Licenziamento del dirigente: procedimento disciplinare necessario

Posted on : 22-06-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed

0

Le garanzie dell’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori, con la contestazione disciplinare e la risposta del lavoratore entro 5 giorni, si applicano anche ai dirigenti.

Ferma restando la differenza in ordine ai motivi di licenziamento tra il dirigente e il restante personale dipendente, anche al primo si applica la procedura prevista dalla legge in favore degli altri lavoratori. Il riferimento è alla norma contenuta nello Statuto dei lavoratori [1] in base alla quale, tutte le volte in cui è necessario procedere al «licenziamento disciplinare», l’azienda deve prima contestare il comportamento illegittimo al dipendente e dargli 5 giorni di tempo per presentare scritti in propria difesa e/o chiedere di essere ascoltato oralmente. A chiarire questo importante aspetto è una recente sentenza della Cassazione [2]. Pertanto, in caso di licenziamento del dirigente per motivi disciplinari, è necessario rispettare il procedimento previsto dallo statuto dei lavoratori.

In materia di lavoro dirigenziale, la peculiare posizione del dirigente ed il relativo vincolo di fiducia che si instaura con l’azienda rendono applicabili le garanzie procedimentali previste dalla legge a tutti gli altri dipendenti nel caso in cui il licenziamento sia stato intimato dal datore di lavoro per un comportamento negligente o colpevole o, ancora, per condotte suscettibili di pregiudicare il rapporto fiduciario tra le parti. L’articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori è infatti considerato dalla giurisprudenza espressione di una generale e fondamentale garanzia a tutela di tutte le ipotesi di licenziamento disciplinare.

Risultato: se il licenziamento del dirigente avviene senza la previa contestazione del comportamento e il termine concesso all’interessato per difendersi, senza che quindi le predette garanzie siano state assicurate, trovano applicazione le conseguenze previste dalla contrattazione collettiva di categoria per il licenziamento privo di giustificazione.

Deejay Mercoledì Beach Club

Posted on : 18-06-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Alla scoperta dei deejay Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi Versilia.

Mirco Martini e Francessìco Santarini sono i resident deejay Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi.

Aspettando il 21 Giugno e l’inaugurazione del Mercoledì Beach Club Versilia.

Deejay Mercoledì Beach Club, informazioni e prenotazioni anche con un SMS o un messaggio via WhatsApp al 347.477.477.2
Il servizio che ti offre tutto quello che ti occorre per la tua serata nelle migliori discoteche in Versilia direttamente sul tuo telefono. Con la possibilità di prenotare subito e ricevere una conferma scritta delle condizioni concordate.

Questo servizio, ideato dallo seo copywriter che ha fatto della Versilia e delle sue serate le più cliccate sulla rete è una delle ragioni per cui, oltre 30.000 utenti hanno cliccato Mi piace sulla pagina dedicata a questo sito.

I deejay del Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi: Mirco Martini e Francesco Santarini.

Deejay Mercoledì Beach Club: Mirco Martini.

deejay mercoledi beach club mirco martini
mirco martini deejay beach club
mirco martini deejay

Mirco Martini, giovane DJ toscano, si addentra nel mondo della musica all’età di 14 anni spinto da una forte passione e da una convinzione che lo accompagnano tutt’ora. La Canniccia, discoteca versiliese, gli permette di spiccare il volo e di fare pratica nel mondo musicale. Muovendosi tra alcuni locali della Versilia, comincia a farsi conoscere tra i suoi coetanei nel 2009 suonando alla Terrazza Inside e all’Ostras Beach. Nel 2010 viene contattato da Radio Versilia per un programma radiofonico che, oltre a rivelarsi un’esperienza costruttiva, permette a Martini di allargare i suoi contatti e di partecipare al PaPeete Tour di Madonna di Campiglio, ospite al Cliffhanger e al Patascos. A giugno dello stesso anno è ospite al Ventidos e in locali tra i più importanti di Formentera, rientrando poi in Toscana con l’impegno del mercoledì sera al Beach Club Versilia (Club selezionato dal The World’s Finest Clubs come uno tra i migliori locali al Mondo). Le domeniche dell’inverno 2010 sono consacrate alla Bussola di Marina di Pietrasanta, fino alla sua chiusura nel 2011.
Successivamente, il giovane DJ, è ospite come Guest in svariati locali italiani (Ostras Beach, Jux Tap Sarzana, Vespucci 20, Akuaketa di Pisa, La Capannina di Franceschi, etc.) deliziando, nel ruolo di Resident DJ, le serate dei vacanzieri del Beach Club con feste ed eventi sulla spiaggia. Estate e inverno 2012 si riempiono di serate all’insegna di musica e divertimento per i frequentatori dei locali Versiliesi (Jux Tap e White) che ormai riconoscono nel sound i gesti del DJ toscano, che dal 2012 si è lanciato nella produzione di pezzi propri.

Dal 21 Giugno è, con Francesco Santarini, resident deejay Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi.

Deejay Mercoledì Beach Club: Francesco Santarini.

Francesco Santarini deejay mercoledi beach club
Francesco Santarini dj
Francesco Santarini deejay beach club

Francesco Santarini , in arte Santarini DJ , e’ nato il 2 aprile 1992 nella citta’ marmifera di Carrara(MS), dove risiede tutt’ora assieme alla famiglia. All’età di 14 anni comincia a spaziare diversi generi musicali rimanendo particolarmente colpito dalla musica da discoteca grazie ai ragazzi del Diabolika di m2o e rimanendo sintonizzato negli anni successivi in quel filone dance. Dopo le prime frequentazioni nelle discoteche della versilia, in primis la amatissima Canniccia, decide di comprarsi una mini consolle digitale per provare a immedesimarsi nel mondo del dj. Nel giugno del 2011 compra la sua prima vera consolle che tutt’ora utilizza. Iniziano le prime feste private, i primi compleanni e le richieste aumentano.E’ ancora nel pieno della sua gavetta tra compleanni, feste pubbliche, e le prime discoteche.
Comincia a suonare nella discoteca Faruk Versilia, per poi spostarsi nel novembre 2013 al Baronette Versilia, dove è resident dj per diversi mesi.
Ha suonato tutti i mercoledi’ dell’estate2014 come resident al Beach Club Versilia(MS) ed e’ stato Special guest dj al Twiga Beach Club (LU), nei Giovedì di Luglio e Agosto.
Ha suonato presso : Faruk Versilia (LU), Baronette Versilia (LU), Jux Tap ( Sarzana, SP ) Beach Club ( Cinquale, MS), Twiga Beach Club ( Forte dei Marmi, LU ) .
Giovedi’ 31 Luglio 2014 ha chiuso il concerto di Bob Sinclar, suonando dopo di lui, al Minerva Beach di Forte dei Marmi.
Dopo un inverno 2014/2015 come resident al Jux Tap di Sarzana e dopo una strepitosa estate al Beach Club del cinquale, dove si è esibito ogni mercoledì notte in onda su radio m2o , alternandosi ad artisti del calibro di Provenzano DJ, Chiara Robiony, Renèe La Bulgara tanti altri, assieme al tuo collega e amico Mirco Martini , torna resident e lo è tutt’ora al Jux Tap (SP), sempre di venerdì con le serata #ICON .
L’estate 2016 lo vede impegnato tutti i Mercoledì Notte al Beach Club di Cinquale (MS) e alcuni Lunedì alla Capannina di Franceschi di Forte dei Marmi (LU).
Da fine Luglio 2016 è uno dei dj resident del primo ed unico Nikki Beach in Italia, il Nikki Beach Versilia

Dal 21 Giugno è, con Mirco Martini, resident deejay Mercoledì Beach Club Versilia.

Ora che conosci i deejay Mercoledì Beach Club, prenota la tua serata.

beach club telefono

L’articolo Deejay Mercoledì Beach Club sembra essere il primo su Discoteche Versilia it – La Guida alle Migliori Discoteche in Versilia.

Quali sono i doveri di una moglie

Posted on : 07-06-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed

0

I coniugi hanno pari diritti e doveri innanzi alla legge: pertanto anche la moglie ha l’obbligo di contribuire, in proporzione alle proprie possibilità economiche e di lavoro (professionale o casalingo), alle esigenze della famiglia.

Chiedersi quali sono i doveri di una moglie equivale a sapere quali sono i doveri di un marito atteso che tanto la Costituzione [1] quanto il codice civile [2] stabiliscono che entrambi i coniugi sono uguali innanzi alla legge e, pertanto, hanno pari diritti e doveri. Questo sulla carta. A conti fatti, invece, la giurisprudenza ha posto delle eccezioni a tale principio, garantendo in favore della donna alcuni diritti che agli uomini sono negati. È innanzitutto il diritto al parto anonimo: la madre può mantenere segreta la propria identità nei confronti del figlio fino alla propria morte, mentre al padre non è consentito sottrarsi al dovere di riconoscere la prole (leggi: Figli, il padre non può rimanere anonimo, la madre sì). È anche il caso della tanto discussa «maternal preferece» secondo cui, dopo la separazione e il divorzio, i figli in età ancora scolare devono essere preferibilmente “affidati” alla madre e non al padre (il termine più corretto è “collocati”). Sul fronte dei doveri, invece, moglie e marito sono pressoché uguali e gli obblighi che competono all’uomo sono trasponibili sulla donna. Ma in che modo e fino a che limite? In termini pratici quali sono i doveri di una moglie? Tenteremo di scoprirlo in questa rapida scheda.

I doveri del matrimonio

Il codice civile [2] detta la norma di riferimento in materia di doveri dei coniugi. La violazione di tali obblighi può comportare delle conseguenze sul piano civile (l’addebito in caso di separazione e, nei casi più gravi il risarcimento del danno) o sul piano penale (il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare scatta in capo a chi nega la dovuta assistenza materiale al coniuge). Vediamo dunque quali sono i doveri dei coniugi che scattano dopo le nozze:

  • dovere di fedeltà,
  • dovere all’assistenza morale e materiale,
  • dovere alla collaborazione nell’interesse della famiglia,
  • obbligo di coabitazione,
  • obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche e di lavoro (professionale o casalingo).

Analizziamo singolarmente tali punti.

Il dovere della moglie di essere fedele

La violazione dell’obbligo di fedeltà è forse la causa più ricorrente di separazione. Si tratta di un semplice illecito civile la cui unica conseguenza è l’addebito nella separazione. Questo significa che la donna che ha una relazione extraconiugale non può più chiedere l’assegno di mantenimento anche se il marito ha un reddito più elevato del suo. A rilevare è tanto il tradimento occasionale quanto quello stabile e ripetuto, sia quello fisico che quello platonico ed epistolare (si pensi a uno scambio di email o a una chat su Facebook) purché questo faccia ritenere una relazione sentimentale tra la moglie e un altro uomo. In buona sostanza per tradire non c’è bisogno di consumare un rapporto carnale.

Attenzione però: il tradimento non rileva come causa di addebito se la crisi della coppia è già conclamata e trova causa in ragioni pregresse. Per cui, una relazione ormai alla deriva, dove i coniugi non hanno più relazioni sessuali o affettive, non può dirsi incrinata dal tradimento della moglie, che piuttosto è una conseguenza della situazione venutasi a creare. Di tanto, però, bisognerà fornire prova.

Il dovere della moglie di assistere il marito

Il matrimonio comporta l’assistenza sia morale che materiale. «Assistenza morale» significa obbligo della donna di comprensione, sostegno al marito nei momenti di difficoltà, rapporti affettivi e sessuali. La donna non può astenersi dal fare l’amore con il marito adducendo sempre la tradizionale scusa del “mal di testa”; solo valide ragioni possono escludere l’assenza di congiunzione carnale che rientra nei doveri del matrimonio.

«Assistenza materiale» significa obbligo di assistere il marito laddove abbia specifiche esigenze personali, come ad esempio nel caso in cui sia malato. La moglie non potrebbe sottrarsi al proprio dovere di aiutare l’uomo divenuto invalido oppure ormai vecchio.

Se la coppia si separa o divorzia e la moglie ha un reddito più elevato del marito è lei che deve mantenere l’uomo qualora questi non sia autosufficiente e in grado di camminare con le proprie gambe.

Il dovere della moglie di contribuire ai bisogni della famiglia

Come il marito (leggi Quali sono i doveri di un marito), anche la moglie deve partecipare alle spese necessarie alla famiglia e ai figli in base alle proprie capacità economiche o lavorative. Se entrambi i coniugi hanno deciso concordemente che la donna rinunci al lavoro per dedicarsi alla cura, l’obbligo di contribuzione si riversa nella cura del ménage domestico; in termini pratici significa che l’attività di casalinga ha pari dignità e valore di quella lavorativa in senso stretto, consentendo al marito di concentrarsi sulla carriera. La donna non può però scaricare sul marito tutto il lavoro e, nel frattempo, dedicarsi allo shopping o alla cura dei propri hobby. La donna che non lavora e tuttavia lascia la casa alla mercé della polvere o, magari, pretendere una domestica viola il dovere di assistenza e contribuzione.

Il dovere della moglie di rispettare la libertà e la privacy del marito

Quando si pensa ad atti violenti contro il coniuge si ha sempre davanti l’immagine del marito manesco e prepotente. In realtà, la violenza domestica può essere realizzata anche dalla moglie: si pensi alla donna che grida in continuazione, che sbatte piatti a terra o, peggio, in direzione del marito per colpirlo; che inveisce, insulta e umilia l’uomo in pubblico o in privato; che parla male del marito alle amiche o alla propria madre. Sono storie che, sebbene non si raccontano, sono purtroppo assai ricorrenti. La donna dunque non può manifestare atteggiamenti violenti contro il marito, diversamente ne risponde penalmente ed, eventualmente, può essere tenuta al risarcimento del danno.

La moglie ha il dovere di rispettare la privacy del marito, di non frugare tra i suoi oggetti personali se nascosti in un posto riservato, di non appropriarsi del suo cellulare o, peggio, strapparglielo dalle mani per cercare indizi di un eventuale tradimento. Neanche se ciò risponde all’esigenza di tutelare i propri diritti in tribunale.

La moglie non può fare della casa familiare quella della propria madre se il marito non vuole; così è costretta a dire addio all’ospitalità della nonna non avendo potere decisionale autonomo in assenza di accordo con il coniuge.

Il dovere della moglie di coabitazione

Così come il marito anche la moglie deve rimanere nella casa coniugale non potendo, alla prima lite, abbandonare il tetto domestico e andare a stare dai genitori. Questo comportamento può essere causa di addebito. Il dovere di coabitazione permane fino a quando non c’è separazione; ci si può allontanare solo per gravi motivi (ad esempio se il marito è manesco).

Allo stesso modo la moglie non può cambiare le chiavi della serratura per non far più entrare il marito se è in corso una separazione e il giudice non ha ancora deciso a chi va la casa.

Cosa sono gli elenchi riepilogativi Intrastat

Posted on : 03-06-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed

0

I soggetti titolari di partita Iva devono riportare all’Agenzia delle Dogane i dettagli su scambi e servizi all’interno dell’Ue. Regole, requisiti e come fare.

Il sistema Intrastat comprende tutte le procedure che garantiscono il controllo fiscale degli scambi di beni e servizi dall’Italia agli altri Paesi dell’Unione europea e le statistiche su queste operazioni di scambio.

Gli elenchi riepilogativi Intrastat, quindi, sono quelli che riportano all’Agenzia delle Dogane tutti gli acquisti e le cessioni di beni mobili e, dal 2010, anche i servizi resi e acquisiti effettuati da parte di ogni soggetto titolare di partita Iva nei confronti di fornitori e di clienti (anch’essi titolari di partita IVA) appartenenti ad uno Stato membro dell’Ue.

Il modello – o elenco – Intrastat è stato introdotto nel 1993 in seguito dell’abolizione delle barriere doganali all’interno della Comunità europea [1].

 

Chi deve compilare gli elenchi riepilogativi Intrastat

Per rientrare nell’obbligo di compilare gli elenchi riepilogativi Intrastat ci deve essere un certo valore annuo di scambi, di spedizioni o di acquisti. Una soglia che varia da Paese a Paese.

In sintesi, i soggetti passivi di Iva devono presentare:

  • un elenco riepilogativo delle cessioni intracomunitarie di operazioni effettuate verso soggetti passivi di Iva in un altro Stato dell’Ue per:
    • cessione di beni;
    • prestazione di servizi;
  • un elenco riepilogativo delle operazioni di acquisto da soggetti passivi di Iva in un altro Stato Ue per:
    • acquisti di beni comunitari;
    • prestazione di servizi.

Che cosa contengono gli elenchi riepilogativi Intrastat

Ma vediamo nello specifico che cosa sono gli elenchi riepilogativi Intrastat e che cosa contengono.

Negli elenchi è obbligatorio riportare queste operazioni rilevanti ai fini Iva:

  • acquisti e cessioni di beni mobili da fornitori e clienti appartenenti a stati membri dell’Unione europea e titolari di partita Iva nel proprio Stato;
  • servizi connessi agli acquisti e alle cessioni sopra citati;
  • acquisto o resa di servizi presso soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della Comunità Europea;
  • movimenti di merci diversi dagli acquisti e dalle cessioni da e verso soggetti appartenenti a stati membri della Ue, e titolari di Partita Iva nel proprio Stato. In quest’ultimo caso, l’elenco deve essere compilato ai soli fini statistici.

Come e quando presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat

Dal 1 gennaio 2010, la presentazione degli elenchi riepilogativi Intrastat deve essere effettuata all’Agenzia delle Dogane soltanto in via telematica tramite il sistema EDI (un sistema elettronico di interscambio dati che non richiede l’intervento di un operatore tranne in casi eccezionali) oppure tramite i canali telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline).

Gli elenchi possono essere trasmessi dai diretti interessati oppure da intermediari autorizzati.

Dal 1 gennaio 2010, la presentazione degli elenchi Intrastat è ammessa con cadenza:

  • mensile per chi ha effettuato operazioni, nel trimestre di riferimento o in uno dei quattro trimestri precedenti, per un ammontare superiore a 50mila euro;
  • trimestrale, per chi ha effettuato operazioni, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, per un ammontare totale trimestrale inferiore a 50mila euro.

In ogni caso, le scadenze sono fissate al giorno 25 del mese successivo al periodo oggetto di denuncia.

Chi ha avviato la propria attività da meno di 4 mesi può presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat con cadenza trimestrale, purché, nel trimestre trascorso, abbia effettuato delle operazioni per un ammontare inferiore ai 50mila euro.

Comunque, chi rientra nelle condizioni di presentare gli elenchi con cadenza trimestrale può scegliere di farlo mensilmente per l’intero anno solare.

Viceversa, chi presenta l’elenco riepilogativo con cadenza trimestrale, nel corso di un trimestre, supera la soglia dei 50mila euro deve passare alla periodicità mensile dal mese successivo a quello in cui il limite viene superato.

Ad esempio. Nei primi due trimestri dell’anno (da gennaio a giugno), i miei volumi di scambi restano sotto la soglia dei 50mila euro. Adotterò la cadenza trimestrale per presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat. Ad agosto, però, supero la soglia dei 50mila euro. Significa che dal mese di settembre dovrò presentare gli elenchi con cadenza mensile. Inoltre, per i periodi mensili già trascorsi (in questo caso luglio), vanno presentati gli elenchi opportunamente contrassegnati.

Le istruzioni dettagliate per la compilazione degli elenchi riepilogativi Intrastat sono contenute nell’allegato XI dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Nel sito dell’Agenzia si può trovare anche tutta la modulistica di riferimento.

La qualità di una comunità quale prodotto della comunicazione interpersonale – Alla base della nazione òòòò

Posted on : 10-05-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

Run Run

Posted on : 02-05-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Run Run

Postata la recensione su run run disponibile gratuitamente per smartphone e tablet con il download dell’applicazione run run gratis su apps.pinterest.com

Da City Airport al centro di Londra, come arrivarci

Posted on : 30-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Destinazione Londra. C’è la possibilità di raggiungere la città via mare oppure via treno (l’Eurostar Parigi-Londra c’impiega poco più di due ore). Ma naturalmente la via aerea è la più veloce ed economica. Avete in progetto di atterrare al London City Airport e non sapete come fare per raggiungere il centro di Londra? Qui vi fornirò tutte le informazioni utili per approdare alla città dalle infinite possibilità.

Il City Airport è il più piccolo della città ed è l’unico (fra quelli principali, che sono 5) che non si trova in periferia. Premiato più volte come il migliore della città, gestisce perlopiù voli a corto raggio (come viaggi d’affari). La particolare posizione di cui gode e quindi l’impagabile pregio di essere ben collegato alla City fanno sì che le compagnie low cost non vi operino.

Atterrerete, e sarà uno spettacolo imperdibile, in zona Docklands (distretto di Newham), esattamente a una dozzina di chilometri dal centro. L’aeroporto si situa lungo la linea metropolitana DLR (Docklands Light Railway), zona 3. Dunque, con la metropolitana potete essere a Londra (zona 1) in meno di mezz’ora. Il biglietto di sola andata costa £4.80. Il DLR è attivo dalle cinque fino a mezzanotte nei giorni feriali, e dalle sette a mezzanotte nei giorni festivi. Avrete agio di prendere una corsa ogni dieci minuti, male che vada.

Quale la direzione da prendere per il centro? Prendete il DLR che muove in direzione Bank o Tower Gateaway. Potete trovare la mappa della metropolitana praticamente ovunque, quindi anche nei pressi dell’aeroporto. Studiate la mappa prima di salire a bordo.

Se siete in possesso della utilissima Visitor Oyster Card Londra, il viaggio in metropolitana lungo la linea DLR di cui ho detto sopra, cioè dalla zona 3 dell’aeroporto alla zona 1, vi costerà meno di tre sterline. La Oyster Card è una tessera con la quale potrete viaggiare su tutti i mezzi pubblici di Londra, ivi compresi la funivia e le imbarcazioni fluviali del Tamigi. Consente di evitare le code e prendere tutte le corse al prezzo più conveniente della giornata. Senza contare che con questa tessera si ha diritto a una serie di offerte e sconti in oltre 25 negozi e ristoranti: sarà sufficiente esibirla al commerciante. Per esemprio, potrete usufruire di sconti al British Museum, all’Hard Rock Café, al The Royal Albert Hall, alla National Portrait Gallery.

Dove potete acquistare la Oyster CArd? Alla stazione DLR stessa, appena atterrati oppure prima di partire dall’Italia sul sito VisitBritain. Costa £3. Come utilizzarla? La si poggia sul pulsante giallo che trovate ai tornelli delle metropolitane e delle stazioni ferroviarie oppure all’ingresso dei bus.

Riprendiamo il tragitto dal City Airport e guardiamo a un’alternativa alla metropolitana. Siete appena atterrati sull’unica pista di cui dispone questo aeroporto gioiello. Non avete una Oyster Card e non avete alcuna intenzione di prendere una metropolitana (che resta, a ogni modo, la soluzione ideale per arrivare in centro), magari perché non avete fretta di raggiungere il centro o semplicemente perché non volete mischiarvi alla colorita folla della Tube. State pensando a un comodo taxi che vi porti direttamente alla City o altrove decidiate di dirigervi. Ebbene, all’esterno del terminal (nell’area di sosta) troverete i celeberrimi taxi neri. Le tariffe sono riportate sul tassametro: possiamo dire che in media la corsa non vi costerà meno di £25.

Oltre ai taxi neri o black cabs, esistono i minicab, che sono delle auto a noleggio con autista, riconoscibili dagli adesivi TFL. Il servizio è attivo soltanto su prenotazione e la tariffa viene comunicata all’inizio della corsa. In genere, questo servizio costa meno dei black cabs. Durante il weekend si consiglia di fare la prenotazione un bel po’ di tempo prima della partenza prevista, onde evitare di dover aspettare a lungo per via del fatto che il servizio è parecchio richiesto nei fine settimana. Pure, non è raro trovare dei minicab abusivi all’uscita dei locali: non lavorano su prenotazione ma l’inconveniente è che le tariffe possono essere altissime. Potrebbere scucirvi un bel malloppo se siete parecchio sbronzi.

Come altro raggiungere il centro dal City Airport? Una soluzione decisamente poco felice è rappresentata dal servizio di auto a noleggio. Sono costosi i parcheggi, costa la benzina, e la tassa di congestione di Londra è di circa £10. A ogni modo, se si propende per l’indipendenza assoluta, all’aeroporto trovate diverse compagnie di noleggio auto. Potreste prenotare sul sito Rino Car Hire.

E perché non noleggiare una bici? In fondo, pedalerete soltanto per una dozzina di chilometri. Se siamo a corto di grana, allora gambe in spalla! Tempo tre o quattro ore e si è in centro, il Tamigi ci guiderà. Sarà una passeggiata piacevole quante altre mai.

 

L’articolo Da City Airport al centro di Londra, come arrivarci sembra essere il primo su Bio Notizie.

I lettori che fanno vedere film in streaming sono illegali

Posted on : 27-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Violazione del copyright: illegittima la vendita di lettori multimediali che consentono la visione in televisione di opere protette dal diritto d’autore.

Non si possono mettere in vendita lettori che, grazie a particolari estensioni preinstallate, consentono di vedere sulla televisione film scaricati da internet e, in particolare, da siti che violano l’altrui copyright. Chi lo fa commette una violazione della normativa europea in diritti d’autore. È questa la sintesi di una sentenza della Corte di Giustizia pubblicata ieri [1]. Secondo i giudici europei «la riproduzione temporanea su tale lettore di un’opera tutelata da diritto d’autore mediante diffusione dati in flusso continuo (streaming) non è esentata dal diritto di riproduzione».

Il caso ha ad oggetto un lettore su cui era stato installato un software open source con alcune estensioni che permettono collegamenti a siti web per scaricare opere tutelate dal diritto d’autore. Ebbene, per la Corte europea anche la semplice vendita di un lettore multimediale rientra nel concetto di «comunicazione al pubblico», per come intesa (in senso estensivo) dalla direttiva europea. Dunque, sono illegali i lettori che fanno vedere sulla televisione film in streaming in quanto finiscono per diffondere al pubblico delle opere protette, senza cioè l’autorizzazione dei relativi titolari dei diritti d’autore.

Scrive la Corte: «Gli atti di riproduzione temporanea sul lettore multimediale di un’opera tutelata dal diritto d’autore, ottenuta via streaming su un sito web appartenente a un terzo che offre l’opera senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore, non sono esentati dal diritto di riproduzione». La riproduzione di contenuti altrui sarebbe lecita solo laddove temporanea, transitoria o accessoria e sempre che non vi sia un autonomo intento economico. Cosa che non ricorreva nel caso di specie, dove la principale caratteristica del lettore multimediale era proprio la possibilità di accedere a opere protette, scaricabili da siti di streaming.

La preinstallazione nel lettore multimediale di estensioni che consentono di accedere alle opere tutelate e di visualizzare tali opere sulla televisione «non coincide con la mera fornitura di attrezzature fisiche». Non c’è dubbio, dunque, che la caratteristica del lettore multimediale – che consente un accesso diretto alle opere protette, disponibili su siti di streaming senza l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore – presenta proprio quello scopo di lucro vietato dalla legge.

App per cambiare IP

Posted on : 26-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

App per cambiare IP

Postata la recensione su app per cambiare ip disponibile gratuitamente per smartphone e tablet con il download dell’applicazione app per cambiare ip gratis su apps.shots.com

Auto di lavoro: risarcimento doppio per l’incidente stradale

Posted on : 17-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Il danno da fermo tecnico deve essere risarcito se l’automobile incidentata serve come mezzo per lo spostamento dovuto all’attività lavorativa.

Se fai un incidente stradale e l’auto deve stare per qualche giorno dal meccanico per le dovute riparazioni, hai diritto a un ulteriore risarcimento (oltre a quello sostenuto per la spesa dell’officina) se dimostri che tale mezzo ti serve per lavorare. È il cosiddetto «danno da fermo tecnico» riconosciuto costantemente dalla giurisprudenza e, da ultimo, da una recente sentenza del Tribunale di Firenze [1]. In pratica spetta un risarcimento doppio a chi non può usare l’auto di lavoro: uno per i danni economici conseguenti alle spese di riparazione, un altro per gli inconvenienti che derivano dal fatto di essere rimasti “a piedi”. Ma procediamo con ordine.

La legittimazione processuale dello studio associato

La sentenza in commento affronta preliminarmente un altro problema: quello del diritto a promuovere una causa in capo al rappresentante dello studio associato. Ad agire in giudizio – a prescindere dalla proprietà dell’auto di pertinenza dei singoli associati – può anche essere lo Studio come associazione professionale, in persona del proprio rappresentante. In proposito, la Cassazione [2] ha chiarito che lo studio professionale associato, seppur privo di personalità giuridica, rientra «a pieno titolo nel novero di quei fenomeni di aggregazione di interessi cui la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici, muniti di legale rappresentanza». Il che significa che lo studio associato ha legittimazione processuale, attiva o passiva e può, ad esempio, chiedere un risarcimento del danno. Tali associazioni possono infatti «stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la presidenza o direzione».

Il danno da fermo tecnico

Come abbiamo anticipato in apertura, chi non può usare l’auto di lavoro ha diritto a un doppio risarcimento: quello per le riparazioni e quello per la necessità di trovare mezzi alternativi per potersi recare in azienda, allo studio o al negozio. È il cosiddetto «danno da fermo tecnico».

Per «danno da fermo tecnico» si intende il pregiudizio economico subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a seguito di un incidente stradale derivante dall’impossibilità di utilizzarla per il lasso di tempo necessario alla riparazione della stessa. Anche durante la sosta forzata, infatti, l’auto continua a generare spese (si pensi, ad esempio, alla tassa di circolazione ovvero al premio della polizza assicurativa) comunque sopportate dal proprietario oltre alla naturale perdita di valore del veicolo a seguito del sinistro. Senza contare le spese necessarie a valersi di veicoli alternativi, come un taxi, un’auto in leasing o anche la semplice scomodità di dover chiedere un passaggio o l’auto di amici o parenti.

Il danno da fermo tecnico genera, più nel dettaglio, due sottotipi di danno: il danno emergente e il lucro cessante:

  • il danno emergente si configura ogniqualvolta il proprietario dell’auto dovrà sostenere delle spese vive per far fronte alla situazione determinatasi (ad esempio, costi di noleggio, costi di trasporto, costi di deposito, etc.). In altre parole, il proprietario del veicolo danneggiato subisce un danno emergente nel caso in cui si trovi a dover sostenere un esborso;
  • il lucro cessante, invece, si configura quando l’indisponibilità del bene incida negativamente sul patrimonio del danneggiato determinandone una perdita (si pensi al caso della impossibilità di svolgere il proprio lavoro per la mancata fruizione del mezzo) [3].

In ordine alla prova da fornire per dimostrare il danno da fermo tecnico, i giudici si sono divisi in due correnti di pensiero:

  • secondo alcuni il danno non va dimostrato perché automatico (per usare un gergo tecnico, esso si considera «in re ipsa» ossia connesso al fatto stesso). Secondo tale orientamento, ciò che conta per la risarcibilità di un danno è che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo periodo di tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato, giacché l’auto è, anche durante la sosta forzata, continua ad essere fonte di spese;
  • secondo altri invece è necessario fornire la prova specifica della perdita economica subita. Pertanto il risarcimento per fermo tecnico del veicolo viene riconosciuto solo se la perdita patrimoniale che ne deriva può essere provata.