L’amministrazione deve rispondere a una istanza del cittadino?

Pubblicato il: 11-05-2017 | Categoria : Senza categoria | 176 views | FONTE ORIGINALE

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Le richieste devono essere riscontrate dall’ente pubblico solo laddove esiste una norma di legge che lo impone.

Immaginiamo di presentare una diffida al Comune in cui gli chiediamo di correre ai ripari a una situazione grave di degrado che si è verificata nel nostro quartiere; o di chiedere al Ministero di eseguire degli accertamenti all’interno di un ente locale o di un’azienda pubblica per via delle condotte illecite di alcuni dipendenti. Abbiamo diritto a una risposta? Assolutamente no. E questo perché se la P.A. dovesse riscontrare tutte le diffide o le richieste presentate dai cittadini la sua attività ne sarebbe totalmente paralizzata. Laddove però una norma di legge specifica impone all’amministrazione di rispondere in tempi certi e predefiniti, allora il cittadino ha diritto a una replica. A chiarire questi concetti è stato il Consiglio di Stato con una recente sentenza [1].

Come ha più volte già chiarito la giurisprudenza, la pubblica amministrazione non ha sempre, e in via generale, l’obbligo di provvedere su qualsiasi istanza presentata dai privati; lo ha solo quando tale dovere si può desumere da una norma di legge specifica, oppure anche da una norma di principio. È il caso, ad esempio, della richiesta di accesso agli atti amministrativi, che va riscontrata entro 30 giorni (diversamente il cittadino può recarsi al Tar).

Se davvero sulla P.A. incombesse l’obbligo generale di rispondere a qualsiasi diffida o istanza, anche la più immotivata, ne conseguirebbe un impegno, da parte dello Stato o degli enti locali, sproporzionato, con perdita di risorse e di efficienza. Il che andrebbe a ledere il principio stabilito dalla nostra costituzione [2] che impone il buon andamento della pubblica amministrazione.

 

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