Multa per eccesso velocità valida per scarto minimo?

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Se il superamento del limite di velocità è solo di 1 o 2 chilometri rispetto alla tolleranza non c’è possibilità di contestare il verbale.

Hai appena ricevuto a casa una multa per eccesso di velocità. Il verbale è piuttosto analitico nell’indicare il tratto di strada in cui l’autovelox ti ha fotografato, il limite imposto dalla segnaletica e la velocità che la tua auto percorreva in quell’istante. Dai conti fatti alla calcolatrice, però, ti accorgi che sei stato multato per aver superato di 1 solo chilometro la tolleranza del 5% prevista dal codice della strada. Insomma i vigili hanno fatto i “fiscali”. Ti chiedi se però è valida la multa per eccesso di velocità per uno scarto così minimo.

I contachilometri delle auto di tipo analogico non sono certo in grado di mettere il conducente nella condizione di capire, con esattezza, a quanti chilometri sta percorrendo il tratto di strada. Quando si tratta di vedere l’asta che va da sinistra a destra sulla plancia comandi, come si fa a comprendere, ad esempio, se si circola a 67 o a 68 km orari? Eppure anche un solo chilometro può fare la differenza quando si tratta di contravvenzioni per violazione del codice della strada. Come ci si regola in questi casi? È valida la multa per eccesso di velocità per uno scarto minimo? La risposta è stata fornita proprio ieri dalla Cassazione con una interessante sentenza [1].

Prima di chiarire quello che ha detto la Suprema Corte ci sembra però opportuno riportare un interessante precedente del Tribunale di Vasto [2] secondo il quale si può annullare la multa quando lo sforamento dai limiti è minimo. La ragione di tale decisione risiede in una norma contenuta nel codice penale [3] che potrebbe essere applicata anche alle sanzioni amministrative. Tale disposizione stabilisce che tutte le volte in cui il fatto illecito commesso dal colpevole è poco rilevante (ossia «tenue» secondo la definizione giuridica) si può evitare la punizione. Nel caso del reato il processo penale viene subito archiviato e non vengono applicate le pene; nel caso della multa, invece, la sanzione non sarebbe più applicabile. Di tanto abbiamo parlato più nel dettaglio nell’articolo Multa nulla se si supera di poco il limite di velocità a cui rinviamo per una più dettagliata esposizione.

Di contrario avviso è però la Cassazione secondo cui non è possibile applicare alcune ulteriore tolleranza rispetto a quella già prevista per il superamento dei limiti di velocità in auto. Quindi anche in presenza di uno scarto di velocità minimo, come ad esempio per una differenza di 1 km soltanto dai limiti imposti dal codice, la contravvenzione è valida. Spetta all’automobilista dimostrare che il superamento è stato dovuto a un fatto non imputabile a una sua colpa. Infatti la legge [4] stabilisce una presunzione di responsabilità nei confronti di chi viola le norme del codice della strada.

In verità il codice della strada stabilisce che la multa non scatta già nel preciso momento del superamento dei limiti, ma c’è sempre da applicare una tolleranza del 5% approssimato per eccesso e con un limite minimo sempre di 5 km/h. Così, ad esempio:

  • su una strada con limite a 130 km/h, la multa scatta solo da 138 km/h. Difatti il 5% di 130 è 6,5 che, approssimato per eccesso, fa 7. La tolleranza è quindi fino a 137 km/h e chi rientra in tale limite non può essere multato. La contravvenzione però scatta già a partire da 138 km/h;
  • su una strada con limite a 110 km/h, la multa scatta solo da 117 km7h. Difatti, il 5% di 110 è 5,5 che, approssimato per eccesso, fa 6. La tolleranza è quindi fino a 136 km/h e chi rientra in tale limite non può essere multato. La contravvenzione scatta a partire da 137 km/h;
  • su una strada con limite a 90 km/h la tolleranza è di 5 km/h. Le multe partono quindi a partire da 96 km/h;
  • su una strada con limite a 70 km/h, la tolleranza è di 5 km/h perché il 5% di 70 è 3,5, ma in questo caso si applica la tolleranza minima di 5 km. Pertanto la multa parte da 56 km/h.
  • su una strada con limite a 50 km/h, la tolleranza è di 5 km/h perché il 5% di 50 è 2,5, ma in questo caso si applica la tolleranza minima di 5 km. Risultato: la multa parte da 56 km/h.

Ebbene secondo la Cassazione non possono essere riconosciute altre tolleranze oltre a quelle fissate dalla legge. Pertanto, basta lo scarto di un solo chilometro rispetto alla tolleranza per essere multati.

Si può chiudere la strada privata con accesso al mare?

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Il codice della strada vieta l’occupazione della strada pubblica; se si tratta di strada privata non si può vietare agli estranei l’accesso alla spiaggia pubblica.

In periodo estivo, la ricerca della spiaggia o della caletta sconosciuta al turismo di massa è diventata una sfida per i villeggianti che vogliono mettersi al riparo dai lidi affollati. E quando la spiaggia non è data in concessione a uno stabilimento balneare, l’accesso e l’utilizzo del suolo (in quanto pubblico) è aperto a tutti. Ciò vale anche quando vi si accede da una strada privata. Il punto però è che numerose spiagge sono accessibili solo percorrendo i viali alberati di proprietà dei condomini. Così ci si è chiesto se si può chiudere la strada privata con accesso al mare per evitare che estranei vi possano transitare. La risposta è stata fornita ieri dalla Cassazione [1]. Per comprendere come stanno le cose facciamo un esempio.

Immaginiamo un bagnante che, avendo saputo di una spiaggia pittoresca, voglia farsi il bagno in quelle acque. Alla spiaggia però si accede solo attraversando una strada privata, di proprietà di un condominio, chiusa con una sbarra elettrica. Sulla sbarra è apposto, in bella evidenza, un cartello: «Accesso non consentito agli estranei, anche a coloro che vogliono arrivare in spiaggia». Il villeggiante, incurante del divieto, entra ugualmente. Senonché viene fermato da uno dei proprietari delle villette il quale lo accusa di invasione della proprietà privata e minaccia di denunciarlo ai carabinieri. L’uomo si ribella e fa rilevare che, essendo la spiaggia pubblica, non si può impedire il passaggio ad essa neanche in caso di strade private. L’altro uomo, invece, fa notare che, volendo, la spiaggia può essere raggiunta a piedi da altri lidi ai quali si può accedere liberamente. Chi dei due ha ragione? La Cassazione ha offerto una soluzione a questo tipo di diatribe. Vediamo cosa dice la sentenza in commento.

Il codice della strada [2] vieta l’occupazione di una strada pubblica anche attraverso cancelli che impediscono la libera circolazione e l’accesso al pubblico verso beni del demani marittimo. Pertanto, il condominio non può chiudere con cancelli l’accesso al mare anche se la strada ha natura privata. Il Sindaco potrebbe addirittura dichiarare la strada di accesso al mare (specie quando si tratta dell’unico sbocco) come «strada di uso pubblico». Pertanto, in caso di recinzioni o divieti nei confronti degli estranei, scatta una sanzione amministrativa nei confronti del condominio.

Arriva il bonus per giardini e terrazzi privati

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

La legge di Bilancio 2018 introduce una detrazione fiscale per la cura di giardini e terrazzi privati.

A fine anno non si fa che parlare dei contenuti della legge di Bilancio, tra il Governo che, assumendo le vesti di Babbo Natale, vorrebbe fare doni a tutti gli italiani (specie in periodo elettorale) e Bruxelles invece che glielo vieta perché privo di copertura economica. Così, pur essendo ancora aperto il capitolo relativo all’aumento Iva al 25% per il 2018 – aumento che, previsto dalle precedenti finanziarie, non è stato ancora disinnescato – l’esecutivo ha pronte una serie di misure volte a «concedere» più che a «risparmiare». Tra queste il nuovo bonus giardini e terrazzi. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Nel nostro articolo dedicato alla Manovra 2018 abbiamo fatto il punto di quelli che sono i principali punti della prossima legge di Bilancio (si chiama così già dall’anno scorso secondo una rinnovata definizione). Ieri mattina il Consiglio dei ministri ha varato la manovra per il 2018, attesa in Parlamento, al Senato, entro il 20 ottobre. Tra le varie misure risultano interessanti il bonus assunzione per i giovani under 35 anni, la proroga del bonus, Sd, il bonus per la formazione dei lavoratori, l’aumento di stipendio per gli statali, assunzioni per ricercatori universitario, aumento dei beneficiari del reddito d’inclusione, sospensione dell’aumento dell’età pensionabile, il superammortamento del 130%.

Arriva infine il cosiddetto bonus verde. Si tratta di una detrazione fiscale che serve ad incentivare i lavori su giardini e terrazzi privati privati, anche se inseriti in aree condominiali. La detrazione è del 36% e si applica fino a un tetto di spesa annua pari a 5mila euro. In pratica, chi eseguirà opere su tali aree potrà scalare la spesa dalle tasse da pagare a fine anno.

Novità anche in materia di telefonini. Il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli ha annunciato tra le misure della manovra anche le norme relative all’asta della frequenze 5G. Alcune delle frequenze in questione (la banda 700) saranno però disponibili dal 2022.

Guida in bicicletta: possibile sottrarre i punti dalla patente?

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Multe: si applica la sanzione accessoria a chi guida un veicolo non a motore come i ciclisti in caso di violazione del codice della strada?

È possibile detrarre i punti dalla patente ad un ciclista se commette un’infrazione del codice della strada? A chiederselo sono stati più volte agli agenti della polizia municipale quando si sono trovati a dover multare un conducente di un veicolo non a motore come, appunto, la bicicletta. L’equivoco di fondo sta nel fatto che anche le biciclette, nel momento in cui circolano in strada, sono tenute a rispettare il codice e ai relativi conducenti si applicano le medesime multe stabilite per gli automobilisti: sanzione pecuniaria e, laddove previsto, decurtazione dei punti dalla patente. Non è detto però che un ciclista abbia una patente e, se così fosse, si avrebbe un’illegittima discriminazione tra ciclisti patentati e ciclisti non patentati: questi ultimi infatti subirebbero una la sanzione ulteriore (quella accessoria) rispetto ai primi, la privazione cioè dei punti. A stabilire se, in caso di guida in bicicletta è possibile la decurtazione dei punti dalla patente è stata finalmente la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1]. Vediamo cosa dice.

Prima di spiegare se è possibile o meno detrarre i punti dalla patente a un ciclista facciamo un esempio. Immaginiamo un uomo che, alla guida della propria bici, superi il semaforo con il rosso. Un vigile lo vede e lo ferma. Gli consegna una bella multa perché, gli ricorda, anche i ciclisti devono rispettare le norme del codice della strada come, ad esempio, il divieto di eccesso di velocità o di guida contromano (leggi anche Circolare in bicicletta rispettando il codice) [2]. Senonché, nel verbale – che è un prestampato – si fa riferimento non solo alla sanzione pecuniaria ma anche alla decurtazione dei punti dalla patente. Il ciclista si oppone sostenendo che non si possono detrarre i punti alla patente a chi non guida un’auto; il vigile però gli fa presente che ciò non sta scritto da nessuna parte e le multe sono uguali per tutti, ciclisti e non. Chi dei due ha ragione?

La pronuncia di ieri della Cassazione risolve il problema se è possibile la decurtazione dei punti dalla patente a chi guida la bicicletta. Secondo la Corte «non può essere applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, per illeciti posti in essere con violazione delle norme sulla circolazione stradale, a chi li abbia commessi conducendo veicoli per la cui guida non sia richiesta alcuna abilitazione o, se richiesta, non sia stata mai conseguita». Lo stesso identico principio va applicato anche per le contravvenzioni che, al posto della sospensione della patente, prevedono anche la decurtazione dei punti (essendo identica la finalità della norma). Pertanto, al ciclista che viola il codice della strada e commette un’infrazione non può né essere sospesa la patente né possono essergli decurtati i punti.

A chi ha il foglio rosa si può sospendere la patente?

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Non si può né detrarre i punti né sospendere la patente a chi ha solamente il foglio rosa e consegue la patente in un momento successivo.

Il codice della strada associa, a numerose contravvenzioni, la sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente. Significa che, oltre alla multa pecuniaria vera e propria, il conducente subisce anche – come effetto immediato e automatico -la detrazione dei tanto amati “punti” senza almeno uno dei quali non si può circolare. Nei casi più gravi viene prevista la sospensione della patente. Ma che succede a chi ha il foglio rosa? Immaginiamo che un aspirante alla patente, in possesso del foglio rosa, commetta una infrazione stradale – ad esempio la guida in stato di ebbrezza – e un vigile lo multi: se alla contravvenzione viene associata la perdita dei punti, questi vengono detratti dalla patente “futura” (quando cioè sarà acquistata)? E se invece la sanzione consiste nella sospensione della patente è addirittura possibile negargli il rilascio della licenza di guida? La risposta è stata fornita dalla Cassazione in una sentenza di ieri. Cerchiamo dunque di capire se a chi ha il foglio rosa si può sospendere la patente.

Secondo la Corte «non può essere applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, per illeciti posti in essere con violazione delle norme sulla circolazione stradale, a chi li abbia commessi conducendo veicoli per la cui guida non sia richiesta alcuna abilitazione o, se richiesta, non sia stata mai conseguita, o a chi li abbia commessi con il foglio rosa», anche se successivamente la patente è stata conseguita».

La sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, chiariscono i giudici supremi, «può intervenire solo se l’illecito è stato commesso da chi era in possesso della patente, al momento della commissione del fatto». «Il foglio rosa – conclude – non può ritenersi equivalente alla patente».

Lo stesso discorso vale per la sottrazione dei punti: anche tale sanzione non si applica a chi ha solo il foglio rosa.

In sintesi, chi ha il foglio rosa non può subire né la detrazione dei punti dalla patente, né la sospensione della patente.

Furti in casa: come difendersi?

Posted on : 17-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Più di 200.000 furti in casa l’anno. Quali tutele? Prima regola: non favorire il ladro. Una volta su due chi svaligia un appartamento è stato aiutato dal proprietario. 

Che si può fare contro il pericolo dei ladri in casa? Prima di tutto chiudere bene le porte e le finestre.

Che risposta ovvia. Non così ovvia. L’Istat fa ogni anno le statistiche dei furti e da queste si evince che una volta su tre il ladro è entrato in casa semplicemente passando per una porta o per una finestra lasciate aperte. Aggiungo: sette volte su cento chi ruba sta già in casa. Cioè: o è un domestico o è un amico (o un’amica) che magari avevamo invitato a cena. Sempre dai dati Istat emerge un altro fatto curioso: nel 5% dei casi i ladri entrano in casa senza forzare né le porte né le finestre.

E come fanno? Hanno le chiavi.

E come mai ce l’hanno? Le hanno rubate. Oppure gliele ha fatte avere, magari senza saperlo, lo stesso derubato. Se giri con un mazzo di chiavi a cui è stata attaccata una targhetta con nome, cognome e indirizzo e poi quelle chiave te le perdi… Cinque casi su cento. Che sommati agli altri portano quasi al 50% i furti in casa provocati in qualche modo dallo stesso proprietario dell’appartamento. Occhi aperti, perciò, alle eventualità più ovvie e alle quali magari meno si pensa.

Un altro rischio è che le chiavi non me le rubino, ma le duplichino. Giusto. Ricorrere alla precauzione di chiavi difficili da riprodurre e comunque, quando c’è da fare una copia, recarsi di persona dal ferramenta. Ancora, non lasciare mai la chiave sotto lo zerbino. In alcune famiglie, soprattutto quelle numerose, si fa spesso. Un regalo per i ladri che prima del colpo, normalmente, studiano le vittime e le loro abitudini.

Assicurazioni e sistemi d’allarme

Però i furti con scasso esistono ancora. Un terzo dei casi (sono sempre dati Istat). Si suddividono in furti con scasso della porta (27%) e furti con scasso della finestra (12%). Se il ladro può agire indisturbato la finestra è capace di divellerla. Quanto alla porta, stiamo magari molto attenti alla serratura e non pensiamo che il ladro può agire facilmente dal lato dei cardini, cioè aprire la porta dall’altra parte. Non esiste il metodo sicuro al cento per cento, però l’uscio si può blindare, dotare di serratura a cilindro europeo di sicurezza oppure di inferriate mobili o fisse, specie se si abita a un piano basso.

E dotarsi di un sistema di allarme? Sì, specie se l’immobile da tutelare è un negozio. Allarme collegato a un numero telefonico d’emergenza e videosorveglianza. Non sottovaluti la capacità difensiva di un buon cane da guardia (possibilmente da addestrare, perché sia di regola innocuo), soprattutto se si vive in una casa isolata.

Però i furti sono in diminuzione

È vero che però i furti sono in diminuzione? Secondo l’Istat nel 2016 sono stati commessi circa due milioni e mezzo di reati. Quasi 7mila al giorno, 284 denunce ogni ora. Un dato in calo del 7,4% su base annua, che consolida le flessioni già registrate nei due anni precedenti. Oltre la metà di questi, 1,4 milioni, rientrano nella macro categoria dei furti, anch’essa in calo del 7,5% sul 2015, mentre la sottocategoria “furti in abitazione”, la più numerosa con 214mila casi, segna una flessione più accentuata (-9%). Secondo l’Ania, l’associazione che rappresenta le compagnie assicurative, in realtà negli ultimi anni il fenomeno aveva riportato una forte crescita e solo di recente si è ridimensionato. Infatti tra il 2006 e il 2015 mentre le rapine erano calate da 50.270 a 35.068, e gli scippi da 21.492 a 17.777, i furti e le rapine in casa erano passati da 143.726 a 237.790: più 65,4% in 10 anni.

Ci siamo dimenticati le polizze contro i furti

Argomento delicato e che sta alla base della maggior parte dei contenziosi tra cittadini e compagnie di assicurazione. Per avere diritto al risarcimento bisogna elencare con precisione i beni che si posseggono e determinare prima, magari ricorrendo a un perito, il loro valore. Se non si fa questo con la massima chiarezza e puntigliosità (e col supporto, del tutto consigliabile, di una documentazione fotografica), è inutile poi richiedere risarcimenti per beni che le compagnie possono considerare fantasma. Bisogna poi rassegnarsi al fatto che il premio da pagare vari in base a parecchi fattori: metri quadrati dell’immobile, accatastamento, provincia e tipologia di costruzione. iene da sé che assicurare contro il furto un appartamento di 200 mq al piano terra nella periferia di Napoli costi di più della copertura di un monolocale al terzo piano nel centro di Grosseto. Le coperture “base” comprendono il risarcimento:

  • dei danni arrecati a locali e infissi;
  • dei danni causati all’arredamento;
  • dei danni prodotti da atti vandalici;
  • delle spese per la duplicazione di chiavi e documenti personali sottratti.

Le assicurazioni contro i furti sono caldamente consigliate per tutti gli immobili isolati o a lungo non abitati, per esempio le case di campagna o quelle al mare, come anche per gli appartamenti nei grandi centri urbani dove la concentrazione di criminalità è più alta. Può essere stipulata sia dai proprietari di casa, sia dagli affittuari, e generalmente sono estese anche agli scippi e alle rapine avvenute nelle immediate vicinanze dell’immobile assicurato (queste clausole devono essere specificate all’interno del contratto).

Manovra 2018, tutte le novità

Posted on : 16-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Pensioni, lavoro, tasse, agevolazioni, sussidi per i più poveri: i principali interventi previsti nella legge di Bilancio 2018.

Dal bonus per l’assunzione degli under 35 al bonus per la formazione dei lavoratori, dal bonus verde ai super ammortamenti del 130%, dagli aumenti degli stipendi degli statali all’assunzione di 1.500 ricercatori universitari: sono numerosi i capitoli di spesa previsti dalla manovra finanziaria 2018 che sono finalizzati al rilancio dell’occupazione, dello sviluppo e degli investimenti del Paese. Non mancano degli interventi a sostegno della lotta alla povertà, come l’ampliamento della platea dei beneficiari del Rei, il nuovo reddito d’inclusione.

Pochi, invece, gli interventi sulle pensioni: tra tutte le importanti questioni  affrontate dalla cosiddetta Controriforma Fornero, il documento unico presentato al Governo dai sindacati, è stato dato l’ok soltanto all’Ape rosa, uno sconto sui contributi necessari per ottenere l’Ape sociale a favore delle lavoratrici con figli.

Alcuni interventi potrebbero, comunque, essere inseriti successivamente attraverso gli emendamenti.

Ma vediamo subito quali sono le principali novità della legge di Bilancio 2018.

Bonus assunzione under 35

Per chi assume a tempo indeterminato giovani sino ai 35 anni di età (originariamente la misura era prevista sino ai 29 anni) si applicherà uno sconto del 50% dei contributi dovuti all’Inps per i primi 3 anni di contratto.

Lo sconto si applicherà solo sull’aliquota dovuta dal datore di lavoro, con un tetto massimo di sgravio annuo pari a 4.030 euro. Sarà prevista anche una clausola anti-licenziamento, secondo la quale il lavoratore dovrà essere mantenuto in organico per un determinato periodo minimo, pena la restituzione degli sgravi.

La misura diventerà strutturale dal 2019, ma riguarderà soltanto le assunzioni di giovani under 29.

Proroga bonus Sud

Con la manovra arriva anche l’attesa proroga del bonus Sud, o bonus occupazione Sud, un incentivo all’occupazione di cui beneficiano le aziende situate nelle seguenti regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna.

Questo bonus riguarda i datori di lavoro privati che assumono:

  • giovani disoccupati di età compresa tra 16 e 24 anni;
  • lavoratori con almeno 25 anni di età, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

Sono incentivate:

  • le assunzioni con contratto a tempo indeterminato (anche a scopo di somministrazione) o con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere (a tempo pieno o part time);
  • le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a tempo determinato (non è richiesto il requisito della disoccupazione).

Sono invece escluse le assunzioni con contratto di lavoro domestico, accessorio (voucher) e intermittente.

L’incentivo consiste nell’esonero totale dai contributi a carico del datore di lavoro dovuti all’Inps, nel limite massimo di 8.060 euro annui.

Bonus per la formazione dei lavoratori

Il pacchetto lavoro della manovra comprende una nuova serie di incentivi sulla formazione dei lavoratori. Nel dettaglio, è previsto un credito d’imposta del 50% per le spese relative ai costi del personale impegnato in corsi di formazione su: informatica, tecniche e tecnologie di produzione, vendita e marketing concentrate su almeno una tecnologia 4.0.

Le tecnologie oggetto degli incentivi alla formazione dovrebbero riguardare big data, cloud e fog computing, cyber-security e sistemi cyber-fisici, realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva.

Aumento degli stipendi per gli statali

La finanziaria prevede un ingente stanziamento di fondi per garantire gli 85 euro di aumenti medi degli stipendi degli statali, stabiliti dagli accordi tra Governo e sindacati. Le risorse serviranno anche a scongiurare la perdita del bonus Renzi da 80 euro ad opera degli aumenti e ad aiutare il comparto Sanità, le regioni e gli altri enti locali per i costi dei nuovi contratti che ricadono sui loro bilanci.

Assunzione di 1.500 ricercatori universitari

Dopo anni di stallo, si torneranno ad assumere ricercatori universitari:  la manovra dà infatti il via libera allo stanziamento di risorse per l’assunzione di ben 1.500 ricercatori. Questi investimenti sulla ricerca e sul capitale umano avranno sicuramente un impatto positivo in termini di sviluppo e innovazione.

Più beneficiari per il reddito d’inclusione

Risorse aggiuntive saranno stanziate per ampliare la platea dei destinatari del Rei, il nuovo reddito d’inclusione, che sarà operativo dal 2018. Attualmente, possono accedere alla misura le famiglie con disoccupati over 55, figli minori o inabili e donne in gravidanza, con Isee sino a 6mila euro e specifici requisiti patrimoniali. Il Rei dovrebbe essere esteso, grazie ai nuovi fondi, ad ulteriori categorie svantaggiate.

Non aumenterà, invece, la misura del beneficio previsto, che partirà da 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per una famiglia con 5 o più componenti.

Aumento dell’età pensionabile in sospeso

Nessun blocco dell’età pensionabile, ma anche nessun aumento rispetto agli adeguamenti automatici previsti dalla legge Fornero, che saranno rispettati, così come dichiarato dal premier Gentiloni. Secondo le previsioni della legge Fornero [1], dal 2019, nel caso in cui siano registrati aumenti della speranza di vita media, i requisiti utili alle pensioni dovrebbero aumentare di 4 mesi: la pensione di vecchiaia, dunque, si raggiungerebbe con 66 anni e 11 mesi di età, e la pensione anticipata con 42 anni e 2 mesi di contributi per le donne e 43 anni e 2 mesi per gli uomini.

Gli adeguamenti, però, devono essere disposti con un apposito decreto, e non possono aver luogo se sono stati registrati dei decrementi nella speranza di vita media.

Allo stato attuale non è ancora certo se vi sono stati degli aumenti o meno nella speranza di vita, in quanto i dati sono contrastanti; ciò che è certo è che l’Istat ha registrato una speranza di vita media più bassa relativamente al 2015.

Dall’altra parte, mancano le risorse sufficienti per bloccare l’aumento dei requisiti per la pensione: in pratica, a prescindere dagli incrementi o dai decrementi della vita media, non ci sono i soldi per lasciare l’età pensionabile e i requisiti soggetti ad adeguamento così come sono.

Sanità, restano i superticket

Rinviata l’abolizione dei superticket, la tassa aggiuntiva di 10 euro dovuta, in alcune regioni,  sulle ricette per visite specialistiche ed esami. Un ingente stanziamento di risorse è stato effettuato, invece, per l’edilizia sanitaria.

Bonus verde per sistemare giardini e terrazzi

Arriva un nuovo bonus fiscale per la casa, in particolare per sistemare giardini e terrazzi: si tratta del bonus verde. Il bonus sarà riconosciuto sotto forma di detrazione fiscale, e sarà pari al 36% del costo sostenuto per la riqualificazione di terrazze, giardini, cortili e aree verdi in genere.

Arriva il 5G per i telefonini

La tecnologia corre: per le frequenze di telefonia mobile, dal 4G si passerà al 5G, che permetterà migliori prestazioni e velocità di connessione. Nella manovra 2018 c’è spazio anche per le norme che regoleranno l’asta delle frequenze per il 5G, la cui base sarà di 2,5 miliardi di euro.

Superammortamenti del 130%

Prorogati a tutto il 2018 i cosiddetti super ammortamenti per l’acquisto di beni strumentali, ma saranno pari al 130% del costo del bene e non più al 140%.

Nessuna proroga, invece, per i super ammortamenti per le auto ad uso strumentale.

Ricordiamo che, allo stato attuale, i super ammortamenti consistono nella possibilità di incrementare del 40% la deduzione spettante per i beni strumentali, dal punto di vista fiscale. In parole semplici, significa che, nel bilancio dell’azienda, l’acquisto del bene strumentale è dedotto secondo le quote di ammortamento ordinarie, mentre nella dichiarazione dei redditi si effettua una variazione in diminuzione del 40%, in modo che sia deducibile il 40% in più del costo.

Dal 2018, secondo le disposizioni della manovra, l’incremento sarà pari al 30% e non più al 40%. L’aliquota resterà, invece, al 40% soltanto per l’acquisto di software.

Iperammortamenti del 250%

Sono invece stati prorogati, senza diminuzione dell’aliquota, i cosiddetti iper ammortamenti: si tratta della possibilità di beneficiare di una maggiorazione del 250% sugli acquisti di determinati beni strumentali “intelligenti”, interconnessi e in grado di mettere in comunicazione i macchinari dell’azienda, secondo il modello della smart factory.

Il funzionamento degli iper ammortamenti è analogo al funzionamento dei super ammortamenti: l’aumento della deduzione fiscale non è, però, del 40%, ma del 150%.

Ape rosa

Per le lavoratrici con figli appartenenti alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale la manovra abbassa i requisiti utili per il beneficio.

In particolare, è previsto  uno sconto di 6 mesi di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

Per approfondimenti, vedi: Ape rosa social.

Le altre misure in attesa

Al momento, restano fuori dalla legge di Bilancio 2018 parecchie misure in materia di pensioni:

Le misure per i caregiver, invece, cioè a favore di coloro che assistono un familiare disabile, dovrebbero essere contenute in un apposito testo unico che sarà emanato entro la prossima primavera.

Perché la giustizia è bendata?

Posted on : 16-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

La giustizia è imparziale e, pertanto, non fa differenze sulla base delle semplici sembianze.

Molto spesso sulle targhe degli avvocati oppure all’ingresso dei tribunali è possibile vedere la raffigurazione di una donna bendata che regge in una mano la bilancia e nell’altra la spada: è la giustizia. Ma perché è rappresentata così? E soprattutto, perché la giustizia è bendata? Scopriamolo.

Dike

Nella mitologia greca Dike era la dea della giustizia, figlia di Zeus e di Temi (una delle tante spose del re dell’Olimpo). Secondo la leggenda, Dike viveva sulla terra quando Crono governava sull’Olimpo, prima di essere detronizzato dal figlio Zeus. Era l’età dell’oro, tempi felici per gli uomini che ancora non conoscevano la sofferenza, la guerra e il lavoro. Quando Zeus sostituì il padre, il mondo conobbe un’epoca buia e gli uomini iniziarono a praticare la violenza. Dike, disgustata da tutto ciò, decise di abbandonare la terra e andò in cielo, nella costellazione della Vergine.

Temi

Secondo un’altra versione del mito, la prima, vera dea della giustizia non sarebbe stata Dike, bensì la madre, Temi (Thémis in greco). Per gli appassionati di mitologia greca, bisogna precisare che Temi non era propriamente una dea, bensì una titanide (femminile di titano), cioè una delle figlie di Urano; ella, pertanto, era sorella di Crono e zia di Zeus. Accanto al re dell’Olimpo presiedeva all’ordine universale, ai giuramenti e alla giustizia. Si ritiene abbia fondato Delfi, sede dell’oracolo più celebre dell’antichità. È a Temi che i Romani si riferivano quando invocavano la iustitia. Le sue caratteristiche principali sono la spada, la bilancia e la benda sugli occhi: la spada simboleggia la punizione, cioè la sanzione comminata dalla legge, ma anche la severità della stessa; la bilancia fa riferimento all’attività del giudice, che soppesa le argomentazioni delle parti; la benda indica, invece, l’imparzialità della giustizia.

La legge è uguale per tutti

Il mito è sempre incerto: è un racconto (mythos in greco) con il quale si cerca di dare spiegazione a fenomeni incomprensibili. D’altronde, secondo alcuni studiosi, Dike sarebbe una divinità artificiale inventata dai filosofi: sarebbe, cioè, una personificazione di comodo, fatta per fornire un simbolo più che per riferirsi ad una reale divinità [1]. Al di là del dibattito scientifico, possiamo accettare l’idea che la giustizia possa essere sia la dea Dike che la titanide Temi, oppure che la prima sia successa alla seconda in qualità di erede naturale. Ciò che è certo, comunque, è che la benda sugli occhi rappresenta l’imparzialità della giustizia: raffigura, cioè, la frase “la legge è uguale per tutti” o, come dice la Costituzione italiana, «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge» [2].

La dea bendata

Quando si parla della dea bendata, però, si fa praticamente sempre riferimento alla fortuna. Che giustizia e fortuna siano molto simili? È facile pensarlo, a volte. Nella mitologia greca, Tiche (Tyche) era figlia di Zeus, il quale le diede il potere di decidere della sorte degli uomini. Tiche era irresponsabile nelle sue decisioni e correva qua e là facendo rimbalzare una palla per dimostrare che la sorte è incerta. Ella viene quasi sempre personificata come una donna che regge una cornucopia (simbolo dell’abbondanza) o un timone (simbolo della guida nelle acque mutevoli e instabili della vita). I Romani, successivamente, identificarono Tiche con la dea della fortuna. Soltanto in epoca rinascimentale, però, questa dea venne rappresentata con gli occhi bendati, simbolo della casualità della buona sorte. Pertanto, nella mitologia greca, la benda sugli occhi spetta di diritto alla dea della giustizia.

Posso sparare al ladro che sta entrando in casa?

Posted on : 16-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Puoi sparare al ladro che entra in casa tua solo per legittima difesa, cioè se usa un’arma mettendo concretamente in pericolo la tua vita o quella di un terzo.

Nell’ultimo anno abbiamo sentito molto parlare della legittima difesa: ma com’è finita? Posso sparare al ladro che sta entrando in casa per il solo fatto che stia violando il mio domicilio e che possa essere armato e mettere in pericolo la mia vita o posso sparare solo in situazioni specifiche? Benché sia approdata in parlamento una proposta di legge (molto criticata) secondo la quale sarebbe legittimo reagire sparando ad un ladro che si introduce dentro casa nelle ore notturne, a prescindere dal fatto che sia armato e concretamente pericoloso, secondo la normativa attuale si può sparare per legittima difesa solo se tale reazione è necessaria (in ragione di un reale pericolo) e proporzionata all’offesa ingiusta. Ma andiamo con ordine e vediamo se, ed in quali casi, posso sparare al ladro che sta entrando in casa.

La legittima difesa

La legittima difesa è una delle cause di giustificazione previste nel nostro ordinamento, cioè una condizione che giustifica un reato in modo da renderlo non punibile. In sostanza la legittima difesa consente ad un soggetto che si trovi in uno stato di pericolo imminente (per sé o per altri) di difendersi da solo senza l’intervento dell’autorità, anche con condotte che integrano dei reati, e di non essere punito.

In virtù di tale principio, non è punibile chi:

  • ha commesso un determinato fatto di per sé illecito (ad esempio un omicidio);
  • costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o un diritto altrui;
  • purché lo abbia fatto per scongiurare il pericolo attuale di un’offesa ingiusta;
  • sempre che il comportamento difensivo (che deve essere giustificato con la legittima difesa) non risulti eccessivo, ma proporzionato all’offesa [1].

Questo significa che:

  • se entra dentro casa un ladro disarmato, io non potrò sparargli in quanto la mia difesa sarebbe decisamente sproporzionata rispetto al danno che potrebbe arrecarmi e, soprattutto, perché non vi sarebbe alcun pericolo per la mia vita;
  • se entra dentro casa un ladro armato, esisterà un concreto pericolo per la mia vita e per quella degli altri presenti in casa e ciò giustificherà la mia eventuale reazione (sparare).

È necessario:

  • che il pericolo sia attuale, per cui sono esclusi tutti i casi in cui il pericolo sia già esaurito (il ladro sta andando via dopo aver realizzato il furto) o debba ancora verificarsi (so che il ladro entrerà ma non è ancora entrato in casa);
  • che la difesa del privato (senza richiesta di intervento dell’autorità preposta) sia indispensabile, nel senso che non si potrà parlare di legittima difesa se il pericolo (derivante dal ladro) si sarebbe potuto neutralizzare con azioni diverse (per esempio con la fuga), oppure con azioni meno lesive;
  • che la difesa sia proporzionata all’offesa. Il requisito della proporzionalità viene presunto nel caso in cui l’offesa (nel nostro caso il furto) avvenga nel domicilio o nel luogo di lavoro del derubato, così rendendo sostanzialmente legittima qualsiasi tipo di difesa nei luoghi sopra indicati.

La nuova legittima difesa

La nuova disciplina sulla legittima difesa, approvata alla camera ma non ancora in vigore, prevede le seguenti novità.

  • La difesa si considererà proporzionata all’offesa subita (così com’è nel caso di furto realizzato nel domicilio) anche tutte le volte in cui il furto (o qualsiasi altra offesa) sia perpetrato nelle ore notturne (questo significherebbe che, a prescindere dal fatto che il ladro sia o meno armato, se si introducesse in casa mia nelle ore notturne potrei sparargli senza essere punito);
  • non sarà punito chi, avendo visto un ladro introdursi dentro casa, lo abbia ucciso a causa del grave turbamento psichico dovuto all’aggressione (nel nostro caso al furto) subita;
  • se il tribunale riscontrerà la legittimità della difesa,le spese processuali e gli onorari degli avvocati (che di solito sono a carico dell’imputato) saranno a carico dello Stato.

La violazione di domicilio

Se un soggetto estraneo entra in casa senza il nostro permesso, siamo dinanzi ad una violazione di domicilio [2] che, nello specifico, si realizza:

  • quando un terzo estraneo si introduce nella nostra abitazione (o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi) o all’interno di ogni altro luogo nel quale si esercita un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale;
  • contro la nostra volontà (espressa o tacita);
  • o clandestinamente o con l’inganno.

In caso di violazione di domicilio (come già chiarito sopra) sussiste, a prescindere dai fatti, il rapporto di proporzionalità tra offesa e difesa richiesto dalla legge per poter applicare la legittima difesa, per cui non sarà punito chi reagirà, usando un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo, al fine di difendere:

  • la propria o altrui incolumità;
  • i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione.

Come sapere se una persona è morta

Posted on : 16-10-2017 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

0

Rivolgersi al Comune di residenza o di nascita o assumere un investigatore: come fare per sapere che fine ha fatto qualcuno di cui si sono perse le tracce.

Tipica battuta all’amico che non chiama da mesi: «Ma sei ancora vivo?» Il problema sorge quando ci si pone la stessa domanda quando non chiama: «Ma sarà ancora vivo?» Soprattutto se arrivato ad una certa età. È possibile verificarlo? Come sapere se una persona è morta, specialmente quando non si hanno altri contatti in comune (un suo parente, un amico di entrambi)?

La lontananza può giocare questi brutti scherzi: non ci si vede per anni, perché ognuno conduce la propria vita in luoghi diversi, e se l’amico è deceduto non abbiamo avuto occasione di venirne a conoscenza perché nessun ci ha informati. A questo punto, come sapere se una persona è morta?

Chiedere all’ultimo Comune di residenza

Possibilità numero 1 per sapere se una persona è morta: chiedere al Comune in cui ha avuto l’ultima residenza (in questo caso, dire l’ultima dimora sarebbe inopportuno). Chiunque lo può fare, ma non per telefono o verbalmente: si dovrà chiedere un certificato di residenza, di esistenza in vita o di morte. Se ci forniscono quest’ultimo, ecco che non ci sono più speranze: avremo davanti agli occhi che la persona è davvero morta e sapremo anche quando e dove.

Chiedere al Comune di nascita

Piano B per sapere se una persona è morta: chiedere al suo Comune di nascita. Basta sapere come si chiama (se non lo sapessimo, perché lo cercheremmo?), dov’è nato e, più o meno, quando. Giusto per accelerare la ricerca. Se quella persona è davvero scomparsa (nel senso di passata a miglior vita), il Comune di nascita deve esserne al corrente: quando avviene un decesso, infatti, l’ufficiale di stato civile che redige l’atto di morte lo comunica anche al Comune di nascita e di residenza del defunto.

In questo caso, comunque, se la località è dall’altra parte dell’Italia è possibile chiedere il certificato di morte a mezzo posta, allegando le eventuali marche da bollo richieste.

Assumere un investigatore privato

Può sembrare una soluzione da telefilm per sapere se una persona è morta, ma a mali estremi, rimedi altrettanto estremi.

Se rintracciare qualcuno è una questione davvero importante e di una certa urgenza e interpellare i Comuni non ha portato alcun risultato, non resta che assumere un investigatore privato e sguinzagliarlo alla ricerca del soggetto di cui abbiamo perso le tracce. Certo, può essere costoso, soprattutto se le ricerche durano parecchio. Un consiglio? Pensateci bene prima di assumere Jessica Fletcher: è assai probabile che vi trovi quella persona, ma è meno probabile che sia ancora in vita.