Intervista tv: ci vuole il consenso scritto?

Posted on : 22-06-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Televisione

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Necessaria la liberatoria quando l’intervista ha ad oggetto informazioni sulla vita privata del soggetto intervistato.

Immagina di trovare, per strada, una intervistatrice accompagnata da un cameraman. I due stanno fermando i passanti per delle domande sulla loro quotidianità. La donna blocca anche te e, a telecamera spenta, ti chiede se sei disponibile a un breve colloquio da trasmettere su una televisione locale: ti porrà qualche interrogativo sulla tua giornata-tipo, per una rubrica di costume e società. Accetti di buon grado, anche perché il contatto con il video non ti ha mai creato soggezione. L’intervista riguarda la vita dei giovani e il loro rapporto con i coetanei, le discoteche e il mondo dell’istruzione. La giornalista, confortata dalla tua spigliatezza, si spinge in domande sempre più personali fino a coinvolgere questioni relative alla tua vita privata e personale: ti chiede, ad esempio, se hai rapporti occasionali con ragazze e se usi il preservativo, se sei cattolico e vai a messa, se sei in regola con gli esami o hai iniziato un lavoro, se sei mai stato licenziato. Tutte queste domande ti spiazzano e l’iniziale spavalderia lascia il passo a un atteggiamento più modesto e impacciato. La tua immagine ne viene snaturata. Finita l’intervista, la donna se ne va velocemente lasciandoti interdetto e ancora frastornato. Speri che il servizio non venga visto almeno dai tuoi amici, ma succede l’esatto contrario: in breve tutti sanno un bel po’ di cose sul tuo conto. Impossibile non prendersela con i titolari della televisione che hanno esorbitato i limiti della conversazione, inizialmente prospettata, verso tematiche coperte da privacy. Proprio allora ti ricordi che non ti è mai stata fatta firmare una liberatoria. Così ti chiedi se per l’intervista tv ci vuole il consenso scritto. La risposta è stata fornita dalla Cassazione proprio in questi giorni [1]. Ecco cosa è stato detto in tale occasione.

La diffusione dell’immagine in televisione

In base alla legge sul diritto d’autore, la diffusione dell’immagine in televisione – o attraverso qualsiasi altra forma di pubblicazione – richiede sempre il consenso del soggetto ripreso, a meno che non si tratti di persone famose o ritratte in occasione di manifestazioni, comizi, cerimonie, feste di interesse pubblico o svoltesi in pubblico [2] (in questi casi non c’è bisogno di alcuna preventiva o successiva autorizzazione, salvo che detta pubblicazione non si risolva in una lesione della dignità di una persona). 

Detto consenso, che quindi è obbligatorio, può essere fornito – sostiene la Cassazione – anche in modo tacito ed implicito [3]. È proprio il caso di chi accetta di rispondere a un’intervista: il suo comportamento è indice di una chiara volontà di esporre la propria immagine al pubblico e certo non si può dire che non sia intuibile la successiva pubblicazione dell’intervista.

Quindi, se l’intervista viene preceduta da una chiaro comportamento dell’intervistato che denuncia la sua volontà di sottoporsi alla telecamera e alla diffusione del proprio volto,  la pubblicazione è legittima anche senza una liberatoria scritta. Non sarebbe lecito invece pubblicare l’immagine di una persona che, dinanzi alla telecamera, scappi via dichiarando di non voler rispondere. In tal caso il consenso dell’intervistato non può essere considerato neanche implicito.

Se l’intervista tv ha ad oggetto questioni private

Diversa però è la soluzione se l’intervista verte, anche solo in parte, su temi privati e sensibili come quelli afferenti alla sfera sessuale. Qui non è più in gioco il rispetto dell’immagine, come tutelata dalla legge sul diritto d’autore, ma dalla normativa sulla privacy [4]. Ebbene, secondo la disciplina sulla telata dei dati personali, il trattamento di tali informazioni richiede sempre il consenso dell’interessato, che deve essere espresso in forma specifica, previa informativa: deve essere documentato e reso per iscritto, con riferimento ai dati personali idonei a rilevare lo stato di salute e la vita sessuale. Insomma, tutte le volte in cui sono in gioco aspetti della vita privata di una persona e attinenti ai cosiddetti “dati sensibili” (la sessualità, le convinzioni religiose, filosofiche o politiche, lo stato di salute e la vita sessuale, l’origine razziale ed etnica, adesione a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale) è necessaria quella che viene chiamata liberatoria. Si tratta di un consenso manifestato in forma scritta e firmato dall’interessato, che può essere prestato anche dopo l’intervista, purché in modo consapevole. In tali casi, l’autorizzazione alla pubblicazione del video non può essere desunta dal comportamento dell’intervistato che ha accettato di rispondere alle domande, neanche se la telecamera ha registrato il suo preventivo sì. Il consenso orale, insomma, è nullo.