Diritti del cane e del suo padrone

Posted on : 11-11-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Hai un cane ma non sai bene quali siano i suoi diritti, quale animale, e neppure i tuoi, quale padrone. A dispetto di quanto si dica, rimarrai sorpreso di sapere come la legge tiene a cuore gli animali.

Hai fatto la tua scelta ed hai acconsentito ad un quadrupede peloso di entrare nella tua vita. Come quel vecchio detto che fa “donne e motori, gioie e dolori”, preparati, anche in questo caso, a ricevere tanto piacere dal condividere la tua esistenza con un cane quanto numerose scocciature da parte di chi ti sta accanto. Può sembrare strano, infatti, ma per quanto progresso scientifico e tecnologico abbia potuto raggiungere l’uomo, per tanto è rimasto ancorato a livello spirituale, mentale e sentimentale, all’epoca della scoperta del fuoco. E, quindi, ben presto ti ritroverai a discutere con chi si lamenta del fatto che il tuo cane abbaia. O sentirai sul tuo collo gli occhi di chi ti osserva per vedere se raccogli le deiezioni dell’animale e se porti la bottiglietta di acqua per ripulire le urine. Ma siamo solo all’inizio. Avrai modo di scontrarti con chi lamenterà che: conduci il cane con il guinzaglio troppo lungo o troppo corto; dai da mangiare in sovrabbondanza o in misure ridotte; porti il cane nell’autobus, sulla spiaggia, nel parco, per strada, sul treno, sul traghetto e chi più ne ha, più ne metta. Ed ancora, tratti l’animale come se fosse una persona capace di provare sentimenti: e quindi non va bene. Tratti l’animale da… animale: e quindi sei un insensibile. Sali le scale del condominio col tuo cane, e sei reo di averle “sporcate”. Usi l’ascensore con l’animale, e sei responsabile della “puzza” nell’abitacolo. Insomma, il senso della convivenza è qualcosa di ancora lontano dall’umano del XXI° secolo. Nei rapporti con i suoi simili, così come con gli animali. Ecco perché è importante che tu sia preparato sui diritti del cane e del suo padrone.

I diritti del cane

La sensibilità verso l’essere vivente, che sia un uomo o un animale o una pianta, non è da tutti. Ed, infatti, è (quasi) scientificamente provato che la madre degli imbecilli è sempre incinta. Perché proprio questo termine, così aggressivo? Si badi bene che non è una offesa ma una semplice constatazione di un fatto.

Il termine imbecille, appunto, discende dal latino imbecillis, variante del più comune imbecillus, che indica la persona che ha limitata capacità di discernimento e di buon senso e, dunque, che è “debole” mentalmente . “Ma cosa c’entra?”, obietterai. C’entra, c’entra, se si pensa che il famoso naturalista e biologo britannico Charles Darwin, già nel 1800, aveva capito, e ne diffondeva la notizia, che l’essere che sopravvive su questa terra non è il più forte (leggi bene, come il più ricco, quello più violento, quello con entrature potenti, quello più furbo) bensì colui che, esercitando la propria flessibilità di fronte ai mutamenti, si adatta più velocemente ai cambiamenti. E la convivenza con terzi (siano essi altre persone od animali) porta con sé, inevitabilmente, la necessità di piccoli cambiamenti. Chi non ne è all’altezza, diventa il nemico di turno. Ebbene, così accade nel rapporto tra chi ha un cane e chi si incontra con quest’ultimo: condòmini che vivono nello stesso stabile, cittadini che si incontrano nei parchi pubblici o nei bus o per strada o lo stesso vicino della villetta in cui vivi.

Insomma, si dovrebbe abitare su di una isola deserta per non sentire i “tromboni” che buttano fuori suoni, parlando, senza aver connesso prima la spina al cervello. O al semplice buon senso. Ecco perché quando si affronta l’argomento della convivenza, l’introduzione sullo stato di fatto dell’essere umano deve necessariamente precedere qualunque trattazione. Che gli animali abbiano dei diritti è la legge stessa che lo enuncia: da anni esiste la carta dei diritti degli animali, nota agli esperti del settore come la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia firmata a Strasburgo nel 1987 ma ratificata in Italia nel 2010 [1]. La parte più importante di questa normativa si legge in un passaggio in cui viene riconosciuto che esiste un obbligo ad educare, sin dall’infanzia, i bambini a rispettare ed amare gli animali. Una sorta di “dichiarazione di intenti” che, in realtà, tocca il cuore del problema. Ma andiamo oltre e vediamo come possono essere riassunti, in termini semplici ma diretti, i diritti del cane.

Diritto del cane al rispetto e all’amore

Il cane non è un essere umano, quindi, non è corretto usare nastrini, scarpette, pigiami, finanche tutine ed oggettistica varia che trasforma il cane in un “cicciobello” di peli. Il cane è un animale ed ha diritto ad essere trattato come tale. Anche le malsane abitudini di far mangiare il cane in un piatto, magari sul tavolo, è atteggiamento da scongiurare e biasimare: non è così che si realizza il rispetto di un animale, ma portando riguardo a quelle che sono le sue peculiari abitudini da… quadrupede! Il cane non è neppure una divinità, quindi, si dovrebbero evitare i collari con cristalli Swarovski o profumi costosi o baby cap (cappellini!) per cani. Non è questo di cui lui (non tu) ha bisogno. Il cane non è un oggetto: quindi, non va sbatacchiato e tirato da una parte all’altra, non deve essere lasciato in balìa dei bambini piccoli né alla mercé delle persone sconosciute. Non è un oggetto, quindi, con l’età avanzata non va “cestinato” con una siringa o buttato a morire in un angolo (quanto prima e preferibilmente senza acciacchi).

Il cane non è una “cosa”: quindi non si può abbandonare in mezzo ai boschi o nei campi o sull’autostrada o buttato, con un sacco di plastica chiuso sul suo capo, nel torrente più vicino. Perché l’egoismo è un boomerang che torna sempre indietro. Ecco, tutto questo dimostra cosa vuol dire rispettare il cane e, cioè, rispettare la sua libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specifiche della sua razza. Di contro, è dovere del padrone fornirgli ciò di cui necessita ma rispettando la sua natura, non stravolgendola.

Diritto del cane alla dignità

Questo è un diritto strettamente correlato a quello del “rispetto”: è evidente, infatti, che si rispetta l’animale se si tutela la sua dignità. Ma quest’ultima è anche qualcosa in più. Si riconosce il diritto alla dignità del proprio cane, intanto, se lo si registra all’anagrafe canina: operazione, tra l’altro, obbligatoria anche per legge. La finalità della registrazione è sia quella di aiutare il proprietario a ritrovare il proprio cane, in caso di smarrimento o furto, sia quella di collegare l’animale ad un padrone di cui lo stesso è responsabile.

Come dire altrimenti, con un esempio: la dichiarazione all’anagrafe canina è come l’obbligo di dichiarare che si è padre o madre del neonato, per assumersi diritti e doveri dipendentim da questo fatto. La registrazione si effettua all’ASL presso l’anagrafe canina che si trova in ogni comune, dove viene rilasciato un libretto, relativo al beniamino, contenente il suo codice identificativo. In altri termini, è come il codice fiscale per gli uomini anche se nessun microchip (per il momento) è obbligatorio innestare nel bimbo appena nato mentre al cane sì. Ed ancora: si rispetta la dignità del cane se non lo si sottopone a timori psicologici o maltrattamenti.

Ad esempio, punire l’animale, se ha fatto la pipì in casa, spegnendogli la sigaretta sulla pelle non è dare educazione al cane ma maltrattarlo e, quindi, violare la sua dignità. Se lascio il cane legato ad un corpo fisso per tutta la giornata: non sto “tenendo un cane” ma lo sto violentando e, quindi, ledendo nella sua dignità.

Diritto del cane alla salute

Il cane ha diritto ad essere libero dalla fame e dalla sete. Deve essere curato, se sta male, ed ha diritto a vivere in un ambiente fisico adeguato: lasciarlo marcire, legato, sotto un camion o in una gabbia od in uno stanzino, non è rispettare il suo diritto alla salute. Abbandonare il cane, che altrimenti “sporca”, sul terrazzo di casa, per tutto il giorno, non è portare rispetto alla sua salute psico-fisica. Anche disinteressarsi dell’animale, non provvedendo a portarlo a passeggio ogni giorno o non giocando un po’ con lui durante l’arco della giornata è una violazione della sua salute psico-fisica. Non è poi tanto diverso da quel padre o quella madre che non si prendono cura del proprio figlio, anche a sera, quando ritornano dal lavoro, ad esempio, non parlando con lui di ciò che ha fatto durante la giornata o non dandogli il bacio della buona notte.

Diritto del cane a correre

Il cane non è fatto per stare in casa, a poltrire sul divano. Quello è normalmente il marito… Il cane non deve rimanere rinchiuso in un giardinetto, grande un metro per uno. Né deve essere relegato su di un terrazz (l’abbiamo già detto). Il cane ha diritto a correre così come, evidentemente, ha diritto ad essere lasciato libero in aree allo stesso riservate. Sulla spiaggia pubblica come nei giardini pubblici. Basta solo attrezzarsi, come accade nelle Nazioni più civili dove, accanto all’area dedicata ai minori, vi sono spazi recintati dove i padroni dei cani possono lasciarli liberi, sempre sotto controllo, facendoli socializzare con gli altri pelosi.

Diritto del cane di abbaiare

Il cane abbaia: ebbene sì! Non muggisce, non miagola e neppure barrisce. Abbaia. Banalmente. Ed ha diritto a farlo: se si avvicina un estraneo al “suo territorio”, che sia la porta di casa o il giardino. Il cane ha diritto ad abbaiare se qualcuno lo prende in giro o gli fa il verso. Ha diritto a farlo quando le sirene dell’ambulanza suonano per l’emergenza del caso o quando il vicino suona il clacson o urla. Il cane ha diritto ad abbaiare perché è nella sua natura. Diverso è il caso dell’abbaio continuo, di giorno o di notte: se così è, ed il padrone non interviene, vuol dire che il cane vive un disagio o non è stato educato. Nell’uno e nell’altro caso, è giusto che il “papà umano” ne paghi le conseguenze, come lo è il versare una somma a titolo di risarcimento del danno perché il vicino non riesce a dormire la notte. Ma la stessa cosa accadrebbe se il proprio figlio suonasse il pianoforte ogni giorno ed anche durante la nottata: il risultato e la ragione giuridica non cambia.

Diritto del cane a seguire il padrone

Il cane ha diritto di prendere l’aereo, l’autobus ed il traghetto assieme al suo padrone. Tra cane ed uomo, nel rapporto ideale a cui tutti dovremmo tendere, si crea un legame di affetto non di proprietà né, peggio ancora, di schiavitù. Se ti viene impedito di portare il tuo beniamino con te, ad esempio, in un mezzo privato “per motivi di igiene” ma poi viene consentito, ad un altro passeggero, di viaggiare per tutto il tempo con le sue sporche scarpe sul sedile di fronte, beh, c’è qualcosa che non va e contro cui occorre fare reclamo.

Diritto del cane a non essere abbandonato

Il diritto a non essere abbandonato è connaturato in ogni essere senziente: nel bambino, nella donna innamorata, nel cane come nell’uomo anziano. L’abbandono è negazione di affetto ed anche sconfessione di umanità. Se si abbandona un cane, poi, si commette un reato. Così come se lo si maltratta. O lo si sfrutta, negando il dovuto riguardo alla sua natura di essere senziente.

I diritti del padrone del cane

Ed arriviamo ad un altro capitolo: quello dei diritti del proprietario di un cane che, anche se non tutti cristallizzati in norme giuridiche, rappresentano il diritto “vivente”, quello che, anche solo il buon senso od il senso civico, consigliano.

Diritto del padrone del cane a non subire molestie

Se il vicino bussa in continuazione alla tua porta lamentando qualunque cosa faccia il tuo cane, anche quella più banale come, ad esempio, “il cane abbaia ogni qualvolta viene il postino ed a me da’ fastidio”, così interferendo nella tua vita privata e di relazione, forse sta commettendo un reato. Quello della molestia e disturbo [2] che si ha quando, per biasimevole motivo o petulanza, qualcuno si intromette ripetutamente nella tua sfera di libertà. È evidente, infatti, che un cane abbaia all’arrivo del postino che è un estraneo e cessa allorquando quest’ultimo si allontana dalla proprietà (che coincide con la sua casa).

Diritto del padrone ad avere il cane con sé

A parte il discorso per i non vedenti, che hanno il diritto intangibile di essere seguiti dal proprio cane in ogni loro spostamento ed anche nei locali ove, normalmente, un cane non potrebbe entrare (si pensi, ad una macelleria o ad un alimentari dove l’animale non entra per motivi di igiene), anche il proprietario comune ha diritto di vivere la propria libertà con il beniamino.

E, quindi, non è possibile, ad esempio, vietare ad alcuno di salire su di un mezzo pubblico col proprio cane se questo, come legge prescrive, è condotto al guinzaglio e con la museruola. Così come la politica di molte capitanerie di porto che vietano l’accesso dei cani, soprattutto d’estate, sulla spiaggia, giustificando cioè con la “ragione di igiene” risulta essere, di fatto, una violazione della libertà di una persona. Ma vi è di più: le ordinanze in parola dovrebbero essere affisse (e rimanere tali) per tutto il periodo del divieto.

Esiste, infatti, il diritto del cane, che è giuridicamente “tua proprietà”, a stare in spiaggia soprattutto se:

  • sei sulla battigia della spiaggia pubblica ed hai con te paletta (per le feci) ed una bottiglietta di acqua (per la pipì). Ricorda che la battigia è la linea immaginaria della spiaggia su cui batte ripetutamente l’onda e che è pubblica;
  • non sono esposti dei cartelloni o manifesti contenenti l’ordinanza di divieto di accesso ai cani;
  • non è la capitaneria di porto o la polizia municipale ad invitare ad allontanarti col cane. I bagnini ed i privati non hanno potere in tal senso e se continuano, nonostante l’osservazione di quanto appena esposto, potrai denunciarli per il reato di molestie;
  • non vengono riferiti, in assenza di cartelloni, gli estremi della ordinanza che vieta l’accesso dei cani sulla spiaggia, anche se a fare ciò è un vigile urbano. Chiedi (lui è obbligato a risponderti) e prendi nota della sua matricola e deposita una denuncia per omissione di atti di ufficio o per qualunque altro reato la autorità giudiziaria ravvedesse in quella condotta (a tal proposito, è d’obbligo il consiglio del legale!).

Diritto del padrone del cane a non essere minacciato

Le prime avvisaglie di minaccia pervengono al padrone di un cane quando quest’ultimo è di “noia” a qualcuno o quando si vuole fare ritorsione contro il padrone.  Ad esempio: il vicino che lamenta che il cane abbaia spesso, potrebbe esprimersi con le magiche parole: “se lo sento di nuovo, lo ammazzo” oppure “te lo avveleno”. Ecco, questa condotta può integrare il reato di minaccia [3] che si ha quando qualcuno minaccia ad altri un danno ingiusto. Oppure, laddove ciò accadesse, potrebbe ipotizzarsi il reato di uccisione di animali [4] che punisce chi si macchia di azioni di crudeltà o senza alcuna necessità contro un animale. Cosa che, ovviamente, non si realizza quando, ad esempio, siamo costretti ad uccidere un cane rabbioso che si avventa per azzannarci, avendo reagito, in questo caso, per legittima difesa, cioè per salvare se stessi o altri.

Affidamento cane: che succede con la separazione dei coniugi?

Posted on : 11-11-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Può essere omologato l’accordo dei coniugi con cui si stabilisce a chi dei due coniugi viene affidato l’animale da affezione, come il cane e il gatto.

Stai per separarti da tua moglie. Dopo aver diviso ogni bene presente in casa è arrivato il momento di decidere con chi debba andare il cane. Lo avevate “adottato” qualche anno fa ed ora fa parte della vostra famiglia: un cucciolo abbandonato che avete deciso di accogliere in casa e accudire. Ve ne siete presi cura entrambi e, a turno, avete sostenuto le relative spese di vaccinazioni, veterinario, cuccia e alimentazione. Poiché il cane non può essere “diviso in due” come il conto corrente, la casa e tutti gli altri beni in comunione, dovete trovare una soluzione salomonica. Avete così deciso che l’animale vada a vivere da uno di voi, ma l’altro potrà andarlo a trovare e, se vorrà, portarlo al parco. Prima però di mettere nero su bianco un accordo di questo tipo, ti chiedi che valore possa avere e se il giudice sia tenuto ad omologarlo. In altre parole quali sono le regole sull’affidamento del cane e che succede con la separazione dei coniugi? La questione è stata più volte affrontata dalla giurisprudenza e, da ultimo, da una sentenza recente del tribunale di Modena [1]. Facciamo il punto della situazione.

A chi va il cane in caso di separazione? Per poter meglio chiarire quali sono le regole sull’affidamento degli animali dopo la separazione o il divorzio dei coniugi bisogna distinguere due diverse ipotesi, a seconda che la procedura sia «consensuale» o «giudiziale». Bisogna cioè tenere distinti i casi in cui la separazione o il divorzio avvengano con un accordo volontario firmato dal marito e della moglie (anche se davanti al giudice o all’ufficiale di Stato civile) o con una causa.

Affidamento dei cani: quali norme si applicano?

Come ha scritto il Tribunale di Roma in una sentenza recente [2], nel nostro ordinamento manca una nonna di riferimento che disciplini l’affidamento di un animale domestico in caso di separazione o divorzio dei coniugi o dei conviventi. Come spesso accada il legislatore è in ritardo rispetto al mutamento del costume e delle problematiche sociali (basti pensare che solo nel 2012 ha equiparato completamente lo status di figlio naturale a quello legittimo e che il riconoscimento giuridico dell’unione tra persone dello stesso sesso è attualmente causa di un’acerrima battaglia politica). Sempre più frequenti, infatti, i casi in cui coniugi o, comunque, persone che in regime di convivenza hanno posseduto un animale domestico, si rivolgono al giudice, costretto a creare un principio giuridico, per il suo affidamento. Due le pronunce più significative sul punto: una, del Tribunale di Foggia che, in una causa di separazione, ha affidato il cane ad uno dei coniugi, concedendo all’altro il diritto di visita per alcune ore determinate nel corso della giornata; l’altra, del Tribunale di Cremona che, sempre in una causa di separazione, ha disposto l’affido condiviso del cane con obbligo di suddivisione al 50% delle spese per il suo mantenimento. I due Tribunali, in assenza di una norma di riferimento, hanno applicato, per analogia, la disciplina riservata ai figli minori.

Nel caso deciso dal tribunale di Roma, in attuazione dei predetti criterii, si è ritenuto che il regime giuridico in grado di tutelare l’interesse del cane oggetto di causa, contemperandolo con l’interesse affettivo delle parti in causa, fosse l’affido condiviso con divisione al 50% delle spese per il suo mantenimento. Ed infatti, era emerso che il cane si era abituato a vivere, dopo la fine della convivenza instaurata tra le parti in causa, a periodi alterni, con una sola di loro, in abitazioni e luoghi diversi e che entrambe le parti avevano provveduto alle cure necessarie per lo stesso. Altresì, era irrilevante che le parti non fossero sposate, atteso che l’affetto ed il legame instaurato con l’animale prescindeva dal regime giuridico che legava le parti in causa.

Affidamento del cane e separazione o divorzio consensuale

In generale la giurisprudenza ha detto che sarebbe auspicabile che le questioni relative all’affidamento del cane (del gatto e di qualsiasi altro animale di affezione) siano tenute al di fuori dell’accordo di separazione tra i coniugi e formino invece oggetto di un’ulteriore e apposita scrittura (che assumerebbe quindi le caratteristiche di un normalissimo contratto). Questo però non toglie che, se anche i coniugi dovessero inserire, nell’accordo di separazione, una previsione in merito all’affidamento del cane o del gatto e all’eventuale diritto di visita, ciò non contrasterebbe con nessuna norma; un patto del genere non può essere pertanto considerato proibito. Del resto nulla toglie che, con la separazione e il divorzio, gli ex coniugi disciplinino anche le questioni non strettamente economiche.

A scanso di equivoci: ciò non vuol dire che l’affidamento del cane possa essere posto sullo stesso piano dell’affidamento dei figli e seguire le stesse regole, ma non lo può neanche catalogare come un accordo vietato.

In questo senso, verso cioè una maggiore sensibilizzazione anche della giurisprudenza verso gli animali domestici, va la decisione del Tribunale di Modena citata in apertura. Secondo i giudici emiliani, il giudice deve omologare il verbale di separazione consensuale fra i coniugi nel quale si stabilisce, oltre all’affido condiviso dei figli minori e l’assegnazione della abitazione familiare al genitore collocatario, che il cane di famiglia vi resterà fino a quando i figli convivranno con il genitore, stabilendo a carico dell’altro genitore un contributo economico per mantenere l’animale, contributo che pertanto si somma a quello disposto in favore dei minori.

Insomma, oltre all’assegno di mantenimento per i figli e per la moglie c’è anche quello per il cane (nel caso di specie pari a 50 euro, in proporzione cioè alla sua stazza). Ma solo se le parti lo vogliono.

Il decreto del giudice, quindi, è tenuto a recepire l’accordo dei coniugi finalizzato a tutelare anche il cane come affetto familiare.

Anche il tribunale di Como, con sentenza del 3 febbraio 2016, aveva stabilito in tal senso: va omologato l’accordo con cui i coniugi, in sede di separazione consensuale, abbiano deciso le sorti dell’animale domestico d’affezione: concordarne l’assegnazione e il mantenimento non contrasta con l’ordine pubblico.

Quanto, invece, al rapporto affettivo con il «pet», le disposizioni inserite nell’intesa – «ricalcando impropriamente sul piano terminologico le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori» – sono tese ad assicurarne a ciascun comproprietario la frequentazione alternata, con conseguente responsabilità. Peraltro, trattandosi di animale d’affezione o di compagnia preoccuparsene assume «un particolare interesse per i coniugi». Interesse che, per risultare meritevole di tutela «non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale». Si tratta, dunque, di previsioni non contrarie alla legge e, pertanto, omologabili. eraltro, trattandosi di animale d’affezione o di compagnia preoccuparsene assume «un particolare interesse per i coniugi». Interesse che, per risultare meritevole di tutela «non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale».

Affidamento del cane e separazione o divorzio giudiziale

Le cose vanno in modo completamente diverso se la coppia si separa o divorzia con una causa davanti al giudice. In tal caso il tribunale non è tenuto a occuparsi dell’assegnazione degli animali domestici, neanche se gli viene chiesto espressamente dalle parti con il ricorso [3]. Solo l’accordo dei coniugi può quindi definire la sorte del cane o del gatto, ma se manca l’intesa non spetta al giudice definire con chi vada a stare e l’ammontare del mantenimento. Non possiamo negare che si tratta di un notevole buco nell’attuale legislazione. Non si vede infatti perché il magistrato debba occuparsi della divisione di un divano, di un frullatore, di un buono postale e non invece di un animale, essere a cui ormai la giurisprudenza ha peraltro riconosciuto una propria sensibilità (l’animale è «essere senziente» recita il Trattato di Lisbona entrato in vigore il 13.12.2007). Tant’è che rompere un elettrodomestico non è un reato, ma ucciderebbe un cane lo è.

Tuttavia, sembra di trovare un’apertura alla possibilità che il giudice prenda in considerazione il problema dell’affidamento del cane o del gatto nel momento in cui ci sono dei bambini minori particolarmente legati all’animale domestico. Difatti, il codice civile stabilisce che il principale scopo che deve perseguire il giudice, nel momento in cui stabilisce le condizioni di separazione e divorzio dei coniugi, è la  tutela dell’interesse morale e materiale del minore. Ciò quindi non è di ostacolo ad un provvedimento che disciplini, nel complesso dei valori affettivi del minore, anche la sorte dell’animale domestico. L’affidamento ha vari aspetti: se vi è un minore che abbia affetti, prevale l’interesse a mantenere intatto il suo interesse. Le spese di mantenimento seguono l’usuale ripartizione tra ordinarietà (a carico del coniuge affidatario del minore) e straordinarietà (a carico di entrambi i coniugi). Se non vi sono minori, potrà valutarsi l’intensità del rapporto con uno dei separandi.

Mantenimento cane dopo la separazione

Ancora più di recente il Tribunale di Roma [1] ha, per l’ennesima volta, condiviso l’idea che le decisioni sull’affidamento del cane tra i coniugi che si stanno separando non spettano al giudice in caso di separazione giudiziale, ma possono essere condivise dai due padroni in caso di separazione consensuale. In pratica, a rispondere alla domanda: a chi va il cane in caso di separazione devono essere gli stessi marito e moglie che devono trovare un accordo condiviso. Lo stesso dicasi per il mantenimento del caco dopo la separazione:quando la coppia si lascia a chi spettano le spese per il veterinario? A queste e altre domande la risposta sta sempre più nel divorzio congiunto con cui gli ex coniugi possono accordarsi su oneri e accudimento dell’amico di casa esattamente come accade, fatte le debite proporzioni, per i figli minori. È così che si può mettere nero su bianco che l’ex marito si impegna a tenere con sé l’animale ad agosto. 

 E anche in altri tribunali si rilevano provvedimenti che autorizzano patti nei quali gli ex pensano al futuro degli amici a quattro zampe. Nella sentenza del tribunale di Roma la particolarità è che il cane risulta di proprietà dell’uomo ma di comune accordo viene affidato alla moglie, alla quale va la casa familiare e il collocamento della figlia minore in affido condivisoChiave interpretativa. L’ex marito, tuttavia, s’impegna a pagare il 50 per cento degli esborsi sostenuti dalla donna per il sostentamento dell’animale, le visite veterinarie, i corsi di addestramento e tutto ciò che serve per la cura e l’accudimento dell’amico a quattro zampe. Nell’accordo “omologato” dal Tribunale di Roma, il marito si impegna a collaborare su richiesta della ex a gestire la piccola Nana, soprattutto nel mese estivo in cui si concentrano le ferie. Nelle convenzioni le parti disciplinano questioni ricorrenti come le spese per i figli ma in qualche caso anche complesse come il trasferimento di diritti su un’immobile. Gli ex coniugi si impegnano a rinunciare preventivamente all’appello contro la sentenza.

Cintura sicurezza per cani

Posted on : 07-11-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Se anche quando sei in auto porti con te Fido, hai l’obbligo di dotare la tua autovettura di cintura di sicurezza per cani. E se non lo fai, la multa è dietro l’angolo. Ecco quello che devi sapere sul trasporto.

Stai guidando la tua auto e porti come trasportato il tuo cane. Nel frattempo si forma una fila sulla strada e, quindi, sei obbligato a fermarti. Ed aspettare. Aspettare. Ed ancora aspettare. Ma, in questo lasso temporale, vieni incuriosito dal fatto che ti si sta avvicinando alla vettura il vigile urbano di turno che, dopo averti cortesemente chiesto di abbassare il finestrino, ti consegna una multa. Perché? Ma semplicemente in quanto il tuo cagnolino, lì seduto sul sedile posteriore, con gli occhioni intristiti e senza che proferisca parola, risulta non avere la cintura di sicurezza. Ed a nulla serve la tua prima obiezione circa il fatto che sei fermo, bloccato da tempo in una lunga fila di auto, così da esserti impedito di muoverti. Non sai, evidentemente, che l’obbligo del conducente e dei passeggeri di indossare, in qualunque tempo, le cinture di sicurezza riguardano anche i momenti di pausa ed anche il tuo cane. Ma la cosa più bella è che non sapevi neppure di essere obbligato a fare indossare al tuo Fido questo dispositivo di sicurezza. Dunque, se non hai una cintura di sicurezza per cani nella tua auto né sei a conoscenza di quali siano i tuoi doveri per la legge, ma ci porti spesso il tuo animale, forse è il caso di imparare cosa dice il codice della strada sul trasporto degli animali nella autovettura. Ed, inoltre, conoscere qual è il modo più sicuro per il tuo cane di essere trasportato. Il mercato, infatti, offre infinite varietà (ed anche alla moda) di strumenti di sicurezza per condurre il tuo beniamino in tua compagnia nell’autovettura, senza rischiare salate multe che rovinino la giornata. Quindi, vediamo di districarci tra trasportini, cinture di sicurezza, kennel, gabbie, reti divisorie ed anche borse a tracolla ripiegabili.

Il trasporto del cane in auto

La vita ti ha insegnato ad essere pronto a qualunque cosa ed a non meravigliarti di nulla. Ma alla cintura di sicurezza per cani, proprio, non ci avevi mai pensato. Infatti, è normale che quando si deve partire per le vacanze o, banalmente, si vuole fare una gita fuori porta nel week end, penseresti a tutto, è vero, meno che a trasportare il tuo cane con le cinture di sicurezza. Vediamo, innanzitutto, cosa dice il codice della strada [1].

Il codice della strada ed il trasporto di cani

La regola principale della normativa, in tema di trasporto di animali in autovettura, è quella che impone che il conducente del mezzo sia ampiamente libero di effettuare qualunque movimento nell’abitacolo, al fine di eseguire le manovre necessarie per la guida. Inoltre, nelle autovetture comuni il principio è che “sarebbe” vietato il trasporto di animali domestici in numero superiore a uno. Ed, in ogni caso, è vietato trasportare il cane in condizioni tali da costituire un pericolo oppure un impedimento per la conduzione del mezzo. Ma se ha più di un cane, non disperare, perché –per come potrai leggere nei capitoli successivi- esistono delle modalità per portarli con te in auto in tutta libertà. Ed ovviamente nel rispetto della legge.

Quando il cane viene con te non dimenticare mai di portare una bottiglietta di acqua per il tuo beniamino oltre che i suoi documenti di identità (il libretto veterinario, per intenderci, e quello dove è indicato il “codice fiscale” del cane). Quando devi sostare, ricorda di trovare sempre un posto all’ombra, se devi lasciare Fido per qualche minuto in auto, con i finestrini semi aperti, per permettere il passaggio di aria. Mentre se lo porti con te, sempre auspicabile come scelta, ricorda di condurlo al guinzaglio e tieni appresso la sua museruola (anche quelli di tessuto, che sono meno ingombranti e più opportuni per Fido). Infine, ma non meno importante, ricorda che non tutti i cani (ed in generale gli animali domestici) sono avvezzi a viaggiare: potrai essere fortunato ed avere un cane capace di essere trasportato su aerei, auto, traghetti ed anche motoveicoli senza alcun problema di timore o (questo è l’aspetto più difficile) di “rigurgito” (a tal proposito: attento a non far mangiare l’animale prima di portarlo in auto). Ma, nel caso opposto, ti basterà abituare il cane all’autovettura, magari portandolo dapprima per brevi tratti in giro col mezzo e, solo successivamente, per viaggi più lunghi.

Perché la cintura di sicurezza per cani?

Il codice della strada impone l’uso della della cintura al cane per auto con lo scopo di garantire la sicurezza dell’animale, del conducente e degli stessi trasportati, sotto pena di applicazione di sanzione amministrativa. Quindi, viene imposto l’utilizzo di un dispositivo obbligatorio per l’animale da applicare, in caso di suo trasporto, sulle autocar ed anche sugli autocarri oltre che sui veicoli. Ma ciò a cui si deve fare attenzione è che si deve indossare la cintura di sicurezza sia che il veicolo sia in marcia sia che l’autovettura si trovi in sosta, ad esempio, quando si è bloccati nel traffico veicolare. A tal proposito è abbastanza recente una pronuncia della Corte di Cassazione [2] che ha confermato la multa ai danni del conducente di un’autovettura per non aver usato le cinture, soltanto perché si trovava in coda sulla strada e, quindi, il mezzo era impossibilitato a marciare. La ragione per cui le contestazioni dell’automobilista non sono state accolte è perché, secondo i giudici, un’autovettura che sia in marcia oppure in sosta nel traffico mai potrà essere considerata in una condizione di staticità.

Basti pensare, a titolo esemplificativo, alla possibilità non remota della sopravvenienza di un altro mezzo che da dietro causa un tamponamento a catena il quale può benissimo causare danni anche alla nostra auto, sebbene la stessa sia ferma. Ed è per questo motivo che l’obbligo dell’utilizzo del dispositivo di sicurezza permane anche per le brevi soste. Poi, come l’obbligo esiste per gli uomini e per i bambini (eccezion fatta pr chi ha problemi di salute, ma si tratta di situazioni da provare con documentazione che si deve avere sempre a portata di mano), così si applica anche agli animali.

La cintura di sicurezza per cani

La legge è chiara nel precisare che le cinture vanno allacciate sia che ci si trovi seduti davanti sia che ci si trovi sui sedili posteriori. La sanzione in caso di loro mancato uso va da circa € 78,00 agli € 311,00, oltre alla detrazione di punti alla patente. La cintura di sicurezza è, tra i vari dispositivi di sicurezza, quello più usato e consiste in una imbragatura (una sorta di pettorina, per intenderci) che abbraccia il cane e che viene agganciata alle cinture di cui è dotata l’auto, grazie a delle chiusure universale che si possono adattare a qualunque tipo di veicolo. La sua comodità dipende dal fatto che ne esistono diverse taglie.

Il kennel o trasportino per cani

Non sei al top se non conosci il kennel che, al di là del nome esotico, altro non è che una sorta di valigetta o trasportino, generalmente in plastica, che si usa sia come cuccia che come trasportino per i cani di piccola taglia. È la soluzione economica al trasporto del cane, soprattutto se di taglia medio-piccola e si attacca alle cinture di sicurezza. Il trasportino, però, può essere di altri materiali, come in ferro. Ma il consiglio è di acquistare quello in plastica perché, in caso di agitazione dell’animale, che può portarlo a tentare di mordere le piccole sbarre del kennel, almeno non si farà male (normalmente, infatti, avendo questa reazione di paura, si lesionano la lingua o le gengive, finendo per sanguinare). L’elemento positivo del kennel è che, anche se in movimento perché in auto marciante, il cane si sentirà al sicuro, protetto.

La cuccia per cani nel cruscotto

Per chi, poi, non vuole lasciare nulla al caso, neppure il riparo per il trasporto del proprio cane in auto, è possibile acquistare la auto, di una nota casa automobilistica, con la cuccia nel cruscotto. Si tratta, ovviamente, di soluzioni “di lusso” ma non si poteva non menzionarlo data la sua curiosità e, certamente, la sua originalità.

La rete divisoria per il trasporto dei cani

Se hai più cani, per come preannunciato, non avere timore perché puoi portarli con te purchè usi delle accortezze differenti. E precisamente è consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore a uno, purché i beniamini siano custoditi:

  • o in apposita gabbia;
  • o in contenitori appositi;
  • o nel vano posteriore al posto di guida, diviso da rete od altro analogo mezzo idoneo.

La rete divisoria per l’auto ha l’elemento positivo di creare una sorta di spazio sicuro e confortevole (sicuramente più del trasportino) all’interno dell’auto. Inoltre, puoi portare con te una sorta di protezione o coprisedili, preferibilmente in materiale lavabile (se ne trovano tantissimi in commercio e non costosi), sulla quale potrà stare il tuo cane assieme, magari, a qualche suo gioco preferito. Ma attenzione solo che, se installi questa rete in via permanente, devi essere autorizzato dal competente ufficio provinciale della direzione generale della Motorizzazione civile. Quindi, il consiglio di buon senso è quello di utilizzare reti divisorie che siano movibili.

La gabbia per cani in auto

Anche questa è una soluzione per il viaggio. La gabbia viene usata molto, ad esempio, dai cacciatori, soprattutto perché quando si recano per la caccia hanno sempre più di un cane. Per chi ama gli animali, la gabbia per auto porta con sé sempre delle sensazioni negative, forse il ricordo sempre vivo dell’uomo che domina e sfrutta l’animale e, quindi, non è tanto gradito. Ma come ausilio per portare con te Fido, nel rispetto della legge, va bene. Qui quello che conta non è l’oggetto in sé ma il suo fine!

Regole per portare il cane in auto

Ricapitolando, prima di portare Fido con te nella autovettura ricorda di:

  • aver installato le cinture di sicurezza per cani o di avere il kennel (trasportino) o la rete divisoria o la gabbia e così via dicendo;
  • avere con te almeno una bottiglietta di acqua fresca per il tuo amico peloso;
  • evitare di dare cibo a Fido prima del viaggio;
  • sostare dove c’è ombra, soprattutto d’estate;
  • assicurare a Fido il ricircolo dell’aria, lasciando i finestrini un po’ aperti;
  • programmare qualche fermata, giusto per far fare due passi al tuo beniamino e magari permettergli di usare il “suo bagno”;
  • evita d farlo affacciare dai finestrini per questioni di sicurezza, anche se i cani impazziscono di gioia quando possono stare con la testa fuori, durante il trasporto in auto.

Quindi, non mi rimane altro che augurarti: buon viaggio col tuo beniamino!