Cane o gatto sul treno: posso portarlo?

Posted on : 17-01-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Condizioni e limitazioni per viaggiare in treno su Trenitalia o Italo con l’animale di compagnia. Documenti da portare e costo del biglietto.

Anche se a determinate condizioni, il cane o il gatto sul treno posso portarlo ed evitare, così, di lasciarlo da solo o di affidarlo a qualcuno se devo fare qualche giorno fuori casa e utilizzo il treno come mezzo di trasporto. Trenitalia e Italo danno il benvenuto agli animali domestici soprattutto di piccola taglia (in qualche caso è possibile portare anche quelli più grossi a pagamento o se si tratta di cani guida per non vedenti).

Oltre al peso del cane o del gatto, ci sono altri limiti relativi agli orari in cui è possibile salire a bordo con l’animale (si parla, soprattutto, dei treni regionali maggiormente saturi di pendolari in certe fasce del giorno) e alle condizioni in cui i nostri amici a quattro zampe devono essere tenuti a bordo.

Quel che conta, comunque, è che cane o gatto sul treno posso portarlo. Vediamo come e quando.

Cane o gatto su Trenitalia: come posso portarlo?

La principale rete di trasporto ferroviario, cioè Trenitalia, accetta i cani di piccola taglia ed i gatti, questi ultimi custoditi in un apposito contenitore, in modo gratuito, cioè non devono pagare il biglietto. Il gatto può così viaggiare in categoria Executive, in Business, in Premium o in classe standard.

Ogni viaggiatore può portare con sé soltanto un contenitore, delle dimensioni non superiori a 70x30x50 cm.

I cani (di qualsiasi taglia, quindi non solo i chihuahua) devono essere tenuti al guinzaglio e con la museruola. Possono viaggiare:

  • sugli Intercity o sugli Intercity Notte, in prima o in seconda classe;
  • su Frecciabianca, Frecciarossa o Freccia argento, in prima o in seconda classe, in Business o in Standard. Non sono ammessi in Executive, in Premium, nell’area del silenzio e nei salottini;
  • nelle carrozze letto, nelle carrozze cuccette e nelle vetture Excelsior, per compartimenti acquistati per intero;
  • sui treni regionali, ad eccezione della fascia oraria 7-9 da lunedì a venerdì.

I cani (ad eccezione di quelli dei non vedenti) non possono entrare nella carrozza ristorante/bar.

Gli animali (cane o gatto che siano) non possono mai occupare posti destinati ai viaggiatori. Se recano disturbo, il personale è autorizzato ad assegnare un altro posto all’accompagnatore o a farlo scendere dal treno. Con l’animale, ovvio.

Per il trasporto dei cani (esclusi quelli dei non vedenti) si deve avere in tasca il certificato di iscrizione all’anagrafe canina ed il libretto sanitario (o, per i cani dei cittadini stranieri, il passaporto del cane in sostituzione di entrambi i documenti) da esibire al personale di bordo. Se non si è in possesso di questi certificati, oltre a pagare una multa si dovrà scendere alla prima fermata.

Cane o gatto su Trenitalia: devono pagare il biglietto?

Come accennato, il gatto che viaggia su Trenitalia nell’apposito contenitore delle misure indicate non paga il biglietto.

Per quanto riguarda il cane, invece, paga un biglietto di seconda classe o livello Standard (anche per viaggiare in prima classe o in Business) ridotto del 50%. In pratica, metà di uno di questi due biglietti.

I cani guida per i non vedenti viaggiano gratis e senza alcuna limitazione.

Cane sul treno: posso cambiare prenotazione o biglietto?

Chi intende portare il cane sul treno, può cambiare prenotazione o biglietto se:

  • è previsto dalle condizioni e dai termini per il biglietto acquistato;
  • viene richiesto il cambio anche per il biglietto del proprietario (cioè, bisogna cambiare tuti e due e non uno solo).

Con le stesse premesse è possibile avere il rimborso del biglietto del cane. L’importo minimo non rimborsabile, cioè 10 euro, viene calcolato su quello complessivo. Quindi, se ho pagato 30 euro di biglietto, me ne verranno rimborsati 20.

Se il biglietto lo consente, è possibile salire con il cane su un treno diverso da quello prenotato avvisando il personale di Trenitalia e pagando una penalità di 10 euro.

Puoi accedere con il tuo cane a un treno diverso da quello prenotato, se consentito dal tuo biglietto e nei limiti temporali dello stesso, avvisando il personale di bordo e, nel caso di un cane di qualsiasi taglia, pagando l’eventuale differenza di prezzo e la penalità di 10 euro.

Se non ho biglietto o documenti del cane sul treno, cosa rischio?

Il passeggero che sale sul treno con il cane senza avere pagato il biglietto per l’animale può acquistarlo a bordo ma pagando una penalità che, nel caso di viaggio nelle carrozze letto, è pari all’acquisto dell’intero compartimento.

Se l’animale non è ammesso al trasporto, oltre alla penalità bisognerà scendere dal treno alla prima fermata.

Se il passeggero non porta con sé l’iscrizione all’anagrafe canina dell’animale, dovrà pagare una multa di 25 euro e scendere dal treno alla prima fermata.

Se il cane è sprovvisto di museruola o guinzaglio o il contenitore del gatto non rispetta le dimensioni prestabilite, bisogna pagare una multa di 10 euro, salvo diversa disposizione tariffaria, come precisa Trenitalia, e scendere dal treno alla prima fermata.

In tutti questi casi non si avrà diritto al rimborso del biglietto.

Cane o gatto su Italo: come posso portarlo?

Chi sceglie di viaggiare con cane e gatto sul treno di Italo (cioè di Ntv, l’azienda proprietaria di questi convogli), deve sapere che possono salire a bordo gratuitamente gli animali domestici dal peso massimo di 10 kg. Anche in questo caso, i gatti devono essere portati negli appositi contenitori (uno per ciascun passeggero) ed alloggiati nel bagagliere (cioè nello spazio sopra la testa dei viaggiatori) o nelle immediate vicinanze del posto del passeggero. Per i cani, invece, è richiesto il certificato di iscrizione all’anagrafe canina.

Come Trenitalia, anche Italo chiede ai passeggeri stranieri il passaporto del cane conforme al Regolamento europeo [1].

I cani guida dei non vedenti viaggiano gratuitamente senza alcun limite di taglia.

E se il mio cane pesa più di 10 kg? In questo caso sarà ammesso sul treno a patto che siano tenuti sempre con guinzaglio e museruola a bordo. Per questi animali è possibile prenotare il biglietto fino a 2 ore prima della partenza del treno soltanto attraverso il Contact Center e se in abbinamento all’offerta Flex per gli ambienti Prima Classe, Comfort e Smart.

Il prezzo del biglietto per questi cani è di 50 euro.

Affidamento cane: che succede con la separazione dei coniugi?

Posted on : 17-01-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Può essere omologato l’accordo dei coniugi con cui si stabilisce a chi dei due coniugi viene affidato l’animale da affezione, come il cane e il gatto.

Stai per separarti da tua moglie. Dopo aver diviso ogni bene presente in casa è arrivato il momento di decidere con chi debba andare il cane. Lo avevate “adottato” qualche anno fa ed ora fa parte della vostra famiglia: un cucciolo abbandonato che avete deciso di accogliere in casa e accudire. Ve ne siete presi cura entrambi e, a turno, avete sostenuto le relative spese di vaccinazioni, veterinario, cuccia e alimentazione. Poiché il cane non può essere “diviso in due” come il conto corrente, la casa e tutti gli altri beni in comunione, dovete trovare una soluzione salomonica. Avete così deciso che l’animale vada a vivere da uno di voi, ma l’altro potrà andarlo a trovare e, se vorrà, portarlo al parco. Prima però di mettere nero su bianco un accordo di questo tipo, ti chiedi che valore possa avere e se il giudice sia tenuto ad omologarlo. In altre parole quali sono le regole sull’affidamento del cane e che succede con la separazione dei coniugi? La questione è stata più volte affrontata dalla giurisprudenza e, da ultimo, da una sentenza recente del tribunale di Modena [1]. Facciamo il punto della situazione.

Per poter meglio chiarire quali sono le regole sull’affidamento degli animali dopo la separazione o il divorzio dei coniugi bisogna distinguere due diverse ipotesi, a seconda che la procedura sia «consensuale» o «giudiziale». Bisogna cioè tenere distinti i casi in cui la separazione o il divorzio avvengano con un accordo volontario firmato dal marito e della moglie (anche se davanti al giudice o all’ufficiale di Stato civile) o con una causa.

Affidamento dei cani: quali norme si applicano?

Come ha scritto il Tribunale di Roma in una sentenza recente [2], nel nostro ordinamento manca una nonna di riferimento che disciplini l’affidamento di un animale domestico in caso di separazione o divorzio dei coniugi o dei conviventi. Come spesso accada il legislatore è in ritardo rispetto al mutamento del costume e delle problematiche sociali (basti pensare che solo nel 2012 ha equiparato completamente lo status di figlio naturale a quello legittimo e che il riconoscimento giuridico dell’unione tra persone dello stesso sesso è attualmente causa di un’acerrima battaglia politica). Sempre più frequenti, infatti, i casi in cui coniugi o, comunque, persone che in regime di convivenza hanno posseduto un animale domestico, si rivolgono al giudice, costretto a creare un principio giuridico, per il suo affidamento. Due le pronunce più significative sul punto: una, del Tribunale di Foggia che, in una causa di separazione, ha affidato il cane ad uno dei coniugi, concedendo all’altro il diritto di visita per alcune ore determinate nel corso della giornata; l’altra, del Tribunale di Cremona che, sempre in una causa di separazione, ha disposto l’affido condiviso del cane con obbligo di suddivisione al 50% delle spese per il suo mantenimento. I due Tribunali, in assenza di una norma di riferimento, hanno applicato, per analogia, la disciplina riservata ai figli minori.

Nel caso deciso dal tribunale di Roma, in attuazione dei predetti criterii, si è ritenuto che il regime giuridico in grado di tutelare l’interesse del cane oggetto di causa, contemperandolo con l’interesse affettivo delle parti in causa, fosse l’affido condiviso con divisione al 50% delle spese per il suo mantenimento. Ed infatti, era emerso che il cane si era abituato a vivere, dopo la fine della convivenza instaurata tra le parti in causa, a periodi alterni, con una sola di loro, in abitazioni e luoghi diversi e che entrambe le parti avevano provveduto alle cure necessarie per lo stesso. Altresì, era irrilevante che le parti non fossero sposate, atteso che l’affetto ed il legame instaurato con l’animale prescindeva dal regime giuridico che legava le parti in causa.

Affidamento del cane e separazione o divorzio consensuale

In generale la giurisprudenza ha detto che sarebbe auspicabile che le questioni relative all’affidamento del cane (del gatto e di qualsiasi altro animale di affezione) siano tenute al di fuori dell’accordo di separazione tra i coniugi e formino invece oggetto di un’ulteriore e apposita scrittura (che assumerebbe quindi le caratteristiche di un normalissimo contratto). Questo però non toglie che, se anche i coniugi dovessero inserire, nell’accordo di separazione, una previsione in merito all’affidamento del cane o del gatto e all’eventuale diritto di visita, ciò non contrasterebbe con nessuna norma; un patto del genere non può essere pertanto considerato proibito. Del resto nulla toglie che, con la separazione e il divorzio, gli ex coniugi disciplinino anche le questioni non strettamente economiche.

A scanso di equivoci: ciò non vuol dire che l’affidamento del cane possa essere posto sullo stesso piano dell’affidamento dei figli e seguire le stesse regole, ma non lo può neanche catalogare come un accordo vietato.

In questo senso, verso cioè una maggiore sensibilizzazione anche della giurisprudenza verso gli animali domestici, va la decisione del Tribunale di Modena citata in apertura. Secondo i giudici emiliani, il giudice deve omologare il verbale di separazione consensuale fra i coniugi nel quale si stabilisce, oltre all’affido condiviso dei figli minori e l’assegnazione della abitazione familiare al genitore collocatario, che il cane di famiglia vi resterà fino a quando i figli convivranno con il genitore, stabilendo a carico dell’altro genitore un contributo economico per mantenere l’animale, contributo che pertanto si somma a quello disposto in favore dei minori.

Insomma, oltre all’assegno di mantenimento per i figli e per la moglie c’è anche quello per il cane (nel caso di specie pari a 50 euro, in proporzione cioè alla sua stazza). Ma solo se le parti lo vogliono.

Il decreto del giudice, quindi, è tenuto a recepire l’accordo dei coniugi finalizzato a tutelare anche il cane come affetto familiare.

Anche il tribunale di Como, con sentenza del 3 febbraio 2016, aveva stabilito in tal senso: va omologato l’accordo con cui i coniugi, in sede di separazione consensuale, abbiano deciso le sorti dell’animale domestico d’affezione: concordarne l’assegnazione e il mantenimento non contrasta con l’ordine pubblico.

Quanto, invece, al rapporto affettivo con il «pet», le disposizioni inserite nell’intesa – «ricalcando impropriamente sul piano terminologico le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori» – sono tese ad assicurarne a ciascun comproprietario la frequentazione alternata, con conseguente responsabilità. Peraltro, trattandosi di animale d’affezione o di compagnia preoccuparsene assume «un particolare interesse per i coniugi». Interesse che, per risultare meritevole di tutela «non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale». Si tratta, dunque, di previsioni non contrarie alla legge e, pertanto, omologabili. eraltro, trattandosi di animale d’affezione o di compagnia preoccuparsene assume «un particolare interesse per i coniugi». Interesse che, per risultare meritevole di tutela «non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale».

Affidamento del cane e separazione o divorzio giudiziale

Le cose vanno in modo completamente diverso se la coppia si separa o divorzia con una causa davanti al giudice. In tal caso il tribunale non è tenuto a occuparsi dell’assegnazione degli animali domestici, neanche se gli viene chiesto espressamente dalle parti con il ricorso [3]. Solo l’accordo dei coniugi può quindi definire la sorte del cane o del gatto, ma se manca l’intesa non spetta al giudice definire con chi vada a stare e l’ammontare del mantenimento. Non possiamo negare che si tratta di un notevole buco nell’attuale legislazione. Non si vede infatti perché il magistrato debba occuparsi della divisione di un divano, di un frullatore, di un buono postale e non invece di un animale, essere a cui ormai la giurisprudenza ha peraltro riconosciuto una propria sensibilità (l’animale è «essere senziente» recita il Trattato di Lisbona entrato in vigore il 13.12.2007). Tant’è che rompere un elettrodomestico non è un reato, ma ucciderebbe un cane lo è.

Tuttavia, sembra di trovare un’apertura alla possibilità che il giudice prenda in considerazione il problema dell’affidamento del cane o del gatto nel momento in cui ci sono dei bambini minori particolarmente legati all’animale domestico. Difatti, il codice civile stabilisce che il principale scopo che deve perseguire il giudice, nel momento in cui stabilisce le condizioni di separazione e divorzio dei coniugi, è la  tutela dell’interesse morale e materiale del minore. Ciò quindi non è di ostacolo ad un provvedimento che disciplini, nel complesso dei valori affettivi del minore, anche la sorte dell’animale domestico. L’affidamento ha vari aspetti: se vi è un minore che abbia affetti, prevale l’interesse a mantenere intatto il suo interesse. Le spese di mantenimento seguono l’usuale ripartizione tra ordinarietà (a carico del coniuge affidatario del minore) e straordinarietà (a carico di entrambi i coniugi). Se non vi sono minori, potrà valutarsi l’intensità del rapporto con uno dei separandi.