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Politica | KYK.it - Part 2
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Crisi di Governo: quanto durerà Conte-2?

Posted on : 19-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Addio di un altro senatore al PD: si irrobustisce la morsa di Italia Viva ai danni dell’esecutivo.

Il nome “Matteo” non porta fortuna a Conte. Questa volta è Renzi a far traballare il secondo esecutivo dell’attuale premier. Anche se non c’è una formale sfiducia, si respira aria di crisi nel governo. Ad Italia Viva è passato un nuovo senatore, Tommaso Cerno. In tutto 18 senatori che tengono in ostaggio l’esecutivo. 

Il Pd ha già detto al premier di essere pronto a sostenerlo, qualunque cosa decida. Certo è che sia per Conte che  per il segretario dem Nicola Zingaretti «così non si può andare avanti». Renzi deve dire con chi sta e cosa vuole fare, ammonisce il capo dell’esecutivo. 

Una eventuale rottura di Italia Viva con il governo Conte 2 «sarebbe del tutto irrazionale: non lo capirebbero  i cittadini che vogliono stabilità e continuità di governo per risolvere i problemi del paese». Lo afferma il ministro dell’Economia 

Roberto Gualtieri, intervistato a ‘Radio Capital’ per come comunicato alla nostra redazione dall’Agenzia stampa Adnkronos.

Stasera, il leader di IV, su RaiUno a “Porta a Porta”, farà un discorso molto duro e critico contro Conte, denunciando l’immobilismo del governo dopo il varo della legge di bilancio e la virata “grillina” su molti temi a partire dalla giustizia. Il focus sarà messo sulla non crescita economica e sulla mancanza di scelte per il rilancio economico. 

La parole dell’uscente Cerno sono chiare: «Questo esecutivo non dura, è in prescrizione». E poi aggiunge: «Sono concettualmente distante dalle posizioni del Pd sulla giustizia, per me temi imprescindibili. La prescrizione, le intercettazioni, sono temi sui quali non è possibile non schierarsi». Intervistato dal ‘Corsera’ il senatore Tommaso Cerno spiega le regioni del suo passaggio dal Pd a Italia Viva.

«Voglio guardare i contenuti. E questi contenuti -spiega- sono temi fondamentali, che mi hanno spinto a lasciare il Partito democratico. Io appartengo all’area laica socialista e sono naturalmente schierato con i garantisti. Non è possibile accettare un processo eterno, non possiamo accettare queste intercettazioni: come giornalista ne ho avuto a che fare e so bene di cosa sto parlando». 

Cosa succederà al Conte bis? «Questo governo -replica Cerno- è già in fase di 

prescrizione a sua volta. Non può durare, mi sembra ovvio. Perlomeno, non può durare se prima non scioglie questo contenzioso fondamentale e divisivo».

Eppure nelle intenzioni di Renzi non c’è quella di passare ad elezioni anticipate, ma un nuovo governo tecnico. Lì però farebbe il gioco di Salvini che non aspetta altro che una nuova crisi per rilanciare le piazze e chiedere al Presidente di tornare a votare. Come dire: sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico.

Il punto è che tutti questi “tira e molla” non fanno bene alla nostra economia che, sul piano internazionale, attraverso lo specchio dello spread, si indebolisce. 

Si va alle elezioni anticipate o al governo tecnico?

Posted on : 18-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Un esecutivo di scopo, con il compito di traghettare il Paese al voto. 

Un nuovo governo, ma con un compito preciso: condurre il Paese alle elezioni anticipate. È l’ipotesi che prende corpo nelle ultime ore e stavolta mette d’accordo tutti. Anche le opposizioni: Salvini ha già dichiarato che «Se c’è da fare un governo che accompagni alle urne lo dicano, purché si voti», e altrettanto sono disposti a fare i Fratelli d’Italia.

Le tensioni provocate da Matteo Renzi hanno paralizzato l’azione del Governo Conte 2: domenica scorsa il premier si è recato a consulto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e ieri sera la maggioranza non è riuscita a trovare un accordo sulla modifica dei decreti sicurezza.

La certezza è che non si potrà votare prima di settembre, perché mancano i tempi tecnici: prima occorre svolgere il referendum per il taglio dei parlamentari – il cui esito appare scontato – poi ridisegnare i collegi elettorali per disegnare la composizione del nuovo Parlamento ridotto.

Intanto occorre un governo che a dire di molti non potrebbe essere un Conte ter, ma un governo di scopo con l’unico obiettivo di arrivare al voto autunnale, e che potrà comprendere anche le opposizioni. Il capo dello Stato è stato chiaro, fin dalla nascita dell’attuale governo Conte, che non avrebbe consentito altre maggioranze.

Il sostegno delle forze politiche al nuovo esecutivo sarebbe altissimo, sia pure per scopi diversi: chi per mantenere la carica nella consapevolezza di non essere rieletto, chi per vincere la prossima competizione elettorale.

Si eviterebbe la crisi e si nutrirebbero le speranze, mantenendo comunque una guida provvisoria. Tra i nomi che circolano per guidare il nuovo governo (Conte ha già fatto sapere di non essere disponibile) due donne: il presidente del Senato Elisabetta Casellati ed il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

I nuovi incentivi per il lavoro

Posted on : 17-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Giovani, Lavoro, Politica

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Allo studio del governo misure aggiuntive per aumentare gli sgravi al Sud. I vantaggi per donne e disoccupati di lungo periodo.

Crescono le possibilità per i disoccupati del Sud di tornare a lavorare. Aumentano, infatti, i bonus previsti per le assunzioni nel Mezzogiorno. Saranno ampliati gli sgravi per gli imprenditori che vorranno far salire a bordo della propria azienda giovani, e non solo, in cerca di un posto. Il ministero del Lavoro, nel Piano per il Sud, ha promosso queste opportunità che, come preannuncia la titolare del dicastero, Nunzia Catalfo, saranno allargate.

Queste misura, spiega la Catalfo all’agenzia Adnkronos, «rappresentano un acceleratore importante perfar ripartire l’occupazione. In particolare, è allo studio l’ampliamento dello sgravio contributivo per le donne e per i disoccupati da almeno ventiquattro mesi». La mnistra rivela che è stato elaborato, «con il ministro Provenzano, un pacchetto di incentivi, finalizzato alla creazione di occupazione stabile nel Mezzogiorno. Puntiamo su sgravi contributivi per le assunzioni di donne e disoccupati di lunga durata. Investiremo così le risorse del Fondo sviluppo e coesione in modo mirato».

I numeri del Piano per il Sud

L’agenzia Adnkronos ha snocciolato le cifre del Piano per il Sud. Il governo stanzierà oltre 123 miliardi di euro. Nel prossimo biennio, ci sarà già un primo impatto da 21 miliardi di euro (+65% rispetto al triennio 2016-18). Questi soldi amplificheranno le misure della legge di Bilancio 2020 con la conseguenza di un aumento degli investimenti pubblici. La creazione di lavoro buono, soprattutto per i giovani e le donne, è la premessa e la conclusione necessaria del Piano per il Sud.

Il tasso di disoccupazione dei giovani nel Mezzogiorno ha raggiunto il 48,4% del 2018, a fronte del 24% nel Centro-Nord. Il tasso di attività delle donne al Sud è pari al 41,6%, rispetto al 64,1% nel Centro-Nord e al circa 74% della media Ue. Un dato che conferisce alla questione di genere un carattere emergenziale e che richiede una risposta strutturale, accompagnato da un forte sgravio contributivo per anticiparne l’impatto. Per questo, nel Piano per il Sud, sono previste misure trasversali avviate o da avviare nel 2020, per rafforzare la competitività del sistema produttivo la creazione di buona occupazione per giovani e donne.

Coronavirus, il piano per le scorte dei farmaci

Posted on : 15-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Lunedì vertice tra il ministro della Salute, Speranza, e le associazioni di categoria Assogenerici e Farmindustria.

In campo per scongiurare una possibile carenza farmaci anti Coronavirus. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, lunedì incontrerà le associazioni di categoria Assogenerici e Farmindustria, per programmare tutti gli interventi necessari. Lo ha comunicato l’agenzia di stampa Adnkronos. C’è preoccupazione, infatti, per il rischio di un possibile stop alla produzione in Cina di materie prime indispensabili alla filiera italiana del farmaco.

Sul tavolo dell’incontro tra il ministro e le associazioni tutti i possibili scenari degli effetti del Coronavirus sul settore farmaceutico. Si teme, infatti, uno stop delle importazioni dalla Cina e, quindi, possibili ripercussioni sulla disponibilità dei farmaci per i cittadini. Per ora, nessun vero allarme: le scorte a disposizione coprono fino a 6 mesi. Ma nel settore la guardia è alta. E anche il ministero sta seguendo l’evolversi della situazione. Martedì scorso c’era già stata una riunione, convocata in tutta fretta dall’Agenzia italiana del farmaco, a cui era presente, oltre ad Assogenerici e Farmindustria, anche Aschimfarma (Associazione produttori dei principi attivi farmaceutici), per fare il punto sulle eventuali carenze di principi attivi dalla Cina. Molti siti del Paese asiatico, infatti, sono ancora chiusi.

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, nei giorni scorsi, interpellato dall’Adnkronos, aveva usato parole rassicuranti. «Stiamo monitorando da vicino la situazione – aveva  detto -. Però è al momento assolutamente sotto controllo, perché le aziende hanno delle scorte importanti e dispongono di continuity plan, piani di emergenza che nel caso di problemi consentono di attivare fornitori di back up».

Sull’emergenza Coronavirus, aveva proseguito, «sono più d’accordo con la posizione presa dal ministro Speranza, che con quella di altri Paesi. Una posizione di giusta attenzione, ma di cautela, per un semplice motivo: se cominciamo a creare questi allarmismi, poi le carenze ci saranno davvero, perché le persone faranno accaparramenti inutili di medicinali. Le aziende stanno monitorando la situazione, hanno piani continuità e vie alternative, se dovessero essere necessarie. Certo che se l’epidemia durasse anni il problema si presenterà», perché la Cina è il principale produttore di materie prime per i medicinali, «ma già altri produttori sono allertati per, eventualmente, entrare in gioco».

Vitalizi ai parlamentari: la manifestazione M5S e le reazioni

Posted on : 15-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Mobilitazione dei pentastellati oggi a Roma contro le erogazioni considerate un ingiusto privilegio; ma gli interessati replicano esponendo i motivi per cui lo ritengono legittimo.

Oggi si svolge a Roma la manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle contro i vitalizi degli ex parlamentari. L’agenzia stampa Adnkronos che segue l’evento ci informa sull’evento ed anche sulle reazioni che la mobilitazione sta provocando tra chi difende queste erogazioni, che ancora ad oggi non sono state smantellate: la Commissione del Senato dovrà infatti riunirsi nei prossimi giorni per decidere i ricorsi presentati dagli ex parlamentari interessati dal taglio.

Così c’è chi ha visto la mobilitazione di oggi come uno strumento di pressing per condizionare le decisioni in arrivo. La polemica è altissima su un tema che è un cavallo di battaglia dei pentastellati ma coinvolge trasversalmente tutte le forze politiche, interessate a cogliere l’opinione di molti cittadini che ritengono il vitalizio parlamentare un ingiusto privilegio, ma anche a rivendicare le ragioni di quella categoria che non vuole essere chiamata casta e cerca di spiegare il perché.

“È il giorno in cui da una piazza faremo sentire la nostra voce, tutti insieme, a coloro che stanno cercando di riprendersi il vitalizio, quel vergognoso privilegio che con fatica eravamo riusciti a cancellare. Pensare che quel passato possa tornare, fa ribrezzo. Pensare che quell’epoca -in cui bastavano pochi anni di Parlamento, perfino pochi giorni, per assicurarsi una pensione a vita- possa ripresentarsi, fa indignare”, dice l’attuale reggente politico del Movimento, Vito Crimi, presentando l’evento.

Ma nello stesso giorno della piazza grillina anti-vitalizi, gli ex parlamentari che hanno fatto ricorso contro i tagli tornano a ribadire le proprie ragioni. E, puntando il dito contro la manifestazione M5S, annunciano battaglia, invocando “la forza del diritto contro il diritto della forza”.

“È la prima volta che si organizza una manifestazione per impedire a dei giudici di emettere una sentenza oppure per tentare di condizionarli, intimidirli, minacciarli”, attacca in conferenza stampa Antonello Falomi, presidente dell’Associazione degli ex parlamentari, a proposito della decisione che dovrà essere adottata dalla Commissione contenziosa di Palazzo Madama sui ricorsi degli ex senatori sui vitalizi.

La prossima settimana è infatti atteso il voto del Senato, in autodichia, il principio in base al quale le decisioni che riguardano lo status giuridico ed economico di alcuni organi costituzionali, tra cui il Parlamento, sono sottratte alla giurisdizione ordinaria e decise da un organo interno, in questo caso la Commissione contenziosa del Senato.

“Sembra che per gli ex parlamentari non vale ciò che vale per un normale cittadino ovvero il diritto ad avere un giudice. Questa manifestazione è il punto di arrivo di una azione” messa in campo per “tentare di negare giustizia agli ex parlamentari”, insiste Falomi, che parla di “vergognosa gogna mediatica a cui sono stati sottoposti alcuni giudici di quella Commissione, a partire dal senatore Caliendo”, il presidente che nei giorni scorsi si è però astenuto per evitare sospetti di conflitto di interessi, avendo egli stesso maturato il diritto a percepire il vitalizio oggetto di discussione.

Ora, mentre i 5 Stelle attaccano “in questa giornata di grande impegno civile, concentrati sull’importante obiettivo di impedire il ritorno dei vitalizi” -proclama Crimi -, l’associazione degli ex parlamentari controbatte, spiegando che “sono “2.154 gli ex parlamentari che hanno impugnato le delibere degli uffici di presidenza, privati di risorse significative, per alcuni indispensabili, dipinti come ladri e parassiti, peggio dei camorristi. Perché il M5S ha paura del pronunciamento di un organo giudiziario? Stanno facendo di tutto per impedire questa sentenza”.

Per Falomi il “vitalizio non è un privilegio ma una garanzia riconosciuta in tutti i Parlamenti democratici del mondo”. E avverte: “Se qualcuno sta pensando, con questa azione quotidiana di insulti e calunnie, di intimidirci e di farci rassegnare, si sbaglia. Noi siamo pronti ad andare fino in fondo e chiamare tutti quanti di fronte alle proprie responsabilità, anche personali, perché in questa vicenda ci sono reati. La nostra sarà una battaglia democratica”.

Gli fa eco Giuseppe Gargani, vicepresidente dell’Associazione ex parlamentari, che citando Luigi Einaudi rimarca come “il fenomeno abnorme della retroattività” sconvolga “la certezza del diritto”: “Dal ’48 in poi non c’è mai stata una norma che potesse avere un valore retroattivo. Noi vogliamo essere cittadini italiani, nella Prima Repubblica abbiamofatto gli interessi del Paese”.

Ma i militanti grillini non ci stanno e riempiono la piazza Santi Apostoli al grido “Onestà, onestà”; tra i big presenti, la vicepresidente del Senato Paola Taverna e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che dichiara: “Siamo in piazza perché vogliamo dare risposta ai cittadini normali e non alla casta e ai privilegi della politica”.  E a chi li accusa di scendere in piazza contro il loro stesso governo, risponde Crimi: “È falso. Il Governo non c’entra nulla. A decidere sui ricorsi presentati da quegli oltre 700 ex senatori che rivogliono il vitalizio sarà una commissione del Senato”.

“Lì -sottolinea- ci saranno anche senatori che hanno maturato il diritto al vitalizio, chiamati a decidere sui vitalizi. Lì, in mezzo a quei conflitti d’interesse, il Governo non ha voce. E allora la voce dobbiamo cercarla e farla crescere fuori, nel luogo più bello in cui icittadini possono ritrovarsi ed esprimersi liberamente: in piazza“.

Economia, nuovi criteri di valutazione dall’Ue

Posted on : 15-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, Economia, feed, Politica

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I Paesi europei saranno giudicati anche per le politiche ambientaliste. L’annuncio del commissario Gentiloni. Il Green deal e gli investimenti miliardari

Le economie delle nazioni Ue saranno bocciate o promosse dall’Unione europea anche per la loro politica ambientalista. La Commissione sta lavorando per inserire i criteri di valutazione sulla transizione green dei Paesi membri. Lo ha annunciato il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, durante un appuntamento elettorale del Pd a Roma, come riporta l’agenzia Adnkronos.

«Non dobbiamo per questo abbandonare gli altri criteri di valutazione – ha specificato Gentiloni -. Il Green deal Ue può essere per il nostro Paese un’occasione straordinaria. Se guardiamo a crescita e debito, l’Italia ha moltissimo lavoro da fare ma, se guardiamo alle emissioni, se guardiamo al futuro, possiamo giocare una partita decisiva». Il Commissario ha poi osservato: «Penso che la Commissione abbia fatto una scelta coraggiosa perché, tra un anno e mezzo, la realtà chiederà il conto delle realizzazioni ambientali, di questa neutralità. Abbiamo messo questo obiettivo al centro della nostra azione e siamo convinti che l’Europa possa avere un ruolo di leadership a livello globale, ma bisogna guadagnarsela».

Green deal, pioggia di miliardi

Ma vediamo che cos’è il Green deal varato dall’Unione europea. Si tratta di un piano di investimenti per l’economia “verde”. Il programma della Commissione Ue mobiliterà almeno mille miliardi di euro di investimenti sostenibili nel prossimo decennio. Il vicepresidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis, aveva spiegato che «il bilancio Ue aggiungerà fino a circa la metà della cifra e utilizzerà anche la leva finanziaria. Attraverso Invest Eu, mobiliteremo circa 279 miliardi di fondi pubblici e privati per gli investimenti favorevoli al clima e all’ambiente. In questo modo, il bilancio Ue verde farà da esempio. Il cofinanziamento nazionale per i progetti verdi conterà per altri 114 miliardi».

La Lega vuole cambiare l’Euro

Posted on : 14-02-2020 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il nuovo responsabile della politica estera Giancarlo Giorgetti proclama la volontà del partito di modificare i trattati europei sulla moneta unica, senza uscirne.

Il nuovo responsabile della politica estera della Lega, Giancarlo Giorgetti, spiega oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, riportata dall’agenzia stampa Adnkronos, la posizione attuale del partito sull’uscita dall’Euro annunciata più volte dal precedente esponente Claudio Borghi.

Ora c’è un cambio di linea e per bocca di Giorgetti la Lega sostiene di voler restare nella moneta unica europea. Così l’attuale responsabile degli Esteri oggi assicura che l’uscita dall’Euro non è più un obiettivo del partito. Ma la questione viene riformulata chiedendo un cambiamento, e sottolinea che la Lega non è l’unica a chiedere riforme in questo senso.

“Noi non vogliamo uscire. Ma non siamo più i soli a dire che molto deve cambiare”, sostiene, e spiega così le ragioni: “I trattati sono stati scritti in un’altra era geologica; l’epoca Merkel si avvia a conclusione. Così non si regge. Come si fa a competere con i colossi cinesi con le nostre attuali regole sugli aiuti di Stato? Come si fa ad avere un target del 2% di inflazione che oggi non si ottiene più neanche pompando moneta?”.

Poi, quando l’intervistatore gli fa osservare che nel team dell’economia della Lega ci sono ancora Borghi e Bagnai, fautori dell’uscita dall’euro, e gli chiede: “Tenete il piedi in due staffe?” Giorgetti esclama: “Io sono il responsabile degli Esteri della Lega. E se dico che non usciamo, non usciamo. Punto”.

Giorgetti annuncia anche la possibilità di un passaggio della Lega nell’eurogruppo parlamentare dei conservatori, dove già siedono i Fratelli d’Italia. “Per me si può fare anche domani. Voglio che l’Europa ci conosca per quello che siamo e non per le etichette che ci affibbiano. Un partito di governo da vent’anni, non una banda di fascisti come stancamente e stupidamente ripete la sinistra”.

Infine, per rassicurare che la posizione espressa è quella del vertice del partito, afferma che Salvini lo ha scelto per questo incarico di responsabile della politica estera “Perché ho esperienza, ho le mie idee, e la politica estera non può essere frutto di improvvisazione. Bisogna essere pragmatici, il mondo cambia. Si è guardato intorno e ha cercato qualcuno che avesse un’immagine di affidabilità“.


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