Portal

Posted on : 13-01-2018 | By : admin | In : Di tutto un pò!, feed

0

Portal per Windows Mobile e iPhone/iPad tablet.

Limiti al prelievo di contanti dal proprio conto corrente

Posted on : 31-12-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Ho letto l’articolo “Quanto contante si può versare in banca dopo il 2016” . Nell’arco di vent’anni ho accumulato circa 11.000 euro, che ora vorrei versare in banca per poter acquistare un’auto. Quei soldi transiterebbero solo per poche ore sul conto. Incorrerei o no in problemi?

L’Art. 1, co. 898, Legge di Stabilità 2016 (L. 208/2015) che ha modificato l’art. 49 co. 1, d.lgs. n. 231/2007, ha stabilito che il limite all’utilizzo dei contanti è salito da mille a tremila euro ma questo non esclude che il correntista possa prelevare dal conto una somma superiore a tale importo.

Infatti, il titolare del conto corrente, o un suo delegato alla firma, ha facoltà di prelevare dal proprio conto anche un importo superiore a 3000 euro senza incorrere in alcuna violazione della normativa sulla tracciabilità del denaro perché il correntista, quando trasferisce alla banca il proprio denaro non ne trasferisce la proprietà ma solamente l’obbligo di custodia.

Dunque, ad esclusione del bancomat che fissa un prelievo minimo giornaliero per questioni di sicurezza, il titolare del conto corrente è libero di prelevare la somma che ritiene opportuna, senza alcun tipo di vincolo o limite.

I limiti stabiliti per legge per l’utilizzo del denaro contante sono relativi esclusivamente al trasferimento delle somme tra soggetti diversi, per esempio tra il titolare del conto corrente ed un terzo, a titolo di donazione o di vendita, in quanto si vogliono evitare movimenti di importi non tracciati, tipici dei trasferimenti illegali.

L’Associazione Bancaria Italiana, unitamente al Ministero dell’Economia, attraverso la Circolare n. 2 del 16 Gennaio 2012, ha puntualizzato come il presupposto necessario affinchè trovino applicazione le limitazioni all’utilizzo di denaro contante sia costituito dal trasferimento a terzi, e, dunque, tale presupposto non si realizza nell’ambito di operazioni di versamento e di prelievo allo sportello, o bancomat, effettuate direttamente dal proprietario del conto corrente.

In altre parole il correntista ha la piena facoltà di versare il proprio denaro, proveniente da redditi da lavoro, regalie, risparmio e così via, sul proprio conto corrente senza incorrere in alcuna limitazione.

Alla luce di quanto detto e della normativa vigente, il lettore potrà portare gli 11mila euro in banca e versarli interamente, in un’unica soluzione, sul proprio conto per utilizzarli a piacimento senza alcun problema.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

Concorso Inps 365 posti: calendario prove e numero domande

Posted on : 29-12-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!, feed

0

Concorsone Inps 2018: rinviata la pubblicazione dell’avviso con il calendario prove.

In data 27 dicembre 2017 è scaduto il termine per la presentazione delle domande di partecipazione al bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, a 365 posti di analista di processo-consulente professionale nei ruoli del personale dell’Inps, area C, posizione economica C1.

Era atteso per oggi l’avviso recante le date di concorso, ma l’Inps ha comunicato il rinvio della pubblicazione.

Avviso calendario prima prova

L’avviso relativo al diario delle prove scritte con indicazione della sede di svolgimento sarà pubblicato, con valore di notifica a tutti gli effetti, sul sito internet dell’Istituto, all’indirizzo www.inps.it nella sezione “Avvisi, bandi e fatturazione”, sotto la sezione “Concorsi” e nella Gazzetta Ufficiale – 4ª serie speciale “Concorsi ed esami” del 9 febbraio 2018.

Numero domande concorso Inps

L’Inps ha comunicato che il numero complessivo delle domande presentate è 23.644, delle quali 1.125 sono state annullate dai candidati che hanno presentato una successiva domanda a correzione della precedente, per un totale di 22.519 domande valide.

L’età media dei candidati si attesta intorno ai 33 anni; sul totale delle domande, il 64% (circa) presentano titoli ulteriori come certificazioni o titoli post laurea, non necessari per la partecipazione, ma valevoli come punteggio aggiuntivo.

Il dato forse più sorprendente è che il 41% delle certificazioni di lingua inglese sono di livello C1 o superiore.

Prove selettive concorso Inps

La procedura di concorso prevede due prove scritte e una prova orale.

Prova scritta oggettivo – attitudinale

La prova scritta oggettivo-attitudinale consiste in una serie di quesiti a risposta multipla di carattere psicoattitudinale, logica, competenze linguistiche ed informatiche, cultura generale.

La prova è valutata in trentesimi. Superano la prima prova scritta e sono ammessi a partecipare alla seconda prova scritta di cui al successivo art.7, i candidati che riportano il punteggio di almeno 21/30.

Prova scritta tecnico-professionale

La prova scritta tecnico-professionale consiste in una serie di quesiti a risposta multipla e mira ad accertare la conoscenza delle seguenti materie:

a) bilancio, pianificazione, programmazione e controllo;

b) contabilità pubblica, organizzazione e gestione aziendale;

c) diritto amministrativo e costituzionale;

d) diritto civile;

e) diritto del lavoro e legislazione sociale;

f) diritto penale;

g) elementi di analisi economica;

h) elementi di statistica e matematica attuariale;

i) scienza delle finanze e economia del lavoro;

La prova è valutata in trentesimi. Superano la prova scritta tecnico-professionale e sono ammessi a partecipare alla prova orale, di cui al successivo art.9, i candidati che riportano il punteggio di almeno 21/30.

Prova orale

Sono ammessi a partecipare alla prova orale i candidati che riportano il punteggio di almeno 21/30 in ciascuna delle due prove scritte. La prova orale verterà sulle materie oggetto delle prove scritte.

La valutazione finale è espressa in trentesimi. Superano la prova i candidati che riportano il punteggio di almeno 21/30.

Voti esami universitari: si possono contestare?

Posted on : 22-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed

0

La contestazione dei voti universitari può essere fatta essenzialmente in due modi: attraverso le procedure di reclamo interno e con ricorso al TAR.

Quante volte ed a chi non è capitato di voler contestare un voto ricevuto all’esito di un esame universitario?

Sia che si tratti di esame scritto o orale, può capitare di subire delle ingiustizie nella valutazione, al verificarsi delle quali, quindi, nasce il dubbio se sia possibile contestare il voto e, addirittura, se sia o meno opportuno farlo.

Innanzitutto si tratta di capire quali sono i vizi che possono legittimare una contestazione del voto e, sotto tale profilo, può essere opportuno distinguere a seconda che l’esame sia scritto o orale.

Tanto nell’uno quanto nell’altro caso, tuttavia, la possibilità di contestare un esame universitario si scontra con la discrezionalità nella valutazione delle prove riconosciuta ai commissari d’esame, vale a dire con la libertà dei commissari di individuare il modo migliore per operare la valutazione.

Nel caso di un esame orale, specifiche ragioni di contestazione possono essere rappresentate dal fatto che i candidati vengano posti particolarmente sotto pressione dall’esaminatore, oppure dalla circostanza che quest’ultimo incalzi lo studente, non concedendogli il tempo sufficiente per pensare alla domanda e per organizzare una risposta completa.

Altro motivo di contestazione può essere il troppo poco tempo dedicato all’interrogazione e, dunque, la decisione di concludere l’esame, assegnando il relativo voto, senza aver concesso al candidato un ragionevole tempo.

Sotto questo profilo, costituisce un principio radicato quello secondo cui, ferma restando la discrezionalità dell’esaminatore nel decidere quanto tempo dedicare ad un esame orale, deve tuttavia essere garantito all’esaminato un tempo sufficiente per poter dimostrare la propria preparazione e, d’altro canto, è necessario un tempo ragionevole affinchè l’esaminatore possa convincersi della propria valutazione.

Per quanto riguarda, invece, il caso di un esame scritto, le ragioni di contestazione possono andare dalla formulazione di domande non previste dal programma, alla decisione di far terminare l’esame prima del tempo concesso, fino alla vera e propria erronea correzione fatta dai commissari.

Un profilo particolarmente interessante per quanto riguarda la valutazione degli esami scritti è se il semplice voto numerico sia di per sé sufficiente a giustificare il voto o se, invece, è necessaria sempre una valutazione estesa da parte della commissione esaminatrice.

La questione si ricollega al così detto dovere di motivazione [1] dei propri atti, che incombe su qualsiasi amministrazione pubblica e, dunque, anche sulle Università.

Questo problema è risolto dalla giurisprudenza nel senso di riconoscere come sufficiente la semplice valutazione numerica, che è infatti considerata di per sé sufficiente a rendere noto il convincimento della commissione in ordine all’esame sottopostole [2].

Illustrati i motivi che possono portare alla necessità di contestare il voto ad un esame universitario, vediamo quali sono le possibili vie per farlo.

Innanzitutto c’è la possibilità del cosiddetto rimedio interno, vale a dire la possibilità di contestare la valutazione dell’esame davanti alla commissione esaminatrice stessa, al Direttore del Dipartimento ed infine al Rettore dell’Università.

Questa è sicuramente la via più semplice, economica e veloce, dal momento che consente di portare la vicenda direttamente ed immediatamente all’attenzione dei superiori gerarchici all’interno dell’Università. A tal proposito, molte Università, nei loro regolamenti di Ateneo, disciplinano questa tipologia di reclami.

La seconda strada è rappresentata invece dal ricorso al TAR. Si tratta cioè della possibilità di agire entro 60 giorni davanti ad un giudice (appunto, il Tribunale amministrativo regionale) per ottenere una pronuncia che accerti l’illegittimità del voto. È un rimedio sicuramente più costoso, lungo e dall’esito incerto.

Pensione con 5 anni di contributi, come fare

Posted on : 07-12-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

In quale modo è possibile pensionarsi con soli 5 anni di contributi?

Hai da poco compiuto l’età pensionabile (66 anni e 7 mesi sino al 2018, 67 anni dal 2019) ma non arrivi a 20 anni di contributi? Purtroppo non puoi ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria, per la quale sono necessari 20 anni di contributi (15 soltanto se rientri tra i destinatari di alcune deroghe “sopravvissute” alla legge Fornero). Puoi, però, ottenere la pensione di vecchiaia contributiva se possiedi almeno 5 anni di contributi, al raggiungimento di 70 anni e 7 mesi di età (71 anni dal 2019).

Per ottenere questa pensione, però, devi essere assoggettato al calcolo integralmente contributivo della prestazione; se non fai parte di questa categoria, cioè quella dei cosiddetti “contributivi puri”, esistono comunque dei modi per rientrarvi. Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, come fare per ottenere la pensione con 5 anni di contributi.

Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, chi ne ha diritto

Come appena esposto, hanno diritto alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, o pensione di vecchiaia contributiva, tutti i lavoratori la cui prestazione deve essere calcolata col sistema interamente contributivo.

Sono assoggettati a questo sistema di calcolo coloro che:

  • non possiedono contributi versati prima del 1° gennaio 1996;
  • possiedono contributi soltanto nella gestione separata o hanno optato per il computo della contribuzione in questa gestione;
  • hanno optato per il sistema di calcolo contributivo.

In buona sostanza, se non possiedi nemmeno un contributo accreditato alla data del 31 dicembre 1995, oppure se i tuoi contributi risultano versati soltanto alla gestione separata dell’Inps, hai pieno diritto alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

Ma che cosa può fare chi ha dei contributi accreditati prima del 31 dicembre 1995 e, quindi, non rientra nella categoria dei cosiddetti “contributivi puri”?

Computo nella gestione separata

Se possiedi dei contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995, puoi optare per il computo nella gestione separata. Grazie alla facoltà di computo, infatti, è possibile versare tutta la contribuzione posseduta in diverse gestioni previdenziali, escluse le casse dei liberi professionisti, nella gestione separata. La pensione, nella gestione separata, viene calcolata con il sistema integralmente contributivo, ma viene data la possibilità di accedere ad alcune pensioni agevolate, come la pensione anticipata a 63 anni di età e la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

Attenzione, però: chi possiede soltanto 5 anni di contributi non può accedere al computo nella gestione separata. Per beneficiare di questa facoltà, difatti, bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • almeno 15 anni di contributi complessivi;
  • almeno 5 anni di contributi versati successivamente al 1 gennaio 1996;
  • almeno un contributo ma non più di 18 anni di contributi versati alla data del 31 dicembre 1995.

Opzione contributiva per ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi

Pertanto, per chi possiede i requisiti appena esposti è più conveniente avvalersi dell’opzione contributiva ( per la quale i requisiti previsti sono gli stessi del computo nella gestione separata), che consente di pensionarsi con 15 anni di contributi ricalcolando l’intero trattamento con il sistema contributivo. L’età pensionabile, però, resta quella valida per la pensione di vecchiaia ordinaria, quindi 66 anni e 7 mesi sino al 31 dicembre 2018 e 67 anni di età dal 2019.

Sistema di calcolo contributivo della pensione

Il sistema di calcolo contributivo, solitamente, risulta maggiormente penalizzante rispetto al sistema di calcolo retributivo. Mentre quest’ultimo, difatti, si basa sulle ultime annualità di stipendio o di retribuzione, il sistema di calcolo contributivo si basa sui contributi effettivamente versati. Non esiste una penalizzazione fissa, in quanto la differenza tra calcolo contributivo e retributivo dipende dalla carriera del lavoratore.  Mediamente si registra una penalizzazione che oscilla dal 25% al 30%, ma non mancano i casi in cui la penalizzazione arrivi al 50% e, al contrario, i casi in cui il sistema retributivo risulti meno favorevole del contributivo, ad esempio quando a fine carriera le retribuzioni o gli stipendi risultano notevolmente più bassi.

I falsi miti sul surgelato e la qualità Bofrost

Posted on : 05-12-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Quando si parla di prodotti surgelati, è facile che qualcuno storca un po’ il naso. Chi acquista alimenti surgelati si trova spesso dinanzi a critiche più o meno velate, a causa della convinzione che i surgelati siano meno salutari e poco convenienti. Niente di più errato! La conservazione per surgelamento è una tecnica messa a punto nel secolo scorso per migliorare lo stoccaggio degli alimenti mantenendone il più possibile inalterate le proprietà organolettiche e nutritive.

Ad oggi questa tecnica si configura come una delle migliori pratiche di conservazione alimentare con l’ausilio delle basse temperature, eppure deve fare i conti con chi associa il concetto di alimentazione sana esclusivamente alla scelta del “fresco”. Cerchiamo quindi di fare chiarezza e di smascherare i falsi miti che riguardano i surgelati.

I prodotti surgelati sono di scarsa qualità: falso!

Spesso si tende a pensare che il prodotto surgelato sia l’equivalente di un prodotto di bassa qualità. Questo pregiudizio non corrisponde al vero perché, per assicurare un livello di eccellenza, le materie prime vengono attentamente selezionate e il processo è seguito in tutte le fasi della filiera produttiva, dalla coltivazione nel campo alla raccolta nel momento ottimale di maturazione, dalla selezione alla scottatura fino alla surgelazione. Lo stesso dicasi per i prodotti come carne o pesce.

Allo scopo di mantenere intatte le proprietà dell’alimento, vengano effettuati rigorosi controlli sui cibi, prima, durante e dopo la surgelazione.

La surgelazione non implica la perdita dei nutrienti degli alimenti freschi, anzi un prodotto surgelato mantiene le sue caratteristiche più a lungo del suo corrispettivo fresco, acquistato dopo qualche giorno dalla raccolta. Questo vale in particolar modo per le verdure e per gli ortaggi. Quindi la verdura surgelata fa bene!

É facile quindi capire come l’utilizzo di prodotti surgelati non abbia alcuna correlazione con una mancanza di attenzione culinaria e anzi possa esserne al contrario garanzia di qualità e varietà della dieta. Non è un caso, infatti, che le aziende attive nella vendita di alimenti surgelati come l’italiana Bofrost siano sempre in prima linea per offrire prodotti sani, gustosi e genuini.

 

Gli alimenti surgelati costano più dei prodotti freschi: falso!

In genere si pensa che i surgelati, per via della lavorazione ed il confezionamento a cui sono sottoposti, costino di più dei prodotti freschi e che quindi non siano convenienti dal punto di vista economico. Tuttavia, anche se il prezzo sembra più elevato, è necessario tenere in considerazione il fatto che nei surgelati non sono presenti scarti.

Il rapporto qualità-prezzo dei surgelati conviene perché quello che si paga è ciò che poi effettivamente si mangia, con l’aggiunta della comodità di non dover tagliare/pulire l’alimento e di poterlo conservare più a lungo.

Senza contare poi gli sconti e le promozioni grazie alle quali è possibile ricevere gratis alcuni prodotti, come ad esempio con le offerte Bofrost.

I surgelati sono pieni di conservanti: falso!

Un altro falso mito induce a credere che nei prodotti surgelati siano presenti più additivi chimici o sintetici e che quindi la qualità biologica del prodotto sia inferiore. In realtà l’unico conservante è il freddo. Per loro stessa tipologia, i surgelati non hanno bisogno di additivi chimici perché basta il freddo intenso a garantire un ottimale stato di conservazione del prodotto.

L’eventuale presenza di conservanti, quindi, non dipende né serve alla surgelazione ma semmai alla materia prima semplice, che potrebbe deteriorarsi durante i processi di preparazione precedenti alla surgelazione.

Cibi surgelati e congelati sono la stessa cosa: falso!

Sebbene entrambe le tecniche attingano alla sfera della conservazione alimentare tramite basse temperature, si tratta di due procedimenti diversi. Il congelamento, che sia casalingo o industriale, prevede infatti il posizionamento del prodotto a basse temperature in modo che il freddo lo conservi, ma tale processo richiede tempi relativamente lunghi e fa sì che l’acqua contenuta negli alimenti si trasformi in cristalli di ghiaccio. Oltre a creare danni alla struttura biologica dell’alimento, questo provoca anche una perdita dei valori nutritivi al momento dello scongelamento.

Va da sé, quindi, che quello che si fa a casa posizionando nel freezer gli alimenti è ben diverso dalla surgelazione, che invece è un processo industriale.

Ad esempio, i prodotti Bofrost sono sottoposti al processo di surgelazione, un procedimento ultra rapido che, proprio grazie alla velocità di esecuzione, fa sì che si formino microcristalli, che non intaccano le proprietà nutritive ed organolettiche degli alimenti. A differenza di quelli congelati che possono subire un deperimento, i prodotti surgelati mantengono intatte tutti i fattori nutrizionali e le caratteristiche di gusto.

L’articolo I falsi miti sul surgelato e la qualità Bofrost sembra essere il primo su Bio Notizie.

Domenica Seven

Posted on : 06-11-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Domenica Seven Apples.

Dal 12 Novembre torna la serata per chi vuole ballare la domenica in Versilia.

Domenica in Versilia, Domenica Seven Apples.

Il weekend è quasi finito ma la voglia di divertimento è ancora tanta, la domenica Seven è la serata perfetta per soddisfare la tua voglia di uscire, ballare ottima musica e incontrare bella gente.

E se vuoi vivere da protagonista una domenica Seven Apples, senza restare a lungo sulla d’ingresso, senza rischiare di restare fuori, senza rischiare di rovinare le ultime ore del tuo weekend, ti basta prenotare con i contatti offerti da questo sito.

Info e prenotazioni domenica discoteca Seven☎ 347.477.477.2 (risponde Luca)

Prova la comodità del servizio, disponibile anche via SMS o WhatsApp.

La domenica Seven in Versilia.

versilia domenica seven
marina di pietrasanta domenica seven
locali versilia domenica seven

La musica che si diffonde dal basso e vibra, attraversando prima le tue gambe, poi le tue braccia e solo quando ormai stai già ballando giunge alle tue orecchie.

Le luci blu, fredde, glaciali come nessun altro colore, ma che come nessun altro colore riescono a scaldare l’atmosfera, avvolgendoti con un abbraccio talmente evidente da essere invisibile.

I volti sorridenti di chi non ti conosce ancora ma sa di condividere con te un momento unico e irripetibile. Perfetti sconosciuti che per un istante sono amici e amiche, fratelli e sorelle di una notte.

Il cocktail che sorseggi lentamente, assaporandolo, come lentamente assapori ogni istante che ti rimane del tuo fine settimana.

Fine settimana… weekend… quel limbo di relax e divertimento, racchiuso tra un “Finalmente!” e “Già si ricomincia?”

E tu in quel limbo ci sei adesso, lo stai vivendo ora, è la tua casa… la tua zona di comfort… il tuo habitat naturale.

È la domenica Seven. E tu ne sei il protagonista.

La domenica in Versilia è alla discoteca Seven.

ragazze versilia domenica discoteca seven
ragazze della versilia domenica seven
incontrare belle ragazze versilia domenica seven
dove conoscere ragazze in versilia domenica seven
rimorchiare in discoteca domenica seven
ragazze più belle in versilia domenica seven
ballare domenica seven
serate in versilia domenica seven

donne in versilia domenica seven
ragazze in versilia domenica seven
belle ragazze in versilia domenica seven

Per quanto suggestive possano essere le parole che hai appena letto e rappresentative le foto che stai guardando, né le prime né le seconde riescono a trasmettere tutte le sensazioni piacevoli, le emozioni divertite e la magia della domenica Seven Apples.

Ormai un mito che da anni, accende le notti in tra Forte dei Marmi e Viareggio. Per chi, per chiudere il weekend non si accontenta di una cena o di un aperitivo… ma ha ancora voglia di ballare, di conoscere, di ridere e di scherzare…

Una serata icona che ha contribuito a rendere famosi in tutto il Seven Apples e la sua domenica. La tua domenica Seven.

Prenota ora la tua domenica Seven Apples.

Contatta ora al ☎ 347.477.477.2 e prenota la tua domenica Seven Apple per godere delle condizioni che la discoteca di Marina di Pietrasanta riserva ai suoi migliori ospiti:

  • accesso garantito anche in caso di TUTTO ESAURITI
  • nessuna coda all’ingresso, giusto il tempo di entrare accompagnati dalle hostess
  • nessun problema con la selezione Seven, naturalmente rispettando i canoni di età e di abbigliamento richiesti dal locale
  • tavoli con differenti prezzi prenotabili in qualunque area del locale

Domenica Seven prezzi.

Scopri quanto conveniente può essere prenotare in questa stagione prenotare un tavolo Seven Apples opure organizzare qui un addio al nubilato in Versilia, un addio al Celibato Versilia, un compleanno in discoteca o una Festa di Laurea e qualunque altra occasione valga la pena di essere celebrata con una serata di musica e divertimento.

Domenica 31 Dicembre si festeggia il Capodanno Seven Apples.

Previsto il TUTTO esaurito…  prenota adesso!

telefono seven discoteca

Per la tua Domenica Seven in Versilia utilizza il miglior servizio di info e prenotazioni della costa. A consigliartelo sono oltre 30.000 frequentatori della Versilia soddisfatti, che intorno a questo sito hanno generato la più grande community online della notte tra Forte dei Marmi e Viareggio.


Visita il profilo di Discoteche Versilia su Pinterest.

L’articolo Domenica Seven sembra essere il primo su Discoteche Versilia it – Le Migliori Discoteche in Versilia sono qui..

Termini appello tributario

Posted on : 25-10-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Quali termini per impugnare la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale? Cosa depositare in giudizio per dimostrare la tempestività dell’appello?

Quando si appella una sentenza tributaria occorre prestare molta attenzione non solo ai termini di impugnazione ma anche a quelli costituzione in giudizio, nonché agli atti che devono essere depositati per provare la tempestività dell’appello.

Termini appello sentenza tributaria

La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale può essere impugnata con ricorso in appello entro sessanta giorni della notifica (termine breve) oppure entro sei mesi dalla pubblicazione se la sentenza non è stata notificata (termine lungo).

Una volta notificato l’appello, il ricorrente deve depositare a pena di inammissibilità, entro trenta giorni, nella segreteria della commissione tributaria adita, l’originale del ricorso notificato o copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale.

Termini costituzione appello notificato a mezzo posta

Qualora il ricorso in appello sia notificato per posta, ci si chiede se il termine di 30 giorni per la costituzione in giudizio (con deposito presso la segreteria della Commissione Tributaria Regionale) decorra della data di spedizione del ricorso da parte dell’appellante o da quella di ricevimento da parte dell’appellato.

Le Sezioni Unite della Cassazione, in  due recenti sentenze [1], hanno dato la risposta definitiva sul punto, dirimendo il relativo contrasto giurisprudenziale. Esse hanno affermato, con riguardo alla notificazione dell’appello a mezzo del servizio postale, che il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio dell’appellante, decorre, non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione).

Deposito ricevuta di spedizione appello: è indispensabile?

La Cassazione, con recentissima pronuncia [2] fondata sui principi di diritto espressi dalle Sezioni Unite, ha ribadito quando, in sede di costituzione in appello, è indispensabile, a pena di inammissibilità, il deposito della ricevuta di spedizione e quando, invece, è sufficiente il deposito dell’avviso di ricevimento.

Non costituisce motivo di inammissibilità dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica o con proprio timbro datario.

Solo in questo caso, l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione. In mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza.

Le funzioni di Android che spesso dimentichiamo

Posted on : 20-10-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

android

Generalmente molti comprano un cellulare Android ultimo modello per mandare due messaggi e navigare in giro nel web, e per poco altro. Ma perché spendere cosi tanti soldi per utilizzarlo al di sotto delle possibilità del dispositivo? Beh, sono fatti vostri alla fine. Noi in questo articolo vediamo delle funzioni che spesso dimentichiamo nel nostro smartphone:

Funzioni Android che forse non conoscete

Attivate la “vostra” modalità notturna. Android non deve per forza avere una funzione chiamata modalità notturna! Basta andare nelle impostazioni, quindi in Accessibilità ed in Vista. All’interno troverete una funzione chiamata colori invertiti. Aggiungendo quest’opzione, maggior parte dello schermo sarà più “accettabile” da leggere nel buio.

Fate uso di Chrome su più dispositivi?

Il vostro browser tiene conto delle schede che avete aperto poco tempo fa da un dispositivo all’altro. Aprite Chrome, quindi il menù in alto a destra, e selezionate “Schede recenti”. Con questa funzione potrete visitare velocemente siti che avete aperto da poco su, ad esempio, il vostro PC (ma l’account Google dev’essere lo stesso).

Controllate dov’è il vostro cellulare, spegnetelo o cancellate la memoria a distanza. Basta usare la gestione dispositivi di Google e potete impostare il tutto anche nelle Impostazioni Google, per decidere fin che livello di controllo ha. Nel caso potete scaricare anche l’App abbinata.

Effettuate le vostre ricerche a schermo spento. E’ attualmente possibile, anche se potete farlo solo con alcuni tipi di cellulari. Andate nelle impostazioni di Google, quindi in Google Now e Voce. All’interno dovete cercare la funzione che vi darà l’opzione di tenere OK Google sempre attivo. Ricordatevi di far memorizzare per bene la vostra voce!

Usatelo come Router Wifi. Potete trovare quest’opzione in tanti modi: andate nelle Impostazioni rapide (i pulsanti che appaiono quando scorrete lo schermo dall’alto in basso) e cercate la funzione Router Wifi. Potete nel caso attivarla anche sotto “Wifi” in Impostazioni. Ovviamente assicuratevi d’impostare una buona password e di avere una ricezione decente.

E per tutto il resto…ci sono le opzioni sviluppatore! E vanno naturalmente abitati. Potete fare ciò andando nelle “Info sul dispositivo” nelle Impostazioni e premendo più volte su Numero Build.

Una volta attivate le opzioni sviluppatore, troverete all’interno una grande serie di funzioni che possono essere di grande utilità per ottimizzare tutto ciò che fa lo Smartphone!

I diritti di chi soffre di Alzheimer

Posted on : 08-09-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

0

Quali diritti, quale tipo di assistenza o di sussidio spetta in ognuna delle fasi di progressione e di sviluppo del morbo di Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia che fa molte “vittime”. In Italia i malati di Alzheimer sono 600mila ed il numero (già spaventoso) è destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione. Purtroppo, si tratta di una patologia che non “colpisce” solo il malato, ma intere famiglie, che – il più delle volte – non sanno come comportarsi e come far fronte alla situazione e sempre più spesso si chiedono quali diritti, quale tipologia di assistenza e quali cure spettino ai loro cari.

Potrebbe, dunque, essere molto utile leggere questo approfondimento in cui spiegheremo quali sono i diritti di chi soffre di Alzheimer, come e secondo quale progressione si sviluppa la malattia e quale tipo di assistenza o di sussidio spetta in ognuna di queste fasi.

Alzheimer: cos’è?

Il morbo di Alzheimer rappresenta la forma più comune di demenza. Con il termine “demenza” ci si riferisce, in modo generico, alle varie forme di declino delle funzioni cognitive, tali da interferire con la capacità di svolgere le attività della vita quotidiana. Tra le varie forme di demenza, l’Alzheimer è la più frequente e si verifica nel 60-80% dei casi.

Si tratta di una malattia che esordisce, il più delle volte, con disturbi di memoria. Una volta manifestatasi e diagnosticata, non vi è alcuna cura o trattamento che ne arresti la progressione: la prognosi, purtroppo, sarà caratterizzata da inguaribilità fino al decesso.

Prima di allora, però, la malattia passa attraverso diversi stadi. Ebbene, in ognuno di essi il malato ha diritto a particolari cure ed a forme sempre diverse di assistenza. Vediamo quali.

Alzheimer: le fasi di progressione della malattia

Al pari delle altre demenze, il morbo di Alzheimer segue un corso naturale connotato, secondo la scienza medica, da sette tappe e precisamente:

  • Fase 1: nessuna disabilità – funzionalità normale;
  • Fase 2: lievi ed iniziali deficit cognitivi;
  • Fase 3: declino cognitivo lieve;
  • Fase 4: declino cognitivo iniziale – moderato;
  • Fase 5: declino cognitivo moderato o stadio intermedio;
  • Fase 6: declino cognitivo severo – moderato;
  • Fase 7: declino cognitivo molto grave ed in fase avanzata.

Le tappe elencate forniscono un’indicazione di come le abilità del malato cambino durante il corso della malattia, di come le stesse si modifichino e peggiorino nel tempo sino alla fase più avanzata, ovverosia quella terminale. Ciò posto, analizziamo quali prestazioni, quali attività sanitarie e tutelari devono essere progressivamente garantite ai pazienti, per assicurare non di certo la guarigione, ma la miglior cura e qualità di vita possibile.

Alzheimer: gli iniziali deficit cognitivi

Il morbo di Alzheimer esordisce generalmente con disturbi di memoria. Si passa, dunque, dalla “normalità” e cioè dalla prima fase, connotata dall’assenza di qualsivoglia disabilità, alla fase n. 2, in cui si verificano i primi cambiamenti. Detti cambiamenti vengono sovente descritti come normali mutamenti legati all’età, che comporta i primi segnali di decadimento cognitivo. Invero, più della metà degli ultra-sessantacinquenni presentano lievi o lievissimi deficit cognitivi e funzionali. Per definire questa condizione vengono utilizzati diversi termini: il più accreditato e smemoratezza, legata al normale invecchiamento della persona. In questa fase, infatti, molti soggetti riferiscono di avere vuoti di memoria. Chi presenta questi sintomi solitamente non riesce a recuperare informazioni relative ai 5-10 anni precedenti e spesso dimentica parole familiari e di uso quotidiano.  In questa fase non è necessaria alcuna assistenza, se non una più accorta attenzione da parte dei familiari per compensare le iniziali défaillances dei propri cari.

Alzheimer: il declino cognitivo lieve

Come anticipato, una volta manifestatasi, la malattia progredisce e la sua corsa è inarrestabile: può essere solo “rallentata”.

Si passerà, dunque, dalla fase iniziale alle successive, caratterizzate da un declino cognitivo prima lieve, poi moderato ed, infine, severo.

Le vere complicazioni iniziano quando anche le persone più prossime (quali familiari e amici) si accorgono dei problemi del proprio caro, rilevando deficit di memoria e di concentrazione. Le performance lavorative, in seguito, si riducono e cominciano ad emergere le prime difficoltà nell’acquisire nuove informazioni e nel pianificare la propria giornata. Le difficoltà più comuni includono:

  • difficoltà a trovare la parola o il nome giusto;
  • evidenti difficoltà nello svolgimento dei propri compiti in contesti sociali o di lavoro;
  • problemi nel trattenere concetti e contenuti appena appresi;
  • difficoltà di programmazione ed organizzazione.

Alzheimer: il declino cognitivo moderato

I sintomi peggiorano in breve tempo (si tratta di mesi). Nella fase successiva i deficit riguardano le attività strumentali del vivere quotidiano, quali la capacità di gestire le finanze o di pianificare le spese. Si rileva, inoltre:

  • dimenticanza di eventi recenti e della propria storia personale;
  • difficoltà a svolgere compiti della vita quotidiana come il pagamento delle bollette e la gestione dei soldi.

Il carattere del malato, in questa fase, potrebbe diventare più riservato, soprattutto in occasione di situazioni socialmente o mentalmente impegnative. Potrebbero, inoltre, verificarsi mutamenti dell’umore.

Alzheimer: servizi e prestazioni sanitarie da garantire nelle fasi iniziali

Nelle fasi sin’ora descritte, la prima assistenza è – ovviamente – quella domestica e familiare. Si raccomandano, tuttavia, prestazioni specialistiche di tipo diagnostico, quali visite, valutazioni psicometriche, test di laboratorio e di diagnostica radiologica (il c.d. imaging cerebrale) per arrivare ad una definizione accurata della malattia.

Tutte queste prestazioni non necessitano di essere erogate in regime di ricovero. Si tratta di prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con eventuale compartecipazione (ticket). Si avrà diritto all’esenzione dal ticket in caso di riconoscimento della presenza di una malattia cronica: in tal caso le prestazioni saranno erogate direttamente dalle Aziende sanitarie o da strutture accreditate.

Alzheimer: prestazioni da garantire nelle fasi di peggioramento

Il peggioramento della malattia implica il bisogno di aiuto per lo svolgimento della maggior parte delle attività della vita quotidiana. La persona, in questa fase, potrebbe:

  • non essere in grado di ricordare il proprio indirizzo o il proprio numero di telefono;
  • confondersi sul luogo in cui si trova o sul giorno attuale;
  • avere bisogno di un aiuto per scegliere un abbigliamento adeguato per la stagione o per un’occasione;
  • manifestare ansia e depressione per la consapevolezza delle perdite funzionali e comportamentali.

In questa fase della malattia, la persona necessita di una supervisione costante nella gestione della quotidianità da parte dei terzi e, dunque, generalmente dei familiari. È  importante, inoltre, “stimolare” il malato, favorendo la partecipazione alla vita sociale, anche attraverso percorsi educativi ed occupazionali. Ciò al fine di mantenere una sua propria autonomia funzionale per il maggior tempo possibile ed al fine di rallentare il declino, purtroppo, inevitabile.

Dal punto di vista sanitario, possono essere necessarie prestazioni specialistiche ed abilitative ed, inoltre, trattamenti farmacologici (con farmaci che possono rallentare il decadimento cognitivo o modificare il tono dell’umore o, ancora, ridurre gli iniziali problemi comportamentali). Queste prestazioni sono generalmente erogate dal Servizio Sanitario Nazionale, attraverso i c.d. setting ambulatoriali. L’acquisto dei farmaci è, invece, a carico dei familiari, così come l’assistenza alle attività della vita quotidiana.

Per ridurre il carico assistenziale della famiglia (che di solito non riesce a prendersi cura del malato come dovrebbe o vorrebbe)  potrebbe essere utile la frequenza o l’inserimento del malato presso un Centro diurno per anziani non autosufficienti. Per ogni giornata di presenza presso il Centro diurno, le aziende sanitarie garantiscono il pagamento della quota socio-santaria, mentre la famiglia dovrà provvedere al pagamento della c.d. quota sociale che generalmente si aggira intorno ai 28 euro al giorno e che remunera i servizi alberghieri forniti dal Centro diurno.

Alzheimer: il declino cognitivo grave e la fase terminale

Quando il declino cognitivo diventa grave risultano molto compromesse le capacità di compiere le attività della vita quotidiana. Il malato potrebbe:

  • perdere consapevolezza delle esperienze più recenti e di ciò che lo circonda;
  • avere difficoltà a ricordare il nome del coniuge o dei figli;
  • avere bisogno di aiuto per gestire l’igiene personale;
  • tendere a vagare e a perdersi;
  • avere disturbi del ritmo sonno-veglia.

Questa fase dura generalmente due o tre anni. Inizierà, di seguito, la fase terminale (purtroppo).

Nella fase terminale, il malato richiede assistenza continua. La persona perde gradualmente la capacità di esprimersi e, contemporaneamente, quella di deambulare. Anche la deglutizione è compromessa. Di conseguenza, il malato non è più in grado di compiere alcuna attività del quotidiano vivere, neanche le più elementari (camminare, parlare, mangiare).

Alzheimer: prestazioni da garantire nella fase finale della malattia

Le fasi da ultimo descritte (quella del declino cognitivo grave e quella terminale) sono quelle in cui avvengono la maggior parte degli ingressi in Rsa. La famiglia, infatti, con l’aggravarsi della patologia, non è più in grado di garantire l’assistenza alla persona nelle attività della vita quotidiana, né di gestire e controllare i disturbi del comportamento.

Ma come avviene l’ingresso in Rsa?

L’ingresso in queste strutture avviene a seguito di un percorso di valutazione multi-professionale posto in essere dalle c.d. Unità di Valutazione Multi – Dimensionale (Uvmd). In seguito a dette valutazioni, il malato verrà inserito in una graduatoria ordinata in base alla gravità delle condizioni dei pazienti.

Al momento dell’accoglienza in Rsa viene formulato un  piano assistenziale integrato (c.d. Pai) che punta, oltre che alla gestione della quotidianità (igiene personale, alimentazione, ecc.), anche alla gestione delle problematiche comportamentali.

In queste fasi, il Servizio Sanitario Nazionale garantisce sempre il pagamento della quota sanitaria. Alla predetta quota, tuttavia, si aggiunge la quota di rilievo sociale, erogata il più delle volte dalle famiglie e dal Comune in integrazione.

Al riguardo, tuttavia, si sottolinea che non mancano voci discordanti circa la “ripartizione” delle spese afferenti alla retta ed alle cure in Rsa, le quali – per quanto concerne i malati di Alzheimer – dovrebbero essere completamente gratuite e ad intero carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per approfondimenti leggi: Alzheimer: i ricoveri in RSA sono a carico totale del SSN

Malati di Alzheimer: il diritto alle prestazioni ulteriori

Nelle ultime fasi della malattia, potrebbero rendersi necessarie – sia che la persona risieda a domicilio, sia in caso di ricovero in Rsa – delle ulteriori prestazioni, quali:

  • prestazioni mediche da parte del medico di famiglia;
  • visite ed accertamenti specialistici;
  • ossigenoterapia;
  • ausili personalizzati per la deambulazione assistita, per la mobilizzazione, per la posturazione, per affrontare l’allettamento;
  • presidi per l’incontinenza e la prevenzione delle lesioni da decubito.

Ebbene, il costo di queste prestazioni è a carico del Ssn, poiché si aggiunge alla quota avente rilievo sanitario.

Malati di Alzheimer: il diritto alla nutrizione artificiale

In fase terminale, i malati di Alzheimer potrebbero avere bisogno di essere nutriti artificialmente. La nutrizione artificiale può essere affrontata e gestita anche da casa, ovviamente alla presenza di personale specializzato. Se, invece, il malato è in Rsa la nutrizione artificiale viene svolta dagli operatori socio-sanitari e dal personale infermieristico. Le prestazioni afferenti alla nutrizione artificiale (ivi compresa la fornitura di sacche e di soluzioni da infondere via sondino  naso-gastrico con relativo materiale d’uso) sono integralmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.