Ammissione di debito: quando è una confessione

Pubblicato il: 23-04-2018 | Categoria : Attualità e Società, Di tutto un pò!, feed | 31 views | FONTE ORIGINALE

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L’ammissione di debito determina l’inversione dell’onere della prova; invece la confessione è una prova legale che obbliga il giudice a decidere in base a quanto dichiarato dal debitore.

Una persona presta una somma a un’altra e questa si impegna a voce a restituirgliela entro una certa data. Alla scadenza, però, non si fa più viva. Il creditore la rincorre, la sollecita, ma non ottiene nulla. Perdurando l’inadempimento, riesce almeno a farsi firmare una scrittura privata in cui il debitore si impegna a restituirgli i soldi non appena avrà le capacità economiche per farlo. Che valore ha una dichiarazione di questo tipo, anche se priva di termini per adempiere? Si può considerare una semplice promessa, una ammissione o una vera e propria confessione? Sembrano termini quasi equivalenti eppure, per il diritto, ci sono delle differenze enormi. A chiarire come stanno le cose è stata una recente sentenza della Cassazione [1]  secondo cui, in alcuni casi, l’ammissione di debito è una confessione. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire… come si incastra un debitore.

Se hai letto il nostro articolo Ammissione di debito: come funziona saprai di certo che una promessa di pagamento, fatta per iscritto, è essa stessa prova del credito. Significa che il creditore, che agisce in causa contro il debitore per ottenere la restituzione dei soldi a lui dovuti, non deve dimostrare il proprio diritto: gli basta esibire la promessa di pagamento firmata e consegnatagli dal debitore. Spetta eventualmente a quest’ultimo dimostrare il contrario, ossia l’inesistenza del debito. È ciò che la legge chiama inversione dell’onere della prova.

Esemplificando, se una persona fa un prestito a un’altra senza firmare un contratto, ma il debitore successivamente sottoscrive una scrittura privata in cui si impegna a restituire i soldi, tale foglio è già esso stesso una prova, anche se il prestito è avvenuto oralmente. Facciamo un ulteriore esempio che ci servirà anche più in là per dimostrare gli importanti sviluppi della sentenza della Cassazione. Giovanna entra in un negozio, vede delle scarpe rosse che le piacciono molto, ma non ha dietro i soldi per pagare. Il negoziante le fa credito e gliele vende ugualmente, fidandosi della parola di questa e del fatto che sarebbe passata il giorno successivo a estinguere il debito. Invece, anche l’indomani Giovanna non si fa viva. Dopo una settimana il negoziante rivede Giovanna e si fa firmare da lei una promessa di pagamento. Ebbene, questo documento ha lo stesso valore di un contratto: è una prova della vendita, per cui il creditore non deve più dimostrare di aver dato le scarpe e di vantare il diritto al corrispettivo (cosa che altrimenti avrebbe avuto difficoltà a provare).

Da un punto di vista processuale, dunque, l’ammissione di debito esonera il creditore dall’onere di dimostrare il proprio diritto ad avere i soldi.

Ma attenzione a quello che dice la Cassazione perché potrebbe avere implicazioni ancora più incisive sul debitore. Se nella promessa di pagamento il debitore non si limita ad ammettere il proprio debito, ma ne indica anche la ragione, ossia la causa che lo ha generato (ad esempio «Devo pagare il sig. Mario per aver acquistato, dal suo negozio, un paio di scarpe rosse che non ho potuto pagare al momento della vendita»), allora non parliamo più di una semplice promessa di pagamento ma di una vera e propria confessione. La differenza tra «promessa di pagamento» da un lato e «confessione» dall’altro è abissale.

La promessa di pagamento, infatti, come detto, comporta la possibilità per il debitore di dimostrare il contrario, ossia l’estinzione del debito. Ad esempio, se Giovanna, dopo aver preso le scarpe e firmato al promessa di pagamento, dovesse aver pagato la commessa del negozio quando il titolare era fuori, potrebbe sempre chiamare a testimoniare un’amica che l’ha vista dare i soldi; così il suo debito sarebbe estinto.

Viceversa, la confessione è ciò che il diritto chiama «prova legale»: non sono ammesse prove contrarie se non che è stata emessa per un grave errore o sotto minaccia o violenza fisica [2]. In pratica, davanti a una confessione il giudice non ha margini di manovra e deve dare per “assodata” l’esistenza del debito. Quindi, se la promessa di pagamento indica la ragione del debito si trasforma in una confessione e il creditore difficilmente potrà essere in causa battuto dal debitore.

 

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