Energia: così l’Ue si divide sul taglio ai consumi del gas

Posted on : 21-09-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Sembra che non tutti i membri della Commissione Europa fossero d’accordo sul piano da seguire per riuscire a risparmiare gas ed energia.

L’intento europeo è unico, anche se i mezzi per arrivarci potrebbero essere diversi. Nonostante l’obiettivo comune dell’Europa sia quello di risparmiare quanto più gas ed energia possibili, così da dover dipendere sempre meno dalle forniture di Putin (che sono sempre più ridotte e, soprattutto, destinate ad estinguersi), non tutti i Paesi membri la pensano nello stesso modo.

All’interno della Commissione Europea esistono visioni diverse sull’opportunità di imporre risparmi energetici in vista dell’inverno, per fronteggiare i tagli delle forniture di gas da parte della Russia di Vladimir Putin. Nel collegio del 20 luglio scorso, la riunione che ha approvato il piano, poi proposto al Consiglio, di tagliare del 15% il consumo di metano in Europa dal primo agosto 2022 al 31 marzo 2023 rispetto alla media dei cinque anni precedenti, i commissari – emerge dal verbale consultato dall’Adnkronos – hanno tenuto una discussione, come avviene sempre in occasione di provvedimenti importanti.

La Commissione è un organo collegiale, in cui le decisioni vengono prese collettivamente; tuttavia durante il dibattito emergono frequentemente posizioni distinte, talora contrapposte. La proposta di un piano per tagliare il consumo di gas, volontariamente in prima battuta, ha suscitato reazioni contrastanti da parte dei commissari. Il verbale, che è un semplice riassunto del senso della discussione che non precisa le posizioni dei singoli, fa però chiaramente capire che all’interno del collegio sono emerse due visioni contrapposte: nel dibattito, riferisce, è stato sottolineato da un lato «l’elevato costo economico, secondo alcuni, di tagliare il consumo di gas, specialmente in un anno in cui l’Europa è colpita dalla siccità, cosa che ha prodotto carenze di energia idroelettrica»; dall’altro sono stati evidenziati «i costi molto più alti, secondo altri, del fallimento dell’Ue di rimanere unita in un momento in cui il gas viene usato come un’arma politica contro l’Unione».

Nella discussione si è anche convenuto sulla «cruciale importanza di preservare l’unità dell’Ue»; è stato inoltre «ricordato il fatto che l’Ue viene guardata con attenzione e che qualsiasi potenziale divisione è destinata ad essere sfruttata». In nome di questa necessità superiore, davanti all’aggressione della Russia contro l’Ucraina, che ha riportato la guerra sul suolo europeo, ha prevalso linea dei secondi, che è anche quella della presidente Ursula von der Leyen: dividersi sui risparmi energetici farebbe in ultima analisi il gioco di Putin e, sul medio-lungo periodo, comporterebbe costi assai più elevati. Ma la posizione dei primi è espressione di sensibilità, e di interessi, che nei 27 Stati membri esistono. E che emergono anche nel Consiglio, l’istituzione che riunisce i Paesi membri dell’Ue, i quali hanno mix energetici molto diversi tra loro.

The post Energia: così l’Ue si divide sul taglio ai consumi del gas first appeared on La Legge per tutti.

Dibattito energetico: qual è il vero problema dell’Italia

Posted on : 20-09-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Secondo una recente ricerca Swg la maggior parte degli italiani è malinformata sul tema, in particolar modo gli over 55.

Mancano quattro giorni al voto, gli ultimi per convincere gli indecisi. E ancora per un po’ sentiremo parlare di energia, di fonti energetiche green e nucleari, in tv e sui social i leader politici continueranno ad accapigliarsi sul perché sia giusto costruire una centrale lì piuttosto che spostare le pale eoliche di là. Insomma, saranno pochi giorni ma molto intensi.

La domanda però è: sappiamo di cosa stanno parlando? L’88% degli italiani crede che l’Italia abbia mancato gli obiettivi di transizione fissati dalla Ue, mentre siamo stati tra i primi a raggiungerli, nel 2014, superandoli ampiamente. Il 76% non sa che l’Italia è leader di efficienza energetica in Europa. Un terzo è convinto che il Paese sia fermo sotto al 10% di produzione elettrica da rinnovabili, meno di quanta ne producevamo agli inizi del Novecento, e solo pochi rispondono con una stima che si avvicina al valore corretto, ovvero: oggi l’Italia produce circa il 35% dell’energia elettrica da rinnovabili.

Nel pieno di una campagna elettorale che vede i temi energetici in primo piano, una ricerca Swg rivela come alla base del dibattito ci sia una conoscenza molto scarsa del contesto. I risultati indicano che l’attuale discussione politica si fonda su preconcetti, soprattutto tra gli elettori over 55. Dai «nativi rinnovabili» ai «nostalgici fossili», infatti, il grande gap generazionale si riflette anche sulla conoscenza del contesto energetico.

Questa scarsa conoscenza condiziona anche i giudizi sul sistema industriale: la maggior parte degli italiani è d’accordo con l’affermazione «le maggiori imprese legate all’energia rinnovabile sono all’estero, in Italia non siamo forti in questo settore». Solo una minoranza (38%) è consapevole che le imprese italiane occupano una posizione di tutto rispetto nel settore della produzione elettrica da rinnovabili, per esempio con la partecipata Enel Green Power, una delle 5 più grandi società dell’industria solare al mondo per potenza installata.

Errate anche le percezioni sui rendimenti dei pannelli solari: la maggior parte degli italiani sottostima i progressi delle tecnologie fotovoltaiche e crede che per raggiungere gli obiettivi di transizione del 2030 occorra coprire una superficie pari al 40% delle aree costruite del paese, mentre, in realtà, basterebbe il 4% della superficie edificata, dieci volte meno. Meglio informati gli italiani riguardo al costo comparato delle varie tecnologie di generazione elettrica: 4 su 10 individuano correttamente nel fotovoltaico la fonte più economica per produrre un chilowattora di elettricità (e questo senza contare l’impennata dei prezzi degli idrocarburi del 2022).

La variabile che influisce di più sulle diverse percezioni è quella dell’età. I «nativi rinnovabili» under 35 hanno percezioni più allineate alla realtà tecnologica di oggi. La fascia d’età che nelle risposte si discosta di più dai dati reali è quella degli ultra 55 (quella che esprime più votanti), cresciuti nell’epoca d’oro delle tecnologie fossili, in un prevedibile fenomeno di inerzia cognitiva. Costituiscono la categoria che conosce meno le tecnologie rinnovabili, che ne sottostima di più i rendimenti, ne sovrastima i costi e che è meno al corrente dello stato di avanzamento della transizione energetica.

The post Dibattito energetico: qual è il vero problema dell’Italia first appeared on La Legge per tutti.