Sequestro e pignoramento del conto corrente: minimo vitale

Pubblicato il: 14-01-2022 | Categoria : Attualità e Società, feed | 20 views | FONTE ORIGINALE

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Non solo il lavoratore dipendente e il pensionato: anche professionista e imprenditore hanno diritto al limite di impignorabilità del conto per esigenze vitali.  La Cassazione ha dimostrato, in questi anni, di assimilare la disciplina del sequestro del conto corrente a quella del pignoramento, estendendo alla prima le garanzie previste per la seconda. Garanzie che si sostanziano nella previsione di un minimo vitale impignorabile, necessario a far fronte alle esigenze di sopravvivenza del debitore/imputato.  Il minimo vitale, ossia quella quota del conto corrente che non può essere né pignorata né sequestrata, è pari al triplo dell’assegno sociale. Attualmente, l’importo dell’assegno sociale è pari a 460,42 euro, per cui il minimo impignorabile è di 1.381,26 euro. Su un conto ove la giacenza è inferiore a tale somma, non è possibile procedere né al pignoramento né al sequestro; se invece la giacenza è superiore, si pignora l’eccedenza. Ad esempio, se sul conto sono depositati 1.500 euro, si potrà pignorare la differenza tra 1.500 e 1.381,26 ossia 118,74 euro. Una disciplina a parte viene prevista per la pensione, quando questa viene pignorata direttamente in capo all’Inps. In tal caso, il minimo vitale è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Si è di recente posto il problema ...

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