Come ritirare una denuncia

Pubblicato il: 04-03-2018 | Categoria : Di tutto un pò! | 139 views | FONTE ORIGINALE

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La denuncia, una volta presentata, non può mai essere ritirata mentre la querela si: vediamo come.

La denuncia, a differenza della querela, non può essere ritirata una volta presentata. Difatti, a seguito della denuncia – con la quale si segnala un reato perseguibile d’ufficio -, il Pubblico Ministero e gli organi di polizia devono far partire automaticamente le indagini e queste non potrebbero essere arrestate dal ritiro della denuncia. Diversa è l’ipotesi della querela: essendo la segnalazione partita dalla stessa vittima, quest’ultima può decidere di ritirarla o comunque di rinunciarvi. Per comprendere il motivo dell’impossibilità del ritiro di una denuncia già presentata e prima di verificare come si può ritirare la querela, è utile individuare la differenza tra denuncia e querela. Solo dopo di ciò potremo capire come ritirare una denuncia.

Cos’è la denuncia e quando va presentata

La denuncia è l’atto con il quale chiunque abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio ne informa il pubblico ministero o un ufficiale di polizia giudiziaria.

La denuncia è un atto facoltativo, ma diventa obbligatorio in alcuni casi espressamente previsti dalla legge:

  • se si viene a conoscenza di un reato contro lo Stato (attentati, terrorismo, spionaggio politico-militare, stragi)
  • se ci si accorge di aver ricevuto in buona fede denaro falso
  • se si riceve denaro sospetto o si acquistano oggetti di dubbia origine
  • se si viene a conoscenza di depositi di materie esplodenti o si rinvenga qualsiasi esplosivo
  • se si subisce un furto o smarrisce un’arma, parte di essa o un esplosivo
  • nel caso in cui rappresentanti sportivi abbiano avuto notizia di imbrogli nelle competizioni sportive.

Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione, mentre nei casi di denuncia obbligatoria apposite disposizioni stabiliscono il termine entro il quale essa deve essere fatta.

La denuncia può essere presentata in forma orale o scritta; deve contenere l’esposizione dei fatti ed essere sottoscritta dal denunciante o dal suo avvocato.

La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

Quali sono i reati perseguibili d’ufficio

I reati perseguibili d’ufficio sono reati particolarmente gravi, punibili dallo Stato a prescindere dalla volontà della vittima (dunque anche se questa non presenta querela).

Di seguito un elenco esemplificativo di reati perseguibili d’ufficio:

  • omicidio;
  • maltrattamenti in famiglia;
  • minaccia grave o fatta con armi;
  • lesione personale, superiore ai venti giorni o gravissima;
  • pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
  • violenza privata;
  • estorsione;
  • violenza sessuale, in casi espressamente previsti dal codice (per esempio violenza sessuale commessa nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni quattordici o dal genitore (anche adottivo) dal convivente, dal tutore, ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia);
  • stalking nei confronti di un minore o di una persona con disabilità;

Cos’è la querela

La querela è la dichiarazione con la quale la persona che ha subito un reato (o il suo legale rappresentante) esprime la volontà che si proceda per punire il colpevole.

La querela riguarda i reati non perseguibili d’ufficio, proprio perché la loro persecuzione è subordinata al “sollecito” della vittima.

Non ci sono particolari regole per il contenuto dell’atto di querela, ma è necessario che, oltre ad essere descritto il fatto-reato, risulti chiara la volontà del querelante che si proceda in ordine al fatto e se ne punisca il colpevole.

La querela deve essere presentata:

  • entro 3 mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce il reato
  • entro 6 mesi per reati contro la libertà sessuale (violenza sessuale o atti sessuali con minorenne).

Quali sono i reati perseguibili a querela di parte

I reati perseguibili a querela di parte sono quelli punibili dallo Stato solo a seguito di una segnalazione (appunto querela) della vittima. Si tratta, per esempio, dei seguenti reati:

  • furto
  • minaccia;
  • percosse;
  • lesione personale lieve;
  • molestia o disturbo alle persone.

Si può ritirare la querela?

E’ possibile ritirare la querela precedentemente proposta, tranne nel caso di violenza sessuale o atti sessuali con minorenni. La revoca della querela prende il nome di remissione.

Affinché la querela sia archiviata, è necessario che la remissione sia accettata dal querelato che, se innocente, potrebbe avere invece interesse a dimostrare attraverso il processo la sua completa estraneità al reato.

Inoltre, la remissione non produce effetto se il querelato l’ha espressamente o tacitamente ricusata. Vi è ricusa tacita, quando il querelato ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di accettare la remissione.

La remissione fatta a favore anche di uno soltanto fra coloro che hanno commesso il reato si estende a tutti, ma non produce effetto per chi l’abbia ricusata.

Se il querelato è un minore o un infermo di mente, e nessuno ne ha la rappresentanza, o chi la esercita si trova con esso in conflitto di interessi, la facoltà di accettare la remissione è esercitata da un curatore speciale.

Nei delitti punibili a querela della persona offesa, la remissione estingue il reato. Tuttavia, se la querela è stata proposta da più persone, il reato non si estingue se non interviene la remissione di tutti i querelanti.

Se tra più persone offese da un reato, una  soltanto ha proposto querela, la remissione, che questa ha fatto, non pregiudica il diritto di querela delle altre.

La remissione può essere processuale o extraprocessuale.

La remissione extraprocessuale è espressa o tacita. Vi è remissione tacita, quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela.

La remissione può intervenire solo prima della condanna, salvi i casi per i quali la legge disponga altrimenti.

La remissione non può essere sottoposta a termini o a condizioni. Nell’atto di remissione può essere fatta rinuncia al diritto alle restituzioni e al risarcimento del danno.

Remissione querela minori o incapaci

Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a causa di infermità di mente, il diritto di remissione è esercitato dal loro legale rappresentante.

I minori, che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati possono esercitare il diritto di remissione, anche quando la querela è stata proposta dal rappresentante, ma, in ogni caso, la remissione non ha effetto senza l’approvazione di questo.

Il rappresentante può rimettere la querela proposta da lui o dal rappresentato, ma la remissione non ha effetto, se questi manifesta volontà contraria.

Si può rinunciare alla querela?

Diversa dalla remissione, è la rinuncia alla querela. Mentre la remissione consiste nel ritiro della querela già presentata, la rinuncia esclude la presentazione della querela. In altri termini, la persona offesa potrebbe, prima dello scadere dei tre mesi dalla scoperta del reato, dichiarare che non intende querelare il colpevole.

La rinuncia espressa alla querela è fatta personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione sottoscritta, rilasciata all’interessato o a un suo rappresentante. La dichiarazione può anche essere fatta oralmente a un ufficiale di polizia giudiziaria o a un notaio, i quali, accertata l’identità del rinunciante, redigono verbale. Questo non produce effetti se non è sottoscritto dal dichiarante.

La rinuncia sottoposta a termini o a condizioni non produce effetti. Con la stessa dichiarazione può essere fatta rinuncia anche all’azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno.

 

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