Google scopre una falla in Microsoft Edge e la pubblica online

Posted on : 20-02-2018 | By : admin | In : feed, Informatica, Tecnologia

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Google

Google ha scoperto un problema di sicurezza relativo al browser della Microsoft, Edge. Più volte in passato la segnalazione di falle di sicurezza nei prodotti della concorrenza sono state fonte di alcuni attriti tra le due aziende.

A riportare la notizia è stato il sito Neowin il quale ha fatto presente che la segnalazione di questo problema è arrivata direttamente dai membri di Project Zero, il team di Google che si occupa di sicurezza.

La falla di Microsoft Edge

A cosa fa riferimento questo problema di sicurezza segnalato da google? Si tratta di un problema di sicurezza emerso già a novembre; In quel caso Google avvisò prima la Microsoft del problema dandogli un “limite” temporale di 90 giorni prima di rendere pubblica la notizia, visto che il bug era stato classificato come criticità media.

A cosa si riferisce tale vulnerabilità trovata?

Per quanto riguarda la vulnerabilità, il problema riguarderebbe il compilatore Javascript “Just In Time” che non è protetto dall’Arbitrary Code Guard (ACG) nel browser.

Microsoft non ha ancora risolto

Con le patch mensili di febbraio di Windows 10, però, il problema non è stato risolto, poiché, stando a quanto fanno sapere in quel di Microsoft, la correzione è più complessa di quanto inizialmente previsto.

Non esisterebbe nemmeno una timeline certa sui tempi della distribuzione di questo aggiornamento. Il team di Project Zero spiega, infatti, che proprio a causa della complessità del lavoro da fare, la casa di Redmond non è riuscita a fissare alcuna scadenza.

Per Google ciò è inaccettabile e quindi ha deciso di rendere pubblica la notizia.

Google vs Microsoft

Questa non è la prima volta che BigG pubblica notizie relative alla concorrenza(di Microsoft in particolare) prima che sia pronta una patch “pubblica” per tutti gli utenti.

Ricordiamo, infatti, che anche nel 2016 Google scelse di divulgare una falla all’interno del kernel Windows a “soli” 10 giorni dalla sua scoperta.

Lo scopo di BigG è quello di spingere le aziende a seguire delle politiche più “aggressive” di divulgazione, voi siete d’accordo?

Stando ai siti “Pro-Microsoft”, comunque, Google applicherebbe due pesi e due misure in base alle aziende visto che quando qualche mese fa è stato scoperto il bug Meltdown e Spectre in quel caso gli ingegneri di Google avevano seguito un “protocollo” molto diverso rispetto a questo. ricordiamo che le aziende tirate in ballo in quel caso erano quelle produttrici di CPU, Intel ed AMD.

Google aspettò circa 6 mesi prima che venissero rivelati al pubblico.

Anche dispositivi come Chrome OS ed Android, infatti, erano interessati dalla falla, insieme a sistemi operativi come Windows, Linux, macOS ed iOS.

Aldivas, hip hop & Touch Down Ibiza

Posted on : 20-02-2018 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo

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Abbiamo incontrato Aldivas, dj girl hip hop in forte ascesa. Da qualche tempo è legata a Touch Down Ibiza, super party che fa scatenare l'isola spagnola e pure tutta Italia a ritmi folli

Touch Down Ibiza fa scatenare Milano: ogni giovedì e domenica al Sio Café

Posted on : 20-02-2018 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo

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Dopo aver fatto scatenare Ibiza nel corso dell'estate 2017, Touch Down continua a far muovere a tempo tutta l'Italia anche a febbraio e marzo 2018. I party sono davvero moltissimi: da Riccione a Pisa, passando per Ragusa e Milazzo, Touch Down Ibiza fa scatenare una quantità impressionante di città, con le sue sonorità decisamente urban che si mescolano a ritmi americani e britannici. 

15/03 Gabry Ponte @ Noir Club & Restaurant – Lissone (MB)

Posted on : 20-02-2018 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo

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Gabry Ponte, uno dei pochi veri top dj italiani giovedì 15 marzo 2018 fa ballare Noir Club & Restaurant - Lissone (MB), punto di riferimento di chi vuol divertirsi con stile in Brianza e non solo. 

Canone Rai: esenzione per reddito fino a 8.000 euro

Posted on : 19-02-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Si allarga la platea degli over 75 che hanno diritto a non pagare l’abbonamento tv. Gli altri possono evitare il versamento? E cosa si rischia se non si paga?

Si allarga la platea degli utenti che hanno diritto all’esenzione dal pagamento del canone Rai. Con un decreto firmato dai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico ed annunciato dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aumenta la soglia di reddito che permette l’esenzione dal canone tv e, di conseguenza, i nuclei familiari aventi diritto passano da 115mila a 350mila, privilegiando la fascia di anziani poveri.

Ma vediamo nel dettaglio chi ha diritto all’esenzione dal canone Rai dopo il decreto firmato dal Governo.

Canone Rai: chi ha diritto all’esenzione?

Il decreto firmato dai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico porta a 8.000 euro (prima era di 6.713,98 euro) la soglia di reddito entro la quale si ha diritto all’esenzione dal canone Rai, purché l’utente interessato abbia compiuto i 75 anni. In questo modo, i nuovi nuclei familiari coinvolti (di cui la maggior parte composti da una sola persona) sono 232.571, che si aggiungono ai 115.500 già esentati dal pagamento del canone tv. In totale, dunque, saranno 348.071 i nuclei familiari che non dovranno versare il canone Rai.

Come ha commentato anche la stessa Rai, il provvedimento mira a promuovere l’inclusione sociale in linea con i principali broadcaster europei. O almeno – aggiungiamo noi – con quelli che fanno pagare una tassa per avere il televisore in casa (non succede in tutti i Paesi europei).

Chi beneficia dell’esenzione per la prima volta deve presentare la richiesta entro il 30 aprile. Chi, invece, intende usufruire dell’esenzione a partire dal secondo semestre, la scadenza è fissata al 31 luglio.

Canone Rai: c’è l’esenzione per ciechi e sordomuti?

Come ogni decreto (soprattutto se firmato in campagna elettorale), anche questo presenta delle lacune. Forse la più evidente è quella che non elimina l’obbligo di pagare il canone Rai a chi soffre di cecità o di sordità e che, quindi, non possono usufruire completamente di un servizio che pagano a prezzo pieno.

Il problema è uno solo: che il mancato pagamento del canone Rai non fa venir meno l’utenza elettrica, erogata regolarmente. Come vedremo tra poco, in caso di mancato pagamento dell’abbonamento tv il contribuente riceve un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate con una sanzione che può raggiungere dieci volte l’importo dovuto. Se non si adempie, arriva la cartella di pagamento dell’Agenzia Entrate Riscossione. Il debito con l’esattore non viene scontato neanche a chi soffre di cecità il quale subisce il pignoramento come ogni altro contribuente. Pignoramento che può estendersi anche alla pensione di invalidità che, per sua natura, non è impignorabile.

Stesso discorso per i muti e i sordomuti: nessuna esenzione sul pagamento del canone Rai è prevista dalla legge. Anche per questi, il canone tv va pagato integralmente senza possibilità di usufruire di bonus o di sconti.

Canone Rai: come non pagarlo se si soffre di cecità o di sordità

Insomma, l’unico modo che un utente cieco o sordo ha per non pagare il canone Rai è figurare ricoverato in una casa di riposo o di cura specializzata oppure avere più di 75 anni e un reddito non superiore a 8.000 euro, come stabilito dal recente decreto.

Canone Rai: chi non ha l’esenzione quanto paga?

La Legge di Bilancio 2018 non ha portato alcuna novità riguardante l’importo del canone Rai per i prossimi mesi. La tassa, dunque, resta ferma a 90 euro, riscossi nei primi 10 mesi attraverso le fatture della società elettrica. I contribuenti verseranno 9 euro al mese oppure 18 euro se ricevono la bolletta bimestrale.

Canone Rai: che succede se non pago?

In caso di mancato pagamento del canone Rai, nulla accadrà all’erogazione della luce (in sostanza non ti staccano la corrente elettrica se non paghi il canone tv), ma il fornitore segnalerà il mancato incasso all’Agenzia delle Entrate, che attiverà le operazioni di recupero dell’importo maggiorato alle sanzioni (da 200 a 600 euro per ogni anno non pagato) fino a giungere alla cartella esattoriale.

Canone Rai: come non pagarlo e vedere comunque la tv

Resta sempre la possibilità di decidere di non pagare il canone e vedere la Rai in tempo quasi-reale attraverso il sistema che abbiamo spiegato qui: Programmi tv su internet: bisogna pagare il Canone Rai?

Canone Rai: altri requisiti per non pagarlo

Non solo anziani over 75 con un reddito inferiore a 8.000 euro. Ci sono altri cittadini che hanno diritto all’esenzione dal canone Rai. Si tratta di chi non ha in casa un apparecchio tv, purché lo possa dimostrare.

La legge ha introdotto la presunzione di detenzione dell’apparecchio tv nel caso in cui esista un’utenza elettrica nel luogo in cui una persona ha la propria residenza anagrafica e ha previsto che, per i titolari di quell’utenza di tipo residenziale, il pagamento del canone tv per uso privato avvenga mediante addebito sulla bolletta elettrica, in 10 rate mensili, da gennaio a ottobre di ogni anno.

Tuttavia, è possibile superare questa presunzione ed evitare l’addebito in fattura. Per fare ciò, i cittadini che non possiedono l’apparecchio televisivo devono presentare una dichiarazione sostitutiva all’Agenzia delle Entrate, con cui dichiarano che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di un’utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv (da parte del dichiarante stesso o di altro componente della famiglia anagrafica).

Il modello può essere utilizzato anche da un erede per dichiarare che, nell’abitazione in cui l’utenza elettrica è ancora temporaneamente intestata a un soggetto deceduto, non è presente alcun apparecchio tv.

La dichiarazione di non detenzione ha validità annuale: va presentata ogni anno se ne ricorrono i presupposti.

Canone Rai: come presentare la dichiarazione di non detenzione Tv

Il modello di dichiarazione sostitutiva è disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.gov.it e della Rai www.canone.rai.it.

I contribuenti possono inviarlo direttamente, tramite un’applicazione web disponibile sul sito internet delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia. In alternativa, i cittadini possono avvalersi degli intermediari abilitati (Caf e professionisti) per la presentazione telematica della dichiarazione sostitutiva.

Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, è prevista la presentazione del modello, insieme a un valido documento di riconoscimento, tramite servizio postale, in plico raccomandato senza busta all’indirizzo: Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

La dichiarazione sostitutiva può essere presentata anche tramite posta elettronica certificata, firmata digitalmente, all’indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it.

Canone Rai: posso cambiare intestatario?

C’è chi vorrebbe smettere di pagare il canone Rai non perché vuole fare il furbo ma perché la tv non gli interessa. Nonostante ciò, il televisore deve tenerselo in casa o nella propria attività commerciale a beneficio degli altri. Questa persona può cambiare l’intestatario dell’abbonamento? Certamente. Sia che si tratti di un canone residenziale sia che si tratti di un abbonamento destinato ad un’attività commerciale.

Canone Rai: cambiare intestatario per utenza domestica

Chi paga il canone Rai per l’abitazione principale, cioè nel luogo in cui abita, è perché ha firmato un contratto con una società elettrica, grazie alla già spiegata presunzione di detenzione dell’apparecchio tv. In questo caso, per cambiare l’intestatario del canone Rai non deve far altro che volturare l’utenza della luce e modificare il nome del titolare. Deve, quindi, rivolgersi alla società che fornisce la corrente. Non è necessario eseguire più alcuna comunicazione alla Rai, come un tempo avveniva poiché già la semplice variazione dell’utenza elettrica è sufficiente per modificare l’intestatario dell’imposta sulla televisione.

Ricordiamo che con la voltura della luce, l’utente trasferisce il contratto di fornitura ad un altro utente senza interruzione della fornitura stessa. La voltura può essere richiesta dall’utente che intende intestarsi il contratto di fornitura già attivo a nome di altro utente. È, ad esempio, il caso del conduttore o dell’acquirente a cui si vuole intestare il contratto già in essere a nome del vecchio proprietario dell’immobile. Il nuovo utente deve fare richiesta al fornitore, il quale ha il compito di informare l’impresa distributrice. A carico del nuovo utente è previsto il pagamento di un costo stabilito dal fornitore.

Chi, invece, occupa un appartamento in affitto e la luce è intestata al padrone di casa, deve pagare il canone Rai con l’F24 secondo le scadenze annuali previste per legge. In questo caso, dovrà versare il canone solo fino a quando rimane dentro l’appartamento in cui c’è un apparecchio tv (anche se non utilizzato o guasto). Pertanto, non ha bisogno di cambiare l’intestatario del canone Rai.

Canone Rai: cambiare intestatario per attività commerciale

Come detto, i titolari di un esercizio commerciale al cui interno sono presenti apparecchi televisivi devono pagare il canone Rai con i vecchi bollettini. In tal caso, nulla è cambiato rispetto al passato per pagare il canone. Infatti, specifica la Rai sul proprio sito, in caso di trasferimento dell’apparecchio in un locale diverso da quello indicato sul canone oppure di cambiamento della ragione sociale o di successione nell’attività da parte di eredi, l’attuale titolare del canone tv dovrà comunicare alla sede regionale della Rai competente per territorio la nuova intestazione (oppure utilizzare l’apposita richiesta qui predisposta: www.abbonamenti.rai.it/Speciali/VariazioneAbb.aspx).

Aumento pensioni col rinnovo dei contratti statali

Posted on : 19-02-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Il rinnovo dei contratti del pubblico impiego fa aumentare la pensione e la buonuscita.

Aumentano pensione e trattamento di fine servizio e di fine rapporto, grazie al rinnovo della parte economica dei contratti di pubblico impiego. Per effetto delle disposizioni dei nuovi Ccnl (contratti collettivi nazionali), difatti, i benefici economici derivanti dai rinnovi contrattuali devono essere considerati per intero a favore del personale cessato dal servizio, con diritto a pensione nel periodo di vigenza dei contratti rinnovati.

In parole semplici, chi si è pensionato dal 1° gennaio 2016, grazie al rinnovo dei contratti statali ha un aumento della pensione, in quanto viene aggiornata la base pensionabile sulla quale si calcola il trattamento. Oltre all’aumento della pensione, l’incremento dello stipendio dei dipendenti pubblici determina anche l’aumento della buonuscita, o trattamento di fine servizio, in quanto il suo ammontare è calcolato sulla base dell’ultima retribuzione: rispetto alla pensione, però, l’incremento della buonuscita sarà più leggero.

Ma procediamo per ordine e vediamo di fare chiarezza in merito all’aumento pensioni col rinnovo dei contratti statali: ai lavoratori di quali comparti spetta, come si calcola l’aumento della pensione e della buonuscita, quando viene liquidato.

Chi ha diritto all’aumento pensione per il rinnovo dei contratti statali?

L’aumento pensione interessa tutti i lavoratori pubblici i cui contratti collettivi applicati abbiano beneficiato del rinnovo della parte economica. In particolare, si tratta:

  • dei lavoratori del comparto Funzioni Centrali dello Stato, per i quali è stata raggiunta l’intesa definitiva in merito al rinnovo contrattuale;
  • dei lavoratori del settore conoscenza (scuola, formazione, università, ricerca);
  • dei lavoratori del Comparto Difesa e Sicurezza, Vigili del Fuoco.

Gli aumenti interesseranno, in ogni caso, anche gli altri comparti per i quali si stanno ancora concludendo le procedure di rinnovo contrattuale, come enti locali e sanità.

Perché sia valido il ricalcolo della pensione, la decorrenza del trattamento non deve essere precedente al 1° gennaio 2016.

Come si calcola l’aumento pensione per il rinnovo dei contratti statali?

L’aumento della pensione viene calcolato in modo differente, a seconda della data di pensionamento.

Nel dettaglio:

  • chi si è pensionato nel 2016 ottiene il ricalcolo della pensione dal 1° gennaio 2017, dal 1° gennaio 2017 e dal 1° marzo 2018;
  • chi è andato in pensione tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2017 ha diritto al ricalcolo dal 1° gennaio 2017 e dal 1° marzo 2018;
  • chi è andato in pensione tra il 1° gennaio ed il 28 febbraio 2018 ha diritto al ricalcolo della pensione dal 1° marzo 2018.

In buona sostanza, il calcolo finale della pensione comprende per intero gli aumenti dello stipendio riconosciuti nel triennio 2016-2018, anche se i benefici economici possono decorrere da un momento successivo a quello della data di pensionamento.

Gli aumenti contrattuali, pari a 80-90 euro mensili, si riflettono così sulla pensione.

Come si calcola l’aumento buonuscita per il rinnovo dei contratti statali?

Aumenta in misura inferiore, invece, la buonuscita, cioè il trattamento di fine servizio (Tfs) o di fine rapporto (Tfr). I nuovi contratti, difatti, dispongono che, ai fini della buonuscita, si debbano solo considerare gli aumenti spettanti alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Pertanto:

  • chi si è pensionato nel 2016 ha diritto soltanto al ricalcolo dell’indennità con riferimento alle voci pensionabili relative al primo aumento, ossia all’aumento dello stipendio applicabile dal 2016;
  • chi si è pensionato nel 2017 ha diritto al ricalcolo dell’indennità sulla base delle voci pensionabili riferite agli aumenti 2016 e 2017.

I nuovi Ccnl dispongono inoltre che l’indennità integrativa speciale (IIS) debba essere conglobata nello stipendio tabellare e che, dal 1° aprile 2018, l’indennità di vacanza contrattuale debba essere assorbita all’interno dello stipendio tabellare.

Bisogna inviare la domanda per ottenere l’aumento di pensione e buonuscita?

Per ottenere l’aumento della pensione, o del Tfs/Tfr, non è necessario inviare un’apposita domanda. L’Inps infatti lavorerà tutte le pratiche d’ufficio.

Quando aumenta la pensione per il rinnovo dei contratti statali?

I tempi di lavorazione delle pratiche saranno piuttosto lunghi, in quanto le posizioni da ricalcolare sono numerosissime. Potrebbero volerci diversi mesi. Consiglio di evitare di inviare solleciti all’Inps al riguardo, che non sortirebbero alcun effetto. Nessuno verrà danneggiato dal ritardo nel ricalcolo di pensione e buonuscita, in quanto la decorrenza degli aumenti, come abbiamo visto, dipende dalla data di pensionamento; per i ricalcoli effettuati in ritardo verranno corrisposti eventuali arretrati.

Concorso scuola 2018 docenti abilitati, quali materie studiare?

Posted on : 18-02-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Su quali materie e argomenti ci si deve preparare per superare il nuovo concorso scuola per i docenti?

È una sola la prova per i candidati che parteciperanno al nuovo concorso scuola 2018, riservato ai docenti abilitati e valido per accedere al 3° anno di percorso Fit: si tratta, in particolare, di una prova orale di natura didattico- metodologica, che consiste in una lezione simulata e nella spiegazione delle scelte formative e del metodo d’insegnamento in relazione ai contenuti disciplinari e al contesto scolastico indicati dalla commissione. La commissione deve anche accertare la conoscenza della lingua straniera, che dovrà risultare almeno al livello B2.

Possono partecipare alla selezione, per le classi di concorso della scuola secondaria e il sostegno, i docenti già abilitati o che possiedono la specializzazione per il sostegno: il punteggio massimo che può essere assegnato a seguito dello svolgimento della prova orale è di 40 punti, mentre un massimo di 60 punti può essere assegnato per i titoli posseduti e il servizio pregresso.

I vincitori del concorso devono poi superare con una valutazione positiva un anno di formazione e di tirocinio, per essere immessi in ruolo.

Ma procediamo per ordine e vediamo, innanzitutto, quali materie studiare per il concorso scuola 2018 docenti abilitati.

Quali argomenti studiare per il concorso scuola 2018

Gli argomenti sui quali è necessario prepararsi per superare il nuovo concorso scuola sono numerosi: alcuni differiscono a seconda delle classi di concorso, altre competenze sono comuni a tutti.

In particolare, nella prova orale viene valutata la padronanza delle specifiche discipline in relazione alle competenze metodologiche e di progettazione didattica e curricolare, anche mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

I requisiti curricolari e professionali, in ordine ai settori disciplinari previsti da ciascuna classe di concorso devono essere:

  • la padronanza dei contenuti dei campi di esperienza e delle discipline di insegnamento e dei loro fondamenti, per realizzare una formazione efficace e una corretta organizzazione del lavoro, adottare opportuni strumenti di verifica dell’apprendimento, valutare gli alunni e realizzare strategie per il miglioramento continuo dei percorsi messi in atto;
  • la conoscenza dei fondamenti della psicologia dello sviluppo, della psicologia dell’apprendimento scolastico e della psicologia dell’educazione;
  • le conoscenze pedagogico-didattiche e le competenze sociali finalizzate all’attivazione di una positiva relazione educativa e alla promozione di apprendimenti significativi e in contesti interattivi, in stretto coordinamento con gli altri docenti che operan nella classe, nella sezione, nel plesso scolastico e con l’intera comunità professionale della scuola;
  • la capacità di progettazione curriculare della disciplina;
  • la conoscenza di modalità e strumenti per attuare una didattica individualizzata e personalizzata, coerente con i bisogni formativi dei singoli alunni, con particolare attenzione all’obiettivo dell’inclusione degli alunni con disabilità e ai bisogni educativi speciali;
  • le conoscenze nel campo dei media per la didattica e degli strumenti interattivi per la gestione della classe;
  • la conoscenza delle problematiche legate alla continuità didattica e all’orientamento;
  • la conoscenza dei principi dell’autovalutazione di istituto, con particolare riguardo all’area del miglioramento del sistema scolastico;
  • la conoscenza approfondita delle indicazioni nazionali vigenti per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e professionali, anche in relazione al ruolo formativo attribuito ai singoli insegnamenti;
  • la conoscenza della legislazione e della normativa scolastica, con particolare riguardo:
  • o   alla Costituzione italiana;
  • o   alla legge sulla Buona Scuola;
  • o   all’autonomia scolastica e organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione;
  • o   agli ordinamenti didattici;
  • o   alla governance delle istituzioni scolastiche;
  • o   allo stato giuridico del docente, al contratto di lavoro, alla disciplina del periodo di formazione e prova;
  • o   ai compiti e finalità degli organi tecnici di supporto;
  • o   al sistema nazionale di valutazione;
  • o   alla normativa specifica per l’inclusione degli alunni disabili, con disturbi specifici di apprendimento e con bisogni educativi speciali;
  • o   alle linee guida nazionali per l’orientamento permanente;
  • o   alle linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri;
  • o   alle linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati;
  • o   alle linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo;
  • o   alla conoscenza dei documenti europei in materia educativa recepiti dall’ordinamento italiano.

Quali materie studiare per il concorso scuola 2018

In base a quanto esposto, per prepararsi alla prova orale al concorso docenti è fondamentale non solo padroneggiare le specifiche materie relative alle classi di concorso per cui ci si candida, ma possedere anche particolari competenze didattiche, pscicologiche, pedagogiche, di progettazione, valutative, e normative.

Per quanto riguarda le materie da studiare caratterizzanti ciascuna classe di concorso, queste sono elencate in un apposito decreto [2], limitatamente alle parti e per i contenuti riguardanti le classi di concorso della scuola secondaria di primo e secondo grado, assieme alle finalità e agli obiettivi correlati all’insegnamento di ciascuna disciplina.

Ad esempio, il decreto spiega che l’insegnamento di scienze giuridico economiche è finalizzato a far acquisire allo studente strumenti conoscitivi per saper utilizzare i principali concetti relativi all’economia e all’organizzazione dei processi produttivi e dei servizi.

La padronanza delle specifiche discipline è valutata anche in rapporto alle competenze metodologiche e di progettazione didattica mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Sostegno concorso scuola 2018

In merito ai candidati per il sostegno, deve essere valutata la competenza nelle attività di sostegno agli studenti con disabilità. In particolare, devono essere valutate le attività volte alla definizione di ambienti di apprendimento, alla progettazione didattica e curricolare, per garantire l’inclusione e il raggiungimento di obiettivi adeguati alle possibili potenzialità e alle differenti tipologie di disabilità, anche mediante l’impiego delle tecnologie normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche

Informatica e lingua straniera nel concorso scuola 2018

La prova orale, nel concorso 2018 per i docenti abilitati, è finalizzata anche alla valutazione del livello di padronanza di una lingua straniera comunitaria. Il livello di conoscenza della lingua deve essere almeno pari al B2, ma non è necessario il previo possesso di una certificazione.

Per le classi di concorso di lingua straniera la prova orale si svolge interamente nella lingua stessa, inclusa l’illustrazione delle scelte didattiche e metodologiche in relazione ai contenuti disciplinari indicati dalla commissione.

Per quanto riguarda le conoscenze informatiche, nella prova sono valutate anche le competenze digitali inerenti all’uso e le potenzialità delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali più efficaci per potenziare la qualità dell’apprendimento, anche con riferimento al Piano Nazionale Scuola Digitale.

Domande concorso scuola 2018

Ricordiamo infine che, per partecipare al concorso, i docenti possono inviare le domande dalle ore 9 di martedì 20 febbraio fino alle 23.59 del 22 marzo 2018, esclusivamente online attraverso il sito dedicato.