Gli stranieri possono essere eletti parlamentari?

Posted on : 25-01-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Chi non ha la cittadinanza italiana può presentarsi alla Camera o al Senato? E può votare alle politiche? Può fare un concorso pubblico?

È possibile pensare che in Aula a Montecitorio sieda un deputato con la sola cittadinanza francese, maltese o polacca? Si può immaginare di vedere proclamato senatore un candidato di nazionalità spagnola, tedesca o ungherese? Insomma, gli stranieri possono essere eletti parlamentari?

Tanto per cambiare, la legge dà delle risposte nette ma delle motivazioni alquanto confuse fino a sfiorare (se non addirittura invadere) il terreno dell’assurdo. Uno straniero non solo non può essere eletto parlamentare ma non può nemmeno partecipare alle elezioni politiche per scegliere senatori e deputati, nemmeno se è cittadino europeo, abita in Italia da decenni, qui ha fatto radici, qui paga le tasse e qui ha la sua famiglia.

In altre parole, il suo diritto di voto è molto limitato: gli viene consentito solo di partecipare alle elezioni comunali ed europee. A quelle elezioni, cioè, a cui può presentarsi, anche qui con dei vincoli. Vediamo nel dettaglio tutti questi aspetti.

Quali cariche elettive può ricoprire uno straniero?

La legge mette sullo stesso piano l’accesso alle cariche elettive e l’elettorato attivo espresso dall’articolo 48 della Costituzione italiana. Per cui, e come detto poco fa, uno straniero comunitario residente in Italia può aspirare solo a due cariche, le stesse rappresentate dalle istituzioni per le quali ha diritto di voto, ovvero il Parlamento europeo ed il Consiglio comunale. Se si tratta di un extracomunitario regolarmente residente, può votare (e presentarsi) solo alle amministrative.

Nel primo caso, secondo quanto disposto da una direttiva europea del 1993 [1], può essere eletto al Parlamento Ue come candidato nel proprio Paese di residenza chi ha i seguenti requisiti:

  • è cittadino di uno Stato membro dell’Unione;
  • risiede nel Paese Ue in cui intende votare o presentarsi come candidato;
  • soddisfa le stesse condizioni dei cittadini di quel Paese dell’Unione che desiderano votare o presentarsi come candidati (ed è questo il principio dell’uguaglianza tra elettori nazionali e stranieri).

Per quanto riguarda, invece, le elezioni amministrative, il cittadino straniero può presentarsi come consigliere comunale ma, per occupare la carica di sindaco, dovrà avere obbligatoriamente la cittadinanza italiana. Ciò significa che chi ha una doppia nazionalità (ad esempio, è cittadino americano e italiano, francese e italiano, tedesco e italiano, ecc.) può essere eletto sindaco ma non chi ha la nazionalità solo del suo Paese di origine (ad esempio, uno spagnolo, visto che non ha la possibilità di ottenere la doppia cittadinanza con un Paese europeo per la mancanza di accordi bilaterali in merito).

Lo stesso vale per la carica di assessore comunale che comporta l’eventualità di dover sostituire il primo cittadino.

Inoltre, per poter votare per il Consiglio comunale, il cittadino straniero dovrà presentare in municipio l’apposita richiesta. Gli verrà consegnata la scheda elettorale e verrà inserito tra gli ammessi al voto.

Quali cariche elettive non può ricoprire uno straniero?

Al di fuori di quelle di parlamentare europeo o di consigliere comunale, chi non possiede la cittadinanza italiana non solo non può avere alcuna carica elettiva ma non ha nemmeno il diritto al voto per le istituzioni diverse dal Parlamento Ue e del Comune. Questo significa che gli stranieri non possono essere eletti parlamentari e nemmeno consiglieri regionali, poiché non c’è alcuna legge che lo consenta. E, allo stesso tempo, non possono votare né alle elezioni politiche né a quelle regionali.

E qui si avvertono un paio di incongruenze o, quanto meno, di punti oscuri. Prima incongruenza: uno straniero senza la cittadinanza italiana può presentarsi ad un concorso pubblico e pertanto, carriera facendo, ricoprire una carica di alto rilievo in un ente legato ad una pubblica amministrazione. Ma non può fare il deputato o il senatore se non ha la cittadinanza italiana.

Il fatto è che la normativa [2] consente al cittadino comunitario di accedere ai posti di lavoro nelle amministrazioni, purché non si tratti di posti che comportano l’esercizio diretto o indiretto di poteri pubblici o che attengono alla tutela dell’interesse nazionale.

Seconda incongruenza: la mancata possibilità per gli stranieri di essere eletti parlamentari ignora quanto disposto dalla legge. Secondo il Consiglio di Stato, infatti [3], l’articolo 51 della Costituzione italiana ed il già citato articolo 48 «offrono ai cittadini la garanzia costituzionale dei diritto al voto attivo e passivo» ma non impediscono al legislatore di allargare tale diritto ai cosiddetti «non cittadini», cioè a chi non ha la cittadinanza italiana.

Da ciò se ne dovrebbe dedurre che ci troviamo di fronte ad una palese lacuna legislativa: la Costituzione non vieta il voto agli stranieri ma il legislatore non fa alcunché per consentirlo e per rispettare lo spirito della Costituzione.

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Lo straniero omosessuale ha diritto di asilo in Italia?

Posted on : 25-01-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Può chiedere protezione sussidiaria internazionale un immigrato che scappa dal suo Paese perché gay? La risposta della Cassazione.

Da che mondo è mondo c’è chi scappa dal proprio Paese per una guerra in corso o per cercare fortuna. Al giorno d’oggi, c’è addirittura chi si vede costretto a scappare perché è gay: restare in un luogo in cui l’omosessualità non solo non è socialmente accettata ma viene severamente punita, rischia di diventare un incubo insopportabile. Per noi, la persecuzione di una persona non eterosessuale vuol dire fare un salto indietro di circa cent’anni. Per chi vive in certi Stati, soprattutto mediorientali o africani, è la quotidianità. L’unica soluzione è quella di andare via, di spostarsi in un luogo in cui non ci siano dei pregiudizi di questo tipo. Si pone, quindi, una domanda che dovrebbe essere ridicola ma che è un’imbarazzante realtà: oltre alla guerra e alla povertà, l’essere gay è un motivo per chiedere protezione in un altro Stato? Insomma, lo straniero omosessuale ha diritto di asilo in Italia proprio per il fatto che non essere eterosessuale gli può costare la vita?

Secondo la Cassazione, il nostro Paese, come altri Stati occidentali, dovrà tenere in considerazione chi abbandona casa e famiglia nella loro città di origine per poter esprimere appieno la propria personalità o per non essere perseguitato, punito, ucciso perché viene dichiarato gay. Anzi: dice la Suprema Corte, nella recente ordinanza riportata in fondo a questo articolo, che basta davvero poco a far scattare l’obbligo di protezione verso lo straniero omosessuale.

Straniero gay: deve provare la propria omosessualità?

Sul tavolo della Corte di Cassazione arriva il caso di un cittadino nigeriano, scappato dal suo Paese perché le autorità sono venute a conoscenza di una sua relazione omosessuale, per la quale è stato arrestato e portato in carcere. Per farlo uscire di cella, il padre del suo amico usa uno dei sistemi più in voga in certi Paesi: corrompere una guarda carceraria. Il ragazzo evade non solo dalla prigione ma anche dalla Nigeria. E arriva in Italia. Dove chiede protezione come rifugiato perché si sente perseguitato.

La sua richiesta finisce in tribunale. La Corte d’appello boccia la sua richiesta: a guardarlo, non sembra omosessuale. Nel senso che mostra «delle imprecisioni, contraddizioni e incongruità tra le varie versioni offerte dall’uomo in sede amministrativa e davanti al primo giudice». Concludono i giudici che, secondo loro, il nigeriano non è omosessuale e sta mettendo in piedi un teorema assurdo per ottenere lo status di rifugiato.

La vicenda arriva, appunto, in Cassazione. E qui vengono stabiliti diversi princìpi. Il primo: «L’appartenenza ad un determinato gruppo sociale – quello omosessuale, nella specie – non può essere escluso dal rilievo che le dichiarazioni fatte dallo straniero non ne forniscano la prova, dal momento che la normativa dispone che tali dichiarazioni possono da sole essere considerate veritiere, pur se non suffragate da prova». Verrebbe da sintetizzare così: uno come può provare davanti a una Corte di essere omosessuale? Dovrà mica assumere determinati atteggiamenti che ricordano le barzellette degli anni ’70?

Risponde la Cassazione precisando che, in relazione all’omosessualità:

  • il colloquio deve essere svolto da un intervistatore competente;
  • si deve tenere conto della situazione personale e generale in cui si inseriscono le dichiarazioni, ed in particolare dell’orientamento sessuale;
  • la valutazione di credibilità non può fondarsi su nozioni stereotipate associate all’omosessualità ed in particolare sulla mancata risposta a domande relative a tali nozioni, quali quelle concernenti la conoscenza di associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali;
  • basta un solo rapporto omosessuale per dimostrare il proprio orientamento.

Ma c’è di più. La Suprema Corte fa notare, inoltre, che l’allegazione da parte dello straniero di una condizione personale di omosessualità impone al giudice di porsi «in una prospettiva dinamica e non statica». Il magistrato – continua l’ordinanza – è tenuto a verificare la concreta esposizione del cittadino straniero ad un rischio persecutorio, nel caso in cui nel suo Paese di origine l’omosessualità sia punita come reato e sia prevista una pena detentiva sproporzionata o discriminatoria.

Straniero omosessuale: ha diritto alla protezione internazionale?

Quanto sopra esposto porta la Cassazione a stabilire il diritto dello straniero omosessuale alla protezione in Italia, per togliere il profugo dal rischio di subire nel suo Paese «gravissime minacce da agenti privati» da cui il suo Stato di origine non sia in grado di proteggerlo, dovendosi evidenziare – prosegue l’ordinanza – «che tra i trattamenti inumani e degradanti lesivi dei diritti fondamentali della persona omosessuale non vi è solo il carcere ma vi sono anche gli abusi medici, gli stupri ed i matrimoni forzati, tenuto conto che non è lecito pretendere che la persona tenga un comportamento riservato e nasconda la propria omosessualità».

Chi può chiedere protezione internazionale in Italia?

Il ministero dell’Interno definisce la protezione internazionale «un insieme di diritti fondamentali riconosciuti dall’Italia ai rifugiati ed ai titolari di protezione sussidiaria».

I titolari di protezione sussidiaria sono le persone che, pur non essendo rifugiate, corrono effettivamente il rischio di subire nel Paese di origine un grave danno (condanna a morte, tortura, trattamento inumano o degradante, pericolo di morte a causa di un conflitto armato). È qui, dunque, che si inserisce il rischio sottolineato dalla Cassazione per lo straniero omosessuale.

La protezione internazionale – conclude il Viminale – garantisce innanzitutto il diritto a non essere rimpatriato e a soggiornare in Italia.

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