Equo compenso del professionista: come funziona?

Pubblicato il: 07-12-2017 | Categoria : Attualità e Società, feed | 23 views | FONTE ORIGINALE

0

Compensi sotto i parametri ministeriali considerati abusivi e quindi nulli: l’azione può essere esercitata entro massimo due anni. Il cosiddetto «decreto fiscale» approvato dal Governo proprio nell’ultimo scorcio del 2017 [1], disciplina il cosiddetto equo compenso dovuto in caso di prestazioni erogate da professionisti. La nuova norma – originariamente concepita solo per gli avvocati, ma poi estesa a tutti i soggetti che il Job Act qualifica come «lavoratori autonomi» – si preoccupa di fissare un compenso minimo per le prestazioni professionali, ma solo in caso di convenzioni stipulate – anche in forma societaria – con le banche, le assicurazioni o con le «imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese». Di fatto, la normativa tende a garantire un «compenso minimo» a tutti i suoi destinatari. Ma come funziona l’equo compenso del professionista? È quanto cercheremo di illustrare in questa breve guida. Chi ha diritto all’equo compenso? L’equo compenso si applica innanzitutto all’avvocato, a prescindere dalla forma con cui questi esercita la professione: individuale, associazione professionale o società di professionisti. Coperte dal diritto all’equo compenso sono le attività giudiziali e anche quelle stragiudiziali se connesse all’attività giurisdizionale (si pensi agli arbitrati rituali e alla consulenza stragiudiziale rivolta alla successiva ...

Continua a leggere!

 

Vota l'articolo!

 

 

Articoli correlati


 

Write a comment