Cadute e scivolamenti: risarcimento danni

Pubblicato il: 16-04-2018 | Categoria : Senza categoria | 39 views | FONTE ORIGINALE

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Responsabilità e risarcimento danni del custode e del proprietario della strada o del pavimento bagnato o scivoloso. Indennizzi per buche insidiose e non visibili.

«Se cadi e ti fai male, poi non piangere»: era un vecchio avvertimento dei nostri genitori che, quando eravamo bambini, ci mettevano in guardia dall’eccessivo entusiasmo e dall’esuberanza spericolata della giovane età. Ma questo invito alla prudenza è valido, a tutte le età, anche per la legge: chi cammina con la testa per aria, con gli occhi fissi sul cellulare, attraversa all’improvviso, senza guardare, non può che prendersela con se stesso se poi mette un piede in una fossa, inciampa in una buca stradale o sul marciapiede, viene investito da un motorino, scivola su un pavimento bagnato o non si accorge di un gradino traballante. Se, da un lato, il proprietario del suolo è sempre tenuto alla manutenzione e a mettere in sicurezza ogni fonte di potenziale pericolo per evitare danni ai passanti o a chi conduce un veicolo stradale, dall’altro lato è sempre richiesto un minimo di attenzione. Attenzione che certo non si traduce in un obbligo di prudenza superiore a quello di un uomo mediamente accorto e assennato, ma non può consentire il risarcimento ogni volta che ci si fa male su una strada pubblica o privata. A riguardo abbiamo raccolto una serie di pareri della giurisprudenza che riconoscono il diritto al risarcimento per i danni da cadute e scivolamenti. Sono casi della vita quotidiana, che si ripetono frequentemente. C’è però chi “ci marcia” e anche per una slogatura tenta la via giudiziaria e chi, invece, di fronte a danni ben più seri si rassegna e “si lecca le ferite”, consapevole del fatto che, molte volte, fare causa a una pubblica amministrazione non garantisce il recupero delle somme. 

Chi è il custode?

Prima di affrontare le varie ipotesi di responsabilità e di conseguente risarcimento del danno per le cadute e gli scivolamenti, facciamo una precisazione di carattere terminologico. Il lettore si troverà spesso dinanzi al concetto di responsabilità del proprietario del suolo o del cosiddetto «custode». Cosa si intende con questo termine? Chi è propriamente il custode? Alla lettera, il custode è colui che, anche senza essere il proprietario di un bene, è tenuto a custodirlo per conto di altri. Il tipico esempio è proprio quello della pubblica amministrazione che gestisce il suolo pubblico per conto della collettività, pur non essendone propriamente titolare. Pertanto, il custode può essere tanto un ente pubblico (il Comune o la Provincia per le strade, ad esempio), quanto un ente privato ma gestore di aree di pubblico servizio (come una società autostradale) o anche una persona giuridica o fisica che abbia il controllo su un bene accessibile al pubblico (ad esempio, il proprietario di un supermercato o di una piscina).

Cadute e scivolamenti per buche sull’asfalto 

Le buche sulla strada o sul marciapiede sono le principali cause di cadute e scivolamenti. In gran parte delle ipotesi il problema deriva dall’omessa manutenzione da parte dei Comuni. In linea generale, il codice civile [1] stabilisce che la responsabilità per i danni provocati dalle insidie inavvistabili e non prevedibili ricade su chi (proprietario o gestore) ha il dominio sul bene e ha quindi l’onere di “custodirlo” in modo che non divenga pericoloso per le persone che vi accedono. In questo senso si parla di «responsabilità oggettiva del custode»: significa che quest’ultimo è responsabile anche se non ha alcuna colpa per il fatto stesso o per l’apertura della voragine. Il titolare o il custode non risponde dei danni solo se dimostra che la caduta o lo scivolamento è avvenuto per «caso fortuito». Cosa si intende con questo concetto? Si tratta di tutti quegli eventi «imprevedibili e inevitabili». Più nel concreto la giurisprudenza ha ritenuto che il caso fortuito scatta in due casi (che tuttavia sono così ampi da abbracciare numerose ipotesi):

  • quando il pericolo si è verificato nell’immediatezza tanto da non dare il tempo al proprietario della strada di agire tempestivamente per mettere il suolo in sicurezza (si pensi a un improvviso acquazzone che abbia determinato l’apertura di una fossa sulla strada e a un’auto che vi cada prima ancora della fine della pioggia);
  • quando il danneggiato pone un comportamento imprudente, come tale imprevedibile (nessuno è tenuto a prefigurarsi le condotte incoscienti e incaute della gente). È il caso di chi cammina distratto, con la testa tra le nuvole, o di chi, pur di fronte a una buca palesemente visibile, vi cade ugualmente. La Cassazione ha esteso questo concetto fino a ricomprendervi anche l’ipotesi di chi percorre una via a lui già nota, su cui non può non essere a conoscenza della presenza di insidie (si pensi al percorso per arrivare a casa); o di chi sceglie deliberatamente di percorrere una strada in palese stato di dissesto, accettando così il rischio di una possibile caduta.

La Cassazione ha più volte spiegato che, anche davanti a un pericolo sulla strada, il pedone è tenuto a comportarsi in modo prudente, secondo le cautele normalmente attese e prevedibili»; in altri termini l’ostacolo va aggirato, «facendo quando possibile percorsi alternativi» [2].

Nel caso di danno procurato da precipitazioni atmosferiche oggettivamente imprevedibili ed eccezionali [3], l’ente pubblico è esonerato dalla responsabilità solo quando non vi sia stato il tempo per intervenire. Dopo molto tempo, invece, anche le più forti intemperie meteorologiche non esonerano la P.A. dall’obbligo di manutenzione del suolo. 

Quando invece il pericolo è determinata da incuria o anche da ritardo nell’intervenire per rimuovere la situazione insidiosa, l’ente preposto alla sua custodia risponde per negligenza. Così, l’Anas, l’ente gestore delle strade, è stato ritenuto responsabile per i danni causati da un incidente stradale provocato dall’ingresso in carreggiata di una mucca, non tempestivamente allontanata [4] 

Tanto più è ampia la fossa, tanto meno l’amministrazione è responsabile proprio per via del fatto che la visibilità dell’ostacolo dimostra la distrazione del passante. La caduta in un burrone può essere fonte di responsabilità per l’ente pubblico quando questo manifesti i caratteri di un’insidia o di un trabocchetto ossia, per la sua collocazione o conformazione, non era visibile: si pensi a una fossa ricoperta di acqua piovana, di foglie, di detriti della strada, ecc. e che non poteva essere avvistata con sufficiente anticipo.

Se rileva dunque l’ampiezza della buca, la profondità invece non viene presa in considerazione essendo un fattore che non può essere previsto dall’utente della strada.

Dunque, in presenza di una caduta o uno scivolamento sulla strada, il giudice, nel valutare la sussistenza del diritto al risarcimento, deve prima verificare il comportamento del danneggiato e la possibilità, per il titolare o il custode del suolo, di intervenire tempestivamente. È dall’equilibrio di questi due fattori che discendono le conseguenti pronunce. 

Pavimento bagnato o scivoloso

Spesso la causa delle cadute può essere un pavimento scivoloso. In questo caso la responsabilità del titolare dell’immobile scatta solo se tale situazione non era stata preventivamente segnalata e non era facilmente prevedibile: si pensi alle scale di un condominio mentre vengono lavate dall’addetto della pulizia senza che questi abbia apposto un cartello mobile in cui avvisa i passanti della presenza del bagnato. Un altro tipico caso è quello di chi scivola sul bordo piscina: il danneggiato non può pensare che il terreno adiacente alla vasca non sia scivoloso, per cui deve dotarsi di scarpe apposite, non correre o non camminare scalzo [5].

Anche qui il passante è tenuto a prestare attenzione. 

In caso di caduta al supermercato sul pavimento bagnato, se il pericolo è visibile, si richiede alla persona un grado maggiore di attenzione. Ma, se il supermercato non si preoccupa di prevenire il pericolo di caduta con misure di sicurezza o segnalazioni di pericolo, né esercitando i poteri di vigilanza, allora è responsabile. Né vale a discolpare il supermercato il fatto che la cliente indossi i tacchi: il titolare del negozio, per evitare gli infortuni, è tenuto a predisporre all’ingresso le strisce antiscivolo o a spargere segatura in terra quando l’acqua può costituire un pericolo per i clienti [6]. Lo stesso principio è stato pronunciato con riferimento a un negozio con il pavimento scivoloso a causa dell’acqua portata dentro il locale dagli ombrelli dei clienti e non asciugata dal titolare. 

Per la Cassazione, nel caso di caduta provocata da acini d’uva spetta il risarcimento: si tratta infatti di una insidia oggettivamente non visibile e idonea a provocare la caduta [7].

Cadute in condominio

Di tutte le cause per cadute e scivolamenti, quelle in condominio sono le più difficili da spuntare, almeno quando si tratta di situazioni di pericolo già note ai proprietari di appartamento. Il fatto, ad esempio, che un gradino sia rotto già da mesi o che sul giardino sia presente, da diverso tempo, una buca impongono al condomino una prudenza superiore a quella media, proprio per via del fatto che questi ne è pienamente consapevole a causa del continuo passaggio. 

Per la prova della responsabilità del condominio occorre dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno [8].

 

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