Telefonia: i costi nascosti

Posted on : 22-05-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Telefonia

0

Offerte a tariffa fissa con servizi extra non richiesti, poca trasparenza da parte degli operatori telefonici: ecco come proteggersi dai costi nascosti nei contratti telefonia.

A chi non è capitato di trovare nella fattura dei servizi telefonici una voce assolutamente imprevista? Quanti hanno scoperto di aver finito il credito telefonico pur non avendo consumato le offerte minuti o i giga di internet a disposizione? Se almeno una volta vi è capitato di affrontare una spesa imprevista con il gestore telefonico, allora siete stati vittima di uno dei moltissimi costi nascosti nelle offerte della telefonia. Le amare sorprese in bolletta sono il frutto di servizi non richiesti e presenti di default nella Sim appena acquistata, oppure prestazioni di cui si ignorava il costo. Gli esempi sono moltissimi: dalle commissioni richieste per l’attivazione o per il passaggio ad altro operatore, ai costi per il servizio di segreteria telefonica e per l’utilizzo del cellulare oltre i limiti previsti dalla promozione attivata.
Purtroppo, non si tratta di una novità: dopo l’empasse della tariffazione a 28 giorni che ha sollevato un polverone per gli ingenti profitti delle compagnie telefoniche, un’altra bomba si sta per abbattere sul mercato della telefonia. A subirne le conseguenze sono, come al solito, i consumatori. Ma allora quali sono le possibilità per difendersi dai costi nascosti della telefonia? Con questo articolo cercheremo di evidenziare tutti i comportamenti truffaldini degli operatori telefonici, dalla mancanza di trasparenza alle politiche commerciali scorrette, così da fornirvi gli strumenti utili per poter evitare di dover pagare per servizi che non avete mai richiesto.

Le prassi scorrette degli operatori telefonici

Nel momento in cui si sottoscrive un piano tariffario presso un gestore telefonico, solitamente si viene attratti dall’incredibile offerta presentata dal venditore: minuti illimitati, una quantità spropositata di GB per la navigazione, SMS gratuiti, e così via. Spesso si tratta di offerte così allettanti e promosse a costi così bassi, che trascuriamo di considerare l’effettivo fabbisogno di cui necessitiamo: 30 GB sono una quantità davvero enorme di traffico dati, ma siamo sicuri di consumarli in un mese?

Ed è qui che scatta la trappola dei costi nascosti: al momento della sottoscrizione del contratto, tutte le compagnie telefoniche omettono di evidenziare la presenza di alcune voci di spesa che sono presenti, addirittura tacendo clausole del contratto in cui si riservano la possibilità di inserirle in futuro. Quanti di noi hanno letto un contratto prima di firmarlo nel negozio di telefonia? Questo viene normalmente presentato all’atto della sottoscrizione e tutto quello che si fa è apporre la propria firma. Poi, all’improvviso, arriva un messaggio da parte dell’operatore telefonico in cui si annunciano modifiche alle condizioni del contratto, oppure ci si accorge di aver terminato il credito, perché ad esempio si sono superate le soglie di spesa previste dalla promozione, ed automaticamente si sono attivati i costi standard del piano tariffario, normalmente molto esosi.

E’ proprio questo il fenomeno segnalato con un recente esposto all’Autorità Antitrust e all’Autorità Garante per le Comunicazioni da parte dell’Associazione Consumatori, che ha deciso di denunciare ai Garanti le prassi scorrette delle compagnie telefoniche dopo le testimonianze di centinaia di utenti sorpresi dai costi nascosti.
Si tratta di una tendenza veramente preoccupante, che evidenzia la scarsa considerazione per gli utenti da parte delle compagnie telefoniche: nei punti vendita dei vari gestori, infatti, quasi nessuno degli impiegati si premura di evidenziare al cliente la presenza di servizi a pagamento già attivi sulla Sim o dell’ammontare effettivo dei costi extrasoglia, che si attivano al momento in cui terminano i minuti o il traffico dati in promozione. E questo, ovviamente, costringe i consumatori a dover intervenire quando ormai il danno è fatto, contattando l’operatore (in alcuni casi, anche questa possibilità è a pagamento!) per disattivare promozioni o servizi in abbonamento assolutamente indesiderati e taciuti al momento della stipulazione del contratto di telefonia.

Un esempio: la tariffazione mensile

Un esempio paradigmatico di quanto stiamo dicendo si è avuto di recente con il polverone, sollevato dai consumatori e dalle associazioni collettive, relativo all’improvviso e simultaneo passaggio delle compagnie telefoniche da piani di tariffazione mensile a piani di tariffazione a 28 giorni: una geniale trovata commerciale delle compagnie telefoniche, che ha di fatto creato una tredicesima mensilità da pagare, ovviamente a carico degli utenti.
La questione è diventata di tale interesse, che addirittura il legislatore è intervenuto sul punto, imponendo alle compagnie telefoniche di tornare ad un piano di tariffazione mensile [1].

Il caso è nato quando un numero sempre più crescenti di consumatori ha deciso di far valere la vessatorietà di questa clausola, rivolgendosi alle associazioni dei consumatori, che hanno da subito iniziato una battaglia aspra contro questa pratica. La questione, prima ancora di arrivare in Parlamento, è stata oggetto di attenzione dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (l’AGCOM), che ha deciso alla fine del 2017 di sanzionare gli operatori telefonici, multandoli con cifre molto elevate per la prassi della fatturazione a 28 giorni, e imponendo loro di tornare a quella mensile [2]; l’Autorità ha anche deciso di pubblicare delle linee guida per fornire agli operatori indicazioni utili ad elaborare in modo conforme i propri piani tariffari, spiegando (come se ce ne fosse bisogno), che per mese deve intendersi quello solare. Infine, l’AGCOM ha previsto l’obbligo a carico degli operatori telefonici di restituzione degli importi addebitati a causa della fatturazione a 28 giorni, tramite apposito storno nella prima bolletta utile.

Ovviamente, gli operatori si sono adeguati, facendo tornare le bollette a dodici mensilità. Ma, ed ecco l’esempio di scarsa correttezza, se anche il numero delle fatture annuali è diminuito, sono conseguentemente aumentati gli importi. E’ quanto evidenziato da un’inchiesta indipendente di Altroconsumo, che ha rilevato come gli importi annuali per le spese di telefonia sia aumentato dell’8,6%, proprio come forma di reazione all’obbligo della fatturazione mensile. Ciò è accaduto perché, diminuendo il numero di volte all’anno in cui si attiva la promozione, si ha a disposizione, a parità di costo, una minore fornitura di servizi annuali. Facciamo un esempio: se il mio piano prevede 500 minuti mensili, con una tariffazione a 28 giorni, ho diritto a 6.500 minuti complessivi; con la tariffazione mensile, invece, i minuti disponibili in un anno scendono a 6.000, con un conseguente aumento proporzionale del costo per minuto richiesto dagli operatori. E questo esempio, ovviamente, può essere esteso anche alle altre componenti della bolletta: traffico dati, Sms, e così via.

Peraltro, dal momento che il ritorno alla fatturazione mensile non ha comportato un aumento della quantità di servizi erogato, diventa anche più facile sforare il tetto delle promozioni: questo fattore introduce un’ulteriore voce di spesa a carico dei consumatori, perché si traduce nel rischio di dover sostenere gli altissimi costi extrasoglia previsti dal piano tariffario base, per i quali, a seconda delle compagnie telefoniche, si arriva a pagare davvero molto. E’ per questo che la vicenda dei costi imprevisti richiesti dagli operatori telefonici è tornata nuovamente d’attualità, con un esposto recentemente presentato all’Autorità Garante per la concorrenza (l’Antitrust), chiamata a valutare se le compagnie telefoniche si sono accordate, creando un cartello non autorizzato dalla legge, perché violerebbe le regole sulla concorrenza e trasparenza del mercato delle comunicazioni, per fare fronte comune sul piano degli importi dovuti dai clienti dopo l’obbligo di tornare alla tariffazione mensile.

Quali sono i costi nascosti nelle tariffe telefoniche?

Pensate che l’esempio della tariffazione mensile sia quello più preoccupante? In realtà, il caos creato con la decisione di fatturare i costi della telefonia a 28 giorni è soltanto una delle prassi degli operatori telefonici più conosciute. Il vero problema sono le spese telefoniche occulte, cioè quei costi di cui gli utenti non hanno la piena contezza nè al momento della conclusione del contratto di telefonia, né al momento in cui si ritrovano misteriosi addebiti sul conto telefonico.

Ma quali sono i costi nascosti di cui stiamo parlando? Ovviamente, per ciascuno di questi occorre considerare le differenze tariffarie esistenti da compagnia a compagnia, ma questo elemento non sposta il problema: e cioè la scarsa trasparenza dimostrata dagli operatori telefonici nei confronti dei clienti. Ecco quindi un elenco dei costi nascosti nei contratti della telefonia:

I servizi di notifica delle chiamate perse – Questo servizio, che per molti anni è stato completamente gratuito, da qualche tempo è diventato a pagamento. Gli utenti ne sono stati informati tramite un messaggino, che invitava loro ad effettuare la disattivazione del servizio in abbonamento, qualora non avessero voluto usufruirne. A peggiorare il punto c’è la circostanza che i nuovi utenti potrebbero ignorare del tutto la presenza di queste voci, che vanno opportunamente disattivate al momento della sottoscrizione del contratto, se solo al negozio di telefonia ce ne parlassero.

La segreteria telefonica – Anche questo servizio non è gratuito, e i costi per poter ascoltare i messaggi in segreteria varia di molto da operatore ad operatore: alcuni chiedono un importo una tantum (per ogni utilizzo), altri, invece, un importo periodico, variabile in relazione al profilo tariffario ordinario.

Il piano tariffario base – Si tratta di una delle voci di spesa più subdole ed esose richieste dalle compagnie telefoniche. Il meccanismo è semplice: quando si acquista una nuova Sim o si effettua il passaggio ad un diverso gestore telefonico, oltre all’attivazione della promozione (che dà una certa soglia di minuti, giga, ecc.), si deve scegliere un profilo base, i cui costi si attivano nel momento in cui vengono raggiunti i limiti dell’offerta. Questi costi extra-soglia, però, sono davvero esorbitanti: ad esempio, per 20 Mb di Internet extra si arrivano a chiedere anche 2 euro, scalati dal credito telefonico, contro offerte che forniscono all’utente quantità decisamente più elevate di traffico dati, ad un prezzo molto più conveniente (nell’esempio, 10 Giga a 10 euro). Il problema di questo tipo di costi nascosti sta nel fatto che non è possibile disattivarli: a meno che le compagnie non decidano di modificare le proprie politiche tariffarie, l’unica strada è stare attenti a non sforare dai limiti delle promozioni attive.

Credito residuo – Si tratta, probabilmente, dei costi nascosti più subdoli e inspiegabili: alcune compagnie, infatti, fanno pagare (e non poco), la chiamata all’operatore telefonico per sapere quanti soldi sono rimasti sulla scheda, mentre è possibile farlo gratuitamente tramite apposite app o sul web.

Costi di attivazione – Altra voce di spesa su cui le compagnie telefoniche sono sempre molto evasive è quella dei costi di attivazione della Sim nei negozi fisici: oltre al costo della scheda, infatti, è indebitamente richiesta una spesa extra per l’attivazione, che, viceversa, non è presente in caso di attivazione online (che è totalmente gratuita).

Penali per il recesso – Nonostante la legge imponga alle compagnie di non limitare in alcun modo il passaggio ad altro operatore, queste hanno sapientemente aggirato il divieto, prevedendo il pagamento di un costo per chi decide di recedere dal contratto di abbonamento prima della scadenza di un termine minimo. Il fatto grave è che questo costo nascosto viene applicato anche quando il cliente decide di recedere dal contratto di fronte ad una proposta di modifica unilaterale delle condizioni generali, in piena violazione delle norme sui consumatori.

Costi di traffico – Sebbene il traffico dati sia generalmente compreso all’interno delle promozioni (per cui, a meno che non si superino le soglie, è generalmente tutto compreso), alcune compagnie addebitano agli utenti il traffico dei dati quando il cellulare viene utilizzato come hotspot (cioè usandolo come modem internet per un altro dispositivo). Il tutto, ovviamente, senza specificarlo con il cliente al momento dell’attivazione.

Altri costi – Oltre a quelli visti finora, che rappresentano le principali ipotesi di costi nascosti nei contratti di telefonia, molti operatori addebitano ai clienti i costi di incasso: si tratta di una voce di spesa che compare nelle fattura, ma per la quale non è chiaro a cosa serva e di quale servizio costituisca il corrispettivo. Anche nelle offerte “tutto incluso” è importante stare attenti, perché potrebbero essere previsti costi aggiuntivi, ad esempio per le chiamate ad operatori di linea fissa diversi dal gestore (anche se questo tipo di operazioni dovrebbe essere, appunto, inclusa all’interno del piano già attivo).

Telefonia: come difendersi dai costi nascosti?

Se questo è il panorama di costi nascosti nella telefonia, quali sono i rimedi per poter evitare brutte sorprese con il proprio gestore telefonico?
In primo luogo, è importante leggere attentamente le disposizioni del contratto di telefonia: sebbene moltissimi negozi sottopongano questo documento all’attenzione del cliente solo all’ultimo momento, è vostro diritto quello di leggerlo e studiarne le clausole prima di sottoscriverlo. Se trovate qualcosa che non vi convince, o la presenza di qualcuna delle voci nascoste di cui abbiamo parlato, chiedete spiegazioni: se l’operatore non è in grado di fornirne, o sembra evasivo, non esitate a cercare altrove.

Un altro trucco è quello di tenere sempre sott’occhio i messaggi e le comunicazioni inviate tramite SMS da parte delle compagnie telefoniche: in questo modo saprete se vi stanno proponendo una modifica contrattuale non gradita, o se è stato attivato un servizio in abbonamento mai richiesto. In questi casi, avrete la possibilità di recedere dal contratto, oppure di chiamare l’assistenza per disattivare questi servizi prima del rinnovo (e possibilmente prima che vi vengano addebitati i costi extra).

A volte può capitare, durante la navigazione su internet, che vengano aperte pagine che propongono l’attivazione di un contenuto e, se non si sta attenti, si potrebbe toccare nel posto sbagliato, attivando un abbonamento a contenuti più disparati (e più indesiderati e costosi di quanto possiate immaginare). In questi casi, dovete essere rapidi: il credito relativo all’abbonamento vi verrà immediatamente scalato, ma contattando l’operatore telefonico avrete la possibilità di bloccare l’offerta attivata e sperare in un rimborso. Il blocco degli abbonamenti a contenuto dovrebbe essere una delle prime cose che fate quando acquistate una nuova Sim o cambiate gestore.

In generale, però, il problema dei costi nascosti non è risolvibile a meno che non ci sia una serie regolamentazione da parte delle compagnie telefoniche. In attesa dei nuovi provvedimenti e delle possibili sanzioni da parte delle Autorità Garanti, tutto quello che potete fare per combattere i costi nascosti è conoscerli e comportarsi di conseguenza: state attenti al credito residuo, monitorate il traffico dati e le soglie di utilizzo delle promozioni attive, occhio alle comunicazioni da parte degli operatori telefonici. L’accortenza e il buon senso sono la vostra arma più forte contro i costi nascosti della telefonia. Da non dimenticare neppure l’importanza delle Associazioni dei consumatori che, in casi come quello della tariffazione a 28 giorni, sono state decisive per sollevare la questione: se avete brutte esperienze con le compagnie telefoniche, non esitate a contattare un’associazione ed esponete il vostro problema.