Bautiful box cani: cos’è e quanto costa

Posted on : 19-09-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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La Bautiful box è un innovativo gioco dedicato al migliore amico dell’uomo, in grado di allenarlo e intrattenerlo allo stesso tempo.

Si chiama proprio così: Bautiful box, non beautiful. Nella vocale c’è tutta la differenza: la scatola di cui parliamo, infatti, è dedicata ai nostri amici a quattro zampe, ai fedelissimi cani. La grande novità non sta soltanto nell’aver ideato un gioco dedicato agli animali, ma nel fatto che questa invenzione è tutta made in Italy, trattandosi di un progetto realizzato in Italia e assemblato in Sardegna da un team di giovani. Approfondiamo quindi il nostro tema: Bautiful box cani, cos’è e quanto costa.

Cos’è la Bautiful box

La Bautiful box è un gioco ideato per i cani: si tratta di una console a forma di scatola con cui il cane può interagire e risolvere alcuni semplici quiz. Ad ogni risposta esatta (cioè, ad ogni comando indovinato) la scatola rilascia una crocchetta come premio per il cane, secondo il metodo di apprendimento del cosiddetto “rinforzo positivo”. La console è impostata in modo da aumentare il grado di difficoltà ad ogni quiz correttamente risolto, così da sviluppare l’abilità e l’intelligenzadell’animale. Le prove possono essere eseguite premendo i pulsanti che si illuminano a seconda del gioco proposto. I quiz sono predisposti da esperti educatori cinofili, così da garantire l’apprendimento del cane. La console è alimentata da una batteria interna, non ci sono cavi della corrente elettrica che il cane potrà divertirsi a mordicchiare.

La app per smartphone

La Bautiful box è studiata per poter divertire e mantenere in allenamento il cane anche quando in casa non c’è nessuno: è infatti possibile seguire costantemente i progressi del proprio animale domestico mediante un’apposita app per smartphone, in grado di fornire il quadro completo delle attività svolta. Una sorta di tabella di marcia, insomma. Ma non solo. Attraverso il cellulare si potrà interagire direttamente con il proprio cane, parlando con lui oppure semplicemente osservandolo: la console, infatti, è dotata di webcam che consente di tenere costantemente sotto controllo il proprio amico a quattro zampe. Sempre con l’apposita app si potrà impostare la lezione del giorno, personalizzare i giochi, scattare foto e registrare la propria voce, in modo da non far sentire solo il cane quando in casa non c’è nessuno.Il comando vocale, inoltre, consente di impartire ordini a distanza. Scopo del Bautiful box, quindi, non è soltanto quello di offrire un’avveniristica soluzione di gioco per cani, ma anche di sviluppare la loro intelligenza per renderli più reattivi ai comandi dei padroni, nonché di consentire a questi ultimi, spesso costretti a stare fuori casa per lavoro, di poter controllare comodamente dal cellulare cosa stia facendo il cane. La Bautiful box, inoltre, è sempre “in rete”, così da potersi aggiornare regolarmente attraverso la connessione internet.

Quanto costa

La Bautiful box è la prima console interattiva per cani al mondo. Il progetto è stato finanziato attraverso una campagna di crowdfunding, cioè di raccolta fondi online, supportata anche dalle Poste Italiane e dalla piattaforma Eppela.er. Il progetto è nato nel 2015 ed è in commercio solamente dal mese di giugno 2017. Il prezzo della Bautiful box è di 199,00 €, ma esistono diverse modalità di acquisto che consentono di ottenere convenienti sconti sul prezzo pieno.

Non finisce qui

Gli stessi ideatori della Bautiful box stanno sviluppando ulteriori progetti che consentano alla “scatola magica” di aumentare ancor più l’esperienza ricreativa del cane: nel futuro ci saranno palline intelligenti e una incredibile console olfattiva. La Bautiful box, quindi, è solo l’inizio della rivoluzione dell’intrattenimento canino.

Lite tra due cani: chi risarcisce i danni?

Posted on : 17-09-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Il proprietario del cane deve sempre risarcire i danni procurato dal proprio animale salvo il caso fortuito.

Metti che due cani si incontrino per strada e inizino a ringhiarsi a vicenda. Metti che uno dei due attacchi l’altro con un morso e quest’ultimo, a sua volta, reagisca violentemente. Metti infine che a tentare di separarli è il padrone del cane più piccolo, intimorito che la propria bestiola possa subire un danno grave e perenne. Ma da questa scelta di porsi in mezzo ai due cani in lite chi ne rimane davvero leso è proprio il proprietario che fa da paciere: chi lo risarcisce? Nel dubbio sempre meglio vedere cosa stabilisce, in casi del genere, la giurisprudenza. E la risposta appropriata arriva da una recente sentenza della Cassazione [1].

Cosa prevede innanzitutto la legge? Il codice civile [2] stabilisce che ciascuno risponde dei danni che il proprio animale provoca a terzi (persone, animali o anche oggetti). Si tratta di una responsabilità «oggettiva», che scatta cioè in automatico, a prescindere dal fatto che vi siano colpe dei padroni: basta il semplice fatto di avere, sotto la propria custodia, il quadrupede per dover rimborsare i danni da questo prodotti (ne risponde, quindi, anche il dog-sitter: leggi Cane: per i danni paga chi lo porta a passeggio). Ebbene, secondo la Suprema Corte, questa norma vale anche nel caso in cui la lite tra due cani procuri lesioni al proprietario. Questo perché, sia che l’animale sia assicurato a un guinzaglio, sia che invece sia custodito in un recinto chiuso con un cancello, bisogna sempre evitare che eventuali fughe improvvise possano arrecare danni a terzi. Come appunto in caso di “rissa”. Allora non risulta più necessario verificare chi dei due cani abbia dato per primo causa al litigio o abbia sferrato il primo morso. È infatti decisiva l’omessa custodia dell’animale, da parte del padrone, che deve comunque far di tutto affinché il proprio fedele compagno non faccia mai male ad altri, animali o uomini che siano.

Quindi, in caso di scontro tra due cani, per quanto infelice possa essere l’idea di provare a separarli frapponendosi di persona, quantomeno la legge è dalla propria parte.

Ma attenzione: il proprietario dell’animale che sferra il morso cruento al padrone dell’altra bestia non risponde solo in via civile (ed è quindi tenuto a pagare il risarcimento del danno). Secondo la Cassazione, scatta anche il reato di lesioni colpose. Insomma, si passa al penale.

Ci si salva solo dimostrando che il danno è stato determinato da «caso fortuito», un fatto cioè imprevedibile e inevitabile, situazione invero difficilmente dimostrabile.

12 cose che il vicino di casa non può impedirti di fare

Posted on : 17-09-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Condominio: i poteri del proprietario dell’appartamento che non possono incontrare ostacoli, divieti o preventive autorizzazioni da parte dell’assemblea.

Ciascuno è padrone di fare ciò che vuole dentro casa propria. Ma quando questa è strettamente collegata a quella di altre persone non è sempre facile stabilire dove finisce la sfera delle proprie libertà per lasciar spazio a quella altrui. Il caso emblematico è il condominio; non per nulla le cause in materia condominiale sono quelle che, dopo il luogo di lavoro e gli infortuni stradali, occupano maggiormente il lavoro dei nostri giudici. A regolare la vita dei proprietari degli appartamenti ci dovrebbe essere il regolamento di condominio, ma spesso si tratta di un documento asettico e sintetico, che si limita a ribadire gli obblighi previsti dal codice civile, obblighi che ancor più spesso sono del tutto ignoti a chi acquista casa. Ecco perché, in questa veloce scheda, tenendo conto delle controversie più frequenti, abbiamo voluto elencare 10 cose che il vicino di casa non può impedirti di fare perché glielo impedisce la legge o l’interpretazione dei giudici.

Usare l’ascensore come montacarichi

Se il regolamento di condominio non lo vieta espressamente e rispetti i limiti di carico previsti dal certificato rilasciato dalla ditta costruttrice, nessuno può impedirti di usare l’ascensore per portare mobili o altri oggetti pesanti come una televisione o una serie di valigie, anche se, per fare questo, devi tenere occupato l’impianto per qualche minuto in più del previsto. Il codice civile consente l’utilizzo dei beni comuni nei limiti della loro destinazione d’uso e purché non si impedisca agli altri condomini di fare altrettanto. Quindi, mi raccomando: in caso ti stia trasferendo o stia semplicemente facendo il trasloco per l’estate, non impegnare l’ascensore per mezz’ora di seguito, ma cerca di alternarti con gli eventuali altri condomini.

Condizionatore e antenna sulla facciata

Se non hai un balcone o questo non è sufficientemente grande, puoi usare la facciata dell’edificio per montare un condizionatore caldo/freddo. È però importante verificare prima che il regolamento non lo vieti e, nello stesso tempo, non pregiudichi la facciata dell’edificio (cosa che potrai verificare sulla base della visibilità dell’impianto, della sua dimensione, del colore, della presenza di altri apparecchi sulla facciata, nonché sulla qualità e pregio architettonico dell’edificio anche alla luce d precedenti interventi già realizzati da altri condomini).

Stesso discorso per l’antenna. Anzi, se la vuoi detta tutta, la Cassazione ritiene l’antenna un vero e proprio diritto costituzionale perché fa parte della libertà di espressione e comunicazione che la televisione consente (leggi Regole per montare un’antenna).

Doppi infissi e inferriate

La sicurezza dei condomini viene prima dell’estetica e, se questa non è pregiudicata in modo molto evidente, è sempre consentito dotare il proprio appartamento di inferriate antiladri o doppi infissi per tutelarsi dal freddo. A dirlo è stato il Tribunale di Roma in una recente e interessante sentenza (leggi Inferriate su balconi e finestre: serve l’autorizzazione?). Naturalmente, come tutti gli interventi che interessano la parte esterna dell’immobile è sempre necessario coordinare l’esigenza del proprietario dell’appartamento con il decoro architettonico dell’edificio, evitando colori che cozzino o situazioni di particolare ingombro “visivo”.

Sbattere i tappeti

Quando si sbattono tappeti bisogna evitare di sporcare il piano di sotto, ma questo non significa – come molti credono – che l’attività in sé sia vietata e costituisca reato. Anche nel caso in cui delle molliche cadano sul terrazzo del proprietario dell’appartamento sottostante non può scattare il reato di getto di cose pericolose. Secondo la Cassazione, infatti [2], Il condomino che scuote tappeti o tovaglie, facendo, così, cadere briciole e polvere sulle finestre e sul terrazzo del condomino sottostante non risponde del reato di getto pericoloso di cose per impossibilità di causare, con tale condotta, imbrattamenti e molestie alle persone, secondo la formulazione letterale della disposizione incriminatrice. Tale norma, infatti, deve essere intesa alla luce dell’interesse perseguito con l’incriminazione, che appartiene alla materia della polizia di sicurezza, concernendo la prevenzione di pericoli per una pluralità di soggetti.

Staccarti dal riscaldamento centralizzato

Chiunque può staccarsi in qualsiasi momento dal riscaldamento centralizzato senza dover chiedere il permesso all’assemblea, la quale si può opporre solo se il distacco determina una disfunzione nel funzionamento dell’impianto (cosa poco probabile). Quindi chiunque può dotarsi di un impianto autonomo senza attendere il nulla osta dell’amministratore.

Costruire una veranda e chiudere il balcone

Se il Comune ti ha dato il permesso a costruire una veranda sul tuo balcone puoi iniziare a montarla senza attendere l’ok dell’assemblea. Sappi però che questa non deve pregiudicare le linee architettoniche dell’edificio e comportare un pericolo per la stabilità dell’intero immobile (cosa quest’ultima che certamente il tuo ingegnere avrà prima valutato). Chiaramente il vero problema, in questo caso, è proprio l’estetica del palazzo che, se anche non è un ostacolo preventivo, può però costituire – in caso di accertata lesione – una causa di demolizione della struttura. Ecco perché, anche se la legge non lo prescrivere, farsi prima autorizzare dall’assemblea impedisce successive rimostranze e cambi di opinione.

Su questo punto ti consigli un interessante articolo: Cosa si può fare sul balcone di casa.

Portare il cane in ascensore

Ritorniamo al problema dell’uso dell’ascensore. Poiché il regolamento di condominio non può mai vietarti di tenere animali in casa (salvo una clausola contraria votata all’unanimità), non può neanche proibirti di portarli in ascensore (sarebbe altrimenti una indiretta restrizione alla libertà di tenere cani, gatti e altri animali d’affezione). Ma se fido sporca, dotati sempre di sacchetto e paletta.

Sempre in tema di animali in casa, è annosa la questione se il cane abbia o meno il diritto di abbaiare. Per la giurisprudenza, l’animale è un essere senziente e non gli si può impedire di comunicare secondo le forme che gli ha concesso la natura («bau bau», «miao maio», «cip cip», ecc.). A impedire però che i guaiti del cane superino la normale tollerabilità deve essere il padrone, facendo in modo di non innervosire il quadrupede, non lasciarlo digiuno o solo in casa, ecc. Insomma, a leggere le sentenze dei giudici, sembrerebbe che, se il cane abbaia e dà fastidio la colpa non è dell’animale ma del padrone. Se si prova che l’animale è molesto se ne può chiedere l’allontanamento al giudice, se del caso con richiesta di provvedimento d’urgenza, con divieto assoluto di ritorno nell’edificio condominiale .

Vasi sul pianerottolo

Il condomino dal pollice verde può collocare vasi e piante sul pianerottolo del proprio appartamento, benché condiviso con i proprietari dello stesso piano, facendo però attenzione a non occupare tutto lo spazio e a non impedire agli altri di fare altrettanto. Ovviamente la spesa resta a suo carico. Occhio ad eventuali divieto contenuti nel regolamento.

Bicicletta sul terrazzo

Il terrazzo condominiale (tecnicamente il lastrico solare) appartiene a tutti i condomini (salvo diversamente stabilito dall’atto di proprietà). Così ciascuno vi può collocare gli oggetti che meglio crede: un impianto fotovoltaico, l’antenna satellitare e la parabola, uno stenditoio, piante da fiori, un piccolo box come ripostiglio per gli oggetti di uso meno frequente, la bicicletta in attesa della stagione estiva.

Fare un barbecue (una volta ogni tanto)

La tolleranza dovrebbe essere la parola d’ordine in ogni condominio. Se non usassimo la tolleranza è vero che potremmo evitare ai nostri vicini tante condotte che, magari, ci danno fastidio; ma, allo stesso modo, loro potrebbero fare altrettanto e tante delle cose che facciamo quotidianamente darebbero vita a inutili litigi. Nelle guerre – è bene ricordarlo – a perdere sono entrambe le parti. Così il problema del barbecue: è vero che il fumo può essere molesto, ma è impossibile impedire che l’odore si propaghi attorno. Ora, se questo comportamento si ripete tutte le sere tanto da costringere il vicino a chiudere puntualmente le finestre è un conto, ma se è solo l’invidia di non avere amici a cena per festeggiare, allora il vicino farebbe bene a chiudere un occhio e una narice prima di armarsi (leggi Il vicino può impedirmi di fare il barbecue?).

Abbattere le barriere architettoniche

Se hai problemi di deambulazione, nessuno in condominio potrà vietarti di fare, a tue spese, le opere per eliminare le barriere architettoniche. Se qualcuno poi vorrà avvantaggiarsene, dovrà restituirti una parte della spesa che hai sostenuto.

Per addossare le spese al condominio è sufficiente la maggioranza semplice degli intervenuti in assemblea che rappresentino almeno il 50% del valore dell’edificio.

Sapere chi non paga il condominio

Siamo alle dolenti note: i morosi. È tuo diritto conoscere i loro nomi e l’amministratore o il diretto interessato non può impedirtelo rifugiandosi dietro la scusa della privacy.

Cane: per i danni paga chi lo porta a passeggio

Posted on : 13-09-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Dog-Sister, amici e parenti del proprietario del cane che accettano di portare a spasso l’animale sono responsabili per i danni anche se non sono i padroni.  

Il proprietario del cane o di qualsiasi altro animale è responsabile dei danni da quest’ultimo provocati a terzi: sia che si tratti di un morso, che dei rumori generali dal continuo abbaiare o di un semplice gesto di esuberante affetto che travolga un’altra persona facendola cadere a terra. E non importa se il passante si è avvicinato troppo al quadrupede o lo ha accarezzato “contropelo” innervosendolo: è il padrone che deve prendere  le contromisure e, se del caso, “stringere” il guinzaglio o munirsi di museruola. Il padrone tuttavia cessa di essere responsabile nel momento in cui affida il cane a un’altra persona che, per esempio, accetta di portarlo a spasso: si può trattare del dog-sister, di un parente convivente, di un vicino di casa nel periodo estivo. Insomma, a dover pagare i danni procurati dall’animale non è necessariamente chi risulta proprietario dall’anagrafe canina, ma colui che, nel momento del “fattaccio”, ne ha la materiale disponibilità. Lo ha chiarito il tribunale di Pordenone in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire perché, per i danni procurati dal cane, paga chi lo porta a passeggio.

Immaginiamo un uomo che, tutte le mattine, vada a lavoro. Di tanto in tanto chiede alla fidanzata di prendere il proprio cane, che lascia solo nell’appartamento, e di portarlo al parco per fare i bisogni. La ragazza accetta di buon grado, con la scusa di sgranchirsi le gambe. Un giorno, però, durante la passeggiata, il cane sfugge al controllo della donna proprio nel momento in cui, su una pista ciclabile, passa un ciclista. Quest’ultimo, trovando l’animale sulla propria traiettoria, cade e si rompe un braccio; così chiede il risarcimento a colei che lo portava a spasso. Ma questa, prevedibilmente, si difende sostenendo di non essere titolare del cane e, quindi, di non dover rispondere dei danni da esso causati. Chi dei due ha ragione?

Il codice civile [2] stabilisce che, ad essere responsabile dei danni cagionati dall’animale, è il proprietario o chiunque altro se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso. E ciò vale sia che il cane fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito. L’unico modo per evitare di pagare i danni è dimostrare che il fatto si è verificato per «caso fortuito» ossia per un evento imprevedibile e inevitabile (tale di certo non è un morso o la strattonata al guinzaglio.

Dunque, benché il proprietario dell’animale è colui che risulta tale in base all’iscrizione all’anagrafe canina, a rispondere dei danni procurati a terzi è colui che, al momento del sinistro, è l’unico ad esercitare l’effettiva vigilanza sul cane stesso ed è quindi su di lui che ricade la piena responsabilità. E ciò vale sia se il fatto di portare il cane a passeggio avvenga a titolo di cortesia che dietro remunerazione (dog-sister).

Come ha già detto, in passato, la Cassazione [3], in tema di danno provocato da animali, poiché il codice civile [2] impone l’obbligo di predisporre le necessarie cautele – fatta salva il «caso fortuito» – indifferentemente sia al proprietario dell’animale sia a chi se ne serva per il tempo in cui lo ha in uso, il proprietario non è responsabile se si è spogliato dell’utilizzo dell’animale affidando ad altri la sua sorveglianza.

Non c’è quindi una responsabilità congiunta del proprietario e dell’utilizzatore del cane (cosiddetta «responsabilità solidale»). A pagare i danni è o l’uno o l’altro, a seconda di chi, nello specifico momento, era tenuto a sorvegliarlo. Quindi, il danneggiato dovrà rivolgere la propria richiesta di risarcimento solo a chi, nell’attimo in cui è avvenuto l’evento, aveva la sorveglianza del quadrupede.