Reddito di cittadinanza: ne ha diritto chi si dimette?

Posted on : 11-12-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed, Politica

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Di Maio chiarisce: niente aiuti a chi non rispetta certi requisiti. Quali sono, a questo punto? E c’è rischio di frode?

Nella testa del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio è una misura a sostegno di chi non ha nulla (o quasi) in tasca. Lavoratori disoccupati, persone che vivono sotto a soglia di povertà, ecc. Il reddito di cittadinanza, il chiodo fisso di Di Maio dalla campagna elettorale che lo ha portato al Governo insieme alla Lega, nasce proprio con quell’obiettivo. Ci si chiede, però, se nelle intenzioni del vicepremier il provvedimento è destinato a chi si trova già in quella situazione di povertà oppure a chi, in qualche modo, «se la va a cercare». In altre parole: ha diritto al reddito di cittadinanza chi si dimette, cioè chi lascia volontariamente il posto di lavoro e diventa automaticamente disoccupato?

La domanda non è per nulla superflua, visto che lo stesso Di Maio ha chiarito questo punto incontrando il mondo imprenditoriale. E se ci pensate bene, ha il suo senso. Immagina di avere un contratto precario di quelli che tanto vanno di moda al giorno d’oggi e di prendere, ad esempio, 600 euro al mese. Non è una cifra troppo bassa: vai a chiederlo a migliaia di giovani che rimbalzano da un tirocinio all’altro o che vengono assunti solo con contratti a tempo determinato per qualche mese a quel prezzo (per poi venire, puntualmente, buttati via e sostituiti da altri che faranno la stessa fine). Ok, i tuoi 600 euro non diventeranno 780 nell’arco di qualche mese. Quindi, quale soluzione ti può venire in mente? Mi dimetto, divento disoccupato, mi iscrivo al Centro per l’impiego e mi danno un sussidio che mi garantisce 180 euro in più al mese. Il problema è sapere se chi si dimette ha diritto al reddito di cittadinanza. Vediamo che cosa ha risposto il ministro.

Reddito di cittadinanza: c’è in caso di dimissioni?

Luigi Di Maio l’ha detto a chiare lettere alle imprese e, quindi, indirettamente ai lavoratori: chi si dimette non avrà diritto al reddito di cittadinanza. «Su questo saremo rigorosi», ha detto il ministro. Il quale ha ricordato: «Ci sono obblighi ben precisi che bisogna rispettare e anche il reddito (di cittadinanza, ndr) è una misura per la crescita». Non vale fare il furbo per avere quei 780 euro al mese (ammesso che la cifra resti tale). Bisogna dimostrare che si ha la volontà di avere un reddito grazie alle proprie capacità e alla propria fatica, non attendere che venga giù dal cielo.

Quindi, al reddito di cittadinanza non ha diritto chi si dimette. Di Maio non ha specificato se resta fuori anche chi si vede obbligato a lasciare il lavoro e presenta le dimissioni per giusta causa (violenza, molestie, mobbing, ecc.).  Per ora ha usato solo quelle poche parole. Ma promette di essere più chiaro molto presto: «Convocherò un tavolo per illustrare il reddito di cittadinanza nel suo complesso», ha detto ancora agli imprenditori. «Fino ad allora lasciamo perdere le fantasiose ricostruzioni: il reddito di cittadinanza contribuirà a rimettere in moto l’economia».

Bando alle fantasie, allora. Vediamo le condizioni – almeno ad oggi – per avere diritto al reddito di cittadinanza, appurato che chi si dimette non vedrà un euro da questo provvedimento.

Reddito di cittadinanza: chi ne ha diritto?

Secondo le parole del vicepremier Di Maio, dunque, chi si dimette non ha diritto al reddito di cittadinanza. Chi saranno, allora, i beneficiari? Potrà accedere al sussidio chi ha un reddito inferiore a 780 euro mensili o, se preferisci, un Isee al di sotto di 9.360 euro annui, sempre che si tratti di un single. Significa che al reddito pieno avranno diritto circa 5 milioni di italiani.

C’è, poi, l’integrazione al reddito sempre fino al raggiungimento dello stesso tetto (9.360 euro annui) per chi ha fino a 30mila euro annui di capitale immobiliare oltre alla prima casa o un patrimonio immobiliare entro i 10mila euro per famiglie con più figli, maggiorato di 5mila euro per i disabili.

Ci devono essere, inoltre, queste condizioni per avere diritto al reddito di cittadinanza:

  • la ricerca attiva di un lavoro;
  • la partecipazione ed il completamento dei corsi di formazione;
  • l’involontarietà della disoccupazione.

Alla presenza di questi requisiti, il cittadino riceverà dallo Stato 780 euro al mese. Sempre che, come dicevamo, la cifra resti questa: alcuni consulenti del lavoro affermano che la disponibilità dello Stato arriva a 500 euro al mese, cioè meno dell’attuale reddito di inclusione (Rei).

Trovi, comunque, tutte le informazioni e le novità sul reddito di cittadinanza in questa nostra guida.

Reddito di cittadinanza: c’è rischio di frode?

Ovviamente, come spesso succede, quando si fa la legge si fa la trappola. Così può succedere con il reddito di cittadinanza. E non solo per voler dichiarare il falso pur di avere quei 780 euro promessi dal Governo, ma anche da parte di chi interpreta alla lettera ciò che dice la legge.

Ci rifacciamo all’ultimo requisito che abbiamo appena visto: l’involontarietà della disoccupazione. Cioè, uno è rimasto senza lavoro perché è stato costretto da qualcuno, non perché l’ha voluto lui. Infatti, come detto, le dimissioni volontarie non danno diritto al reddito di cittadinanza, secondo quanto appena dichiarato da Di Maio. Bene. Prendiamo ora la normativa sulla Naspi. L’Inps e altre istituzioni la interpretano considerando che la disoccupazione è involontaria quando c’è di mezzo un licenziamento o le dimissioni per giusta causa. Per licenziamento, però, si intende anche quello provocato da un comportamento doloso del dipendente, cioè quello per giusta causa (il lavoratore è sparito nel nulla oppure si è messo in malattia ma è stato sorpreso a giocare una partita di pallavolo). Che cosa può succedere? Che, ad esempio, un dipendente non mandi il certificato medico e venga licenziato involontariamente. E che, quindi, abbia diritto al reddito di cittadinanza.