Prima casa: non sempre è impignorabile

Posted on : 10-08-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione: pignoramento dell’unico immobile adibito ad abitazione e residenza del debitore sottoposto a tante condizioni.

La prima casa non si scorda mai. Nel caso, è l’Agenzia delle Entrate Riscossione che se la deve scordare. Perché la prima casa non si tocca. Non si pignora. O forse. O quasi.

Nell’immaginario collettivo, dal 2013 [1] la prima casa non è più pignorabile dall’Agente di riscossione (anche se lo è per gli altri creditori, come una banca, un fornitore non pagato, ecc.). Non male, no? Basta tenere nel cassetto le cartelle esattoriali, ignorarle e rifugiarsi in quella prima casa, magari facendo festa.

Un po’ troppo. Perché non è proprio così

Quella che l’immaginario collettivo chiama «impignorabilità della prima casa» è, infatti, subordinata a una serie di condizioni. Quali? Vediamo.

La differenza tra la prima casa e l’unica casa

Cominciamo col chiamare le cose con il loro nome. Una cosa è la prima casa ed un’altra ben diversa è l’unica casa. La legge, infatti, non vieta il pignoramento della prima casa, ma solo quello dell’unica casa. Che differenza c’è?

Facciamo un esempio. Se il contribuente, dopo aver acquistato la prima casa, ne acquista anche una seconda, rende pignorabile tanto la prima quando l’altra. In altre parole, l’Agenzia delle Entrate Riscossione mette le mani su entrambe. Invece, la condizione necessaria per evitarlo e, quindi, per ottenere il beneficio in commento, cioè l’impignorabilità, è che l’immobile sia anche l’unico e che, quindi, il debitore non ne abbia altri intestati.

Può sembrare una contraddizione? Spieghiamoci meglio

Partiamo dal dato testuale della norma che parla di «unico immobile di proprietà del debitore». Questo significa che se il contribuente, oltre alla casa in cui abita, possiede un piccolo appezzamento di terra (anche pochi metri quadrati, non certo un campo di grano) adibito ad orticello, e quindi ad uso agricolo, potrà vedersi pignorata la casa che, appunto, non è più l’unico immobile. Che cosa può fare il debitore per evitare che l’Agenzia delle Entrate Riscossione si prenda i pomodori e le zucchine coltivate con tanta fatica e dedizione? L’unica alternativa è quella di vendere la terra: in questo modo, la casa rimarrebbe il solo immobile di sua proprietà e non potrebbe più essere pignorato. Una soluzione che non sembra in linea con la legge, la cui finalità era quella di garantire un tetto sotto cui dormire ad ogni contribuente.

Nessun problema, invece, per chi ha, insieme alla casa, un garage o una cantina: si tratta, infatti, di pertinenze dell’abitazione e, se accatastate autonomamente, non fanno venir meno la condizione di unicità dell’immobile [2].

Garage e cantina, insomma, sono pertinenti. L’orto no

Residenza anagrafica, destinazione e tipologia

Non è finita. L’abitazione, oltre ad essere l’unico immobile del contribuente, deve anche rispondere ad altre tre condizioni:

  • deve essere la residenza anagrafica del debitore;
  • deve avere destinazione catastale;
  • non deve essere di lusso.

Residenza anagrafica

Quanto al primo requisito, il debitore deve aver fissato la propria residenza anagrafica nell’immobile. Significa che, se il contribuente ha residenza in una unità presa in affitto e possiede un unico fabbricato dove invece non vive (magari per aver dato anch’esso in affitto), quest’ultimo potrà essere pignorato.

La prima e l’unica casa, infatti, non sono la stessa casa (o cosa)

Non è precisato a quale data debba sussistere il requisito della residenza anagrafica. Nel silenzio della legge, dovrebbe trattarsi di quella in cui hanno inizio le operazioni di esproprio (trascrizione e notificazione dell’avviso di vendita). Questo, però, potrebbe facilitare manovre di spostamento della residenza fatte al solo fine di aggirare le disposizioni di legge.

Destinazione abitativa

Come detto, l’abitazione deve avere destinazione catastale abitativa. Ergo, se il debitore risiede in un immobile ad uso ufficio, esso è pignorabile.

L’immobile non deve essere di lusso

L’immobile non deve essere classificato catastalmente come A8 (ville) o A9 (castelli), né deve possedere i requisiti delle case di lusso, di cui al decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969 [3], a prescindere dalla categoria catastale di appartenenza.

Perché quest’ultima precisazione? Perché il legislatore vuole evitare che l’Agenzia delle Entrate Riscossione possa mettere le mani unicamente sulle case classificate come A1, in considerazione del fatto che tale classificazione è presente solo in pochi casi e che, in realtà, le abitazioni di lusso sono molte di più rispetto a quelle dichiarate al catasto.

Se manca anche solo uno di questi requisiti

Se una delle condizioni citate viene meno, l’immobile è pignorabile dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, ma sempre a condizione che l’intero debito raggiunga almeno 120.000 euro. Se invece è inferiore, l’Agente di riscossione potrebbe tutt’al più iscrivere ipoteca sull’immobile (sempre a condizione che si tratti di debiti superiori a 20.000 euro), ma non metterlo in vendita.

La differenza tra pignoramento e ipoteca

Con tutti i requisiti elencati prima, dunque, l’unica casa è impignorabile da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Vuol dire che l’ente non può svolgere un’azione esecutiva, mettere in vendita l’immobile con un’asta pubblica e, quindi, soddisfarsi sul ricavato della vendita forzata.

Ma il beneficio finisce qui. Perché l’Agente di riscossione potrebbe iscrivere ipoteca sulla «unica abitazione». L’ipoteca è sempre consentita a condizione che il credito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione sia uguale o superiore a 20mila euro.

Se la casa è nel fondo patrimoniale

Chi ha tutelato la casa nel fondo patrimoniale e pensa che, in questo modo, non possa essere pignorabile, si sbaglia. Gli immobili inseriti nel fondo possono essere ugualmente oggetto di esecuzione forzata in tutti quei casi in cui le obbligazioni per cui si procede siano state contratte per il bisogno familiare [4].

Tuttavia la valutazione dei bisogni della famiglia non è un concetto univoco: cambia per ciascun nucleo familiare, essendo i coniugi ad indirizzare la vita comune e a stabilire quali sono gli obiettivi che intendono raggiungere. Pertanto, occorre utilizzare altri parametri.

Inoltre, non è chiaro se i debiti tributari di cui si tratta possano essere considerati contratti nell’interesse della famiglia. Una giurisprudenza più recente è orientata in favore del Fisco, ritenendo che anche le imposte sui redditi, non pagate per l’esercizio di attività commerciale, rientrano tra i debiti per il bisogno familiare, atteso che il lavoro in sé considerato è anche destinato al sostegno dei membri della famiglia.

In alcuni casi si è distinto in base alla tipologia di debito tributario: un debito derivante da Irpef sui redditi fondiari dei beni costituiti in fondo è sicuramente estraneo ai bisogni della famiglia e come tale non potrebbe paralizzare l’esecuzione ma i redditi confluiscono in unico debito con altri redditi.

La giurisprudenza, però, non è concorde: in alcuni casi si sbilancia verso l’aggredibilità dei beni del fondo [5], in altri per l’esclusione [6].

Per la Cassazione si applicherebbero le disposizioni ordinarie e, dunque, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale, appartenenti al coniuge o al terzo, se:

  • il loro debito è stato contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni familiari;
  • il debito è stato contratto per uno scopo estraneo a tali bisogni, ma il titolare del credito per cui l’esattore procede alla riscossione non conosceva tale estraneità [7].

Questi bisogni comprendono anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Il difensore d’ufficio deve essere pagato?

Posted on : 07-08-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed

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È comune credere che il difensore d’ufficio, perché nominato dallo Stato, non debba essere pagato. Ma attenzione: questo vale solo quando si ha accesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

La difesa d’ufficio è un istituto previsto per i soli procedimenti penali. La difesa d’ufficio si basa sul principio espresso dalla nostra Costituzione ai sensi del quale «la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” [1]. I difensori d’ufficio, partecipano ad un corso formativo che prevede il superamento di un esame finale per ottenere l’abilitazione e l’iscrizione nella lista nazionale dei difensori d’ufficio.

 

Quando viene nominato il difensore d’ufficio?

Se l’autorità giudiziaria sta agendo nei nostri confronti per accertare un reato, avremo notizia dell’esistenza del procedimento penale solo al momento dell’identificazione e dell’informazione difensiva (molto spesso notificata con il cosiddetto avviso di garanzia). Solo se non sono previste misure speciali (ad esempio la carcerazione preventiva), questo è il momento in cui la polizia vi contatta e fissa un incontro (ovvero si presenta presso il domicilio conosciuto) per raccogliere le vostre generalità, vi informa dell’esistenza di un procedimento penale a vostro carico e vi richiede di indicare il luogo ove volete ricevere gli atti giudiziari del procedimento (cosiddetta elezione di domicilio). In questa sede, sarete informati della possibilità di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, vi sarà assegnato un difensore d’ufficio.

 

Se non voglio nominare un difensore di fiducia cosa accade?

Vi sarà assegnato un difensore d’ufficio, vi saranno comunicati subito i recapiti e potrete immediatamente contattare il legale.

Devo pagare il difensore d’ufficio?

Dipende. Il primo atto con cui venite a conoscenza del procedimento penale a vostro carico deve anche prevedere le istruzioni per potersi avvalere del patrocinio gratuito a spese dello Stato.

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato in ambito penale è necessario che dall’ultima dichiarazione dei redditi risulti un reddito non superiore a euro 11.528,41. Se il nucleo famigliare produce altri redditi questi dovranno essere conteggiati ma il limite di euro 11.528,41 è elevato di euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi [2].

Se viene superata la soglia reddituale e non si può accedere al gratuito patrocinio, il difensore d’ufficio dovrà essere pagato direttamente dal cliente al pari di un difensore di fiducia e questa circostanza è indicata proprio nell’atto che vi viene notificato.

Importante: se non sapete a chi rivolgervi e intendete comunque nominare un difensore di fiducia e avete anche il diritto al gratuito patrocinio, è consigliabile recarsi presso la sede dell’ordine degli avvocati del Tribunale più vicino e chiedere la lista degli avvocati iscritti al gratuito patrocinio. Alternativamente si può accedere al sito internet dell’ordine degli avvocati e fare la ricerca attraverso l’albo telematico. In pratica, se si hanno i requisiti e si vuole accedere al patrocinio a spese dello Stato è necessario scegliere un difensore iscritto alle liste del gratuito patrocinio.

Per i procedimenti penali, la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio deve essere presentata presso l’ufficio del magistrato a cui è assegnato il fascicolo del procedimento che, di norma, è indicato sul primo atto notificato.

 

Non voglio più il difensore d’ufficio e voglio nominare un avvocato di fiducia. Come procedere?

Se non si è ammessi al patrocinio a spese dello Stato e, inizialmente, si è scelto di procedere con il difensore d’ufficio c’è sempre la possibilità di nominare, in qualsiasi momento, un difensore di fiducia. Ma attenzione: il difensore di fiducia potrà accettare l’incarico solo dopo che avrete liquidato interamente il difensore d’ufficio per l’attività svolta.

Avv. Mara Modica Amore

Come faccio a sapere se ho una denuncia in corso?

Posted on : 26-07-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed

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Si può sapere di essere stati denunciati o querelati durante le indagini o quando si riceve l’avviso di garanzia. Per averne la certezza occorre fare istanza alla Procura della Repubblica.

Temi che il vicino di casa ti abbia querelato dopo una lite in cui sono volate parole grosse? Hai rubato un rossetto in profumeria e temi che ti abbiano denunciato per furto? Se non hai ricevuto alcuna comunicazione, c’è un modo per sapere per certo come stanno le cose: fare richiesta alla Procura della Repubblica competente per territorio [1]. Vediamo, allora, nel dettaglio come fare a sapere se si ha una denuncia il corso.

Chi denuncia a querela non è obbligato a comunicarlo all’interessato

Come sapere se si è stati denunciati?

  • Al termine delle indagini

Per chiarire la questione bisogna partire da un presupposto. Non esiste alcun obbligo di comunicare la denuncia o la querela (per capire le differenze si legga Esposto, querela e denuncia: quale differenza?) al presunto colpevole. Quindi, regola vuole che quest’ultimo venga a sapere della querela o della denuncia a suo carico solo al termine delle indagini, quando gli viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e l’eventuale rinvio a giudizio. Di solito, il tempo minimo occorrente è di sei mesi che diventano un anno per i reati più gravi.

 

  • Durante le indagini

Può accadere, tuttavia, che proprio durante le indagini, la Procura debba notificare alcuni atti all’accusato. In questo caso, quest’ultimo riceverà un invito ad eleggere un domicilio (a dire, cioè, dove vuole ricevere tali atti) e a nominare un difensore. Chiaramente, questo basta per metterlo a conoscenza della denuncia a suo carico.

 

  • Invito informale e avviso di garanzia

Ci sono anche altri modi in cui il soggetto accusato può accorgersi di essere stato querelato o denunciato. Ad esempio, può essere contattato informalmente, anche per telefono, da Polizia o Carabinieri che lo invitano a presentarsi in caserma per l’identificazione e l’elezione di domicilio. Oppure ancora può riceve il cosiddetto avviso di garanzia, previsto nel caso in cui il pm debba compiere un atto a cui ha il diritto o l’obbligo di assistere l’avvocato dell’indagato, come l’interrogatorio, l’ispezione, una perquisizione, un sequestro o un prelievo coattivo di campioni biologici.

  • Richiesta alla Procura della Repubblica

Al di fuori di tutti questi casi, c’è ancora un modo a cui una persona può fare riferimento per sapere se ha un procedimento penale a carico o se qualcuno ha sporto querela o denuncia nei suoi confronti. Può presentare, presso il tribunale (ufficio della Procura della Repubblica), un’apposita istanza, in cui chiede esplicitamente quali sono i procedimenti penali aperti contro di lei, sempre che non siano coperti dal segreto istruttorio.

La richiesta in questione deve essere presentata all’ufficio territorialmente competente che viene individuato in base al luogo in cui è stato commesso il reato. Ad esempio, se il reato è stato commesso a Lecce e la richiesta viene presentata a Cagliari non si otterrà alcuna risposta.

Ma che cosa esattamente la Procura della Repubblica comunica al richiedente?

  • Il numero di procedimento,
  • il nome del pubblico ministero competente,
  • la data di commissione del fatto,
  • l’articolo di legge violato.

Nulla di più; per avere maggiori informazioni e poter accedere agli atti del procedimento – in pratica, per sapere chi ha presentato la denuncia, quali sono i fatti contestati, ecc. – non resta che aspettare la fine delle indagini preliminari e l’eventuale rinvio a giudizio. Fermo restando che se la Procura notifica l’invito a eleggere domicilio e a nominare un difensore il mistero è svelato (vedi sopra).

Attenzione: non sempre, con l’istanza di cui si sta parlando, si riuscirà ad ottenere il risultato sperato. Ci sono, infatti, alcuni reati particolarmente gravi per i quali non è prevista la comunicazione all’indagato, neppure avanzando una richiesta del genere.

 Non sempre fare istanza alla Procura della Repubblica serve

Che fare dopo aver saputo di essere stati denunciati?

Nel momento in cui si sa per certo di essere stati denunciati, c’è solo una cosa da fare e, cioè, andare da un avvocato, esporre i fatti ed eventualmente nominarlo proprio difensore di fiducia. Il legale saprà dirci se è il caso di compiere attività difensiva anche tramite indagini private.


Istanza alla Procura della Repubblica: fac simile

Istanza ex art. 335 cpp
Alla Procura della Repubblica

presso

Tribunale di …

Istanza ex art. 335 cpp

Il sottoscritto … nato a … il … e residente in … in qualità di indagato,

chiede

di avere comunicazione delle eventuali iscrizioni esistenti a suo carico (numero del procedimento, reato contestato, persona offesa e magistrato che se ne occupa) nel registro delle notizie di reato, ai sensi dell’art. 335 del codice di procedura penale. Dichiara sin d’ora di eleggere domicilio legale presso lo studio dell’Avv. … in Via ….
Con osservanza.
Luogo e data…

Ex moglie disoccupata: ha diritto al mantenimento?

Posted on : 04-07-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Niente assegno di divorzio se l’ex coniuge è senza lavoro: il matrimonio non è una «strada per sistemarsi a vita».

Dopo la rivoluzionaria sentenza della Cassazione dello scorso 10 maggio [1] che ha riscritto i presupposti per ottenere l’assegno di divorzio (presupposti che confinano il diritto solo in capo a coloro che non hanno la concreta possibilità di mantenersi da soli anche alla luce dell’età, della salute e della formazione), è ora il turno di tutti gli altri giudici adeguarsi al nuovo principio. E sembra che l’indirizzo sia condiviso da più parti. Non solo a Milano (che forse è stato primo artefice del mutato orientamento), ma ora anche a Salerno. È di questi giorni l’interessante sentenza della Corte di Appello [2] secondo cui l’assegno di mantenimento non spetta neanche all’ex moglie disoccupata.

«Il matrimonio – si legge in sentenza – non può essere considerato la strada per una sistemazione definitiva ed è soltanto una unione di affetti, per cui ove cessano questi ultimi si interrompono anche i legami patrimoniali». Questo materialmente significa che se l’ex moglie, pur se priva di lavoro, è ancora in grado di trovare un’occupazione, non può chiedere gli “alimenti”.

La condizione di disoccupato del coniuge richiedente non è di per sé sufficiente, in relazione alla capacità di lavoro e all’età, per ottenere il mantenimento

Ripetendo le stesse parole scritte dalla cassazione tre mesi fa, i giudici campani ricordano che il rapporto matrimoniale, con il divorzio, si estingue definitivamente sul piano personale dei coniugi, che tornano persone singole; sicché vengono a cessare anche tutti i rapporti patrimoniali tra di loro basati sul principio di solidarietà che, pur non venendo meno nella precedente (e temporanea) fase della separazione, si interrompono completamente con il divorzio. In altri termini, sebbene dopo la separazione spetti un assegno di mantenimento volto a garantire all’ex lo stesso tenore di vita che aveva durante l’unione, questo diritto viene meno una volta intervenuto il divorzio: da tale momento solo chi non è autosufficiente può rivendicare l’assegno. Chi invece ha la capacità, anche potenziale – per via della giovane età, della formazione e della salute – di trovare un’occupazione o di mantenersi con propri redditi (non solo di lavoro, ma anche mobiliari o immobiliari) non può più chiedere nulla.

In questa ottica, chi richiede l’assegno di divorzio deve dimostrare di non essere in grado di potersi procurare, per ragioni che non dipendono dalla sua volontà, mezzi adeguati al raggiungimento dell’autonomia economica. Di conseguenza, in difetto di prova specifica sul punto, il giudice deve rigettare la richiesta di “alimenti” avanzata dall’ex moglie.

Deejay Mercoledì Beach Club

Posted on : 18-06-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Alla scoperta dei deejay Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi Versilia.

Mirco Martini e Francessìco Santarini sono i resident deejay Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi.

Aspettando il 21 Giugno e l’inaugurazione del Mercoledì Beach Club Versilia.

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Il servizio che ti offre tutto quello che ti occorre per la tua serata nelle migliori discoteche in Versilia direttamente sul tuo telefono. Con la possibilità di prenotare subito e ricevere una conferma scritta delle condizioni concordate.

Questo servizio, ideato dallo seo copywriter che ha fatto della Versilia e delle sue serate le più cliccate sulla rete è una delle ragioni per cui, oltre 30.000 utenti hanno cliccato Mi piace sulla pagina dedicata a questo sito.

I deejay del Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi: Mirco Martini e Francesco Santarini.

Deejay Mercoledì Beach Club: Mirco Martini.

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Mirco Martini, giovane DJ toscano, si addentra nel mondo della musica all’età di 14 anni spinto da una forte passione e da una convinzione che lo accompagnano tutt’ora. La Canniccia, discoteca versiliese, gli permette di spiccare il volo e di fare pratica nel mondo musicale. Muovendosi tra alcuni locali della Versilia, comincia a farsi conoscere tra i suoi coetanei nel 2009 suonando alla Terrazza Inside e all’Ostras Beach. Nel 2010 viene contattato da Radio Versilia per un programma radiofonico che, oltre a rivelarsi un’esperienza costruttiva, permette a Martini di allargare i suoi contatti e di partecipare al PaPeete Tour di Madonna di Campiglio, ospite al Cliffhanger e al Patascos. A giugno dello stesso anno è ospite al Ventidos e in locali tra i più importanti di Formentera, rientrando poi in Toscana con l’impegno del mercoledì sera al Beach Club Versilia (Club selezionato dal The World’s Finest Clubs come uno tra i migliori locali al Mondo). Le domeniche dell’inverno 2010 sono consacrate alla Bussola di Marina di Pietrasanta, fino alla sua chiusura nel 2011.
Successivamente, il giovane DJ, è ospite come Guest in svariati locali italiani (Ostras Beach, Jux Tap Sarzana, Vespucci 20, Akuaketa di Pisa, La Capannina di Franceschi, etc.) deliziando, nel ruolo di Resident DJ, le serate dei vacanzieri del Beach Club con feste ed eventi sulla spiaggia. Estate e inverno 2012 si riempiono di serate all’insegna di musica e divertimento per i frequentatori dei locali Versiliesi (Jux Tap e White) che ormai riconoscono nel sound i gesti del DJ toscano, che dal 2012 si è lanciato nella produzione di pezzi propri.

Dal 21 Giugno è, con Francesco Santarini, resident deejay Mercoledì Beach Club Forte dei Marmi.

Deejay Mercoledì Beach Club: Francesco Santarini.

Francesco Santarini deejay mercoledi beach club
Francesco Santarini dj
Francesco Santarini deejay beach club

Francesco Santarini , in arte Santarini DJ , e’ nato il 2 aprile 1992 nella citta’ marmifera di Carrara(MS), dove risiede tutt’ora assieme alla famiglia. All’età di 14 anni comincia a spaziare diversi generi musicali rimanendo particolarmente colpito dalla musica da discoteca grazie ai ragazzi del Diabolika di m2o e rimanendo sintonizzato negli anni successivi in quel filone dance. Dopo le prime frequentazioni nelle discoteche della versilia, in primis la amatissima Canniccia, decide di comprarsi una mini consolle digitale per provare a immedesimarsi nel mondo del dj. Nel giugno del 2011 compra la sua prima vera consolle che tutt’ora utilizza. Iniziano le prime feste private, i primi compleanni e le richieste aumentano.E’ ancora nel pieno della sua gavetta tra compleanni, feste pubbliche, e le prime discoteche.
Comincia a suonare nella discoteca Faruk Versilia, per poi spostarsi nel novembre 2013 al Baronette Versilia, dove è resident dj per diversi mesi.
Ha suonato tutti i mercoledi’ dell’estate2014 come resident al Beach Club Versilia(MS) ed e’ stato Special guest dj al Twiga Beach Club (LU), nei Giovedì di Luglio e Agosto.
Ha suonato presso : Faruk Versilia (LU), Baronette Versilia (LU), Jux Tap ( Sarzana, SP ) Beach Club ( Cinquale, MS), Twiga Beach Club ( Forte dei Marmi, LU ) .
Giovedi’ 31 Luglio 2014 ha chiuso il concerto di Bob Sinclar, suonando dopo di lui, al Minerva Beach di Forte dei Marmi.
Dopo un inverno 2014/2015 come resident al Jux Tap di Sarzana e dopo una strepitosa estate al Beach Club del cinquale, dove si è esibito ogni mercoledì notte in onda su radio m2o , alternandosi ad artisti del calibro di Provenzano DJ, Chiara Robiony, Renèe La Bulgara tanti altri, assieme al tuo collega e amico Mirco Martini , torna resident e lo è tutt’ora al Jux Tap (SP), sempre di venerdì con le serata #ICON .
L’estate 2016 lo vede impegnato tutti i Mercoledì Notte al Beach Club di Cinquale (MS) e alcuni Lunedì alla Capannina di Franceschi di Forte dei Marmi (LU).
Da fine Luglio 2016 è uno dei dj resident del primo ed unico Nikki Beach in Italia, il Nikki Beach Versilia

Dal 21 Giugno è, con Mirco Martini, resident deejay Mercoledì Beach Club Versilia.

Ora che conosci i deejay Mercoledì Beach Club, prenota la tua serata.

beach club telefono

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La qualità di una comunità quale prodotto della comunicazione interpersonale – Alla base della nazione òòòò

Posted on : 10-05-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Prof. Sergio Benedetto Sabetta

Run Run

Posted on : 02-05-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Run Run

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Da City Airport al centro di Londra, come arrivarci

Posted on : 30-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Destinazione Londra. C’è la possibilità di raggiungere la città via mare oppure via treno (l’Eurostar Parigi-Londra c’impiega poco più di due ore). Ma naturalmente la via aerea è la più veloce ed economica. Avete in progetto di atterrare al London City Airport e non sapete come fare per raggiungere il centro di Londra? Qui vi fornirò tutte le informazioni utili per approdare alla città dalle infinite possibilità.

Il City Airport è il più piccolo della città ed è l’unico (fra quelli principali, che sono 5) che non si trova in periferia. Premiato più volte come il migliore della città, gestisce perlopiù voli a corto raggio (come viaggi d’affari). La particolare posizione di cui gode e quindi l’impagabile pregio di essere ben collegato alla City fanno sì che le compagnie low cost non vi operino.

Atterrerete, e sarà uno spettacolo imperdibile, in zona Docklands (distretto di Newham), esattamente a una dozzina di chilometri dal centro. L’aeroporto si situa lungo la linea metropolitana DLR (Docklands Light Railway), zona 3. Dunque, con la metropolitana potete essere a Londra (zona 1) in meno di mezz’ora. Il biglietto di sola andata costa £4.80. Il DLR è attivo dalle cinque fino a mezzanotte nei giorni feriali, e dalle sette a mezzanotte nei giorni festivi. Avrete agio di prendere una corsa ogni dieci minuti, male che vada.

Quale la direzione da prendere per il centro? Prendete il DLR che muove in direzione Bank o Tower Gateaway. Potete trovare la mappa della metropolitana praticamente ovunque, quindi anche nei pressi dell’aeroporto. Studiate la mappa prima di salire a bordo.

Se siete in possesso della utilissima Visitor Oyster Card Londra, il viaggio in metropolitana lungo la linea DLR di cui ho detto sopra, cioè dalla zona 3 dell’aeroporto alla zona 1, vi costerà meno di tre sterline. La Oyster Card è una tessera con la quale potrete viaggiare su tutti i mezzi pubblici di Londra, ivi compresi la funivia e le imbarcazioni fluviali del Tamigi. Consente di evitare le code e prendere tutte le corse al prezzo più conveniente della giornata. Senza contare che con questa tessera si ha diritto a una serie di offerte e sconti in oltre 25 negozi e ristoranti: sarà sufficiente esibirla al commerciante. Per esemprio, potrete usufruire di sconti al British Museum, all’Hard Rock Café, al The Royal Albert Hall, alla National Portrait Gallery.

Dove potete acquistare la Oyster CArd? Alla stazione DLR stessa, appena atterrati oppure prima di partire dall’Italia sul sito VisitBritain. Costa £3. Come utilizzarla? La si poggia sul pulsante giallo che trovate ai tornelli delle metropolitane e delle stazioni ferroviarie oppure all’ingresso dei bus.

Riprendiamo il tragitto dal City Airport e guardiamo a un’alternativa alla metropolitana. Siete appena atterrati sull’unica pista di cui dispone questo aeroporto gioiello. Non avete una Oyster Card e non avete alcuna intenzione di prendere una metropolitana (che resta, a ogni modo, la soluzione ideale per arrivare in centro), magari perché non avete fretta di raggiungere il centro o semplicemente perché non volete mischiarvi alla colorita folla della Tube. State pensando a un comodo taxi che vi porti direttamente alla City o altrove decidiate di dirigervi. Ebbene, all’esterno del terminal (nell’area di sosta) troverete i celeberrimi taxi neri. Le tariffe sono riportate sul tassametro: possiamo dire che in media la corsa non vi costerà meno di £25.

Oltre ai taxi neri o black cabs, esistono i minicab, che sono delle auto a noleggio con autista, riconoscibili dagli adesivi TFL. Il servizio è attivo soltanto su prenotazione e la tariffa viene comunicata all’inizio della corsa. In genere, questo servizio costa meno dei black cabs. Durante il weekend si consiglia di fare la prenotazione un bel po’ di tempo prima della partenza prevista, onde evitare di dover aspettare a lungo per via del fatto che il servizio è parecchio richiesto nei fine settimana. Pure, non è raro trovare dei minicab abusivi all’uscita dei locali: non lavorano su prenotazione ma l’inconveniente è che le tariffe possono essere altissime. Potrebbere scucirvi un bel malloppo se siete parecchio sbronzi.

Come altro raggiungere il centro dal City Airport? Una soluzione decisamente poco felice è rappresentata dal servizio di auto a noleggio. Sono costosi i parcheggi, costa la benzina, e la tassa di congestione di Londra è di circa £10. A ogni modo, se si propende per l’indipendenza assoluta, all’aeroporto trovate diverse compagnie di noleggio auto. Potreste prenotare sul sito Rino Car Hire.

E perché non noleggiare una bici? In fondo, pedalerete soltanto per una dozzina di chilometri. Se siamo a corto di grana, allora gambe in spalla! Tempo tre o quattro ore e si è in centro, il Tamigi ci guiderà. Sarà una passeggiata piacevole quante altre mai.

 

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I lettori che fanno vedere film in streaming sono illegali

Posted on : 27-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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Violazione del copyright: illegittima la vendita di lettori multimediali che consentono la visione in televisione di opere protette dal diritto d’autore.

Non si possono mettere in vendita lettori che, grazie a particolari estensioni preinstallate, consentono di vedere sulla televisione film scaricati da internet e, in particolare, da siti che violano l’altrui copyright. Chi lo fa commette una violazione della normativa europea in diritti d’autore. È questa la sintesi di una sentenza della Corte di Giustizia pubblicata ieri [1]. Secondo i giudici europei «la riproduzione temporanea su tale lettore di un’opera tutelata da diritto d’autore mediante diffusione dati in flusso continuo (streaming) non è esentata dal diritto di riproduzione».

Il caso ha ad oggetto un lettore su cui era stato installato un software open source con alcune estensioni che permettono collegamenti a siti web per scaricare opere tutelate dal diritto d’autore. Ebbene, per la Corte europea anche la semplice vendita di un lettore multimediale rientra nel concetto di «comunicazione al pubblico», per come intesa (in senso estensivo) dalla direttiva europea. Dunque, sono illegali i lettori che fanno vedere sulla televisione film in streaming in quanto finiscono per diffondere al pubblico delle opere protette, senza cioè l’autorizzazione dei relativi titolari dei diritti d’autore.

Scrive la Corte: «Gli atti di riproduzione temporanea sul lettore multimediale di un’opera tutelata dal diritto d’autore, ottenuta via streaming su un sito web appartenente a un terzo che offre l’opera senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore, non sono esentati dal diritto di riproduzione». La riproduzione di contenuti altrui sarebbe lecita solo laddove temporanea, transitoria o accessoria e sempre che non vi sia un autonomo intento economico. Cosa che non ricorreva nel caso di specie, dove la principale caratteristica del lettore multimediale era proprio la possibilità di accedere a opere protette, scaricabili da siti di streaming.

La preinstallazione nel lettore multimediale di estensioni che consentono di accedere alle opere tutelate e di visualizzare tali opere sulla televisione «non coincide con la mera fornitura di attrezzature fisiche». Non c’è dubbio, dunque, che la caratteristica del lettore multimediale – che consente un accesso diretto alle opere protette, disponibili su siti di streaming senza l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore – presenta proprio quello scopo di lucro vietato dalla legge.

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Posted on : 26-04-2017 | By : admin | In : Di tutto un pò!

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