Lavori gravosi 2018: elenco e agevolazioni per la pensione

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Lavori faticosi e rischiosi: quali sono, nuove categorie, benefici pensione anticipata e Ape sociale.

Ampliate, dal 2018, le categorie degli addetti ai lavori gravosi che possono ottenere l’Ape sociale a 63 anni e la pensione anticipata precoci: in particolare, si aggiungeranno alla platea dei beneficiari i lavoratori marittimi, i pescatori, gli operai agricoli e siderurgici.

Inoltre, per rientrare nei benefici, le mansioni gravose potranno risultare svolte per almeno sei anni negli ultimi sette oppure per almeno sette anni negli ultimi dieci antecedenti il pensionamento.

È poi previsto, anche per gli addetti ai lavori gravosi, uno sconto sui contributi richiesti per l’Ape sociale, per le donne con figli, pari a 1 anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni di contributi in meno. La possibilità di accedere all’Ape sociale, poi, è stata prorogata, in modo che possano rientrare nell’agevolazione coloro che perfezionano i requisiti entro il 31 dicembre 2019.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, l’elenco lavori gravosi 2018 e le agevolazioni per la pensione riservate a queste categorie.

Elenco addetti ai lavori gravosi 2018

Gli addetti ai lavori faticosi e rischiosi sono coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa, facente parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Inizialmente, il decreto attuativo sull’Ape sociale prevedeva che per questi lavoratori, per aver diritto alle agevolazioni pensionistiche, vi fosse il vincolo di una tariffa Inail pari almeno al 17 per mille; questo vincolo è stato abolito dalla legge di Bilancio 2018.

La nuova legge di bilancio ha poi aggiunto all’elenco ulteriori categorie di addetti ai lavori gravosi. Si tratta di:

  • operai siderurgici di prima e seconda fusione;
  • lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature fuori dal perimetro dei lavori usuranti;
  • operai dell’agricoltura, della zootecnia e pesca;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare dipendenti o soci di cooperative.

Addetti ai lavori gravosi 2018, chi può ottenere le agevolazioni per la pensione

Per ottenere l’Ape sociale e la pensione anticipata precoci con 41 anni di contributi, gli addetti ai lavori gravosi devono possedere, oltre alle annualità di contribuzione (e all’età, per l’Ape sociale) richieste per i benefici e ai requisiti specifici legati alla propria categoria di appartenenza, un ulteriore requisito legato al periodo di svolgimento delle attività gravose.

In particolare, per rientrare nei benefici, le mansioni gravose dovranno risultare svolte per almeno sei anni negli ultimi sette oppure per almeno sette anni negli ultimi dieci antecedenti il pensionamento.

Per quanto riguarda gli operai agricoli e zootecnici, ci saranno delle agevolazioni per soddisfare questo requisito: in particolare, basteranno 156 giornate lavorate ogni anno perché l’annualità di lavoro gravoso sia considerata per intero, senza che il periodo di disoccupazione agricola comporti l’esclusione dal beneficio.

Ape sociale 2018 addetti ai lavori gravosi

Ricordiamo ora come funziona l’Ape sociale: si tratta di un assegno a carico dello Stato, riconosciuto a partire dai 63 anni di età, che accompagna il lavoratore sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia (per un massimo di 3 anni e 7 mesi).

Gli addetti ai lavori gravosi, per ottenere l’Ape sociale, devono:

  • essere iscritti presso una gestione dell’Inps;
  • essere addetti a una delle mansioni gravose elencate in qualità di lavoratori dipendenti;
  • risultare addetti alla mansione faticosa per almeno 6 anni nell’ultimo settennio prima della pensione, o per almeno 7 anni nell’ultimo decennio;
  • possedere almeno 36 anni di contributi; il requisito può essere scontato, per le lavoratrici, di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

L’assegno di importo è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1500 euro. È  incompatibile con le prestazioni di disoccupazione e le pensioni dirette.

Pensione anticipata precoci 2018 addetti ai lavori gravosi

Gli addetti ai lavori gravosi, che possiedono gli stessi requisiti prescritti per l’Ape sociale, possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi, se possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del compimento del 19° anno di età.

Blocco età pensionabile addetti ai lavori gravosi

Gli addetti ai lavori gravosi, infine, avranno diritto, con almeno 30 anni di contributi, al blocco dell’età pensionabile. All’interno della nuova legge di Bilancio 2018, difatti, è previsto che a queste categorie di lavoratori non si applichi l’adeguamento alla speranza di vita: la pensione di vecchiaia, quindi, per loro potrà continuare a essere ottenuta a 66 anni e 7 mesi di età anche nel 2019, anziché a 67 anni.

Discoteche in Versilia: Sabato 16 Dicembre

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo, Tempo libero

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Sabato 16 Dicembre: discoteche eserate Versilia: Sabato 19 Novembre.

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Oriental obsession @ La Capannina di Franceschi.

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Sabato a Viareggio @ Maki Maki

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Se stai cercando discoteche in Versilia nella Darsena Viareggio  la serata Revolution al Maki Maki con il Dj Franco Lippi e la voce di Samuele Brotini sono perfetti per te

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Sabato Reverse Pisa: ReVision

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Il Sabato sera della discoteca Pisa è firmato Revision.

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Discoteche in Versilia chiuse ma pronte a grandi eventi per il Capodanno in Versilia e/o la stagione 2018.

Discoteche in Versilia: Beach Versilia, Forte dei Marmi.

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Il Beach Club a confine tra Forte dei Marmi e Cinquale, stasera sarà chiuso e ti aspetta con il suo grande Capodanno Beach Versilia.

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Twiga Beach.

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Discoteche in Versilia: Ostras Beach, Marina di Pietrasanta.

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Fervono i preparativi per il grande Capodanno Versilia Ostras, uno degli eventi top del 31 dicembre tra Forte dei Marmi e Viareggio.

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Discoteche in Versilia: discoteca Bussola, in attesa del deejay set di Gabry Ponte Bussola.

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Dopo la serata Ritual, La Bussola si prepara ai super appuntamenti del mese di dicembre: Gabry Ponet Sabato 23 Dicembre e il Capodanno Bussola Versilia 2018.

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Rottamazione bis: che fare se c’è una rateizzazione in corso?

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione sul funzionamento della rottamazione bis delle cartelle esattoriali.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha risposto ad alcuni quesiti formulati dall’Odcec di Roma, in merito al rapporto tra la nuova definizione agevolata (rottamazione bis) delle cartelle e la precedente ,nonché tra la rottamazione bis e i piani di rateizzazione.

Può accedere alla nuova rottamazione chi aveva già aderito alla precedente?

No, si può usufruire della nuova possibilità di definizione agevolata solo per cartelle/avvisi non inclusi nella precedente richiesta, con la sola eccezione di quelle cartelle/avvisi interessati da una rateazione in corso al 24/10/2016, la cui precedente richiesta di definizione agevolata è stata respinta a seguito del mancato pagamento delle rate 2016 della predetta rateizzazione.

Per esempio:

Il contribuente ha 5 cartelle (carichi): 4 del periodo 2000-2016 (C1, C2, C3, C4); una del 2017 (C5).

Ha presentato la definizione agevolata DL 193/2016 per 3 cartelle del periodo 2000-2016 (C1,C2, C3);

La definizione agevolata è stata accordata.  Non ha pagato(o non pagherà entro il 7 dicembre 2017 )in tutto o in parte le 3 cartelle già oggetto della precedente richiesta di definizione agevolata.

Non può più aderire alla nuova rottamazione per le 3 cartelle C1, C2, C3, Può aderire alla nuova rottamazione per la cartella:

Regolarizzazione istanze respinte-non in regola con vecchio piano di dilazione

Il contribuente, nei casi di rigetto della precedente richiesta di definizione agevolata a causa del mancato pagamento di tutte le rate scadute al 31/12/2016 dei piani di dilazione in essere al 24/10/2016, deve:

  • presentare, entro il 15 maggio 2018, una specifica istanza, utilizzando l’apposito modello DA2000/17 e indicando le cartelle che intende definire in via agevolata in base alla nuova legge.
  • pagare, entro il 31 luglio 2018, l’importo di tutte le rate scadute al 31/12/2016 delle rateizzazioni in corso al 24 ottobre 2016 (trattasi della somma il cui mancato versamento ha comportato il rigetto della precedente definizione diminuita di eventuali pagamenti effettuati dal contribuente dopo il precedente diniego) come determinato dall’Agente della riscossione con propria comunicazione che verrà inviata entro il 30 giugno 2018. Il mancato pagamento di tale importo entro la predetta scadenza determina l’improcedibilità dell’istanza presentata.

Pagato entro il 31 luglio 2018 l’importo di tutte le rate scadute al 31/12/2016 delle rateizzazioni in corso al 24 ottobre 2016, la rottamazione sugli importi residui potrà essere pagata in unica soluzione a ottobre 2018 o in tre rate  -ottobre 2018 (40%), novembre 2018 (40%) e febbraio 2019 (20%).

Le medesime regole valgono anche per chi non avesse presentato la domanda di rottamazione entro il 21 aprile 2017 e non ha ottemperato ai pagamenti delle rate al 31/12/2016 di rateizzazioni in essere al 24 ottobre 2016.

Chi non ha pagato le rate della rottamazione, può chiedere una nuova rateizzazione?

No. Nei casi di accoglimento della prima definizione agevolata, se il contribuente non ha effettuato il pagamento (o il versamento sia insufficiente o tardivo) di una qualsiasi rata del piano di definizione, non è possibile rateizzare nuovamente.

Cosa deve fare chi ha rottamato le cartelle già rateizzate ma non ha pagato la prima o unica rata della definizione?

Il contribuente, potrà riprendere i pagamenti delle rate di eventuali piani di dilazione in essere alla data del 24/10/2016 e al corrente con i pagamenti delle rate scadenti a tutto il 31/12/2016,a seguito di comunicazione dell’agente di riscossione, contenente un nuovo piano di ammortamento, dove saranno richiamati gli estremi del provvedimento di rateizzazione di riferimento, del debito residuo, nello stesso numero di rate non versate del piano originario.

Prodotti per la pulizia dell’ufficio

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : feed

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Oggi giorno il mercato offre una enorme quantità di prodotti per la pulizia, e una larga gamma propone anche quelli biodegradabili, con un occhio all'ambiente, che possono pulire senza danneggiare l'acqua e il suolo nel loro smaltimento. Rispettare l’ambiente Questo è un punto molto importante che caratterizza del resto lo sviluppo della società odierna, ovvero […]

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Capodanno Versilia Romantico 2018

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : feed, Musica e Spettacolo, Tempo libero

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Capodanno Versilia Romantico: festeggiare il 2018 in coppia.

Info e prenotazioni Capodanno Versilia Romantico:  347.477.477.2 (anche via SMS o WhatsApp, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7).

Siete in due e cercate un Capodanno in Versilia in coppia? Avete trovato la pagina che fa per voi.

A grande richiesta, una guida dedicata al Capodanno Versilia romantico per vivere la notte più lunga dell’anno in coppia e festeggiare insieme l’arrivo del 2018 tra musica e divertimento.

Perché essere in due, cercare un Capodanno Versilia romantico non significa non potersi godere un cenone e una notte in discoteca nella Capitale del divertimento.

Guida al Capodanno Versilia romantico: tutte le soluzioni per due.

Da Nord a Sud tutti i locali disponibili su questo sito per un Capodanno Versilia romantico, con prezzi e sistemazione per i tavoli da 2 persone. Scoprili sulla guida creata dal seo copywriter che ha fatto del Capodanno Versilia un fenomeno online.

Capodanno Versilia Romantico al Beach Club 2018.

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Per chi cerca un Capodanno Versilia romantico e chic il Beach Club di Forte dei Marmi è la soluzione perfetta. Affacciato sul mare questo locale innovativo è membro della lista World Finest Clubs.

Prezzi Capodanno Beach x 2 persone.

  • Cenone di Capodanno Beach Club x 2 + tavolo tutta la sera con bottiglia: 110€ a testa 
  • Cenone di Capodanno Beach Forte dei Marmi x 2: 70€ a testa
  • Tavolo Privè  x 2 con bottiglia/e: 500€
  • Tavolo  x 2 con bottiglia Capodanno Versilia Beach: 200€

Ultimi tavoli da 2 disponibili, affrettati a prenotare al  347.477.477.2

Capodanno Versilia Romantico a La Capannina di Franceschi 2018.

capannina capodanno

Se state cercando un Capodanno Versilia romantico e dal gusto classico, praticamente vintage La Capannina di Franceschi è la meta ideale. La serata con la musica dal vivo, lo spettacolo di cabaret, il balletto brasiliano e il dj set è un must imperdibile.

Prezzi Capodanno Capannina x 2 persone.

  • Cenone di Capodanno Capannina x 2 (vista spettacolo assicurata) + tavolo tutta la sera con bottiglia di champagne o superalcolico: 300€ a testa 
  • Cenone di Capodanno Capannina x 2 (vista spettacolo assicurata) + tavolo tutta la sera con bottiglia di bollicine: 200€ a testa 
  • Cenone di Capodanno Capannina x 2 (vista spettacolo non garantita) + ingresso: 120€ a testa
  • Tavolo  x 2 con bottiglia di champagne o superalcolico: 150€ a testa
  • Tavolo  x 2 con bottiglia di bollicine: 100€ a testa

Ultimi tavoli da 2 disponibili, affrettati a prenotare al  347.477.477.2

Capodanno Versilia Romantico al Caffè Morin Forte dei Marmi.

capodanno caffè morin

Per chi cerca un Capodanno Versilia romantico a Forte dei Marmi questo raffinato locale è sicuramente una delle scelte più appetibili. Punti di forza assoluti sono il menu decisamente ricco, l’accoglienza di Anna e del resto dello staff, il prezzo molto competitivo e la vicinanza a La Capannina di Franceschi.

Prezzi Capodanno Caffè Morin.

  • Cenone x 2 Caffè Morin + tavolo in Capannina, 180€ a testa con champagne a mezzanotte / 175€ con prosecco a mezzanotte
  • Cenone x 2 Caffè Morin + ingresso in Capannina, 130€ a testa con champagne a mezzanotte / 125€ con prosecco a mezzanotte
  • Cenone x Caffè Morin, 80€ a testa con champagne a mezzanotte / 75€ con prosecco a mezzanotte

Info e prenotazioni al  347.477.477.2

Capodanno Versilia Romantico all’Ostras 2018.

ostras capodanno

Se state cercando un Capodanno Versilia romantico ed elegante, l’Ostras Beach Club è la location ideale per la vostra serata. Il club dedicato a un pubblico adulto rappresenta la quintessenza dello stile in Versilia.

Prezzi Capodanno Ostras Beach x 2

  • Cenone x 2 e tavolo in discoteca con bottiglia (tavolo da soli), 180€ a testa
  • Cenone x 2 e tavolo in discoteca con bottiglia (tavolo con altre coppie), 120€ a testa
  • Cenone x 2 (tavolo da soli) e ingresso, 120€ a testa
  • Cenone x 2 (tavolo con altre coppie) e ingresso, 80€ a testa
  • Tavolo dopocena x 2 con bottiglia (da soli), 100€ a testa

Prenota ora al  347.477.477.2

Capodanno Versilia romantico alla Bussola 2018.

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Per chi cerca un Capodanno Versilia romantico in uno dei tempi della musica, La Bussola Versilia (già Bussola di Focette) è tra le mete ideale. Qui infatti si sono esibiti tutti i grandi della canzone italiana e i big della musica internazionale

Prezzi Capodanno Bussola x 2

  • Cenone x 2 con tavolo tutta la sera + seconda bottiglia, 150€ a testa
  • Cenone x 2 con tavolo tutta la sera, 100€ a testa
  • Tavolo dopocena x 2, 120€ a testa

Ultimi tavoli da 2 disponibili, affrettati a prenotare al  347.477.477.2

Capodanno Viareggio romantico, Capodanno Maki Maki.

maki maki capodanno

Se state cercando un Capodanno Versilia romantico a Viareggio, il Maki Maki in Darsena è la scelta ideale. Il locale rivelazione 2017 del mondo delle discoteche Versilia è la meta viareggina per eccellenza.

Prezzi Capodanno Viareggio Maki Maki x 2.

  • Cenone x 2, champagne a mezzanotte e tavolo dopocena con bottiglia, 150€ a testa
  • Cenone x 2, prosecco a mezzanotte e tavolo dopocena con bottiglia, 130€ a testa
  • Cenone x 2, champagne a mezzanotte e ingresso, 100€ a testa
  • Cenone x 2, prosecco a mezzanotte e ingresso, 80€ a testa

Tavoli da 2 esauriti, chi prenota sarà abbinato ad altre coppie. Affrettati e fallo ora al   347.477.477.2

Capodanno 2018 Pisa.

DiscotecheVersilia.it supera i limiti dello spazio e include nella lista dei Capodanno Versilia romantici anche il Capodanno Le Scimmie, Tirrenia.

Capodanno Pisa Le Scimmie.

scimmie tirrenia

Chi cerca un Capodanno a Pisa ha una sola scelta: Le Scimmie a Tirrenia. L’evento concentrerà nel locale lungomare sia coppie alla ricerca di un capodanno romantico sia giovani e studenti alla ricerca di un Capodanno ricco di divertimento e musica da discoteca.

Prezzi Le Scimmie a Capodanno x 2.

  • Cena x 2 + tavolo dopocena con superalcolico o champagne, 135 a testa
  • Cena x 2 + tavolo dopocena con prosecco, 105 a testa
  • Cena x 2, 75€ a testa

Capodanno Versilia romantico, prenotalo ora con DiscotecheVersilia.it

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Sciopero giudici di pace per il 2018

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Giudici di Pace in sciopero: garantita solo un’udienza a settimana.

Quasi un mese senza udienze dal giudice di Pace. L’Unagipa, l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, ha provato un nuovo sciopero nazionale per ribadire la necessità di maggiori diritti e tutele per la magistratura onoraria.

I Giudici di Pace appartenenti alla magistratura onoraria lamentano la disparità di diritti e tutele rispetto alla magistratura togata (Giudici e PM). In particolare, l’Unagipa, nel proclamare uno sciopero per l’inizio del 2018, che durerà quasi 30 giorni, denuncia le ineguaglianze di trattamento retributivo, previdenziale e contrattuale.

Lo sciopero dei giudici di Pace per il 2018 inizierà l’8 gennaio e terminerà il 4 febbraio.

Chi ha in corso cause con udienza che cade in una di queste date dovrà rassegnarsi a un rinvio d’ufficio. Il tutto ovviamente a danno del cittadino che, nella contestazione tra Stato e magistrati, non c’entra nulla. Ma tant’è: i diritti possono aspettare.

Come espressamente indicato nella lettera di proclamazione, durante il periodo di sciopero verrà assicurata una sola udienza a settimana con sospensione di tutte le altre, saranno sospese le attività formative dei Giudici di Pace, nonché quelle legate ai relativi uffici ed infine, mentre «verranno garantiti solo gli atti indifferibili ed urgenti previsti dal codice di autoregolamentazione dello sciopero, come approvato dalla CGSSE».

Sanzioni per superamento ore di guida

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Il codice della strada punisce chi viola le regole sulla durata della guida degli autoveicoli adibiti al trasporto di persone e cose.

La legge italiana, in ossequio alla normativa europea di riferimento, disciplina in modo dettagliato la  durata  della  guida  degli autoveicoli adibiti al trasporto di persone o di cose. La violazione di queste regole comporta l’applicazione di una sanzione che varia a seconda della gravità dell’illecito. Vediamo dunque quali sono le sanzioni per il superamento delle ore di guida.

Il periodo di guida

Prima di analizzare l’apparato sanzionatorio previsto per il superamento delle ore di guida, è opportuno illustrare cosa si intende per periodo di guida giornaliero e periodo di guida settimanale.

La normativa di riferimento è quella europea [1], la quale stabilisce che per periodo di guida giornaliero si intende quello trascorso da un conducente alla guida di un veicolo tra il termine di un periodo di riposo giornaliero e l’inizio del periodo di riposo giornaliero seguente, oppure tra un periodo di riposo giornaliero ed un periodo di riposo settimanale. Il periodo di guida settimanale, invece, è il tempo passato complessivamente alla guida nel corso della settimana.

Le ore di guida

Il periodo di guida giornaliero non può superare le nove ore, estensibili a dieci per non più di due volte nell’arco di una stessa settimana. La norma, quindi, individua il numero massimo di ore non consecutive  all’interno della giornata. La durata massima continuativa, infatti, è di quattro ore e mezza, con interruzione di almeno quarantacinque minuti, ovvero due interruzioni da quindici e trenta minuti. Durante il riposo non è consentito svolgere alcun altro tipo di attività lavorativa.

Il periodo di guida settimanale non può superare le cinquantasei ore, considerando la settimana di sei giorni e le due ore di deroga settimanali. Alla durata settimanale non sono ammesse deroghe, nel senso che non è possibile una settimana lavorativa di cinquantasette ore. Invece, prendendo come riferimento due settimane consecutive (cosiddetto periodo di guida bisettimanale), il periodo di guida complessivo non può superare le novanta ore. In altre parole, il conducente non può guidare oltre le novanta ore in due settimane lavorative consecutive. Questo significa che, se la prima settimana guiderà per cinquantasei ore (che è il limite massimo settimanale), quella immediatamente successiva non potrà superare le trentaquattro ore (perché cinquantasei più trentaquattro fa novanta). Detto ancora diversamente, la somma delle ore di lavoro della prima e della seconda settimana non deve superare il totale di novanta.

Le ore di riposo

Il riposo giornaliero non può essere inferiore a undici ore consecutive, ovvero dodici se il riposo è frazionato in due periodi, rispettivamente da tre ore e da nove ore consecutive. È ammessa una riduzione fino a nove ore consecutive di riposo per non più di tre volte a settimana, da recuperare con periodo di riposo pari alle ore perdute, prima della fine della settimana successiva.

Il riposo settimanale è pari a quarantacinque ore consecutive, riducibile a ventiquattro, da recuperare con periodo di riposo continuo pari alle ore perdute, prima della fine della terza settimana consecutiva.

Le sanzioni per il superamento delle ore di guida

La legge prevede delle sanzioni per i guidatori e i loro datori nel caso in cui i periodi di guida non vengano rispettati. Infatti, la guida degli dei veicoli adibiti al trasporto è un’attività pericolosa sia per i trasportati che per i terzi che circolano sulle strade. Le sanzioni sono proporzionali all’entità della trasgressione.

Secondo il codice della strada, il  conducente  che  supera  la  durata  dei  periodi  di  guida prescritti dalla normativa europea di riferimento è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 40 a 161 euro. Si applica la sanzione da 213 a 851 euro al  conducente  che  non osserva le disposizioni relative ai periodi di riposo giornaliero [2].

Quando le violazioni descritte hanno durata superiore al dieci per cento rispetto al limite giornaliero  massimo  di  durata  dei periodi di guida  si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 319 a 1.276 euro. Si applica la sanzione da 372 a 1.489 euro  se la violazione di durata superiore al dieci per cento riguarda  il  tempo minimo di riposo prescritto dalla legge.

Se le violazioni di cui sopra hanno durata superiore al venti per cento rispetto al limite giornaliero  massimo  di  durata  dei periodi di guida, ovvero minimo del tempo di riposo,  si applica  la  sanzione  amministrativa del pagamento di una somma da 425 a 1.699 euro.

Il conducente che non rispetta per oltre  il  dieci  per  cento  il limite massimo di durata dei periodi di guida settimanale  è   soggetto   alla   sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 266 a 1.063 euro. Il conducente che non rispetta per oltre il dieci per  cento  il  limite minimo dei periodi di  riposo  settimanale  prescritti  è soggetto, invece, alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 372 a 1.489 euro. Se i limiti  detti non sono rispettati per oltre il venti per cento, si  applica una sanzione da 425  a 1.701 euro.

Il conducente che durante la guida non rispetta le  disposizioni relative alle interruzioni è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una  somma  da 164 a 659 euro.

Tutte le sanzioni elencate  si  applicano anche  agli  altri  membri  dell’equipaggio  che  non  osservano   le prescrizioni sugli orari di guida. Sempre secondo il codice della strada, poi, le sanzioni amministrative pecuniarie sono aumentate di un terzo quando la violazione è commessa dopo le ore ventidue e prima delle ore sette [3]. Il trasgressore è ammesso al pagamento in misura ridotta: in particolare, egli può pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme (cosiddetta sanzione in misura ridotta), ovvero, ove il pagamento sia effettuato entro cinque giorni, una somma pari alla precedente, ridotta del 30% (cosiddetta sanzione ridotta scontata) [4].

Inoltre, nel caso di infrazione,  l’organo  accertatore, oltre  all’applicazione  delle  sanzioni  amministrative  pecuniarie, provvede al ritiro temporaneo  dei  documenti  di  guida,  intima  al conducente del veicolo di non proseguire il viaggio se non dopo  aver effettuato i prescritti periodi di interruzione o di riposo e dispone che, con le cautele necessarie, il veicolo sia condotto in  un  luogo idoneo per la sosta, ove deve permanere per  il  periodo  necessario. Del ritiro  dei  documenti  di  guida  e  dell’intimazione  è fatta menzione nel verbale di contestazione. Nel verbale è indicato  anche il comando o l’ufficio da cui dipende l’organo accertatore, presso il quale,  completati  le  interruzioni  o  i  riposi   prescritti,   il conducente è autorizzato a recarsi per ottenere la restituzione  dei documenti in precedenza ritirati.

Il comando o l’ufficio restituiscono la patente e  la  carta di circolazione del veicolo dopo avere constatato che il viaggio può essere ripreso nel rispetto delle condizioni prescritte dal  presente articolo. Chiunque circola durante il periodo in  cui  gli  è stato intimato di non proseguire il  viaggio  è  punito  con  la  sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.882 a 7.528 euro, nonché con il ritiro immediato della patente di guida.

L’impresa di trasporti da cui dipende il conducente che ha trasgredito i limiti di guida imposti dalla legge  risponde in solido con  l’autore  della  violazione  per il pagamento della somma da questi dovuta. Questo significa che la ditta per cui lavora il conducente risponde insieme a quest’ultimo dell’obbligo di pagare la sanzione, potendo quindi l’autorità competente richiedere l’intero pagamento anche soltanto all’impresa, la quale poi potrà rivalersi sul dipendente. La norma è stata posta per evitare che le ditte, abusando del loro potere, possano di fatto obbligare i conducenti a ritmi spossanti, violando la normativa posta a presidio della sicurezza di chi sta in strada.

Cancellazione o ritardo del volo: a cosa ho diritto?

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Volo cancellato o in ritardo: diritto all’assistenza, al rimborso o alla compensazione pecuniaria?

I diritti del passeggero in materia di compensazione ed assistenza in caso di negato imbarco (anche per overbooking), di cancellazione del volo o di ritardo prolungato sono disciplinati da un apposito regolamento europeo [1]. Quest’ultimo si applica a tutti i voli (di linea e non di linea) in partenza da:

  • un aeroporto comunitario, della Norvegia, dell’Islanda e della Svizzera
  • un aeroporto situato in un Paese terzo con destinazione un aeroporto comunitario (compresi Norvegia, Islanda e Svizzera) nel caso in cui la compagnia aerea che effettua il volo sia comunitaria (oppure norvegese, islandese o svizzera) e salvo che non siano già stati erogati i benefici previsti dalla normativa locale.

Il regolamento non si applica invece ai voli in partenza da un Paese terzo con destinazione un aeroporto comunitario (compresi Norvegia, Islanda e Svizzera) operati da compagnie aeree non comunitarie. In questo caso le tutele sono quelle assicurate dalla legislazione locale e dalle norme che regolano il contratto di trasporto.

Cancellazione del volo: a cosa ho diritto?

In caso di cancellazione del volo il passeggero ha diritto:

– alla scelta tra:

  • rimborso del prezzo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata;
  • imbarco su un volo alternativo quanto prima possibile in relazione all’operativo della compagnia aerea;
  • imbarco su un volo alternativo in una data successiva più conveniente per il passeggero;

assistenza

  • pasti e bevande in relazione alla durata dell’attesa
  • sistemazione in albergo, nel caso in cui siano necessari uno o più pernottamenti per il riavvio quanto prima possibile in relazione all’operativo della compagnia aerea
  • trasferimento dall’aeroporto al luogo di sistemazione e viceversa
  • due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica

– in alcuni casi anche alla compensazione pecuniaria.

L’ammontare della compensazione pecuniaria dovuta ai passeggeri dipende dalla tratta aerea (intracomunitaria o extracomunitaria) e dalla distanza in Km percorsa.

Per le tratte aeree intracomunitarie

  • Distanze inferiori o pari a 1500 Km: euro 250
  • Distanze superiori a 1500 Km: euro 400

Per le tratte aeree extracomunitarie

  • Distanze inferiori o pari a 1500 Km: euro 250
  • Distanze comprese tra 1500 e 3500 Km: euro 400
  • Distanze superiori a 3500 Km: euro 600

Volo cancellato: quando non è dovuta la compensazione pecuniaria

Se il volo viene cancellato la compensazione pecuniaria non è dovuta se:

– la compagnia aerea possa provare che la cancellazione del volo sia stata causata da circostanze eccezionali: ad esempio, avverse condizioni meteorologiche, scioperi, improvvise ed imprevedibili carenze del volo dal punto di vista della sicurezza

– il passeggero sia stato informato della cancellazione:

  • con almeno due settimane di preavviso;
  • nel periodo compreso tra due settimane e sette giorni prima della data di partenza e nel caso in cui venga offerto un volo alternativo con partenza non più di due ore prima rispetto all’orario originariamente previsto e con arrivo presso la destinazione finale al massimo quattro ore dopo l’orario originariamente previsto;
  • meno di sette giorni prima e nel caso in cui venga offerto un volo alternativo con partenza non più di un’ora prima dell’orario originariamente previsto e con arrivo presso la destinazione finale al massimo due ore dopo l’orario originariamente previsto.

Ritardo prolungato del volo: a cosa ho diritto?

Per i voli intracomunitari ed extracomunitari che percorrono distanze inferiori o pari ai 1500 Km si ha diritto all’assistenza se il volo subisce un ritardo di almeno 2 ore.

Per i voli intracomunitari che percorrono distanze superiori a 3500 Km e tutti gli altri voli che percorrono distanze comprese tra 1500 e 3500 Km si ha diritto all’assistenza se il volo subisce un ritardo di almeno 3 ore.

Per i voli che percorrono distanze superiori ai 3500 Km al di fuori dell’Unione Europea si ha diritto all’assistenza se il volo subisce un ritardo di almeno 4 ore.

Il diritto all’assistenza comporta:

  • pasti e bevande in relazione alla durata dell’attesa
  • sistemazione in albergo, nel caso in cui siano necessari uno o più pernottamenti
  • trasferimento dall’aeroporto al luogo di sistemazione e viceversa
  • due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica

Se il ritardo è di almeno 5 ore, il passeggero ha la possibilità di rinunciare al volo senza dover pagare penali e di ottenere il rimborso del prezzo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata.

In alcuni casi si ha diritto anche alla compensazione pecuniaria.

Ritardo volo: quando non si ha diritto all’assistenza

L’assistenza è prevista solo in caso di ritardo prolungato, cioè dopo 2, 3, 4 ore dall’orario di partenza previsto, a seconda della distanza in Km della tratta.

Ritardo volo: quando si ha diritto alla compensazione pecuniaria

In caso di prolungato ritardo, in analogia a quanto previsto per alcuni casi di cancellazione del volo, è previsto il diritto alla compensazione pecuniaria anche per i passeggeri che raggiungono la destinazione con oltre tre ore di ritardo rispetto all’orario di arrivo pubblicato. Tale diritto, tuttavia, viene meno se la compagnia aerea dimostra che il ritardo prolungato si è verificato a causa di circostanze eccezionali, ad esempio avverse condizioni meteorologiche, improvvise ed imprevedibili carenze del volo dal punto di vista della sicurezza e scioperi.

Ritardo volo: se perdo la coincidenza

Solo nel caso in cui il passeggero abbia stipulato un unico contratto di trasporto che preveda più tratte e perda un volo in coincidenza diretta a causa del ritardo del volo precedente, la compagnia aerea deve fornire:

  • assistenza
  • la scelta tra un volo alternativo verso la destinazione finale non appena possibile oppure il rimborso del prezzo pieno del biglietto e un volo di ritorno verso il punto di partenza iniziale.

Avviso di addebito Inps: cos’è e come difendersi

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Avviso di addebito Inps: come funziona, come e quando impugnarlo.

L’Inps dispone di un efficace strumento di riscossione coattiva dei contributi e premi non versati: si tratta dell’avviso di addebito che, dal 2011, ha sostituito la cartella esattoriale ed ha la particolarità di essere immediatamente esecutivo.

Ciò vuol dire che, a differenza degli altri enti creditori, l’Inps non ha bisogno di attivare il procedimento di recupero dei contributi tramite cartella esattoriale, potendo ricorrere ad un atto proprio che, una volta notificato, può essere portato ad esecuzione con un’espropriazione forzata nei confronti del debitore.

Vediamo come funziona l’avviso di addebito e come può difendersi chi lo riceve.

Avviso di addebito Inps: come funziona

La notifica al contribuente avviene tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) o in alternativa attraverso l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno. L’avviso di addebito può anche essere notificato da messi comunali o da agenti di Polizia municipale.

Il pagamento dell’avviso di addebito deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica. Per il pagamento si può utilizzare il bollettino RAV prestampato e allegato all’avviso di addebito.

L’avviso di addebito viene contestualmente consegnato telematicamente all’agente della riscossione, che procederà al recupero coattivo del debito una volta superato il termine dei 60 giorni previsti per il pagamento.

I pagamenti effettuati entro 60 giorni dalla notifica prevedono un onere di riscossione del 3% sulle somme riscosse. Superati i 60 giorni, gli oneri aumentano al 6% e all’importo dovuto vanno anche aggiunte le ulteriori somme previste dalla legge.

Avviso di addebito Inps: termini di decadenza

La legge prevede espressamente che i contributi o premi dovuti agli enti pubblici previdenziali sono iscritti in ruoli resi esecutivi, a pena di decadenza:

  1. per i contributi o premi non versati dal debitore, entro il 31 dicembre dell’anno successivo al termine fissato per il versamento; in caso di denuncia o comunicazione tardiva o di riconoscimento del debito, tale termine decorre dalla data di conoscenza, da parte dell’ente;
  2. per i contributi o premi dovuti in forza di accertamenti effettuati dagli uffici, entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla data di notifica del provvedimento ovvero, per quelli sottoposti a gravame giudiziario, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui il provvedimento è divenuto definitivo.

In altri termini, l’Inps, se vuole avvalersi della procedura di riscossione esattoriale, deve iscrivere a ruolo le somme dovute entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla scadenza del versamento.

Se l’iscrizione a ruolo avviene oltre tale data, la cartella esattoriale o avviso di addebito notificati al contribuente sono illegittimi in quanto l’Inps è definitivamente decaduto dalla possibilità di riscuotere i propri crediti tramite agente della riscossione.

Resta ferma, tuttavia, la possibilità di riscuotere i crediti non ancora prescritti, tramite azione ordinaria con ricorso al giudice. Secondo la Cassazione, la decadenza dall’iscrizione a ruolo rende impossibile la riscossione tramite agente della riscossione ma non annulla i debiti Inps, i quali possono essere pretesi in via ordinaria dell’istituto previdenziale.

Avviso di addebito Inps: termini di prescrizione

I contributi previdenziali si prescrivono in cinque anni decorrenti dal giorno in cui il soggetto obbligato avrebbe dovuto versarli.

La prescrizione dei contributi previdenziali è interrotta da qualsiasi atto notificato al soggetto obbligato e contenente l’intimazione ad adempiere (per esempio: sollecito di pagamento, avviso di addebito, cartella esattoriale, decreto ingiuntivo ecc.).

Affinché l’atto interruttivo possa considerarsi valido, è necessario che la notifica avvenga entro cinque anni da quella dell’ultima intimazione di pagamento. La notifica oltre cinque anni avrebbe altrimenti ad oggetto un credito già caduto in prescrizione e quindi estinto.

L’avviso di addebito avente ad oggetto contributi risalenti ad oltre 5 anni prima è illegittimo, a meno che la prescrizione non sia stata interrotta da un’intimazione di pagamento (per esempio avviso bonario).

Avviso di addebito Inps: come difendersi

Ricorso contro l’avviso di addebito Inps per vizi di merito

L’avviso di addebito Inps può essere impugnato per vizi sostanziali, relativi cioè al merito della pretesa: per esempio in caso di contributi già versati o comunque non dovuti, contributi prescritti, errore di calcolo delle somme dovute a titolo di contributi, premi, interessi o sanzioni.

I vizi di merito possono essere fatti valere dinanzi al giudice (Tribunale – sezione lavoro) con ricorso da depositarsi nel termine di decadenza di quaranta giorni, decorrenti dalla data di notifica della cartella al destinatario.

L’avviso di addebito deve obbligatoriamente contenere, a pena di nullità, l’indicazione del termine di quaranta giorni utile per la proposizione del ricorso e l’autorità giudiziaria competente.

Ricorso contro l’avviso di addebito Inps per vizi formali

L’avviso di addebito Inps può essere impugnato anche per vizi formali, relativi cioè alla forma dell’atto o alla sua notifica: per esempio in caso di mancata indicazione delle voci di calcolo, mancata sottoscrizione, notifica nulla o inesistente, motivazione mancante o incompleta.

Secondo la Cassazione, i vizi formali devono essere impugnati con l’opposizione gli atti esecutivi nel termine più breve di venti giorni. I giudici ritengono infatti che le irregolarità formali dell’avviso, in quanto titolo esecutivo, devono essere sollevate attraverso lo strumento dell’opposizione agli atti esecutivi.

Il termine di quaranta giorni previsto dalla legge in materia di riscossione di contributi previdenziali si riferisce unicamente all’opposizione per vizi di merito.

Ricorso contro avviso di addebito Inps per vizi di merito e formali

Vizi sostanziali e vizi di merito possono essere dedotti in unico atto di opposizione. Per esempio, con lo stesso ricorso si può impugnare la prescrizione del credito e il difetto di notifica.  Ma quale termine bisogna rispettare in questo caso?

Per evitare di incorrere in decadenze, occorre depositare il ricorso entro venti giorni dalla notifica della cartella, altrimenti i vizi formali non possono più essere oggetto di opposizione. Difatti, se l’impugnazione avviene nel termine di quaranta giorni ma dopo i venti dalla notifica, il giudizio resta in piedi solo per l’accertamento dei vizi di merito dell’avviso, mentre per i vizi formali, in quanto denunciati tardivamente, l’opposizione è inammissibile.

Avviso di addebito: possibile il ricorso in autotutela

Come abbiamo visto nei precedenti paragrafi, contro l’avviso di addebito il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro il termine di venti o quaranta giorni dalla notifica.

In assenza di proposizione di ricorso giudiziario nel termine previsto, l’avviso di addebito diventa inoppugnabile.

Secondo l’Inps, tuttavia, è possibile intervenire in autotutela per annullare in tutto o in parte l’avviso, nei seguenti casi:

  1. in presenza di una sentenza dell’autorità giudiziaria che, nonostante il decorso del termine per impugnare la cartella/avviso di addebito notificati, abbia accertato l’inesistenza, totale o parziale, dell’obbligo contributivo. Se il giudice ha riconosciuto la fondatezza delle ragioni sostanziali del contribuente, la struttura dell’Istituto territorialmente competente darà seguito alla sentenza anche intervenendo sul titolo inoppugnabile e quindi operando uno sgravio/annullamento, a seconda dei casi totale o parziale.
  2. pur in assenza di una sentenza di accertamento dell’autorità giudiziaria, deve essere ammessa la possibilità di intervento in autotutela laddove la sede Inps competente verifichi, sulle base delle disposizioni esistenti, la fondatezza delle ragioni sostanziali del contribuente, pur di fronte ad un titolo non più impugnabile (anche allo scopo di evitare la soccombenza dell’Istituto in un eventuale giudizio di accertamento).

Anche in questo caso, l’Inps, analizzata l’istanza del contribuente e verificata l’infondatezza delle ragioni sostanziali che hanno determinato l’emissione del titolo, dovrà intervenire in autotutela sgravando/annullando il titolo indebitamente emesso.

Secondo l’Inps non è invece possibile intervenire in autotutela in presenza di un titolo inoppugnabile (cartella o avviso di addebito) qualora il contribuente eccepisca l’avvenuta prescrizione del credito previdenziale prima della notifica del titolo stesso. In questo caso, infatti, la pretesa del contribuente non sarebbe basata su motivazioni che legittimino l’attivazione dell’Inps per ragioni di giustizia sostanziale.

Dove ricoverare un malato terminale

Posted on : 16-12-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Non sempre i malati terminali vengono assistiti negli ospedali: in questi casi, occorre rivolgersi a strutture specializzate.

La questione del ricovero di un malato terminale è, purtroppo, comune a tantissime famiglie: quando i medici non danno più speranze, sorge il problema di dove far trascorrere gli ultimi giorni di vita al malato. La preoccupazione è che egli non soffra, che possa vivere dignitosamente i suoi ultimi giorni. Si apre allora lo scenario dell’eutanasia, dell’accanimento terapeutico, delle cure palliative. Quando non c’è più niente da fare, le strutture sanitarie spesso suggeriscono le dimissioni del paziente, affinché possa trascorrere i suoi ultimi giorni a casa. Ma cosa succede se il malato ha ancora bisogno di cure, anche se solo per alleviare il dolore? Dove ricoverare un malato terminale?

Dove ricoverare un malato terminale: gli hospice

In Italia sono presenti alcune strutture dedicate alla cura dei malati terminali. Vanno sotto il nome di  Centri Residenziali di Cure Palliative, ovvero hospice: sono strutture che permettono un ricovero temporaneo o permanente per le persone malate che non possono essere più assistite in un programma di assistenza domiciliare specialistica, o per le quali il ricovero in un ospedale non è più adeguato. La maggior parte di essi sono convenzionati, quindi sono posti a carico del Servizio sanitario nazionale. La nascita di questi particolari centri è stata favorita dalla riduzione dell’ospedalizzazione dei pazienti terminali.

Le strutture di questo tipo si dedicano alla cosiddetta medicina palliativa, cioè alle cure volte ad alleviare i  sintomi fisici (dolore, nausea, difficoltà respiratorie) e psicologici (ansia, paura, depressione, rabbia) della malattia. Non si tratta quindi di terapie tese a curare la patologia in sé per sé, bensì di interventi che si prendono cura dei bisogni del paziente e dei familiari. Le cure palliative mirano pertanto a  migliorare, per quanto possibile, la qualità di vita.

Dove ricoverare un malato terminale: gli ospedali

Precisiamo: le cure palliative sono somministrate anche nei normali ospedali, quando non si ritiene opportuno dimettere il paziente e lasciarlo all’assistenza domiciliare. Anche in questo caso, come in quello degli hospice, al malato viene proposta una terapia che non accelera o differisce la morte, ma garantisce la migliore qualità della vita, combattendo la sofferenza in tutte le sue forme.

Dove ricoverare un malato terminale: le strutture private

Esistono poi numerose strutture private, le quali somministrano le stesse cure palliative ma, a differenze dei centri pubblici o convenzionati, sono senz’altro maggiormente disposti ad accogliere il malato. Il problema, ovviamente, è di tipo economico: i ricoveri sono costosi, così come le degenze, spesso molto lunghe.

Dove ricoverare un malato terminale: l’assistenza domiciliare

Quando le strutture non ritengono più utile accogliere il malato, questi potrà essere assistito presso il proprio domicilio. Il vantaggio è sicuramente di tipo psicologico, visto che la persona malata sarà curata tra le mura della propria casa, alla presenza dei familiari e di medici e infermieri che, a spese del Servizio sanitario nazionale, si recheranno periodicamente presso la dimora. Lo svantaggio è che, spesso, il personale medico e sanitario è carente, così come lo sono le strumentazioni idonee a seguire il malato a casa.