Mi chiama con insistenza questo numero di telefono: 0158977532, cos’è?

Posted on : 13-12-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Torniamo a parlare di una vera e propria “piaga” per noi consumatori (almeno per il sottoscritto è cosi): le telefonate dei call-center. Sfido chiunque a dire di non aver mai ricevuto, almeno una volta, una telefonata da qualche call-center che cercava di vendere qualcosa o che prometteva di risparmiare soldi Avrete notato che, oltre a telefonare sul numero fisso di casa, ormai chiamano anche sul numero di cellulare(ancor più invasivo a mio parere) Il numero che in questi giorni va per la maggiore è questo: 0158977532 A chi appartiene? Ad un call-center, logico.  Stiamo indagando per capire cosa cercano di

What You Should Know About Flowers This Year

Posted on : 30-10-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Learn About The Job Of Florists

A the florist is an individual who has specialized in the sale of flowers. They have dedicated with all types and genres of flowers. Most services depend on flowers made by the florists. Florists can also consist of the companies that do the sale of flowers. Not only do florists grow their own flowers, they can also buy them from the farmers and use them.

Florists provide a cheerful work environment. They create an atmosphere that improves creativity. They make an environment smell fantastic and become favorable for work.

In every country of the world, florists are there. Their work is mostly flower design and delivery. Their primary customers are found at home where they do deliveries. They also deliver flowers to individuals in offices and hospitals. Florists use second parties to do delivery of their products. Other people have opened agencies that work with florists to do flower deliveries. Travel Agents are commonly used by florists in dog deliveries both near and far.

Weddings use flower bouquets and designs by florists They are well versed with the best flowers to be employed in a wedding. They have a wider role in organizing flower arrangement to the bridals. Its give directions on the best form of flowers to use.

They make flower bouquets for different purposes. They make gift flowers for anniversaries. They make flowers for apologies. Funeral flowers are also common with florists. In doing this, they serve a great purpose in helping the community.

There is no experience required for you to be a florist To be a florist, one needs not to be educated. It’s a talent and a calling, provided you will be able to help the consumers in making good decisions when they are purchasing flowers. The industry needs artistic people who can be able to put their passion and enthusiasm into work. The industry is populated with students who complete their studies. There are certain people who love flowers naturally. They do not stop at anything until they get certification in flowering which gives them chances to go to management levels.

Not only do they do flowering but also they organize for events Most florists also offer event coordination services to cater for lower flower users. Its easy and cheap to purchase from the florists whose products are locally and cheaply available. This makes them preferred by local flower lovers.

The florists working in the shops doesn’t earn higher salaries than those in the groceries. Education and advanced training contributes a lot in determining the level of pay. Due to their engagements in other things, they mostly work on weekends. They take the job as part times job and as a side hustle.

Source: http://www.knotforlife.com/planning/flowers/tips-for-picking-your-wedding-flowers.shtml

Cos’è e come funziona adf.ly

Posted on : 05-09-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Chissà quante volte all’atto del download di un file vi è capitato di imbattervi su questo sito adf.ly. Ma cos’è questo sito? cerchiamo di spiegarvelo nel modo più semplice possibile, come siamo abituati a fare Adf.ly è un servizio che permette di creare short-urls (URL abbreviati), in modo tale che ogni volta che qualcuno visiti uno dei vostri URL abbreviati dovrà passare prima tramite una pagina di adf.ly, la quale mostrerà della pubblicità, per passare poi alla vera e propria pagina che avete deciso di pubblicare. In un certo senso l’utente che fa click sul vostro url è “obbligato” a dover

Che succede se non sono a casa durante la visita fiscale?

Posted on : 16-08-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Visita fiscale- il malato puo allontanarsi da casa per andare dal dottore

Il dipendente in malattia rischia sanzioni disciplinari fino al licenziamento, se è irreperibile: necessario dimostrare la presenza del giustificato motivo.

 

Se il dipendente, assente dal lavoro per malattia, non viene trovato a casa durante la visita fiscale, cosa succede al suo contratto di lavoro? La risposta dipende da quanto stabilisce il contratto collettivo applicabile e dalla capacità del dipendente di provare un giustificato motivo di assenza. La conseguenza immediata è la perdita del diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo fino a dieci giorni, e nella misura della metà per l’ulteriore periodo. Sono esclusi i periodi di ricovero ospedaliero o già accertati da precedenti visite di controllo.

 

La vicenda di cui si è occupata la sentenza in commento [1] riguarda un lavoratore in malattia che aveva accompagnato la sorella per presenziare al ricovero in ospedale del figlio di lei a seguito di un grave incidente stradale. Secondo la Suprema Corte, tale situazione non può giustificare l’assenza da casa al momento della visita fiscale, qualora il dipendente non riesca a provare che lo spostamento poteva essere rimandato, e di non essere riuscito ad avvisare il datore di lavoro e l’INPS.

 

Sempre più difficile dunque, per il dipendente, dimostrare la propria buona fede nel caso di assenza durante il controllo da parte dell’INPS. Per gli Ermellini, è compito del lavoratore evitare qualunque comportamento che possa impedire lo svolgimento della visita. Ciò che importa è la ragione dell’assenza: il dipendente rischierà perciò anche il licenziamento se non proverà di essersi temporaneamente spostato per ragioni che non dipendano da incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale.

 

 

L’onere della prova

L’onere della prova della legittimità del comportamento spetta al dipendente, che dovrà perciò dimostrare la massima diligenza riguardo alla necessità dell’allontanamento, e di aver tempestivamente comunicato lo stesso agli organi ispettivi.

 

Avv. DAVIDE GALASSO – davide.galasso@gmail.com

In pratica

Il lavoratore in malattia, durante l’assenza, è tenuto a restare a casa negli orari previsti per la visita fiscale. In caso contrario, va incontro a pesanti provvedimenti disciplinari che, se previsto dal contratto collettivo applicabile, possono arrivare fino al licenziamento. Spetta al dipendente dimostrare che l’assenza si è verificata per un giustificato motivo, il quale però non potrà mai dipendere da colpa o negligenza del lavoratore.

Note

[1] Cass. lav. 3294/2016 del 19.02.2016.

Proroga bandi Fixo, sino a 8.000 euro per apprendisti e ricercatori

Posted on : 04-07-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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bando fixo contributi apprendisti

Contributi per l’assunzione di apprendisti e dottori di ricerca: prorogati al 30 settembre i due bandi Fixo di Italia Lavoro.

 

Una buona notizia per chi deve assumere apprendisti o dottori di ricerca: sono stati difatti appena prorogati i bandi Fixo Scuola e Università – Alta Formazione e Ricerca di Italia Lavoro, che offrono dei contributi sino a 6.000 euro per chi è assunto con contratto di apprendistato e sino a 8.000 euro per l’assunzione di ricercatori. Le domande di contributo possono essere inviate sino al 30 settembre.

 

 

Beneficiari

I datori di lavoro possono beneficiare dei contributi di Italia lavoro se assumono:

 

– lavoratori tra i 16 e i 29 anni con apprendistato di alta formazione e ricerca; la durata minima dell’orario deve essere pari a 24 ore settimanali;

 

– lavoratori tra i 30 e i 35 anni inseriti in organico come ricercatori: i dottori di ricerca devono essere inseriti con contratto a tempo determinato superiore a 12 mesi o a tempo indeterminato.

 

Per quanto riguarda il contratto di alta formazione e ricerca, questo deve essere finalizzato:

 

– allo svolgimento di attività di ricerca;

– al praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche;

– al conseguimento dei seguenti titoli di studio:

– diploma di istituto tecnico superiore (ITS);

– laurea triennale;

– laurea magistrale, anche a ciclo unico;

– master universitario di I° e II° livello;

– diploma di specializzazione;

– diploma di perfezionamento;

– dottorato di ricerca.

 

 

Bonus Fixo: a quanto ammonta

I datori di lavoro, a seguito delle assunzioni, hanno diritto a un contributo sino a:

 

8.000 euro, per ogni dottore di ricerca assunto con contratto di lavoro subordinato full time (a tempo indeterminato o determinato per almeno 12 mesi); è possibile ottenere un eventuale contributo aggiuntivo, fino a 2.000 euro, per le attività di assistenza didattica individuale;

 

6.000 euro, per ogni assunto con contratto di apprendistato per l’alta formazione e la ricerca con contratto a tempo pieno;

4.000 euro, per ogni assunto con contratto di apprendistato per l’alta formazione e la ricerca con contratto a tempo parziale, superiore alle 24 ore settimanali.

 

 

Come si presenta la domanda

La domanda di contributo può essere presentata attraverso la piattaforma online raggiungibile al seguente indirizzo: http://FixoL4.italialavoro.it, sino al 30 settembre 2016.

Allo stesso indirizzo è disponibile una guida completa per l’utilizzo della procedura informatizzata.

Launcher Pro

Posted on : 29-06-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Launcher Pro

Tutte le informazioni riguardo launcher pro disponibili per smartphone e tablet con il download completo dell’app launcher pro su free-portable-games.tumblr.com

Condominio: per ristrutturare la caldaia basta la maggioranza

Posted on : 31-05-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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centrale termica caldaia condominio

Ripartizione delle spese tra i condomini per la ristrutturazione della centrale termica e maggioranze necessarie in assemblea.

 

Nell’ambito di un condominio, la decisione dell’assemblea di procedere alla ristrutturazione della centrale termica non deve essere presa a maggioranza dei condomini [1], ma basta la maggioranza degli intervenuti all’assemblea e almeno metà dei millesimi dell’edificio. Infatti si tratta di un’opera di manutenzione straordinaria e non di innovazione [2]. La ripartizione delle spese va fatta sulla base dei millesimi di proprietà e non a quelli del riscaldamento. È quanto chiarisce il tribunale di Roma con una recente sentenza [3].

 

In quest’ottica – si legge nella pronuncia in oggetto – l’adeguamento dell’impianto, la sostituzione della caldaia e la ripartizione di alcuni tratti di tubazione costituiscono opere di manutenzione straordinaria approvabili con la maggioranza relativa (con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio) e non assoluta (con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell’edificio) dei condomini.

Note

[1] Art. 1136 cod. civ. co. 2.

[2] Art. 1120 cod. civ.

[3] Trib. Roma sent. n. 652/2016.

Jerry Calà Capannina 2016

Posted on : 17-05-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Jerry Calà Capannina: gli eventi in Versilia che ti accompagnano verso l’Estate 2016.

Il Jerry nazionale ti aspetta nella regina delle discoteche Versilia.

Jerry Calà Capannina, tre appuntamenti da non perdere a La Capannina di Franceschi a Forte dei Marmi.

Mercoledì 1 Giugno, Venerdì 1 e 15 Luglio. Ecco i primi tre appuntamenti con Jerry Calà.

jerry calà capannina 1 giugno

prenota capannina

L’attesissimo ritorno di “Jerry Calà Capannina” e di Sapore di Mare lo spettacolo  che accende la tua estate in Versilia.
Cene con tavolo al piano superiore per tutta la notte e tavoli in varie location (dal centralissimo bordopista a posizioni più periferisìche), ora disponibili.


www.DiscotecheVersilia.it ti ricorda che riservare una cena o un tavolo è l’unico modo di evitare le lunghissime file previste all’ingresso nelle serate Jerry Calà Capannina. Al momento della prenotazione sarà indicato anche il miglior orario a cui presentarsi al locale.

jerry calà capannina coda

Non perderti aggiornamenti sulla Jerry Calà Capannina e su tutte le altre serate TOP della discoteca di Forte dei Marmi, ti basta cliccare “Mi piace” o “Segui” qui sotto:


Visita il profilo di Discoteche Versilia su Pinterest.

Anche nelle serate Jerry Calà Capannina: ristorante dalle 21, discoteca con privè pianobar dalle 24. ristorante discoteche versilia  


Jerry Calà capannina

pianobar Capannina forte dei marmi

Jerry Calà Capannina prezzi.

  • Cena con tavolo tutta la sera, 80 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e drink, 100 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e 1 bottiglia di spumante ogni 4 persone, 110 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e 1 bottiglia di champagne ogni 4 persone, 130 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e 1 bottiglia di superalcolico ogni 4 persone, 140 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e 1 bottiglia di superalcolico premium ogni 4 persone, 150 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e 1 bottiglia di Dom Perignon ogni 4 persone, 180 euro a testa
  • Cena con tavolo tutta la sera e 1 bottiglia di Crystal ogni 4 persone, 210 euro a testa

Tavoli dopocena con prezzi differenti a seconda del numero di partecipanti, delle bottiglie e della posizione desiderata,

Per preventivi personalizzati e per ogni tipo di prenotazione, utilizza i contatti offerti da questo sito. jerry calà capannina telefono Ti basta una semplice chiamata, un messaggio o una mail puoi assicurarti:

  • le migliori “formule Capannina” ;
  • i vantaggi (come l’ingresso senza fila) che la discoteca di Forte dei Marmi riserva ai suoi migliori ospiti;
  • la possibilità di cenare coi menu speciali creati da David Romagnoli e/o di riservare un tavolo per tutta la sera;
  • il miglior rapporto Qualità del Servizio/Prezzo (rispetto all’ingresso senza prenotazione);
  • il valore aggiunto di un referente unico (Luca) che ti seguirà dall’inizio alla fine, dalla prima richiesta d’informazioni alla scelta della “formula Capannina” che fa per te, dalla prenotazione all’assistenza prima, durante e dopo l’evento;
    prenotazioni jerry calà capanninaQuesto servizio speciale e assolutamente gratuito per te che prenoti è già stato provato e premiato con oltre 30.000 “Mi piace” su Facebook e con tantissimi “Segui su Twitter e Pinterest da chi come te ha vissuto almeno una serata in Versilia. Visita il profilo di Discoteche Versilia su Pinterest.

Jerry Calà Capannina e non solo.

da linkiesta.it

«Io abitavo lì». Milano 2, palazzo dei Cigni, esterno giorno. Jerry Calà indica uno dei condomini che si stagliano sullo sfondo del laghetto coi cigni. Alle spalle, gli studi di quella che oggi si chiama Mediaset e che si chiamava Telemilano, nei primi anni ottanta. E, in fondo, è quello il cuore del corto circuito. Che nel cupio dissolvi del berlusconismo, che del “decennio del riflusso” è stato motore immobile, la gente torni a riappassionarsi per Jerry Calà e più in generale per i protagonisti di quella stagione.

Grazie a questa strana e improvvisa retromarcia, Calogero, in arte Jerry, catanese di nascita e veronese d’adozione, è riapparso sulle scene con uno spettacolo teatrale e un libro sulla sua “vita da libidine” – questo il titolo dello show e del volume edito da Sperling & Kupfer -, un programma radiofonico su Rtl 102.5 e un video rap autocelebrativo in collaborazione con J-Ax, “Ocio” che ha fatto tre milioni di visualizzazioni in pochi giorni.

Secondo te perché questo ritorno degli anni ’80, Jerry? Serve per dare una patina di leggerezza e allegria a un’epoca cupa ?
Credo di sì. Sarebbe bello fossimo anche un po’ d’esempio. Lo dico sia nel libro, sia nello spettacolo: noi vecchi yuppies un po’ cazzoni avevamo un ottimismo e un entusiasmo che ne basterebbe metà, oggi, per risollevare l’Italia.

I capitoli del tuo libro sono dedicati ognuno a una città diversa: Verona, Catania, Milano..
…Bologna, dove ho fatto l’università.

Cos’hai studiato?
Lettere antiche

Ah…
Cazzo, fate tutti quella faccia lì, quando lo dico. Io al liceo Classico Maffei di Verona ero una pippa in tante materie, ma avevo otto in greco e latino. Ti racconto una storia…

Vai.
Siccome ogni anno mi bocciavano, ero andato a fare gli esami di stato da privatista a Locri, in Calabria. Al tempo si diceva fosse più facile. Come sono arrivato lì, un alunno mi disse che aveva già la traduzione, che gliel’aveva passata una persona fidata. Io la guardai e gli dissi che era tutta sbagliata. Lui mi mandò a quel paese. Io all’esame feci di testa mia e fui l’unico a fare il compito tutto giusto. Agli orali fu un a passeggiata perché dopo quello scritto la commissione mi accolse con un applauso.

Non ti sei laureato in lettere antiche, però…
No. Feci otto o nove esami, ma poi fummo travolti dal successo dei Gatti di Vicolo Miracoli e fui costretto a mollare…

In un’intervista, Lia Celi, una che ha scritto per Cuore, che ha lavorato coi fratelli Guzzanti e con Marcorè, ci ha detto che a spingerla a scrivere satira furono Sandra e Raimondo e i Gatti di Vicolo Miracoli. Siete stati seminali…
Che onore, essere affiancati a Sandra e Raimondo. Loro in realtà facevano un’umorismo che aveva un retrogusto amaro. Noi eravamo più allegri e surreali. Eravamo compagni di liceo. Ed eravamo l’espressione di cos’erano i ragazzi a quell’epoca.

Cioè?
I Gatti erano quattro ragazzi che inseguivano un sogno e che una mattina del 1971 sono scappati di casa, con un vecchio furgone scassato, per andare a Roma a fare la fame. C’erano giorni che pranzavamo con un pacchetto di Golia, cantavamo nei ristoranti per cenare. Poi è arrivata la grande occasione.

Com’è successo?
Una sera, in uno dei ristoranti in cui stavamo mangiando arriva Cino Tortorella.

Il mago Zurlì…
Molto di più. Cino era un grande uomo di televisione che ha inventato programmi epici come “Chi sa chi lo sa”. Ci chiese che cazzo ci facessimo a Roma, a cantare nei ristoranti e a fare la fame. E ci portò a Milano con lui. La sera del nostro debutto al Derby c’erano in cartellone Cochi e Renato, Paolo Villaggio ed Enzo Jannacci. Convinse il proprietario del locale, che era molto scettico, a farci esibire con loro.

E ha funzionato?
Sì. Perché avevamo un modo di fare spettacolo assieme che era unico.

È coi Gatti che avete iniziato a Telemilano, qui a Milano 2, con Berlusconi…
Fu lui a proporci di lasciare la Rai. A noi andò bene. La televisione di Stato ci stava stretta, c’era la censura, non potevamo dire molte cose. Qui abbiamo sperimentato. C’erano autori come Sandro Parenzo e Davide Rampello. Noi facevamo la domenica pomeriggio col pupazzo Five. C’era Marco Columbro che suonava il pianoforte, giovanissimo. C’era il povero Giorgio Medail, c’era il maestro Augusto Martelli, quello che sì è inventato il jingle di Canale 5. Eravamo tutti giovani ed entusiasti. Era un laboratorio creativo incredibile. Una volta, in un programma, abbiamo avvolto il pubblico nel cellophane.

Berlusconi che ne pensava di voi?
Più che da Silvio noi eravamo preoccupati da Marina Berlusconi

Marina? Ma era una ragazzina…
Girava questa leggenda che Berlusconi ogni sera ritirava le cassette degli spettacoli comici e li faceva vedere a Marina. Se rideva andava tutto bene. Se no, ci tagliavano. Eravamo tutti terrorizzati da Marina: ogni volta che finivamo uno sketch ci immaginavamo questa bambina che non avevamo mai visto col pollice verso: «Chissà se Marina riderà?», ci chiedevamo preoccupati. Non sto scherzando.

E vivevate qui…
Si, io abitavo in un monolocale là in fondo.

Guardala adesso. Com’è cambiata Milano 2 rispetto ad allora?
Non è cambiato niente. È come se fosse Venezia. Solo che al posto dei canali ci sono le strade interrate e il laghetto coi cigni.

Coi Gatti poi vi siete separati…
Si, ma le nostre strade si sono incrociate mille volte. Con Umberto Smaila, soprattutto, è come se non ci fossimo mai lasciati. Ha fatto dieci colonne sonore dei miei film…

Te ne sei andato per il cinema, per fare l’attore. E – non ne abbiano a male i critici – coi tuoi film hai raccontato un’epoca: sei andato a vivere da solo, a fare il pianista squattrinato a Cortina, lo Yuppy a Milano, l’animatore dei villaggi vacanze…
“Vado a vivere da solo” era lo specchio di quegli anni. Volevamo affrancarci dai genitori, anche se gli chiedevamo i soldi per farlo. Oggi sono i genitori che darebbero i soldi ai figli per levarseli di torno. I ragazzi di oggi dovrebbero riprendere quello spirito lì. Non si può aspettare che qualcuno glieli regali.

Magari sbarcando il lunario suonando per i vip a Cortina, come faceva il tuo personaggio nel primo Vacanze di Natale…
Billo è il personaggio che mi è rimasto più appiccicato addosso. Si può dire che Billo era il Jerry Calà di adesso, ante litteram.

Poi arrivano gli yuppies…
Yuppies oggi è un cult, in rete. Ho ricevuto migliaia di messaggi di gente che chiede a me, De Sica, Greggio e Boldi di fare Yuppies 3.

Strano, no? Yuppies in fondo è l’antitesi della situazione attuale. La crisi che stiamo vivendo ancora adesso inizia proprio con degli ex yuppies che lasciano i loro uffici di Wall Street con degli scatoloni in mano…
Quando dovevamo girare Yuppies, i Vanzina, due fratelli intelligenti che conoscevano l’Italia, a differenza del resto del generone del cinema romano, mi mandarono a Milano da dei loro amici che lavoravano nella finanza. Dopo qualche giorno li chiamai e gli dissi di cambiare la sceneggiatura: la realtà superava la fantasia. La foga con cui vivevano questi ragazzi era folle, al limite.

Un po’ come il rapper di cui hai fatto la parodia di recente, con “Ocio”…
Quel video ha spaccato davvero. Tre milioni di condivisioni di su Facebook.

Hai sorpreso tutti, come rapper. Il rischio di risultare patetico era altissimo…
Me l’hanno detto pure J-Ax e i Two Fingerz che hanno scritto le rime. Sono cresciuti coi mei film e il pezzo è lo specchio della mia carriera e dei miei tormentoni. L’abbiamo registrata in un’ora e mezza e mi hanno detto che ci sono rapper professionisti che ci mettono due o tre giorni per una cosa del genere. Anche ai critici con la puzza sotto il naso è piaciuta. Mi sono preso una bella rivincita.

A te non piacciono i critici, immagino…
Diciamo che sono io che non piaccio a loro. Non mi hanno mai perdonato nulla, nemmeno quando ho fatto cose di valore. Se non altro, sono in ottima compagnia.

A cosa ti riferisci?
Alla spocchia contro la commedia, che non è mai cambiata. Basta vedere com’è stato trattato Checco Zalone ai David di Donatello. Ignorare un signore che sa far divertire il pubblico e ha fatto incassare 60 milioni per far incassare film bellissimi è stupido, oltre che miope.

A proposito dei David, ti sono piaciuti Jeeg Robot e Perfetti Sconosciuti?
Sono due film bellissimi. Jeep Robot meritava anche il miglior film. E l’idea dietro a Perfetti Sconosciuti è eccezionale. Mi piacerebbe lavorare con Paolo Genovese, prima o poi.

Detto da uno che è stato il protagonista del penultimo film di Maurizio Ferreri…
Lì mi sono preso la madre di tutte le rivincite.

Racconta…
La sera in cui presentammo il film al Festival di Berlino, ci fu una cena col gotha della critica cinematografica italiana. Venni accolto da una standing ovation: «Ti chiediamo scusa per come ti abbiamo trattato», mi dissero in molti.

Complimenti. Sinceramente, però: com’è stato il passaggio dai cinepanettoni al cinema d’autore?
È stata un illuminazione. Ferreri era il cinema. Lui nel film faceva tutto. E aveva un’ironia incredibile. E adorava i comici, diceva che eravamo gli unici in grado di poter fare tutto. Mi ricordo come prendeva in giro i critici spocchiosi: una volta mi disse, in romanesco: «Se io in mezzo a questa scena ce faccio passà un nano, quei cojoni ci scrivono sopra quattro libri. E invece ce faccio passà un nano perché non avevo altro da mettece».

È stato il tuo primo e unico ruolo drammatico, però…
Eh già.

Rimpianti?
Un po’. «Diario di un vizio» era un film difficile, che non fece grandi incassi. Io ci credevo, però. Pensavo di aver svoltato, che mi chiamassero per ruoli simili. Invece arrivò la chiamata per fare “Abbronzatissimi 2“. Io andai da Ferreri per chiedergli cosa fare. Lui mi disse che se non accettavo, mi ci mandava lui a calci nel culo: «Voi attori siete delle puttane. Dovete lavorare, e fare quel che vi chiedono», mi disse.

Leviamoci una curiosità: ma è vera questa cosa che i comici sono persone tristi?
Non diciamo cazzate. Sta cosa del clown triste è un cliché. Gli amici mi chiamano per salvargli le serate, perché sono sempre allegro.

Ok, però è raro che un attore drammatico faccia il comico. Tu, Abatantuono, Benigni, Boldi, solo per stare in Italia, ve la siete cavata bene, in film drammatici…
È che la comicità nasce da una situazione tragica. Uno cade su una buccia di banana e si fa male. A noi tocca la fatica di ribaltare la tragedia in commedia. La battuta per noi è un’ossessione. Forse è per questo che ci viene facile interpretare ruoli drammatici. Perché abbiamo uno sforzo in meno da fare. Gli attori drammatici, invece, devono fare uno sforzo in più.

A proposito di battute e tormentoni: mi racconti com’è nata la «libidine coi fiocchi”?
“Bomber” era il primo film di Bud Spencer senza Terence Hill. Mi chiamarono perché gli serviva una spalla comica, un contraltare per beccare un po’ di risate in più. L’indicazione che mi diede il regista fu quella di sparare stronzate a ripetizione, di esagerare. Per ogni cosa, mi chiedevano una battuta. A un certo punto, c’era questa scena in cui io ero a bordo ring e dovevo avere tre reazioni differenti mentre il mio pugile massacrava il suo avversario. La prima volta dissi «libidine» che era un’espressione nel gergo milanese dell’epoca. Alla seconda reazione non sapevo che dire e allora mi venne «doppia libidine». La «libidine coi fiocchi» venne da sé. Mai avrei pensato sarebbe diventato un tormentone, giuro.

Andiamo avanti: se ti dico Cala Corvino?
“Professione vacanze”, cazzo. La trasmettono tutte le estati. È un po’ come “Una poltrona per due” il giorno di Natale. Fu una serie fatta molto seriamente, quella. Io avevo fatto uno stage con gli operatori della Valtur, per capire come lavoravano. Alla sceneggiatura partecipò una psicologa, Maria Rita Parsi, per dire. E faceva ridere davvero. E poi c’era una star dell’epoca in ogni puntata, come si usava fare in America. Claudio Amendola, Mara Venier, Teo Teocoli, Guido Nicheli

Il mitico Dogui…
Dogui è uno a cui hanno rubacchiato tutti qualcosa. Prima di fare l’attore, il cumenda, lui faceva il rappresentante di liquori per i locali. Veniva al Derby, sparava le sue massime, e i comici glieli saccheggiavano. È stato messo da parte troppo presto. Qui da noi si fa in fretta a darti per morto…

Cala Corvino, il villaggio di Professione Vacanze, adesso sta fallendo…
I fan mi hanno scritto su Facebook, «Jerry, salva Cala Corvino». Mi ha fatto piacere, ma io che posso farci?

Adesso ci proviamo davvero a farti diventare malinconico: perché in realtà sta morendo tutto quello che hai raccontato: la finanza degli yuppies e la Milano da bere non esistono più, così come le discoteche de “I ragazzi della notte”. La vita Smeralda ormai si è trasferita a Dubai e Sardegna e in Versilia sono un affare per russi…
Però alla Capannina resistiamo. Io quest’anno festeggio i vent’anni di serate a Forte dei Marmi e ogni sera c’è pieno. E il pubblico ringiovanisce ogni volta.

CI volete voi degli anni ’80 per farli divertire?
Non si sanno più divertire, questa è la verità. Si bevono dei bottiglioni di vodka alti come loro in mezz’ora e se ne stanno lì rincoglioniti. Cazzo, muovetevi, parlate, attaccate bottone. Avete tutto per star bene. Ve lo deve insegnare un vecchio cazzone come me, come si sta al mondo?

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L’articolo Jerry Calà Capannina 2016 sembra essere il primo su Discoteche in Versilia – www Discoteche Versilia it.

Quali sono le conseguenze dell’inadempimento dell’obbligazione?

Posted on : 14-05-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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recupero crediti banche

L’obbligazione si estingue nel momento in cui il debitore esegue la prestazione nei confronti del creditore.

 

Il legislatore ha disciplinato le conseguenze del mancato adempimento dell’obbligazione.

Se il debitore è inadempiente, ossia non effettua o effettua in modo inadeguato o parziale la prestazione, il creditore, al fine di ottenere quanto gli spetta, può esercitare quella che tecnicamente si definisce “azione”, cioè può adire il giudice al fine di ottenere la pronuncia di un provvedimento giudiziario con il quale si accerti l’esistenza del rapporto obbligatorio e dell’inadempimento del debitore e si pronunci la condanna del debitore ad eseguire la prestazione.

 

Se il debitore adempie la prestazione, l’obbligazione costituisce giusta causa della prestazione stessa, ma, se egli rimane inadempiente, l’obbligazione dà azione al creditore per ottenere quanto gli spetta.

 

Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri (art. 2740 c.c.), quindi anche con quelli che dovessero essere successivamente acquistati dallo stesso o, comunque, venire a fare parte del suo patrimonio.

 

Il creditore, per l’effettiva soddisfazione del proprio diritto, dopo aver esercitato l’azione ed aver (auspicabilmente) ottenuto la sentenza che riconosce le sue buone ragioni e che pronuncia la condanna del debitore, può agire esecutivamente sul patrimonio del debitore. Egli, quindi, può, nei modi e con le forme legalmente previsti, far “prelevare” dal patrimonio del debitore la somma che gli spetta o, laddove ciò non fosse possibile, ricavarla dall’espropriazione e dalla successiva vendita forzata dei beni del debitore oppure ottenere che il giudice ordini ad un soggetto terzo, che sia a sua volta debitore del proprio debitore, di pagargli direttamente le somme dovute.

 

Il creditore, quindi, per conseguire quanto gli è dovuto, può anche fare espropriare i beni, mobili o immobili, del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile (art. 2910 c.c.) e talora espropriare anche i beni di un terzo, ad esempio quando sono vincolati a garanzia del credito o quando sono oggetto di un atto che è stato revocato perché compiuto in pregiudizio del creditore, ovvero ottenere il pagamento di somme che terzi dovrebbero corrispondere al proprio debitore. Il creditore può valersi anche cumulativamente dei diversi mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge (art. 483 c.p.c.).

 

In generale, i creditori compiono individualmente atti esecutivi, con il rischio che, ove siano sprovvisti di “preferenze” derivanti da pegno, ipoteca o privilegio, non possano soddisfarsi, se altri creditori li abbiano preceduti “esaurendo” la capienza del patrimonio del debitore. Questi profili saranno meglio esaminati nei capitoli successivi.

 

Laddove vi sia un’esecuzione concorsuale, i creditori chirografari correranno il rischio, proprio a causa del concorso delle pretese degli altri creditori, eventualmente per un ammontare complessivo anche maggiore del patrimonio del debitore, di ottenere una soddisfazione proporzionalmente ridotta rispetto alla somma inizialmente pretesa e, talora, addirittura di non ottenere nulla.

Il-Recupero-dei-Crediti

In pratica

Nel caso di inadempimento dell’obbligazione, il creditore, per ottenere quanto gli spetta dal debitore, deve adire l’Autorità Giudiziaria che, accertata l’esistenza del diritto ed il mancato adempimento, provvederà a pronunciare la condanna ad eseguire la prestazione.

Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri: ne consegue che il creditore, ai sensi di legge, può ottenere che la somma che gli spetta sia prelevata direttamente dal patrimonio del debitore e quindi può ricavarla dall’espropriazione dei beni, mobili o immobili, delle somme che parte inadempiente riceve a titolo di retribuzione o pensione o simili.

Multa per guida con cellulare: come difendersi

Posted on : 22-04-2016 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Guida al cellulare no multa per telefonate urgenti

Lo stato di necessità deve essere effettivo; su strada veloce può essere contestato dalla pattuglia successiva.

 

Una delle multe più frequenti è quella per guida con l’uso del cellulare: la contravvenzione può essere elevata non solo se si parla al telefonino con qualcuno, ma anche se si chatta, si digita sms o si consulta semplicemente la rubrica prima che la chiamata venga concretamente effettuata. Insomma, ad essere sanzionate sono anche le attività preparatorie alla call vera e propria. Questo perché il codice della strada sanziona il comportamento di chi non tenga entrambe le mani sullo sterzo o distolga la vista dalla strada. Quindi, la semplice distrazione per via dell’uso del cellulare alla guida – a prescindere dall’applicazione utilizzata – può essere causa di multa. Nel serve, quindi, al conducente giustificarsi chiedendo i tabulati telefonici dai quali si evince che alcuna chiamata era in corso.

 

Peraltro, l’affermazione effettuata dal vigile nel verbale – in cui questi dichiara di aver visto l’automobilista utilizzare il cellulare alla guida – ha il valore di “prova privilegiata”, che non può essere contestata semplicemente con una dichiarazione testimoniale nella causa di opposizione alla multa, ma richiede un procedimento più complesso e lungo chiamato “querela di falso”. Si tratta, in particolare, di una “causa nella causa”, volta a togliere valore all’attestazione del pubblico ufficiale.

 

 

La contestazione immediata

Il codice della strada richiede [1], in via generale, che tutte le multe siano contestate al conducente nell’immediatezza della trasgressione. Questo per consentirgli di difendersi subito, facendo inserire dall’agente della polizia le dichiarazioni a propria discolpa nel verbale.

 

La multa si effettua mediante la redazione di un verbale, contenente i dati relativi al fatto accertato, all’identificazione del trasgressore e della targa del veicolo e alla qualità del compilatore, del quale una copia deve essere consegnata all’autore della violazione. Il fine della contestazione consiste nel consentire alla parte interessata di provvedere alla propria difesa contro un’accusa precisa e circoscritta, anche in contraddittorio con il verbalizzante. Infatti, nell’immediatezza del fatto, è ancora vivo il ricordo e l’impressione dell’accaduto cosicché si può esercitare meglio il diritto alla difesa.

Giurisprudenza consolidata, ritiene valida la contestazione anche se effettuata qualche giorno dopo l’accertamento, sempre che vi sia un contraddittorio con il trasgressore e si verifichi in un lasso di tempo tale che, per essere recente l’accaduto cui si riferisce, i diritti del contravventore non vengano vulnerati.

 

Questo principio, però, non può essere applicato alla lettera, ma va valutato caso per caso, in relazione alle esigenze della specifica situazione. Si pensi al caso in cui sia impossibile, o troppo difficoltoso, o comunque pericoloso per la circolazione, mettersi all’inseguimento dell’auto da multare. L’esempio tipico è quello della volante parcheggiata ai margini della strada, dalla quale gli agenti osservino il conducente circolare mentre parla al telefonino. In questi casi – quando cioè sia impossibile bloccare immediatamente l’auto in difetto – la multa può essere spedita direttamente a casa e, quindi, conosciuta solo in un secondo momento (purché a distanza di non oltre 90 giorni dal fatto).

È errato, quindi, pensare che la mancata contestazione immediata della guida con l’uso del cellulare possa essere causa di nullità della multa.

 

Se la multa non può essere contestata immediatamente, però, deve essere precisa e circostanziata, a pena di nullità.

 

 

La doppia pattuglia

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Firenze [2] (che si può leggere alla fine di questo articolo), ben potrebbe una pattuglia avvistare il conducente che si trovi alla guida mentre telefona e segnalarlo via radio a un’altra che si trova nel tratto di strada successivo, cosicché sia quest’ultima a fermarlo. In tal caso, la segnalazione e il successivo stop al trasgressore è sufficiente a integrare quella “contestazione immediata” che il codice, in via generale, richiede per la validità delle multe.

 

 

Accertatore e verbalizzante

La multa è valida anche se non vi è coincidenza tra agente accertatore e verbalizzante: secondo la giurisprudenza, il fatto che il verbale sia stato compilato da un agente diverso da quello che aveva proceduto al rilevamento dell’infrazione è irrilevante ai fini della validità della constatazione, in quanto il regolamento di attuazione del nuovo codice della strada, prevede che il verbale sia redatto dall’agente accertatore: un’espressione questa che fa riferimento a tutti i soggetti che facciano parte dell’organo, senza distinzione tra componenti dell’organo che abbiano assistito all’infrazione e componenti che non vi abbiano assistito.

 

 

Le cause di giustificazione

Una delle ragioni con cui spesso si tenta di far annullare la multa per guida con l’uso del cellulare è quella dello stato di necessità, ossia per il bisogno di salvare sé o terzi da un imminente e urgente pericolo (“pericolo” secondo la percezione del conducente, a prescindere poi dal fatto che lo sia realmente). Inoltre è necessario che la situazione di urgenza non sia stata provocata dall’autista stesso (per maggiori chiarimenti leggi “Guida al cellulare: no multa per telefonate urgenti”).

 

Ma attenzione a recarsi all’ospedale subito dopo aver ricevuto la multa e, strumentalmente, lamentare patologie non riscontrabili con documentazione clinica. Questo perché intanto il conducente potrebbe sempre fermarsi al margine della strada per effettuare la telefonata; in secondo luogo al giudice potrebbe apparire poco credibile che il trasgressore si sia messo alla guida di un’auto con un attacco – ad esempio – di “calcoli renali” o qualsiasi altra patologia che renda impossibile concentrarsi sul volante.

 

Evidenziare lo stato di necessità quando la telefonata è stata ricevuta è certamente meno credibile rispetto alle chiamate in uscita. Della prima, infatti, non si conosce in anticipo il contenuto e non si è in grado di sapere se la stessa abbia un contenuto di urgenza inderogabile.

 

 

 

Viva voce e auricolari

L’uso del vivavoce o degli auricolari non sempre consente di evitare la multa.

Quanto infatti al vivavoce, è necessario che il cellulare non sia nelle mani del conducente: l’illecito infatti resterebbe integrato per via del fatto che l’automobilista avrebbe una mano occupata e “distratta” dallo sterzo, ponendosi così in condizioni di pericolosità per il traffico.

Quanto all’uso degli auricolari, è necessario segnalare un filone di giurisprudenza secondo cui l’automobilista non può inserire entrambe le cuffiette nei padiglioni acustici, isolandosi così dai rumori dell’ambiente circostante. È meglio, dunque, che uno dei due orecchi resti “libero”.

Note

[1] Art. 200 cod. str.

[2] Trib. Firenze, sent. n. 1405/2016 del 11.04.2016.