Affittuario paga in ritardo: che fare?

Pubblicato il: 02-02-2017 | Categoria : Di tutto un pò! | 374 views | FONTE ORIGINALE

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Nel caso di ritardo nel pagamento del canone di affitto, scatta lo sfratto solo se si supera il periodo di tolleranza, che è diverso per locazione abitativa e commerciale.

Dopo quanto tempo si viene sfrattati in caso di morosità? Un termine che interessa molti inquilini e che, a dirla tutta, è abbastanza breve: tanta celerità però non corrisponde poi ai tempi necessari per ottenere lo sfratto. Ma procediamo con ordine e vediamo dopo quanto ritardo scatta lo sfratto.

Ritardo nella locazione a uso abitativo

L’inquilino che non paga il canone di affitto può essere sfrattato solo se il ritardo si protrae per oltre 20 giorni dalla scadenza del canone. Quindi, in pratica, il padrone di casa può avviare lo sfratto a partire dal 21° giorno successivo al mese non versato. Questo significa che, nella locazione ad uso abitativo, basta anche un solo mese di morosità per far scattare lo sfratto. Il contratto, però, potrebbe prevedere dei termini più vantaggiosi per l’affittuario; non può invece contenere termini più brevi, nel qual caso si riterrebbero come non apposti, con applicazione automatica della disciplina generale.

L’inquilino ha altre possibilità per evitare lo sfratto. Egli, infatti, può pagare anche dopo che gli è stata notificata la citazione per la convalida dello sfratto per morosità, ossia l’atto giudiziario che avvia il procedimento vero e proprio. Il versamento dei canoni dovuti blocca la procedura, sicché il giudice non può più procedere. Allo stesso modo, il padrone di casa che abbia già notificato la citazione non può rifiutare il pagamento del canone dopo tale momento.

Agli stessi risultati porta il pagamento avvenuto alla prima udienza davanti al giudice. Anche in questo caso l’inquilino può pagare l’importo, maggiorato delle spese e degli interessi, senza subire lo sfratto. Così facendo egli chiude la procedura di sfratto.

Non è tutto. Sempre alla prima udienza l’inquilino può chiedere il cosiddetto termine di grazia: si tratta di 90 giorni che gli vengono consentiti per trovare le risorse e pagare il canone di affitto. Se adempie entro il termine, anche in questo caso la procedura di sfratto si blocca.

Ritardo nella locazione a uso commerciale

Negli affitti commerciali la regola è diversa. In questo caso, la legge non fissa un ritardo minimo per poter avviare lo sfratto, ma rimanda al codice civile. Codice che consente la possibilità di sciogliere il contratto solo se l’inadempimento è grave. La «gravità» viene valutata sulla base del valore economico delle prestazioni: in un contratto da 3.000 euro al mese, il mancato pagamento di 50 euro è irrisorio e non può considerarsi grave, quindi non è causa di sfratto.

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Taranto [1], negli affitti commerciali l’inadempimento dell’affittuario che non paga il canone può comportare la risoluzione del contratto se ritenuto importante, ossia se determina un «grave squilibrio tra le prestazioni contrattuali, con riguardo all’interesse del locatore». L’importanza va valutata sul comportamento complessivo del conduttore. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto grave il mancato pagamento di quattro mensilità.

 

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