Convivente gelosa viola la privacy: si può querelarla?

Pubblicato il: 26-04-2018 | Categoria : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed | 17 views | FONTE ORIGINALE

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La mia compagna convive con me e dallo scorso novembre ha trasferito la sua residenza presso l’appartamento di cui sono conduttore. Sono mesi che abbiamo degli scontri per la sua gelosia. Non vuole lasciare la casa ma mantiene un atteggiamento poco corretto nei confronti della mia privacy (fruga nelle mie borse, nel mio pc) e fa continue illazioni. Tutto ciò mi provoca malessere. Non ho ancora preso la decisione di lasciarla ma ci sarebbero anche in caso gli estremi per una querela?

 

Gran parte dei problemi rappresentati dal lettore troveranno una soluzione solamente nel momento in cui questi avrà deciso di continuare o meno la sua relazione con questa donna.

Già oggi il lettore ha il diritto di sporgere querela nei confronti di questa signora se i suoi comportamenti hanno superato i limiti di tollerabilità e di civile convivenza.

Nelle condotte descritte dal lettore infatti (fatta salva una loro più approfondita analisi) si potrebbero già ravvisare gli estremi di alcuni reati: ad esempio l’accesso abusivo ad un sistema informatico (articolo 615 ter del codice penale) se la signora dovesse accedere, non autorizzata, al personal computer del lettore protetto da misure di sicurezza, oppure la violazione di corrispondenza (articolo 616 del codice

penale) se la signora dovesse prendere cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa a lei non diretta.

E se poi le condotte descritte dovessero svolgersi in luogo pubblico, si potrebbe concretizzare anche il reato di molestie (articolo 660 del codice penale) se i comportamenti della signora dovessero recare disturbo o molestare il lettore.

Come può notarsi il lettore potrebbe già adesso valutare la strada della querela, ma questa possibilità avrebbe come presupposto la sua decisione di chiudere definitivamente la sua relazione con la signora.

Se, invece, il lettore desidera non interrompere questa relazione è chiaro che sporgere querela rappresenterebbe un modo di acuire le tensioni e complicare, piuttosto che risolvere, i problemi esistenti.

In questo caso, si suggerisce al lettore di valutare la possibilità di proporre alla signora (chiaramente se ciò fosse innanzitutto una opzione a lui gradita) di stabilizzare la loro relazione ricorrendo o alla dichiarazione di convivenza o al contratto di convivenza.

Dichiarazione di convivenza.

Alle coppie costituite da persone di sesso diverso che per un qualsiasi motivo non ritengono di voler contrarre matrimonio civile, la legge (la n. 76 del 2016) riconosce determinati diritti a condizione che provvedano ad effettuare una semplice dichiarazione anagrafica al Comune di residenza.

Se, quindi, la coppia di semplici conviventi (costituita da persone di sesso diverso) dichiara all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza di aver costituito una famiglia anagrafica, ai conviventi la legge riconoscerà determinati diritti senza alcuna necessità di contrarre matrimonio.

Le condizioni affinché si possa effettuare la dichiarazione anagrafica a seguito della quale sono riconosciuti determinati diritti sono le seguenti:

– i conviventi devono essere maggiorenni;

– i conviventi devono essere capaci di intendere e volere;

– i conviventi non devono essere legati tra loro da vincoli di parentela o affinità o adozione;

– i conviventi non devono essere uniti tra loro in matrimonio o in una unione civile (l’unione civile è riservata alle coppie dello stesso sesso).

Se sussistono le condizioni appena descritte i conviventi possono recarsi dall’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza e rendere una semplice dichiarazione anagrafica che certifica lo stato di convivenza.

A seguito di questa dichiarazione resa all’ufficiale di stato civile, ai conviventi la legge n. 76 del 2016 riconosce i seguenti diritti:

– diritto di assistenza del convivente in caso di malattia o ricovero dell’altro, con accesso diretto al malato e alle informazioni che lo riguardano detenute dalle aziende ospedaliere o di assistenza pubbliche o private;

– possibilità di nominare per iscritto il convivente come proprio rappresentante con poteri pieni o limitati: in caso di malattia che comporti incapacità di intendere o volere il convivente nominato rappresentante potrà assumere le decisioni in materia di salute riguardanti il partner e, in caso di morte, potrà assumere le decisioni relative alla donazione di organi del partner convivente, al trattamento della salma (ad esempio decidere se seppellirlo o cremarlo) e quelle relative ai funerali;

– possibilità per il convivente di essere nominato tutore o curatore o amministratore di sostegno dell’altro convivente nel caso venga avviata la procedura di interdizione o di inabilitazione o di nomina dell’amministratore di sostegno.

Dunque, una volta che la coppia di conviventi si sia registrata presso il Comune di residenza effettuando la dichiarazione anagrafica prevista dalla legge n. 76 del 2016, ai conviventi di fatto sono per legge riconosciuti i diritti sopra indicati e nessuno potrà impedire che questi diritti siano esercitati.

Oltre alla registrazione con dichiarazione anagrafica di cui si è fin qui parlato (e dalla quale derivano i diritti sopra indicati), è inoltre possibile per la coppia di conviventi di fatto stipulare (se lo desidera) anche un contratto di convivenza.

Il contratto di convivenza

Il contratto di convivenza deve essere stipulato con atto pubblico dinanzi ad un notaio oppure con scrittura privata con sottoscrizione autenticata da notaio o da avvocato e regola alcuni aspetti della vita in comune tra i conviventi.

Ad esempio, il contratto di convivenza può stabilire la comune residenza dei conviventi, il modo con cui ciascuno dei conviventi contribuirà alla vita in comune (tenuto conto dei redditi, del lavoro professionale e di quello casalingo), la scelta del regime patrimoniale della comunione dei beni.

Occorre precisare che:

– il contratto di convivenza non è obbligatorio (cioè la coppia di conviventi può anche soltanto registrarsi al comune per avere i diritti sopra indicati senza che debba obbligatoriamente sottoscrivere anche un contratto di convivenza);

– se, però, la coppia di conviventi vuole anche sottoscrivere un contratto di convivenza deve essersi prima registrata al Comune con la dichiarazione di convivenza;

– se la coppia di conviventi non si registra al Comune, la possibilità di assistere il convivente in ospedale, di decidere sull’espianto degli organi, sulla sepoltura eccetera saranno rimessi alla decisione discrezionale degli ospedali e delle autorità e potranno anche essere inibiti.

Si fornisce questo quadro perché il lettore possa valutare innanzitutto se corrisponde al suo interesse accedere all’una o all’altra delle possibilità e, poi, se può essere utile a ristabilire un rapporto più sereno (a condizione che lui lo voglia) proporre alla signora con lui ancora (più o meno) convivente l’uno o l’altra degli istituti descritti (dichiarazione anagrafica di convivenza o contratto di convivenza).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

 

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