file non è quello originale.

È facile registrare una conversazione telefonica, magari mettendo il telefono in vivavoce e azionando un registratore accanto alla cornetta. Ma che valore ha la registrazione, da un punto di vista legale, se l’altra parte non ne era a conoscenza? La risposta è stata fornita dalla Cassazione poche ore fa [1]. La sentenza riapre un tema sempre molto discusso. E questo perché, secondo l’interpretazione ormai costante dei giudici, il contenuto della conversazione registrata di nascosto costituisce una valida prova e può essere quindi usata in tribunale. In buona sostanza chi registra la telefonata all’insaputa dell’altro può farlo condannare.

È lecito registrare una telefonata all’insaputa dell’altro?

Perché mai è lecito registrare una telefonata? Chi ha letto la nostra guida Registrare una telefonata è legale? già lo sa. Ma, a beneficio di tutti, lo ripetiamo anche in questa sede. La registrazione si considera una prova documentale di un fatto storicamente avvenuto. Il file audio è paragonabile a un’email che è stata inviata da una persona ad un’altra e da quest’ultima archiviata e poi utilizzata contro il mittente. È vero che i latini dicevano «verba volant, scripta manent» (le parole volano, gli scritti rimangono), ma alla loro epoca non esistevano i registratori. Oggi che invece qualsiasi apparecchio riesce a creare un file audio con le voci dei presenti, anche se nascosto nel taschino, la registrazione ha lo stesso valore di un documento archiviato come un’email. E non conta il fatto che gli altri conversanti non fossero a conoscenza della “intercettazione[2].

Ci vuole l’autorizzazione del giudice per la registrazione?

C’è bisogno dell’autorizzazione del giudice per registrare una conversazione telefonica? Macché. Ciò vale solo quando le intercettazioni vengono eseguite dalla polizia e non invece dai privati che sono liberi di azionare magari il registratore vocale del telefonino.

Ci sono dei luoghi in cui è lecito registrare una conversazione?

Quando si parla di registrazione telefonica, questa è sempre valida. Quando invece si tratta di una conversazione avuta tra persone presenti nello stesso luogo è necessario rispettare due condizioni:

  • il registrante deve partecipare alla discussione e non deve quindi essere da un’altra parte (ad esempio assentarsi e lasciare il registratore in modalità “on”);
  • la registrazione non può avvenire nel domicilio, nel luogo di lavoro o nell’auto del soggetto all’oscuro di ciò.

È lecito registrare la conversazione telefonica tra due persone?

Proprio per quello che abbiamo appena detto non si può registrare una conversazione telefonica intervenuta tra due soggetti entrambi all’oscuro di ciò. È ad esempio il caso del marito che esce di casa e, per scoprire se la moglie parla al telefono con l’amante, inserisce una spia dentro il ricevitore del telefono o lascia un registratore acceso nascosto in una scaffalatura della libreria.

Il file audio deve essere originale?

La registrazione, abbiamo detto, costituisce una prova e può essere utilizzata per far condannare colui che non ne era a conoscenza. Non si deve necessariamente trattare del file audio originale. Ad esempio, se il file viene realizzato con lo smartphone e poi da questo dispositivo inviato per email sul computer è possibile creare un’ulteriore copia da depositare con una querela o da far sentire al giudice.

In definitiva che valore ha la registrazione di una telefonata?

La telefonata registrata da una delle persone che parla all’apparecchio è pienamente utilizzabile nel procedimento a carico dell’altro soggetto che ha preso parte alla conversazione: si tratta di una prova documentale rappresentativa di un fatto storicamente avvenuto, rispetto alla quale si pone solo un obbligo di accertare la genuinità dell’atto, come sempre in questi casi. Se non ci sono dubbi sull’autenticità del file e questo non risulta essere stato manipolato, l’attendibilità della prova è incontrovertibile.

E se si tratta della voce di un imitatore?

Si è vero: ci sono persone capaci di imitare alla perfezione la voce di altre persone, specie se questa è oscurata dal traffico e dai rumori esterni. Ma le diversità non sfuggono ai tecnici cui il giudice può delegare una verifica vocale.

Certificato di residenza e di famiglia rilasciati ad estranei

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Un estraneo può chiedere e ottenere un certificato di residenza o uno stato di famiglia anche riguardo a terze persone. Non ci sono ostacoli di privacy.

Non c’è privacy che tenga quando si deve chiedere un certificato anagrafico come il certificato di residenza o lo stato di famiglia di una persona. Il Comune infatti è autorizzato a rilasciare tali documenti anche ad estranei. Ciò vale anche per un atto di morte e atto di matrimonio. Chiunque, quindi, può presentarsi all’ufficio anagrafe e chiedere un’attestazione relativa ai dati di un’altra persona. Peraltro – nonostante le prassi sposate da alcuni Comuni – non è necessario fornire motivazioni relative all’uso che si intende fare del certificato (non c’è quindi bisogno, ad esempio, di citare scopi giudiziali o di notifica), né è indispensabile che la richiesta sia inoltrata, in carta intestata, da un avvocato ben potendo essere presentata da un privato. È la legge che prevede la possibilità che certificato di residenza e stato di famiglia siano rilasciati anche ad estranei.

In particolare il Dpr che regola il nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente stabilisce che «.’ufficiale di anagrafe rilascia a chiunque ne faccia richiesta, fatte salve le limitazioni di legge, i certificati concernenti la residenza e lo stato di famiglia».

Tale previsione non lede la privacy dell’interessato che, pertanto, non può opporsi al rilascio del proprio certificato a terzi; difatti il codice in materia di dati personali (la cosiddetta legge sulla pivacy) stabilisce [2] che «La comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento» cosa che nel caso di specie è, come detto, regolamentato dal Dpr sul regolamento anagrafico.

È possibile sapere se qualcuno ha chiesto lo stato di famiglia o il certificato di residenza di un’altra persona? Assolutamente no. L’ufficiale dell’anagrafe che abbia rilasciato i predetti atti a chi gliene abbia fatto richiesta non deve poi comunicarlo al titolare dei dati che, pertanto, resterà all’oscuro di ciò. Ciò vale anche se la persona cui si riferisce il certificato chiede si sapere se sono stati rilasciati a terzi certificati che lo riguardano.

E se la persona di cui si vuol chiedere un certificato abita in un altro Comune? Nulla di più semplice: basta inviare la richiesta al Comune di residenza tramite posta o tramite Pec (posta elettronica certificata).

Quanto costa? La richiesta dei certificati di residenza, stato di famiglia e atto di morte di una persona hanno un costo: marca da bollo da 14,62 euro e 0,52 euro per diritti di segreteria.

 

La videocamera che inquadra il parcheggio condominiale è lecita?

Posted on : 15-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Vorrei installare, sul balcone del mio appartamento, una telecamera puntata conto il mio parcheggio nel cortile condominiale per controllare l’auto. Posso farlo senza autorizzazioni?

L’uso di telecamere per inquadrare il pianerottolo o la proprietà privata è consentito solo quando l’obiettivo non va a riprendere spazi comuni dell’edificio o del cortile e non possano essere oggetto di controllo gli altri condomini. A queste condizioni non è necessario chiedere l’autorizzazione all’assemblea. Il Garante della Privacy ha chiarito che, per non rischiare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata e nella violazione dell’altrui privacy, è necessario che il sistema di video-sorveglianza sia installato in maniera tale che l’obiettivo della telecamera filmi solo lo spazio privato e non tutto il pianerottolo o la strada, oppure solo il proprio posto auto e non tutto il garage o tutto il parcheggio condominiale. In sintesi, il messaggio del Garante è chiaro: la videocamera che inquadra il parcheggio condominiale è lecita a condizione che, nelle riprese, non finiscano gli altri condomini o le loro auto.

L’uso della videocamera da parte del condomino è inoltre condizionato al fatto che avvenga per fini esclusivamente personali (come appunto nell’ipotesi di tutela dai ladri) e le immagini non vengono né comunicate sistematicamente a terzi, né diffuse (ad esempio attraverso apparati tipo web cam).

Se invece la telecamera finisce inevitabilmente per riprendere spazi comuni, in cui possono finire i volti o i corpi degli altri condomini, è necessario che la sua installazione sia approvata dal condominio. In particolare, la sua approvazione deve avvenire con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti all’assemblea e almeno la metà del valore dell’edificio (i cosiddetti millesimi).

La telecamera dovrà essere segnalata con appositi cartelli, eventualmente avvalendosi del modello predisposto dal Garante.

Le registrazioni possono essere conservate per un periodo limitato tendenzialmente non superiore alle 24-48 ore. Per tempi di conservazione superiori ai sette giorni è comunque necessario presentare una verifica preliminare al Garante. Le telecamere devono riprendere solo le aree comuni da controllare (accessi, garage…), possibilmente evitando la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti (strade, edifici, esercizi commerciali ecc.). I dati raccolti (riprese, immagini) devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento).

Droni: regole sulla sicurezza e sulla privacy

Posted on : 12-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Le regole dell’Enac e del Garante della privacy sui droni ad uso ricreativo: come rispettare sicurezza e privacy.

Vanno di moda, in molti li hanno ma spesso se ne fa un uso non corretto, mettendo a repentaglio la sicurezza e la privacy della collettività. Parliamo dei droni ad uso ricreativo. Ecco perché l’Enac (l’Ente nazionale per l’Aviazione Civile) e il Garante della Privacy hanno adottato, ciascuno nel proprio ambito di competenza, delle guide operative su come usare i droni e quali caratteristiche tecniche devono avere. Ma procediamo con ordine e vediamo quali regole sulla sicurezza e sulla privacy devono rispettare i droni.

Droni: regole sulla sicurezza

Per i droni fino a 2kg di peso

Dove: si possono usare nelle aree urbane che non prevedono il sorvolo di persone nell’area delle operazioni a meno che non siano indispensabili alle operazioni e addestrate allo scopo.

Prescrizioni tecniche:

  • sistema di terminazione del volo;
  • sistema di comando e controllo dotato di recovery in caso di perdita del data link;
  • luci di riconoscimento dell’APR anteriore/destra verde, anteriore/sinistra rossa e posteriore bianca nel caso di VLOS notturno.

Condizioni di volo

  • Altezza massima: 50 m
  • Distanza massima orizzontale dal pilota: 100 m
  • Velocità massima: 5 m/s
  • Velocità massima del vento: 3 m/s
  • Dimensione minima di buffer: 30 m
  • Dimensione minima del buffer con funzione “geofencing” attiva: 15 m (vedi nota1) Dimensione minima del buffer per operazioni con cavo: 5 m

Condizioni:

Le operazioni devono essere condotte:

  • in accordo alle previsioni del manuale delle operazioni ed alle pertinenti istruzioni d’uso del costruttore;
  • da pilota in possesso delle appropriate qualificazioni;
  • in accordo alle regole di circolazione e utilizzo dello spazio aereo.

È responsabilità dell’operatore verificare l’esistenza di eventuali restrizioni di volo per le aree interessate dalle operazioni.

Per i droni da 2 Kg fino a 4 kg di peso

Dove: Aree urbane che non prevedono il sorvolo di persone nell’area delle operazioni a meno che non siano indispensabili alle operazioni e addestrate allo scopo.

Prescrizioni tecniche:

  • sistema di terminazione del volo;
  • sistema di comando e controllo dotato di recovery in caso di perdita del data link;
  • Luci di riconoscimento dell’APR anteriore/destra verde, anteriore/sinistra rossa e posteriore bianca nel caso di VLOS notturno

Limitazioni operative per la conduzione delle operazioni

  • Condizioni di volo: VLOS;
  • Altezza massima: 50 m
  • Velocità massima: 5 m/s
  • Distanza massima orizzontale dal pilota: 100 m
  • Velocità massima del vento: 3 m/s
  • Dimensione minima di buffer: 50 m
  • Dimensione minima del buffer con funzione “geofencing” attiva: 25 m (vedi nota1) Dimensione minima del buffer per operazioni con cavo: 5 m
  • Funzione di “recovery” in caso di perdita del data link: attiva

Condizioni

Le operazioni devono essere condotte:

  • in accordo alle previsioni del manuale delle operazioni ed alle pertinenti istruzioni d’uso del costruttore;
  • da pilota in possesso delle appropriate qualificazioni,
  • in accordo alle regole di circolazione e utilizzo dello spazio aereo.

È responsabilità dell’operatore verificare l’esistenza di eventuali restrizioni di volo per le aree interessate dalle operazioni.

Per i droni da 4 a 10 kg

Dove: Aree urbane che non prevedono il sorvolo di persone nell’area delle operazioni a meno che non siano indispensabili alle operazioni e addestrate allo scopo.

Prescrizioni tecniche:

  • sistema di terminazione del volo indipendente e dissimilare dal sistema di comando e controllo;
  • sistema di comando e controllo dotato di funzionalità geofencing e di recovery in caso di perdita del data link;
  • luci di riconoscimento dell’APR anteriore/destra verde, anteriore/sinistra rossa e posteriore bianca nel caso di VLOS notturno

Limitazioni operative per la conduzione delle operazioni:

  • Condizioni di volo: VLOS;
  • Altezza massima: 50 m
  • Distanza massima orizzontale dal pilota: 100 m
  • Velocità massima: 5 m/s
  • Velocità massima del vento: 3 m/s
  • Dimensione minima di buffer: 50 m
  • Funzione “geofencing”: attiva (la funzione geofencing è riferita alla delimitazione del volume di spazio aereo dell’area di operazione, tesa ad impedire l’uscita non intenzionale dell’APR dall’area delle operazioni.)
  • Funzione di “recovery” in caso di perdita del data link: attiva Dimensione minima del buffer per operazioni con cavo: 5 m

Condizioni:

Le operazioni devono essere condotte:

  • in accordo alle previsioni del manuale delle operazioni ed alle pertinenti istruzioni d’uso del costruttore;
  • da pilota in possesso delle appropriate qualificazioni,
  • in accordo alle regole di circolazione e utilizzo dello spazio aereo.

È responsabilità dell’operatore verificare l’esistenza di eventuali restrizioni di volo per le aree interessate dalle operazioni.

Droni: regole sulla privacy

L’utilizzo dei Sistemi Aereomobili a fini ricreativi (SAPR) è in costante aumento nel nostro paese e pone nuovi sfide sia sotto il profilo tecnico-informatico sia sotto il profilo della sicurezza e della protezione dei dati personali. Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un’agile e sintetica infografica con alcuni consigli per le riprese dei droni a fini ricreativi. Il documento non approfondisce la tematica di come rendere l’informativa privacy ai soggetti ripresi e passanti di segnalazione di aree riprese (tramite un segnale luminoso? o sonoro? un’applicazione?).

Fai attenzione alle riprese

Se si fa volare a fini ricreativi un drone munito di fotocamera in un luogo pubblico (parchi, strade, spiagge) è meglio evitare di invadere gli spazi personali e l’intimità delle persone. La diffusione di riprese realizzate con il drone (sul web, sui social media, in chat) può avvenire solo con il consenso dei soggetti ripresi, fatti salvi particolari usi connessi alla libera manifestazione del pensiero, come quelli a fini giornalistici. Negli altri casi, quando è eccessivamente difficile raccogliere il consenso degli interessati, è possibile diffondere le immagini solo se i soggetti ripresi non sono riconoscibili, o perché ripresi da lontano, o perché si sono utilizzati appositi software per oscurare i loro volti. Occorre poi evitare di riprendere e diffondere immagini che contengono dati personali come targhe di macchine, indirizzi di casa, ecc. Le riprese che violano gli spazi privati altrui (casa, giardino domestico) sono invece sempre da evitare, anche perché si potrebbero violare norme penali.

Non origliare

Non si possono usare droni per captare volontariamente conversazioni altrui. Eventuali frammenti di conversazione registrati in modo accidentale possono essere utilizzati (ad esempio, per pubblicare un video online) SOLO se NON rendono riconoscibile il contesto, cioè il contenuto dei discorsi e le persone coinvolte.

Rispetta gli altri

La presenza di un drone che effettua riprese nelle vicinanze può dare la sensazione di essere osservati, inducendo disagio e influenzando il normale comportamento delle persone. E’ quindi buona regola usare questi strumenti senza invadere la sfera personale degli altri, magari anche comunicando preventivamente le proprie intenzioni. Ad esempio, se si vuole far volare un drone per riprendere una festa nel proprio giardino di casa, sarebbe bene prima avvisare i vicini, che hanno il diritto di chiedere di non essere – anche solo inavvertitamente – ripresi nel loro privato. Un’altra buona pratica da seguire è quella di fare in modo che il pilota del drone sia sempre ben visibile, così da non suscitare sospetti o allarme negli altri.

Rispetta la privacy

In base a quanto previsto dal nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679), i droni, come tutti i dispositivi elettronici, devono rispettare i principi di privacy by design e privacy by default. Cioè devono essere costruiti e configurati per raccogliere meno dati possibile.

Droni: come tutelare la tua privacy

Se è possibile individuare il pilota del drone, si possono chiedere a lui informazioni su come intende utilizzare le riprese ed eventualmente negare il consenso al trattamento dei dati raccolti, specie se sono previste forme di diffusione delle immagini. E nel caso si ritenesse di essere stati vittime di violazioni della propria privacy, ci si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali o, in alternativa, all’Autorità giudiziaria.



Posso pubblicare immagini filmate da un drone se appaiono i volti di persone?

No. Anche se si fa volare il drone in un luogo pubblico come spiagge, strade o parchi è necessario oscurare i volti dei soggetti ripresi o ottenere il loro consenso prima della pubblicazione sul web.

Se però i soggetti sono ripresi da lontano e non sono riconoscibili la pubblicazione non è vietata.

Devo oscurare le targhe che il drone riprende?

Si, è sempre bene oscurare targhe di auto, indirizzi di casa, giardini privati, ecc.

Posso usare un drone per registrare una conversazione tra altre persone?

No. Le registrazioni all’insaputa delle persone richiedono che il soggetto che registra sia presente e partecipi alla discussione. Con il drone, invece, ciò non succede.

Voglio fare una festa nel mio giardino: che succede se il drone riprende la casa dei vicini?

In questi casi è sempre bene avvisare prima i vicini che hanno il diritto di non essere, anche involontariamente, ripresi nel loro privato.

Sono stato ripreso da un drone e il proprietario non vuol cancellare il filmato. Che posso fare?

Puoi presentare un ricorso al Garante della Privacy o al giudice.

WhatsApp, ecco come il capo può spiarti

Posted on : 11-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Utilizzando WhatsApp il datore di lavoro può sapere quando andiamo a dormire, quando ci svegliamo e molto altro ancora.

Cosa penserebbe il nostro capo se sapesse che la notte prima di un meeting importante ce la siamo spassata in discoteca e abbiamo dormito solo due ore? Sicuramente non la prenderebbe bene e la nostra promozione potrebbe essere rinviata. Potremmo pensare: “tanto non lo saprebbe mai e basta un po’ di fondotinta per coprire le occhiaie.”

Purtroppo le cose non sono così semplici ed effettivamente gli basterebbe poco per scoprire ciò che abbiamo fatto la notte prima. Non gli serve mettere una microspia o assoldare un investigatore privato: gli basta sfruttare WhatsApp. Si, l’applicazione di messaggistica che tutti noi amiamo e che usiamo abitualmente potrebbe fare da spia e mettere a rischio la nostra privacy. Come? Sfruttando due sue piccole funzionalità: lo stato online e l’ultimo accesso.

A spiegare come è stato Rob Heaton, un ingegnere del software che sul suo blog personale ha dato una dimostrazione di come sia semplice monitorare qualcuno attraverso WhatsApp. In pratica Heaton ha creato un componente aggiuntivo per il browser Chrome in grado di sfruttare la versione web di WhatsApp per registrare quando una determinata persona è online e l’ultimo accesso.

Usando questi dati si possono essere creati modelli di sonno e quindi sapere quando andiamo a dormire, quando ci svegliamo e quanto tempo dormiamo ogni giorno. Incrociando poi tra di loro i dati di più persone è possibile scoprire tantissime altre informazioni e persino venire a conoscenza di qualche tresca: basta che si verifichi una certa corrispondenza tra gli stati online di due persone.

L’ultimo accesso di solito è attivo per impostazione predefinita, ma nelle impostazioni della privacy di WhatsApp può essere nascosto. La funzione che mostra quando siamo online, invece, non può mai essere disabilitata e quindi chiunque abbia il nostro numero e capisca qualcosa di programmazione, potrebbe spiare le nostre attività notturne senza che ce ne accorgiamo.

La dimostrazione di Rob Heaton apre a scenari molto preoccupanti. Noi magari non abbiamo le risorse per monitorare le attività di qualcuno attraverso WhatsApp, ma qualche azienda potrebbe farlo e poi vendersi i dati a chiunque ne faccia richiesta, al capo come a un partner geloso.

Come proteggerci?

La soluzione più semplice è quella di smettere di usare l’applicazione di messaggistica perché al momento non c’è modo per gli utenti di WhatsApp difendersi: non è possibile nascondere lo stato online. Condividere questa storia, però, ci rende consapevoli dei rischi che corriamo così da prendere le opportune precauzioni.

Magari la notte che ci va di fare baldoria e non vogliamo che il capo lo sappia, evitiamo di usare WhatsApp e, se proprio dobbiamo, comunichiamo con i vecchi sms.