Spese prima della separazione: spetta il rimborso all’ex coniuge?

Pubblicato il: 07-05-2018 | Categoria : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed | 30 views | FONTE ORIGINALE

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Il coniuge che ha sostenuto, durante il matrimonio, la gran parte delle spese per il mantenimento dei figli, per la casa, per le tasse e anche per le bollette può chiedere la restituzione dei soldi al momento della separazione?

Tu e tuo marito vi state per separare. Sul tavolo ci sono un bel po’ di decisioni da prendere, divisioni da fare, scelte da assumere per il futuro. Ma, sul piatto della bilancia, tu hai messo anche tutto ciò che hai fatto durante il matrimonio: le spese che hai sostenuto per la casa, per il mantenimento dei figli, per pagare parte del mutuo, le bollette più pesanti e, talvolta, anche le tasse. Insomma, per far fronte alle esigenze della famiglia ti sei indebitata e questa situazione ora non ti sta più bene. Per cui, se lui ti vuole liquidare solo con il mantenimento, ha sbagliato di grosso: prima, se vuole che tu firmi un accordo, ti dovrà restituire almeno 10mila euro, pari a quante sono state le spese che hai sostenuto per casa, famiglia e figli in tutti questi anni. Lui non ne vuol sapere. Ritiene infatti che le spese fatte durante il matrimonio restano a carico di chi le ha sostenute e non c’è possibilità di restituzione. Chi dei due ha ragione? Spetta il rimborso all’ex coniuge per le spese prima della separazione? La soluzione è contenuta in una ordinanza della Cassazione pubblicata proprio questa mattina [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi su una questione che, anche se può sembrar banale, spesso occupa gran parte delle trattative tra marito e moglie nel momento in cui intendono separarsi.

«Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato ha dato», si potrebbe parafrasare così la nota canzone canzone napoletana post-bellica. Solo che nelle intenzioni di Peppino Fiorelli, autore del brano, vi era un invito alla ricomposizione della popolazione. Nel caso della separazione, invece, è l’inizio della guerra (tra coniugi). Difatti, nel momento in cui ci si separa, arriva il momento di fare i conti con il futuro e, per alcuni, anche con il passato. Ma si possono rimettere in discussione le spese sostenute durante il matrimonio per casa e figli? La risposta è negativa. Secondo la Cassazione, ciò che si spende durante l’unione coniugale non è altro che una obbligazione spontanea che si fa non certo in vista di una futura restituzione ma più che altro con l’intento della reciproca assistenza, che non è solo un dovere imposto dal codice civile ma anche una esigenza morale, affettiva e conseguente allo spirito stesso del matrimonio. Insomma, si tratta di una obbligazione naturale che non può più essere richiesta indietro, neanche al 50%.

È questo il senso della ordinanza odierna della Cassazione: dopo il divorzio non sono contestabili le spese sostenute durante il matrimonio per casa e figli. Ciascuno dei coniugi ha contribuito al ménage familiare secondo le proprie possibilità.

Con riguardo invece ai soldi spesi per le utenze domestiche, per l’istruzione dei figli e, più in generale, per la gestione ordinaria della famiglia nella fase precedente alla separazione, non spetta alcun diritto al rimborso in favore di chi le ha sostenute nei confronti dell’altro coniuge. Si tratta infatti di esborsi effettuati per i bisogni della famiglia e riconducibili alla logica della cosiddetta «solidarietà coniugale». In pratica è il codice civile a stabilire che [2] entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in proporzione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. Trattandosi dunque di un obbligo è impossibile chiedere il rimborso di quanto speso.

Nel periodo di convivenza matrimoniale, entrambi i coniugi contribuiscono alle esigenze della famiglia, e anche dei figli, in misura che verosimilmente corrisponde alle possibilità di ciascuno. Per cui tutte le contestazioni che possono sollevarsi marito e moglie nel momento in cui intendono separarsi e le richieste economiche che l’uno può avanzare nei confronti dell’altro riguardano solo gli assetti patrimoniali successivi alla separazione e al divorzio, ma non è un’occasione per rimettere in discussione tutte le voci di spesa sostenute da ciascun coniuge, seppure per i figli, durante il rapporto matrimoniale.

 

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