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Salute e Benessere | KYK.it
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Caffè ritirato dal mercato: ecco tutti i dettagli

Posted on : 27-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Ritiro immediato dal mercato per frammenti di plastica nel caffè. Il richiamo per rischio fisico del ministero della Salute.

Il ministero della Salute ha pubblicato un richiamo per i marchi “Caffè Leoni“, “Meseta“, “Conad“, prodotti da Beyers Caffè Italia Srl (BCI). Si tratta di numerosi lotti di capsule compatibili con la macchina Nescafè Dolce Gusto.

Il ministero della Salute spiega che il motivo del richiamo consiste nel «rischio di avere piccole particelle di plastica nella tazza, rilasciate dalla capsula durante il processo di erogazione. Il consumo dei prodotti sotto menzionati potrebbe presentare un rischio per la salute in caso di ingestione di una piccola particella di plastica».

Le avvertenze riguardano:

  • Caffè Leoni d. gusto classico 16CAPSX6AST;
  • Caffè Leoni d. gusto forte 16CAPSX6AST;
  • Meseta Coff. dolce gusto supremo 16CAPSX6AST (L19290);
  • Conad d. gusto ginseng 16CAPSX6A (nessun richiamo di lotti L19288 a
    L19330);
  • Conad d. gusto cortado 16CAPSX6AST.(nessun richiamo di lotti L19318 a L19333);
  • Conad d. gusto orzo 16CAPSX6 (nessun richiamo di lotti L19323 a L19324).

L’invito del Ministero della Salute è quello di non consumare il prodotto – con marchio e numero da loro segnalato – ma di restituirlo al punto vendita più vicino per ottenere un rimborso o un cambio.

Fatti in casa o farmacia, i consigli sul gel igienizzante

Posted on : 26-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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La ricetta suggerita dal virologo Roberto Burioni. Ma attenzione al recipiente e ai tempi di utilizzo, per non far diventare il disinfettante fonte di contagio.

Alcol, acqua ossigenata, glicerina ed ecco il gel igienizzante fai-da-te. Ma attenzione: queste preparazioni casalinghe “rischiano di diventare esse stesse fonte di infezione”. Avverte così Manuela Bandi, titolare della farmacia Bandi di Milano in via Rovereto, specializzata in preparazioni galeniche. La sua farmacia, in questi giorni, sta producendo in quantità enormi prodotti igienizzanti per le mani, ultimamente introvabili causa psicosi Coronavirus: la domanda supera di gran lunga l’offerta. L’Adnkronos salute l’ha intervistata per avere il parere di un esperto.

“Le formulazioni che sono circolate in queste ore sono sicuramente valide e possono essere utilizzate – spiega Bandi -. Ma il problema è poter avere un prodotto sufficientemente preservato in modo che non diventi proprio lui una fonte di contagio”.

Il contenitore, per esempio, deve essere adeguato (“quelli che usiamo noi farmacisti non rilasciano alcuna sostanza alla soluzione che racchiudono”). E poi i tempi di conservazione: “Un conto è usare il prodotto nell’immediato, un altro mesi dopo averlo
preparato. Attenzione”, conclude la farmacista.

Gel fatti in casa

Un’accurata pulizia delle mani, secondo gli esperti, è del resto il primo step nella prevenzione al Coronavirus. Si raccomanda di lavarle con acqua e sapone per almeno venti secondi, più volte al giorno. E magari munirsi del gel che, infatti, va a ruba: quello dei grandi produttori è attualmente introvabile o spesso a prezzi proibitivi. Che fare? Una soluzione è produrlo in casa, combinando ai consigli della farmacista Bandi su uso immediato e recipienti adeguati la ricetta suggerita dal virologo Roberto Burioni: “Per prepararvelo avete bisogno di un recipiente ben pulito graduato (con pazienza potete pure usare delle siringhe) e dei seguenti prodotti: alcol per liquori, quello che trovate al supermercato e che usate per fare il limoncello o il nocino; acqua ossigenata 3% (o 10 volumi), quella che avete in casa; glicerina o glicerolo. Se non l’avete in casa andate dal farmacista. Ora prendete un recipiente pulito dove sia segnato il livello di un litro (una caraffa graduata di quelle che si usano in cucina va benissimo), e versateci 833 ml di alcol usando un recipiente graduato (non state preparando il carburante di un razzo interplanetario, quindi se sono 832 o 834 non accadrà niente di male). Poi, con una siringa, prendete 42 ml di acqua ossigenata e aggiungetela all’alcol e mescolate. Adesso arriva la parte più complicata: dovete aggiungere 15 ml di glicerina, che però è molto densa e quindi vi farà un poco arrabbiare, ma non perdetevi d’animo. A questo punto miscelate bene e aggiungete acqua che avete fatto bollire per fare arrivare al volume totale di un litro. Ecco, che avete un litro di disinfettante per le mani che potete usare per riempire le boccette vostre e quelle di tutti i vostri amici”.

Gel fatti in farmacia

L’alternativa alla preparazione casalinga è quella made in farmacia. I gel e i disinfettanti realizzati in bottega vengono prodotti secondo le regole della Farmacopea. Le due ricette diffuse dalla Società italiana farmacisti preparatori (Sipaf) arrivano da quella britannica e “tecnicamente – spiega Bandi – sono preparabili in tutte le farmacie”. Le ricette Sipaf prevedono come ingredienti base: etanolo o sodio ipoclorito, per un prezzo consigliato al pubblico di 5 euro.
“Tre chili per lotto” è il limite massimo che, per legge, devono rispettare i farmacisti impegnati in questi giorni a produrre nei loro laboratori gel e disinfettanti. “Forse – dichiara Bandi ai microfoni di AdnKronos Salute – in questi giorni di emergenza poter produrre qualcosina in più aiuterebbe. Ma servirebbe una deroga delle autorità sanitarie. Non possiamo certo procedere in autonomia”.

Anemia falciforme: arriva una nuova terapia

Posted on : 26-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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La ricerca, coordinata a Verona, apre alla terapia genica e promuove trasfusioni di sangue.

L’anemia falciforme è una malattia genetica ed ereditaria del sangue. Una patologia presente in Europa (in particolare in Italia, Grecia e Albania), il cui nome si deve alla forma irregolare a falce (o mezzaluna) che assumono i globuli rossi. Una forma caratteristica che ne ostacola il movimento attraverso i vasi sanguigni, rallentando o bloccando il flusso del sangue.

Di recente, come riporta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, la ricerca ha esplorato una terapia genica per l’anemia falciforme. Si tratta della possibilità di trapiantare cellule staminali ingegnerizzate che raggiungano l’ambiente del midollo osseo dei pazienti affetti da anemia falciforme, reso recettivo e normalizzato tramite trasfusioni croniche di sangue.

Uno studio su ‘Blood’, coordinato dal team dell’ateneo scaligero composto da Lucia De Franceschi, Alessandro Matte, Carmine Carbone, Davide Melisi e Wilson Babu Anand, dottorando con una borsa della Fondazione Cariverona, appartenenti al dipartimento di Medicina diretto da Oliviero Olivieri, ha condotto una ricerca che promuove un regime di trasfusioni di sangue per normalizzare l’ambiente del midollo osseo dei pazienti.

La ricerca, che si è guadagnata la copertina della rivista, è stata condotta in collaborazione con un gruppo statunitense della Harvard Medical School. Il lavoro “ha dimostrato come sia possibile normalizzare l’ambiente patologico e inospitale che si viene a formarenella nicchia midollare vascolare in presenza di anemia falciforme attraverso un regime trasfusionale cronico, per un periodo di 6 settimane, che assicuri una riduzione dei livelli dell’emoglobina patologica Sicke (HbS)”, spiega Lucia De Franceschi.

Questo ambiente “favorisce infatti eventi di trombosi locale associati a una forte risposta infiammatoria che perpetua e amplifica il danno. Nell’ottica dell’approccio in terapia genica – spiega ancora – questo significa creare un ambiente ospitale per le cellule ingegnerizzate e assicurare un buon attecchimento del trapianto di cellule staminali e il successo terapeutico con guarigione clinica del paziente”.

“Lo studio – prosegue – si è avvalso di un modello murino, che ha permesso di proseguire nelle conoscenze dei meccanismi di danno degli organi che caratterizzano questa malattia cronica invalidante e con alta mortalità”.

“Questa ricerca ci ha inoltre permesso di delineare dei possibili biomarcatori potenzialmente utili nella selezione del soggetto candidato alla terapia genica – conclude De Franceschi – e nel disegnare i protocolli clinici per preparare il paziente alla terapia genica o trapianto di cellule staminali, massimizzandone il risultato e migliorandone la sopravvivenza”.

Certificato medico per rientro a scuola: l’allarme dei pediatri

Posted on : 26-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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L’appello dei pediatri al ministero della Salute per rivedere l’obbligo: portare i bambini a visita aumenta le possibilità di contagio.

Tra i nuovi obblighi introdotti per combattere il coronavirus c’è anche quello del certificato medico dopo le assenze scolastiche protratte per 5 giorni, altrimenti niente riammissione alle lezioni. È un provvedimento temporaneo, varato ieri dal Governo, in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, come misura d’emergenza, e avrà validità fino al 15 marzo, ma sta sollevando violente critiche dei medici e dei pediatri, che lanciano l’allarme per il fatto che così c’è la necessità di portare i bambini a visita negli studi, con rischio di aumento di possibilità di contagio.

“L’obbligo del certificato per bambini e ragazzi dopo 5 giorni di assenza a scuola per malattia, è una misura insensata. Stiamo dicendo ai cittadini di non portare i bambini nei nostri studi per evitare contagi e, con questo provvedimento, obblighiamo i genitori a portarli quando sono guariti per fare un certificato in cui non possiamo far altro che attestare l’assenza di sintomi. E’ una pazzia, mi appello al ministro della Salute, Roberto Speranza, perché si riveda questa misura”. Dice così all’agenzia stampa Adnkronos Salute il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp ) Paolo Biasci, commentando le nuove misure per il contenimento del coronavirus.

Tra l’altro, aggiunge, Biasci, “non hanno senso nemmeno le tempistiche. Se infatti c’è stata una sintomatologia sospetta bisognerebbe tenere i pazienti a casa 14 giorni e non 5. Noi, ai genitori, stiamo consigliando di prolungare più possibile la convalescenza”. Per quanto riguarda il coronavirus “i bambini destano meno preoccupazione, ma sono anche soggetti ‘paucisintomatici’ (con scarsi sintomi) ma magari contagiano gli adulti”, ricorda il pediatra che ribadisce la preoccupazione per “la mancanza di dispositivi di protezione individuale per i pediatri. Gli operatori sanitari devono proteggere i propri pazienti e, per farlo, devono proteggersi. E’ fondamentale che vengano loro forniti gli strumenti necessari per evitare il contagio”, conclude Biasci.

Anche i medici di famiglia, attraverso la loro Federazione (Fimmg) esprimono la loro contarietà al provvedimento: “E’ una follia la reintroduzione del certificato obbligatorio per bambini e ragazzi che rientrano a scuola, avremo ambulatori più affollati e quindi più pericolo di contagio, per un’inutile pratica burocratica” dice il segretario nazionale, Silvestro Scotti, interpellato dall’Adnkronos Salute, che osserva anche come la misura “non ha fondamento scientifico perché non è possibile certificare l’assoluta certezza di non contagiosità”.

Alternative alla visita medica o pediatrica a giudizio dei medici non ce ne sono: “Il rilascio del certificato prevede una visita, non può essere rilasciato per via telematica”, spiega Scotti. Da qui l’appello al ministero della Salute per rivedere il provvedimento; ma si ipotizza anche una diversa soluzione, che consentirebbe al medico curante di essere autorizzato a rilasciare il certificato anche telefonicamente, senza la visita diretta, in analogia a quanto hanno già proposto i sindacati per i lavoratori dipendenti, appoggiando la loro richiesta a quanto previsto nei protocolli stabiliti per l’emergenza in atto.

Coronavirus: quelle strane polmoniti e il mistero dei contagi

Posted on : 26-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Giallo sui pazienti zero. Tra influenze e strane polmoniti, si fa strada il sospetto che il virus circolasse da tempo in Italia ma che non sia stato riconosciuto.

Non sappiamo per quanto tempo ancora parleremo di Coronavirus. Altrettanto complicato è risalire, in Italia, alla genesi di questo batterio che, di colpo, ha fomentato la psicosi delle mani pulite e delle mascherine introvabili. Mentre cerchiamo ancora i pazienti zero, quelli che per primi hanno diffuso il virus in Lombardia come in Veneto, comincia a farsi strada l’ipotesi che il Coronavirus fosse in Italia da tempo. Solo che non era stato diagnosticato. Questo avrebbe reso possibile l’espandersi dei contagi.

Quelle strane polmoniti

A Castiglione D’Adda, nel Lodigiano, primo focolaio italiano della malattia, si erano ammalati in molti prima del ricovero del 38enne di Codogno. Parliamo di due paesi, Castiglione e Codogno, che distano poco più di 7 chilometri l’uno dall’altro. L’Adnkronos ha intervistato C.P., medico di famiglia attualmente in quarantena a Castiglione, che ha dichiarato come il patogeno, in Lombardia, “circolasse già da un po’”. “La settimana prima – ha detto la dottoressa – avevo visto tante polmoniti insolite fra i miei assistiti. Buona parte è risultata essere da Coronavirus. Alcune avevano richiesto ricoveri, nonostante quest’anno l’epidemia di influenza fosse bassa. Però non c’erano particolari allerte. Per il nuovo Coronavirus tutto quello che dovevamo fare era chiedere agli assistiti se venivano dalla Cina, e in particolare dall’area a rischio. E non è che in una cittadina piccola come Castiglione d’Adda ci fosse tutta questa ressa di pazienti rientrati dalla Cina. I nostri assistiti quando facevamo la domanda si mettevano a ridere. L’unico protocollo da applicare era quello. Nessuno dei pazienti poi risultati positivi al Coronavirus aveva avuto contatti con la Cina”.

Se ne discuteva anche ieri a “Fuori dal coro”, la trasmissione condotta su Rete 4 da Mario Giordano. “Come mai di tutti i contagiati che abbiamo noi in Italia non ce n’è uno che venisse dalla Cina? – si è chiesto Pierluigi Bersani, ospite in puntata – Mi viene il dubbio che il virus ce l’avessimo in casa già prima dell’allarme”.

Il Coronavirus, del resto, nelle forme più blande, è quasi indistinguibile da un’influenza: provoca febbre, tosse, raffreddore. Da quanto abbiamo appreso dai casi finora accertati, si caratterizza per le difficoltà respiratorie tra i sintomi. È altamente probabile che le proporzioni dell’epidemia siano molto più vaste di quanto pensiamo ma questo, anziché preoccupare, dovrebbe, in una certa misura, rassicurare: è possibile che ci sia una quota di sommerso, cioè di casi di Coronavirus non diagnosticati in un recente passato, in cui la malattia ha fatto il suo decorso in forma leggera ed è scomparsa dopo qualche giorno, lasciando pensare a una comune forma influenzale. Forse è questo che ci ha indotto in errore al punto da impedirci di accorgerci che il virus circolava già in tempi non sospetti. Una problematica, quella dell’effettiva portata dei contagi, che si è con tutta probabilità posta nei mesi scorsi e che continua evidentemente a porsi nel presente: i medici, infatti, sconsigliano di chiedere il tampone per il Coronavirus se non si è stati in contatto con i focolai italiani dell’epidemia, nel Lodigiano e nel Padovano.

Mortalità più bassa di quanto pensiamo

“Se i malati si sono rivolti al sistema sanitario – ha dichiarato nei giorni scorsi a Repubblica Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa – si è pensato che fossero stati colpiti dall’influenza, oppure avevano sintomi così lievi che nemmeno sono andati dal dottore. I pazienti che vediamo adesso potrebbero appartenere alla seconda o terza generazione dei contagiati”. Non può essere un caso, del resto, come ricorda la stessa dottoressa C.P., intervistata da Adnkronos, che fra i primi ammalati ci siano medici: non bastano pochi minuti di visita a un paziente contagiato per contrarre il Coronavirus. Evidentemente, il patogeno girava già almeno da una settimana, forse più.

L’allarme è cresciuto a partire dal primo caso diagnosticato e con le prime morti che, finora, hanno interessato, in Italia, prevalentemente pazienti in età avanzata. C’è la possibilità, secondo Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all’Università di Milano, che il tasso di mortalità sia “molto inferiore, anche di dieci volte rispetto al 2-4%” calcolato finora. La Vecchia lo ha dichiarato all’Adnkronos: “È molto verosimile che una grande parte di pazienti non si presenti nelle strutture sanitarie, per via di sintomi lievi o addirittura inesistenti”. Elemento che aumenterebbe il numero reale degli infettati da conteggiare per il calcolo della mortalità: “Se assumessimo che i contagiati fossero 10 volte più di quelli registrati, la mortalità” da 2019-nCoV “scenderebbe dal 2% al 2 per mille e non sarebbe sostanzialmente diversa da quella dell’influenza stagionale”. In questo caso, tuttavia, “il problema sanitario è maggiore – precisa La Vecchia – perché si tratta di un virus nuovo, e che può provocare polmoniti e insufficienza renale anche in persone non anziane bensì di mezza età”. Non portando, però, necessariamente alla morte che, anzi, resta per ora un’ipotesi residuale.

Social network: pro e contro

Posted on : 26-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Vantaggi e svantaggi dei social.

I social network hanno cambiato il modo in cui lavoriamo, studiamo e soprattutto in cui ci relazioniamo agli altri. Passiamo sempre più tempo con il nostro smartphone in mano a scorrere le bacheche di Facebook, Instagram, Twitter o il più recente Tik Tok. Forse hai più volte avuto la sensazione di perdere del tempo con lo sguardo sullo schermo e forse anche quella di abusare di questo mezzo di comunicazione, è normale quindi chiederti quali siano dei social network: pro e contro.

Sono molti i vantaggi dei social network come la libera condivisione delle informazioni, la possibilità di trovare qualcuno lontano da te mille miglia e poterci parlare in tempo reale, i social sono anche utili sul fronte lavorativo sia per pubblicizzare la tua attività sia per intraprendere una carriera tra le nuove figure professionali del web che sono sempre più richieste. Ma esistono anche numerosi svantaggi come il rischio di una dipendenza o di cyberbullismo a cui i social network espongono.

Ricorda che la legge tutela dalla diffamazione che viene praticata sul web da quelli che possiamo definire “leoni da tastiera” che si nascondono dietro lo schermo per minacciare, offendere o compromettere la reputazione delle loro vittime.

Vantaggi dei social network

L’informazione libera e indipendente è indubbiamente una delle maggiori conquiste dell’era digitale, e oggi, grazie soprattutto alle piattaforme di libera condivisione che consentono lo scambio di notizie, di idee e di contenuti, è possibile accedere ad altre fonti di informazione che prima erano in mano dei media convenzionali. Inoltre, l’aggregazione in gruppi sui social, che hanno soppiantato il ruolo dei forum, offre la possibilità di trovare una soluzione a dubbi o scambiarsi opinioni e impressioni in tempo reale su qualunque argomento.

I social network hanno il vantaggio di farti ritrovare amici o parenti con i quali per un motivo o per l’altro hai perso i contatti; ma ti permettono anche di restare semplicemente in comunicazione con qualcuno che hai conosciuto in vacanza, per lavoro o in Erasmus e che magari abita letteralmente dall’altra parte del mondo. La connettività globale ha abbattuto i confini fisici e permesso la creazione di una rete virtuosa di comunicazione.

L’interculturalità digitale sui social network permette, lo scambio di esperienze intellettuali ma anche di competenze pratiche come imparare una lingua, insegnare un mestiere o condividere il proprio hobby, in uno spazio digitale che si apre alla multiculturalità.

Un fattore da tenere in considerazione e che viene molto spesso sottovalutato è che i social network sono un mezzo di comunicazione economico poiché tutti hanno la possibilità di connettersi senza costi particolari o addirittura senza alcun costo se si usufruisce di una connessione Wi-fi libera come accade in molte zone pubbliche e presso numerose attività private.

I social network sono un mezzo di comunicazione democratico. Nei Paesi che non hanno particolari restrizioni (tra le nazioni dove internet non è libero vi sono: Corea del Nord, Cina, Vietnam, Etiopia, Cuba, Bielorussia, Siria, Arabia Saudita, Iran, Uzbekistan) si ha la possibilità di esprimersi liberamente finanche su ideologie politiche, gusti e scelte di ogni genere e tipo. Spesso i social hanno anche la funzione di sensibilizzatore sociale e persino mezzo di reclamo collettivo e di denuncia dei crimini, corruzione, disuguaglianze o qualsivoglia tipo di ingiustizia.

Se è vero che c’è il rischio di isolarsi dietro una tastiera è anche vero, secondo una ricerca di Business Insider del 2017, che le relazioni nate online hanno più probabilità di evitare l’epilogo in divorzio o comunque risultano più durature. Sia per gli amori che per le amicizie i social network amplificano le possibilità di nuove conoscenze, starà poi a te decidere se trasformare quelle conoscenze virtuali in reali.

I social network possono anche offrire la possibilità di dare uno slancio al business. Le aziende hanno da tempo iniziato a usare questo strumento poiché viene percepito come meno aggressivo rispetto alle pubblicità tradizionali. Sono numerosissime le aziende che sfruttano i social per garantirsi la propria web reputation e sviluppare una brand identity. Anche tu puoi imitare questo esempio e sfruttare i social network per offrire maggiore visibilità al tuo prodotto o garantire alla tua azienda un parco contatti più ampio attraverso i servizi di social digital marketing.

In un mercato del lavoro in continua flessione non è poi da sottovalutare la capacità dei social di moltiplicare le possibilità di lavoro. Questo avviene secondo due direttive principali: in primo luogo perché vengono utilizzati da portali come Infojob o LinkedIn che hanno trasformato i social network in vetrine vere e proprie in cui pubblicizzare le capacità professionali degli iscritti; in secondo luogo perché il mondo dei social media mette a disposizione nuovi lavori digitali per chi sa stare al passo con i tempi.

Grazie all’esistenza dei social potrai diventare: digital content manager, video editor, social media manager, seo specialist, social media analyst e se sei particolarmente bravo perché no persino influencer.

Contro dei social network

Uno degli svantaggi dell’era digitale è, certamente, il rischio per la privacy sui social network; su di essi, infatti, è possibile reperire senza molte difficoltà informazioni di ogni genere da quelle anagrafiche, alle abitudini, dal posto di lavoro ai luoghi di frequentazione abituale. Meglio stare attento/a alle informazioni che condividi per prevenire frodi, furti d’identità e altri rischi connessi alla tutela della privacy.

La dipendenza da social network viene percepita dalla popolazione media come un pericolo reale, tuttavia, non ci sono dati statistico-scientifici riguardo la dipendenza ma piuttosto riguardo il tempo di esposizione ai social network, che non è detto indichi una dipendenza ma semplicemente il tempo che per studio o per lavoro si passa su internet. Secondo uno studio dell’Università della Sapienza di Roma le nuove generazioni passano in media tra le 4 e le 6 ore al giorno sui social esponendosi però così al rischio di dipendenza.

L’uso eccessivo dei social dalle analisi effettuate dagli esperti sembra che contribuisca a uno stato di stress e depressione. Una ricerca del Journal of Social and Clinical Psychology mette in relazione l’utilizzo eccessivo dei social network con sintomi simili alla depressione. Mettere continuamente a confronto la propria vita con quella degli altri può far insorgere un senso di inadeguatezza e all’errata conclusione che la propria vita sia noiosa e triste. Aumenta così la sensazione di solitudine e di vuoto che può portare a momenti di depressione o a esacerbare una patologia depressiva già latente.

Esistono anche dei sintomi psicofisici da eccesso di social network, si tratta di tutta una serie di segnali che il corpo invia e che conseguono tra le altre cose all’eccesiva esposizione alla luce blu degli smartphone, tra questi vi sono: mal di testa, bruciore agli occhi, mancanza di sonno, stanchezza mentale, agitazione, senso di insofferenza per la sensazione di aver perso tempo.

Aalcuni studi hanno collegato l’uso eccessivo dei social network e la bassa autostima, il meccanismo è subdolo: per “fare colpo” sui follower molti sono tentati di mostrare una vita diversa da quella reale pur di ottenere commenti e like. Tuttavia, si tratta di reazioni non legate a eventi autentici della propria vita e di questo è consapevole l’autore del post che ancora una volta dovrà fare i conti con la realtà insoddisfacente della propria quotidianità.

Inoltre, la ricerca di approvazione negli altri genera un meccanismo per il quale si diventa schiavi delle opinioni altrui e si compromette l’autostima ancora di più; autostima che al contrario dev’essere un percorso personale basato sulla propria efficacia e sul riconoscimento delle proprie qualità.

Il cyberbullismo è un fenomeno molto serio soprattutto per i più giovani, tra di loro il 70% ammette di esserne stato vittima almeno una volta, tra il 15% e il 40%, invece, sono coloro che ne sono oggetto abituale.

Le differenze con il bullismo tradizionale fanno sì che il fenomeno del cyberbullismo sia sotto certi aspetti anche più temibile: il cyberbullo, ad esempio, non agisce in un contesto reale e non può sempre osservare le conseguenze delle proprie azioni, in alcuni casi questo lo rende ancora più aggressivo e prevaricatore.

Il cyberbullismo avviene in una “piazza pubblica” (lo spazio potenzialmente infinito della rete) ben più ampia di ogni luogo reale in cui può avvenire un atto di prevaricazione o intimidazione. Il cyberbullo, infine, può sfruttare l’anonimato nascondendosi dietro le tecnologie e compiendo azioni che più difficilmente metterebbe in atto se dovesse esporsi pubblicamente con il suo viso e il suo nome.

I volti che può assumere il cyberbullismo si moltiplicano costantemente, oggi si parla di haters (coloro che fomentano l’odio con insulti e derisioni), di sextortion (il ricatto di chi minaccia di rendere pubbliche foto o video di natura sessuale), di revenge porn (la vendetta di chi usa immagini e video di natura intima per screditare la vittima) o di grooming (l’adescamento di minori sul web attraverso manipolazione psicologica) e altre forme di aggressione che hanno come base di appoggio i social network.

Diffamazione sui social

Per quanto riguarda i reati che si possono profilare con l’uso improprio di internet, ha una certa rilevanza la diffamazione sui social network. Chi offende la dignità, l’onore o la reputazione di un’altra persona utilizzando i social network si macchia del reato di diffamazione, anzi addirittura di diffamazione aggravata poiché chiunque può leggere l’offesa sulla “pubblica piazza” dei social.

Insultare una persona sui social, infatti, corrisponde a usare la stampa per oltraggiarla pubblicamente in un “luogo” infinitamente più ampio di ogni luogo materiale, con tutta la gravità che questa circostanza comporta. Più precisamente, l’utilizzo di internet integra l’ipotesi di diffamazione aggravata con l’uso di un mezzo di pubblicità, proprio per la particolare capacità divulgativa del mezzo telematico.

Il coronavirus si diffonde con lo scambio di banconote?

Posted on : 26-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Come si trasferisce l’infezione e quanto tempo vive il virus fuori dal corpo dell’ospite?

Nei giorni scorsi è salita la polemica sull’uso dell’etilometro, da parte della polizia, che potrebbe aumentare il rischio di contagio del coronavirus visto che la metodologia dell’accertamento si basa proprio tramite il respiro. Sicché gli agenti eleveranno le multe per guida in stato di ebbrezza solo sulla base degli elementi sintomatici: incapacità di stare in piedi, di camminare diritto, alito vinoso e occhi rossi. Questo agevolerà la vita a chi è solito alzare il gomito: nel dubbio infatti non potranno essere applicate sanzioni penali ma solo quelle amministrative.

Visto però che alle fobie non c’è mai limite, ora si è sollevato un ulteriore dubbio: il coronavirus si può diffondere anche con lo scambio di banconote? Una persona, bardata con l’apposita mascherina, può contrarre l’infezione accettando denaro da un infetto? Che resistenza ha il virus fuori dal corpo umano dell’oplite e per quanto sopravvive anche sulle superfici come, appunto, i soldi di carta?

Come spiegato stamane al Sole 24Ore da Massimo Andreoni, professore di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma, «dimostrare che un virus cresce o è ancora vitale dopo alcuni giorni su una superficie non vuol dire che quel virus sia in grado di infettare, perché per essere infettivo il virus deve avere una determinata carica, deve essere presente in modo vitale. Il virus per replicare ha bisogno di cellule viventi quindi quando sta su una superficie, come è stato dimostrato per il coronavirus ma anche per tantissimi altri virus, possiamo ancora trovarlo presente, ma non più infettante. Quindi nel giro di poche ore le eventuali superfici perdono di infettività. E visto che l’infettività si trasferisce per esempio portando le mani alla bocca o toccando altre mucose, il consiglio è sempre quello di lavarsi bene le mani e di non metterle in bocca o sugli occhi».

La risposta sembra quindi essere affermativa: se una persona infetta tocca delle banconote e le porge a un’altra e quest’ultima, a sua volta, dopo aver incassato il denaro, pone le mani in bocca o sul naso può contagiarsi. Ma se i soldi restano nel portafogli e non c’è alcun contatto con le vie respiratorie, il virus dopo poco tempo muore. 

È proprio di oggi, peraltro, la notizia del provvedimento della Banca d’Italia che impone il controllo a vista sulle banconote. Tutte le filiali delle banche e tutti gli uffici postali ubicati nelle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono autorizzate all’effettuazione, ove ne ravvisino la necessità, di controlli manuali di autenticità ed idoneità delle banconote destinate ad alimentare i dispositivi automatici di distribuzione del contante, fino al perdurare dello stato di necessità e urgenza. 

Il provvedimento, emanato il 24 febbraio 2020, fa seguito alle misure e alle raccomandazioni del Governo e delle altre Autorità con le quali sono state introdotte limitazioni alla mobilità di mezzi e di persone nelle aree colpite dal coronavirus e che, pertanto, fanno sì che l’approvvigionamento di banconote, da parte delle filiali di banche e degli uffici postali delle Regioni sopra menzionate, potrebbe non essere garantito.

Le attività di gestione del contante sono volte a preservare l’integrità e lo stato di conservazione delle banconote mediante:

  • il controllo di autenticità, ossia l’individuazione di quelle sospette di falsità, con l’accertamento delle caratteristiche distintive e di sicurezza;
  • il controllo di idoneità, ossia la verifica di quelle banconote che, per il loro stato di conservazione, sono idonee a essere reimmesse in circolazione sia in operazioni di sportello sia con l’alimentazione di dispositivi automatici di distribuzione del contante.

Coronavirus: posso prenderlo dal mio cane?

Posted on : 25-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Tutte le regole su come comportarsi con i propri amici a quattro zampe in un documento indirizzato ai veterinari che risponde alle più frequenti domande sul virus.

Prima regola: stare sereni. Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo Coronavirus. Lo dicono tutte le autorità sanitarie mondiali, ricordando una misura di ordinaria igiene: lavarsi le mani con acqua e sapone dopo ogni contatto con il proprio cane o gatto. Detto questo, la World Small Animal Veterinary Association (Wsava), associazione mondiale dei veterinari dei piccoli animali, ha predisposto un documento per aiutare i veterinari a rispondere alle domande frequenti sul Coronavirus e rassicurarli circa il rischio di infezione. Lo riporta la nostra agenzia di stampa Adnkronos, che riassume alcuni passaggi salienti del documento per dare basilari linee guida di comportamento ai padroni di animali domestici.

“Non lasciatevi prendere dal panico”, raccomanda la Wsava a chi ha in casa un amico a quattro zampe: cani e gatti non trasmettono il virus. Il presidente della Wsava, Shane Ryan, si è detto preoccupato per il rischio che, a livello globale, Covid-19 “possa determinare un aumento di cani e gatti abbandonati o in condizioni di sotto-accudimento”.

Michael Lappin, presidente del Comitato One Health della Wsava, consiglia ai veterinari di dare ai proprietari in quarantena anche volontaria di tenere con sé i propri animali; tenere i gatti all’interno; provvedere alle cure di animali che rimangono in casa, nel caso in cui i loro proprietari abbiano familiari o amici ospedalizzati da accudire; contattare il veterinario per ogni dubbio.

Alla domanda “Devo evitare il contatto con animali domestici o altri animali se sono malato?”, occorre rispondere che non bisogna mai maneggiare animali domestici o altri animali quando si è malati. Non fa eccezione il Covid-19, come si legge sulla nota dell’Adnkronos. Accorgimento supplementare: indossare una mascherina se il contatto con gli animali è necessario, ad esempio se si è gli unici a prendersene cura. Le persone con diagnosi di Covid-19 dovrebbero stare lontano dagli animali domestici per proteggerli.

E se invece l’animale ha bisogno di cure ed è stato in contatto con una persona contagiata da coronavirus? Bisogna avvisare il veterinario, prima di portarlo direttamente in ambulatorio, di informarlo del contatto dell’animale con persona contagiata e di attenersi alle indicazioni della struttura veterinaria.

E sulle preoccupazioni relative agli animali domestici che sono stati in contatto con persone infette da virus, il veterinario deve dire che il virus si sta diffondendo da persona a persona. Ad oggi non ci sono prove chi i cani e i gatti possano essere infettati dal Covid-19.

Cosa si dovrebbe fare con gli animali nelle aree in cui il virus è attivo? Poiché diversi tipi di Coronavirus possono causare malattie negli animali, fino a quando non sapremo di più sul Covid-19, nelle aree dove il virus è attivo, bisognerebbe evitare il contatto con gli animali e indossare una mascherina se si interagisce con gli animali o se ne prende cura.

Notazione finale per i veterinari: il comitato della Wsava ha analizzato il possibile ruolo protettivo di vaccini contro il coronavirus enterico canino, nella speranza che possano offrire una protezione incrociata contro Covid-19, concludendo però che “non ci  sono prove per affermarlo, poiché il nuovo virus è una variante di  coronavirus nettamente diversa”.

Coronavirus, medici in prima linea e sempre più a rischio

Posted on : 25-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Il coordinatore delle relazioni con gli organismi sanitari internazionali: “Devono tutelarsi”. Il segretario della Federazione medici di Medicina generale: “Vanno messi in condizione di proteggersi”.

In prima linea e sempre più esposti. Sono già 13 i medici di famiglia in quarantena nelle zone più colpite dal Coronavirus: 12 sono in isolamento, uno si è ammalato. È l’agenzia di stampa Adnkronos a metterci al corrente dei rischi che i camici bianchi stanno correndo per cercare di debellare un virus di cui ancora troppo poco si sa.

Professionisti che si prendono cura dei pazienti ‘a mani nude’, spiega l’agenzia, senza che il sistema pubblico li doti di dispositivi di protezione. “Un numero destinato a crescere se gli operatori non verranno dotati di strumenti per tutelarsi”. Risponde così Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale a Walter
Ricciardi, coordinatore per la task force italiana delle relazioni con gli organismi sanitari internazionali, che durante il punto stampa alla protezione civile a Roma, in merito alle richieste dei medici di essere dotati di strumenti di protezione, ha affermato che anche gli
stessi professionisti “si devono tutelare“.

“È il sistema pubblico che deve provvedere alla protezione dei suoi operatori e dei cittadini – ha ricordato Scotti, sottolineando che le mascherine sono introvabili ed è difficile, per chi cerca di contrastare l’emergenza, autoproteggersi -. Noi siamo e ci sentiamo parte del Sistema sanitario nazionale”.

La vernice “mangia smog” contro il Coronavirus?

Posted on : 24-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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L’inventore di Airlite, la tintura ammazza batteri, propone un test su campioni di Covid-19 per capire se può funzionare anche contro il morbo di Wuhan.

La speranza contro il Coronavirus, forse, si chiama Airlite. È una specie di vernice che si spalma sui muri e ammazza i batteri in poco tempo. La chiamano pittura mangia smog, perché ha la capacità di azzerare l’inquinamento e purificare l’aria. Un’invenzione tutta italiana a opera di Massimo Bernardoni che, adesso, propone di usarla come rimedio per il Coronavirus. Ci informa l’AdnKronos, secondo la quale c’è una richiesta, da parte di Bernardoni, di testare il prodotto con campioni di Covid-19.

L’Airlite, invenzione rivoluzionaria nella lotta all’inquinamento, è una vernice fotocatalitica capace di cancellare persino i batteri geneticamente modificati, come lo Staffilococco Aureus Mrsa, che trova il suo habitat principale negli ospedali e che può anche essere letale se si diffonde nel sangue o nel cuore.

“Abbiamo già testato la nostra vernice con una quindicina di batteri, dai più virulenti a quelli più resistenti agli antibiotici, e li abbiamo eliminati in due ore – spiega Bernardoni all’Adnkronos -. Teoricamente, potrebbe eliminare anche il coronavirus, per questo abbiamo chiesto all’Istituto Superiore di Sanità di poter fare questa sperimentazione, ma stiamo aspettando una risposta”.

I risultati dei test consultati dall’Adnkronos parlano chiaro: per lo Staffilococco Aureus i test condotti presso la alla Sapienza di Roma, all’istituto di Microbiologia, evidenziano un abbattimento del 99,9% già in due ore e in condizioni di buio (l’Airlite accelera la sua efficacia con la luce). Stesso dato per la Klebsiella pneumoniae, un batterio in grado di causare infezioni con gravi complicazioni, dalla polmonite alla bronchite, molte ‘condivise’
appunto con il coronavirus.

Nei test condotti a Bangkok dell’Sgs la Salmonella typhimurium, ‘colpevole’ della salmonellosi, viene praticamente azzerata in 24 ore. Infine secondo l’emil di Houston, uno dei più accreditati laboratori del genere negli Stati Uniti, un pannello ricoperto di Airlite – se esposto al buio – può in 4 ore ridurre del 59% la presenza del batterio Clostridium difficile, responsabile di malattie negli ambienti nosocomiali. Se invece si accende una luce qualsiasi, la percentuale di batteri ‘uccisi’ sale al 99%.

“Quella alla base della pittura Airlite – ricorda Bernardoni – è una multitecnologia che fa più cose contemporaneamente: elimina tutto ciò che è organico e viene a contatto con la superficie, riduce gli elementi inquinanti e abassa anche la temperatura degli ambienti. Non a caso è già adottata da moltissimi ospedali per la capacità di eliminare le infezioni”.

In Italia, ricorda Adnkronos, la ‘vetrina’ più eclatante è rappresentata dal cosiddetto traforo che a Roma collega via Nazionale con via del Tritone, uno dei punti più inquinati della Capitale, a lungo praticamente impercorribile.

Nel 2007 Airlite ottenne di ripulire e ridipingere con la sua pittura bianca l’intero tunnel: “I risultati – ha ammesso Bernardoni – hanno sopreso persino me”. Dopo tanti anni, il tunnel è ancora pulito ed ‘efficiente’: secondo il suo inventore la vernice mantiene per centinaia di anni inalterato il suo potere di inglobare e neutralizzare gli agenti inquinanti. Ma se la capacità della polvere di Airlite di ripulire l’aria è ormai riconosciuta a livello mondiale (il primo anno di produzione è stato venduto tutto all’estero e di recente la società che la realizza ha chiuso con successo una campagna di crowdfunding per un milione di euro), la sfida Covid-19 che questa eccellenza del made in Italy potrebbe affrontare rischia di essere davvero epocale. Purché le risposte – e i via libera – non arrivino troppo tardi.


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