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Politica | KYK.it - Part 2
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Conte convoca le opposizioni ed è subito polemica

Posted on : 08-07-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il premier invita i leader a Palazzo Chigi: Giorgia Meloni propone la trasmissione dell’incontro in streaming. Salvini invece rifiuta: «io non vado da nessuno».

Un biglietto d’invito a Palazzo Chigi per giovedì pomeriggio: così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, convoca i leader delle forze di opposizione per discutere dei provvedimenti che il Governo si accinge ad emanare.

Sono proprio le opposizioni che diffondono la notizia con ampio risalto. In particolare la leader dei Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che in un post su Facebook assicura che andrà «se questa sarà la scelta condivisa dalla coalizione di centrodestra», dunque non da sola.

Ma la Meloni già avverte che «non intendo andare a perdere tempo» e considera «molto grave che il presidente del Consiglio abbia aspettato la fine dei lavori parlamentari sul Decreto Rilancio per incontrare le opposizioni».  Meloni critica che «hanno voluto gestire in totale autonomia gli 80 miliardi di deficit aggiuntivo consentito dal Parlamento e lo hanno fatto malissimo, sperperando la gran parte di queste risorse con pessimi provvedimenti o in inutili sprechi, cosa imperdonabile vista la gravità della situazione».

Poi la leader dei Fratelli d’Italia ricorda che «abbiamo fatto centinaia di proposte per tentare di migliorare i decreti Cura Italia e Rilancio. Tutto gettato nel cestino con sufficienza, probabilmente senza neppure leggere gli emendamenti» e sottolinea la vaghezza dei contenuti del prossimo colloquio: «non mi è chiaro di cosa voglia parlare ora Conte, perché noi avremmo voluto parlare di come sostenere le imprese, difendere i posti di lavoro e aiutare i più fragili grazie alle ingenti risorse a disposizione e che ora non ci sono più».

Insomma, un colloquio ormai tardivo, che avverrà quando le risorse sono già state assegnate e le principali questioni già decise dal Governo. Se invece il colloquio dovesse vertere sui nuovi progetti, Meloni si domanda: «Vuole parlare invece del decreto semplificazioni, del quale non esiste ancora un testo? O forse non vuole, in realtà, parlare di nulla, e incontra le opposizioni come pro-forma, per rispondere agli appelli del Capo dello Stato?».

Proprio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva “tirato le orecchie a Conte” invitandolo, fra l’altro, a mantenere un proficuo dialogo con le forze di opposizione. «Io penso sia quest’ultima, la verità» – rimarca adesso Meloni. Ed avverte: «Se il Governo intende davvero cercare una proposta condivisa con noi su temi concreti, a partire dal piano che va presentato in Europa, allora chiedo di discutere sulla base di un documento con proposte puntuali e non su vaghe esternazioni di stampa. Attendo che arrivi questo documento, augurandomi che esista».

E infine lancia una proposta: «Chiedo al Governo che l’incontro di domani sia trasmesso in diretta streaming in modo che gli italiani possano giudicare chi sta facendo propaganda e chi sta pensando al bene dell’Italia. Noi non abbiamo nulla da nascondere», conclude il post.

Invece il leader della Lega, Matteo Salvini, si tira subito fuori: «Incontro con Conte domani? Non ho ricevuto nessun invito, magari il piccione viaggiatore è ancora in viaggio. Noi non siamo a disposizione di nessuno. Prima il signor Conte paga la cassa integrazione e sblocca i cantieri,  poi ne parliamo, io domani non vado da nessuno, finché questo chiacchierone non mantiene le sue promesse non vado e domani pomeriggio ho altri impegni, con operai e lavoratori», dice all’Adnkronos parlando in conferenza stampa da via della Conciliazione, a Roma.

Coronavirus: il monito di Conte all’UE

Posted on : 08-07-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il presidente del Consiglio: «Di fronte a questa grave crisi o vinciamo tutti o perdiamo tutti».

In occasione della sua visita a Madrid, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Vanguardia, il premier Giuseppe Conte avverte come «l’arroccamento nazionalista porterebbe all’indebolimento del nostro continente e sarebbe un danno per tutti».

«Portogallo e Spagna, così come la Francia, sono stati i primi paesi a far loro l’esortazione dell’Italia» perchè dall’Europa arrivi «una risposta eccezionale» a questa «crisi economica e sanitaria senza precedenti», afferma Conte, secondo il quale all’inizio l’iniziativa italiana «ha incontrato molte resistenze».

«Il prossimo Consiglio Europeo discuterà una proposta che raccoglie le idee da noi avanzate nel momento più drammatico. Se riusciremo a far approvare rapidamente questo piano senza andare al ribasso sarà un successo di tutta l’Europa», rimarca il Presidente del Consiglio.

«Paesi come Portogallo, Italia e Spagna – afferma-  possono esercitare in questo momento una importante influenza per realizzare una politica europea di ripresa che non sacrifichi il mercato unico».

Conte spiega le nuove semplificazioni

Posted on : 07-07-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il nuovo Decreto varato dal Consiglio dei ministri per la ripartenza illustrato dal presidente del Consiglio in conferenza stampa

«Un trampolino per il rilancio del Paese»: così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa definisce il nuovo Decreto Semplificazioni varato stanotte dal Consiglio dei ministri anche se con la formula “salvo intese” che non esclude ulteriori modifiche e aggiustamenti da parte delle forze politiche di maggioranza.

Il tema principale sono i cantieri e gli appalti, che questo decreto «semplifica, velocizza, sblocca una volta per tutte», assicura il premier. «Agli stati generali dell’economia è arrivato un appello corale a ridurre le burocrazie e far correre il Paese. Noi siamo sempre convinti di questa priorità e l’abbiamo realizzata. Questo decreto è il trampolino di lancio di cui l’Italia ha bisogno”, per uscire dall’emergenza “è necessario, per renderlo più agile e competitivo», dice nella conferenza stampa a Palazzo Chigi seguita dall’Adnkronos.

«Oggi il rapporto con la Pa è vissuta dai cittadini come un percorso a ostacoli, una strada tortuosa in cui finiscono per impantanarsi anche i progetti migliori, compresi quelli dei giovani che vogliono lanciare start up e si ritrovano impantanati. Vogliamo migliorare tutto questo, lo facciamo con questo dl che offre una strada a percorrenza veloce. Alziamo il limite di velocità dell’Italia che deve correre, ma al contempo rafforziamo i presidi di legalità, gli autovelox», ha proseguito il premier.

Conte ha anche fornito anticipazioni sulla lista delle 50 grandi opere pubbliche che beneficeranno della procedura accelerata di realizzazione. Nell’elenco compaiono le ferrovie ad alta velocità, la Gronda e la SS 106 Jonica.

Il presidente del Consiglio punta anche sulla digitalizzazione e ha rimarcato: «Avremo un Paese tutto a portata di clic. Tutto sarà più semplice. Avremo meno scartoffie e un internet più veloce e a portata di tutti».

Ecco i principali punti toccati dal premier Conte per illustrare sinteticamente i contenuti del Dl Semplificazioni:

  • Appalti più semplici e veloci: «niente gara d’appalto, ci sarà l’affidamento diretto alle ditte incaricate al di sotto dei 150 mila euro» (l’attuale soglia per questa procedura è di 40mila)
  • Funzionari pubblici: «basta paura della firma», bisogna combattere l’inerzia e sbloccare lavori e opere. Così fino al 31 luglio 2021 la responsabilità per danno erariale davanti alla Corte dei Conti sarà limitata solo ai casi di dolo; resterà la responsabilità per colpa, dovuta a omissioni e inerzie e quindi ritardi, come nel caso del funzionario che blocca o rallenta l’esecuzione delle opere.
  • Abuso d’ufficio: «non lo aboliamo affatto», ha rimarcato Conte, ma ne circoscriviamo l’applicazione ai soli casi di precisa violazione di legge
  • Procedimenti amministrativi: si concluderanno con una «sentenza breve» ma le amministrazioni potranno procedere a stipulare contratti anche in presenza di contenzioso, salvo un provvedimento del giudice che espressamente inibisca la stazione appaltante da questo potere.
  • Silenzio: le pubbliche amministrazioni che non rispondono in tempo alle istanze, entro 60 giorni, non potranno più intervenire.
  • Costi burocratici: i provvedimenti che introducono nuovi oneri devono anche eliminarli, compensandoli con analoghi incentivi o detrazioni.
  • Tempi delle pratiche amministrative: dovranno essere predeterminate, in maniera da consentire ai cittadini di controllare se sono stati rispettati o no.
  • Autocertificazioni: si potranno ottenere con una semplice app e produrle agli uffici pubblici
  • Carta identità digitale (o Spid) renderanno automatico l’accesso dei cittadini ai servizi della Pa.
  • Condoni: non ce ne saranno, ma nemmeno saranno consentiti abusi; le valutazioni ambientali saranno più semplici e veloci.

Leggi anche Dl semplificazioni: le misure approvate.

I governatori più graditi secondo i sondaggi

Posted on : 06-07-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Quali sono i presidenti e i sindaci più popolari? Ecco i risultati dell’indagine.

Il Governance poll 2020, il sondaggio sul livello di gradimento dei presidenti delle 18 Regioni a elezione diretta e dei sindaci di 105 città capoluogo di provincia, rivela che tra i presidenti più popolari, al primo posto c’è il governatore del Veneto Luca Zaia, seguito da quelli del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, dell’Umbria Donatella Tesei e della Calabria Jole Santelli. Sono questi i risultati dell’indagine realizzata per ‘Il Sole 24 Ore del Lunedì‘ da Noto Sondaggi.

Al quinto posto, primo presidente di centrosinistra, c’è il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, il cui gradimento risulta in aumento. Sulla sua pagina Facebook, Bonaccini: «Dico al Pd: lasciamo perdere discussioni sui sondaggi, che peraltro lasciano il tempo che trovano, e concentriamoci sui problemi reali delle persone e del Paese. Forza».

A seguire i presidenti del centrodestra di Abruzzo Marco Marsilio, al sesto posto, seguito da quello del Piemonte Alberto Cirio, da Giovanni Toti (Liguria) che ottiene lo stesso gradimento di Christian Solinas (Sardegna). E ancora il governatore di centrosinistra della Toscana, Enrico Rossi, della Campania Vincenzo De Luca.

Al 12esimo posto, Sebastiano Musumeci presidente della Sicilia, seguito dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, del Molise Donato Toma e della Basilicata Vito Bardi, tutti e quattro di centrodestra.

Alla fine della classifica, tre presidenti di centrosinistra: il governatore delle Marche Luca Ceriscioli e il presidente della Puglia Michele Emiliano che ottengono lo stesso indice di gradimento mentre in fondo alla classifica c’è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

«L’onda di piena della pandemia investe anche la politica locale», osserva ‘il Sole 24 Ore commentando i dati parlando di «un doppio dualismo che nella Lega esalta il presidente veneto Zaia e schiaccia il lombardo Fontana, e nel Pd innalza l’emiliano-romagnolo Bonaccini e fa sprofondare il laziale Nicola Zingaretti. Che, però, è il segretario Dem».

La classifica dei sindaci

La classifica incorona Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, con un ampio 69,4%, affiancato sul podio dal messinese Cateno De Luca e da Giorgio Gori, sindaco della Bergamo martoriata dall’epidemia, ex aequo con Marco Bucci che a Genova si è trovato il mandato ‘invaso’ dal crollo del ponte Morandi.

Al contrario, agli ultimi posti della classifica ci sono Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, e Virginia Raggi, prima cittadina di Roma, appaiati con un solo decimale di scarto (38,1% contro 38,2%). A far loro compagnia a fondo classifica ci sono Salvo Pogliese a Catania, Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, Rinaldo Melucci a Taranto e Luigi De Magistris a Napoli. La classifica va male anche per Chiara Appendino, che dopo i primi mesi a Palazzo di Città alla guida di Torino vinceva di slancio la corsa del Governance Poll, mentre ora sprofonda alla casella numero 97: un po’ meglio della collega del Campidoglio e un poco peggio rispetto al Nisseno Roberto Gambino, che al 91esimo posto chiude la non esaltante terna a Cinque Stelle alla guida dei capoluoghi di Provincia.

Conte sotto attacco nella maggioranza

Posted on : 06-07-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Tra interessi di parte e corsa a Palazzo Chigi. Tensioni tra il Presidente del Consiglio e il Pd.

C’è chi discute per accaparrarsi la poltrona e chi invita ad accantonare i toni rissosi e a rimboccarsi le maniche per risollevare le sorti di un Paese messo in ginocchio da una crisi senza precedenti. Il cielo su Palazzo Chigi è particolarmente nuvoloso e non si esclude l’arrivo di un uragano devastante.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio si dichiara preoccupato per lo stato di salute della maggioranza, in quanto si fanno sempre più accese le insoddisfazioni da parte del Partito democratico verso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Sono giorni che si parla di una possibile sostituzione del premier, pur nella continuazione della legislatura. Non è un mistero che le ultime uscite di Conte abbiano sollevato qualche parere contrario. In gioco, c’è la battaglia sul Mes, che il premier sta cercando di far slittare il più possibile. Poi, ci sono il Recovery Fund e la legge elettorale (il Pd spera di avere un via libera al modello proporzionale in prima lettura entro il 20 settembre).

Secondo i rumors e i dubbi dell’entourage di Conte, tra i sospettati di complotti e congiure ci sono: il leader di Italia Viva Matteo Renzi, il ministro Dario Franceschini e Di Maio. A riportarlo è Il Corriere della Sera.

Ma Di Maio smentisce le ambizioni personali: «Non capisco i toni sempre più accesi tra Pd e Conte, su tematiche che potrebbero risolversi in modo più franco e trasparente».

Ma come sarebbe visto un possibile ritorno alle urne? Il ritorno alle urne è considerata un’opzione irrealizzabile, infatti Di Maio precisa che: «Se c’è un nodo da sciogliere si scioglie, non possiamo lasciare il governo impigliato ai cavilli di qualcuno. Il Paese è in stallo, invece di guardarci allo specchio bisogna intervenire in maniera concreta».

Per il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il premier non si tocca. A La Repubblica, manifesta la sua grande stima per il presidente del consiglio e per il modo in cui ha guidato il Governo «in uno dei passaggi più difficili della storia della Repubblica e come cerca sempre il punto di equilibrio in una coalizione inevitabilmente complicata. Anche per questo deve essere chiaro che per noi non esistono né un altro premier né un’altra maggioranza in questa legislatura. Ogni nostra parola, anche quando appare critica, è per migliorare l’azione del governo, non per indebolirla».

Governo, nuovo piano di riforme: taglio tasse e via i sussidi

Posted on : 06-07-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il programma elaborato da Gualtieri traccia la strada: lotta all’evasione, al via il salario minimo e stop incentivi alle produzioni dannose per l’ambiente.

Forse è l’ennesimo annuncio o forse no: stavolta infatti ci sono alcune novità rispetto al passato, anche recente. «Non c’è tempo da perdere, adesso serve un piano straordinario per il taglio delle tasse», dichiara il viceministro dell’Economia e Finanze, Laura Castelli in un lungo post sui social.

Fin qui la parte nota, quella già sentita spesso. Poi la prima novità: «questo Paese ha bisogno di una rivoluzione verde, che acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale, una rivoluzione che passa anche attraverso la rivisitazione, o meglio cancellazione, dei sussidi ambientalmente dannosi».

Anche qui gli scettici diranno che è un nuovo a metà, perché le problematiche ambientali sono da sempre nel programma del Movimento 5 Stelle e il viceministro Castelli è una nota esponente pentastellata. Ma proseguendo la lettura ecco il colpo di scena: «un ambizioso, e ormai non più rinviabile, piano di riforme strutturali che hanno come obiettivo l’abbassamento delle tasse ed il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Siamo pronti su tanti settori, si tratta solo di ricondurre tutto all’interno di un disegno unico. E il Piano Nazionale delle Riforme, che ci apprestiamo a presentare», annuncia Castelli.

Non è l’iniziativa isolata ed estemporanea di un viceministro: il Piano nazionale delle riforme esiste davvero, tant’è che lo stesso ministro Gualtieri lo annuncia ufficialmente, durante il convegno per l’inizio della presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea organizzato dall’ambasciata tedesca in Italia. Qui il ministro ha dichiarato che il Pnr, il Piano nazionale di Riforme «è imminente» e «sarà orientato sugli assi indicati dell’innovazione, della sostenibilità e della coesione».

Ed aggiunge che si tratta di «un impegno davvero inedito». Il Pnr non è, quindi, solo un’idea lanciata a parole, tant’è che iniziano a circolare le prime bozze, già visionate dalla nostra agenzia stampa Adnkronos,  e già stasera il documento dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri.

«L’epidemia causata dal nuovo Coronavirus ha cambiato in modo repentino e drammatico la vita degli italiani e le prospettive economiche del Paese», scrive il ministro Gualtieri, nelle premessa della bozza del Piano e sottolinea che «non vi è tempo da perdere, e le notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio».

Il programma, infatti, è strettamente legato al Recovery Plan, necessario per accedere ai fondi europei straordinari del Next Generation Eu che il Consiglio dovrebbe varare nel summit del 17 e 18 luglio. Per questo il documento deve mettere nero su bianco le iniziative che l’Italia intende intraprendere in campo economico per favorire la ripresa.

La strada scelta dal Governo sembra quella di una «ripartenza sostenibile nel tempo e da un punto di vista sociale e ambientale», che fornisca «alle famiglie e alle imprese tutto il sostegno necessario» ma al tempo stesso «sospingendo gli investimenti produttivi e attuando riforme da lungo tempo attese», scrive Gualtieri nella bozza.

Dalle anticipazioni, sembra che il Governo tenti la strada del salario minimo a tutela delle fasce di lavoratori più deboli: «strumento di sostegno del potere d’acquisto dei salari e vettore di protezione e rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale nei settori più deboli e a basso tasso di sindacalizzazione nei quali strutturalmente non opera la contrattazione di secondo livello».

Nel piano c’è anche la riforma fiscale, che sarà «improntata all’efficienza, all’equità e alla progressività», ma riguarderà anche l’impiego delle risorse, attraverso «una revisione e riqualificazione della spesa pubblica». Da qui è previsto non solo «il contrasto all’evasione fiscale», ma anche «la revisione delle imposte ambientali e l’abolizione dei sussidi ambientalmente dannosi».

Questi saranno «i pilastri della strategia di miglioramento dei saldi di bilancio e di riduzione del rapporto debito/pil nel prossimo decennio», spiega Gualtieri, che sembra confidare molto in queste iniziative quando dice: «tanto maggiore sarà la credibilità della strategia di rilancio della crescita potenziale e di miglioramento strutturale del bilancio, tanto minore sarà il livello dei rendimenti sui titoli di Stato e lo sforzo complessivo che il Paese dovrà sostenere nel corso degli anni».

In particolare, il contrasto all’evasione fiscale «sarà perseguito continuando il rafforzamento delle agenzie fiscali e investendo ulteriormente in tecnologia e big data», per utilizzare tutte le informazioni disponibili nella rete internet su cittadini e imprese.

Inoltre, «l’utilizzo dei pagamenti digitali verrà promosso e incentivato», mentre sul fronte della spesa pubblica il Governo intende avviare «una nuova fase della spending review» con l’obiettivo di «riallocare ed efficientare la spesa anche alla luce dei guadagni di produttività realizzabili attraverso la digitalizzazione e lo snellimento delle procedure burocratiche».

Ora si tratta di tradurre questi impegni in provvedimenti concreti, ma probabilmente non ne basterà solo uno ed occorrerà invece un nuovo intervento normativo, oltre al Decreto Semplificazioni che il Governo si accinge a varare; non è un caso che nel programma dei lavori di stasera arrivi anche la bozza del nuovo piano. Probabilmente l’ampiezza di queste riforme sarà il tema della prossima legge di Bilancio da predisporre entro ottobre; ma entro settembre l’Italia dovrà sottoporre all’Europa il programma di impiego dei nuovi aiuti e proprio per questo serve tracciare la strada in anticipo.


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