Salmone al forno gratinato: facile e veloce da preparare

Posted on : 19-09-2018 | By : admin | In : Bambini, feed

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salmone

Se c’è un pesce che ai miei figli piace tanto è proprio il salmone! Sarà per il suo colore rosa e per il suo gusto delicato! Quando viene chiesto loro...

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Capannina di Franceschi Inaugurazione

Posted on : 19-09-2018 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo, Tempo libero

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Capannina di Franceschi Inaugurazione 2018/2019

Sabato 22 Settembre al via la stagione Invernale della discoteca più antica del mondo.

Info e prenotazioni Capannina Forte dei Marmi: ☎ 347.477.477.2 anche via SMS o WhatsApp.

Partecipa all’evento Capannina di Franceschi inaugurazione Inverno in Versilia. Riserva la tua cena o il tuo tavolo con un messaggio, via SMS o via WhatsApp. Una grande stagione, che culminerà con il Capodanno Capannina, e vedrà il concerto di Fabri Fibra in Versilia il 31 Ottobre e la serata con Jerry Calà Capannina il 22 Dicembre, sta per prendere il via. Scopri l’appuntamento con le parole del seo copywriter che ha fatto delle discoteche Versilia le più cliccate della rete.

Prezzi Capannina  di Franceschi inaugurazione 90° stagione.

  • Cene menu mare con tavolo dopo da 80€;
  • Cene menu terra con tavolo dopo da 70€;
  • Cene menu mare con ingresso 50€;
  • Cene menu terra con ingresso 40€;
  • Tavoli con prezzi differenti a seconda della posizione desiderata e delle bottiglie incluse nel prezzo;

Evento Capannina di Franceschi inaugurazione.

forte dei marmi capannina di franceschi inaugurazione

Forte dei Marmi – Continua senza soste il cammino della Capannina di Forte dei Marmi. Il locale della famiglia Guidi infatti, non si è concesso neanche una pausa e si appresta ad entrare nella sua novantesima stagione. Sabato 22 Settembre inizierà ufficialmente un percorso che porterà il locale più antico del mondo a celebrare i suoi novanta anni al servizio della notte. Molte saranno le iniziative e gli eventi che si susseguiranno durante tutto il periodo di festeggiamenti per questa grande locale che ha segnato la storia e il costume del nostro paese. Molteplici le figure che hanno solcato l’ingresso in quasi 90 anni di storia, dagli intellettuali Montale , Ungaretti, Primo Levi e Leonida Repaci , esponenti di spicco come Italo Balbo ed Ettore Muti alle grandi famiglie industriali , Agnelli , Marzotto, Barilla , Moratti che negli anni del boom economico erano ospiti fissi della Capannina. La storia di questo locale ha determinato, nel tempo, l’esplosione di forte dei marmi come meta turistica d’élite, divenendo, oggi, brand di punta e timone della movida in Versilia che trascina la sua tradizione con uno stile ed architettura unici, mandante però, anche di un’adeguata attenzione alle esigenze innovative. Dunque la capannina è il locale da ballo con ristorante più antico del mondo e con il suo fascino e prestigio continua il suo percorso nutrendo il mondo della notte di alto livello.

Capannina di Franceschi inaugurazione 2018/2019: al timone sempre Gherardo Guidi.

“In questi anni l’obiettivo primario è sempre stato quello di far divertire la gente, spiega il patron Gherardo Guidi, offrire la possibilità di ascoltare la musica che ha lasciato il segno ed ha appassionato intere generazioni e questo grazie ad orchestre che ancora oggi continuano con successo ad esibirsi nel locale e ai mostri sacri che ho scritturato nel tempo come Augusto Martelli , Ivana Spagna , Rocky Roberts, Ray Charles , Gloria Gaynor e personaggi del calibro di Maurizio Costanzo, Roberto Benigni, Gigi Proietti , Beppe Grillo e molti altri ancora”

Capannina di Franceschi inaugurazione: programma.

Sabato 22 settembre sarà l’inizio di un’altro capitolo di storia che rimarrà impresso nella mente e nei ricordi della gente in modo indelebile.

Grandi sorprese , artisti ed un restyling accattivante faranno da cornice a questa  bellissima serata di musica e spettacolo.

L’inizio è previsto per le ore 21.00 con la cena spettacolo curata dalla live band Acqua Azzurra e a proseguire la discoteca con il Dj Charlie Dee coadiuvato dalla suadente voce di Archimede Loy e dalle note del violista internazionale Francesco Carmignani . Al Pian Bar l’immancabile Stefano Busà al suo pianoforte e Stefano natali alla Consolle.

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User car service support is a most essential thing for the customers

Posted on : 19-09-2018 | By : admin | In : feed

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On buying of the used cars, the kilometers which were traveled by it will be get calculated and with respect to that only the value of the cars will be get decided by the customers and as well as the inventory working people. The service support which was provided by the used cars service providers will be given the life to the used cars. Especially after a certain period of years, the inner parts of the used cars will be get weakened and it may show some disimmiliarities in the performance of these cars. This will definitely disturb the minds of the customers. The comfortable services for used cars can be available at used car inland empire. The minor faults which were found by the customers should be rectified at the same time. If the customer has forgotten to clear the issue means it will damage the cars inner parts easily. And this condition will increase the cost of repair charges.

Things to remember by the customers with respect to the used cars

Here are some of the important things which are to be gets concentrated by the customers are listed below:

  • The Car AC systems are more sensitive if the dust particles enter into it means the AC functionalities will be gets reduced.
  • The AC systems in the cars will not be functions properly during the car doors are opened.
  • This will be damaged by the AC systems easily.
  • The small crack in the AC systems is also will not gives the expected cool air from it.
  • The comfortable services for used cars can be available at used car inland empire.
  • The heater in the cars should be get verified for a regular period of time.
  • If it does not so mean the heater in the cars will be gets damaged and this will increase the repair charges.
  • The unwanted repair charges can be gets minimized with the help of the checking of the valves in the AC system.
  • The hoses in the radiator should be keenly checked by the car mechanic in a regular period of time.
  • If the hoses get damaged means it should be replaced immediately and this will be protected from damages of the other parts of the car.
  • The belts in the cars will be damaged by contraction and connecting which was done by the vehicle while the running condition.
  • Due to this process, the belts will be made very loosen and this will be damaged by the belts.
  • The replacing of the belts will definitely clear the issue easily.
  • The belts damage will be a most expensive thing and this will acquire more charges too.

Capodanno La Capannina Forte dei Marmi

Posted on : 19-09-2018 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo, Tempo libero

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Il capodanno La Capannina Forte dei Marmi è incredibile.

Capodanno in Versilia nella storica Capannina.

Capodanno Capannina Forte dei Marmi – info e prenotazioni anche via SMS o WhatsApp – ☎ 347.477.477.2

Al capodanno La Capannina Forte dei Marmi è possibile festeggiare il capodanno 2019 con una gran festa mangiando, ballando, ascoltando musica e infine alloggiare negli hotel più belli della costa toscana. Gli hotel assicurano un massimo comfort adeguato al servizio offerto, cortesia nel personale e tanta pulizia dei loro ambienti interni. Alla fine sarete soddisfatti del soggiorno in queste strutture e del vostro capodanno in Versilia.

Com’è organizzato il capodanno La Capannina Forte dei Marmi?

discoteca capodanno la capannina forte dei marmi

La serata di fine anno firmata La Capannina è il più antico festeggiamento in Italia dove sapore, gusto e tradizione si fondono nel cibo e musica e tanto divertimento entrano a far parte delle persone. Il capodanno La Capannina Forte dei Marmi si apre con un aperitivo di benvenuto chic, a seguire il cenone a base di carne o di pesce preparato dallo chef e infine alle 23.45 si va in discoteca per prepararsi al conteggio alla rovescia di fine anno e poter iniziare i grandi festeggiamenti a capodanno in Versilia con musica anni ’70, ’80, ’90, musica dance, house, pop e rap. La discoteca di La Capannina è aperta dal 1929 ed è la discoteca più antica al mondo ancora in attività.

Formule Capodanno Versilia a La Capannina di Franceschi.

Quando prenoterete il vostro posto in questo locale, potrete scegliere se fare

  • il pacchetto tutto incluso con cena + tavolo + ingresso + bottiglia/e dopocena;
  • il pacchetto cena + ingresso;
  • i tavoli dopocena + discoteca;
  • i tavoli dopocena piano bar;

Divertimento al Capodanno La Capannina Forte dei Marmi

In capodanno in Versilia vi divertirete un sacco, conoscerete gente nuova che viene da tutte le parti d’Italia e perché no anche dal mondo. Chissà se nel 2019 queste conoscenze si approfondiranno. Mai dire mai! Nel capodanno La Capannina Forte dei Marmi succedono cose incredibili, fidatevi!

Il capodanno La Capannina Forte dei Marmi ha il fotografo ufficiale che vi scatterà le foto per potervi immortalare nei momenti più spensierati in compagnia di La Capannina. Le foto più belle andranno a finire poi sul sito del locale.

Se volete passare un capodanno con tanta musica, allora capodanno La Capannina Forte dei Marmi fa proprio per voi!

Quali hotel ci sono al capodanno in Versilia?

L’hotel La primula a 3 stelle, vicino al capodanno La Capannina Forte dei Marmi, è in mezzo al verde e, in questa struttura, vengono accettati anche gli animali. Infine, c’è l’hotel Marina di Pietrasanta a 3 stelle che possiede camere matrimoniali o singole. L’hotel ha tanti servizi tra cui il parcheggio per la vostra auto, potete fare la colazione in camera e il ristorante.

Vi auguriamo un capodanno in Versilia meraviglioso!

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Quando sbloccare gratis iPad

Posted on : 18-09-2018 | By : admin | In : feed, Internet e Siti Web

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Quando sbloccare gratis iPad

Avrebbero trovato le opinioni su quando sbloccare gratis ipad per guardare off-line, o stratagemmi insieme con sbloccare per tablet da AppBrain

Regole condominiali

Posted on : 18-09-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Quali sono le norme di legge e del regolamento condominiale che regolano la vita negli edifici in condominio.

Se hai deciso di vivere in un condominio e sino ad oggi non ti sei mai occupato degli aspetti legali connessi alla tua abitazione è molto probabile che ora ti stia chiedendo quali sono le regole condominiali da rispettare in un palazzo. Non è una questione a cui si può dare una risposta rapida: le norme che disciplinano i condomini sono infatti numerose. Molte di queste, peraltro, sono integrate dai regolamenti interni, il che rende il panorama assai complesso. Basti pensare che, nell’ampio calderone del diritto privato, i giuristi individuano nel diritto condominiale un autonomo ramo.

Esistono però dei principi generali che sono veri e propri capisaldi validi per tutti i palazzi e che vanno rispettati ovunque. In questo articolo proveremo a fare un sunto di quelle che sono le principali regole condominiali alla luce dell’attuale normativa. Normativa che, fra peraltro, è stata aggiornata nel 2012. Ci occuperemo quindi delle norme basilari che regolano i rapporti tra i condomini e il condominio e quelle che invece si occupano degli eventuali conflitti tra i condomini stessi. Ma procediamo con ordine.

Regole condominiali: chi le stabilisce?

Le regole condominiali hanno due fonti. Innanzitutto c’è il codice civile che fissa tutte le principali regole da rispettare: la nascita del condominio (ci vogliono almeno due condomini), la nomina di un amministratore (se ci sono almeno 9 condomini), la formazione del regolamento condominiale (obbligatorio se ci sono almeno 11 condomini), i poteri dell’amministratore, i criteri di ripartizione delle spese comuni, il recupero delle spese dai morosi, le votazioni in assemblea e le relative maggioranze, l’uso dei servizi comuni, ecc.

Poi c’è il regolamento di condominio che, in alcuni casi, va ad integrare il codice civile e in altri lo può anche derogare (ad esempio il regolamento può prevedere dei diversi criteri di ripartizione delle spese tra i vari proprietari). Nel regolamento sono poi indicati i millesimi di ciascun appartamento: è questa la misura sulla base della quale vengono poi divisi gli oneri della gestione ordinaria e straordinaria.

I condomini hanno l’obbligo di conoscere sia la legge che il regolamento e non possono invocare, a loro beneficio, l’ignoranza.

Chi acquista casa con un regolamento già approvato dal venditore deve rispettarne tutte le clausole come se lo avesse accettato in prima persona. Quando però il regolamento contiene vincoli all’uso dell’appartamento (ad esempio il divieto di stendere panni dal balcone o di adibire l’appartamento a determinate attività), tali clausole sono efficaci nei confronti dell’acquirente solo se il regolamento: a) è stato originariamente approvato all’unanimità; b) è stato trascritto nei pubblici registri immobiliari (dimodoché se ne possa prendere preventiva visione) oppure allegato o semplicemente richiamato nel rogito di acquisto della casa. Non è invece necessario che il rogito faccia menzione espressa delle singole clausole.

Anche chi prende in affitto un appartamento deve conoscere tutte le clausole del regolamento. Per le eventuali violazioni risponde in prima persona e non può scaricare la patata bollente sul padrone di casa.

Il regolamento, una volta accettato o approvato dai condomini, ha valore fino a quando non venga modificato; non può, quindi, essere “a termine”.

Divieti e limitazioni possono essere indicati nel regolamento sia in modo specifico, sia con riferimento ai pregiudizi che s’intendono evitare. In ogni caso le clausole che dovessero introdurre restrizioni all’uso delle parti comuni o di quelle di proprietà esclusiva devono essere enunciate chiaramente e in modo esplicito, e accettate o approvate dagli interessati. Non sono quindi valide le disposizioni espresse con formulazione del tutto generica. Divieti e limitazioni sulle parti comuni o su quelle di proprietà esclusiva possono essere inseriti anche in un regolamento assembleare, ma devono essere approvati all’unanimità.

Il regolamento di condominio può essere di due tipi:

  • contrattuale: è predisposto dal costruttore e allegato agli atti di acquisto, oppure approvato all’unanimità dai condomini;
  • assembleare: è approvato dalla maggioranza degli intervenuti all’assemblea, in rappresentanza di almeno 500/1.000, anche in seconda convocazione.

Il regolamento disciplina solo l’uso delle parti comuni dell’edificio e dei servizi condominiali. Non può invece andare a fissare dei limiti all’uso degli appartamenti vista l’inviolabilità della proprietà (ad esempio non può vietare di dare in affitto l’appartamento a studenti o di realizzare palestre, bed&breakfast,  asili nido, ecc.). Potrebbe farlo, al limite, solo se approvato all’unanimità, cosa che succede o con il regolamento contrattuale (in quanto tutti gli acquirenti degli appartamenti lo sottoscrivono) o in assemblea con la partecipazione e il voto favorevole di tutti i condomini.

Chi fa rispettare le regole condominiali?

In caso di dispute all’interno del condominio e di violazione delle regole (sia quelle imposte dalla legge che dal regolamento) si ricorre al giudice civile. Le regole condominiali infatti riguardano il diritto privato. Si pensi al caso in cui un condomino causa infiltrazioni d’acqua e macchie di umidità a chi vive sotto di lui; si pensi all’impugnazione di una delibera per mancanza del quorum o per omessa notifica dell’avviso di convocazione; si pensi a una assemblea che delibera su questioni che non possono essere decide dal condominio, ecc.

Si procede invece davanti al tribunale penale quando vengono commessi reati: si pensi alla diffamazione nei confronti di uno dei vicini di casa, alla distrazione di somme da parte dell’amministratore, allo stalking condominiale, ai rumori che molestano tutti i condomini (se ad essere disturbati sono solo in pochi si rimane nell’ambito dell’illecito civile), ecc. In tali ipotesi si può agire con una querela ai carabinieri o alla polizia.

L’amministratore non ha potere di intervento sulle dispute tra i condomini (ad esempio: se c’è una perdita d’acqua che coinvolge le condutture di un appartamento è a quest’ultimo che ci si deve rivolgere). L’unico campo di intervento dell’amministratore è in caso di violazione di una delle norme del regolamento condominiale. Egli infatti ne verifica il rispetto. Se autorizzato dall’assemblea può anche sanzionare il trasgressore con delle multe fino a 200 euro per violazione (sul punto leggi Sanzioni condominio: come applicarle).

Quali sono le principali regole condominiali?

Vediamo ora quali sono i principali obblighi all’interno di un condominio.

Il silenzio in condominio

Innanzitutto viene il rispetto, che non è solo una questione giuridica ma anche di buona educazione. Questo significa che ciascun condomino non può provocare “rumori intollerabili”. Non ci sono orari prefissati oltre i quali è d’obbligo il silenzio salvo che il regolamento disponga diversamente. Bisogna quindi basarsi sulle abitudini dell’uomo medio e valutare se la molestia acustica è tale, per intensità, ripetizione e orario in cui viene effettuata, da recare danni agli altri.

Il rispetto della privacy

Contrariamente a quanto potrebbe credersi, in condominio la privacy è molto limitata per quanto riguarda gli aspetti economici. In altre parole ciascun condomino ha sempre diritto a sapere chi non paga gli oneri e può imporre all’amministratore di mostrargli o fargli estrarre copia delle fatture, dei bilanci e di tutti gli altri documenti della gestione.

La privacy torna in gioco nel momento in cui si tratta della vita privata dei singoli condomini. È così vietato, ad esempio, puntare la telecamera di videosorveglianza sulle parti comuni dell’edificio (come il pianerottolo) in modo da controllare il passaggio dei vicini o dei loro ospiti. Gli obiettivi vanno puntati in direzione del proprio zerbino o, comunque, sul pavimento.

Partecipazione in assemblea

Partecipare all’assemblea non è obbligatorio. Chi non può farlo può anche decidere – ma non è tenuto a farlo – di delegare qualcuno al posto suo cui dare le istruzioni sulla votazione. Il delegato può così votare in due modi diversi: in un modo per sé e in un altro per il delegante. Se il delegato vota diversamente dalle istruzioni ricevute, la delibera è valida ma è tenuto a risarcire il danno al delegante.

Chi non partecipa all’assemblea ha diritto a ricevere il verbale con la riunione al pari di tutti gli altri condomini. Per lui il termine per impugnare la delibera è di 30 giorni dal ricevimento del verbale stesso. Invece, per chi era presente e si è astenuto o ha votato contro, il termine è di 30 giorni dalla data della riunione. La delibera di condominio non può essere contestata da chi ha votato a favore.

L’uso della proprietà esclusiva

Quando si parla di proprietà esclusiva ci si riferisce agli appartamenti. Ciascuno in casa sua è libero di fare ciò che vuole purché il regolamento approvato all’unanimità non disponga diversamente e purché non interferisca sui diritti degli altri condomini.

Leggi Cosa si può fare sul balcone di casa?

Questo significa che va bene un barbecue ogni tanto a patto che non si affumichi il vicino; vanno anche bene gli odori di fritto purché non diventino una costante obbligando il proprietario dello stesso pianerottolo a chiudere puntualmente le finestre (in tal caso scatterebbe addirittura il reato).

L’uso dei beni comuni

Ciascun condomino può usare le parti condominiali come se fossero proprie (del resto lo sono in quota parte). Ad esempio ha diritto ad accedere alla terrazza (lastrico solare) se non è di proprietà esclusiva e a riporvi propri oggetti, a usare le aree verdi per piantare fiori e spezie, ad aprire un muro sulla facciata del condominio per ricavarne una finestra o una porta di accesso al proprio negozio a condizione che non deturpi l’estetica del fabbricato.

L’uso delle cose comuni è subordinato a due condizioni: a) non si può alterare la destinazione d’uso dell’immobile (è così vietato usare l’ingresso all’interno del portone per parcheggiare i motorini) e non deve pregiudicare il diritto degli altri condomini di poter farne lo stesso uso (è quindi possibile usare il tetto per installare un impianto fotovoltaico a condizione che non si occupi molto spazio ma si lasci anche altre aree per i restanti condomini).

Inoltre ogni intervento che incide su uno dei muri esterni del fabbricato non può alterare il cosiddetto decoro architettonico ossia l’insieme delle linee originariamente disegnate dal costruttore.

La divisione delle spese condominiali

In materia di divisione delle spese, tutti devono partecipare secondo i propri millesimi quando c’è un uso comune del bene o del servizio. Non conta l’uso effettivo ma quello potenziale. Il che significa che anche i negozianti devono contribuire alle spese dell’ascensore o del lastrico solare. Tuttavia quando ci sono alcune parti del condominio suscettibili di essere utilizzate solo da alcuni condomini (si pensi alle scale o al tetto di un condominio costituito da due diversi corpi di fabbrica), le spese ricadono solo sui condomini che si avvantaggiano di esso.

Acqua comune

Ogni condomino ha diritto a ricevere un’adeguata fornitura di acqua potabile.

Se il servizio è carente (soprattutto ai piani alti dei vecchi edifici) e il condominio non interviene, si può chiedere al giudice un provvedimento d’urgenza per superare l’inconveniente; si ha anche diritto al rimborso delle eventuali spese anticipate su autorizzazione del magistrato, detratta la propria quota.

Per l’introduzione di contatori che registrino il consumo di acqua nei vari appartamenti non occorre autorizzazione dell’assemblea; la legge infatti stabilisce che, qualora la consegna e la misurazione dell’acqua avvenga per utenze raggruppate, la ripartizione interna dei consumi dev’essere organizzata, a cura e spese dell’utente, tramite l’installazione di singoli contatori per ciascuna unità immobiliare, per cui si è nel diritto di pretendere, se del caso ricorrendo al Giudice di pace, il rispetto di questa norma.

Se c’è un regolamento contrattuale che disciplina il criterio di ripartizione della spesa, l’eventuale modifica richiede l’unanimità. La spesa per l’introduzione di contatori separati in sostituzione dell’unico contatore condominiale va suddivisa su base millesimale (indipendentemente, quindi, dal consumo), salvo diverso accordo sottoscritto da tutti i condomini.

Riscaldamento autonomo

Ogni condomino ha diritto a staccarsi dall’impianto centralizzato in qualsiasi momento voglia e sempre che da tale intervento non ne derivino maggiori oneri per gli altri proprietari. In tal caso non pagherà più le spese dei consumi ma solo quelle sulla manutenzione straordinaria (visto che l’impianto comune è ancora in parte suo e può decidere in qualsiasi momento di riallacciarsi) e quelle per la dispersione del calore.

Animali in casa

Nessun regolamento di condominio, salvo sia stato approvato all’unanimità, può impedire ai condomini di detenere animali negli appartamenti e/o di portarli in ascensore. Alcuni giudici hanno ritenuto anche legittimo il comportamento di chi dà da mangiare ai cani e gatti randagi lasciando il cibo vicino al portone a condizione che ripulisca subito l’area per non arrecare pregiudizio alla salute comune.

Assemblea

L’assemblea è l’organo sovrano della vita condominiale: come un piccolo Parlamento, ha poteri normativi (per es. quando approva il regolamento), ma anche amministrativi, di controllo e organizzativi della vita comune. È un organo di democrazia diretta: la volontà espressa dalla maggioranza, infatti, ha poteri vincolanti anche per i condomini dissenzienti o per quelli che non hanno partecipato alla seduta. Questo, ovviamente, se sono state rispettate le maggioranze previste e se le decisioni adottate non infrangono le norme di legge o del regolamento condominiale. Il potere dell’assemblea non è assoluto, ma è circoscritto all’uso e al godimento delle parti e dei servizi comuni. I compiti dell’assemblea sono molteplici e coinvolgono l’intera vita condominiale. Ecco, comunque, quelli principali:

  • nominare, confermare o revocare l’amministratore e fissarne l’eventuale compenso. L’amministratore dura in carica un anno ma dopo il primo anno può essere rinnovato automaticamente;
  • approvare il preventivo delle spese e la relativa ripartizione tra i condomini;
  • approvare il rendiconto annuale dell’amministratore e decidere sull’impiego dell’eventuale residuo attivo della gestione;
  • decidere in merito alle opere straordinarie e alle innovazioni, accantonando un fondo speciale pari all’importo dei lavori;
  • decidere se avviare una lite giudiziaria o resistere a una causa intentata contro il condominio.

Debiti del condominio

Se il condominio non paga i propri fornitori questi possono agire con un pignoramento nei confronti dei proprietari degli appartamenti. Devono però prima avviare gli atti contro i morosi, coloro che non hanno cioè pagato le quote in relazione alla specifica spesa cui si riferisce la fattura insoluta. L’elenco di tali soggetti viene fornito loro dall’amministratore. Solo se il fornitore non riesce a recuperare dai morosi i propri soldi può agire contro tutti gli altri condomini. In ogni caso il creditore può chiedere a ciascun condomino – moroso o meno – solo la parte dell’importo totale corrispondente ai propri millesimi. Dunque per recuperare il 100% della fattura è necessario agire contro tutti i proprietari.

Reddito di cittadinanza 2019

Posted on : 18-09-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Pensione minima e reddito minimo contro la povertà: come funziona, a quanto ammonta, a chi spetta, quali requisiti e adempimenti per ottenerlo?

Nel 2019 sarà finalmente operativo il reddito di cittadinanza da 780 euro al mese, ma sarà riconosciuto in due fasi: inizialmente, sotto forma di pensione minima di cittadinanza, cioè d’integrazione di tutte le pensioni sotto la soglia di povertà. Completata la riforma dei centri per l’impiego, quindi entro maggio- giugno 2019, verrà poi riconosciuto il reddito di cittadinanza a tutti i cittadini che si trovano sotto la soglia di povertà. È quanto recentemente annunciato dal nuovo Governo, che inserirà il reddito di cittadinanza tra gli interventi previsti nella legge di Bilancio 2019. Ai cittadini, in cambio del sussidio mensile di 780 euro, si richiederà però la ricerca assidua di un’occupazione, la frequenza di corsi di formazione e di 8 ore di lavoro a favore del proprio Comune di residenza. Il sussidio sarà sicuramente più incisivo rispetto all’attuale reddito d’inclusione Rei, dato che quest’ultima misura, attualmente vigente, offre un reddito massimo di quasi 540 euro mensili, per una famiglia di 5 e più persone (gli importi sono inferiori per i nuclei familiari di meno componenti, si parte da un minimo di circa 190 euro al mese), ma richiede un impegno notevole in termini di risorse da stanziare. La riforma dei centri per l’impiego, in base a quanto afferma il Governo, dovrebbe però trasformare il reddito di cittadinanza in una misura straordinaria, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro ed assicurando realmente il collocamento dei disoccupati, aspetto in cui gli attuali strumenti previsti in abbinamento al Rei si sono rivelati poco efficaci.  Resta però il problema delle risorse da stanziare per la pensione minima di cittadinanza da 780 euro, che diventerebbe una misura strutturale, non essendo possibile chiedere ai pensionati di cercare lavoro per aumentare il reddito. Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto della situazione sul reddito di cittadinanza 2019: come funziona, chi sono i beneficiari, a quanto ammonta, quali sono i requisiti e gli adempimenti richiesti, come ottenerlo.

Come funziona il reddito di cittadinanza?

Cerchiamo innanzitutto di capire le caratteristiche fondamentali del nuovo reddito di cittadinanza: questo sussidio consiste in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà.

È considerato al di sotto della soglia di povertà ai fini del reddito di cittadinanza chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili, in caso di nucleo familiare con un solo componente: questa è la soglia di povertà come definita da Eurostat nel 2014. In base ai dati 2016, la soglia di povertà è passata a 812 euro, ma le attuali proposte di legge prevedono l’integrazione del reddito sino a 780 euro al mese.

Come funziona la pensione di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza non interesserà soltanto i lavoratori che si trovano sotto la soglia di povertà, ma anche i pensionati. Nello specifico, tutte le pensioni dovrebbero essere integrate a 780 euro mensili L’attuale integrazione al trattamento minimo, pari a 507,42 euro mensili, e le ulteriori maggiorazioni, dovrebbero dunque essere assorbite dalla pensione di cittadinanza.

A quanto ammonta il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza dovrebbe ammontare a 780 euro per ogni persona adulta e disoccupata; per chi ha un reddito sotto soglia, il reddito di cittadinanza integrerà gli importi percepiti sino ad arrivare a 780 euro al mese.

Per una famiglia di tre persone, con genitori disoccupati a reddito zero e figlio maggiorenne a carico, il reddito di cittadinanza del nucleo, in base a quanto annunciato dal Movimento 5 stelle, dovrebbe essere pari a 1560 euro al mese. Sempre in base a quanto annunciato dal Movimento, una famiglia di 4 persone potrebbe arrivare a percepire 1950 euro. Per una coppia di pensionati con pensioni minime da 400 euro ciascuno, il reddito di cittadinanza sarà pari ad altri 370 euro per la coppia, come integrazione al reddito.

Il reddito di cittadinanza, che dovrebbe interessare una platea di 9 milioni di italiani, sarà esentasse e non pignorabile.

Chi ha diritto al reddito di cittadinanza?

Potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato);
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili.

Ad oggi, non sono stati menzionati ulteriori requisiti, oltre quelli reddituali, per ottenere il reddito di cittadinanza. Non dovrebbe dunque essere richiesta la dichiarazione Isee per beneficiare del reddito o della pensione di cittadinanza.

Chi lavora o percepisce la disoccupazione ha diritto al reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza, come abbiamo osservato, sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Chi percepisce prestazioni di assistenza avrà diritto al reddito di cittadinanza?

L’importo mensile del reddito di cittadinanza, come avviene ora per il Rei, sarà ridotto in corrispondenza al valore mensile di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili per ogni familiare del nucleo.

Per ottenere il reddito di cittadinanza si deve lavorare?

In base a quanto previsto dalle attuali proposte, il reddito di cittadinanza obbligherà il beneficiario non solo a cercare assiduamente un lavoro ed a riqualificarsi, ma anche ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare perderà il sussidio.

Per quanto riguarda, poi, la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro previste per il beneficiario del reddito, sarà obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato):

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (come abbiamo osservato, l’impegno lavorativo richiesto è di 8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Per ottenere la pensione di cittadinanza si deve lavorare?

Per ottenere la pensione di cittadinanza non sarà necessario lavorare, in quanto funzionerà in modo analogo all’attuale integrazione al trattamento minimo ed alle maggiorazioni.

Che cosa succede al reddito di cittadinanza se rifiuto un lavoro?

L’interessato che percepisce il reddito di cittadinanza può rifiutare al massimo tre proposte lavorative nell’arco di due anni. Ha anche la possibilità di recedere dall’impiego per due volte nell’arco dell’anno solare. Superati questi limiti, perde la somma.

Come si chiede il reddito di cittadinanza?

Ad oggi si sa ancora con quali modalità verrà riconosciuto il reddito di cittadinanza, in quanto si tratta soltanto di una proposta di legge. Ad ogni modo, in base a quanto annunciato dal Governo, la pensione di cittadinanza potrà essere richiesta da gennaio 2019, mentre il reddito di cittadinanza a partire da giugno 2019.

Come arrivare in Cassazione 

Posted on : 18-09-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Quando e come fare un ricorso per Cassazione contro le sentenze di appello o di primo grado. I motivi di ricorso e i soggetti legittimati.

Vincere una causa in tribunale è spesso un terno al lotto. Questo perché ogni giudice ha le sue convinzioni e interpreta la legge come vuole. Non c’è modo di contestargli una tesi diversa da quella di un altro magistrato o della stessa Cassazione se non facendo appello. È il nostro sistema giudiziario che, se anche mette i giudici al di sotto della legge, fa sì che questi possano comunque stabilire come va applicata. L’incertezza del processo deriva anche dal fatto che non esistono archivi pubblici e gratuiti delle sentenze dei tribunali: solo le più importanti vengono pubblicate su internet o in banche dati a pagamento. Così non è possibile sapere in anticipo come la pensa un foro rispetto a un altro. Al contrario, le sentenze della Cassazione sono facilmente reperibili sia sul sito della stessa Corte che tramite Google. Questo consente, prima di avviare un processo, di farsi un’idea dell’interpretazione corretta della norma. Immaginiamo allora una persona che abbia subìto un torto da parte di una pubblica amministrazione. Informatosi presso un legale, è venuto a sapere che il tribunale ove risiede è di solito orientato a rigettare le domande come la sua; di diverso avviso è invece la Cassazione che invece è propensa ad accogliere le istanze. A questo punto la domanda sorge spontanea: come arrivare in Cassazione e, verosimilmente, il più presto possibile e con il minor dispendio di soldi?

Chi sa che una determinata tesi a lui favorevole, pur non essendo accolta in primo grado, lo è invece dalla Suprema Corte può rivolgersi direttamente a quest’ultima e saltare tutti i passaggi intermedi? È quello che cercheremo di spiegare in questo articolo.

In particolare ti spiegheremo come arrivare in Cassazione e quali passaggi è necessario attuare.

Cos’è la Cassazione?

Contrariamente a quanto di solito si crede, la Cassazione non è un terzo grado di giudizio. I gradi del processo, nel nostro ordinamento, sono solo due: il primo grado (in tribunale o dal giudice di pace) e l’appello (anche detto secondo grado). La Cassazione interviene invece qualora uno dei giudici pronunciatisi in precedenza (ossia nel primo o nel secondo grado) abbia commesso qualche errore nell’interpretazione della legge o nella procedura. La Cassazione non si attiva da sola, ma deve essere una delle parti coinvolte nel processo a rivolgersi ad essa, così come avviene del resto in secondo grado.

La differenza tra Cassazione e appello è enorme: se al giudice di secondo grado si affida di nuovo tutta la controversia per fare un secondo esame del merito della vicenda e stabilire, alla luce di una ulteriore valutazione delle prove, chi ha ragione e chi ha torto, alla Cassazione si ricorre invece in presenza di specifici vizi della sentenza. La Suprema Corte non va ad analizzare di nuovo il merito del caso, ma stabilisce solo se l’interpretazione data dai giudici a una determinata norma è corretta o meno.

Possiamo quindi stabilire che in Cassazione si può andare solo in presenza di specifici errori commessi dal giudice di primo o di secondo grado, errori indicati tassativamente dal codice di procedura civile. Vedremo a breve quali sono.

Per quali motivi si va in Cassazione?

I motivi del ricorso in Cassazione, come detto, sono specifici. Chi impugna una sentenza o un provvedimento davanti alla corte di cassazione deve precisare i motivi del ricorso che devono essere ricompresi tra quelli indicati in modo tassativo dalla legge: deve cioè indicare quali errori o quali vizi di diritto relativi al procedimento hanno compromesso la regolarità e la correttezza del giudizio di merito.

La cassazione può esaminare le sole questioni, di diritto o di fatto, che hanno già formato oggetto del giudizio di merito. Con il ricorso non possono quindi essere prospettate nuove questioni, salvo quelle rilevabili d’ufficio.

I motivi di ricorso in Cassazione possono dividersi in due grandi categorie e a ciascuna categoria corrisponde una diversa estensione dei poteri della corte:

  1. motivi relativi al procedimento: vi rientrano gli errori in cui può incorrere il giudice nell’applicare le norme processuali relative al rapporto definito dalla sentenza. La corte che esamina tali vizi è giudice anche del fatto (processuale): può cioè riesaminare gli atti del giudizio e interpretare e valutare direttamente le risultanze del processo per verificare la corretta applicazione delle norme di rito. I poteri della corte possono però riguardare solo i fatti accaduti nel processo e risultanti dal fascicolo. In questa categoria rientrano: a) motivi relativi alla giurisdizione; b) violazione delle norme sulla competenza (quando non è prescritto il regolamento di competenza); c) nullità della sentenza o del procedimento; d) omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussone tra le parti;
  2. motivi relativi al giudizio: vi rientrano gli errori in cui può incorrere il giudice nell’individuare e applicare le norme di diritto sostanziale che regolano il rapporto definito nella sentenza. Vi rintano la violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi di lavoro. La Corte che esamina tali motivi non può entrare nel merito dei fatti prospettati nel giudizio, ma deve limitarsi a eseguire un controllo di legittimità, senza rinnovare il giudizio di merito.

Chi può andare in Cassazione?

In Cassazione può andare solo chi ha perso la causa o comunque non ha ottenuto quanto sperato. Ad esempio, potrebbe ricorrere in Cassazione chi ha vinto la causa di risarcimento ma il giudice gli ha riconosciuto un importo inferiore rispetto a quello richiesto. Potrebbero agire entrambe le parti contemporaneamente, ciascuna per motivi diversi. In tal caso la Corte si pronuncia, con un’unica sentenza, su tutte le richieste.

Come detto, la Cassazione si attiva solo se c’è un ricorso di una o di entrambe le parti del processo. Il ricorso va fatto con un avvocato iscritto in un apposito elenco degli abilitati alle “giurisdizioni superiori” (cosiddetti “cassazionisti”).

Come arrivare in Cassazione?

Per arrivare in Cassazione bisogna fare la “trafila” del primo e secondo grado di giudizio. In altri termini chi vuol fare una causa a un’altra persona o a una pubblica amministrazione non può rivolgersi direttamente alla Cassazione ma deve prima avviare il processo di primo grado in tribunale e poi quello in secondo davanti alla Corte di Appello.

E difatti possono essere impugnate innanzi alla corte di cassazione le sentenze pronunciate “in grado d’appello”. Il giudice di appello è:

  • la corte d’appello contro le sentenze di primo grado emesse dal tribunale
  • il tribunale contro le sentenze di primo grado emesse dal giudice di pace.

Per ricorrere in Cassazione è necessario che la sentenza di secondo grado non si divenuta definitiva ossia – come si dice in gergo tecnico – non sia passata in giudicato. Una sentenza passa in giudicato quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione oppure quando sono scaduti i termini per farlo. Ricordiamo a tal proposito che:

  • per andare in appello ci sono 30 giorni dalla notifica della sentenza (o, se non viene notificata, 6 mesi);
  • per andare in Cassazione ci sono 60 giorni dalla notifica della sentenza (o, se non viene notificata, 6 mesi).

Sentenze non appellabili

Eccezionalmente si può andare in Cassazione già dopo il primo grado. Si tratta delle ipotesi delle sentenze non appellabili. Sono tali le sentenze:

  • pronunciate in un unico grado: a) per la particolare struttura del giudizio come, ad esempio, le sentenze che definiscono il giudizio di riconoscimento delle sentenze straniere; b) per legge: è il caso delle sentenze pronunciate dal giudice di pace secondo equità;
  • inappellabili per accordo tra le parti: le parti si possono accordare per omettere l’appello (cosiddetto “ricorso per saltum“). L’accordo deve risultare da un visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale oppure da atto separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da unirsi al ricorso. Non è sufficiente che l’accordo sia concluso dai difensori muniti di una semplice procura alle liti, pena l’inammissibilità del ricorso. L’accordo deve intervenire prima della scadenza del termine per proporre l’appello e deve preesistere o essere contemporaneo alla proposizione del ricorso per cassazione.

Quota 100: quanto si perde?

Posted on : 18-09-2018 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Quale diminuzione dell’assegno mensile Inps comporta la pensione quota 100 col ricalcolo contributivo e col ricalcolo misto?

Andare in pensione prima non comporta soltanto vantaggi: l’assegno pensionistico, difatti, si basa anche sui versamenti effettuati, per cui meno contributi sono accreditati, più è bassa la rendita. Questa considerazione vale per tutte le pensioni, salvo casi molto particolari (in cui il trattamento è calcolato soprattutto sulla base degli ultimi redditi, nell’ipotesi che questi calino parecchio al termine della vita lavorativa): in pratica, a prescindere dalla tipologia di trattamento prescelta (pensione anticipata, pensione di vecchiaia, etc.), più tardi si esce dal lavoro, più è alta la pensione. Per quanto riguarda la nuova pensione quota 100, a questa penalizzazione “standard” dovrebbe aggiungersi l’ulteriore penalizzazione prevista dal ricalcolo contributivo o misto del trattamento. Secondo molte delle attuali proposte sulla quota 100, difatti, si vorrebbe applicare un calcolo della pensione basato sui contributi, e non sugli ultimi stipendi e redditi, per ridurre l’impatto sui conti pubblici che sarà causato dall’aumento dei pensionamenti. Quindi, con la quota 100, quanto si perde? Non esiste una risposta unica a questa domanda: in primo luogo, perché ancora non si ha la certezza dell’applicazione del ricalcolo della pensione, né si sa se sarà applicato il ricalcolo contributivo o misto. In secondo luogo, la perdita causata dal sistema di calcolo contributivo non è uguale per tutti, ma dipende dalla carriera personale. Cerchiamo quindi, dopo aver brevemente ricordato come funziona la quota 100, di capire a quanto potrebbero aumentare le penalizzazioni col ricalcolo della pensione.

Come funziona la quota 100?

La quota 100 è una pensione che si può ottenere quando la quota, cioè la somma di età ed anni di contributi, è almeno pari a 100.

Quando l’età o le annualità di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore ha raggiunto 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota dovrà indicare 63,5;
  • potrà ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

La pensione anticipata quota 100 è, allo stato attuale, una semplice proposta, e non è stata dunque definita un’età minima, né un minimo di annualità di contribuzione richiesto: la maggior parte delle ipotesi effettuate sinora parla però di un’età minima di 62 anni, quindi di una contribuzione minima pari a 38 anni. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si potrà pensionare se l’età non sarà almeno pari a 62 anni

Altre proposte invece fissano l’età minima a 64 anni e la contribuzione minima a 36 anni. Si tratta comunque di proposte, e bisognerà verificare, a questo proposito, che cosa si stabilirà nella legge di bilancio 2019.

Ad ogni modo, perché la quota 100 sia sostenibile, dovrebbe essere previsto il ricalcolo contributivo, o almeno il ricalcolo misto, della pensione.

Quali sono i sistemi di calcolo della pensione?

Bisogna innanzitutto sapere che il metodo di calcolo della pensione non è unico, ma dipende dall’anzianità contributiva e dalla gestione di appartenenza. Presso la generalità dei fondi facenti capo all’Inps, il sistema di calcolo è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo (in base a quanto stabilito dalla legge Fornero [1]), per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (in questi casi si parla di calcolo misto);
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995, o per chi, pur possedendoli, opta per il calcolo contributivo (si devono possedere particolari requisiti per aderire all’opzione contributiva, che solitamente non è, comunque, conveniente), o effettua la totalizzazione dei contributi posseduti in casse diverse, o si pensiona con l’opzione donna.

I sistemi di calcolo sono invece differenti per gli iscritti alle casse dei liberi professionisti; anche all’interno delle varie gestioni Inps, ad ogni modo, le modalità di determinazione della pensione possono cambiare, specie per quanto riguarda le quote calcolate col metodo retributivo.

In particolari casi, ad esempio per gli aventi diritto alla pensione d’inabilità, sono applicate delle maggiorazioni nel calcolo della pensione; in altri casi, come per chi richiede l’anticipo pensionistico Ape, sono invece applicate delle penalizzazioni.

Come funziona il calcolo retributivo della pensione?

Il calcolo retributivo della pensione si si basa sugli ultimi stipendi o redditi percepiti ed è diviso in due quote:

  • la quota A, che per la generalità dei dipendenti del settore privato iscritti all’Inps si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane di contributi possedute al 31 dicembre1992; Per i dipendenti pubblici statali si basa sulle voci fisse e continuative dell’ultimo stipendio moltiplicate per 12, per i dipendenti degli enti locali, iscritti alle ex casse di previdenza amministrate dal tesoro (Cpdel, Cps, Cpi e Cpug), la retribuzione pensionabile è costituita dalle voci dell’ultimo stipendio che hanno caratteristiche di fissità e continuità moltiplicate per 13 mensilità;
  • la quota B, che si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane possedute al 31 dicembre 2011.

Il calcolo è differente, oltreché per i dipendenti pubblici, per gli iscritti alla gestione dei lavoratori dello sport e dello spettacolo, e per diverse altre categorie. Per approfondire: Come si calcola la pensione col retributivo?

Come funziona il calcolo contributivo della pensione?

Per quanto riguarda il calcolo contributivo della pensione, sono coinvolti i periodi:

  • a partire dal 1° gennaio 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (cioè ai contribuenti che applicano il metodo misto);
  • a partire dal 1° gennaio 2012, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (cioè a chi era soggetto al solo calcolo retributivo);
  • a partire dal versamento del 1° contributo, per chi non ha anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

È calcolata col contributivo tutta la contribuzione posseduta, invece, per chi si avvale dell’opzione Donna, dell’opzione contributiva, del computo nella gestione Separata o della totalizzazione dei contributi; il ricalcolo contributivo dovrebbe essere poi applicato a chi si avvale della quota 100.

Il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

Anche il calcolo contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, sino al 31 dicembre 1995;
  • la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla Quota B, bisogna innanzitutto:

  • accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva prevista dall’Inps per le altre categorie di lavoratori;
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione.

Come funziona il ricalcolo contributivo?

Per determinare la Quota A della pensione (cioè la quota sino al 31 dicembre 1995, che nella generalità dei casi è calcolata col sistema retributivo), in caso di opzione per il sistema contributivo, computo nella gestione Separata, totalizzazione o ricalcolo contributivo quota 100, il procedimento è piuttosto complicato, e cambia a seconda della gestione previdenziale di appartenenza.

Il complesso meccanismo dovrebbe risultare più semplice spiegato in questo modo (il procedimento esposto può essere applicato alla generalità dei dipendenti del settore privato; ci sono delle piccole differenze per i dipendenti pubblici):

  • si prendono le 10 retribuzioni annue precedenti il 1996 (o le retribuzioni 1993-1995 per i dipendenti pubblici);
  • si applica l’aliquota contributiva pensionistica riferita all’epoca del versamento (quella del 1995, ad esempio, era pari al 27,12% per la generalità dei dipendenti);
  • si rivalutano i contributi così ottenuti, sulla base della media quinquennale del Pil nominale;
  • si ricava una media annua di contribuzione (capitalizzata) dividendo il totale della somma complessivamente accantonata per 10 (o per 3, per i dipendenti pubblici);
  • si moltiplica il risultato ottenuto per il numero complessivo degli anni di anzianità, valutati però ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 (o 3) anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione;
  • si ottiene, così, il montante contributivo della quota A, che deve essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione per trasformarsi in quota A di pensione.

Si possono, in alternativa, sommare i due montanti contributivi, della Quota A e della Quota B, per giungere al montante contributivo totale, che viene poi trasformato in rendita dal coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età pensionabile.

Come funziona il calcolo misto?

Il calcolo misto della pensione è un sistema di calcolo intermedio tra il retributivo e il contributivo. È applicato a chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, e potrebbe essere applicato, al posto del ricalcolo contributivo, a chi richiede la quota 100.

Il calcolo misto, nella generalità delle gestioni Inps, funziona in questo modo:

  • si applica il calcolo retributivo Quota A per le annualità sino al 31 dicembre 1992;
  • si applica il calcolo retributivo Quota B per le annualità dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1995;
  • si applica il calcolo contributivo dal 1996.

Quanto si perde col ricalcolo contributivo?

Facciamo ora un esempio pratico di calcolo per capire qual è la perdita, nel caso in cui alla quota 100 sia applicato il calcolo contributivo.

Ipotizziamo che Mario, con un montante contributivo, già rivalutato, pari a 350mila euro, si pensioni con la quota 100 a 62 anni nel 2019, utilizzando il calcolo integralmente contributivo.

Per calcolare la pensione contributiva di un lavoratore che si pensiona a 62 anni, dobbiamo applicare 4,79% (coefficiente operativo dal 2019 per chi si pensiona a 62 anni) al montante contributivo: dobbiamo dunque moltiplicare 350.000 per 4,79%, ed otteniamo 16.765;

dividendo per 13 l’importo annuale, si giunge all’assegno mensile: la pensione lorda è dunque pari a 1.289,62 euro.

Facciamo ora un confronto col calcolo retributivo veloce (rendimento 2% annuo), ipotizzando che la retribuzione pensionabile mensile di Mario ammonti a 2mila euro e che gli anni di contributi posseduti siano 38: col calcolo retributivo, la pensione di Mario ammonterebbe a (2000 x 38 x 2%) 1.520 euro mensili, con una perdita del 15%.

In questo caso è stata prospettata una retribuzione costante nell’arco della vita lavorativa. Se si ipotizza, però, una crescita delle retribuzioni nell’ultimo decennio di carriera, come accade in gran parte delle situazioni, quindi una retribuzione media pensionabile pari a 2300 euro, il divario tra calcolo retributivo e contributivo sale di parecchio: otterremmo infatti una pensione mensile pari a 1748 euro (2300 x 38 x 2%), contro una pensione contributiva pari a 1289,62 euro, con una perdita del 26,22%.

Un caso molto più raro, ma possibile, è quello del crollo delle retribuzioni negli ultimi anni di carriera. Ipotizzando una retribuzione media pensionabile pari a 1600 euro, ad esempio, otterremmo una pensione retributiva pari a 1.216 euro mensili (2300 x 38 x 2%), più bassa della pensione contributiva.

È dunque indispensabile valutare volta per volta la convenienza della scelta.

Quanto si perde col ricalcolo misto?

Nel caso in cui la quota 100 sia calcolata col sistema misto, la perdita è minore, in quanto il calcolo retributivo si applica comunque, anche se per un periodo più breve. Anche in queste ipotesi, è comunque necessario valutare caso per caso, a seconda della retribuzione pensionabile e del montante contributivo posseduti.

Le ultime novità per Xbox e PS4

Posted on : 18-09-2018 | By : admin | In : feed, Informatica, Tecnologia

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Il calcio di Pes 2019, la F1 di Codemasters, Spider-Man e il nuovo capitolo di Tomb Raider. Con l’arrivo di questi grandi titoli si è aperta ufficialmente la nuova stagione dei videogiochi. Un ricco antipasto in attesa, nelle prossime settimane, di Fifa 19, Call of Duty Black Ops 4, Assassin’s Creed: Odyssey, Forza Horizon 4 e Red Dead Redemption 2.

PES 2019

Fisica del pallone, animazione dei giocatori, qualità delle azioni e dei movimenti in campo delle squadre praticamente perfetti. Il nuovo Pes 2019 è senza dubbio il miglior capitolo della serie ma, per fugare ogni dubbio, non è all’altezza di Fifa, di fatto inarrivabile.

Perché se nei momenti di gioco vero e proprio Pes ha poco da invidiare al suo concorrente, le differenze si avvertono in tutto il contorno: la perdita della licenza Uefa per Champions League e Europa League; la macchinosa modalità MyClubche, seppur ben fatta, non riesce a essere coinvolgente quanto la Fut di Fifa; qualche problema di troppo nel sistema di matchmaking delle partite online. Insomma, tre motivi che pongono i due giochi su due livelli diversi.

Tuttavia, se non fosse per il rivale, oggi Pes sarebbe da considerare un capolavoro. Per merito, anche, della qualità delle riproduzioni dei giocatori.

PES 2019 Ps4, Xb1 € 69,99; Pc € 49,99.

SPIDERMAN

I giochi per cui Vale la pena acquistare una console vengono definiti “Killer App”. E il nuovo Spider-Man, in esclusiva per Ps4, lo è. Bella la storia, degna dei film firmati Marvel, e perfetta la realizzazione tecnica, con una meravigliosa Manhattan nella quale muoversi tra i tetti saltando e lanciando ragnatele. Il tutto perfettamente tenuto insieme da un ricco e vario gameplay.

Nei panni di Spider-Man non ci si annoia proprio, tra gli storici Villains-supercattivi del fumetto da sconfiggere, piccoli criminali da tenere a bada e cittadini da aiutare. Un mix di attività tra inseguimenti aerei, scazzottate (con un combat system perfetto) ed enigmi in stile puzzle game da risolvere.

Spider-Man è un piccolo mondo nel quale è meraviglioso immergersi e che non si conclude con i titoli di coda. Diventa impossibile, infatti, resistere alla tentazione di completare tutte le piccole sfide extra e ognuna delle molte attività secondarie.

SPIDER-MAN In esclusiva per Ps4 € 69,99;

SHADOW OF THE TOMB RAIDER

Terzo capitolo della tri l o g i a dedicata a Lara Croft (ripartita nel 2013), Shadow of the Tomb Raider chiude il cerchio narrativo della nuova Lara.

Ambientato tra Messico e Perù sulle tracce di una profezia Maya scatenata proprio dalla bella avventuriera, prevede tsunami, terremoti e tempeste, oltre altentativo dell’organizzazione segreta Trinity di “ripulire e ricreare” il mondo. Spettacolari le ambientazioni delle tombe, più ricche grazie a marchingegni da attivare complessi e impegnativi.

Molto bella anche la giungla, teatro delle battaglie che la bella, e ora spietata, Lara si troverà ad affrontare e con la quale evolverà quasi in simbiosi. Benché alla storia manchi un pizzico di ritmo, non saranno rari momenti di grande suspense e sorprese, iniziando dalla scena introduttiva del gioco, tra le più riuscite e spettacolari di sempre.

SHADOW OF THE TOMB RAIDER Ps4, Xb1 € 74,99; Pc € 59,99

F1 2018

È difficile, anno dopo anno, riproporre un gioco dedicato alla F.1 senza finire per annoiare i videogiocatori. Codemasters, tuttavia, dal 2009 riesce a farlo, limando, aggiungendo e arricchendo ogni volta il suo gioco con qualche piccolo accorgimento.

Molto del lavoro del nuovo capitolo si è concentrato sulla guidabilità, sulla taratura del livello degli avversari e sulla modalità Carriera, con il sistema di ricerca e sviluppo della vettura sempre più intrigante. Confermata anche la presenza delle auto storiche con eventi e sfide dedicati.

Ben risolta l’introduzione dell’Halo che, nella nuova visuale onboard, riesce a farsi percepire pur non penalizzando troppo il campo visivo. Pensato in prospettiva eSports, F1sarebbe da giocare convolante e pedaliera, più coinvolgenti e pratici per gestire cambi marcia e comunicazioni con i box, altrimenti complicati.

F1 2018 Ps4, Xb1 € 69,99; Pc € 49,99