Posta ordinaria e prioritaria: come funzionano?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Quali servizi accessori mette a disposizione Poste Italiane per inviare una lettera o un plico? Quali sono i tempi di consegna?

L’avvento della posta elettronica (normale o certificata) ma anche lo sviluppo dei servizi di messaggistica istantanea (da Messenger a WhatsApp e altri) ha cambiato radicalmente il modo di comunicare a distanza. Se prima si era costretti a prendere, come direbbe il mitico Totò, «carta, penna e calamaio», a mettere la lettera in una busta, appiccicarci un francobollo e a spedirla sperando che arrivasse al destinatario nel più breve tempo possibile, oggi si può inviare un documento originale scansionato via e-mail o Pec con valore legale, si possono mandare delle foto o dei contenuti multimediali via WhatsApp, e via dicendo. Questo ha modificato in qualche modo il servizio postale? Posta ordinaria e prioritaria come funzionano al giorno d’oggi?

Poste Italiane mantiene la sua offerta tradizionale e l’impegno ad assicurare – come si legge nelle condizioni generali – «la fornitura del servizio universale e delle prestazioni in esso ricomprese, di qualità determinata, da fornire permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le situazioni particolari delle isole minori e delle zone rurali e montane, a prezzi accessibili all’utenza». Questo servizio universale comprende:

  • la raccolta, il trasporto, lo smistamento e la distribuzione degli invii postali fino a 2 kg;
  • la raccolta, il trasporto, lo smistamento e la distribuzione dei pacchi postali fino a 20 kg;
  • i servizi relativi agli invii raccomandati ed agli invii assicurati.

Vediamo, allora, nel dettaglio e in maniera schematica che come funzionano la posta ordinaria e quella prioritaria.

Posta ordinaria: che cos’è e come funziona?

Il servizio di posta ordinaria è quello che consente di spedire corrispondenza fino a 2 kg. Ci sono quattro modalità per fruirne:

  • Posta4: gli invii sono diretti in Italia, affrancati con francobollo o mediante le impronte degli strumenti in uso dagli impiegati della posta e consegnati presso gli uffici o inseriti nelle apposite cassette;
  • Posta4pro: gli invii sono diretti in Italia, affrancati con l’impronta di macchine affrancatrici, altri strumenti meccanici o elettronici presso il cliente o presso Poste Italiane ovvero senza materiale affrancatura ed accettati presso gli appositi centri pubblicati sul sito web poste.it o tramite ulteriori modalità, comprese quelle telematiche, comunicate da Poste Italiane;
  • Postamail internazionale: garantisce gli invii ordinari diretti all’estero, affrancati ed accettati con le stesse modalità previste per gli invii diretti nel territorio nazionale;
  • Posta4 online: gli invii vengono effettuati via web. In tal caso Poste Italiane riceve il documento in formato digitale e provvede a stamparlo, imbustarlo e recapitarlo al destinatario. La stampa avviene entro due giorni lavorativi successivi alla spedizione online.

Questi quattro servizi permettono di effettuare invii da qualsiasi luogo d’Italia verso qualsiasi località del territorio nazionale o estero e funzionano da lunedì a sabato. Le spedizioni realizzate di sabato vengono inoltrate il lunedì successivo.

La puntualità del recapito non dipende solo da Poste Italiane ma anche dall’utente. Viene richiesto, infatti, di:

  • rispettare gli orari limite di impostazione affissi sulle cassette e indicati allo sportello dell’ufficio postale;
  • attenersi alle caratteristiche di prodotto pubblicate sul sito poste.it e presso gli uffici postali;
  • specificare correttamente il Cap, cioè il codice di avviamento postale.

Viene offerto gratuitamente il servizio di giacenza nel caso in cui non sia stato possibile consegnare il plico a destinazione. L’invio rimane presso l’ufficio di distribuzione di competenza per dieci giorni a decorrere da quello indicato nell’avviso di giacenza lasciato dal postino nella cassetta delle lettere del destinatario.

Entro quando viene consegnata la posta ordinaria?

Gli obiettivi di qualità e di tempi di consegna dichiarati da Poste Italiane sono i seguenti:

  • consegna in quattro giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) successivi a quello di accettazione nel 90% dei casi;
  • consegna in sei giorni lavorativi (esclusi sempre sabato e festivi) successivi a quello di accettazione nel 98% dei casi;
  • consegna in Europa in otto giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) successivi a quello di accettazione nell’85% dei casi;
  • consegna nel Bacino del Mediterraneo in 12 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) successivi a quello di accettazione nell’85% dei casi;
  • consegna in Nord America e Oceania in 16 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) successivi a quello di accettazione nell’85% dei casi;
  • consegna nel resto del Mondo in 22 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) successivi a quello di accettazione nell’85% dei casi.

Che succede, però, se non si rientra in queste percentuali, cioè se questi tempi non vengono garantiti? Il cittadino può presentare il reclamo:

  • per l’invio non recapitato in Italia, dal 10° giorno lavorativo successivo alla data di spedizione ma non oltre i tre mesi;
  • per l’invio non recapitato in Europa, dal 15° giorno lavorativo successivo alla data di spedizione ma non oltre i sei mesi;
  • per l’invio non recapitato in altri Paesi, dal 30° giorno lavorativo successivo alla data di spedizione ma non oltre i sei mesi.

Per Posta4 online, il giorni per presentare il reclamo sono maggiorati di due giorni.

Non sono, però, previsti rimborsi o indennizzi.

Posta prioritaria: che cos’è e come funziona?

La posta prioritaria consente di effettuare degli invii fino a 2 kg accorciando i tempi di recapito rispetto alla posta ordinaria.

Anche in questo caso ci sono diversi servizi:

  • Posta1: gli invii sono diretti in Italia, affrancati con francobollo o mediante le impronte degli strumenti in uso dagli impiegati della posta e consegnati presso gli uffici o inseriti nelle apposite cassette;
  • Posta1pro: gli invii sono diretti in Italia, affrancati con l’impronta di macchine affrancatrici, altri strumenti meccanici o elettronici presso il cliente o presso Poste Italiane ovvero senza materiale affrancatura ed accettati presso gli appositi centri pubblicati sul sito web poste.it o tramite ulteriori modalità, comprese quelle telematiche, comunicate da Poste Italiane;
  • Postapriority internazionale: garantisce gli invii ordinari diretti all’estero, affrancati ed accettati con le stesse modalità previste per gli invii diretti nel territorio nazionale. Bisogna, tuttavia, apporre sulla busta l’etichetta blu “by airmail / via aerea” che individua il prodotto;
  • Posta1 online: gli invii vengono effettuati via web. In tal caso Poste Italiane riceve il documento in formato digitale e provvede a stamparlo, imbustarlo e recapitarlo al destinatario per posta prioritaria. La stampa avviene entro due giorni lavorativi successivi alla spedizione online.

Il mittente ha la possibilità di ricevere l’informazione sull’esito della consegna o, nel caso della Postapriority Internazionale, sull’arrivo al centro di scambio internazionale di Poste Italiane.

Come la posta ordinaria, anche quella prioritaria prevede un servizio gratuito di giacenza qualora non sia possibile effettuare la consegna. Il destinatario può recarsi presso l’ufficio postale competente per ritirare il plico entro dieci giorni dalla data indicata nell’avviso di giacenza lasciato dal postino nella cassetta delle lettere.

Entro quando viene consegnata la posta prioritaria?

Poste italiane si pone come obiettivi di qualità e di consegna la seguente tempistica:

  • consegna in un giorno lavorativo successivo a quello di accettazione per almeno l’80% degli invii provenienti e destinati a Comuni serviti per cinque giorni a settimana;
  • consegna in due giorni lavorativi successivi a quello di accettazione per almeno l’80% degli invii provenienti o destinati a Comuni serviti a giorni alterni;
  • consegna in tre giorni lavorativi successivi a quello di accettazione per almeno l’80% degli invii provenienti e destinati a Comuni serviti a giorni alterni.
  • consegna in quattro giorni lavorativi successivi a quello di inoltro nella rete postale per almeno il 98% degli invii a prescindere dal fatto che l’invio provenga o sia destinato ad un Comune servito a giorni alterni;
  • consegna in tre giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi), oltre quello di spedizione, per l’85% degli invii diretti a Paesi Europei;
  • consegna in cinque giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi), oltre quello di spedizione, per il 97% degli invii diretti a Paesi Europei;
  • consegna in 4/5 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi), oltre quello di spedizione, per l’85% degli invii diretti a Paesi del Bacino del Mediterraneo;
  • consegna in 5/6 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi), oltre quello di spedizione, per l’85% degli invii diretti a Paesi del Nord America;
  • consegna in 7/8 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi), oltre quello di spedizione, per l’85% degli invii diretti a Paesi del resto delle Americhe, in Asia ed in Oceania.
  • consegna in 8/9 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi), oltre quello di spedizione, per l’85% degli invii diretti ad altri Paesi dell’Africa.

Per le mancate consegne, è possibile presentare reclamo:

  • per l’Italia, dal 6° giorno lavorativo successivo alla data di spedizione ma non oltre i tre mesi;
  • per l’Europa, dal 10° giorno lavorativo successivo alla data di spedizione ma non oltre i sei mesi;
  • per altri Paesi, dal 20° giorno lavorativo successivo alla data di spedizione ma non oltre i sei mesi.

Per la Posta1 online, i tempi per presentare reclamo sono maggiorati di due giorni lavorativi.

Non sono previsti nemmeno in questo caso rimborsi o indennizzi.

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Cosa serve per una perizia immobiliare?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Cos’è e a cosa serve la relazione preparata da un tecnico esperto del settore immobiliare? Che valore ha la perizia in giudizio?

Effettuare la stima di un immobile può essere molto utile per tante ragioni; ad esempio, il proprietario può essere interessato a conoscere il prezzo di mercato per mettere in vendita la propria abitazione, così come, dal proprio canto, il futuro acquirente potrebbe chiedere una perizia per valutare il valore effettivo dell’immobile che intende comprare. La perizia immobiliare è addirittura essenziale per ottenere un mutuo, per tutte le ragioni che vedremo. Con questo articolo ci soffermeremo su questo argomento, cercando di rispondere, tra le altre, anche a questa domanda: cosa serve per una perizia immobiliare?

Il tecnico a cui ci si affida per redigere questa particolare relazione ha in effetti bisogno di consultare alcuni documenti, i quali possono risultare decisivi per la perizia. Inoltre, non è possibile prescindere da un sopralluogo, cioè da una verifica dei luoghi che bisogna descrivere. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa serve per una perizia immobiliare.

Perizia immobiliare: che cos’è?

La perizia immobiliare è la relazione redatta da un tecnico avente ad oggetto un bene immobile, come ad esempio una casa o un terreno.

Perizia immobiliare: chi la fa?

La perizia immobiliare è preparata da un tecnico specializzato; in genere si tratta di un professionista iscritto a un albo, come ad esempio un ingegnere, un geometra, un architetto o un agronomo (quest’ultimo, con specifico riferimento ai terreni). Solo queste persone, infatti, hanno le competenze necessarie per poter valutare correttamente un immobile.

Non è tuttavia da esclude che il soggetto incaricato a redigere una perizia immobiliare possa essere anche un’altra persona, come ad esempio un agente immobiliare, particolarmente esperto del settore.

Perizia immobiliare: a cosa serve?

La perizia immobiliare serve a capire qual è il valore di mercato dell’immobile. Si tratta in pratica di una stima che può servire tanto al proprietario quanto al possibile acquirente: il primo potrà valutare a quale prezzo dovrà mettere in vendita il suo bene, il secondo potrà invece comprendere se le pretese del venditore sono giuste o meno.

Mutuo: perché serve la perizia immobiliare?

La perizia immobiliare è particolarmente importante quando si chiede un mutuo alla banca. L’istituto di credito, prima di erogare il prestito, incarica un proprio tecnico di effettuare una perizia sull’immobile che il cliente vuole acquistare con i soldi che ha chiesto.

La perizia immobiliare serve alla banca per calibrare l’entità del mutuo: infatti, generalmente il prestito concesso dall’istituto di credito è pari all’80% del valore dell’immobile così come risultante dalla perizia.

Ma non solo: la perizia immobiliare rappresenta anche una garanzia per la banca, la quale, conoscendo il valore dell’immobile, potrà pignorarlo nel caso in cui il mutuatario si renderà inadempiente.

Perizia immobiliare: cosa serve per farne una?

Il professionista incaricato di redigere una perizia immobiliare ha bisogno di alcuni documenti; i più importanti sono:

  • l’atto di provenienza (compravendita, donazione, divisione, sentenza di usucapione, ecc.);
  • la planimetria catastale, cioè la copia della scheda catastale contenente la planimetria dell’immobile oggetto di stima;
  • la visura catastale storica, che consente di evidenziare le eventuali modifiche catastali avvenute nel corso degli anni all’immobile, nonché di controllare il corretto accatastamento dell’immobile;
  • il computo metrico estimativo (se l’immobile è da ristrutturare);
  • i certificati attestanti la legittimità urbanistica edilizia (permesso di costruire, condono, sanatoria ecc.);
  • il certificato di conformità edilizia e agibilità.

Oltre a questa documentazione, per fare una perizia immobiliare occorre che il professionista incaricato effettui un sopralluogo, cioè un’ispezione personale, in modo da prendere visione direttamente dello stato dell’immobile, il quale potrebbe ben essere difforme rispetto alle planimetrie e all’altra documentazione in possesso.

Perizia immobiliare: che valore ha?

La perizia immobiliare non ha un vero e proprio valore legale, nel senso che, se si dovesse andare in giudizio per un contenzioso riguardante l’immobile, il giudice non sarebbe obbligato a tenerne conto oppure a credere a ciò che c’è scritto in essa.

Il discorso non cambia nemmeno nell’ipotesi di perizia giurata: anche in questo caso il giudice non è vincolato dalla legge ad attenersi a ciò che risulta in essa.

Il giudice invece ritiene generalmente affidabile la perizia redatta da un proprio consulente tecnico d’ufficio, cioè da un esperto scelto all’interno di uno speciale albo che c’è in ogni tribunale.

La relazione di questo perito ha particolare valore (pur non vincolando il giudice) in quanto redatta da una persona che, prestando giuramento al momento dell’accettazione dell’incarico, commetterebbe un reato se non svolgesse onestamente il proprio lavoro.

Quanto costa una perizia immobiliare?

Il costo di una perizia immobiliare è rimesso agli accordi tra le parti, cioè tra chi conferisce l’incarico e il professionista che l’accetta.

In genere, una perizia immobiliare non costa mai meno di 300 o 400 euro, ma non è detto che il tecnico possa chiedere una parcella inferiore o, al contrario, molto più elevata, anche a seconda del tipo di immobile da stimare.

Per quanto riguarda la perizia immobiliare nell’ambito di una procedura di mutuo, sebbene sia la banca a commissionarla al proprio tecnico di fiducia, è sempre il cliente a doverne sostenere i costi, con somma da pagare direttamente all’istituto di credito.

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Reati abituali: cosa sono?

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Condotte illecite che si ripetono nel tempo: cosa sono, quando si prescrivono e qual è la differenza con i reati permanenti?

A volte per commettere un crimine non è sufficiente compiere un’unica azione. Si pensi, ad esempio, allo stalking: per essere incriminati sono necessarie più molestie o minacce ripetute nel tempo. Lo stesso dicasi per i maltrattamenti in famiglia oppure per lo sfruttamento della prostituzione. Con questo articolo ci soffermeremo proprio sulla natura di questi delitti, spiegando cosa sono i reati abituali.

La denominazione attribuita a questa particolare categoria di illeciti penali dovrebbe già rendere l’idea, almeno per sommi capi: per definizione, è “abituale” ciò che si ripete costantemente nel tempo. In realtà, esistono anche altri delitti di durata: è il caso dei cosiddetti “reati permanenti”. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa sono i reati abituali.

Cosa sono i reati abituali?

Sono abituali i reati per la cui realizzazione è necessaria la ripetizione nel tempo, da parte dello stesso soggetto, di più condotte della stessa specie.

In altre parole, i reati abituali necessitano obbligatoriamente di almeno due condotte illecite, che si ripetano all’interno di un breve periodo di tempo.

Reati abituali: quali sono?

Sono classici esempi di reati abituali lo stalking, i maltrattamenti in famiglia, lo sfruttamento della prostituzione, la relazione incestuosa.

In tutti questi casi, non sarebbe sufficiente un’unica condotta per aversi reato. Ad esempio, l’uomo che pedina una sola volta l’ex compagna non commette stalking; il reato scatta, però, se la condotta dovesse essere abituale, cioè se dovesse ripetersi entro un breve periodo di tempo.

Non ci sarebbe ugualmente stalking, infatti, se le condotte fossero molto distanti tra loro: tornando all’esempio appena fatto, si pensi all’uomo che pedina l’ex compagna una volta all’anno.

Lo stesso dicasi per i maltrattamenti in famiglia: un solo atto di violenza (fisica o psicologica) non è sufficiente a integrare questo tipo di reato.

Reati abituali propri e impropri: differenza

All’interno della categoria dei reati abituali si fa un’ulteriore differenza tra reati abituali propri e impropri:

  • sono reati abituali propri quelli in cui le singole condotte, autonomamente considerate, sono penalmente irrilevanti. Si pensi allo sfruttamento della prostituzione, che presuppone molteplici atti di utilizzazione dell’altrui persona, oppure ai maltrattamenti in famiglia: se il marito umilia costantemente la moglie commette reato, mentre invece non è penalmente perseguibile se compie un solo atto di violenza morale, come ad esempio una sola ingiuria;
  • sono reati abituali impropri quelli in cui le singole condotte, autonomamente considerate, costituiscono un reato diverso da quello a cui darebbero vita nel caso di ripetizione nel tempo. Si pensi allo stalking: un solo episodio di minacce è sufficiente a integrare, per l’appunto, il reato di minaccia, così come un singolo caso di pedinamento può integrare il reato di molestie in luogo pubblico. Lo stesso dicasi per la relazione incestuosa: un solo atto d’incesto integra un reato diverso da quello della relazione incestuosa, che presuppone invece l’abitualità della condotta.

Reati permanenti: cosa sono?

Si definiscono permanenti i reati che si prolungano ininterrottamente nel tempo, senza soluzione di continuità. È il tipico caso del sequestro di persona: per aversi questo delitto occorre che il reo sottoponga la vittima a privazione della libertà personale per un apprezzabile lasso di tempo.

Reati abituali e permanenti: differenza

Sia i reati abituali che quelli permanenti sono reati di durata, nel senso che devono durare nel tempo, con la seguente differenza:

  • i reati abituali non presuppongono una condotta illecita ininterrotta, bensì più condotte (uguali o simili tra loro) intervallate nel tempo. È il caso dello stalker che un giorno pedina la vittima, il giorno dopo la chiama nel cuore della notte e dopo qualche altro giorno si apposta sotto casa per incontrarla;
  • i reati permanenti, invece, presuppongono una condotta ininterrotta e continua nel tempo. Tornando all’esempio del sequestro di persona, non potrebbe mai configurarsi questo reato se il sequestratore decidesse di privare la vittima della libertà personale a intervalli di tempo (un’ora sì e l’altra no, ecc.).

Reati abituali: quando si prescrivono?

Secondo la Corte di Cassazione [1], ai fini della prescrizione dei reati abituali, il termine decorre dal compimento dell’ultimo atto antigiuridico, coincidendo il momento della consumazione solo con la cessazione dell’abitualità.

In altre parole, il reato abituale si protrae per tutto il tempo della sua durata, durante cui non matura il termine di prescrizione. Solamente quando tutte le condotte lesive sono cessate, allora comincerà a scorrere il tempo necessario per far maturare la prescrizione.

Di conseguenza, il termine di prescrizione dei reati abituali comincia a decorrere dalla realizzazione dell’ultimo atto illecito.

Si pensi allo stalking: la prescrizione comincerà a maturare a partire dall’ultimo atto persecutorio commesso dallo stalker (ad esempio, dall’ultimo appostamento, dall’ultima lettera minacciosa, ecc.).

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Si può denunciare una commissione medica legale per le patenti?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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I soggetti che rientrano in particolari tipologie di utenze, al fine della verifica dell’idoneità alla guida, devono essere visitati da un organo sanitario collegiale. Contro l’eventuale giudizio negativo possono proporre ricorso giurisdizionale o straordinario oppure richiedere un’altra visita medica presso Rete Ferroviaria Italiana.

Il Codice della strada prevede che l’accertamento dell’idoneità alla guida da parte di un soggetto affetto da particolari patologie o che si trova in specifiche condizioni venga effettuato da una Commissione medico locale (Cml) per le patenti [1], individuata in base alla residenza dell’interessato. Se, dopo la visita, il conducente non dovesse condividere il giudizio emesso, può denunciare la Commissione medica locale per le patenti?

La risposta alla domanda è negativa nel senso che non è possibile denunciare la Cml mentre è consentito presentare un ricorso o, in alternativa, sottoporsi a nuova visita medica presso un’unità sanitaria territoriale di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana).

Prima di vedere più nel dettaglio quando bisogna rivolgersi alla Cml e come è possibile opporsi ai suoi giudizi, è bene sapere che la Commissione medico locale per le patenti è un organo sanitario collegiale composto da tre medici certificatori, di cui uno funge da Presidente. Il Presidente viene nominato dalla Regione ed è il responsabile del Dipartimento di medicina legale dell’Asl presso cui ha sede la Cml. In alcuni casi, detto organo può essere integrato da uno o più medici specialisti e, nell’ipotesi di minorazioni degli arti dovute a varie cause, è completato dalla presenza di un ingegnere appartenente al ruolo della carriera direttiva tecnica della Direzione generale della Mctc (Motorizzazione civile e trasporti in concessione) e da un medico appartenente ai servizi territoriali della riabilitazione (fisiatra), allo scopo di verificare la necessità di apportare modifiche al veicolo.

Chi deve rivolgersi alla Commissione medica locale per le patenti?

La Commissione medica locale deve accertare la presenza o la sussistenza dei requisiti psicofisici prescritti per il rilascio, la revisione o la conferma di una patente di categoria A (AM, A1 e A2), B (B1 e BE), C (C1, C1E, CE) e D (D1, D1E e DE) da parte di:

  • persone a cui è stata disposta la revisione del permesso (guida in stato di ebbrezza, detenzione e uso di sostanze stupefacenti, segnalazioni per invalidità, segnalazioni per verifica della persistenza dei requisiti di idoneità psicofisica per la guida);
  • persone segnalate dai medici certificatori durante il rinnovo della patente;
  • persone con perdita, limitazioni, difficoltà nel movimento e nel coordinamento degli arti, della colonna vertebrale e del corpo (malattie neurologiche, ossee, muscolari, traumi);
  • persone con importante riduzione della vista, del campo visivo, malattie progressive dell’occhio, (glaucoma, maculopatie, lesioni del nervo ottico, danni alla retina, ecc.);
  • persone con riduzione dell’udito;
  • persone con diabete (patenti C1, C1E, C, CE / D1, D1E, D, DE);
  • persone con diabete con complicanze d’organo (tutte le patenti);
  • persone con epilessia, anche pregressa;
  • persone con malattie psichiche;
  • persone con trapianto d’organo;
  • persone in dialisi;
  • persone con malattie endocrine;
  • persone con malattie cardiovascolari;
  • persone con sindrome di apnee notturne;
  • persone che hanno compiuto 65 anni per le categorie di patente di gruppo C e 60 anni per quelle di gruppo D.

Alla fine della verifica la Cml rilascia un giudizio di idoneità o di non idoneità, temporanea o permanente, che comunica al competente ufficio della Motorizzazione civile. A sua volta, tale ufficio adotta il relativo provvedimento di sospensione o di revoca della patente di guida del soggetto interessato.

La Commissione medica locale può anche limitarsi a comunicare eventuali riduzioni della validità della patente, ai fini del rilascio di un duplicato del documento di guida che tenga conto delle nuove prescrizioni.

Si può denunciare una Cml per le patenti?

Se un automobilista è in disaccordo con il giudizio di non idoneità alla guida espresso dalla Cml per le patenti che lo ha visitato, non può denunciare tale organo sanitario. Può però effettuare, a sua istanza e a proprie spese, una nuova visita medica presso un’unità sanitaria territoriale della Rete Ferroviaria Italiana.

A tal fine dovrà inviare l’apposito modulo di richiesta (di cui un fac simile si trova in calce al presente articolo) con raccomandata a/r, il certificato medico della Cml e ogni altra documentazione sanitaria ritenuta utile.

L’unità sanitaria territoriale di Rfi, ricevuta la richiesta di visita, tramite raccomanda a/r all’indirizzo indicato dall’interessato, spedirà una lettera di invito contenente: la data e l’ora della visita, i costi e le modalità di pagamento, gli eventuali accertamenti sanitari da produrre a supporto della richiesta.

In alternativa alla visita medica presso un’unità sanitaria territoriale di Rfi, il conducente può presentare un:

  1. ricorso giurisdizionale al Tar (Tribunale amministrativo regionale) entro 60 giorni;
  2. oppure un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.

In questi casi, il ricorso riguarda il provvedimento emesso dall’ufficio Motorizzazione civile sulla base della certificazione della Commissione medica locale (sospensione o revoca della patente per inidoneità alla guida, riduzione del termine di validità, declassamento, prescrizioni di adattamenti per il veicolo).

Se l’unità sanitaria territoriale di Rfi fa una valutazione medica più favorevole, l’automobilista può produrre la nuova certificazione sanitaria all’ufficio della Motorizzazione civile competente per il riesame e l’eventuale modifica o annullamento del provvedimento emesso sulla base della precedente certificazione.

La produzione della nuova certificazione, più favorevole, dell’unità sanitaria territoriale di Rfi, deve essere prodotta entro i termini utili all’eventuale proposizione del ricorso giurisdizionale al Tribunale amministrativo regionale competente ovvero del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

La produzione della nuova certificazione oltre il suddetto termine massimo comporta la stabilizzazione della valutazione della Commissione medica locale e la decadenza dalla possibilità di un ricorso giurisdizionale al Tar o di un ricorso straordinario al Capo dello Stato.

Solo nel caso in cui sia possibile dimostrare di aver tempestivamente richiesto nei termini la visita medica all’unità sanitaria territoriale di Rfi o il ritardo nella presentazione della nuova certificazione più favorevole sia imputabile esclusivamente ai tempi di attesa per l’effettuazione della visita stessa, l’ufficio della Motorizzazione Civile potrà comunque procedere al riesame in autotutela della certificazione.

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Chi ha la precedenza in una rotatoria?

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Quali sono le regole da osservare quando si percorre una rotonda? Come avviene la svolta?

Nel panorama stradale urbano ed extraurbano italiano le rotatorie (dette anche rotonde o rondò, dal francese rondeau) hanno fatto la loro comparsa a partire dalla metà degli anni ’90, diffondendosi molto rapidamente. La ragione di ciò è in una serie di studi scientifici che hanno dimostrato una notevole riduzione degli incidenti nei casi in cui le intersezioni tradizionali, regolate da semafori, vengono sostituite da rotonde. In pratica, le rotatorie fluidificano il traffico e aumentano la sicurezza stradale. Hanno anche un impatto migliore sull’ambiente poiché limitano l’inquinamento. Infatti, installandole al posto dei semafori, si diminuisce il tempo in cui le macchine rimangono ferme con i motori accesi ad aspettare il verde. Chi ha la precedenza in una rotatoria?

La risposta a questa domanda non è contenuta in alcun articolo del Codice della strada tanto che nel 2017 è dovuta intervenire una circolare del ministero dei Trasporti [1] per spiegare come vanno affrontate le rotonde e qual è il corretto comportamento che devono tenere gli automobilisti quando le imboccano.

La predetta circolare ha chiarito che per stabilire chi ha la precedenza in una rotatoria, i conducenti dei veicoli devono considerare i singoli casi concreti, valutando l’eventuale presenza di una o più corsie di marcia nelle rotonde, le strade dalle quali si immettono e le situazioni di traffico.

Posto che le rotatorie sono delle intersezioni e che le loro uscite vanno intese come svolte, gli automobilisti, in prossimità delle stesse, devono moderare la velocità e controllare il comportamento degli altri guidatori, pronti a dare la precedenza, se necessario.

Quali sono le tipologie delle rotatorie?

Le rotatorie sono di due tipologie:

  1. all’italiana, al cui ingresso si trova apposto un cartello stradale rotondo con fondo blu su cui sono disegnate 3 frecce bianche che formano un cerchio;
  2. all’europea (anche dette alla francese), caratterizzate dal segnale “dare la precedenza” [2], al cui ingresso oltre al predetto cartello con fondo blu, si trova posizionato il triangolo rosso e bianco con la punta rivolta verso il basso e una striscia di arresto.

Chi ha la precedenza in una rotatoria?

Nell’ipotesi di una rotatoria all’italiana, mancando lo specifico segnale di dare la precedenza, gli automobilisti devono rispettare il principio generale stabilito dal Codice stradale, quindi, hanno l’obbligo di dare la precedenza a chi si immette nella rotonda. Detto più semplicemente, la precedenza spetta a chi imbocca la rotatoria e il conducente che si trova già nell’anello ne deve agevolare l’accesso.

Se Tizio deve entrare in una rotonda all’italiana e nella stessa si trova già Caio, quest’ultimo deve dargli la precedenza, agevolandone l’immissione nella rotatoria.

Nel caso, invece, di una rotonda alla francese, l’automobilista che entra deve dare la precedenza a chi si trova già nella rotonda. In sostanza, deve attenersi alla segnaletica posizionata in prossimità della rotatoria.

Sempronio deve entrare in una rotonda alla francese; in tal caso, deve rallentare oppure fermarsi per lasciare passare Mevio che sta già girando nell’anello e si è immesso nella rotatoria prima di lui.

Rotatoria: come si percorre e come avviene la svolta?

Per spiegare come si percorre una rotatoria e come si svolta, bisogna distinguere a seconda se la rotonda ha a una sola corsia e si proviene da una strada anch’essa a una sola corsia oppure se la rotonda e la strada di accesso sono entrambe a due o più corsie di marcia.

Rotatoria a una sola corsia e strada di accesso a una sola corsia

Il guidatore che entra in una rotatoria con una sola corsia di marcia, provenendo da una strada di accesso a una sola corsia, deve immettersi nella rotonda mantenendo il margine destro.

Se intende uscire al primo braccio che incontra, deve azionare l’indicatore di direzione appena entrato nella rotatoria.

Se vuole uscire ad un altro braccio, deve accendere la freccia appena superato il braccio precedente a quello prescelto.

Tizio proviene da una strada a una sola corsia di marcia e deve imboccare una rotonda con una sola corsia. Nell’immettersi deve mantenere rigorosamente la destra. Se la rotonda è formata da più bracci e deve svoltare al primo di essi, appena entrato nella rotatoria deve accendere la freccia destra per segnalare la svolta. Se intende svoltare ad un braccio successivo al primo, ad esempio al terzo, deve azionare la freccia subito dopo aver superato il secondo braccio.

Rotatoria e strada di accesso a due o più corsie per senso di marcia

Altra ipotesi è quella dell’automobilista che deve entrare in una rotonda con due o più corsie di marcia, provenendo da una strada con 2 o più corsie.

Se vuole uscire al primo braccio dell’anello, deve avvicinarsi alla rotatoria mantenendosi in prossimità del margine destro della carreggiata di accesso. In prossimità dell’anello, deve azionare l’indicatore di direzione destro e, una volta entrato nell’anello, deve circolare sulla corsia di destra.

Se, invece, intende svoltare a una delle uscite successive alla prima, deve azionare la freccia destra successivamente all’ingresso nell’anello, con anticipo rispetto al momento in cui imbocca il braccio di uscita prescelto.

Caio proviene da una strada con più di una corsia di marcia e deve entrare in una rotatoria che ha più corsie. Se deve uscire al primo braccio, deve mantenere la destra sia nell’immettersi nella rotonda sia nel girare nell’anello. Prima ancora di entrare nella rotatoria deve azionare l’indicatore di direzione a destra per segnalare l’intenzione di svoltare al primo braccio.

Se la rotonda è composta da più bracci e deve uscire al terzo braccio, deve azionare la freccia poco prima di arrivare in prossimità del braccio al quale intende svoltare, ovvero dopo avere superato il secondo braccio.

Se il guidatore intende proseguire diritto rispetto all’asse di simmetria della rotatoria e non c’è traffico, deve mantenere la corsia di destra sia nel ramo di ingresso sia all’interno dell’anello. In caso di traffico intenso, può scegliere una qualsiasi corsia libera per immettersi nella rotatoria, continuando a mantenere la stessa posizione all’interno dell’anello (marcia per file parallele).

Anche in questo caso, prima di uscire dalla rotatoria, deve spostarsi sulla corsia di destra con conveniente anticipo, azionando preventivamente l’indicatore di direzione destro e verificando di non tagliare la strada ad altri veicoli sull’anello.

In caso di traffico intenso, se vi sono altri conducenti che intendono compiere un’analoga manovra, il guidatore deve mantenere la stessa corsia sia entrando nella rotatoria sia percorrendola, accendendo la freccia destra con un idoneo anticipo rispetto alla svolta.

Caio proviene da una strada con più corsie di marcia e deve entrare in una rotonda anch’essa con più corsie. Se deve proseguire diritto e non c’è traffico, nell’immettersi, deve mantenere la destra, mentre se c’è traffico deve scegliere una corsia e percorrerla come se di trovasse su una strada a file parallele. Se deve uscire ad uno dei bracci della rotonda, deve accendere la freccia di destra con anticipo rispetto alla svolta, spostandosi di corsia con attenzione. Analogamente, deve comportarsi in caso di traffico intenso ed in presenza di altri automobilisti anch’essi intenzionati a svoltare al suo stesso braccio, il tutto mantenendo strettamente la destra.

Se, invece, il guidatore intende uscire sul lato sinistro dell’anello rispetto all’asse di simmetria della rotatoria, deve avvicinarsi alla rotonda come se si trattasse di una svolta a sinistra, cioè portandosi nella corsia di sinistra della strada di accesso. Immettendosi nella rotatoria deve azionare l’indicatore di direzione sinistro e circolare nell’anello nella corsia di sinistra, mantenendo sempre in funzione l’indicatore di direzione sinistro. Prima di imboccare l’uscita, deve segnalare con l’indicatore destro e con conveniente anticipo, lo spostamento sulla corsia di destra, verificando di non tagliare la strada ad altri veicoli. Se il traffico è intenso ed è impossibile occupare la corsia di sinistra, l’automobilista deve restare sulla corsia di destra anche se deve svoltare a sinistra.

Sempronio proviene da una strada con più corsie di marcia e deve entrare in una rotonda anch’essa con più corsie. Se intende uscire sul lato sinistro dell’anello, deve immettersi nella rotonda percorrendo la corsia di sinistra e con la freccia di sinistra accesa. Se deve spostarsi a destra, deve accendere l’indicatore di direzione destro con anticipo per segnalare il cambio di corsia. Se il traffico è intenso e vuole uscire a sinistra ma è impossibile occupare la corsia di sinistra, deve restare sulla corsia di destra attendendo il momento più propizio per cambiare corsia ed effettuare la svolta.

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Agevolazioni prima casa: a chi intestare immobile e mutuo

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Qual è la modalità economica e fiscale più conveniente di acquisto di un’immobile? Intestarlo a me, a mia moglie, ad entrambi, o altra opzione, così come relativo mutuo? Ho una moglie casalinga e 2 figli minorenni, tutti e tre a mio carico.

Il lettore e la moglie abitano presso un immobile intestato a lui e alla madre di lui (comproprietà al 50% a seguito di successione ereditaria del padre); il lettore è altresì titolare al 100% di un immobile acquistato – con le agevolazioni prima casa -, in costanza di matrimonio, ma in regime di separazione dei beni; la moglie non percepisce reddito e, insieme ai due figli, è a suo carico. Alla luce di tali informazioni, dato che il lettore non può beneficiare delle agevolazioni prima casa in quanto già titolare di immobile acquistato con le medesime agevolazioni, si prospettano le seguenti possibilità in relazione al nuovo immobile da acquistare:

  1. intestarlo alla moglie, la quale potrebbe beneficiare delle agevolazioni prima casa, non essendo titolare di altri immobili, neppure in comunione legale (visto il regime di separazione legale);
  2. intestarlo ai figli minorenni, previa autorizzazione del Giudice Tutelare. Anche i figli minori possono beneficiare delle agevolazioni prima casa, sempre a condizione che trasferiscano la residenza – insieme ai genitori – presso il nuovo immobile (rectius Comune in cui l’immobile è situato);
  3. cointestarlo a marito e moglie: in tal caso, l’acquisto dovrebbe avvenire sempre in regime di separazione legale e solo la moglie potrebbe beneficiare delle agevolazioni prima casa al 50%.

La scelta circa l’intestazione dell’immobile dipende in misura rilevante dalla possibilità di beneficiare delle agevolazioni prima casa, ma anche dall’intestazione del mutuo. Dato che la moglie non percepisce reddito e non è titolare di patrimonio mobiliare e/immobiliare, difficilmente la banca erogherà un mutuo intestato unicamente a lei, necessitando di garanzie idonee a rendere il mutuatario in grado di sostenere regolarmente le rate mensili del finanziamento. Potrebbe, pertanto, richiedere il mutuo cointestato ad entrambi i coniugi o almeno una garanzia personale (fideiussione) del coniuge titolare di reddito, che andrebbe ad affiancare l’ipoteca (garanzia reale).

La legge riconosce, in caso di mutuo ipotecario contratto per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale e delle sue pertinenze, la detrazione dall’imposta lorda pari al 19% degli interessi passivi e dei relativi oneri accessori, nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione. Tuttavia, per poter beneficiare della detrazione degli interessi passivi occorre essere contemporaneamente intestatari del mutuo e dell’immobile. Se un coniuge è fiscalmente a carico dell’altro, il beneficio spetta a quest’ultimo per intero, solo se entrambi i coniugi sono proprietari dell’immobile e cointestatari del mutuo. Se, invece, il mutuo è intestato solo al coniuge fiscalmente a carico, l’altro coniuge non può detrarre gli interessi passivi.

In linea generale, non è mai consigliabile intestare il mutuo ad un coniuge e l’immobile all’altro, in quanto il primo resterebbe l’unico obbligato a pagare le relative rate, senza risultare titolare del bene né poter vantare su di esso alcun diritto. Sarebbe preferibile la cointestazione del mutuo e dell’immobile, con parità di diritti e obblighi.

Dal punto di vista della ristrutturazione dell’immobile una volta acquistato, il coniuge non proprietario potrà beneficiare delle agevolazioni (da valutare comunque caso per caso) qualora sostenga le relative spese e sia convivente con il proprietario del bene.

Dal punto di vista dell’Imu, a prescindere da quale dei due coniugi sarà titolare dell’immobile e come esso sarà acquistato (se con o senza agevolazioni prima casa), sarà possibile beneficiare dell’esenzione Imu, se l’immobile è destinato ad abitazione principale, e cioè come unica unità immobiliare nella quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Maria Monteleone

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Chi paga le spese per la casa dopo il divorzio?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Ho divorziato e la casa coniugale, di mia proprietà, è stata assegnata alla mia ex moglie. Occorre riparare delle porte gravemente lesionate per un temporale. Chi deve pagare? Pe ripararle occorre entrare in casa. Devo chiedere il permesso alla mia ex moglie?

Le spese straordinarie relative all’immobile che è stato assegnato all’ex coniuge spettano al proprietario dell’immobile come ha chiarito più volte la Corte di Cassazione (si veda ad esempio la sentenza n. 18.476 del 2005).

Pertanto, se non c’è un diverso accordo tra gli ex coniugi e se non è stato stabilito diversamente nel provvedimento del giudice del divorzio, le spese di natura straordinaria relative all’immobile assegnato all’ex coniuge spettano al proprietario.

Occorre inoltre aggiungere che la spesa necessaria ad effettuare l’intervento da lei descritto fa riferimento ad una riparazione di carattere straordinario che, come stabilisce l’articolo 1005 del Codice civile (applicabile in caso di assegnazione della casa coniugale), è a carico del proprietario.

Fatta questa precisazione, occorre anche dire che il proprietario di un immobile che sia stato assegnato dal giudice all’ex coniuge non può entravi senza il consenso dell’ex coniuge.

L’ex coniuge che sia proprietario, ma non assegnatario della casa, non vi può entrare contro la volontà dell’ex coniuge assegnatario: se entrasse senza consenso commetterebbe il reato di violazione di domicilio (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione penale con sentenza n. 30.726 dell’8 marzo 2019).

Pertanto il consiglio che le do è quello di inviare alla sua ex moglie una raccomandata a.r. specificando che per procedere alla riparazione delle porte occorre che lei ed i tecnici possiate accedere all’appartamento (potrà spiegare anche i motivi che rendono necessaria anche la sua presenza oltre che quella dei tecnici) e che quindi lei resta in attesa di una risposta contenente il consenso della sua ex coniuge alla possibilità per lei e per i tecnici di accedere all’immobile per tutte le volte che sarà necessario per effettuare l’intervento di riparazione.

Potrà aggiungere che, in mancanza di risposta entro il termine che lei specificherà nella raccomandata (termine che può essere di circa 10 giorni dal ricevimento della raccomandata) oppure nel caso in cui il consenso all’accesso le sia negato, non sarà possibile procedere alla riparazione indicata e che in quel caso lei declina ogni responsabilità per la mancata riparazione e per eventuali ulteriori danni che il mancato intervento dovesse causare.

Una volta che avrà inviato la raccomandata non le resterà che attendere il riscontro della sua ex moglie per verificare se le sarà concesso o meno l’accesso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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Reati istantanei: cosa sono?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Qual è la differenza con i reati permanenti? Come funzionano i reati abituali? Quanto tempo ci vuole per commettere un reato istantaneo?

Basta un attimo per commettere un reato. In questo modo, semplice e veloce, potrebbe essere riassunto il senso dei reati istantanei. In realtà c’è molto altro da dire, come ben vedremo nel prosieguo. E infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, un reato è istantaneo anche se per realizzarlo ci vuole del tempo. Ad esempio, l’omicidio è un classico reato istantaneo, sebbene per uccidere una persona ci possa voler molto. Lo stesso dicasi per il furto. Ma allora, cosa sono i reati istantanei?

Come vedremo, a questa particolare categoria di illeciti si contrappongono i cosiddetti “reati di durata”, nei quali rientrano sia i reati permanenti che quelli abituali. Tipico esempio di reato permanente è il sequestro di persona: per aversi questo delitto occorre che la vittima sia privata della propria libertà personale per un periodo di tempo apprezzabile, non essendo sicuramente sufficienti pochi minuti. Cosa sono i reati istantanei? Qual è la differenza con i reati di durata? Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura.

Reati: cosa sono?

Si definiscono “reati” gli illeciti che sono sanzionati con una pena detentiva, cioè col carcere, oppure con una pena pecuniaria che può prendere il nome di “multa” o “ammenda” a seconda del tipo di reato commesso.

Insomma, per capire che tipo di illecito è stato commesso bisogna vedere quale tipo di punizione prevede la legge: se è previsto il carcere oppure la multa o l’ammenda, allora si tratta di reato.

Cosa sono i reati istantanei?

Si definiscono istantanei i reati che si consumano nel momento esatto in cui il colpevole realizza la condotta o l’evento vietati, senza che l’azione si protragga nel tempo.

Ad esempio, l’omicidio è un reato istantaneo perché si realizza nel momento esatto in cui avviene l’uccisione della vittima. Lo stesso dicasi per il furto, che si realizza nell’istante in cui ci si impossessa della cosa altrui.

Nei reati istantanei, quindi, l’offesa al bene giuridico non può durare nel tempo, in quanto l’azione del reo è sufficiente a integrare il crimine. Un omicidio non potrebbe mai prolungarsi, in quanto si realizza nel momento esatto in cui viene tolta la vita alla vittima.

Reati istantanei: quanto tempo durano?

Nei reati istantanei ciò che non si protrae nel tempo è la lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale (la vita, la salute, il patrimonio, ecc.); al contrario, la condotta del criminale potrebbe anche avere una lunga durata.

Ad esempio, il fatto che la morte della vittima sia sopraggiunta dopo una lunga agonia non significa che l’omicidio non sia un reato istantaneo: il momento in cui si consuma il delitto è, infatti, quello esatto in cui la vittima spira, anche se il decesso dovesse essere sopraggiunto dopo numerose torture.

Ugualmente dicasi per il furto. Un ladro potrebbe impiegarci molto tempo per rubare un oggetto prezioso (mettere a punto un piano, accordarsi con i complici, attendere che il proprietario non sia in casa, forzare la serratura della porta e poi aprire la cassaforte), ma ciò non significa che il furto non resti un reato istantaneo, che si realizza nel momento in cui il ladro mette le mani sull’oggetto altrui.

Reati di durata: cosa sono?

La natura dei reati istantanei sarà ancora più chiara se messa a confronto con i reati di durata, cioè quei crimini che non possono configurarsi senza che l’azione del responsabile si protragga nel tempo. Rientrano nella categoria dei reati di durata i reati permanenti e quelli abituali.

Reati permanenti: cosa sono?

Sono permanenti i reati che necessitano di un’azione prolungata nel tempo. È il caso del sequestro di persona: per potersi integrare questo delitto occorre che il reo privi la vittima della propria libertà personale per un apprezzabile periodo di tempo (qualche ora, una giornata, mesi, ecc.).

I reati permanenti, quindi, presuppongono una “compressione” del bene giuridico tutelato, limitazione che può essere rimossa dal responsabile quando cessa la propria condotta: nel caso del sequestro, quando viene restituita la libertà alla vittima.

Possiamo quindi affermare che si definiscono permanenti quei reati in cui il protrarsi dell’offesa dipende dalla volontà dell’autore.

Per maggiori approfondimenti, si legga l’articolo dal titolo Quali sono i reati permanenti.

Reati abituali: cosa sono?

Sono abituali i reati per cui è necessaria la ripetizione nel tempo di più condotte della stessa specie. Si pensi al reato di maltrattamenti in famiglia, per il quale occorre che la vittima subisca più azioni lesive, oppure dello stalking, dove è richiesto ugualmente che la vittima sia molestata o minacciata più volte.

A differenza che nel reato permanente, caratterizzato dal perdurare nel tempo, senza interruzione, della condotta antigiuridica, nel reato abituale occorre che la condotta illecita si ripeta a intervalli: è il caso della donna che riceve, ogni settimana, le chiamate indesiderate dell’ex marito.

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Reati di azione: cosa sono?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Reati di mera condotta: in cosa consistono? Cosa sono i reati di evento a forma vincolata e a forma libera? Qual è la differenza con i reati omissivi?

Chi infrange la legge commette un’azione illegale che prende il nome di illecito. A seconda della norma violata possono aversi diversi tipi di illecito: civile, amministrativo e penale. L’illecito penale è quello comunemente noto come reato. Qual è la differenza tra un reato e ogni altro tipo di atto illegale? Solo commettendo un reato si rischia di finire in carcere. Con questo articolo ci occuperemo di una specifica tipologia di illeciti penali: vedremo cioè cosa sono i reati di azione o di mera condotta.

Come vedremo, ai reati di azione si contrappongono i cosiddetti reati di evento, per integrare i quali occorre che alla propria condotta faccia seguito una determinata conseguenza: si pensi all’omicidio, delitto che punisce non chi brandisce una pistola o un’altra arma, bensì chi provoca la morte della vittima, in qualsiasi modo essa avvenga. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa sono i reati di azione.

Cosa sono i reati?

Come anticipato in premessa, si definiscono “reati” quegli illeciti che sono puniti con particolari sanzioni che prendono il nome di “pene”.

A differenza di chi parcheggia in doppia fila o di chi non rispetta un contratto, chi commette un reato rischia di finire in carcere: la pena detentiva è infatti ciò che essenzialmente distingue gli illeciti penali dagli altri aventi diversa natura (civile o amministrativa). Approfondiamo questo aspetto.

Reati: quali sono le differenze con gli altri illeciti?

Come appena detto, la principale differenza tra gli illeciti penali (reati) e tutti gli altri sta principalmente nella natura della sanzione: mentre chi commette un reato rischia la prigione, chi si macchia di un illecito civile o amministrativo non potrà mai essere rinchiuso in carcere.

La gravità della condotta è quindi la reale differenza tra reati e altri atti illegali: chi si macchia di un reato compie un atto talmente grave da meritare il carcere.

Ci sono però altre differenze tra reati e altri illeciti: ad esempio, solo la condanna per un crimine macchia la fedina penale, con possibili gravi conseguenze in ambito lavorativo.

Per non parlare, poi, delle ripercussioni che si possono avere anche in ambito familiare: chi commette un reato, infatti, rischia perfino di perdere la responsabilità genitoriale, con la conseguenza che i figli potrebbero essere affidati ai servizi sociali.

Reati di azione o di mera condotta: cosa sono?

All’interno dei reati si distinguono diverse tipologie, ognuna caratterizzata dalla differente modalità con cui può essere commessa.

Si definiscono “reati di azione” (o di mera condotta) tutti quei crimini che si compiono semplicemente assumendo un comportamento vietato dalla legge.

Si pensi al reato di evasione: chi esce dal carcere (oppure dal luogo in cui sconta gli arresti domiciliari) senza permesso commette un reato, anche se dalla sua condotta non deriva alcuna conseguenza negativa.

Lo stesso dicasi per il furto: chi prende un bene altrui commette reato per il solo fatto di essersi impossessato di una cosa non propria.

Stessa cosa vale per il porto d’armi abusivo: è sufficiente portare un’arma fuori dalla propria casa per commettere il reato, anche se l’azione non ha conseguenze.

Insomma: per commettere i reati di azione è sufficiente compiere la condotta vietata dalla legge, senza attendere il verificarsi di un avvenimento connesso alla condotta medesima, come avviene, invece, nei cosiddetti “reati di evento”.

Reati di azione e reati di evento: differenza

Mentre i reati di azione puniscono il compimento della condotta proibita, i reati di evento puniscono il risultato della condotta del reo.

Esempio emblematico è l’omicidio: la legge punisce chiunque uccida un’altra persona, purché l’uccisione sia conseguenza diretta della propria condotta. Ciò che quindi è incriminata è l’azione (condotta) che provoca la morte (evento), non la mera azione.

Insomma: nei reati di evento la legge punisce la condotta che produce un determinato risultato, legati da un rapporto di causa ed effetto.

Reati di evento a forma libera e a forma vincolata

A propria volta, i reati di evento sono:

  • a forma libera, quando l’evento può essere ottenuto in qualsiasi modo. È il caso dell’omicidio: la legge punisce l’uccisione di una persona a prescindere dalle modalità con cui essa è avvenuta (annegamento, soffocamento, avvelenamento, ecc.);
  • a forma vincolata, quando l’evento è punito solo se realizzato secondo la condotta prevista dalla legge. Ad esempio, il Codice penale punisce la truffa solamente se essa avviene attraverso “artifici e raggiri” del colpevole.

Reati omissivi: cosa sono?

I reati omissivi sono l’esatto contrario dei reati di azione: mentre questi ultimi puniscono chi compie una condotta vietata, i reati omissivi sanzionano che non compie un’azione obbligatoria per legge.

Classico esempio è l’omissione di soccorso: chi non si ferma a prestare aiuto a chi si trova in evidente stato di bisogno commette un reato anche se dalla sua omissione non è derivata alcuna conseguenza specifica.

Stessa cosa vale per l’omissione di denuncia da parte del pubblico ufficiale: il poliziotto che non denuncia il crimine a cui ha assistito commette reato perché non ha fatto qualcosa che gli era imposto dalla legge (sporgere denuncia, appunto).

Insomma: mentre i reati di azione puniscono la condotta vietata, i reati di omissione sanzionano la condotta non compiuta che, invece, era imposta dalla legge.

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Reato di evento: cos’è?

Posted on : 26-11-2022 | By : admin | In : Attualità e Società, feed

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Crimini: quante tipologie ci sono? Quali sanzioni prevede la legge? Qual è la differenza tra reati di evento e reati di pura condotta?

Ogni reato costituisce un fatto molto grave che, per questo motivo, deve essere punito dalla legge. Non tutti i crimini, però, sono uguali: mentre, infatti, alcuni di essi si realizzano semplicemente tenendo un comportamento proibito dalla legge, per altri occorre che si verifichi una precisa conseguenza negativa. Si prenda il caso emblematico dell’omicidio: uccidere una persona significa compiere un’azione (premere il grilletto della pistola, sferrare una pugnalata, ecc.) alla quale segue un determinato risultato (la morte della vittima). Cos’è il reato di evento?

Come vedremo, ai reati di evento si contrappongono i cosiddetti “reati di azione” (o “reati di pura condotta”) che, da un certo punto di vista, sono più semplici da realizzare. In ogni caso va precisato sin da subito che tutti gli illeciti penali sono puniti dalla legge: pertanto, le differenze che andremo a vedere servono solamente per capire meglio come funzionano determinati reati rispetto ad altri. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa sono i reati di evento.

Reato: cos’è?

Si definisce “reato” la condotta illegale punita con una sanzione che prende il nome di “pena”. Reato e illecito penale sono quindi sinonimi.

Reati: quanti tipi?

La legge prevede due tipi di reati:

  • i delitti, che costituiscono gli illeciti penali più gravi, alcuni dei quali puniti perfino con l’ergastolo;
  • le contravvenzioni, che rappresentano illeciti penali meno gravi, puniti al massimo con tre anni di arresto.

Reati: come sono puniti?

Come anticipato, le sanzioni previste per i reati prendono il nome di “pene”. Secondo la legge [1], le pene stabilite per i delitti sono:

  • l’ergastolo;
  • la reclusione;
  • la multa.

L’ergastolo è la pena detentiva perpetua, mentre la reclusione è la pena detentiva che va da 15 giorni a 24 anni. La multa, invece, è una pena pecuniaria e consiste nel pagamento di una somma che può andare da 50 euro fino a un massimo di 50mila.

Le pene stabilite per le contravvenzioni sono:

  • l’arresto;
  • l’ammenda.

L’arresto è una pena detentiva che può andare da 5 giorni a 3 anni, mentre l’ammenda è una pena pecuniaria che consiste nel pagamento, a favore dello Stato, di una somma non inferiore a 20 euro né superiore a 10mila.

Reati di evento: cosa sono?

Si definiscono “reati di evento” tutti gli illeciti penali per i quali è necessario che a una condotta segua una specifica conseguenza.

Ad esempio, l’omicidio è un reato di evento perché all’azione del responsabile (esplosione di un colpo d’arma da fuoco, accoltellamento, ecc.) segue un evento, cioè la morte della vittima. Lo stesso dicasi per le lesioni personali: dalla condotta violenta del reo deve derivare una malattia per la vittima.

Possiamo quindi affermare che sono reati di evento tutti quelli in cui è possibile separare l’azione dall’evento, la causa dall’effetto, purché il secondo sia conseguenza diretta della prima. Ciò che punisce la legge è l’evento, non l’azione.

Reati di evento e reati di azione: differenza

Ai reati di evento si contrappongono i reati di azione (o di pura condotta), in cui manca l’evento, cioè il fatto che segue alla condotta del reo.

Ad esempio, l’evasione è un reato di azione perché il colpevole non deve fare altro che infrangere la misura restrittiva a cui è sottoposto.

Ad esempio, chi è ristretto a casa agli arresti domiciliari commette evasione se si allontana in strada anche solo per un attimo. In un caso del genere non c’è nessun evento, nessuna conseguenza, ma la legge punisce l’evaso per il semplice fatto di non aver rispettato il provvedimento che gli imponeva di non uscire di casa.

Lo stesso dicasi per il porto d’armi abusivo: non occorre usare l’arma, è sufficiente averla con sé per essere già dalla parte del torto.

Insomma: nei reati di azione il crimine si configura con la semplice realizzazione della condotta vietata, cosa che non accade invece nei reati di evento, per cui è necessario che si verifichi un certo fatto proibito dalla legge e che questo sia il risultato dell’azione del colpevole.

Reati di evento: quanti tipi?

I reati di evento si suddividono a loro volta in due tipologie diverse:

  • a forma libera, quando l’evento è punito dalla legge a prescindere dal tipo di condotta del reo. Ad esempio, l’omicidio punisce l’uccisione di una persona indipendentemente da come essa sia avvenuta (colpo di pistola, avvelenamento, annegamento, ecc.);
  • a forma vincolata, quando l’evento è punito solo se è conseguenza di una certa azione. È il caso del reato di epidemia [2], che è punito dalla legge solamente se causato dalla diffusione di germi patogeni.

In altre parole, mentre i reati di evento a forma libera sono puniti senza tener conto di come il danno sia stato prodotto, i reati di evento a forma vincolata puniscono solamente l’evento che sia conseguenza di una precisa condotta stabilita dalla legge.

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