Cost Disco Restaurant Milano: a dicembre il divertimento continua, tra dinner show, live music …

Posted on : 07-12-2017 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo

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Anche a dicembre 2017, al Cost Disco Restaurant Milano il divertimento continua, anzi cresce. 

Google aumenta ufficialmente la lunghezza degli snippet nei risultati di ricerca | meta-description

Posted on : 06-12-2017 | By : admin | In : feed, Informatica, Tecnologia

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Google Search Console

Google ha confermato, secondo un articolo dell’autorevole sito Search Engine Land, di aver apportato una modifica alla meta-description, la descrizione “breve” in cui visualizza lo snippet nei risultati di ricerca.

Per farvi capire di cosa stiamo parlando vi mostriamo una schermata:

google metadescription

Meta description, Da 160 caratteri a 250 caratteri

Nell’ultima settimana o giù di lì, molti utenti hanno notato che gli snippet (i “frammenti”) erano più lunghi di quanto generalmente mostrato da google nei risultati di ricerca. Il portale Rankranger ha tracciato anche questi, e in base ai suoi strumenti, ha confermato che la lunghezza dello snippet sarebbe passata dai “canonici” 150/160 caratteri a quasi 230 caratteri di media. 

Eccovi la tabella pubblicata proprio dal sito:

google snippet

 

Le meta description incidono sulla SEO?

Le meta description sono utili perché devono invogliare il lettore ad entrare nella pagina fornendo un’idea chiara del contenuto “riassunto” in pochi caratteri. In questo senso aiutano il posizionamento sui motori di ricerca perché aumentano il CTR (percentuale di clic).

Non influisce in maniera diretta la SEO, Google lo ha detto già nel “lontano” 2009.

Bisogna adeguare il proprio sito a questa nuova dimensione?

Alcuni webmaster e SEO potrebbero prendere in considerazione di aggiornare le loro meta descrizioni, ma non credo che Google consiglierebbe di farlo, almeno per il momento. Gli snippet che vengono mostrati nei risultati di ricerca vengono generati sempre più spesso dinamicamente in base alla query dell’utente e al contenuto trovato sia nella meta descrizione che nel contenuto visibile nella pagina.

Se Google ha deciso di aumentare la lunghezza, probabilmente “preferisce” estrarre quel contenuto dalla pagina automaticamente.

Attendiamo notizie in merito anche se la strada sembra tracciata. Provate a fare delle ricerche e vedrete come tantissimi siti presentano una descrizione più lunga rispetto a quella “canonica”.

Quali sono i paradisi fiscali nella black list

Posted on : 06-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Aggiornato l’elenco dei Paradisi fiscali inseriti nella lista nera dell’Unione Europea secondo l’Ecofin. A questi si aggiungono i paesi della black list secondo l’Agenzia delle Entrate.

Ieri l’Unione Europea ha aggiornato l’elenco dei Paesi che entrano nella black list dei paradisi fiscali. Si tratta di 17 Stati che non applicano standard internazionali minimi di trasparenza fiscale. Oltre alla lista nera sono indicati anche i Paesi della cosiddetta lista grigia che hanno fin qui promesso misure di trasparenza, ma che al momento non le hanno adottate. La selezione dei paradisi fiscali è avvenuta sulla base di tre criteri: trasparenza fiscale, tassazione equilibrata e applicazione delle norme Ocse sul trasferimento dei profitti da un paese all’altro.

L’elenco stilato dall’Ecofin sui paradisi fiscali da inserire nella black list dell’Unione Europea è stato il frutto di lunghe trattative: quando si tratta di additare un Paese come possibile centro dell’evasione fiscale si finisce sempre per contrastare gli interessi nazionali di qualche governo. Ed ecco perché la lista nera è anche il frutto di un compromesso tra i vari Stati membri dell’Ue. La selezione dei paradisi fiscali è avvenuta sulla base di tre criteri: trasparenza fiscale, tassazione equilibrata e applicazione delle norme Ocse sul trasferimento dei profitti da un paese all’altro.

Ma vediamo più da vicino quali sono i paradisi fiscali inseriti nella black list dell’Ue.

I Paradisi fiscali inseriti nella lista nera dell’Unione Europea

  1. Bahrein
  2. Barbados
  3. Corea del Sud
  4. Emirati Arabi Uniti
  5. Grenada
  6. Guam
  7. Isole Marshall
  8. Mongolia
  9. Macao
  10. Namibia
  11. Palau
  12. Panama
  13. Saint Lucia
  14. Samoa
  15. Samoa Americane
  16. Trinidad e Tobago
  17. Tunisia

I Paradisi fiscali inseriti nella lista grigia dell’Unione Europea

Come anticipato la lista grigia comprende un elenco di paradisi fiscali che al momento hanno promesso misure di trasparenza secondo criteri minimi. Essi sono:

  1. Albania
  2. Andorra
  3. Armenia
  4. Aruba
  5. Belize
  6. Bermuda
  7. Bosnia
  8. Botswana
  9. Capo Verde
  10. Curacao
  11. Fiji
  12. Giordania
  13. Groenlandia
  14. Guernesey
  15. Hong Kong
  16. Isole Cayman
  17. Isole Cook
  18. Isole Faroe
  19. Isole di Man
  20. Liechtenstein
  21. Jamaica
  22. Jersey
  23. Maldive
  24. Macedonia
  25. Lamaysia
  26. Labuan
  27. Marocco
  28. Mauritius
  29. Montenegro
  30. Nauru
  31. Niue
  32. Nuova Caledonia
  33. Oman
  34. Perà
  35. Qatar
  36. Saint Vincent e Grenadine
  37. San Marino
  38. Serbia
  39. Seychelles
  40. Svizzera
  41. Swaziland
  42. Taiwan
  43. Thailandia
  44. Turchia
  45. Vanuatu
  46. Vietnam
  47. Uruguay

I Paradisi fiscali inseriti nella lista nera dell’Italia

Oltre ai Paradisi fiscali secondo l’Ecofin ci sono quelli inseriti nella black list italiana dall’Agenzia delle Entrate. In Italia sono in vigore anche la white list degli investimenti e la black list delle indeducibilità delle spese.

Nel nostro paese la Black List viene aggiornata annualmente dall’Agenzia delle Entrate ed è utilizzata per tassare il 95% dei dividendi da società nei paesi che ne fanno parte. I paesi che invece non sono inseriti nella Black List pagano le imposte solamente sul 40%.

Inoltre, le imprese italiane hanno l’obbligo di comunicare le operazioni intercorse con i paesi facenti parte della Black List, come previsto dalla legge 448/98 modificata con la legge 22 del maggio 2010.

I Paesi inseriti della black list italiana vengono divisi in due categorie:

Black list dei paradisi per le persone fisiche

  1. Costa Rica
  2. Cipro
  3. Dominica
  4. Ecuador
  5. Filippine
  6. Malaysia
  7. Mauritius
  8. Panama
  9. Singapore
  10. Svizzera
  11. Taiwan
  12. Uruguay

Black list dei paradisi fiscali per le persone giuridiche

  1. Guatemala
  2. Isole Vergini Statunitensi
  3. Isole Salmone
  4. Kiribati
  5. Nuova Caledonia
  6. Sant’Elena

Paradisi fiscali in entrambe le categorie

  1. Alderney
  2. Andorra
  3. Anguilla
  4. Antigua e Barbuda
  5. Aruba
  6. Bahamas
  7. Bahrein
  8. Barbados
  9. Belize
  10. Bermuda
  11. Bosnia
  12. Botswana
  13. Brunei
  14. Cayman
  15. Emirati Arabi Uniti
  16. Gibilterra
  17. Biguti
  18. Grenada
  19. Guernesey
  20. Hong Kong
  21. Isole Cook
  22. Isole di Man
  23. Isole Marchal
  24. Isole vergini britanniche
  25. Jersey
  26. Libano
  27. Liberia
  28. Macao
  29. Maldive
  30. Monaco
  31. Montserrant
  32. Nauru
  33. Niue
  34. Oman
  35. Polinesia Francese
  36. Sain Kitts e Nevis
  37. Saint Lucia
  38. Samona
  39. San Marino
  40. Sark
  41. Seychelles
  42. Tonga
  43. Turks e Caicos
  44. Tuvalu
  45. Vanuatu
  46. Capo Verde
  47. Curacao
  48. Fiji
  49. Giordania
  50. Groenlandia
  51. Guernesey
  52. Hong Kong
  53. Isole Cayman
  54. Isole Cook
  55. Isole Faroe
  56. Liechtenstein
  57. Jamaica
  58. Jersey
  59. Maldive
  60. Macedonia
  61. Lamaysia
  62. Labuan
  63. Marocco
  64. Mauritius
  65. Montenegro
  66. Nauru
  67. Niue
  68. Nuova Caledonia
  69. Oman
  70. Perà
  71. Qatar
  72. Saint Vincent e Grenadine
  73. San Marino
  74. Serbia
  75. Seychelles
  76. Svizzera
  77. Swaziland
  78. Taiwan
  79. Thailandia
  80. Turchia
  81. Vanuatu
  82. Vietnam
  83. Uruguay

Sanzioni per le mancate comunicazioni all’Agenzia Entrate

La legge prevede una sanzione per tutti quei soggetti che pur essendo obbligati a comunicare all’Agenzia delle Entrate il resoconto dei rapporti commerciali tenuti con un Paese della Black List non lo fanno entro il termine previsto.

Le sanzioni sono:

  • sanzione amministrativa da 258€ a 2065€: per omessa presentazione o trasmissione della comunicazione, oppure nel caso in cui questa sia incompleta o inesatta;
  • sanzione raddoppiata: per chi viola diverse disposizioni della Normativa;
  • sanzione aumentata da un quarto al doppio: in caso di ripetuta violazione dell’obbligo di comunicazione in esame.

7/12 Gabry Ponte @ Villa Bonin – Vicenza per il party UP2000

Posted on : 06-12-2017 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo

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Gabry Ponte ha oltre un milione di fan su Facebook ed è da sempre uno dei portabandiera della musica dance italiana nel mondo. 

12/12/17 Fidelio, il martedì notte di Milano, compie 18 anni di party

Posted on : 06-12-2017 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo

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Martedì 12 dicembre 2017 al The Club si celebra il 18esimo compleanno di Fidelio Milano, uno dei più storici party europei. 

Pensioni 2018, tutti gli aumenti

Posted on : 05-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Come aumentano le pensioni nel 2018: dal trattamento minimo all’assegno sociale, dalla pensione d’invalidità alle prestazioni dirette.

Aumento della pensione sino a 260 euro nel 2018, grazie al ritorno dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione (o meglio all’indice Istat Foi, l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati). Grazie al ripristino delle perequazioni, nel dettaglio, tutte le prestazioni riconosciute dall’Inps aumenteranno, le più basse sino all’1,1%, le più alte in misura pari allo 0,485%.

A crescere saranno dunque non solo le pensioni dirette (di vecchiaia, di anzianità e anticipata), ma anche l’assegno e la pensione d’invalidità , l’assegno sociale e la pensione di reversibilità. Tra l’altro, le prestazioni che sono soggette a limiti di cumulo con gli altri redditi, come la reversibilità e la pensione d’invalidità, subiranno delle riduzioni più basse.

Ma procediamo per ordine, e vediamo tutti gli aumenti delle pensioni 2018.

Aumento pensioni 2018

Le pensioni riconosciute dall’Inps, nel 2018, aumenteranno in questo modo:

  • pensioni fino a 3 volte il minimo, cioè fino a 1.522,23 euro mensili: si applica un tasso di rivalutazione pari all’1,1%;
  • pensioni di importo da 3 a 4 volte il minimo, cioè fino a 2.029,64 euro mensili : si applica un tasso di rivalutazione pari all’1,045%;
  • pensioni di importo da 4 a 5 volte il minimo, cioè fino a 2.537,05 euro mensili: si applica un tasso di rivalutazione pari all’0,825%;
  • pensioni di importo da 5 a 6 volte il minimo, cioè fino a 3.044,46 euro mensili: si applica un tasso di rivalutazione pari all’0,55%;
  • pensioni di importo oltre 6 volte il minimo, cioè oltre 3.44,46 euro mensili: si applica un tasso di rivalutazione pari all0 0,485%.

Aumento trattamento minimo 2018

Il trattamento minimo è la retribuzione minima alla quale deve essere adeguata la pensione, se non si superano determinate soglie di reddito: questo, in particolare, passa, nel 2018, da 501,89 euro mensili a 507,41 euro, determinando non solo l’incremento delle pensioni adeguate al minimo, ma anche minori riduzioni per chi percepisce pensioni parzialmente cumulabili con gli altri redditi.

Aumento pensione d’invalidità 2018

La pensione d’invalidità, o assegno di assistenza, nel 2018 passerà da 279,47 euro mensili a 282,54 euro.

Aumento dell’assegno sociale 2018

L’assegno sociale, nel 2018, salirà da 448,07 euro mensili a 453 euro mensili, nei casi in cui si ha diritto alla sua liquidazione in misura piena.

Aumento assegno d’invalidità 2018

L’assegno d’invalidità, nel 2018, aumenterà in misura pari alle altre pensioni. Le riduzioni saranno applicate in misura minore. In particolare, sarà ridotto:

  • del 25% se il reddito prodotto dall’avente diritto supera 4 volte il minimo, cioè supera 2.029,64 euro mensili, 26.385,32 euro annui;
  • del 50% se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo, cioè 2.537,05 euro mensili, 32.981,65 euro annui.

Se l’assegno già ridotto resta lo stesso superiore al trattamento minimo, cioè supera 507,41 euro mensili,  può subire un secondo taglio.

Aumento pensione di reversibilità 2018

La pensione di reversibilità (o indiretta), nel 2018 aumenterà in misura pari alle altre pensioni. Le riduzioni, anche in questo caso, saranno applicate in misura minore. In particolare, la prestazione sarà ridotta:

  • del 25% se il reddito prodotto dall’avente diritto supera 3 volte il minimo, cioè supera 1.522,23 euro mensili, 19.788,99 euro annui;
  • del 40% se il reddito prodotto dall’avente diritto supera 4 volte il minimo, cioè supera 2.029,64 euro mensili, 26.385,32 euro annui;
  • del 50% se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo, cioè 2.537,05 euro mensili, 32.981,65 euro annui.