Eredità: il figlio non erede è tenuto all’assistenza del genitore malato?

Posted on : 18-11-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Sono disoccupato e svolgo lavori in nero a chiamata in alcuni locali come aiuto tecnico nel weekend. Mio nonno è deceduto e mia nonna è in casa di riposo. Io e mia cugina siamo gli unici due ereditieri. Poco tempo fa mi è stato chiesto, con sollecitazione dell’avvocato di mio zio e mia cugina tramite lettera, un contributo mensile di 500 euro per pagare l’ospizio. Io ho fatto presente che posso versarne 250 ( e li sto regolarmente versando a mio zio) vista la mia situazione di disoccupato. Mio zio ( in quanto figlio ) dovrebbe versare i restanti 250 euro ma non vuole. D’altronde è stato sempre poco partecipe alle dinamiche familiari. Il mio avvocato mi ha proposto di fare richiesta di amministratore di sostegno, anticipando la loro.  Come posso far valere il fatto che anche mio zio deve contribuire al mantenimento delle spese della casa di riposo senza vendere necessariamente la casa di mia nonna?

  

Assistere e prendersi cura di un genitore che, a causa della salute precaria, dell’età avanzata o delle ridotte disponibilità economiche non è in grado di provvedere a se stesso, anche solo parzialmente, non è solo un dovere morale ma anche giuridico.

Inoltre, come evidenziato più volte dalla Corte di Cassazione, nel caso in cui il soggetto anziano è incapace di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, è dovere dei figli, indipendentemente dalla convivenza con lo stesso, concorrere nel versare al genitore gli alimenti, ciascuno in base alle proprie condizioni economico-finanziarie.

L’obbligo giuridico di assistenza si evince anche dalle disposizioni del codice penale e tale obbligo grava su tutti i figli e chi non vi adempia volontariamente è passibile di denuncia in sede penale.

L’art. 570 del codice penale stabilisce che “Chiunque… serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi… fa mancare i mezzi di sussistenza… agli ascendenti”. E, l’art. 591 c.p. sottolinea che “Chiunque abbandona… una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni…. La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte. Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato…

Nel momento in cui un figlio non possa, non voglia o non riesca a provvedere a tale importante obbligo, gli altri parenti si impegneranno a portarlo avanti con la possibilità di rivalersi in sede di successione. L’art. 566 del codice civile, stabilisce che “Al padre ed alla madre succedono i figli, in parti uguali”. Ciò significa che anche lo zio del lettore, a meno che non deciderà di rinunciarvi, avrà diritto alla sua percentuale di eredità, anche qualora – come riferisce il lettore – abbia prestato alla madre un supporto inferiore rispetto a quello prestato dagli altri eredi.

Poiché però dell’eredità fanno parte non solo i beni ed i crediti, ma anche le passività ed i debiti, il lettore e sua cugina avranno diritto al rimborso delle spese di accudimento della nonna, compreso i compensi dati a badanti, assistenti socio sanitari ed infermieri, istituti, medici, strutture e così via, che dovranno però essere documentate in maniera dettagliata.

La Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, con la sentenza n. 31905/2009 ha statuito che “Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art.591 codice penale (abbandono di persone minori o incapaci) è necessario accertare in concreto, l’incapacità del soggetto passivo di provvedere a se stesso. Ne consegue che non vi è presunzione assoluta di incapacità per vecchiaia la quale non è  una condizione patologica ma fisiologica che deve essere accertata concretamente quale possibile causa di inettitudine fisica o mentale all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria”.

L’amministratore di sostegno è un’importante figura che viene nominata per la gestione amministrativa del patrimonio del soggetto incapace, ossia del soggetto che, a causa di infermità fisiche o psichiche, non è in grado di prendersi carico di tutti i doveri e gli oneri necessari alla gestione del proprio patrimonio, come ad esempio per i disabili, i tossicodipendenti o i malati di Alzheimer.

In genere, il giudice tutelare tende a nominare amministratore di sostegno il coniuge, gli ascendenti, i discendenti o i parenti entro il quarto grado, quando però questo non è possibile nomina un professionista iscritto presso un apposito elenco del tribunale di riferimento.

L’art. 379 c.c. prevede che “L’ufficio tutelare è gratuito Il giudice tutelare tuttavia, considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore un’equa indennità. Può altresì, se particolari circostanze lo richiedono, sentito il protutore, autorizzare il tutore a farsi coadiuvare nell’amministrazione, sotto la sua personale responsabilità, da una o più persone stipendiate”. L’amministratore di sostegno affronta molte responsabilità ed è onerato di attività impegnative e cospicue dunque, in base al codice civile, è previsto che possa essergli liquidato un rimborso delle spese e, eventualmente, un equo indennizzo che verrà quantificato dal giudice tutelare con riferimento all’attività svolta.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, con l’aiuto del suo avvocato il lettore potrebbe inoltrare a suo zio una diffida ad adempiere ai suoi obblighi quale figlio e, in mancanza, denunciarlo penalmente per la mancata assistenza della madre anziana.

Comunque, l’eventuale nomina di un amministratore di sostegno, all’interno della famiglia o all’esterno con la nomina di un professionista, non deve essere interpretato come un fatto negativo, anzi, al contrario, potrebbe disciplinare in maniera più chiara i contributi di ciascun parente per l’assistenza della nonna/madre malata. Infine, ciò che risulta dal testamento deve comunque essere rispettato quindi, prima di pensare di vendere occorre verificare perché il figlio (lo zio del lettore), come parente più prossimo, non vuole contribuire nell’assistenza della madre.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta