Come fare soldi vendendo oggetti d’oro

Posted on : 16-06-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Vendita di gioielli ai Compro oro: come si calcola il valore, come farsi pagare, quali tasse pagare, come usare i contanti e tutte le altre risposte per gestire i tuoi piccoli affari.

Immagina di aver trovato in soffitta degli antichi candelabri d’oro dei tuoi nonni. Nei cassetti conservi numerosi braccialetti e collane che non hai mai messo, alcuni ereditati, altri ricevuti in regalo (ci sono persino quelli della prima comunione). Ciliegina sulla torta è un vecchio anello di fidanzamento che racchiude solo brutti ricordi. Vorresti sbarazzarti di tutto questo oro che, se da un lato rischia di richiamare l’attenzione dei ladri, dall’altro non ti porta alcuna utilità. Hai tutta l’intenzione di venderlo, magari rivolgendoti a un negozio di Compro Oro. L’aspettativa di riuscire a ricavarne un bel gruzzoletto è nutrita dai racconti di quegli amici che pretendono di insegnare agli altri come fare soldi vendendo oggetti d’oro. Per cui ti metti alla ricerca del miglior offerente per seguire anche tu lo stesso esempio.

Prima però di vendere l’oro è necessario che tu sia informato di alcuni aspetti legali che potrebbero aiutarti a non commettere errori. Potresti magari chiederti se i soldi ricavati dalla vendita sono già al netto delle tasse o se dovrai dichiararli nel 730, in tal modo riducendo il tuo guadagno. Potresti anche domandarti se il pagamento avviene in contanti e, in tale ipotesi, cosa fare di tale denaro: se puoi versarlo in banca o se è più prudente lasciarlo a casa per non destare sospetti. C’è poi chi si interroga se, dinanzi a un Compro oro, si possono chiedere i soldi indietro per un errore di valutazione. E via discorrendo: gli oggetti d’oro usati o rotti valgono di meno di quelli integri e nuovi? È possibile dare in pegno un oggetto d’oro al Compro oro e poi riprenderlo? Se si tratta di oggetti antichi e ormai fuori moda il prezzo di acquisto è ridotto? Quanto valgono i tuoi gioielli?

Ma procediamo con ordine e vediamo come fare soldi vendendo oggetti d’oro. Ecco le risposte alle tue principali domande.

Che significa oro 18 carati?

Quando credi di avere un oggetto d’oro in mano, in realtà non si tratta mai di oro puro. All’interno c’è una fusione di vari metalli di cui l’oro è solo una parte; gli altri possono essere nichel, rame, argento, ecc.

A seconda del quantitativo d’oro presente, l’oggetto è più o meno prezioso. Nel momento in cui si parla di oro 18 carati si intende quindi un oggetto che, per il 75%, è fatto di oro.

La caratura esprime la percentuale di oro che c’è all’interno della lega di cui è composto un oggetto prezioso.

Spesso l’oro 18 carati viene chiamato anche “oro 750”. La ragione è semplice: la composizione dell’oro viene espressa in millesimi, quindi 750 millesimi parti sono di oro, 250 millesimi altri metalli.

Se vendo oro posso avere contanti?

Sicuramente, i piccoli oggetti d’oro vengono pagati in contanti. Quando si tratta di poche decine o centinaia di euro, il Compro oro è solito pagare con banconote.

Come noto, la legge vieta trasferimenti di contanti tra soggetti diversi per importi pari o superiori a 3mila euro. Superato tale tetto bisogna usare strumenti tracciabili come assegni non trasferibili o bonifici.

Nel caso dei Compro oro, il limite per l’utilizzo dei contanti si abbassa a 500 euro. La legge vieta quindi ai Compro oro di consegnarti più di 499,99 euro in contanti. Per cui, se con un’unica vendita superi tale limite, dovrai ricevere pagamento o con assegno non trasferibile o con bonifico bancario. Né vale il fatto che si tratta di una vendita di oggetti tra loro differenti perché ciò che conta è l’intera operazione.

Potresti però spezzare la vendita in più operazioni, recandoti al negozio di Compro oro in più giorni, facendo così in modo che il prezzo ricavato da ogni affare sia inferiore a 3mila euro; in tal caso, potrai ottenere, per ciascuna di queste volte, soldi in contanti.

In alternativa, potresti recarti al negozio in un’unica volta facendoti accompagnare da un amico o da un parente. Formalmente, spezzeresti la vendita in più operazioni – ciascuna per ogni persona che ti accompagni – in modo che, per ciascuna vendita, non venga superato il limite di 499,99 euro. Il problema, però, in questo secondo caso, è che la ricevuta verrà rilasciata a persona diversa da te e, in caso di contestazioni del Fisco (v. i due paragrafi successivi) non avresti come difenderti.

I soldi derivati dalla vendita di oro vanno dichiarati all’Agenzia delle Entrate?

Quando si vendono oggetti d’oro al privato si realizza quasi sempre una minusvalenza: in pratica, si ricava meno denaro rispetto al valore obiettivo del bene-oro (se così non fosse i Compro oro fallirebbero in pochi giorni). Pertanto, se hai ricevuto qualcosa che per te è più utile dell’oggetto (il denaro), per il Fisco ti sei impoverito. Questo implica che non devi dichiarare il ricavato all’Erario e non devi riportare la vendita nella tua dichiarazione dei redditi. La conseguenza è che i soldi ricevuti dalla vendita sono esentasse.

I contanti della vendita dell’oro possono essere messi in banca?

La vendita di oggetti d’oro è lecita, così come è lecito qualsiasi loro impiego. Come detto, non devi neanche nascondere al Fisco i soldi ricevuti dalla vendita. In teoria, puoi quindi depositarli sul tuo conto corrente. Ma attenzione: se si tratta di un importo consistente, un giorno l’Agenzia delle Entrate – che può verificare la movimentazione del tuo c/c – potrebbe chiederti la provenienza del denaro. In quel caso, dovresti essere pronto ad esibire la ricevuta che ti è stata consegnata dal Compro oro all’atto della vendita.

Vale di più l’oro giallo o l’oro bianco?

In realtà, l’oro è sempre lo stesso. Il colore cambia per via degli alti materiali che compongono la lega di cui è costituito l’oggetto. Quindi, a parità di carati, l’oro giallo e l’oro bianco valgono lo stesso. Non conta, infatti, il colore del gioiello, ma quanto oro c’è al suo interno.

Che succede se, nel gioiello d’oro, sono incastonate pietre preziose?

Di solito, i negozi Compro oro sono interessati solo ad acquistare l’oro; per cui le eventuali pietre preziose incastonate nell’oggetto vengono restituite al cliente. Sono pochi i casi di Compro oro che collaborano con gemmologhi che potrebbero essere interessati all’acquisto di eventuali diamanti e altri preziosi. È poi sempre bene far valutare le gemme da un esperto piuttosto che venderle a peso, nel qual caso si potrebbe subire una truffa.

Per evitare problemi potresti rivolgerti prima a un artigiano di fiducia affinché scorpori le pietre preziose dall’oro.

Errore di valutazione: posso chiedere i soldi indietro?

Se ti accorgi che c’è stato un errore di valutazione, dovuto a colpa tua e del venditore o alla malafede di quest’ultimo, hai cinque anni di tempo per chiedere la restituzione del denaro. Si tratta di un rimedio offerto dal Codice civile che viene detto «annullamento del contratto per vizio della volontà». Gli errori più ricorrenti sono quelli in merito al peso dell’oggetto o ai carati d’oro. Un altro tipo di errore riguarda gli oggetti di valore storico o archeologico.

Oggetti oro nuovi: valgono di più di quelli usati?

Una volta venduto, il tuo oggetto d’oro viene fuso per ricavarne altri. Per cui è assolutamente indifferente se esso era nuovo o usato o anche rotto. Ciò che conta è solo il suo peso.

In alcuni casi, quando si tratta di un gioiello firmato, il Compro oro potrebbe valutartelo di più, ma non è affatto scontato: ciò vale solo per le grandi firme e se l’acquirente è nel campo della vendita al dettaglio dei gioielli.

Posso dare un gioiello in pegno al Compro oro per poi riprenderlo?

Un tempo si usava dare gli oggetti di valore al Banco dei pegni. Chi aveva bisogno di denaro liquido per pagare un creditore consegnava un gioiello o un altro prezioso ricevendone dietro contanti. I soldi poi dovevano essere restituiti al Banco con gli interessi entro una predeterminata scadenza. Se ciò non avveniva, il Banco dei pegni diventava proprietario dell’oggetto.

La legge però vieta ai Compro oro di prendere oro in pegno. Chi lo fa viola la legge.

Come faccio a sapere se la bilancia del Compro oro non è truccata?

Se è vero che il prezzo di vendita dell’oro dipende dal suo peso (oltre che dai carati), la bilancia usata per questa operazione è determinante. È bene quindi che sia di precisione. La legge stabilisce che tali strumenti siano sottoposti a taratura periodica con certificato rilasciato dalla Camera di Commercio. Si tratta di un bollo. L’esito positivo della verifica periodica viene attestato da un apposito documento, che consiste in un contrassegno adesivo di colore verde. Sul contrassegno è evidenziata inoltre la data in cui sarà necessario il successivo controllo.

Hai quindi il diritto di chiedere al Compro oro, prima della pesatura, di visionare tale documento.

Come spendere soldi inutilmente

Posted on : 14-06-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Quante volte è capitato di ritrovarti davanti all’estratto conto a domandarti come sia stato possibile spendere tutti quei soldi in un mese? Ecco una guida per aiutarti a capire quali possono essere per te delle spese inutili.

Spesso si perde il conto di quanto si spende oppure non si tiene conto delle piccole spese, nonostante i buoni propositi di stilare una lista delle entrate e delle uscite. In fondo a chi non piace levarsi qualche sfizio di tanto in tanto? Fare acquisti può essere decisamente gratificante e aiutare a risollevare l’umore. Il punto è: quand’è che si esagera? Qual è il punto di rottura tra il concetto di “levarsi uno sfizio” e buttare i soldi dalla finestra? Con questo articolo capirai come spendere soldi inutilmente e potrebbe esserti utile qualora volessi iniziare a ragionare su quali spese siano da tagliare per evitare esborsi inutili.

Shopping

Quando si parla di shopping, il nostro pensiero corre immediatamente all’abbigliamento e agli accessori. E’ forse la prima associazione mentale che facciamo in automatico. In ogni casa ci sono armadi pieni di vestiti che non vengono indossati da anni, ma che ad ogni cambio di stagione ci rifiutiamo categoricamente di buttar via perché “non si sa mai…”. Bisogna ammettere che è difficile resistere al richiamo di un abito particolare che ti fa innamorare al primo sguardo; soprattutto se il prezzo risulta allettante, siamo tentati di acquistarlo pur essendo inconsciamente consapevoli che non si avrà mai l’occasione di sfruttarlo.

Alcune star hanno addirittura dichiarato che la loro ossessione per le scarpe le porta ad acquistare modelli di numeri diversi da quello che indossano per il solo gusto di possederli. Visto che il consumatore medio non ha il reddito di una star di Hollywood, riflettendo sulle cifre utilizzate per acquistare tutti questi abiti mai indossati, ci si renderebbe conto di aver speso inutilmente troppi soldi. Tutto ciò potrebbe essere utile per prestare più attenzione al prossimo giro di shopping, comprando solo ciò che realmente serve.

Shopping firmato per i più piccoli

Altro modo inutile di spendere i propri averi, restando sempre in tema abbigliamento, è sicuramente quello di acquistare interi guardaroba composti da decine di capi firmati per i propri bambini. Questi capi, infatti, hanno vita breve; il tempo di una stagione e subito devono necessariamente essere eliminati perché il pargolo è cresciuto. Per un adulto, almeno, l’acquisto di un abito o di un cappotto di una rinomata marca potrebbe essere giustificato. Infatti, alcuni capi intramontabili non passano mai di moda e sono addirittura considerati al pari di un investimento. Al contrario, è solo un grossa perdita economica acquistare vestiti firmati per un bambino che dopo sei mesi sarà aumentato di due taglie.

Le creme miracolose funzionano davvero?

Decisamente inutile è, inoltre, spendere soldi per creme, sieri e altri prodotti costosi di marchi beauty che gridano al miracolo. Il più delle volte sono solo un concentrato di siliconi e petrolati che non fanno respirare la pelle. Quindi, dopo il primo o il secondo mese di routine maniacale ti accorgi deluso che miglioramenti non ce ne sono stati e sarebbe stato più conveniente acquistare dei principi attivi puri (al decimo del prezzo del siero super pubblicizzato).

Trattamenti estetici pericolosi

Ormai, a causa dei social, l’immagine ha sempre più importanza. La maggior parte dei modelli proposti ai comuni mortali sono così meravigliosi grazie ai filtri fotografici e Photoshop. Eppure, qualcuno ancora ci casca nell’illusione di rincorrere una perfezione in realtà inesistente.

Negli ultimi anni, infatti, vi è stato un proliferare di centri di medicina estetica che propongono trattamenti più o meno invasivi. Ce n’è davvero per tutte le esigenze. Anche molti centri estetici hanno inserito pacchetti del genere, in alcuni casi senza avere la preparazione adeguata. Nella migliore delle ipotesi, i trattamenti eseguiti da mani inesperte non produrranno i risultati sperati, ma in sfortunate circostanze questa imperizia può causare notevoli danni o lesioni al cliente. Proprio per questo, in numerose sentenze si sottolinea come lo standard di preparazione tecnica debba essere più elevato della cosiddetta media.

Tra l’estetista e il/la cliente intercorre un rapporto contrattuale e la giurisprudenza maggioritaria ravvede una responsabilità dell’operatore:

  • qualora risulti che quest’ultimo/a non abbia eseguito la propria obbligazione con la perizia e la diligenza doverose;
  • quando sussista un nesso causale tra il trattamento messo in opera e le lesioni subìte.

Per la giurisprudenza di legittimità il danno estetico, nel momento in cui viene leso il diritto alla salute, tutelato costituzionalmente dall’art. 32 della Costituzione [1], può essere ricondotto alla fattispecie del danno biologico (danno non patrimoniale). Onde evitare tali problemi, occorre sempre accertarsi che i trattamenti cui ci si vuole sottoporre siano eseguiti in centri seri, muniti delle necessarie autorizzazioni e che siano eseguiti da un personale adeguatamente formato professionalmente.

L’abbonamento annuale in palestra

Vuoi conoscere un altro metodo infallibile per spendere soldi inutilmente? Iscriversi in palestra senza motivazione e convinzione. Capita a tutti! Si parte pieni di buone intenzioni per migliorare la forma fisica, si acquistano completi da fitness bellissimi, si sceglie la struttura più alla moda e si fa l’errore: l’abbonamento annuale in palestra! In fondo pensi di risparmiare. Più è duraturo l’abbonamento, più sarà basso il costo mensile dei singoli ingressi. Eppure, quanti portano avanti il loro programma di work out mese dopo mese, senza arenarsi? Ecco, appunto. Per i più, purtroppo, si tratta di soldi sprecati. Sarebbe meglio iniziare con un abbonamento mensile o trimestrale per verificarne l’effettiva frequentazione.

L’abbonamento ai mezzi pubblici

Con il medesimo spirito, armati sempre delle migliori intenzioni, si cade in un altro tranello: l’abbonamento annuale ai mezzi pubblici. Come sopra, anche questo tipo di abbonamento è più vantaggioso se copre un arco temporale maggiore. Inoltre, penserai sicuramente che favorire i mezzi pubblici rispetto all’automobile possa stimolarti a fare più moto (visto che non sfrutti l’abbonamento in palestra), senza contare che ha anche una valenza ecologica. A meno che però tu non viva a Zurigo, ti troverai in breve tempo a lottare con metro che saltano le corse, autobus che non passano mai. Stanco di ciò e per pigrizia tornerai mestamente ad utilizzare l’auto, rimpiangendo i soldi regalati all’azienda di trasporti. Ricorda, però, che sarebbe meglio lottare la pigrizia e usarli davvero i mezzi pubblici, la tutela ambientale ha bisogno anche di questi piccoli gesti.

Sei caduto nel tranello della «super car»?

Si possono anche spendere soldi inutilmente acquistando un’auto bellissima, magari un po’ più costosa di quanto ci si potrebbe permettere, ma estremamente performante e poi ritrovarsi a pagare le rate tenendola chiusa in garage per risparmiare sui costi eccessivi di carburante. Sembra assurdo, eppure capita davvero!

Gli sprechi alimentari

D’altronde il consumismo ormai è ben radicato nella nostra società e ciò porta ad accumulare tanti prodotti che poi non verranno mai utilizzati. Questo accade in tantissimi settori, ma soprattutto nel campo alimentare e cosmetico, in cui ci sono indicazioni temporali ben precise indicate sulle confezioni, oltre le quali non è consigliabile consumare ciò che si è acquistato.

Spesso, quando si fa la spesa al supermercato, si è presi dall’irrefrenabile voglia di riempire il carrello con i prodotti più disparati che difficilmente verranno consumati, ma che al momento sembrano indispensabili.

Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione che mettono in guardia dagli sprechi alimentari, la dispensa si riempie di cibi, anche costosi ed esotici, che non verranno mai consumati. Buttare via il cibo è davvero il modo peggiore per spendere soldi inutilmente ed è quello che forse (giustamente) provoca più vergogna.

I cosmetici scaduti vanno eliminati?

Anche i cosmetici hanno una data di scadenza. Se sei un appassionato/a di prodotti beauty sai quanto sia difficile riuscire a finire la cialda di un blush o di un ombretto che sembrano durare in eterno. Puoi verificare se siano effettivamente cambiate la consistenza e l’odore, ma è sempre meglio eliminare i prodotti che vanno a contatto con gli occhi, come il mascara. La pubblicità delle case cosmetiche spinge ad accumulare sempre più trucchi pubblicizzati dalla top model o “influencer” del momento. Appena pubblicizzato un prodotto, ecco che ne esce uno nuovo e intanto il vecchio giace inutilizzato nel cassetto pieno ancora per metà. Si creano così le cosiddette make up collections tanto care alle youtubers, che mostrano intere stanze dedicate al make up, colme di cassettiere straripanti di trucchi inviati gratis dalle aziende. Ed ecco che le fan corrono a comprare (di tasca loro o dei genitori, ovviamente) le nuove palettes in tutte le gradazioni e nuove cassettiere per contenerle.

Dopo un po’, si procede con il “decutler” (che altro non sarebbe che un bel repulisti). E dunque, si riempiono interi sacchi della spazzatura di rossetti, smalti, ombretti mai usati o usati una volta e poi scaduti per un totale di centinaia di euro polverizzati.

Ossessione per gli elettrodomestici: servono davvero?

Sei un patito dei vari programmi televisivi culinari e non te ne perdi uno? Potresti, allora, cadere nella tentazione di acquistare tanti elettrodomestici che sembrano indispensabili per ricreare le ricette viste sul piccolo schermo. Sarebbe impensabile fare il pane senza la macchina del pane o il gelato senza la gelatiera sponsorizzata nell’ultima puntata. E poi, pensandoci bene, si tratta di risparmiare perché acquistando la macchina del pane da 500 euro, non dovrai più spendere quell’euro al giorno dal fornaio. Per non parlare del gelato fatto in casa o della macchina per tirare la pasta all’uovo. Sulla stessa scia si acquistano forni ideati esclusivamente per la cottura al vapore di ultima generazione, robot da cucina e tanto altro.

Sicuramente, ci sono persone che amano cucinare e davvero realizzano il pane in casa quotidianamente, ma per tanti altri si tratta dello sfizio del momento che viene accantonato dopo il primo utilizzo. In fondo, è molto più veloce andare dal fornaio sotto casa a comprare la baguette già realizzata dalle sue sapienti mani. E alla fine, con quei 500 euro della macchina del pane, potevi comprare del pane di prima qualità per cinquecento giorni.

Lavoro autonomo occasionale

Posted on : 14-06-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Contratto di lavoro autonomo occasionale: come funziona, limiti, regole, adempimenti, come distinguerlo dalla collaborazione e dai nuovi voucher.

Il lavoro autonomo occasionale è un tipo di rapporto lavorativo che presenta diverse particolarità, a tutt’oggi pienamente valido: è facile confonderlo con altri generi di rapporto di lavoro, come le collaborazioni occasionali (mini cococo, abolite dal Jobs Act) ed il contratto di prestazione occasionale. Non si tratta, però, né di lavoro accessorio (gestito dapprima con i voucher, ora coi col contratto di prestazione occasionale o col libretto famiglia), né di lavoro parasubordinato, ma di lavoro autonomo. La differenza, rispetto al lavoro autonomo prestato dai titolari di partita Iva, consiste nella mancanza di organizzazione e nella saltuarietà delle prestazioni. Il contratto di lavoro occasionale non ha un limite massimo di durata del rapporto nell’anno pari a 30 giorni, come erroneamente si ritiene, né un limite massimo di reddito pari a 5mila euro annui (questo limite obbliga soltanto all’iscrizione presso la gestione separata Inps): l’attività, però, deve essere svolta in modo non continuativo. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul lavoro autonomo occasionale: che cos’è, come funziona, come distinguerlo dagli altri rapporti lavorativi, quali sono gli adempimenti previsti e le regole da seguire.

Che cos’è il lavoro autonomo occasionale?

Il lavoro autonomo occasionale è un rapporto di lavoro autonomo che, a prescindere dalla durata e dall’importo percepito come corrispettivo per la prestazione svolta, ha un carattere del tutto episodico e risulta completamente svincolato dalle esigenze di coordinamento con l’attività del committente.

Chi è il lavoratore autonomo occasionale?

Il lavoratore autonomo occasionale è colui che si obbliga a compiere dietro corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente, e in via del tutto occasionale.

Differenza tra lavoro autonomo occasionale e collaborazione

Rispetto ad una collaborazione coordinata e continuativa (cococo), il contratto di lavoro autonomo occasionale si distingue per:

  • completa autonomia del lavoratore circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro, mancando il potere di coordinamento del committente;
  • mancanza del requisito di continuità, essendo tale collaborazione solamente episodica;
  • mancanza di inserimento funzionale del lavoratore nell’organizzazione aziendale.

Malgrado l’espressione riservata dalla legge Biagi alle co.co.co. inferiori a 30 giorni ed a 5mila euro nell’anno solare con lo stesso committente, dette mini cococo (poi abolite dal Jobs Act), le prestazioni di lavoro autonomo occasionale non vanno in alcun modo confuse né con le collaborazioni occasionali né con il lavoro accessorio.

Difatti, le prestazioni di lavoro autonomo occasionale corrispondono ad una diversa qualificazione giuridica del rapporto di lavoro, con conseguente diverso regime fiscale e previdenziale, nonostante l’obbligo, sia per i collaboratori che per i lavoratori autonomi occasionali (quando i compensi annui superano i 5mila euro), di iscriversi alla gestione separata Inps.

Differenza tra lavoro autonomo occasionale e prestazione occasionale

La prestazione occasionale, resa tramite i nuovi voucher, detti anche Presto o Cpo (contratto di prestazione occasionale), o tramite il libretto famiglia, è assimilabile al lavoro accessorio, quello, cioè, precedentemente retribuito con i voucher, o buoni lavoro: non è assimilabile né al lavoro autonomo, né al lavoro subordinato (dipendente) o parasubordinato (cococo), ma è una tipologia di attività marginale e prettamente saltuaria, dunque non inquadrabile in nessuna delle tre categorie elencate.

Il lavoro autonomo occasionale, invece, è inquadrabile tra le attività autonome, esercitate, cioè, senza alcun vincolo di subordinazione né di coordinamento, come l’attività d’impresa e l’attività professionale: non richiede, però, l’apertura della partita Iva, in quanto l’attività è svolta in modo saltuario ed è priva del requisito dell’organizzazione e della professionalità. Per approfondire: Lavoro autonomo occasionale e prestazione occasionale.

Differenza tra lavoro autonomo occasionale e lavoro autonomo con partita Iva

Il lavoro autonomo occasionale e il lavoro autonomo con partita Iva, sia che si tratti di attività professionale, sia che si tratti di attività d’impresa, si distinguono in base all’organizzazione e all’abitualità nell’esercizio dell’attività.

Non si può parlare di lavoro autonomo occasionale se l’attività è esercitata in modo continuativo, professionale, o se comunque emerge un’organizzazione autonoma nell’esercizio dell’attività: generalmente, si parla di attività autonomamente organizzata se è verificata la disponibilità di uno studio proprio, se ci sono collaboratori o dipendenti, o se esiste un sito internet relativo all’attività esercitata. Si devono, ad ogni modo, valutare i requisiti della continuità dell’attività e dell’organizzazione situazione per situazione.

Come si giustificano i compensi del lavoro occasionale?

Il lavoratore occasionale non deve emettere fattura, in quanto non ha la partita Iva, ma basta una ricevuta. Per sapere quali dati devono essere indicati nel documento: Ricevuta lavoro autonomo occasionale, come si fa. I committenti effettuano una ritenuta d’acconto e certificano, attraverso la certificazione unica Cu, i compensi e la trattenute applicate.

Lavoro autonomo occasionale: contributi Inps

Sotto il profilo previdenziale, i lavoratori occasionali non erano obbligati a iscriversi ad alcuna forma di assicurazione fino al 2003, poiché non contemplati dalla legge Dini. Dal 1° gennaio 2004 sono stati, invece, assicurati presso la gestione separata Inps, ma solo per i redditi fiscalmente imponibili superiori a 5mila euro nell’anno solare, considerando la somma dei compensi corrisposti da tutti i committenti occasionali.

Quali sono gli adempimenti contributivi per i lavoratori autonomi occasionali?

I lavoratori autonomi occasionali devono iscriversi alla gestione Separata Inps e comunicare ai committenti interessati, all’inizio dei singoli rapporti e durante il loro svolgimento, il superamento o meno della soglia reddituale e della soglia di esenzione di 5mila euro annui.

Se questa soglia risulta superata con il concorso di più compensi nello stesso mese, ciascun committente concorre in misura proporzionale al pagamento dei contributi previdenziali, in base al rapporto tra il suo compenso e il totale di quelli erogati nel mese.

Ai lavoratori autonomi occasionali si applicano le stesse regole, già previste per i co.co.co., in materia di iscrizione alla gestione Separata, ripartizione del contributo, versamento, denuncia, nonché le regole generali in materia di aliquote massimali e accredito contributivo.

Nello specifico, l’interessato, deve soltanto iscriversi alla gestione separata, mentre l’azienda deve trattenere 1/3 dei contributi dai compensi, versare i contributi dovuti (pari in totale, per l’anno 2018, al 34,23% dell’imponibile, compresa la quota di 1/3 a carico del lavoratori) all’Inps e inserirli nella denuncia mensile Uniemens.

Quali sono le tutele Inps e Inail per i lavoratori autonomi occasionali?

L’Inps, con un noto messaggio [1], ha precisato che ai lavoratori occasionali non spetta l’indennità di malattia e ha quindi escluso gli stessi dal diritto alle prestazioni economiche relative ad eventi di maternità, congedo parentale, assegno al nucleo familiare.

L’attività svolta a titolo di lavoro autonomo occasionale non risulta utile né per il diritto né per la misura alle prestazioni di sostegno al reddito a seguito di disoccupazione. Da questo si evince inoltre che le prestazioni occasionali non sono riconducibili al rapporto di lavoro subordinato, divenendo pertanto escluse dall’applicazione della normativa in materia di cassa integrazione guadagni.

Infine, in merito alla possibile perdita dello stato di disoccupazione in caso di percezione di compensi da lavoro autonomo occasionale da parte di soggetti beneficiari degli istituti di sostegno al reddito, come la Naspi, la normativa a tutt’oggi risulta estremamente lacunosa. L’Inps, comunque, conferma il mantenimento dell’indennità di disoccupazione Naspi nel caso in cui dalla prestazione di lavoro autonomo derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione (redditi di lavoro autonomo non superiori a 4.800 euro annui).

I lavoratori occasionali non sono soggetti alla normativa assistenziale Inail e non devono dunque essere assicurati dal committente per gli infortuni e le malattie professionali.

Com’è tassato il lavoro autonomo occasionale?

I redditi da lavoro autonomo occasionale sono fiscalmente classificati fra i redditi diversi: in particolare, il reddito imponibile ai fini previdenziali e fiscali deve essere ricavato per differenza tra l’ammontare percepito nel periodo d’imposta e le spese specificamente inerenti alla sua produzione.

I redditi e le spese strettamente inerenti devono essere inseriti:

  • nel quadro D del modello 730;
  • nel quadro RL del modello Redditi.

I contributi previdenziali, come tutti i contributi previdenziali obbligatori, rappresentano un onere deducibile dal reddito.

Spettano le detrazioni per reddito di lavoro autonomo occasionale?

Ai lavoratori autonomi occasionali spettano le stesse detrazioni alle quali hanno diritto i lavoratori autonomi con partita Iva. in particolare, chi percepisce redditi che derivano da lavoro autonomo o da attività d’impresa minore (sono escluse le imprese in contabilità ordinaria) ha diritto alle seguenti detrazioni, che non devono essere ragguagliate su base annua:

  • 1.104 euro, se il reddito complessivo annuo non supera i 4.800 euro;
  • per reddito superiore a 4.800 euro e sino a 55.000 euro annui, la detrazione è calcolata con la seguente formula: 1.104 × [(55.000 – reddito complessivo) / 50.200].

Questa detrazione non può essere cumulata con quella per redditi di pensione o di lavoro dipendente e assimilati.

Ritorna la rubrica «Storie di Avvocati»

Posted on : 14-06-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Dopo il successo registrato l’anno scorso, ritorna la nostra rubrica Storie di avvocati.

In molti ci hanno inviato le loro storie professionali: ci hanno raccontato come hanno raggiunto il titolo, quali sacrifici sono stati costretti a fare, quali risultati hanno raggiunto, quali cause importanti hanno vinto, come hanno strutturato lo studio. Abbiamo raccontato, tra le tante altre, la storia di Cristiano Cominotto, Emanuele Carta, Ettore Pietro Silva, Sara Soresi, Benedetta Siringano, Maria Monteleone e del nostro direttore l’avvocato Angelo Greco

Non c’è niente di meglio dell’estate per leggere. E le letture preferite da tutti durante le ferie sono le storie. Racconti, favole, romanzi, thriller, biografie: tutto ciò che serve per uscire dalla monotona vita urbana diventa prezioso nel periodo estivo.

Noi, anche per questa estate, vogliamo raccontare la tua storia. La storia della tua vita. Se sei un avvocato e vuoi far sapere a tutti come sei arrivato ad avere il tuo studio, quali difficoltà hai incontrato, i sacrifici che hai fatto per sopravvivere in questo difficile momento, per mettere sù la tua realtà e diventare ciò che sei, raccontacelo. Lo pubblicheremo nella rubrica Storie di Avvocati, che partirà nel mese di agosto.

Dicci da dove sei partito, quante ore al giorno hai dedicato alla tua formazione, quali sono stati i tuoi inizi, i punti su cui hai fatto leva per differenziarti dagli altri, le più importanti cause che hai difeso e come queste ti sono servite per farti conoscere. Insomma, scrivi, in qualche migliaio di battute, il resoconto dei tuoi anni di servizio alla giustizia. La tua storia potrà servire agli altri da esempio. Mandaci anche due foto per poter corredare l’articolo.

Pubblicheremo le vostre storie nella rubrica Storie di avvocati durante tutto il mese di agosto, ma raccoglieremo i testi nel corso di questo mese.

Che aspetti? Mandaci il tuo racconto a adv@laleggepertutti.it insieme a una fotografia tua o del tuo studio. Lo pubblicheremo sulle nostre pagine.