Sintomi tumore alla bocca

Posted on : 16-07-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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I sintomi, i fattori di rischio, la prevenzione e la cura del tumore alla bocca. Quale percentuale di invalidità è riconosciuta ai malati di tumore? Si può fare causa ai produttori di tabacco e ottenere un risarcimento se un familiare si è ammalato di tumore a causa del fumo di sigaretta? Scoprilo nel mio articolo.

Tra le varie forme di tumore, sicuramente avrai sentito parlare del tumore al cavo orale (cioè del tumore alla bocca). Il cavo orale comprende i due terzi anteriori della lingua e la parte inferiore della bocca sotto la lingua, le gengive, la superficie interna delle guance e delle labbra, la parte superiore ossea della bocca e la zona posteriore ai denti (il trigono retromolare). Con molta probabilità, ti sei domandato di che si tratta nello specifico e quali sono i sintomi del tumore alla bocca.

Questa neoplasia può apparire come un nodulo o un’ulcera con contorni netti; come macchie della mucosa di aspetto variegato (piatte o leggermente sollevate) e di colore bianco (leucoplachia) o rosso (eritroplachia). La presenza di aree discromiche su lingua, gengive o mucosa della bocca possono essere segni indicativi della presenza di un tumore. Nel caso in cui un’area della bocca abbia assunto un colore nero o marrone potrebbe nascondere un melanoma.

Nelle fasi iniziali, il tumore alla bocca può essere indolore, ma in seguito alla sua crescita si può avvertire una sensazione di bruciore o di fastidio. Si può percepire anche una sensazione di dolore con la deglutizione. Inoltre, è possibile riscontrare una serie di difficoltà nel parlare, nella masticazione e nell’applicazione della dentiera. In più, oltre ai sintomi già elencati, ricordiamo: il sanguinamento in bocca; la perdita dei denti; la presenza di piaghe che possono sanguinare; l’intorpidimento del labbro inferiore e del mento; il gonfiore dei linfonodi del collo; il mal d’orecchie; la perdita di peso; la comparsa di una piccola crosta sul labbro che risulta indolore, ma tende a non guarire spontaneamente.

Come si manifestano i tumori al cavo orale? Spesso, i tumori del labbro e delle altre parti della bocca risultano duri e fissi ai tessuti sottostanti, mentre gran parte dei noduli benigni presenti in queste stesse aree è mobile alla palpazione.

L’uso di tabacco, inclusi il fumo di sigaretta (in particolare più di 2 pacchetti al giorno), sigaro o pipa, sono tra i principali fattori che possono aumentare il rischio dell’insorgenza di un tumore alla bocca. Non dimentichiamo che anche la masticazione del tabacco è compresa tra i fattori di rischio dei tumori alla bocca; pertanto, è vietata la vendita dei prodotti del tabacco per uso orale. Lo ha evidenziato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in una sentenza del 2004 [1], sostenendo che «In relazione al pericolo di tumore alla bocca, il divieto di commercializzazione dei prodotti del tabacco per uso orale è l’unica misura appropriata per rispondere al rischio reale che questi nuovi prodotti siano utilizzati, soprattutto dai giovani, con il conseguente manifestarsi della dipendenza nei confronti della nicotina».

Sul sito del ministero della Salute è riportata la percentuale dei pazienti con tumore alla bocca che ha un’anamnesi positiva per il consumo di sigarette associato ad un abuso di alcol. E’ una percentuale altissima: si tratta dell’80% dei pazienti.

E’ possibile sopravvivere al tumore alla bocca? In che modo è possibile curarlo? Se desideri avere maggiori informazioni sull’argomento, continua a leggere il mio articolo. A seguire, troverai l’intervista al dr. Carlo Pastore, responsabile dell’unità di oncologia medica ed ipertermia oncologica della clinica Villa Salaria a Roma.

Tumore alla bocca: cos’è?

Si tratta di una neoplasia (accrescimento incontrollato di cellule alterate che hanno tendenza a diffondere nell’organismo) che insorge nel cavo orale. Il cavo orale è costituito dai due terzi anteriori della lingua, le gengive, la superficie interna delle guance e delle labbra, la porzione di tessuto al di sotto della lingua, la parte superiore ossea della bocca (denominata palato duro) e la zona situata posteriormente  rispetto ai denti.

Tumore alla bocca come si manifesta?

Si presenta generalmente o come una nodulazione di colorito bianco-rossastro che tende a non scomparire nel breve tempo e, anzi, a rendersi più evidente o come un’ulcerazione (ferita) che tende a non cicatrizzare.

Tumore alla bocca: quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio sono: l’abuso di alcool, il fumo di sigaretta, le protesi dentarie mal posizionate che creano un trauma infiammatorio persistente, la scarsa igiene orale, l’infezione da HPV, la dieta ricca di grassi e povera di vegetali.

Quali sono i soggetti a rischio? Perché?

I soggetti maggiormente a rischio sono coloro che abusano di alcool e fumo di sigaretta. Queste sostanze recano un danno al Dna cellulare con alterazione della replicazione delle cellule e un danno al sistema immunitario che vigila sulla buona salute dell’organismo e sulle eventuali iniziali trasformazioni delle cellule sane in cellule neoplastiche.

Sono maggiormente colpiti gli uomini o le donne? Perché?

L’incidenza è maggiore nel sesso maschile (3 ad 1). Probabilmente, per il maggior numero di soggetti dediti all’abuso di alcool o fumo nel sesso maschile.

Tumore alla bocca: può presentarsi nei bambini?

Assai raramente.

E’ possibile prevenire il tumore alla bocca? In che modo?

La prevenzione passa in primis attraverso la rimozione del fattori di rischio e, in particolare, dell’abuso di alcol o fumo di sigaretta. Inoltre, un’accurata igiene orale concorre alla riduzione del rischio. Una dieta ricca di micronutrienti e variata contribuisce ulteriormente al benessere del cavo orale.

Come avviene la diagnosi del tumore alla bocca?

La diagnosi passa attraverso l’ispezione del cavo orale e la palpazione di lesioni sospette. Il passaggio successivo rispetto ad una lesione sospetta è la sua tipizzazione istologica mediante una biopsia.

Tumore alla bocca: si può guarire? Da cosa dipende la guarigione?

Le neoplasie del cavo orale presentano un’elevata probabilità di guarigione. E’ fondamentale la diagnosi precoce, in quanto consente la guarigione completa e duratura anche con la sola asportazione chirurgica.

Quali sono le possibili complicazioni di un tumore alla bocca?

Come per ogni forma neoplastica, il maggior rischio è la diffusione a distanza di malattia nell’organismo. Le forme metastatiche presentano, purtroppo, delle serie difficoltà rispetto ad una guarigione completa e duratura.

Tumore alla bocca: quali sono le cure?

In prima ipotesi, l’asportazione chirurgica. Se la malattia è localmente avanzata o diffusa in altri organi a distanza, occorre ricorrere ad un trattamento in radioterapia (nelle sue varie forme) e chemioterapia antiblastica. Anche per queste forme tumorali si sta procedendo al vaglio dell’immunoterapia.

In cosa consiste l’operazione chirurgica?

L’asportazione chirurgica consiste nella rimozione con ampi margini del tessuto malato e dei linfonodi tributari. Talvolta, la resezione è talmente ampia che è necessario chiudere la breccia chirurgica con il trapianto di cute, muscolo oppure osso prelevati da altre aree corporee.

Radioterapia e chemioterapia sono usate come terapie adiuvanti postoperatorie? 

Se la malattia asportata chirurgicamente era localmente avanzata, senza dubbio si. L’opportunità di un trattamento adiuvante è sempre legata alle risultanze istologiche.

Brachiterapia: cos’è e quando è consigliabile?

Per brachiterapia si intende l’infissione locale nel tessuto malato o in regime adiuvante dopo l’asportazione chirurgica di aghi o semini che emettono radiazioni. Si tratta di un tipo di terapia radiante locoregionale. Ha, in realtà, un impiego limitato, data l’evoluzione delle metodiche di radioterapia con apparecchiature apposite.

Tumore: le percentuali di invalidità

Dopo aver analizzato dettagliatamente il tumore alla bocca nell’intervista al dr. Carlo Pastore, in questo paragrafo ti parlerò dell’incidenza del tumore alla bocca nella popolazione e delle percentuali d’invalidità riconosciute a chi soffre di tumore.

Ogni anno, in Italia, l’incidenza media del tumore alla bocca è di 8,44 nuovi casi ogni 100.000 abitanti per gli uomini e di 2,22 per le donne.

Il tasso di mortalità è in forte aumento in tutte le età, considerando che spesso la diagnosi viene effettuata in ritardo. In assenza di una prevenzione di base e di adeguati controlli, nel tempo che intercorre tra i primi sintomi e la diagnosi, la risposta medica è di circa 4-5 mesi. In genere, al momento della diagnosi, il 53% dei tumori del cavo orale è già diffuso a livello loco-regionale o a distanza. E’ quanto emerge dai dati pubblicati sul sito del ministero della Salute.

Qual è la percentuale di invalidità per il tumore?

Il tumore rientra tra le patologie indicate dalla legge nelle apposite tabelle ministeriali [2] per il riconoscimento dell’invalidità civile. In base alla gravità della patologia oncologica, sono previste diverse percentuali:

  • un’invalidità del 100% per le neoplasie a prognosi infausta o sfavorevole nonostante asportazione chirurgica;
  • un’invalidità del 70% per le neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale;
  • un’invalidità dell’11% per le neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale.

Per scoprire come richiedere l’invalidità per tumore, leggi questo articolo.

Fare causa ai produttori di tabacco: è possibile?

Quante volte ti sei chiesto cosa sarebbe successo se un tuo caro non avesse mai fumato o se avesse smesso di fumare? Sarebbe ancora in vita? E così, ti chiedi se possono ritenersi responsabili i produttori di tabacco e se è possibile fargli causa, nel caso in cui un tuo familiare si sia ammalato di tumore e sia deceduto. A seguire, ti spiegherò quali sono le condizioni per vincere una causa contro i produttori di tabacco e, nello specifico, di sigarette. Innanzitutto, devi sapere che queste condizioni sono solo due e le ritroviamo nelle sentenze del tribunale di Reggio Emilia [3] e di Milano [4].

Occorre dimostrare che il tumore sia stato determinato esclusivamente dal fumo delle sigarette e non da altri fattori di rischio. Il giudice del tribunale di Milano aveva condannato una casa produttrice di sigarette, in quanto era stato provato il collegamento tra l’insorgenza di un tumore ai polmoni e la morte di un soggetto che aveva il vizio del fumo. Una condanna pari a circa un milione di multa. Gli eredi sono riusciti a dimostrare che il danneggiato arrivava a consumare quasi un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno (ne era praticamente assuefatto). La sentenza ha ritenuto che poteva sussistere il nesso di causa-effetto tra tabagismo e tumore polmonare.

Il tribunale di Reggio Emilia, invece, aveva escluso la responsabilità delle società che producono e commercializzano le sigarette per la morte del tabagista, a seguito di un cancro ai polmoni. Mancava la prova che il fumo era l’unico fattore di rischio determinante per favorire il manifestarsi del tumore.

Dunque, ricollegandoci all’argomento principale di questo articolo (il tumore alla bocca), per vincere la causa occorrerebbe dimostrare che l’insorgenza del tumore sia collegata proprio al fumo di sigaretta e non ad altri fattori come l’eccessiva assunzione di alcol; la scarsa igiene orale; l’infezione da HPV; l’esposizione al sole, soprattutto per chi ha la carnagione chiara.

La seconda condizione per vincere la causa contro le multinazionali del tabacco e ottenere il risarcimento del danno è legata alla presenza di tumori diventati irreversibili prima del 1991. Qualora sia stato appurato che il tumore è comparso prima di questa data, allora ci sono buone probabilità di ottenere il riconoscimento del risarcimento.

Perché dal 1991? Si tratta di una data storica che ha segnato, per i produttori di tabacco, l’obbligo di inserire sulle confezioni delle sigarette, gli avvisi pertinenti ai rischi per la salute dei consumatori.

Come uscire dalla bulimia

Posted on : 15-07-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Bulimia: sintomi, cause e cura. Che cos’è la bulimia? Quali sono i rischi per la salute? In che modo è possibile guarire? Scoprilo nel mio articolo.

Hai una voglia irrefrenabile di cibo e non riesci a controllarti a tavola? Il tuo pensiero fisso è legato all’alimentazione? Dopo aver concluso un pasto, pensi a cosa mangerai in quello successivo? Dopo aver ingurgitato grandi quantità di cibo, avverti un profondo senso di colpa e metti in atto alcune condotte compensatorie che possono danneggiare la tua salute (come il vomito autoindotto, l’eccessiva attività fisica, l’assunzione di diuretici e lassativi)? Se ti rivedi in questi comportamenti, potresti soffrire di un disturbo dell’alimentazione e, in particolare, di bulimia nervosa. In questi casi, il cibo può diventare una droga, creare dipendenza, rappresentare l’unica fonte di soddisfazione e di piacere. Il rapporto con il cibo può ritenersi completamente alterato.

I disturbi dell’alimentazione (Da), in generale, sono patologie complesse, caratterizzate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo. In chi ne è affetto, si rileva un’attenzione ossessiva verso il proprio peso e l’esigenza di controllo della propria forma fisica. C’è da dire che anche le persone che hanno un normale peso corporeo possono essere affette dalla bulimia nervosa.

Qual è il grado di incidenza nella popolazione? Ne sono maggiormente colpiti gli uomini o le donne? In genere, tutti i disturbi dell’alimentazione hanno maggiore incidenza nella popolazione femminile. Sul sito del ministero della Salute, è possibile constatare che negli studi condotti sulle popolazioni cliniche, per quanto riguarda la bulimia nervosa, ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini.

La persona che soffre di bulimia nervosa giudica sé stessa in termini di controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del proprio corpo; di conseguenza, adotta regole dietetiche molto rigide e particolarmente estreme che richiedono un impegno costante. Le trasgressioni a tavola e le abbuffate sono vissute come un’irrimediabile perdita di controllo.

Dopo le abbuffate, subentrano emozioni negative come il disgusto verso se stessi, la vergogna, la paura di ingrassare, il senso di colpa, la volontà di eliminare la smisurata quantità di calorie ingerita. Sentimenti che, a loro volta, possono scatenare nuove abbuffate. Si crea così un circolo vizioso. Dunque, se soffri di questo disturbo, con molta probabilità ti stai chiedendo come uscire dalla bulimia.

Per avere maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato il dr. Furio Ravera, autore di numerose pubblicazioni,  come “Un fiume di cocaina” e “Le regole e la manutenzione della vespa. Ponte alle grazie”. Dal 1980, è psichiatra presso la Casa di Cura le Betulle ed è direttore dei reparti “Abuso e Dipendenze da Sostanze Stupefacenti e Farmaci” e “Disturbi di Personalità e Disturbi Psicotici”. Insieme a Roberto Bertolli, ha fondato le comunità terapeutiche “Crest” e “La Ginestra” e la Società di studio per i disturbi della personalità (Sdp). Inoltre, ha dato vita alla Comunità terapeutica psichiatrica “Cima”.

Bulimia: cos’è?

La bulimia è un disturbo della condotta alimentare caratterizzato dall’assunzione di ingenti quantità di cibo in un tempo significativamente breve, talora accompagnato da uno stato di “appannamento” della coscienza fino ad uno stato dissociativo, vale a dire, una sorta di personalità separata, scissa dal resto della persona.

Quali sono i sintomi della bulimia?

I sintomi della bulimia sono, insieme alla condotta sopradescritta che è il sintomo principale, le condotte compensatorie, per esempio digiuni, vomito autoindotto, clismi, abuso di lassativi e diuretici, esercizio fisico esasperato.

Bulimia nervosa: quali sono le cause?

Le cause della bulimia sono multiple. Con una certa frequenza, nel passato di una persona bulimica, si riscontrano: traumi infantili, abbandoni, separazioni, incuria, indisponibilità o inadeguatezza psicologica materna, molestie e abusi.

Sostanzialmente, il ciclo bulimico rappresenta una manovra che segnala, in modo simbolico e non sempre comprensibile da parte del paziente, un conflitto fra intensi bisogni di dipendenza (le abbuffate) ed il rifiuto di tale dipendenza (il vomito).

Può rappresentare la materializzazione attraverso il vomito, che talvolta è la condotta preferita, del tentativo di liberarsi di qualcosa che è “dentro”: emozioni, sentimenti, ricordi. Tutti pensieri ricorrenti circa i quali non si hanno risorse di contenimento.

Perché si parla di abbuffate? Come resistere alle abbuffate?

Si parla di abbuffate proprio perché lo stile di assunzione del cibo è quello, per qualità e velocità. È molto difficile resistere alle abbuffate perché sono un sintomo, vale a dire qualcosa che accade al di là della volontà del paziente di non farlo.

La volontà ha poca efficacia perché occorre ridurre la forza di questo impulso agendo alla radice di esso. Quindi, non si tratta di resistere, ma di ridurre l’impulso.

Bulimia: quali sono i rischi per la salute?

I rischi della salute sono in parte legati al sovrappeso, in parte alla malnutrizione ed al vomito.

Si possono avere alterazioni metaboliche che conducono al diabete, alterazioni elettrolitiche, Na, K, Cl, Ca, che conducono a disturbi e sofferenza cardiaca.

Blocco mestruale con conseguente danno al metabolismo osseo che conduce ad una precoce osteoporosi irreversibile. Disturbi intestinali da abuso di lassativi.

Quali sono le conseguenze del vomito autoindotto?

Il vomito è una pratica pericolosa per la perdita, non solo di alimenti, ma di elettroliti essenziali, K, Na, Cl, Ca e valenze acide, con conseguenti disturbi dell’attività cardiaca, versamenti pericardici inclusi.

Danni dentali, danni all’esofago, ernia esofagea, danni alle corde vocali.

Quali sono i criteri per diagnosticare la bulimia?

I criteri diagnostici sono quelli indicati dal DSM:

  • mangiare in un definito periodo di tempo, più breve della media, grandi quantità di cibo;
  • sensazione di perdere il controllo (es.: sensazione di non riuscire a smettere, né di controllare cosa si sta mangiando);
  • ricorrenti e inappropriate condotte compensatrici (es.: vomito, lassativi, ginnastica, enteroclismi, digiuno):
  • le condotte si verificano in media almeno 2 volte la settimana;
  • i livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e peso corporeo;
  • l’alterazione non si manifesta esclusivamente nel caso di anoressia nervosa.

Falsi miti sulla bulimia?

Su tutte le forme di disagio psichico ci sono falsi miti. La madre di tutti i falsi miti è l’idea che tutto dipenda dalla buona volontà.

Su un altro versante, ci sono le credenze che si originano ponendo attenzione sulla sola sintomatologia senza comprendere che dietro ogni comportamento impulsivo o ingovernabile vi sono condizioni emotive che fanno sentire il paziente in pericolo, in grave stato di angoscia.

In tali condizioni, i sintomi, l’abbuffata o il vomito, rappresentano espedienti disperati ed illusori per ottenere una sensazione di controllo.

Esiste la bulimia senza vomito? Di che si tratta?

Esistono forme di bulimia senza vomito caratterizzate da abbuffate seguite da condotte compensatorie come l’esercizio fisico intenso, abuso di diuretici e lassativi.

Esiste il Disturbo da alimentazione incontrollata caratterizzato dall’assenza di condotte compensatorie evitanti in genere in stati di obesità di cui il paziente non si cura.

Bulimia nervosa senza vomito: come si guarisce?

La prima condizione per una guarigione è una sincera motivazione da parte del/della paziente perché insieme ad una accurata indagine psicologica – per individuare stati depressivi o tratti di disturbo di personalità correlati al disturbo alimentare – necessaria per sviluppare un adeguato piano di trattamento sia farmacologico che psicoterapeutico, è necessario riportare ordine nell’alimentazione per mezzo di una dieta resa tollerabile dal supporto psicologico mirato.

Bulimia e Binge Eating Disorder: quali sono le differenze?

Il Binge Eating Disorder è sinonimo di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Bulimia nervosa e anoressia nervosa: che differenza c’è?

L’anoressia nervosa si distingue dalla bulimia per la grave restrizione nell’assunzione di cibo.

Come guarire dalla bulimia senza ingrassare?

È possibile guarire senza ingrassare, proprio perché si tratta di ottenere in modo regolare stati emotivi destabilizzanti (senso di vuoto interno, rabbia, insoddisfazione, disgusto di sé, depressione, ansia) con strategie più efficaci che rendono meno importanti il ricorso al cibo.

Bulimia: è possibile guarire da soli?

Come in tutte le situazioni che hanno alla base un disagio psichico, è pressoché impossibile guarire da soli.

Bulimia: ci sono farmaci per curarla?

Non ci sono farmaci strettamente specifici per la bulimia, bensì farmaci atti a correggere le condizioni psichiche che sono alla base della bulimia, come: antidepressivi, ansiolitici, stabilizzanti del tono dell’umore, in alcuni casi antipsicotici di ultima generazione.

Patologie alimentari: quali sono le percentuali d’invalidità?

Dopo aver approfondito tutti gli aspetti legati alla bulimia nervosa nell’intervista al dr. Furio Ravera, a seguire ti indicherò quali sono le percentuali d’invalidità riconosciute alle patologie alimentari e, in particolare, alla bulimia nervosa e all’anoressia.

Innanzitutto, partiamo dalla definizione di invalidità. L’invalidità consiste nella riduzione della capacità lavorativa della persona, condizione che può derivare da un’infermità o da una menomazione. Nel caso in cui la persona che soffre di una patologia non è in età lavorativa (come minorenni e over 65), per la valutazione dell’invalidità non si parla più di capacità lavorativa, ma della capacità di svolgere i compiti e le funzioni legati alla propria età.

Leggendo le Linee guida dell’Inps sugli accertamenti degli stati invalidanti, è possibile notare che tra le patologie alimentari solo l’anoressia e la bulimia sono collegate a specifiche percentuali d’invalidità o di riduzione della capacità lavorativa.

In particolare:

  • è riconosciuto il 20% d’invalidità per la bulimia nervosa non complicata;
  • è riconosciuto il 35% d’invalidità per l’anoressia nervosa, qualora sia stato riscontrato un deficit lieve;
  • il 45% d’invalidità per l’anoressia nervosa, se è stato riscontrato un deficit moderato;
  • è riconosciuto dal 75% al 100% d’invalidità per l’anoressia nervosa, nel caso di un deficit grave.

Se vuoi sapere come chiedere l’invalidità e la Legge 104 per le patologie alimentari, ti consiglio la lettura di questo articolo Guida alla domanda d’invalidità, Legge 104 e accompagno.

Frutta e verdura estiva: proprietà e benefici

Posted on : 15-07-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Salute e Benessere

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Frutta estiva; cocomero; melone; fichi; ciliegie; pesche; Verdure d’estate; cetrioli; fagiolini; melanzane; cipolle; biosacchetti per frutta e verdura.

Scienziati ed esperti consigliano sempre di consumare frutta e verdura di stagione, sia perché c’è una garanzia di maggiore gusto, sia perché i prodotti di stagione sono più salutari, sia perché il rispetto dei tempi della natura permette un maggiore risparmio economico nella produzione e nell’acquisto. Il vantaggio di acquistare secondo la stagionalità ti permette, per esempio in questo periodo, di sfruttare i valori nutritivi di frutta e verdura estiva: proprietà e benefici sono, infatti, al massimo delle loro potenzialità.

Le informazioni che troverai sui frutti e sulle verdure che maturano durante l’estate ti permettono di introdurli più consapevolmente nella tua alimentazione quotidiana e sfruttarne le caratteristiche fitoterapiche già dalla tua tavola. Un consumo costante di questi alimenti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, potrebbe infatti cambiare la mappa mondiale delle malattie, riducendo ad esempio il rischio cardiovascolare e quello di sviluppare tumori. Infine, una notizia che può esserti utile è quella sull’uso dei biosacchetti per contenere prodotti ortofrutticoli e potrai sfruttarla già dalla prossima volta che ti recherai dal fruttivendolo o al supermercato.

Frutta estiva

Cocomero

Che tu lo chiami cocomero o anguria, non c’è dubbio che il re delle tavole estive degli italiani sia questo frutto. Questa pianta, appartenente alla famiglia delle cucurbitacee (la stessa delle zucche e dei cetrioli), proviene dall’Africa tropicale e viene coltivata in Europa già dal Medioevo.

Il cocomero è formato per il 95% da acqua e ha un basso contenuto calorico (solo 30 calorie per 100 grammi) quindi è adatto per una dieta ipocalorica e per far fronte alla disidratazione dovuta alla perdita di sudore, inoltre stimola la diuresi e aiuta a depurare l’organismo. È ricco di vitamina C e licopene che rinforzano il sistema immunitario, contribuiscono a contrastare l’azione dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento e sono efficaci nella prevenzione dei tumori.

Grazie al beta-carotene è un ottimo aiuto per ottenere un’abbronzatura naturale e duratura. Ma la caratteristica specifica del cocomero è la presenza della citrullina: un amminoacido che previene l’ipertensione e protegge dalle malattie cardiache, aiuta a dilatare i vasi sanguigni e a mantenere la concentrazione necessaria di ossido nitrico, caratteristiche che ne fanno un viagra naturale.

Melone

Il melone appartiene alla stessa famiglia del cocomero e delle zucchine, fa parte cioè delle cucurbitacee. È una fonte importante di fibre che coadiuvano la pulizia e l’attività dell’intestino e grazie alle sue proprietà diuretiche e al grande quantitativo di acqua (90%) è utile per la depurazione dei reni. La presenza di un grande quantitativo di vitamina A, fa sì che il melone sia un alimento importante per garantire la salute dei tuoi occhi e contrastare l’insorgenza della degenerazione maculare.

Il contenuto di minerali contribuisce a migliorare la digestione poiché elimina l’eventuale eccesso di acidità e aiuta la motilità intestinale che spesso consegue a difficoltà digestive.

Fichi

I fichi provengono da un albero della famiglia delle moraceae e sono senza dubbio il frutto più goloso dell’estate. Una delle sue principali proprietà è quella lassativa, che può essere un aiuto completamente naturale per favorire la motilità intestinale tua e/o dei tuoi bambini; inoltre, questa proprietà può coadiuvare l’organismo a smaltire l’accumulo di tossine. I fichi sono ricchi di prebiotici che contribuiscono alla salute della flora batterica intestinale aiutando così anche la corretta digestione. Gli enzimi presenti nei fichi aiutano non solo la digestione ma anche l’assimilazione delle numerose sostanze di cui sono portatori come il calcio, il potassio (ben 232 mg per 100 gr di frutti), il magnesio, il fosforo e le vitamine A, C, ed E.

La vitamina PP (anche detta niacina o vitamina B3) è utile al sistema nervoso nei periodi di stress poiché efficace nell’abbassamento dei livelli di ansia e in generale utile in tutte le condizioni di indebolimento mentale e fisico.

Ciliegie

L’albero del ciliegio è un albero da frutto della famiglia delle rosacee proveniente dalla Turchia. I frutti sono ricchi di antocianine dalle proprietà antinfiammatorie, in grado sia di agire sui disturbi articolari, sia contro infiammazioni intestinali e cistiti. Le ciliegie, inoltre, contengono un elevato quantitativo di melatonina grazie al quale si possono contrastare le insonnie e aiutare il naturale ritmo sonno/veglia.

Le ciliegie contengono vitamine A, C, K, rame, potassio e magnesio che ne fanno un carico di micronutrienti particolarmente salutare. Oltre alle note qualità diuretiche, sono depurative e disintossicanti anche per il fegato. Questo, beneficia dell’acido malico che ne stimola l’attività e del sorbitolo che permette di eliminare le scorie e normalizzare le funzioni del fegato.

Pesche

Le pesche appartengono alla famiglia delle rosacee e sono un frutto originario della Cina, dove venivano coltivate già 5000 anni fa. Le pesche sono ricche di antiossidanti come il beta-carotene, la luteina e la zeaxantina che contribuisce alla buona salute degli occhi (in particolare lavora insieme alla luteina per mantenere l’integrità della retina), proteggendo anche dall’azione dannosa delle radiazioni luminose.

La pesca è ricca di vitamina C, di vitamina A e di vitamine del gruppo B, di minerali come potassio, fosforo e magnesio e di fenoli che completano il quadro di un frutto ad alta potenzialità antitumorale. Le ricerche sostengono che inibisca la crescita delle cellule dei tumori al seno e sia utile alla prevenzione di altri tumori come quelli del colon e dei polmoni. Infine, sembra che l’acido caffeico contenuto in questo frutto distrugga una pericolosa muffa cancerogena.

Verdure d’estate

Cetrioli

Il cetriolo è una cucurbitacea originaria dell’Himalaya dalle numerose caratteristiche benefiche per la tua salute. In primo luogo, i cetrioli sono perfetti per una dieta ipocalorica perché contengono solo 12 calorie per 100 grammi e grazie all’acido tartarico sono in grado di limitare l’assorbimento dei carboidrati. Grazie all’azulene invece, potrai combattere le infiammazioni alla base delle difficoltà a eliminare la ritenzione idrica e la cellulite.

Questi ortaggi possiedono una buona quantità di vitamina K, che è utile nella protezione delle ossa e svolge un’importante funzione antiemorragica. Sono ricchi di minerali che possono aiutarti a riprendere le energie perse con la sudorazione della stagione calda; tra questi, si distingue il potassio, essenziale contro la debolezza muscolare e i crampi conseguenti all’attività sportiva.

Fagiolini

I fagiolini sono delle leguminose portate in Europa dopo la scoperta dell’America. Grazie alla presenza di magnesio, calcio e silicio sono un toccasana per la salute delle ossa e prevengono quindi anche il rischio di osteoporosi; inoltre, aiutano a proteggere i capelli e le unghie dallo stress dei bagni al mare.

Sono ricchi di acido folico (vitamina B9), quindi molto utili durante la gravidanza e se soffri di carenze di ferro poiché l’acido folico aiuta a fissare il ferro nell’organismo. Se soffri invece di stress, ricorda che grazie alla vitamina B6 i fagiolini possono aiutarti a riequilibrare il tono dell’umore, a riposare meglio e a diminuire lo stato d’affaticamento generale, poiché la vitamina B6 è una delle sostanze responsabili della produzione di serotonina.

Melanzane

Le melanzane appartengono alla famiglia delle solanacee e arrivarono in Italia dall’India già pochi secoli dopo Cristo. Quest’ortaggio è un vero e proprio concentrato di minerali tra cui vi sono anche zinco e selenio. Il contenuto di ferro e di rame (utile alla formazione di globuli rossi) rende le melanzane efficaci nel contrastare gli stati di anemia.

Uno degli elementi contenuti nelle melanzane è un’importante e raro antiossidante, cioè la nasunina. Come gli altri antiossidanti opera contrastando l’effetto dei radicali liberi e, quindi, contrasta l’invecchiamento cellulare, ma secondo gli studi c’è di più: ha efficacia cardioprotettiva e inibisce la formazione di nuovi vasi sanguigni. Ricorda che per evitare di perdere questi effetti benefici dovrai consumare le melanzane con la propria buccia, proprio il viola intenso che vedi all’esterno è infatti indice della presenza di nasunina.

Cipolle

Le cipolle sono i bulbi di una pianta erbacea della famiglia delle liliacee, la cui coltivazione risale addirittura agli antichi Egizi. Le cipolle hanno degli ottimi valori nutritivi grazie ai numerosi sali minerali (fosforo, magnesio, potassio, ferro, calcio, fluoro, manganese, zolfo) tra cui emerge il selenio che favorisce le difese immunitarie del corpo.

Le cipolle sono un coadiuvante nei casi di malattie cardiovascolari grazie alla presenza di adenosina che favorisce lo scioglimento dei coaguli e previene l’aterosclerosi perché ostacola la formazione di placche. Grazie invece all’azione prebiotica dell’inulina è da considerarsi un antibiotico naturale soprattutto per quanto riguarda l’intestino; all’inulina e alla pectina contenuta nelle cipolle è da attribuire anche la proprietà lassativa. È inoltre comprovata la sua utilità nell’eliminazione dell’acido urico, poiché favorisce l’espulsione delle scorie azotate.

Biosacchetti per frutta e verdura

Da gennaio 2018, anche in Italia, è imposto l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini ultraleggeri necessari a contenere, pesare e a prezzare la frutta e la verdura. Il decreto relativo alla riduzione dei sacchi di plastica, che risponde a una direttiva UE del 2015, non impone però all’acquirente di utilizzare quelli messi a disposizione del supermercato e il cui costo per legge dev’essere scaricato sul cliente.

Al contrario, il cliente può portare da casa i biosacchetti per frutta e verdura, magari riutilizzando quelli già in suo possesso. L’unica attenzione che dovrai avere in questo caso sarà quella di controllare che i tuoi bioshopper siano idonei a conservare gli alimenti.