Salvini: tornare al servizio militare obbligatorio

Posted on : 23-04-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Leva obbligatoria per legge, «magari nel corpo degli Alpini».

La nuova proposta di Salvini ha acceso un ulteriore – l’ennesimo – fronte di polemica con gli alleati di governo. Il leader della Lega vorrebbe reintrodurre il servizio militare obbligatorio «magari nel corpo degli Alpini». 

Fonti del ministero della Difesa, guidato da Elisabetta Trenta, hanno definito la proposta una «idea inapplicabile». 

«Da settembre – ha affermato ieri Salvini in un comizio da Pinzolo – l’educazione civica diventerà materia obbligatoria nelle scuole e inoltre dovremo anche reintrodurre il servizio militare obbligatorio, magari nel Corpo degli Alpini». 

In Italia il servizio militare non è mai stato abolito e tutt’ora è obbligatorio…

Di rimando, dal ministero della Difesa è arrivata pronta la replica: «Pensiamo al futuro non al passato e del resto  il ministro Trenta è già stato molto chiaro: il ritorno alla leva obbligatoria è un’idea romantica ma inapplicabile, visto che le dinamiche sono cambiate e oggi il Paese vanta dei professionisti tra le forze armate». 

Critico anche il centrodestra: «La leva obbligatoria è una proposta non realizzabile», ha detto il deputato di Forza Italia Matteo Perego. 

Tuttavia non è la prima volta che Salvini si esprime a favore del ritorno della leva obbligatoria: lo scorso 15 marzo, durante la campagna per le regionali in Basilicata, si era detto favorevole a reintrodurre «il servizio militare, per imparare un po’ di sacrificio. O anche il servizio civile per il volontariato».

 A ben vedere, in Italia, il servizio militare è ancora obbligatorio e non è stato affatto abolito come invece comunemente si crede. Una legge, in vigore dall’1.1.2005 [1], ha solo sospeso – attenzione, sospeso e non eliminato – l’obbligo della naja. Più precisamente la legge suddetta ha sospeso, con decorrenza dall’1.1.2005, la chiamata al servizio militare e non la leva obbligatoria. La chiamata veniva effettuata dai distretti militari, dopo aver ricevuto le liste dei giovani dai Comuni siti nel territorio distrettuale. L’ultimo anno chiamato al servizio militare obbligatorio è stato il 1985. La conseguenza è che sono rimasti in piedi anche i reati connessi alla leva. Sul punto leggi Il servizio militare resta obbligatorio in Italia.

Piattaforma Rousseau irregolare: il M5S può manipolare i voti

Posted on : 16-04-2019 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Il garante della Privacy condanna i gestori della piattaforma usata per l’e-voting.

I meno informati ne sono venuti a conoscenza solo di recente, quando il M5S ha chiesto la consultazione del proprio elettorato in merito all’autorizzazione a processare Salvini per sequestro di persona nei confronti delle navi di immigrati: si tratta della piattaforma di voto digitale chiamata Rousseau. Oggi però questo sistema e-voting è stato sanzionato dal Garante della Privacy. Numerose le criticità evidenziate dall’Authority: le votazioni non sembrerebbero anonime, i voti possono essere manipolati; c’è un’assoluta mancanza di controlli e assenza di misure adeguate a protezione dei dati.

Da alcuni accertamenti effettuati dal Garante è emerso che il voto espresso dagli elettori del M5S non era anonimo: è stata scoperta una tabella di database contenente le informazioni relative alle operazioni di e-voting effettuate nelle settimane e mesi precedenti l’accertamento ispettivo (ultimi dati relativi alla votazione online del 12 settembre 2018).

Secondo il Garante la piattaforma Rousseau è iregolare perché non è in grado, tra l’altro, né di prevenire gli eventuali abusi commessi da addetti interni, non essendo stati in essa previsti accorgimenti per partizionare il loro dominio d’azione (in particolare, degli amministratori di sistema e dei DBA – data base administrators), né di consentire l’accertamento a posteriori dei comportamenti da questi tenuti, stante la limitata efficacia degli strumenti di tracciamento delle attività.

Il Garante sottolinea come l’assenza di adeguate procedure di auditing informatico, escludendo la possibilità di verifica ex post delle attività compiute, non consente di garantire l’integrità, l’autenticità del voto, caratteristica fondamentale di una piattaforma di e-voting.

Gli addetti tecnici alla gestione della piattaforma e, in particolare, coloro che svolgono la funzione di Dba (Data Base Administrator), sono comunque tecnicamente in grado di accedere alle funzionalità del database in cui vengono registrati i dati relativi alle espressioni di voto mantenendo una capacità d’azione totale sui dati e sfuggendo alle procedure di auditing. In altre parole i gestori di Rousseau possono manipolare i voti.

La piattaforma, secondo il Garante «non appare in grado né di prevenire eventuali abusi commessi da addetti interni, né di consentire l’accertamento a posteriori dei comportamenti da questi tenuti, stante la limitata efficacia degli strumenti di tracciamento delle attività”. Il Garante osserva che in questo senso sussistono forti perplessità sul significato da attribuire al termine ‘certificazione’ riferito al titolare del trattamento all’intervento di un notaio o di un soggetto terzo di fiducia in una fase successiva alle operazioni di voto con lo scopo di asseverarne gli esiti».

Insomma, lo strumento informatico utilizzato dal M5S – conclude il Garante – non è in grado di garantire tecnicamente la correttezza delle procedure di voto.

Nei prossimi 120 giorni la piattaforma dovrà essere necessariamente “riprogrammata” in modo da eliminare tutte le criticità emerse. L’Autorità ha richiesto di effettuare, entro il termine di 60 giorni dalla ricezione d provvedimento, una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, specificamente riferita alle funzionalità di e-voting attribuite alla piattaforma.