Citofono col cognome del marito: la notifica alla moglie è valida?

Pubblicato il: 04-04-2017 | Categoria : Senza categoria | 72 views | FONTE ORIGINALE

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Se l’ufficiale giudiziario non trova sul citofono il nome e cognome del destinatario della notifica deve effettuare ulteriori indagini prima di depositare l’atto in Comune.

Quando la donna si sposa prende il cognome del marito e, nelle famiglie “tradizionali”, il citofono riporta solo il nome di quest’ultimo. «Famiglia Rossi» è possibile leggere spesso sulle etichette attaccate ai portoni di ingresso dei palazzi di condominio o sulle villette. Ma che succede se, alla porta, dovesse presentarsi un giorno l’ufficiale giudiziario per eseguire una notifica alla moglie, non trovando il suo cognome scritto, né conoscendo l’identità del marito? Di norma, la legge impone, in tutti i casi in cui il destinatario dell’atto è irreperibile, il deposito del plico presso il Comune. Ebbene, tale regola vale anche nell’ipotesi di citofono con il solo cognome del marito? La notifica è ugualmente valida? La risposta ci viene offerta da una recente sentenza della Cassazione [1].

La Corte ricorda che le notifiche degli atti giudiziari nei confronti di soggetti irreperibili devono eseguirsi sì con deposito alla Casa Comunale, ma è anche necessario che, prima di tale adempimento, l’ufficiale giudiziario esegua delle accurate ricerche per individuare la residenza del destinatario. Ricerche che si rendono tanto più necessarie proprio per via della possibilità che sul citofono ci sia solo il cognome del marito o di altro soggetto titolare dell’immobile.

In particolare il codice di procedura civile [2] stabilisce che, se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il domicilio del destinatario, l’ufficiale esegue la notificazione mediante deposito di copia dell’atto nella casa comunale dell’ultima residenza o, se questa è ignota, in quella del luogo di nascita del destinatario.

Tuttavia, il predetto ufficiale giudiziario che «non abbia rinvenuto il destinatario della notificazione nel luogo risultante dal certificato anagrafico in suo possesso, è tenuto a svolgere ogni ulteriore ricerca e indagine». Di tali ricerche egli deve darne menzione nella relazione di notifica che deve redigere nel momento delle operazioni.

Nel caso in cui tali ricerche e indagini non siano state eseguite, la notifica fatta con deposito in Comune, sulla scorta della presunta irreperibilità del destinatario, è nulla.

Per comprendere il principio elaborato dalla Corte facciamo un esempio. Immaginiamo che Mario Rossi si sposi con Anna Bianchi. Sul citofono, però, viene riportata genericamente solo la dicitura «Famiglia Rossi». Un giorno arriva l’ufficiale giudiziario per notificare ad Anna Bianchi un decreto ingiuntivo, ma non trovando il suo cognome scritto sul citofono deposita il plico al Comune. Anna Bianchi ne viene a conoscenza solo diversi mesi dopo, quando ormai non può più fare opposizione. Così contesta l’operato dell’ufficiale giudiziario, sostenendo che questi doveva provvedere a ricercare il suo nome, eventualmente chiedendo agli altri condomini. Secondo l’ufficiale, invece, tutto ciò che è tenuto a fare è leggere i nomi riportati sulle etichette dei citofoni: del resto, sull’atto da notificare è riportato solo il nome di Anna Bianchi ed alcuna menzione vi è al fatto che questa è sposata con Mario Rossi (la cui identità peraltro è sconosciuta all’ufficiale stesso). Chi ha ragione dei due?

L’ufficiale giudiziario non si può limitare a riscontrare l’assenza del nome del destinatario sul citofono del palazzo, ma deve effettuare ulteriori ricerche, eventualmente chiedendo ai condomini che vivono nello stesso stabile se sono a conoscenza dell’identità del soggetto destinatario dell’atto e della sua residenza. Tali informazioni possono essere fornite senza timore di violare la privacy, essendo l’ufficiale giudiziario un pubblico ufficiale.

 

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