Avvocato non pagato dal cliente: come sopravvivere

Posted on : 08-10-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Consigli per farsi pagare in anticipo dal cliente o per ottenere un acconto che tenga conto del successivo impegno.

Tra le ragioni che stanno mandando in crisi la professione legale non c’è solo la degiurisdizionalizzazione di numerose procedure (prime tra tutte le separazioni e i divorzi), l’aumento dei costi e dei tempi dei processi, il crescente numero di avvocati, ma anche e soprattutto la crisi. In un momento di difficoltà economica, le famiglie risparmiano sui beni voluttuari e, tra questi, vi è anche la domanda di giustizia. L’Italiano è abituato da sempre a mandare giù bocconi amari e, quando scarseggiano i soldi, non potendo rinunciare alle spese per le medicine, per la casa e per l’istruzione dei figli, rinuncia a far valere i propri diritti. Così, salvo quando si rientra nel gratuito patrocinio o quando il giudizio è necessario per la stessa sopravvivenza della parte (il licenziamento, la negazione di una pensione di invalidità, l’impugnazione di una cartella esattoriale, un pignoramento sulla casa), il denaro destinato al processo si mette invece da parte. Ma c’è anche chi, pur non potendo permettersi il tribunale, preferisce ugualmente rivolgersi al giudice. Lo può fare perché l’avvocato non gli chiede un anticipo o gli consente di iniziare la causa pagando solo le spese vive e rinviando la parcella a processo ormai chiuso. Spostare in avanti il momento del pagamento giova a chi prende con leggerezza i propri impegni. Sono numerose le persone che si indebitano, senza prima valutare le concrete possibilità di far fronte all’obbligazione. Molte di queste situazioni finiscono così inevitabilmente per ritorcersi contro lo stesso professionista che, dopo anni di lavoro, si trova senza onorario. Come può sopravvivere l’avvocato non pagato dal cliente? 

L’avvocato deve conoscere la psicologia dei clienti

L’errore di molti legali è non applicare, alla propria attività, le comuni regole del commercio. Si crede che professionista e imprenditore non abbiano nulla in comune; invece sono accomunati dal fatto di rivolgersi al medesimo mercato, fatto di consumatori e aziende.

Non c’è solo il codice da imparare quando si appende alla porta la targhetta “Studio legale”. È necessario invece conoscere le regole del marketing e del rapporto con la clientela. Rapporto sia nel suo lato “fisiologico” che in quello “patologico”. Cosa significa? Che bisogna saper chiedere un acconto e scegliere il momento in cui farlo; bisogna essere in grado di distinguere chi non può pagare da chi non ha nessuna intenzione di farlo; che si deve capire quando staccare la spina e rinunciare a un mandato che non ha alcuna utilità per il professionista; che si deve essere abili a riconoscere l’identikit di chi vuol fare il furbo. A meno che, ovviamente, si vogliano indossare i panni del filantropo, nel qual caso però non ci si può poi lamentare.

Esistono diverse figure del cliente che non paga l’avvocato. C’è quello che spera di mettere i soldi da parte nel corso della causa, giovandosi dei lunghi tempi del processo. C’è chi è armato delle migliori intenzioni ma conta di recuperare il denaro dalla condanna dell’avversario. C’è quello che mira ad ottenere subito il risultato, non prendendo neanche in considerazione il problema della parcella, forte del fatto che riuscirà a trovare un accordo con il proprio difensore in un momento successivo. C’è infine chi, così come ha fregato la controparte, intende fregare anche il proprio difensore. 

A pochi avvocati piace fare causa ai propri clienti per recuperare le parcelle insolute. E quand’anche ciò succede, i tempi sono sempre a favore del debitore. Tutto ciò finisce per fare il gioco di chi non vuole o non può pagare. Ecco allora alcune riflessioni ad alta voce che dovrebbero portare l’avvocato a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti del proprio assistito.

L’avvocato che non si fa pagare è colpevole come il cliente

L’avvocato che non viene pagato ha la propria colpa perché non ha saputo difendere se stesso, non ha adottato precauzioni per tutelare il proprio credito, perché non è stato in grado di riconoscere un cattivo affare. Imparare ad attribuirsi una parte di responsabilità è già il primo passo per evitare di commettere ulteriori errori in futuro. L’imprenditore che sbaglia le scelte commerciali chiude o fallisce. Anche l’avvocato rischia una sorte simile. Un atteggiamento sano impone al professionista che non ottiene il compenso di far tesoro dell’esperienza raccolta per non cadere più nella stessa trappola. 

È giusto prendere un cliente senza farsi pagare in anticipo?

Prendere un cliente senza farsi pagare in anticipo è una “tentazione” cui sfuggire in gran parte dei casi o, almeno, in epoca di crisi. Come una donna sa riconoscere un uomo in astinenza (e se ne sta alla larga), anche un cliente ha le sue cartine di tornasole per individuare un professionista che ha bisogno di soldi. Di solito è quello disposto a tutto pur di accaparrarsi la difesa, rinunciando anche a riscuotere l’acconto o le spese vive. Il che non giova all’immagine del legale che, già così, parte in una situazione di svantaggio. 

Rispondi a bruciapelo: ti faresti mai operare da un medico che non guadagna? La capacità di imporre le proprie condizioni è indice di forza contrattuale di chi non dipende dalla scelta del singolo. Una grossa azienda non va in perdita se un consumatore non acquista i suoi prodotti. «Prendere o lasciare: queste sono le mie condizioni»: l’atteggiamento corretto del legale deve essere chiaro, trasparente, disponibile ma anche risoluto e preciso. 

La vergogna di chiedere i soldi in anticipo

Chiarire subito il proprio onorario non è solo un obbligo di legge e deontologico, ma anche un’importante scelta commerciale per l’avvocato: serve per mettere le cose ben in chiaro e condizionare il cliente a una scelta precisa. Il “torbido” giova soprattutto al debitore ed è bene evitare, sin dall’inizio, qualsiasi equivoco.

Spesso la vergogna è il principale freno nel chiedere un anticipo. Non deve essere così. Ci si deve convincere che è il cliente ad aver scelto l’avvocato e che questi è entrato nel suo studio con la convinzione che la prestazione non può essere gratuita. Al di là dell’espressione meravigliata che potrà fare nel momento in cui gli viene mostrato il conto, egli ha già in animo, sin da quando bussa il campanello, di dover corrispondere un compenso. Ecco perché è bene anticipare questo momento il prima possibile.

Del resto, se un cliente non ha intenzione di pagare l’acconto, ancor meno vorrà farlo al momento del saldo (che peraltro è superiore). 

L’importanza di chiedere l’anticipo

Chiedere l’anticipo o il saldo prima di iniziare la causa serve anche a comprendere la serietà delle intenzioni del cliente. Chi è determinato nell’agire vorrà di sicuro procedere anche a fronte di un acconto più o meno sostanzioso; chi invece è incerto troverà ancor meno motivi per pagare alla fine del giudizio, dopo molti anni.

Anche il primo contatto telefonico è importante. Chi chiede un parere legale deve sapere che l’attività in studio di tipo stragiudiziale deve essere pagata. Ciò proprio per garantire la giusta terzietà del parere. Difatti l’avvocato che rende gratuitamente le consulenze può essere tentato a fornire una risposta non approfondita e di far di tutto pur di acquisire il cliente anche a costo di una non corretta informazione. Se invece ha la certezza che il tempo perso gli sarà ugualmente compensato, assumerà un atteggiamento più distaccato dal successivo ed eventuale mandato.

Inoltre, l’anticipo serve ad assicurare un minimo di compenso all’avvocato per il tempo che andrà a perdere per la difesa. Il che lo solleverà da lunghe e dispendiose cause di recupero del credito.

Come finanziare un’azienda

Posted on : 07-10-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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In questo articolo vedremo come finanziare un’azienda e quali sono le possibili fonti di finanziamento alle quali ricorrere.

Gestisci un’azienda che è stata avviata da poco e ti rendi conto di non avere a disposizione il denaro necessario a farla funzionare come vorresti. Hai un piano ben preciso, e sai che se riuscissi a dare impulso alla produzione in modo tale da soddisfare le richieste della potenziale clientela, la tua azienda certamente farebbe un salto di qualità. Hai dei soci, ma anche loro si trovano nelle tue stesse condizioni: non hanno la possibilità di intervenire per aiutare l’attività aziendale. Il denaro non è sufficiente, e con la liquidità di cui ognuno di voi dispone occorre far fronte alle spese necessarie per la vita vostra e delle vostre famiglie. Quali potrebbero essere dunque le fonti di finanziamento? Se ti stai chiedendo come finanziare un’azienda, questo articolo fa al caso tuo. Parleremo dei vari modi reperire il denaro necessario al funzionamento di un’impresa.

Entriamo subito nel vivo del discorso e chiariamo come finanziare un’azienda. Le imprese si finanziano in due modi:

  • con capitale proprio;
  • con capitale di terzi.

Il capitale proprio è costituito dai conferimenti effettuati dall’imprenditore, oppure, in caso di società, dai soci. I conferimenti vengono innanzi tutto effettuati al momento della costituzione dell’impresa; ma possono esserne fatti altri nel corso dell’attività. Ciò avviene, ad esempio, quando l’imprenditore è consapevole che l’azienda sta crescendo, e, avendo disponibilità, effettua ulteriori apporti rispetto a quelli iniziali. Questa operazione è più facile in caso di società, grazie alla possibilità ridurre il carico degli apporti necessari, dividendolo tra i vari soci. Un’altra forma di finanziamento dell’azienda tramite capitale proprio è realizzati l’utilizzo del capitale di risparmio. Con questa espressione si intendono gli utili che vengono e che, invece di essere distribuiti, sono reinvestiti per potenziare la produzione.

Il finanziamento mediante capitale di terzi può essere di due tipi:

  • debiti di funzionamento;
  • debiti di finanziamento.

I debiti di funzionamento consistono in dilazioni di pagamento, che l’impresa ottiene dai fornitori. L’azienda si accorda con questi ultimi, per pagare le materie prime utilizzate in un momento successivo, quando realizzerà gli utili che ne deriveranno. In questo modo, non riceverà direttamente denaro da nessuno, ma eviterà un esborso e potrà utilizzare le somme corrispondenti in ulteriori investimenti, riservandosi di pagare i fornitori in un momento successivo, quando gli utili aumenteranno.

I debiti di finanziamento sono, invece, somme di denaro provenienti da terzi. Vediamo quali sono modalità più frequenti per procurarsele.

Finanziare un’azienda con un mutuo

È un contratto disciplinato dal codice civile [1]. Le parti di questo contratto sono due:

  • il mutuante: è la parte che consegna all’altra una certa quantità di denaro, o, come vedremo, di altre cose fungibili (di solito si tratta di una banca);
  • il mutuatario:  è la parte che riceve il denaro, o le altre cose formanti oggetto del contratto, e si obbliga a restituirne altrettante della stessa specie e quantità.

Come abbiamo detto poc’anzi, il contratto di mutuo può avere ad oggetto non solo il denaro, ma anche una certa quantità di cose fungibili. Cosa si intende con questa espressione? Si tratta di quelle cose che possono essere sostituite con una uguale quantità di beni dello stesso genere: ad esempio, un chilo di farina di un certo tipo è fungibile, perché sostituibile con la stessa quantità e qualità di prodotto. Il denaro è il bene fungibile per eccellenza: una banconota da 50 euro è sostituibile con un’altra banconota dello stesso importo, senza che per il possessore nei cambi minimamente l’utilità. Viceversa, un quadro d’autore è un bene infungibile.

Il mutuo, solitamente, è oneroso. Chi presta denaro o altre cose lo fa per trarne un guadagno. Questo guadagno è l’interesse: parlando di denaro (che è quello che più ci interessa), si tratta di una certa percentuale sulla somma formante oggetto del contratto, che il mutuatario deve restituire al mutuante insieme alla somma ricevuta inizialmente, detta capitale. In questo caso il mutuo si dice oneroso.

Il mutuo può essere anche gratuito, quando le parti si accordano in tal senso. In questo caso, il mutuatario dovrà restituire al mutuante soltanto il capitale, senza interessi.

D’ora innanzi ti parlerò soltanto del mutuo oneroso, perché è quello più frequente quando si vuole finanziare un’azienda. Considereremo, quindi, soltanto il mutuo avente ad oggetto somme di denaro, per le quali deve essere corrisposto un interesse.

L’interesse è una percentuale del capitale dato a prestito. Di norma, sia il capitale che gli interessi vengono ripartiti in rate, che possono essere mensili, semestrali o annuali. La misura degli interessi è concordata nel contratto di mutuo, ma, a pena di nullità, essi non possono superare una certa soglia stabilita dalla legge: se la superano, essi sono considerati usurari. Se non è stata stabilita nel contratto la misura degli interessi, verrà quella fissata dalla legge. Ovviamente, con le banche questo non avviene mai: sono esse a decidere la percentuale loro dovuta.

La banca, prima di erogare un mutuo, pretende garanzie di solvibilità del mutuatario, ovvero della sua capacità di restituire le somme ricevute. Vorrà quindi conoscerne i redditi; in più, chiederà garanzie, che possono consistere nell’accensione di ipoteche su beni immobili (garanzie reali), oppure in fideiussioni, cioè nell’impegno, da parte di terze persone solvibili, di pagare qualora non vi provveda il mutuatario (garanzie personali).

Se il mutuatario non paga anche una sola rata, il mutuante può chiedere la risoluzione del contratto e la restituzione dell’intera somma data in prestito.

Finanziare un’azienda con l’anticipo fatture

L’anticipo fatture è un modo per ottenere liquidità immediata da parte di una banca. L’azienda presenta alla banca una o più fatture che devono essere pagate da clienti. La banca anticipa all’azienda un importo pari a quello della fattura, o leggermente inferiore: somma che le sarà restituita nel momento in cui la fattura verrà pagata. Sull’importo anticipato dalla banca dovranno essere pagati interessi e commissioni. Di solito la somma anticipata viene ridotta di una percentuale che va dal 20% al 30%. Sarà la stessa banca a riscuotere la fattura, trattenendo un importo corrispondente a quello anticipato, più gli interessi e le commissioni, e versando sul conto del cliente l’eventuale somma residua.

Due sono le principali forme di anticipo fatture:

  • il mandato all’incasso, quando la banca riceve dal cliente l’incarico di incassare la fattura alla scadenza, trattenere le somme che le spettano e di versare al cliente la differenza. In questo caso, creditore rimane l’azienda, e la banca ha solo l’incarico di riscuotere;
  • la cessione del credito, quando l’azienda esce di scena, il credito corrispondente alla fattura viene ceduto alla banca, e quest’ultima avvisa il debitore  su modalità termini di pagamento. Se quest’ultimo non avviene, sarà la banca ad occuparsi della riscossione coattiva.

Finanziare un’azienda con il factoring

Il factoring è un contratto, in forza del quale l’azienda cede a un’impresa specializzata i propri crediti, ricevendo in cambio alcuni servizi:

  • la gestione dei crediti ceduti;
  • l’incasso degli stessi;
  • l’anticipazione dei corrispondenti importi prima della scadenza.

Si tratta di un contratto atipico, vale a dire non espressamente disciplinato dalla legge, che richiede la presenza di questi presupposti:

  • la società di factoring deve essere autorizzata a svolgere questa attività, ed essere iscritta in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia;
  • chi cede il credito deve essere un imprenditore, non si tratta di un contratto al quale possa ricorrere un privato qualsiasi;
  • i crediti devono essere maturati nell’ambito dell’esercizio dell’impresa da parte del cedente.

Il vantaggio per l’azienda sta nella possibilità di ottenere liquidità immediata, senza dover attendere il pagamento dei crediti; in questo modo può pagare prontamente i fornitori e portare avanti la produzione, senza che si vengano a creare sofferenze.

Finanziare un’azienda con il credito di filiera

Il credito di filiera è una modalità di finanziamento ancora poco conosciuta in Italia. In sostanza, l’azienda non viene vista come un soggetto isolato, ma come un elemento facente parte di una “filiera”, di un sistema più ampio costituito da diverse aziende interconnesse. In questo modo, è possibile ottenere di essere garantiti presso le banche da un’azienda più consistente e solvibile, con la quale la propria azienda intrattiene rapporti derivanti dall’attività di entrambi.

Facciamo un esempio: una piccola azienda vende abitualmente a un’altra la materia prima, che poi viene utilizzata per realizzare determinati prodotti da immettere sul mercato. L’azienda acquirente è già solida, affermata e conosciuta dalle banche: potrà quindi farsi garante dell’azienda fornitrice, che in questo modo potrà ottenere i finanziamenti necessari senza rischiare dinieghi da parte degli istituti di credito. Naturalmente, tra le due imprese deve esserci un rapporto solido e basato sulla fiducia.

Finanziare un’azienda trovando il partner giusto

Un altro modo per finanziare un’azienda è quello di coinvolgere altre persone che dispongano del denaro necessario. Ecco come:

  • rivolgersi ad amici e parenti. chiedendo loro i soldi in prestito. Secondo il grado di confidenza e di affetto, è possibile concordare o meno degli interessi. Occorre, naturalmente, essere certi di poter restituire le somme, per non rischiare il deterioramento dei rapporti e il disagio psicologico che vi sarebbe per tutte le parti coinvolte. E’ utile, e sintomo di serietà, formalizzare l’impegno per iscritto;
  • trovare un Business Angel: si tratta di persone che dispongono di denaro da investire in attività imprenditoriale di altri, e che hanno maturato in un certo ambito un’esperienza, che consente loro di dare le necessarie indicazioni per il buon funzionamento dell’attività e la realizzazione degli obiettivi aziendali. Ovviamente, il Business Angel parteciperà ai profitti realizzati;
  • entrare in società con persone che credono nell’azienda e che dispongono di liquidità;
  • ricorrere al crowfunding. Si tratta di una forma di finanziamento consistente nella raccolta di fondi tramite siti Internet specializzati. In questo modo, si ottengono tante piccole somme di denaro, che messe insieme formano l’importo necessario all’azienda per realizzare un obiettivo. Le persone disponibili a dare un contributo lo fanno, di solito, perché vogliono aiutare un progetto che apprezzano, oppure perché l’imprenditore promette loro in cambio sconti o prestazioni gratuite.

Ora sai come finanziare un’azienda: non ti resta che individuare il modo che ritieni faccia al caso tuo.

Cosa significa finanziamento agevolato

Posted on : 07-10-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Quando si parla di finanziamenti a fondo perduto spesso ci si ricollega al tema del finanziamento a tasso agevolato. Andiamo ad approfondire meglio cosa si intende per ‘tasso agevolato’.

Se una società vuole effettuare un investimento o una spesa avrà bisogno di aumentare il proprio capitale sociale. Le strade percorribili possono essere due: o quella di richiedere un finanziamento o l’altra che viene da un versamento in conto capitale da parte dei soci interni che, così, si ‘autofinanziano’. Nel primo caso si tratterà di somme di finanziamento con l’obbligo di restituzione. La banca o l’ente finanziatore valuterà il cosiddetto capitale di rischio e deciderà se concedere il finanziamento o meno. Occorrerà presentare la situazione societaria ed esplicitare la destinazione d’uso in cui si investirà il finanziamento. Ovviamente ciò servirà a giustificare la richiesta di finanziamento: più grande l’intervento che si vorrà mettere in campo, più potrà essere alta la cifra che si richiede; un conto è chiedere un finanziamento per l’acquisto di macchinari ad esempio, oppure per dei computer, un altro per effettuare delle costruzioni o ristrutturazioni. Questo è facilmente comprensibile e logico. Tuttavia il problema è un altro. Anche se il finanziamento verrà concesso c’è il duplice problema della restituzione, di cui occorrerà fissare i termini e le modalità, e quella dei tassi di interesse applicati sull’ammontare del finanziamento stesso. Quest’ultima è una problematica che si ripercuote poi sull’ammortamento e dunque sulla questione ‘restituzione’. Pertanto esiste una forma di finanziamento più conveniente, quello agevolato; ma cosa significa finanziamento agevolato?

Cosa vuol dire finanziamento ‘agevolato’

Lo avevamo visto anche per i versamenti in conto capitale, che potevano essere fruttiferi o infruttiferi: quindi essere esenti dal tasso di interesse – come i primi – oppure presentare il costo del tasso d’interesse – come i secondi -. Anche per i finanziamenti bancari o presso altri enti, l’obiettivo è sempre quello di poter ricorrere al cosiddetto finanziamento agevolato. Il termine deriva da un’offerta vantaggiosa per cui si ha una forma di agevolazione sul tasso di interesse che si applicherà sull’entità complessiva del finanziamento. Ovviamente i tassi di interesse possono essere diversi, da quelli più bassi a quelli più alti, fino a parlare – in certi casi – di ‘tassi usurari’ se arrivano a percentuali troppo elevate. Il caso contrario, a quello appena citato, è proprio quello del tasso agevolato più conveniente, che è quello che mira all’abbattimento del tasso di interesse stesso. Potrebbe sembrare impossibile non avere un tasso di interesse su un finanziamento, invece oggi esistono forme di finanziamenti a tasso zero, per cui non ci sarà nessun tasso di interesse imposto sul finanziamento, in maniera equivalente al caso dei versamenti in conto capitale infruttiferi, per cui si dovrà solamente restituire la cifra ottenuta in finanziamento senza ulteriori costi aggiuntivi a carico.

Il finanziamento agevolato per le imprese

Il finanziamento agevolato e quello a tasso zero in particolare, sono una forma di aiuto alle imprese, spesso soprattutto rivolto a piccole e medie imprese (PMI): pensiamo al microcredito, oppure ai finanziamenti (anche tramite fondi europei) destinati ad imprese giovanili o totalmente femminili. Mi viene in mente l’intervento messo in campo da strutture come i vari Incubatori di imprese come quello della Regione Lazio (Bic Lazio) e di tutte le altre società regionali facenti parte della rete dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa; oppure da altre strutture quali Invitalia (Agenzia Sviluppo Italia), che finanzia anche per permettere di aprire attività in franchising (cosiddetto prestito d’onore).

Prestiti agevolati, banche e spese ammissibili

Si tratta infatti di un modo per finanziare start-up, rimettere in moto l’economia e favorire la crescita e lo sviluppo del Paese attraverso i principali attori, che sono i giovani, le imprese, le donne. Ma si interviene anche nei settori più focali: pensiamo ad esempio all’agricoltura o all’artigianato [1]. Questi due sono i campi dove maggiormente vengono fatti tali investimenti [2]. Tuttavia anche le banche stanno puntando molto su un finanziamento a tasso agevolato: un modo è anche quello di tenere il tasso di interesse bloccato, cioè far sì che la sua entità non vari in relazione all’andamento economico-finanziario statale. Oppure pensiamo alle diverse formule di prestito personalizzato. Se i finanziamenti possono essere richiesti sia da singoli cittadini che da società, dall’altra parte è un po’ come per i mutui: verrà analizzato lo stato di salute della società e il suo capitale di rischio, la sua natura giuridica ed eventuali stati di sofferenza o di debiti; così come per il singolo cittadino si valuta la morosità: se è un cattivo pagatore o protestato, oppure se – al contrario – è un individuo in regola, senza problemi, per cui è sicuro e affidabile – nel senso che gli si può concedere tranquillamente il finanziamento e non vi sono ragioni ostative -.

Come richiedere un finanziamento

Di solito con un prestito agevolato si può arrivare alla copertura totale delle spese da sostenere. Tuttavia non tutti i costi che si sosterranno sono ammissibili. Mi spiego meglio. Nel momento stesso in cui si richiede un finanziamento occorrerà presentare, per esempio, un business plan (BP): ossia un vero e proprio piano di impresa; si tratta di una sorta di prospetto, in cui si fa un quadro completo di tutte le spese: delle uscite – per gli acquisti di tutto il necessario per mettere su l’attività -, ma anche delle entrate (cioè di quanto si pensa si potrà ricavare da quell’attività). Una scheda analitica che raccolga il piano di costi e ricavi, dettagliato e minuzioso, con tanto di analisi del mercato d’azione, del territorio su cui si interverrà e della concorrenza. Infatti, un fattore essenziale per tale tipo di finanziamenti, è quello dell’innovazione. Perché diciamo tutto questo? Perché la copertura può essere totale, ma anche parziale e comunque varia; cioè viene finanziata in percentuale diversa a seconda dell’entità e della tipologia di investimenti che si andranno a fare e per i quali si richiede la copertura finanziaria.

Per esempio si possono richiedere finanziamenti per vari casi: per acquistare materiale per l’attività d’impresa, per macchinari nuovi o usati, per la miglioria e l’ammodernamento delle strutture già presenti (quali laboratori ed altri impianti ad esempio); si tratta di spese pratiche di beni materiali; ma lo stesso vale anche per beni ‘immateriali’ come, per esempio, brevetti, licenze o software, oppure spese per la formazione e la qualificazione del personale o per i servizi di marketing e promozione (come campagne pubblicitarie e di strategia commerciale). Tutti questi casi rientrano nelle cosiddette spese ammissibili. Però non tutte vengono finanziate alla stessa maniera, con la stessa percentuale di copertura e neppure dello stesso tasso di interesse.

Ad esempio, se si vogliono effettuare investimenti nell’ambito della tutela dell’ambiente, dell’innovazione tecnologica e per incrementare la propria competitività il tasso di interesse di un prestito agevolato per imprese artigiane previsto in proposito è del 70%. Se gli investimenti rientrano in settori previsti nei piani strategici regionali il tasso in questione è pari al 45%. Sarà del 50% se gli investimenti sono destinati all’innovazione tecnologica.

Infine, riassumendo. Abbiamo detto che il finanziamento agevolato ha varie caratteristiche tecniche, tra cui le principali sono: l’importo finanziabile, la sua durata, la modalità di erogazione del finanziamento e quella del rimborso.

Tuttavia esistono diverse normative a seconda dell’ambito di riferimento. Quelle specifiche per finanziare imprese giovanili [3]; per l’imprenditoria al femminile [4]; per le imprese artigiane [5]; poi per le microimprese e per il franchising, ma anche per il lavoro autonomo [6]. Infine c’è tutta la normativa che regolamenta il sostegno con il finanziamento a settori quali: l’industria, il commercio, il turismo, l’artigianato e persino la ristorazione (dunque prendendo un po’ tutto quello che è il terziario) [7].  

Avvocato: quale futuro?

Posted on : 07-10-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Esiste ancora quella figura austera e solenne che azzittiva le platee con le proprie interminabili e complicate arringhe? Che cosa si aspetta, oggi, il giovane professionista che decide di intraprendere questo complicato percorso?

Questa antichissima professione, conserva un fascino originario, portando con sé anche quella sorta di riconoscimento sociale a cui molti, con la scelta di questo percorso di studi, ambiscono. Certo, molti avrete sentito dire che raggiungere il tanto agognato titolo è tutt’altro che semplice e lineare, è piuttosto un percorso ad ostacoli, fatto di tanto impegno, lavoro, studio, il tutto condito, talvolta, con una buona dose di frustrazione. Ora, senza qui voler entrare nel dettaglio, possiamo dire che, una volta sostenuto e soprattutto superato il fatidico esame, il giovane avvocato, si trova, tra il frastornato e l’incredulo, a porsi l’inevitabile quesito: “e ora che ne sarà di me?”. Avvocato quale futuro? Sì perché il dominus l’aveva già avvertito il malcapitato, che di avvocati ce ne sono troppi e che senza uno studio già avviato, magari di famiglia, sarà dura trovare una collocazione e, da ultimo che lo studio dove aveva svolto tanto faticosamente la propria pratica non cerca nuovi professionisti, ma casualmente il giovane può restare, a patto che non chieda di essere retribuito. Ovviamente non si vuole generalizzare, al contrario esistono tantissime realtà, fortunatamente, positive, in grado di inserire i giovani in ambienti piacevoli e innovativi. Quello che è un dato certo, invece è che a fronte dell’accesso in massa alla professione, avvenuta nel periodo d’oro degli enormi incassi e dell’incontestabile considerazione sociale, si è recentemente registrata un’inversione di tendenza data, da un lato dall’assenza o comunque dalla diminuita iscrizione di nuovi praticanti, ora avvocati tirocinanti e, dall’altra dall’abbandono di una gran parte di professionisti che, vessati dagli elevati costi della libera professione, hanno poi deciso di virare la propria rotta.

Cosa consigliare ad un giovane e promettente neo avvocato?

Se da un lato, nessun consiglio, per quanto accorato, potrà mai sostituire la propria personale e autentica esperienza, quel che potrà contribuire al successo, o quantomeno a fare la differenza, sarà il saper cogliere le occasioni e cavalcare l’onda dei tempi. E non si tratta semplicisticamente di frasi fatte e prive di significato. Tutt’altro. Infatti, come quasi tutte le professioni, ma in netto ritardo sui tempi, anche questa professione, ora più che mai, sta affrontando o subendo un periodo di grande cambiamento dato dalla necessità dei tempi, dal mutato approccio cliente-professionista, ma soprattutto dalla digitalizzazione, se così può definirsi, della professione.

Specializzazione o settorializzazione?

A fronte delle innumerevoli e sempre più specifiche esigenze, l’avvocato oggi dovrebbe puntare alla qualificazione, o quantomeno alla settorializzazione della propria attività. Per quanto questo possa essere difficile da accettare dalla categoria dei generalisti, l’avvocato non può fare tutto, soprattutto a fronte dell’alto standard che gli si richiede. Questo è quanto previsto, in termini molto più stringenti, anche dal cosiddetto decreto sulle specializzazioni forensi, sul quale però non ci si soffermerà in questa sede. Molti sono i corsi di specializzazione già proposti, ma apparentemente ancora esclusivamente teorici e soprattutto, è inutile negarlo, troppo costosi, così da rendere più gravoso l’accesso a chi è ancora alle prime armi. Perciò, a prescindere dalla specializzazione vera e propria che richiede requisiti specifici e puntuali sia di accesso che di mantenimento della qualifica, perché non prevedere, più semplicemente, la possibilità di indirizzare, invece, la propria attività partendo dalle proprie passioni, trasformando così una propria inclinazione in lavoro, rendendo anche il tutto più piacevole. Perché non pensare che il professionista che ama lo sport, non solo frequentando più o meno assiduamente palestre, ma praticando anche ad alto livello agonistico la propria disciplina sportiva, non possa trovare alquanto familiare proprio l’ambito del diritto sportivo, volendone studiare ed approfondire le innumerevoli sfaccettature. Lo stesso può dirsi di chi ha, da sempre, una grande passione per la tecnologia, il mondo di internet e dei nuovi media. Anche questo specifico campo necessita, sempre di più della collaborazione sinergica di varie figure professionali tra cui quella del legale. E così per moltissimi atri settori nei quali si richiede l’attività di una figura qualificata, ma tutto sommato, evoluta rispetto alla vecchia e solenne immagine dell’avvocato.

Adattare l’attività ai tempi

L’attività dell’avvocato, infatti, non è più “limitata” alla scrittura degli atti ed alla presenza alle udienze, ma è sempre più fatta di attività collaterali che, se da un lato costringono il professionista vecchio stampo ad un triplo salto mortale, dall’altro incentivano l’interdisciplinarità e la collaborazione con altri professionisti. Si pensa, non solo all’apporto, per esempio, di un economista, per la lettura di un bilancio aziendale, ma anche ad altre e meno ovvie sinergie. E così lo psicologo può avere un ruolo significativo nella conduzione di controversie famigliari, l’informatico negli studi maggiormente strutturati, dovrebbe essere una figura sempre presente, data la quasi totale digitalizzazione dell’attività e così per moti altri. Così facendo si verrebbe a creare una realtà dinamica e capace di soddisfare le sempre maggiori e specifiche esigenze della svariata platea dei clienti.

Prendere spunto da altre realtà

Sarà senz’altro capitato di guardare almeno un film il cui protagonista, brillante avvocato, punta ad ottenere l’agognata associazione allo studio. Probabilmente, pur non volendo snaturare la figura dell’avvocato, anche da noi si registrerà un calo ponderale del numero di studi unipersonali in favore di nuove e più snelle organizzazioni professionali. A tal proposito, è al vaglio il disegno di legge n. 428 pensato per l’abolizione dell’incompatibilità tra professione forense e lavoro subordinato. Così facendo si dovrebbe sia agevolare l’ingresso lavorativo dei giovani avvocati, ma anche regolarizzare la posizione di quegli avvocati che di fatto svolgono la propria attività in forma subordinata. In ogni caso, se può sembrare arduo capire quale possa essere il futuro dell’avvocato, è possibile invece, prevedere che, a fronte di repentini e continui cambiamenti e del sovraffollamento della professione, probabilmente verrà premiato chi saprà cogliere ulteriori possibilità, senza irrigidirsi all’interno della propria toga, perché anche il diritto è una materia elastica, in continua e perenne trasformazione, adattamento e aggiustamento. Ma soprattutto, aldilà di ogni pronostico, è bello in ogni caso pensare che, qualunque sia la trasformazione, evoluzione o adattamento di questa professione, lasciatemelo dire, bellissima, il suo scopo ultimo ed insostituibile debba rimanere quello del sostantivo che lo rappresenta, cioè avvocato, vale a dire chiamato a me, chiamato per difendermi.

Di SARA CAMPANA