Se il cane fa spaventare un’altra persona bisogna risarcire?

Posted on : 21-04-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Io e mia moglie transitavamo in una strada di accesso al mio garage, prima del quale vi è un giardinetto con un cane di razza pastore australiano. Nel vederci il cane ringhiando si è posto con le zampe anteriori sul bordo superiore del cancello (il cancello è alto circa un metro quindi la testa era fuori dallo stesso) e mia moglie dallo spavento è caduta a terra, procurandosi la rottura del legamento crociato, del menisco con una prognosi di 30 giorni. Posso ottenere un risarcimento dall’assicurazione del cane?  Il proprietario del cane sostiene che dal momento che non c’è stato contatto non ho diritto a niente. È vero che il contatto non c’è stato, ma è stata tanta la paura nel vedere la bocca del cane aperta ad un metro di distanza da noi.

In casi più o meno simili a quello capitato alla moglie del lettore, la giurisprudenza (cioè le sentenze pronunciate dai tribunali e dalla Corte di Cassazione) ha stabilito che:

– il proprietario è sempre responsabile dei danni causati dal suo animale anche se dimostra di avere usato la normale diligenza nella custodia dell’animale o se dimostra che l’animale sia normalmente mansueto (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 75 del 1983);

– esiste sempre la responsabilità del proprietario (in base all’articolo 2052 del codice civile) per i danni causati dal suo animale tranne nel caso in cui il proprietario dell’animale riesca a dimostrare che il fatto (cioè il danno provocato dall’animale) è stato causato per un caso fortuito.

Ma in che cosa consiste allora il caso fortuito che se venisse dimostrato dal proprietario dell’animale escluderebbe la sua responsabilità per i danni e quindi escluderebbe l’obbligo del proprietario di risarcire i danni causati dal suo animale?

Il caso fortuito è ogni circostanza che abbia causato il danno, che il proprietario dell’animale non poteva in alcun modo evitare e che sia l’unica causa che ha provocato il danno (ad esempio anche il comportamento imprudente della persona danneggiata potrebbe essere il caso fortuito capace da solo di provocare il danno).

In sostanza il caso fortuito è un evento del tutto eccezionale e con scarsissime possibilità di verificarsi e che sia stato da solo la causa del danno subìto dalla persona aggredita o spaventata dal cane.

Solo se il proprietario del cane dimostrasse che si è verificato un caso fortuito non sarebbe poi obbligato a risarcire il danno provocato dall’animale: si tenga presente che non è stato considerato un caso fortuito né l’imbizzarirsi dell’animale (così decise la Corte di Cassazione con sentenza n. 2.333 del 1966) né il carattere normalmente pacifico dell’animale (così decise la Cassazione con sentenza n. 75 del 1983): ciò vuol dire che il proprietario dell’animale è tenuto a risarcire il danno anche se il fatto è stato prodotto da un improvvisa reazione dell’animale ed anche se questa reazione non fosse un usuale comportamento dell’animale e fosse del tutto imprevedibile.

Nel caso specifico il caso fortuito esisterebbe (come ho anticipato poco sopra) se il proprietario del cane dimostrasse (ad esempio) che la causa del danno subìto dalla moglie del lettore sia stata esclusivamente e solamente la condotta poco prudente della moglie che, essendo a conoscenza dell’esistenza in quel luogo del cane, avesse comunque scelto di passargli vicino, ma sempre a condizione che la condotta della stessa venga dimostrato che sia stata l’unica e sola causa del danno che poi lei stessa subì.

In un caso simile a quello in esame, il giudice – cioè il Tribunale di Napoli nella sentenza del 6 agosto 1959 – ritenne comunque responsabile del danno il proprietario anche se la persona aggredita da alcuni cani da guardia si era introdotta in un giardino nel quale non era nemmeno impedito l’accesso; ma in un altro caso, invece, il giudice – cioè la Corte di Cassazione con sentenza n. 1.400 del 1983 – considerò non responsabile il proprietario del cane considerato che il danneggiato si era eccessivamente avvicinato ad un cane dopo essersi introdotto nella altrui proprietà.

Come si può notare ci possono essere sentenze anche contrastanti l’una con l’altra e questo accade perché ogni caso è diverso dall’altro.

Ciò che conta è in effetti verificare in concreto e nel dettaglio come siano andati i fatti per valutare se il danno che una persona subisce a causa del comportamento di un animale possa essere considerato colpa esclusiva della stessa persona danneggiata.

Dalla descrizione fatta dal lettore (fermo restando che se si iniziasse una causa i fatti andrebbero analizzati in maniera dettagliatissima) non sembra che la condotta di sua moglie possa essere considerata talmente imprudente da essere considerata l’unica e sola causa del danno che poi la stessa  ha subìto:pare, invece, che esista la responsabilità del proprietario dell’animale e che non esista il caso fortuito.

Si noti, infine, che non è necessario che vi sia un contatto tra animale e persona: se il comportamento dell’animale provoca un danno (anche ad esempio per effetto dello spavento) e non esiste il caso fortuito, il danno dovrà essere risarcito dal proprietario dell’animale (si veda al riguardo la sentenza della Corte di Cassazione n. 11.570 del 2009).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

Chi perde un cane deve denunciarlo?

Posted on : 17-04-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Denuncia di smarrimento del cane: come si scrive, dove si fa e a chi deve essere presentata. 

Hai perso il cane che avevi registrato regolarmente all’anagrafe canina. Hai diffuso la notizia in tutto il quartiere, chiedendo ai negozianti e ai vicini di casa se lo hanno visto passare di lì. Per renderlo più facilmente riconoscibile hai anche stampato una fotografia e hai affisso una serie di avvisi ai pali della luce, alla fermata dei pullman, sulle vetrine di qualche supermercato, sui portoni dei condomini limitrofi. A questo punto non ti resta che aspettare che qualcuno lo trovi e ti avvisi. Intanto, sotto l’aspetto burocratico, vuoi metterti in regola: vuoi conoscere gli adempimento da seguire e sapere se chi perde un cane deve denunciarlo alla polizia, alle autorità o a qualsiasi altro soggetto pubblico, qual è il modello di denuncia di smarrimento del cane e a chi va presentato.

In questo articolo cercheremo di spiegarti quali sono gli obblighi del proprietario dell’animale, del possessore o anche del semplice detentore (ad esempio il dog-sitter). Dovrai fare molta attenzione e non sottovalutare queste regole: la presenza del microchip o del tatuaggio rendono il tuo cane riconoscibile agli addetti del randagismo e, qualora dovesse prenderlo l’accalappiacani, tu saresti soggetto a delle multe.

Obbligo di identificare il proprio cane

Chi ha un cane deve “denunciarlo”. È questa la prima regola per chi decide di avere un animale domestico. Al cane viene data una sorta di targa o di carta d’identità: si tratta di un codice di identificativo che lo accompagna per tutto il corso della sua vita.

Dal 1° gennaio 2005, in Italia l’unico sistema di identificazione dei cani è il microchip. Si tratta di un dispositivo molto piccolo, di circa 11×2 millimetri , senza batteria, che emana onde radio non dannose per l’animale e che è inesatto solamente nella zona attorno alla scapola o al collo da un veterinario. Tramite appositi lettori è possibile “estrarre” dal microchip tutte le informazioni necessarie per risalire al proprietario del cane.

Il costo per l’impianto del microchip varia da Regione a Regione: si va dai 5 ai 10 euro (presso alcune Asl è gratuito) mentre, se effettuato da un veterinario libero professionista, dai 20 ai 30 euro.

Il proprietario o il detentore dell’animale ha l’obbligo di identificarlo entro i due mesi di vita o entro il secondo mese da quando è venuto in possesso del cane (in questo caso però il termine può variare da Regione a Regione, per cui è bene informarsi). L’identificazione avviene mediante l’applicazione del predetto microchip. Si tratta di un adempimento che può svolgere solo un medico veterinario pubblico o libero professionista autorizzato. Subito dopo aver “impiantato” il microchip, il veterinario deve denunciare il cane all’anagrafe canina. L’obbligo scatta anche per chi, prima del 2005, aveva identificato il cane con il tatuaggio e questo è divenuto illeggibile. Pertanto il microchip è divenuto obbligatorio per tutti i cani, di qualsiasi razza e taglia, mentre è facoltativo per gli altri tipi id animali.

Che fare in caso di smarrimento di un cane

Il proprietario, il possessore o il semplice detentore deve denunciare la scomparsa del cane entro tre giorni da quando lo ha perso. La denuncia va presentata:

  • alla polizia municipale del Comune in cui lo smarrimento si è verificato;
  • o al dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asl competente per territorio (in questo ultimo caso generalmente sono predisposti dei moduli prestampati);
  • a un veterinario libero professionista accreditato presso il dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asl.

Come si presenta la denuncia?

Si può andare presso l’organo di denuncia dichiarando verbalmente lo smarrimento del cane. Sarà questi a redigere il verbale.

In alternativa si può scrivere già un atto, senza particolari forme, in cui si indica:

  • la razza del cane;
  • il codice identificativo del cane;
  • il proprietario del cane
  • la data e il luogo di smarrimento del cane.

Che succede dopo la denuncia di smarrimento del cane?

Chi riceve la segnalazione deve contestualmente provvedere a registrarla all’anagrafe canina e rilasciare contestuale ricevuta al denunciante. Ciò serve per tutelare contro l’abbandono e permette la riconsegna del canoe in caso di ritrovamento.

Che succede se non si denuncia lo smarrimento del cane?

Chi non denuncia lo smarrimento del proprio cane subisce delle sanzioni, sanzioni che tuttavia variano da Comune a Comune.

Ad esempio, in Lombardia la legge regionale [1] stabilisce l’obbligo per il proprietario, il possessore o il detentore anche temporaneo, compreso chi ne fa commercio, di iscrivere all’anagrafe canina il proprio cane entro 15 giorni dall’inizio del possesso o entro 30 giorni dalla sua nascita e, comunque, prima della sua cessione a qualsiasi titolo. Per le infrazioni è prevista una sanzione da 25 a 150 euro. In caso di cessione o trasferimento, la comunicazione va effettuata entro i 15 giorni e le sanzioni sono simili.

Il Comune di Roma prevede la sanzione di 51 euro in caso di mancata iscrizione all’anagrafe canina regionale. Nel caso di variazione di domicilio o proprietà va compilato il modulo «Denuncia di variazione art. 14 Legge regionale 34/97» e deve essere presentato dal nuovo proprietario, entro 15 giorni, al Servizio veterinario competente per territorio, che provvede ad aggiornare i dati in anagrafe canina. Il vecchio proprietario deve consegnare copia del suddetto modello alla propria Asl di competenza che effettua la cancellazione del cane a lui intestato. In caso di violazione, la sanzione per la mancata denuncia di variazione è di 309 euro.

In media, in tutta Italia le multe per le violazioni della normativa sull’apposizione di microchip variano da 25 a 150 euro mentre spesso sono più gravi in caso di violazione delle norme sul trasferimento, con sanzioni fino a 300 euro e comunque sempre in media di 150 euro.

Cane abbaia di notte sul balcone: che fare?

Posted on : 16-04-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Latrati rumorosi: quando scatta il reato di disturbo della quiete pubblica e quando denunciare l’episodio ai carabinieri.

Il vicino di casa ha un cane che, durante la notte, esce fuori dal balcone e inizia ad abbaiare. A te, che abiti proprio sullo stesso pianerottolo, arriva forte e chiaro tutto il rumore. Sono più notti che non riesci a dormire a causa dei suoi latrati. Hai provato a parlarne con l’amministratore di condominio il quale però si è tirato fuori dalla questione: «Sono problemi vostri – ti ha detto – nei quali io non posso entrare». Così hai deciso di passare alle maniere forti e di ricorrere a un avvocato o, se necessario, ai carabinieri. Prima però di adire le vie legali vuoi comprendere quali sono i tuoi diritti e, in buona sostanza, che fare se un cane abbaia di notte sul terrazzo. A tali domande ha dato risposta una sentenza che la Cassazione [1] ha pubblicato questa mattina. Ecco alcuni suggerimenti utili.

Denunciare il vicino se il cane abbaia sul balcone di notte

Non puoi denunciare il vicino se il suo cane abbaia di notte sul balcone e i latrati danno fastidio solo a te. Il reato di «disturbo della quiete pubblica» scatta solo quando le molestie acustiche vengono avvertite da più persone. In tal caso, però, non importa se a denunciare sei solo tu; l’importante è che ad essere molestati siano stati gran parte dei condomini dello stesso palazzo o di quelli vicini. A tal fine verranno acquisite le testimonianze dei vicini di casa per verificare se anche questi hanno avvertito i rumori. Scatta allora la responsabilità penale del padrone per non aver impedito il latrare degli animali e per avere disturbato il riposo dei condomini.

Se il cane che abbaia viene invece avvertito solo da una o poche persone (quelle più vicine) siamo in presenza di un semplice illecito civile in forza del quale si può solo chiedere il risarcimento del danno e la cessazione delle molestie; ma per farlo no sarà possibile denunciare l’episodio ai carabinieri ma bisognerà avviare una causa con il proprio avvocato.

Quante notti bisogna tollerare il cane che abbaia?

Il reato di disturbo delle persone scatta anche per un solo episodio. Quindi non è richiesta, per la denuncia, la ripetizione delle molestie. Se anche una sola notte non si dorme per colpa del cane del vicino che abbia sul balcone si può andare dai carabinieri.

Può denunciare una sola persona se il cane del vicino disturba di notte?

Come detto il reato di disturbo della quiete pubblica scatta solo se il rumore è potenzialmente avvertibile da un numero indeterminato di persone e non solo dal vicino di casa. Pertanto quando le lamentele arrivano solo da un condomino, è necessario verificare la situazione e la densità abitativa dei luoghi nonché l’esistenza di ulteriori fonti sonore di disturbo tali da elidere la valenza molestatrice. Come dire: in una zona caratterizzata da un forte traffico e da rumori di fondo, il latrato del cane ha certo un’incidenza minore, nel rompere il silenzio notturno, rispetto a una zona isolata e silenziosa.

Il giudice quindi non può fare a meno, nel valutare la sussistenza del reato, di considerare l’habitat circostante.

Se non ho le prove dell’abbaiare del cane vicino posso denunciare?

Qui sorge un problema comune: come dimostrare che il cane del vicino dà fastidio di notte con il suo continuo abbaiare? La legge penale riconosce alla vittima del reato il ruolo di testimone, cosa che invece il processo civile non consente. Il che significa che non c’è bisogno di prove: basta la semplice dichiarazione della persona molestata per verificare la sussistenza dell’illecito penale.

In ogni caso, se il rumore si ripete altre volte si potrà chiamare a testimoni gli stessi carabinieri (chiedendone un pronto intervento) o altri soggetti che abitano nelle vicinanze. C’è chi utilizza anche lo smartphone per filmare e imprimere i rumori in un file da esibire all’autorità giudiziaria.

Disturbo circoscritto a un solo episodio: si può denunciare?

La Cassazione ha detto che il reato di disturbo del riposo delle persone (o, come comunemente chiamato «disturbo della quiete pubblica») si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, ove la stessa sia oggettivamente tale da recare, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone.

Il penale quindi scatta anche sebbene il disturbo è circoscritto a un episodio isolato durato poche ore.

«In linea di principio, l’attitudine dei fatti verificatisi ad arrecare un effettivo ed apprezzabile disturbo al bene-interesse tutelato dalla legge, cioè la quiete pubblica, è ravvisabile, pur nella unicità dell’episodio di disturbo, nel fatto che lo stesso si sia protratto per un non trascurabile lasso di tempo» (nel caso di specie il tribunale aveva evidenziato come i cani, lasciati da soli in un balcone, abbiano latrato con continuità per buona parte della notte. In tal modo è stato evidenziato dal giudice del merito come, pur nella sua unicità materiale, il fatto sia stato caratterizzato da una sua complessità strutturale, tale da comportare, in linea di principio, la messa in pericolo del bene interesse tutelato dalla norma in ipotesi violata).

Se il cane che abbaia è piccolo ci può essere reato?

Come abbiamo detto, per far scattare il reato di disturbo delle persone è necessario che l’abbaiare del cane abbia l’attitudine a propagarsi e a costituire fonte di disturbo – per la sua intensità e per l’ubicazione dell’appartamento – per una potenziale pluralità indeterminata di persone, sebbene non sia poi necessaria la dimostrazione che poi tutte costoro siano state effettivamente disturbate. Per verificare ex post l’intensità dei rumori è necessario considerare la razza e la conseguente presumibile stazza del cane, dati attraverso i quali è lecito desumere la intensità, la ripetitività e la tipologia del verso dallo stesso emesso.

Che fare se il cane abbaia di notte?

Quando il cane del vicino abbaia di notte disturbando – anche solo potenzialmente – l’intero vicinato, si può chiamare i carabinieri o sporgere denuncia il giorno dopo. Attenzione a non inveire contro il proprietario: di recente il tribunale di Roma [2] ha condannato al risarcimento del danno non patrimoniale (pari a 5mila euro) un uomo che aveva minacciato il vicino a causa del suo cane che non smetteva di abbaiare.

Se invece l’abbaiare non è tanto forte da molestare il vicinato non c’è altra soluzione che la diffida dell’avvocato e l’avvio di una causa civile affinché venga intimata la cessazione dei rumori e imposto un risarcimento (se viene dimostrato il danno).