Canone Rai 2018: Esenzione Guida Completa – Come Fare

Posted on : 18-01-2018 | By : admin | In : Economia, feed

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Canone Rai 2018: Esenzione Guida Completa – Come Fare – Lo scorso anno, la Legge di Stabilità ha decretato l’obbligo per tutti i cittadini del pagamento del canone Rai, che avviene nella bolletta della fornitura di energia elettrica.

La legge è stata introdotta per evitare truffatori, ma soprattutto per semplificare a qualsiasi cittadino, le modalità di pagamento del canone, che sono addebitate direttamente sul conto corrente bancario o su ulteriori mezzi di pagamento dei possessori di televisore.

Infatti, dal mese di luglio del 2016 sono completamente cambiate le modalità di pagamento del canone Rai, che non viene versato più entro il 31 gennaio di ogni anno, ma l’intera cifra sarà addebitata sulla bolletta dell’energia elettrica, per un importo totale di 100 euro.

Grazie alla nuova Legge di Stabilità, il Governo italiano ha ben pensato onde evitare i non paganti, di introdurre il versamento del canone Rai sulla bolletta dell’energia elettrica. Di fatti, oltre a trattarsi di un’utenza per la fornitura di energia elettrica, si tratta anche di un servizio proprietario di un dispositivo idoneo alla ricezione di trasmissioni televisive.

canone rai 2018

Tuttavia, cosa può succedere nel caso in cui questa ipotesi si rivelasse non veritiera? È necessario il versamento del canone Rai anche se non si possiede un televisore? Come devono comportarsi i soggetti con basso reddito? In questo caso, la legge prevede comunque delle “scorciatoie” che permettono l’esenzione dal pagamento del canone Rai.

È possibile evitare il versamento del canone Rai se si hanno problemi economici, oppure se non si dispone di un dispositivo televisivo in casa.

Cos’è l’esenzione canone Rai 2018?

E’ una valida opportunità per i cittadini di evitare il pagamento del canone Rai per il 2018. Si tratta, dunque, della possibilità di comunicare l’annullamento del versamento per il prossimo anno.

Di fatti, tutti coloro che dispongono di un servizio elettrico intestato, ma non dispongono di un dispositivo televisivo in casa, possono inviare la disdetta del pagamento del canone, grazie alla quale possono essere esonerati dal versamento dell’abbonamento televisivo in bolletta.

Dunque, se in casa non si dispone di un apparecchio televisivo, oppure si hanno problemi economici, è assolutamente possibile evitare il versamento del canone. Tuttavia, ogni cittadino che non ha la possibilità di pagare il canone Rai, è tenuto a inviare una esposizione sostitutiva nella quale attesta la non disponibilità di strumenti televisivi in casa, né da parte sua né da parte di altri membri della famiglia anagrafica.

Come Funziona Esonero Canone Rai 2018?

I cittadini che dispongono di un servizio elettrico intestato ma non possiedono un televisore in casa, possono inviare l’opportuna richiesta di esenzione tramite il modello dell’Agenzia delle Entrate. Il modulo, inoltre, può essere presentato anche online dal soggetto contribuente, ma persino tramite posta o intermediario.

Bisogna ricordare che, poiché la prima rata per il 2018 parte dal primo mese dell’anno, ossia gennaio, l’Agenzia delle Entrate consiglia a tutti coloro che sono impossibilitati, di presentare la dichiarazione sostitutiva appena possibile. Infatti, in questo modo, si ha la possibilità di evitare l’addebito relativo al mese di gennaio 2018. Dunque, per evitare ulteriori rogne, si consiglia di inviare la richiesta entro la fine del mese di dicembre tramite la procedura online, ed entro il 20 Dicembre nel caso in cui la presentazione venga inviata tramite posta.

Nel caso in cui la dichiarazione risulti falsa, sono previste grosse sanzioni penali.

Esenzione Canone Rai 2018 per Basso Reddito

Si tratta di un tipo di opzione disponibile soltanto per i soggetti che hanno oltre i 75 anni e, il loro reddito annuo non supera i 6.713 euro annui. Per quanto concerne il modello di esenzione, è necessario recarsi sul portale web dell’Agenzia delle Entrate, sul quale sono presenti tutte le informazioni utili per la presentazione della disdetta.

Innanzitutto, è opportuno scaricare il modello di dichiarazione sostitutiva e compilarlo. In seguito, il documento deve essere inviato all’Agenzia delle Entrate. L’invio può essere eseguito sia tramite posta, con raccomandata di ricevuta di ritorno, che tramite consegna personale a un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Esenzione Canone Rai Per Chi Non Possiede un Televisore

Per quanto riguarda il modulo da consegnare all’Agenzia delle Entrate, deve essere consegnato all’ente entro il 31 gennaio 2018. Però, poiché la rata del canone per il nuovo anno, scatta direttamente a gennaio, è necessario inviare la documentazione entro il 20 dicembre 2017. In questo modo è, infatti, possibile evitare l’addebito in bolletta.

tv online

Per l’invio del modulo, bisogna recarsi sul portale web dell’Agenzia delle Entrate e seguire tutte le istruzioni presenti. Per prima cosa, bisogna scaricare il modello per l’esenzione, inserire i propri dati anagrafici e, in seguito alla compilazione è necessario firmare il documento e inviarlo all’Agenzia delle Entrate. Per l’invio sono previste 3 modalità differenti:

  • intermediario autorizzato (CAF) commercialista;
  • tramite internet;
  • per posta attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno all’Agenzia delle Entrate.

Esenzione Canone Rai 2018 per Militari e Diplomatici

L’esenzione del canone Rai, dunque, è prevista anche per queste due figure residenti nel nostro Paese. Il documento di esenzione deve essere presentato dal soggetto interessato insieme a un documento di identità, direttamente all’Agenzia delle Entrate. Ti ricordo, ce il modello puoi inviarlo in ogni momento dell’anno.

Rimborso Canone Rai

Come bisogna agire nel caso in cui, sebbene l’invio della documentazione relativa all’esenzione del canone Rai, venga addebitato comunque il costo del canone in bolletta? In questo caso, è necessario procedere tramite richiesta di rimborso del canone Rai 2018.

Il modello del canone è disponibile sul portale web dell’Agenzia delle Entrate. Il documento deve essere interamente compilato. Tuttavia, per una corretta e attenta compilazione, bisogna prestare maggiore attenzione all’inserimento del numero del codice POD, la cifra del canone, il numero relativo alla fattura e la ragione per cui viene richiesto il rimborso.

Infine, il modello deve essere inviato tramite via telematica, oppure tramite posta all’Agenzia delle Entrate, all’indirizzo: Ufficio Torino 1 – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

Modello Esenzione Canone Rai 2018

Tutti i soggetti contribuenti hanno la possibilità di presentare la disdetta del versamento del canone Rai del 2018, tramite la dichiarazione di non possesso del televisore in casa. Quanto al modello di esenzione, questo può essere scaricato direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Per essere in regola, il modello deve essere adeguatamente compilato e inviato per posta o tramite via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il giorno 31 gennaio 2018, per l’esenzione del canone per tutto il 2018.

Se il modello viene inviato in seguito al 31 gennaio, e quindi a partire dal 1 febbraio al 30 giugno 2018, sarà possibile usufruire dell’esonero soltanto per il secondo semestre. Dunque, se il soggetto contribuente non possiede un dispositivo televisivo in casa, ma presenta un’utenza di energia elettrica, ha la possibilità di inviare la dichiarazione di non possesso in modo da poter evitare il versamento del canone per l’intero anno.

Come Inviare il Modello di Esenzione Canone Rai per Non Possesso TV

Per quanto concerne il regolamento tramite il quale compilare e presentare la dichiarazione di non possesso di un apparecchio televisivo, questo è illustrato sul portale web dell’Agenzia delle Entrate:

  • il soggetto contribuente deve compilare e inviare il modello sempre se in possesso delle credenziali di accesso ai servizi telematici Agenzia delle Entate Entratel;
  • il soggetto contribuente può presentare il modello di esenzione tramite via telematica per mezzo del commercialista, oppure del CAF ecc;

tv tecnologia

  • il soggetto contribuente ha la possibilità di spedire il modello di esenzione del canone, tramite posta attraverso raccomandata dotata di modello di dichiarazione di non possesso dell’apparecchio televisivo e documento identificativo all’indirizzo: Agenzia delle Entrate, Ufficio Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22- 10121 Torino.

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Limiti di Fatturato Per Contabilità Semplificata: Cosa Sapere

Posted on : 17-01-2018 | By : admin | In : Economia, feed

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Limiti di Fatturato Per Contabilità Semplificata: Cosa Sapere – Quando parliamo di regime di contabilità semplificata, ci riferiamo a un sistema contabile naturale rivolto a tutti quei soggetti professionisti che in fatto di reddito, non superano il valore minimo delle entrate prevista dalla legge, che è pari a 400 mila euro relativi alla prestazione di servizi, e pari a 700 mila euro per ogni altro tipo di attività.

In seguito alla modifica dei regimi fiscali, che è stata introdotta nella Legge di Stabilità, la gran parte dei contribuenti non possedendo i requisiti per tornare nuovamente nel regime forfettario, stanno vivendo una situazione piuttosto difficile poiché l’autorizzazione fiscale ha imposto a tali soggetti un ulteriore regime con nuovi limiti di coefficienti e produttività a seconda del tipo di lavoro, che per i professionisti è pari a 30.000 euro annui.

business

Nel caso in cui non si possiedano i giusti requisiti, ossia quelli che permettono di aderire al nuovo regime forfettario, i lavoratori professionisti rientrano nel regime naturale semplificato.

Passaggio da Contabilità Ordinaria a Semplificata: Cosa cambia?

Grazie alla Legge di Bilancio 2017 le aziende in contabilità semplificata e le società minori passano dal regime di competenza a quello di cassa per la definizione delle proprie entrate. Fanno parte del nuovo regime di cassa persino le aziende minori, ossia quelle che hanno ricavi non superiori ai 400.000 euro, e se svolgono prestazioni di servizi. E, di 700.000 euro per le aziende con l’obiettivo di ottenere ulteriori società a livello professionale.

Dunque, come possiamo ben capire, la Legge di Bilancio 2017 ha preso provvedimenti per la definizione dei ricavi nella contabilità semplificata delle imprese minori. Per questo tipo di imprese, si prevede che per la determinazione delle entrate, ci sia il passaggio dal regime di competenza a quello di cassa.

Molteplici sono i soggetti coinvolti, poiché rientrano nella nuova legge persino le imprese minori, ossia quelle che hanno un reddito fino a 400.000 euro per le aziende che dispongono di prestazioni di servizi, e per le società che non superano i 700.000 euro con oggetto altre attività. Il regime di cassa, inoltre, prevede anche un posto per le imprese professionali, permettendo a queste ultime di poter calcolare i ricavi, proprio come previsto per i professionisti.

Da quest’anno dunque anche le società minori potranno usufruire del principio di cassa per determinare le entrate. La nuova regola, inoltre, dispone persino del vantaggio di evitare alle società di pagare tasse su entrate non riscosse.

Nel caso in cui l’impresa volesse liberarsi da questo tipo di regime, continuando ad applicare il principio di competenza, potranno usufruire soltanto del regime di contabilità ordinaria, in modo da poter continuare a lavorare in regime di competenza.

In questo caso, il regime naturale per le società minori è quello di cassa, tranne nel caso in cui si intenda applicare un criterio di definizione delle entrate sulla base della data di registrazione in contabilità della documentazione.

Nel caso in cui il contribuente intenda usufruire del regime ordinario, l’opzione è valida dall’inizio del periodo di imposta durante il quale viene esercitata l’opzione e fino al momento in cui non viene revocata. L’alternativa per il passaggio al regime ordinario, dunque, si effettua tramite il comportamento concludente, ha una durata di 3 anni ed è valida fino alla revoca. Infine, il passaggio deve essere messo in evidenza nella prima dichiarazione Iva dell’anno in cui è stata fatta la scelta.

Limiti Contabilità Semplificata 2016

Nel 2016 tutti i lavoratori esercenti un’attività professionale o d’impresa, hanno dovuto valutare la loro permanenza nel regime di contabilità semplificata, in alternativa potevano scegliere il regime ordinario.

Ai fini dello sviluppo del tema, è stata fatta però una differenziazione ben specifica tra le società che dovevano applicare obbligatoriamente il regime contabile ordinario per via della natura giuridica dell’impresa e società che, pur di rispettare specifici valori minimi di entrate massime, hanno optato per il regime di contabilità semplificato.

contabilità

Nell’anno 2016 i valori minimi di ricavo massimo al di sotto di cui i soggetti fisici e le imprese di persone potevano optare del regime contabile semplificato erano:

  • 400.000 euro per le società esercenti attività di servizi;
  • 700.000 euro per le società esercenti altro tipo di attività.

Inoltre, nel 2016 la valutazione dei valori massimi di entrata andava eseguita sulla base dei dati storici per i soggetti lavoratori del 2015. Quanto ai soggetti che hanno eseguito arti e professioni, il regime di contabilità semplificata ha rappresentano il regime contabile naturale, nel caso in cui sarebbero state esercitate ulteriori opzioni.

Limiti Contabilità Semplificata 2017

Da quest’anno le contabilità semplificate determinano le entrate usufruendo del regime di cassa. Per quanto concerne l’alternativa per la contabilità ordinaria avrà una durata minima di un triennio. Quanto al regime di cassa è quello naturale per i soggetti contribuenti in contabilità semplificata.

L’articolo 18 fa riferimento agli imprenditori, tenendo in considerazione come regime naturale quello relativo alla contabilità semplificata, e che i ricavi acquisiti nell’anno precedente non superino i limiti di:

  • 400.000 euro annui per prestazioni di servizi;
  • 700.000 euro annui per altro tipo di attività.

Alternativamente al regime di cassa, è possibile continuare ad applicare il regime di competenza usufruendo della contabilità ordinaria. In tal modo deve essere esercitata la specifica opzione prevista dal Dpr 442/97:

  • comportamento concludente – prevede il normale adempimento degli obblighi appartenenti al regime scelto;
  • comunicazione nel modulo Iva: è necessario segnare la casella VO.

Limiti Contabilità Semplificata 2018

La Legge di Stabilità e la delega fiscale, introducendo e confermando il nuovo regime forfettario 2018, hanno aumentato delle agevolazioni per le startup con imposizione fiscale al 5% per 5 anni invece di 3.

Regimi fiscali 2018 sono:

  • regime contabilità semplificata;
  • regime ordinario;
  • regime forfettario.

Revocati:

  • regime forfettario per altre iniziative imprenditoriali e di lavoro di tipo autonomo;
  • regime contabile facilitato per gli ex minimi;
  • regime per l’imprenditoria nel mondo giovanile e lavoratori in mobilità.
  • tasse

Nel regime di contabilità semplificata sono previsti ricavi che non superino:

  • 400.000 euro annui per prestazioni di servizi;
  • 700.000 euro annui per ulteriori attività.

Per quanto concerne i lavoratori professionisti non vi sono limiti di ricavi da rispettare. Tutte le società che attivano la partita Iva nel 2018 entrano a far parte del regime contabile semplificato. A partire dal secondo anno, sarà necessario tener conto dell’ammontare delle entrate relative all’anno precedente, per poter definire il regime di cui usufruire.

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Cosa Succede Se Non Pago l’INPS? Come Comportarsi

Posted on : 16-01-2018 | By : admin | In : Economia, feed

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Cosa Succede Se Non Pago l’INPS? Come Comportarsi – Negli ultimi tempi a causa della crisi economica, e a causa della grande difficoltà di molte aziende, è in continuo aumento il numero dei titolari d’impresa che non pagano i contributi Inps ai dipendenti.

Recenti statistiche, dimostrano che i contributi annui che non sono stati pagati all’Inps, da parte dei titolari d’impresa e degli iscritti, sono aumentati notevolmente nel giro di poco tempo, arrivando a sfiorare una percentuale del 21,4%.

datore di lavoro

Naturalmente, quelli più a rischio sono proprio i dipendenti d’industria, in cui è stato dimostrato che i contributi non versati toccano poco più di 3 miliari di euro. Non male per il commercio, artigianato e servizi, dove l’aumento non è stato così elevato, arrivando a toccare il 10%. Ovviamente, senza alcuna differenza tra nord e sud Italia.

Cosa sono i Contributi Inps

Con questo termine ci riferiamo a somme di denaro, che sono destinate a tutti quei lavoratori che, in seguito alla loro attività lavorativa, devono versare al noto ente Inps. Grazie a questo importo di denaro, tutti i lavoratori dipendenti avranno la possibilità di fronteggiare specifiche situazioni, come:

  • riduzione della capacità lavorativa;
  • retribuzione della pensione;
  • conclusione del rapporto lavorativo;
  • necessità di supporto del reddito di famiglia.

Naturalmente, l’ente che si occupa dei trattamenti previdenziali è proprio l’Inps, nel nostro Paese.

Chi deve versare i Contribuiti Inps?

Il calcolo dei contribuiti Inps che sono da pagare mensilmente all’ente, viene eseguito tramite un programma di simulazione dedicato ai datori di lavoro, che grazie a una semplice procedura, hanno la possibilità di effettuare i calcoli in maniera piuttosto facile e altrettanto rapida.

Per evitare mancati versamenti, il titolare d’impresa è tenuto a versare i contributi necessari entro un tempo specifico e a seconda delle modalità di calcolo che sono previste dalla legge. Per assicurarsi che il tutto avvenga in maniera corretta, l’ente e gli organismi ispettivi appartenenti al Ministero del Lavoro, si avvalgono di una specifica attività di vigilanza.

Come Verificare che i Contributi Inps siano stati Versati

Se hai qualche dubbio riguardo alla regolarità relativa alla tua situazione contributiva, hai la possibilità che tutto sia nella norma, recandoti nella più vicina sede Inps nella tua città.

Se non hai la possibilità di recarti di persona nell’ufficio Inps, puoi verificare tutto tramite il sito web dell’ente stesso: www.inps.it. In questo modo, accedendo alla tua area personale, puoi scaricare il documento contenente tutti i dati necessari per conoscere la tua situazione contributiva.

Se dopo aver scaricato l’estratto conto, e ti accorgi che qualcosa non quadra, devi controllare da quale anno non sono stati versati i contributi. In base al periodo di mancato versamento, devi agire nel modo più corretto:

  • se i contributi non vengono versati da 5 anni, le cose si complicheranno un po’. Dunque, devi informare l’Inps il prima possibile, che grazie all’Agenzia delle Entrate, verificherà i pagamenti effettuati e quelli non effettuati dal titolare. Dopo aver accertato i mancati versamenti, l’Inps emanerà una ingiunzione di mancato pagamento dei contributi, che prende il nome di: notifica di accertamento di rato. Questo documento, dunque, dopo essere stato compilato verrà spedito al titolare. In questa notifica, è presente l’avviso bonario, la percentuale che deve essere pagata dal titolare d’impresa e il termine massimo per il versamento, che è pari a 3 mesi;
  • nel caso in cui i contributi non versati risalgano a oltre 5 anni, allora la situazione si complica ulteriormente. Ciò vuol dire che l’Inps non avrà la possibilità di avviare l’azione di recupero verso l’impresa, e inoltre, nemmeno il titolare avrà la possibilità di sanare i conti scoperti, poiché ci riferiamo a un contributo prescritto.

Come Comportarsi se il Titolare Non Versa i Contributi?

Nel caso in cui ti accorgi che il tuo datore di lavoro non versa i contributi Inps, hai la possibilità di agire secondo due strade diverse:

  • azione giudiziaria;
  • domanda di riscatto.

Nel caso della domanda giudiziaria, il lavoratore danneggiato ha la possibilità di citare in giudizio il titolare d’impresa, in modo da poter ottenere il risarcimento del danno. Tuttavia, si tratta di una scelta che potrebbe avere alcuni fastidiosi contrattempi, infatti, è possibile arrivare a queste decisione, soltanto il periodo prima di andare in pensione.

contributi inps

Nel secondo caso, il dipendente può chiedere il riscatto dei periodi di lavoro che non sono stati pagati dal punto di vista previdenziale. Dunque, l’Inps concede al dipendete la possibilità di assicurarsi periodi altrimenti privi di contribuzione. Tuttavia, anche in questo caso ci sono degli inconvenienti: infatti, il dipendente deve pagare una quota, solitamente elevata, all’Inps.

Sanzioni per Mancato Versamento Contributi Inps

Dunque, come abbiamo visto pocanzi, il mancato pagamento dei contributi all’Inps comporta inconvenienti di vario genere. Tuttavia, è possibile anche che scattino delle sanzioni amministrative, civili e penali. Di fatti, se i contributi non sono mai stati versati, oltre a ricevere una salatissima sanzione da 200 a 500 euro, scatta persino la sanzione civile, del 30% su base annua. Queste sanzioni, dunque, vengono calcolate sulla quota dei contributi non versati, con un massimo pari al 60% e un minimo di 3.000 euro.

Nel caso in cui i contributi non vengono versati entro i mini prestabiliti, si prevedono multe pecuniarie, che vengono calcolate a seconda del tasso in vigore alla data del versamento, per un massimo del 40% sulla quota dovuta nel trimestre o sulla quota residua da versare. Ciò è valido, però, soltanto per i datori di lavoro che eseguono in maniera spontanea il pagamento entro un anno dalla data di scadenza del versamento e prima di possibili contestazioni dell’Inps.

versamento contributi inps

Nel resto dei casi, invece, l’evasione dei contributi prevede una sanzione con parte del 30% su base annua, sulla somma del trimestre che non è stato pagato. In ogni caso, sia l’omissione di pagamento che l’evasione dei contributi, sono considerate reato. In questo caso, è opportuna la presenza del dolo generico.

Ciò vuol dire che, a causa della scelta consapevole da parte del datore di lavoro di non versare i contributi dovuti all’Inps, sia per difficoltà a livello economico che a scopo di lucro, saranno previste delle sanzioni di varia entità a seconda del caso. Come sempre se vuoi aggiungere qualcosa lascia il tuo commento e condividi l’articolo di Forexnotizie.it. Avrai sempre informazioni utili!

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Contributi INPS Regime Forfettario: Cosa Sapere?

Posted on : 15-01-2018 | By : admin | In : Economia, feed

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Contributi INPS Regime Forfettario: Cosa Sapere? – Sei un imprenditore e stai pensando di aprire un’attività tutta tua? Hai intenzione di aprire la partita Iva tramite il regime forfettario, tuttavia sei spaventato dai Contributi Inps da versare? Nessun problema, sono qui per aiutarti a capire tutti i giusti passaggi da seguire e quali sono i Contribuiti Inps che devi versare nel caso tu decida di aderire al regime forfettario!

Contributi INSP e Regime Forfettario

Quando un soggetto è intenzionato ad aprire un’attività personale, spesso si preoccupa dei Contributi che dovrebbe versare all’Inps, in quanto questi prevedono costi piuttosto salati, e in determinati casi devono essere pagati persino se le entrate sono nulle.

Devi sapere che, non c’è alcuna differenza che tu sia un artigiano oppure il proprietario di un’attività, perché la gestione Ivs Inps di Commercianti e Artigiani, deve essere comunque versata, e prevede tasse da 3.600 annui.

lavoro

Al giorno d’oggi, moltissime persone hanno aperto e chiuso immediatamente la loro attività, poiché non hanno avuto la possibilità di versare mensilmente i Contributi Inps. Se, dunque, anche tu sei intenzionato a metterti in proprio, ma ti spaventano i contributi Inps, devi sapere che i versamenti devono essere rispettati mensilmente, in modo da non ritrovarsi con sanzioni più che salate.

Forse non sei al corrente del fatto che, nel nostro Paese vi è una schiera di partite Iva attive, la gran parte delle quali presenta gravi problemi con i Contributi Inps. Infatti, molte delle aziende che dispongono di partita Iva, non riescono a pagare la quota che gli spetta. In verità, le entrate di queste aziende, non bastano per pagare le tasse e i Contributi Inps.

Ditta Individuale o Lavoro Autonomo

Se hai in mente di aprire un’attività tutta tua, devi chiederti per prima cosa quanti sono i Contributi Inps da versare nel caso tu decida di aprire la partita Iva tramite il regime forfettario. Potrebbe sembrare una domanda molto banale, ma non lo è affatto. Infatti, a seconda del tipo di attività lavorativa che intendi aprire, devi conoscere la tua quota dei Contributi Inps.

Dunque, qualsiasi sia il tipo di attività che intendi aprire, ovvero che si tratti di un’attività di tipo professionale o commerciale, entrambe rientrano in due specifiche classi:

  • attività commerciale;
  • lavoro autonomo.

Entrambe le categorie sono subordinate al versamento dei Contributi Inps in maniera differente e, inoltre, tutte e due le classi hanno pro e contro. Generalmente, se eserciti un’attività in cui prevale il lavoro intellettuale, significa che sei un professionista. In caso contrario, vuol dire che sei un’impresa, e quindi, ti occupo dell’attività commerciale.

Attività commerciale: Contributi INPS

Per quanto concerne la categoria a cui appartengono le imprese commerciali, possiamo affermare che di questa fanno parte tutti gli individui che esercitano le attività dei commercianti, e persino coloro che si occupano di artigianato.

Se, invece, ti occupi di un’attività commerciale, allora devi obbligatoriamente aprire la partita Iva ed iscriverti al registro della gestione Iva Inps Artigiani e Commercianti. In questo caso, dunque, ci riferiamo a una gestione di tipo previdenziale piuttosto impegnativa, ma in grado di assicurare, in seguito alla maturazione dei requisiti, una pensione adeguatamente rapportata ai contributi realmente pagati.

Quanto alla gestione previdenziale Ivs Inps Commercianti e Artigiani, questa prevede il pagamento, nel corso dell’anno, di due differenti tipologie di contributi, ossia fissi e a percentuale.

Contributi Fissi

Si tratta della categoria di contributi da pagare riguardante gli artigiani e i commercianti. Tuttavia, questa categoria sembra alquanto spaventosa, poiché i contributi sono obbligatori, e per tal motivo devono essere obbligatoriamente pagati, a prescindere dalle entrate.

business

Al giorno d’oggi, i contributi fissi da versare obbligatoriamente sono di: 3.600 euro all’anno, sia per quanto concerne i commercianti che gli artigiani. Questi contributi di suddividono in 4 rate annue:

  • 16 febbraio;
  • 16 maggio;
  • 22 agosto;
  • 16 novembre.

Contributi a Percentuale

Non sempre devono essere versati. Infatti, questo tipo di contributi devono essere pagati soltanto nel caso in cui il reddito imponibile supera i 15.549,00 annui.

Regime Forfettario: Sconti su Contributi Inps

Tutti coloro che decidono di aprire la partita Iva optando per il regime forfettario, possono chiedere all’Inps una riduzione del 35% dei contributi che si devono versare alla Gestione Commercianti e Artigiani. Questo sconto, però, non vale soltanto per coloro che aprono l’attività, ma anche per tutti i soggetti contribuenti che svolgono un’attività artigianale o di tipo commerciale, e decidono di adottare il regime forfettario per definire le entrate.

E’ bene però, sottolineare che lo sconto del 35% dei contributi deve essere calcolato sul totale dei contributi da versare, sia fissi che a percentuale.

Lavoro Autonomo e Contributi INPS

Per quanto riguarda la categoria relativa ai lavoratori autonomi, possiamo affermare che, in questa rientrano i liberi professionisti che non dispongono di autonoma cassa di previdenza, tra queste figure professionali abbiamo: grafici, amministratori condominiali, consulenti di marketing ecc.

Questi lavoratori, dunque, in seguito alla non appartenenza ad una cassa di previdenza, sono tenuti obbligatoriamente ad iscriversi al registro della Gestione Separata. Facciamo riferimento a una gestione previdenziale in cui si uniscono molti soggetti che esercitano attività differenti.

La caratteristica tipica di questa cassa previdenziale, consiste nel ricevere elevati contributi, tuttavia di importo molto basso. E, inoltre, al giorno d’oggi questo tipo di cassa non dà la possibilità di generare molti redditi da pensione.

Ovviamente, però, questo tipo di categoria presenta dei vantaggi. Quello principale riguarda tutti i soggetti che vi appartengono, che non sono tenuti a pagare i contributi fissi, diversamente da quanto accade per commercianti e artigiani.

affari

I lavoratori autonomi, effettivamente, versano i Contributi Inps in percentuale sulle entrate professionali determinate ai fini fiscali. Ciò significa che, se il tuo guadagno è nullo, non devi pagare nessun contributo. Inoltre, bisogna sapere che l’aliquota attuale del 25,72% deve essere versata sulle entrate effettive risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Per esempio, un consulente marketing, con partita Iva, guadagna a fine anno 25.000 euro, ciò vuol dire che dovrà versare 6.430 di Contributi Inps. Tuttavia, diversamente da chi esercita un’attività d’impresa, non vi sono sconti nemmeno per coloro che optano per il regime forfettario. Tutti coloro che svolgono un lavoro autonomo, dunque, devono versare una quota maggiore di contributi Inps, rispetto a coloro che hanno un’attività di impresa.

Per approfondire leggi anche Acconti Regime Forfettario e Inps?

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Posso Aprire Una Partita Iva Senza Pagare INPS?

Posted on : 13-01-2018 | By : admin | In : Economia, feed

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Posso Aprire Una Partita Iva Senza Pagare INPS? – Hai intenzione di aprire la tua attività e metterti in proprio, ma ti spaventano i Contributi Inps? Nessun problema, in questo articolo voglio spiegarti come puoi procedere senza troppi problemi per l’apertura della tua attività.

In questa piccola guida, infatti voglio mostrarti i casi in cui puoi aprire la partita Iva senza versare i Contribuiti Inps. Versare i contribuiti Inps, infatti, può rappresentare per molti soggetti possessori di partita Iva, una delle spese più importanti. Ogni figura lavorativa versa questi contributi in maniera differente, a seconda delle proprie regole lavorative. Infatti, c’è chi è tenuto a versare Contributi fissi e chi, invece, deve pagare Contributi in percentuale sul ricavato.

contributi inps

I lavoratori artigiani e commercianti, per esempio, sono tenuti obbligatoriamente ad iscriversi alla Camera di Commercio, con l’obbligo di versare i contributi Inps alla Gestione Commercianti ed Artigiani, in cui è prevista una quota fissa all’anno, di circa € 3.600,00 annuali. Questa somma può essere versata anche senza fatturato, e può essere divisa persino in quattro rate trimestrali con scadenze fisse:

  • 16 maggio – primo trimestre dei mesi: gennaio, febbraio e marzo;
  • 16 agosto – secondo trimestre dei mesi: aprile, maggio e giugno;
  • 16 novembre – terzo trimestre dei mesi: luglio, agosto e settembre;
  • 16 febbraio – quarto trimestre dei mesi: ottobre, novembre e dicembre.

In questo caso, tutti i lavoratori artigiani e commercianti intenzionati ad aderire al Regime Forfettario potranno richiedere una riduzione pari al 35% dei Contributi Previdenziali Inps. Ciò vuol dire che, da € 3.600,00 si passerà a € 2.400,00 all’anno.

Tuttavia, sebbene vi sia la riduzione del 35%, i contributi Inps gravano notevolmente sulla decisione di aprire o meno un’attività personale. In che modo, dunque, è possibile evitare questo tipo di pagamento?

Certo, è possibile! Di fatti, ci sono alcuni casi in cui non è obbligatorio versare i Contributi Inps, persino per le categorie di artigiani e commercianti. Infatti, sono esclusi dal versamento dei Contributi Inps della Gestione Commercianti e Artigiani tutti quei soggetti che esercitano un lavoro dipendente full time e sono intenzionati ad aprire la Partita Iva.

Per poter usufruire di questo “vantaggio” bisogna disporre di un lavoro dipendente da 40 ore a settimana. Al contrario, un soggetto che ha un lavoro con ore inferiori a questo quantitativo, non esegue un lavoro full time, e quindi, deve obbligatoriamente pagare i Contribuiti Inps. Possiamo affermare, però, che ci sono casi in cui l’esenzione è assicurata anche a soggetti dipendenti con lavoro part time con 38 ore a settimana.

Dunque, con ciò affermiamo che, non ci sono delle regole generali per i contratti da lavoratore dipendente part time, tuttavia la decisione sull’esenzione dal versamento di tali contributi, viene presa dai diversi uffici territoriali dell’Inps. Oltre ciò, bisogna tenere in considerazione un altro fattore: per far si che l’esenzione di tali contributi sia assicurata nel tempo, è opportuno che le entrate generate dalla partita Iva non siano inferiori al reddito netto creato dal soggetto lavoratore dipendente.

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In casi specifici, inoltre, è possibile essere possessori di Partita Iva senza versare i contributi Inps anche se si svolge un’attività lavorativa di tipo professionale. Qualsiasi attività lavorativa professionale senza albo di riferimento, è tenuta obbligatoriamente ad iscriversi alla Gestione Separata Inps.

Per quanto concerne le figure professionali senza albo di riferimento, ci riferiamo soprattutto a quei lavoratori che esercitano la propria attività sul web o meno, come per esempio: grafici, freelance, copywriter, webmaster, personal trainer, coach e così via.

Effettivamente, figure professionali come queste, non dispongono di un albo di appartenenza, e quindi, hanno l’obbligo di versare i Contributi Inps in base alle normative della Gestione Separata Inps, che a differenza della Gestione Commercianti e Artigiani, non prevede versamenti di quote fisse di Contributi. Al contrario di occupa del versamento di una quota di Contributi che vengono calcolati sul reddito lordo personale.

Ci riferiamo, dunque, a una percentuale del 25,72%, in vigore dal 1 Gennaio 2017, che scende al 24% nel caso in cui si dispone già di Contribuzione Inps derivata dal lavoro dipendente full time. Voglio precisare anche che, nella Gestione Separata Inps non sono presenti costi fissi annui, ciò significa che i soggetti che appartengono a questo ente, nel caso in cui non dovessero registrare nulla nell’anno, avranno la possibilità di possedere comunque la Partita Iva senza versare i Contributi all’Inps.

Come dicevo pocanzi, i Contributi Inps sono l’aspetto che desta un’elevata preoccupazione in tutti coloro che intendono aprire un’attività imprenditoriale o professionale in proprio. Tale preoccupazione, è dovuta al fatto che, spesso questi contributi devono essere versati anche se il guadagno è nullo.

Sei un artigiano e vuoi vendere i tuoi prodotti home made, oppure sei un marketer e intendi usufruire di affiliazioni per la vendita dei tuoi prodotti? In qualsiasi caso il pagamento dei Contributi Inps, è obbligatorio. Se malgrado tutto quello che ti ho appena detto, intendi comunque aprire la tua attività, e sebbene potresti avere problemi per il versamento di tutti i contributi, ti garantisco che in condizioni del genere la tua attività imprenditoriale potrebbe non avere lunga vita.

Per tal motivo, ovvero per poter evitare di accumulare un debito insostenibile, ti consiglio di dare maggior importanza e prestare molta attenzione ai primi anni di attività, in modo da capire se con i guadagni generati hai la possibilità di poter mantenere la tua attività o chiuderla.

partita iva

Ti ricordo anche che quando viene aperta la Partita Iva, è necessario presentare ogni dichiarazione fiscale obbligatoria come il modello Unico in modo da evitare care sanzioni.

Tutti coloro che intendono aprire la Partita Iva optando per il Regime Forfettario, possono chiedere all’Inps una riduzione del 35% dei contributi alla Gestione Commercianti e Artigiani da versare. Questo tipo di agevolazione, inoltre, non è indicata soltanto per coloro che avviano l’attività, ma anche per i soggetti contribuenti che esercitano un’attività di tipo artigianale oppure di tipo commerciale, e ricorrono al Regime Forfettario per determinare le proprie entrate.

È necessario sapere che, la riduzione del 35% dei contributi viene calcolata sul totale dei contributi che devono essere versati obbligatoriamente, e persino su quelli fissi che a percentuale.

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