Perché se hai una casa al mare ti dovresti preoccupare

Posted on : 17-01-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

L’innalzamento del livello dei mari deprezza gli immobili sulle coste; il fenomeno è aggravato dalle alluvioni. Così le case al mare perdono valore.

Se vivi in una casa al mare oppure ne possiedi una per le vacanze probabilmente avrai notato l’erosione costiera: il mare avanza e si avvicina sempre più al tuo immobile. Ora il problema non è più soltanto quello della stabilità del fabbricato o dell’arretramento della spiaggia: c’è anche una preoccupazione di carattere economico e riguarda il valore della tua casa. Nel prossimo futuro potrebbe scendere di parecchio e i mercati immobiliari tendono ad anticipare queste tendenze. Peggio ancora se la zona dove si trova la tua casa è a rischio idrogeologico ed è soggetta ad alluvioni e mareggiate.

Succede già adesso in Florida, negli Stati Uniti d’America, ma lo stesso fenomeno potrebbe ripetersi nel nostro Paese, che ha quasi 7.500 km di coste: secondo due rapporti finanziari specializzati, pervenuti ora dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, l’innalzamento dei livelli del mare sta abbattendo i prezzi degli immobili sulla costa. E il cambiamento climatico impatterà anche sui mutui per l’acquisto delle case e sul costo delle assicurazioni immobiliari.

In sintesi, il fenomeno può descriversi così: su i livelli dei mari, giù i prezzi degli immobili. Nel caso specifico, di quelli più ambiti e costosi della Florida. Neppure il lusso gode di riparo di fronte agli eventi naturali; anzi, sono proprio le ville più belle che in percentuale si deprezzano di più. Così un investimento di centinaia di milioni di dollari, o di euro, ed oltre rischia di andare in fumo perché questi immobili perdono commerciabilità.

E’ questa la conclusione a cui giungono due nuovi rapporti dedicati all’impatto del cambiamento climatico sul settore immobiliare. Il primo, è quello realizzato dal colosso della consulenza internazionale McKinsey, secondo il quale le case in Florida soggette al rischio alluvioni potrebbero perdere dal 5 al 15% del loro valore nel prossimo decennio, e dal 15 al 35% entro il 2050.

Il secondo è quello realizzato da Jupiter Intelligence che si concentra sulla contea di Miami-Dade e secondo il quale entro il 2050 il doppio delle case dovranno vedersela con alluvioni ‘moderate’ di circa un piede (poco più di 30 cm). A rischiare di più di perdere valore, sono le aree costiere come Bal Harbour. Le perdite attese sui mutui nella Contea potrebbero passare dall’1,24% nel 2019 all’1,97% nel 2050: più alto è quel numero, più una banca addebita interessi su un mutuo.

E infatti, mutui potrebbero diventare più difficili da ottenere e costosi per case che non rappresentano più un buon investimento, se rischiano letteralmente di finire sott’acqua. Insomma, quello con cui il mondo finanziario sta facendo i conti è qualcosa di nuovo e si chiama ‘rischio climatico‘ e a questo dovrà adattarsi anche il mercato assicurativo alle prese con probabilità molto più elevate di alluvioni o forti uragani e gli impatti che questi possono avere sulle proprietà che potrebbero tradursi in premi più elevati.

Agricoltura: le migliori idee per il 2020

Posted on : 17-01-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

L’Oscar Green di Coldiretti seleziona e premia i progetti più originali e innovativi in agricoltura e allevamento: tutti i finalisti dell’edizione 2020.

Da chi fa maturare i grappoli d’uva appena raccolti negli abissi marini per accelerare il processo di fermentazione e purificarli a chi ‘coltiva’ abiti eterni che durano tutta la vita, da chi si è inventato il formaggio di latte d’asina a chi usa le cipolle per creare una crema anticellulite, ma anche chi ha portato in Italia la Moringa, superfood contadino, e chi produce mais di vetro, una particolare pannocchia delle antiche tribù Cherokee.

Sono solo alcune delle straordinarie innovazioni nate dall’ingegno dei giovani italiani che si inventano il lavoro, finalisti all’Oscar Green 2020 di Coldiretti e scelti dopo una lunga selezione territoriale tra
migliaia di giovani imprenditori di tutta Italia, i veri protagonisti italiani del Green Deal. L’agenzia stampa Adnkronos ci ha comunicato l’illustrazione delle migliori proposte, quelle arrivate in finale del concorso.

Gli abiti eterni

Un esempio è la storia di Flavia, che ha detto basta ai vestiti usa e getta e puntato sulla creazione di indumenti “eterni”. Si forma come
modellista di abbigliamento nelle Marche, ma il richiamo delle radici
la riporta in Calabria, dove incontra coltivatori di ginestra, terreni
abbandonati ricchi di ortiche, allevatori che devono smaltire la lana,
antiche lavorazioni di lino e canapa. E’ con questi materiali che
comincia a costruire abiti attorno alle donne, utilizzando una rete di
collaborazioni: da chi coltiva a chi raccoglie, da chi intesse il
filato, a chi consegna la lana, a chi ispira collezioni.

Il vino di mare

Ma stupisce anche il nuovo modello imprenditoriale di
Giulia, una giovane, imprenditrice toscana che produce un vino molto
particolare, facendo maturare i grappoli appena raccolti sotto gli
abissi marini per accelerare il processo di fermentazione e restituire
salinità ma soprattutto per evitare di utilizzare solfiti. L’unico
disinfettante antiossidante naturale impiegato nella produzione è il
sale del mare.

Le pannocchie vetrate

Tra le innovazioni, c’è la brillante idea di Marco, un agricoltore
custode del Friuli Venezia Giulia appassionato di antiche colture che,
per produrre farina e biscotti, ha iniziato a coltivare un particolare
tipo di mais “la gemma di vetro” delle antiche tribù Cherokee che non
ha bisogno di trattamenti. La pannocchia è più piccola rispetto alle
altre ma è di straordinaria bellezza con tutte le tonalità del vetro,
dal blù intenso al trasparente dell’acqua, fino al viola, vinaccia e
turchese.

La crema alla cipolla

Molto originale è anche l’idea di Francesca di produrre in Campania
bio-cosmetici dalla cipolla creando una nuova crema anti cellulite. La
cipolla ramata di Montoro, infatti – prosegue la Coldiretti – è ricca
di proprietà antiossidanti e a differenza delle altre cipolle ha un
aroma dolce e fragrante che non disturba.

Le mucche hi-tech

Ma quest’anno alla finale degli Oscar c’è anche la bella intuizione di Giovanni, un allevatore lucano che unisce tecnologia e amore per gli animali.

Utilizzando un innovativo collare hi-tech – continua la Coldiretti – le sue vacche podoliche possono tranquillamente brucare sui pascoli più impervi libere e in maniera del tutto autonoma perché
la loro posizione insieme alla capacità di movimento ed eventuali rischi sono controllate in tempo reale.

I bisonti al 100%

In finale degli Oscar green è giunta anche la brillante trovata di Massimiliano di trasformare la sua azienda in Umbria nell’antico west dove si sentono cavalcare, proprio come avviene nei film, enormi
bisonti che alzano una gran nuvola di polvere. Del bisonte non si
butta via niente, dalla pelle per pregiate lavorazioni artigianali
alla lana ma anche in cucina è molto apprezzato dai ristoranti che
puntano all’eccellenza e all’innovazione in tavola.

Il fashion con lo zafferano

In Abruzzo Gianluca produce accessori uomo/donna senza utilizzare additivi chimici, semplicemente colorandoli con la gemma più preziosa
del posto, lo zafferano. Stringendo un patto salva-terremoto con i coltivatori della zona, in pieno centro all’Aquila, tra le gru della
ricostruzione, il giovane imprenditore ha aperto un punto vendita di prodotti natural fashion protagonisti di una nuova sfida per la
rinascita di un territorio ferito.

Il formaggio di latte d’asina

In Lombardia Leonardo si è inventato il primo formaggio di latte d’asina – prosegue la Coldiretti -, chiamato Arlecchino
perché viene prodotto grazie all’aggiunta di latte di capra e di
mucca, permettendo così alle incredibili proprietà del latte d’asina
di andare in stagionatura donando a questo gustoso prodotto una
qualità incredibile, ma anche in onore del borgo che ha dato i natali
alla famosa e omonima maschera.

Il collare antilupo

Tra i finalisti c’è anche l’idea di
Pietro che in Calabria ha sperimentato il primo collare anti-lupo che
ospita un processore a ultrasuoni, con una frequenza studiata per
allontanare gli animali pericolosi dal gregge.

Prati fioriti dai terreni incolti

In Friuli Simone si è messo alla guida di un gruppo di agricoltori per riqualificare terreni abbandonati e incolti trasformandoli in habitat
ideali per la tutela della biodiversità animale e vegetale. Il risultato sono ettari di splendidi prati fioriti, vere e proprie
”spa” per insetti, che hanno favorito l’attività della api aumentando la produzione di miele ma anche creato le condizioni per
l’arrivo della vespa samurai, l’unico insetto oggi in grado di
combattere la cimice asiatica che distrugge i raccolti. Alcuni
esemplari sono stati già trovati e portati nei laboratori dell’Agenzia
regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia.

L’olio anti-Xylella

Felice è anche l’intuizione di Paola, giovane produttrice pugliese che ha cominciato a produrre il primo olio spalmabile anti- Xylella, un primato assoluto nel mondo del food, bello da vedere, cremoso e incredibilmente buono e intenso. Da sottolineare è anche la curiosa
proposta campana di Antonio del primo agri-omogenizzato a km zero prodotto per i più piccoli solo ed esclusivamente con tenerissima carne di
razza Marchigiana dell’Appennino Centromeridionale.

È legale comprare e rivendere su internet?

Posted on : 16-01-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Acquistare e vendere prodotti nuovi o usati: adempimenti e obblighi fiscali. Cosa dice la legge a chi fa da intermediario sul web?

Su internet è facile trovare occasioni: chi vuole acquistare di prima o seconda mano, spulciando tra i siti e le piattaforme di scambio troverà numerose offerte convenienti. Non tutti però hanno il tempo e l’esperienza per mettersi alla ricerca dell’affare perfetto. Così, spesso, ci si affida al passaparola. Ma è legale comprare e rivendere su internet? 

Immagina di aver trovato alcuni siti in grado di applicare dei forti sconti sul nuovo ed altri invece in cui è possibile acquistare l’usato in buone condizioni. Hai così intenzione di “intermediare” tali vendite attraverso un tuo canale: troverai i clienti a cui proporre l’affare e, una volta ricevuto il pagamento, provvederai tu stesso a fare l’ordine e a spedire il pacco all’acquirente. Il tutto applicando una piccola maggiorazione in modo da fare un tuo utile. Puoi farlo oppure si tratta di un comportamento vietato dalla legge? Insomma, è legale comprare e rivendere su internet? Cerchiamo di approfondire questo interessante campo. 

Rivendere un prodotto nuovo è legale?

La legge non vieta, a chi compra un oggetto nuovo, di rivenderlo. Nè per questo deve pagare una commissione al suo produttore o rivenditore. Così si può acquistare una borsa, un paio di scarpe o un computer e poi venderlo immediatamente a un’altra persona. Si può addirittura fare anche con i prodotti coperti da marchi, brevetti e diritti d’autore. Ad esempio, chi acquista un software, un videogame o un libro può rivenderlo senza violare alcuna disposizione (l’unico divieto è di mettere a disposizione il file, gli mp3 o l’ebook tramite download diretto: così facendo, infatti, le rivendite possono essere infinite e, così facendo, si entra in concorrenza con l’autore). Sì, hai capito bene: si può rivendere un prodotto con il copyright, a condizione però che fai una sola vendita, cedendo il supporto materiale e non solo il file.

Rivendere un prodotto nuovo è legale ma solo se tale attività viene fatta in modo occasionale. Se invece diventa professionale – ossia svolta con continuità – è soggetta agli obblighi della normativa fiscale, all’apertura di una partita Iva, alla richiesta di autorizzazione per l’inizio dell’attività commerciale e a tutti gli adempimenti di un comune negozio (ad esempio le dichiarazioni fiscali e dei redditi). Questo non trasforma l’attività da legale a illegale, ma la sottopone solo ad alcuni adempimenti la cui violazione può implicare sanzioni di tipo amministrativo. 

È comunque vietato acquistare e rivendere prodotti contraffatti o di dubbia origine, che potrebbero dar luogo al delitto di ricettazione (si pensi ad orologi falsi o cellulari rubati). L’oggetto quindi della vendita deve essere sempre lecito. Non ci si può neanche giustificare sostenendo di non aver avuto contezza della provenienza illecita dei beni se le circostanze (ad esempio il prezzo basso) consentivano di sollevare dei sospetti.

Rivendere un prodotto usato è legale?

Il discorso appena fatto vale anche per chi decide di acquistare e rivendere prodotti usati. Quando tale attività è fatta senza alcun fine di lucro (si pensi a un collezionista che voglia disfarsi di tutti gli oggetti che ha custodito per molto tempo o a un divoratore di libri che intende liberare gli scaffali di casa), non c’è alcun obbligo di natura fiscale. Né sulle rivendite è necessario pagare le tasse: infatti non viene prodotto lucro nel momento in cui si cede un prodotto a un prezzo più basso rispetto a quello che si è pagato, a suo tempo, per acquistarlo.

Anche in tale ipotesi, però, quando l’attività diventa professionale e viene allestito un vero e proprio negozio dell’usato – sia anche tramite il web – scattano tutti gli obblighi di legge di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo (apertura di partita Iva, presentazione della dichiarazione dei redditi, ecc.).

È legale fare drop-shipping? 

Una tecnica spesso usata da chi apre un negozio online è quella dello drop-shopping. Qui, il commerciante non apre una sede fisica con un proprio magazzino, non ha bisogno di prendere in locazione un locale o di acquistare la merce prima di rivenderla. Egli si limita solo a ricevere gli ordini dei clienti e, una volta che l’affare è andato in porto, acquista l’oggetto da terzi per poi spedirla all’ordinante. Insomma è una sorta di intermediazione, dove però l’intermediario non si limita a mettere in comunicazione il venditore e il consumatore, ma diventa egli stesso prima venditore e poi acquirente dal fornitore. 

Con questo semplice metodo si può avviare un business a zero euro e vendere potenzialmente ovunque, senza limitazioni territoriali.

Anche questa attività è legale e non incontra alcun divieto, salvi solo gli adempimenti fiscali e le dovute autorizzazioni amministrative nel momento in cui diventa stabile e non occasionale. 

Quale operatore telefonico preferiscono gli italiani?

Posted on : 15-01-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

I nuovi dati Agcom: schede sim in aumento nella rete mobile, boom delle M2m. in calo le linee fisse. I dati di vendita per ogni operatore.

L’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha pubblicato oggi i dati dell’osservatorio, diffusi dall’agenzia stampa Adnkronos, che riguardano i comparti di telefonia fissa e mobile e rivelano le preferenze degli italiani attribuite ai vari operatori presenti sul mercato.

Il primo dato in evidenza è che aumentano le schede telefoniche sim nella rete mobile, dove su base annua si registra una crescita complessiva di 0,5 milioni di unità: cio’ è dovuto, da una parte, alla rapida crescita delle sim M2M (machine to machine, le sim per il trasporto di dati) che aumentano di +3,3 milioni di unità, dall’altra alla riduzione di quelle ”solo voce” e ”voce+dati” (-2,7 milioni di unità).

Tim si conferma market leader con il 30,0% della quota sul totale, seguita da Vodafone (28,8%) e Wind Tre (28,1%) mentre il nuovo entrante Iliad rappresenta il 4,4% del mercato. Tuttavia, se si considerano unicamente le sim ”human” (escludendo quindi le M2M), il nuovo operatore raggiunge il 5,6%, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 2,5 punti percentuali su base annua, rimane il principale operatore con il 30,7%.

Prosegue a ritmi sostenuti la crescita della larga banda mobile: nel terzo trimestre del 2019 poco meno del 70% delle linee ”human” ha effettuato traffico dati, con un consumo medio unitario di dati stimabile in 6,3 GB/mese in crescita di oltre il 60% rispetto a settembre 2018.

A fine settembre invece gli accessi complessivi della rete fissa si riducono di circa 190 mila unità rispetto al trimestre precedente, con una contrazione di 780 mila unità rispetto a settembre 2018. I dati evidenziano anche profondi mutamenti nella composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio. Nel settembre del 2015 oltre il 90% degli accessi alla rete fissa era in rame, mentre dopo quattro anni questi sono scesi a meno della metà (con una flessione di 8,69 milioni di linee).

Giornali quotidiani: ecco quanti se ne vendono

Posted on : 15-01-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Dagli ultimi dati Agcom emerge una notevole flessione nelle vendite: in 4 anni le copie cartacee si sono ridotte di un terzo, e quelle digitali di un quarto. 

Nel mese di settembre 2019 la vendita di quotidiani (copie cartacee e copie digitali) è pari a circa 2,6 milioni di copie, in flessione del 7,5% su base annua. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi oggi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ci riporta ora la nostra agenzia stampa Adnkronos. Con riferimento all’intero periodo del quadriennio considerato (settembre 2015 – settembre 2019), le copie giornaliere cartacee complessivamente vendute dai principali editori si sono ridotte di quasi un terzo, passando da 2,32 a 1,58 milioni di unità. Contestualmente, risultano in netta flessione anche le copie digitali (-25% nell’intero periodo, -7% da settembre 2018).

Dazi: svolta nella guerra commerciale tra Usa e Cina

Posted on : 15-01-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

I Governi di Stati Uniti e Cina firmano oggi l’accordo che cancella alcuni dazi Usa in cambio di maggiori importazioni cinesi.

Gli Stati Uniti e la Cina firmano oggi l’accordo commerciale che dovrebbe mettere fine alla guerra dei dazi in corso ormai da quasi due anni; ma si tratta solo della “Fase Uno” perché molte  questioni rimangono ancora irrisolte. L’accordo di oggi cancella alcuni dei dazi punitivi imposti dal presidente Usa, Donald Trump, alle merci di importazione cinesi, mentre Pechino si impegnerà ad aumentare l’import
di prodotti statunitensi per un valore di almeno 200 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Ce lo comunica la nostra agenzia stampa Adnkronos.

Rimangono tuttavia in essere altri dazi Usa per un valore di 370 miliardi di dollari, anche se Washington abbasserà dal 15 per cento al 7,5 per cento i dazi su alcune merci. Non è ancora chiaro quando inizieranno i negoziati per la “Fase Due”.