Residenza all’estero e obbligo di iscrizione all’AIRE

Pubblicato il: 30-04-2018 | Categoria : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed | 14 views | FONTE ORIGINALE

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Vivo da 8 anni a Londra. Non ho proprietà nè reddito in Italia. Sono cittadino italiano cresciuto in Italia e dal 1996 al 2015 ho vissuto con i miei genitori in una casa comunale (enti autonomi). Non mi sono iscritto all’AIRE per non perdere il diritto a subentrare alla casa dei miei genitori in futuro. Qualche anno fa feci comunque la richiesta di iscrizione AIRE che poi rimase bloccata per un cavillo. Lasciai decadere ma il consolato italiano a Londra ha poi contattato l’anagrafe del mio Comune dicendo di volermi far perdere la residenza al mio indirizzo italiano. Vorrei contattare il mio Comune e dirgli che vorrei mantenere la residenza in Italia. Se però mi sapete confermare che ho diritti al subentro nella casa comunale dei miei genitori sarò felice di accettare la perdita della residenza e iscrivermi all’AIRE.

In generale la legge n. 470/88 prescrive l’obbligo di iscrizione all’AIRE per i cittadini italiani che trasferiscono la residenza all’estero per più di dodici mesi, prevedendo addirittura che tale iscrizione possa essere effettuata d’ufficio dal competente consolato italiano all’estero nella cui circoscrizione il cittadino italiano è residente.

Tuttavia detta obbligazione viene di solito non rispettata dai cittadini italiani che si trasferiscono all’estero, o per mera trascuratezza, o con mal celato o errato intento elusivo.

In realtà l’iscrizione all’AIRE è una necessità per tutti coloro che si trasferiscono all’estero e che vogliono spezzare il legame con il territorio italiano per non essere più soggetti alle imposte ed alle tasse domestiche, infatti senza questo requisito vengono ritenuti fiscalmente residenti in Italia in base a presunzione legale relativa, alla quale poi però fornire prova contraria potrebbe non essere così semplice.

Nel caso indicato nel quesito tuttavia sembra di poter individuare la volontà del richiedente di risultare effettivamente iscritto all’anagrafe italiana, nel Comune di residenza, nel nucleo familiare composto dal richiedente stesso e dai suoi genitori.

Dunque la risposta al quesito posto è la seguente:

Per poter aver diritto al subentro nella casa comunale, come stabilito dalla Cassazione nella sentenza n. 8973 del 2015, occorre che il richiedente possa dimostrare di possedere i seguenti requisiti:

– la duratura presenza nell’alloggio del soggetto che intende chiedere il subentro;

– la natura assistenziale della convivenza fra le parti.

Questi elementi devono essere accertati richiedendo all’ente locale il preventivo riconoscimento della composizione del nucleo familiare e della esistenza e della permanenza dei requisiti suddetti, cioè la presenza costante del richiedente nell’abitazione ed il vincolo assistenziale fra i genitori ed il figlio o viceversa.

Pertanto nel caso rappresentato si porrebbe sia il problema della avvenuta richiesta di iscrizione all’AIRE, non ostante poi la mancata iscrizione, sia il problema della conclamata assenza del richiedente dalla casa comunale per il periodo 2015 – 2017.

Tuttavia se la composizione del nucleo familiare non fosse mutata e se lo stato di famiglia storico ( da richiedere all’anagrafe comunale) non riportasse traccia di

mutamenti nel periodo suddetto, probabilmente l’accertamento potrebbe essere richiesto ed ottenuto, spiegando le motivazioni del provvisorio spostamento magari dovuto a ragioni di forza maggiore.

Ovviamente quanto sopra è un’opinione non vincolante in quanto, nel caso di procedure attivate dal richiedente o d’ufficio dall’ente locale, non note allo scrivente, il riconoscimento dei requisiti necessari per il subentro nella casa comunale potrebbe non essere rilasciato, come sembra già di avviso degli uffici, stante il tenore del quesito posto.

Si segnala infine che per quanto riguarda gli eventuali redditi prodotti all’estero dal richiedente nel 2015, nel 2016 e nel 2017 e/o in caso di apertura di conti correnti o

dell’esistenza di altre attività patrimoniali all’estero, il richiedente era obbligato a presentare le dichiarazioni in Italia – modello Unico/40 e modello RW.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

 

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